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L’OPINIONE
Le colpe dei padri

Sono state pubblicate sulla stampa le intercettazioni “clandestine” [leggi] del consigliere regionale del M5s Defranceschi che raccolgono i “commenti”, se così si possono definire, dell’ex capogruppo Pd in Regione, Monari, sulla vicenda delle cosiddette “spese pazze” dei gruppi consiliari della passata consigliatura. Diciamo subito che non è un bello spettacolo: per il tono generale di sprezzo e di fastidio nei confronti di chi deve controllare, per la greve ed imbarazzante mediocrità di alcuni commenti, per la concezione distorta che pare emergere dell’impegno politico, in cui all’etica si sostituisce il timore della sanzione.
Indignarsi, oltre che del tutto naturale, è quindi doveroso, almeno per chi è convinto che gestire la cosa pubblica rappresenti una delle occupazioni più nobili a cui possa essere chiamato un individuo. Ma non basta, a maggior ragione se si appartiene ad una delle generazioni che hanno guidato il Paese negli ultimi 20-25 anni. Perché accanto alle specifiche responsabilità etiche e penali che attengono alle singole persone e di cui ciascuno è chiamato a rispondere individualmente, ne esistono di più generali che riguardano l’intero corpo sociale; certamente non tutti nella stessa misura, ma nessuno escluso. Difficile uscire da questa situazione se non si riesce a rendersene conto, accettando di conseguenza anche le critiche aspre delle generazioni più giovani, che si ritrovano a pagare il prezzo dei nostri errori ed a cui troppo spesso molti reagiscono quasi sdegnati, protestando la loro assoluta estraneità.
Viene da chiedere a costoro, ma tu, dov’eri mentre succedeva tutto questo? Se avevi capito cosa stava capitando, cos’hai fatto per impedirlo? O, se no, come hai potuto non vedere? Non era possibile fare qualcosa di più e di diverso? Perché la deriva che ha portato all’emersione e al consolidamento delle tante caste che da parecchi lustri fanno il bello ed il cattivo tempo in Italia ha radici lontane ed è per troppi una consolatoria quanto patetica menzogna affermare che sia stata tutta colpa di Berlusconi e del suo baraccone affaristico-mediatico, scrollandosi così di dosso ogni responsabilità per il solo fatto di averlo sia pur inutilmente contrastato.

L’OPINIONE
Voltate pagina!

Settembre 2012. La Guardia di Finanza ha appena compiuto un blitz negli uffici della Regione di viale Aldo Moro. In quei giorni si tiene una drammatica riunione dei capigruppo. Marco Monari (capogruppo Pd), non immaginando di essere registrato dall’ex grillino Defranceschi, fa una serie di dichiarazioni gravi e inquietanti. La registrazione è stata consegnata agli inquirenti, ed è agli atti dell’inchiesta in corso per peculato. Ecco alcune delle affermazioni di Monari. “Tutto quello che non è raccontabile non si può più fare. Ora tutto quello che è stato fatto fino adesso è difficile da raccontare. Se vado da un consigliere e gli dico: con chi sei andato a mangiare? Quello mi risponde: ‘Fatti i cazzi tuoi!’.” “Oltre a non fare nulla e a non capire nulla, spendono un sacco di soldi, questo è il punto.” “Quello della politica è un concentrato di idioti. Il Pd è un partito grande, ci sono molti idioti, è proporzionale.” “L’incrocio dei dati, i rendiconti, sono le nostre mutande, è chiaro? Quando loro hanno i rendiconti dei gruppi, questo lo dobbiamo sapere… quando ce li ha uno che capisce di quella roba lì, ha tutto. Noi alla Corte dei Conti gli stiamo dando non le chiavi di casa, ma la casa.” Monari non trascura niente. Alla fine non poteva mancare l’attacco alla stampa. “Se fossi Berlusconi con cinque reti andrei tutte le sere in tv a dire che quelli della carta stampata sono delle teste di cazzo.” Matteo Richetti, in quell’anno presidente dell’Assemblea Regionale, dice nelle conclusioni: “La parte più critica delle spese ce l’abbiamo su questo: pranzi, cene e rimborsi chilometrici.” Non è necessario commentare. Mi parrebbe di infierire. Solo una considerazione personale. Domenica andrò a votare perché per me l’esercizio del voto è un atto sacro. Ma il grido che si sta levando, in una regione dal passato virtuoso, è forte e chiaro: voltate pagina! Prima che sia troppo tardi per la credibilità delle Istituzioni democratiche e per l’affidabilità di chi dovrebbe sentirsi onorato di rappresentarle.

Fiorenzo Baratelli è direttore dell’Istituto Gramsci di Ferrara

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