Tag: moralità

Breccia_di_Porta_Pia

GERMOGLI
Italia unita
L’aforisma di oggi…

20 settembre 1870 con la breccia di Porta Pia, Roma e lo Stato Pontificio vengono finalmente uniti al resto del Regno d’Italia. Sono passati 145 anni, ma ci sono consuetudini difficili da lasciarsi alle spalle.

giuseppe mazzini
Busto di Giuseppe Mazzini di Mario Rutelli

Oggi ciò che importa anzitutto è moralizzare l’Italia. (Giuseppe Mazzini)

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

NOTA A MARGINE
Il peso della corruzione che affossa l’Italia

Corruzione: scambio illegale tra un pubblico ufficiale e un soggetto privato, nel quale quest’ultimo si fa parte attiva per dare al primo denaro, beni o favori, e in cambio riceve un vantaggio che non gli è dovuto o è costretto a pagare per un atto dovuto. (Dizionario di economia e finanza Treccani)

Ma la corruzione è davvero solo questo? Se fosse così, sarebbe tutto molto più semplice. In realtà, la corruzione è un fenomeno difficilissimo da indagare, che condiziona fortemente la sfera economica, morale e culturale del nostro Paese. Occorre una radicale trasformazione della cultura diffusa, affinché la corruzione venga considerata socialmente insostenibile e inaccettabile, in questa battaglia per la prevenzione e il contrasto della corruzione ciascun cittadino dovrebbe sentirsi chiamato in causa, perché “in tanti possiamo fare quello che da soli è impossibile”, come dice don Luigi Ciotti. Da questa convinzione è nata nel 2013 una delle più grandi mobilitazioni digitali organizzate in Italia: “Senza corruzione. Riparte il futuro”, promossa da Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie e dal Gruppo Abele.

Tutti ormai ripetono che la corruzione costa al nostro paese 60 miliardi di euro l’anno, non solo tv e altri organi di informazione, ma lo affermano persino i documenti ufficiali dell’Ue. Tuttavia, anche se si conoscesse la cifra di tutte le tangenti pagate in un anno, quel numero non rappresenterebbe il costo della corruzione, ma solo la punta di un iceberg, perché non terrebbe conto di tutte le distorsioni che essa produce. Distorsioni come il fatto che l’Italia attiri investimenti stranieri pari alla metà della Germania e a quasi un terzo della Francia (Unctad, 2014), oppure che si trova al 49° posto nel Global competitiveness index (World economic forum, 2014) e che ha un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 43% (Eurostat, luglio 2014).

Distorsioni di cui ha parlato anche il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, nelle sue considerazioni finali in occasione dell’assemblea annuale: “Corruzione e criminalità organizzata generano distorsioni nell’allocazione delle risorse, riducono l’efficacia dell’azione pubblica e ostacolano lo sviluppo”. E ha poi aggiunto: “In Italia la diffusione dei fenomeni corruttivi è amplificata dalla presenza delle organizzazioni criminali, ormai anche al di fuori dei territori di tradizionale insediamento”.
Il capo dello Stato Sergio Mattarella, ospite a Torino a un incontro pubblico organizzato dal Sermig (Servizio missionario giovani), rispondendo alla domanda di uno dei ragazzi sul dilagare della corruzione nel Paese, ha addirittura usato l’espressione “concezione rapinatoria della vita”. E poi ha fatto un appello: “Ognuno cominci a riflettere su se stesso”. È fondamentale guardare a se stessi e capire quali sono gli errori che si fanno nel quotidiano, perché troppo spesso si punta il dito su ciò che fanno gli altri senza accorgersi che si ha lo stesso comportamento.

Basta giocare su www.zeroscuse.it/play e www.riparteilfuturo.it/quanto-sei-corrotto per scoprire quanto la corruzione sia un sistema che permea ogni azione del nostro vivere quotidiano. Non a caso si riporta l’avvertenza “Attenzione: questo gioco potrebbe risvegliare la tua coscienza”. “Zeroscuse” mette alla prova la nostra capacità di distinguere fra fatti realmente accaduti e trame cinematografiche: il detto “la realtà spesso supera la fantasia” non potrebbe essere più calzante. Un costruttore edile, che è anche consigliere comunale, pilota un’enorme speculazione edilizia che cambierà per sempre il volto della sua città; un giovane imprenditore rampante aggredisce un poliziotto che rifiuta di accettare una tangente, lanciandogli addosso aragoste; un sindaco riceve un viaggio a Disneyland, in cambio di una gara d’appalto; durante un esame lo studente riceve vari sms da un’organizzazione clandestina che comunica tutte le risposte esatte a pagamento; oppure ancora un’associazione universitaria assiste gli studenti durante gli esami, con auricolari e sostituzioni di persona. Sapreste dire quali sono gli episodi di cronaca? Un piccolo aiuto: le citazioni cinematografiche sono “Le mani sulla città” di Risi e il recente “The wolf of Wall Street” di Scorsese. “Quanto sei corrotto”, invece, ci chiama in causa personalmente: come ci comportiamo quando troviamo un portafogli per strada o al bar non ci fanno lo scontrino?

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Logo della campagna

“Riparte il futuro” è iniziata con le elezioni politiche del 2013 quando ai candidati al Parlamento è stato chiesto di mettere in rete il proprio curriculum vitae, la propria condizione reddituale e patrimoniale, l’eventuale presenza di conflitti di interesse e la situazione giudiziaria, e l’impegno a riformare, nei primi 100 giorni della legislatura, l’articolo 416 ter del Codice penale: la norma riguardava lo scambio elettorale politico-mafioso e considerava corruzione soltanto il passaggio di denaro dal rappresentante pubblico al corruttore, trascurando altre controprestazioni essenziali, come favori, raccomandazioni, informazioni privilegiate su appalti. La modifica di quell’articolo, nell’aprile 2014, è il primo grande risultato: nel nuovo testo sono state inserite due semplici parole, “altra utilità”, che colpiscono al cuore il voto di scambio politico mafioso.

Da allora i fronti di mobilitazione si sono moltiplicati. Su quello della sanità, con la rete di “Illuminiamo la salute”, si sono fatti grandi passi avanti in materia di trasparenza: a dicembre 2013 è stato chiesto agli assessori regionali alla sanità e ai direttori generali di far rispettare da ciascuna delle circa 240 aziende sanitarie nazionali quanto prevede la legge 190/2012 sull’integrità delle Pubbliche amministrazioni, registrando nei mesi successivi un +127% di conformità agli obblighi di legge, senza contare che per la prima volta nella storia del nostro paese la società civile ne ha monitorato l’operato. Per quanto riguarda il nostro patrimonio artistico, “Riparte il futuro” ha putato i riflettori su Pompei e sulla relazione del generale Giovanni Nistri, l’alto ufficiale dei Carabinieri nominato dall’allora ministro della cultura Massimo Bray per gestire l’emergenza del sito archeologico campano. A fine 2014 il generale ha potuto illustrare la propria relazione alla commissione Beni culturali del Senato, grazie alla richiesta di oltre sessantamila cittadini che hanno firmato in poco più di una settimana l’appello sul destino di Pompei. Questo è solo il primo passo per delineare la ‘road map’ verso il salvataggio del sito campano, per questo la nuova fase della campagna “Mai più silenzio su Pompei” chiede che le gare di appalto qui diventino un modello di trasparenza e di rispetto delle regole.

È poi storica la vittoria ottenuta il 20 maggio in materia di tutela dell’ambiente e del diritto alla salute: gli ecoreati come il delitto di inquinamento e delitto di disastro ambientale entrano finalmente nel Codice penale, grazie a “In nome del popolo inquinato“, promossa da Libera e Legambiente insieme ad altre 23 sigle associative tramite “Riparte il futuro”, che ha raccolto in pochi mesi quasi 80.000 firme.

Il 21 maggio è stato approvato anche il ddl anti-corruzione: depositato dall’allora senatore Pietro Grasso all’indomani delle politiche 2013 e della prima campagna di “Riparte il Futuro”, è rimasto fermo per oltre 700 giorni ed è stato più volte emendato dal governo. Traguardi importanti sono il potenziamento dell’Autorità nazionale anticorruzione e la possibilità di scambi di informazioni con la magistratura, la restituzione del guadagno illecito per accedere al patteggiamento e alla sospensione della pena e l’aumento delle pene. Fra le perplessità maggiori ci sono quelle riguardo il falso in bilancio, che finalmente torna a essere perseguibile penalmente senza prevedere soglie e con la procedibilità d’ufficio. Accanto ai fatti materiali andrebbero perseguite anche le “valutazioni”, cioè quando si trucca il bilancio stimando in più o in meno qualcosa che si possiede, con un valore sballato rispetto a quanto previsto dalla legge e dagli standard internazionali: non averlo previsto nel testo aumenta il campo dell’interpretazione da parte del giudice. Inoltre, se nella prima versione della riforma per le aziende non quotate si prevedevano da 2 a 6 anni di carcere, nel testo approvato le pene vanno da 1 a 5 anni di carcere: quell’anno fa la differenza fra la possibilità o meno di richiedere le intercettazioni.

A oggiRiparte il futuroha superato il milione di adesioni e fra i fronti ancora aperti ci sono: un Freedom of information act per l’Italia, che permetta ai cittadini l’accesso a dati e documenti della pubblica amministrazione, perché solo la trasparenza può sconfiggere la corruzione; la richiesta ai rettori degli atenei pubblici italiani di sottoscrivere un impegno a favore del ‘whistleblowing’ (letteralmente ‘suonare il fischietto’), cioè una tutela efficace a chi denuncia gli episodi d’illegalità che avvengono al loro interno; il monitoraggio su “Garanzia giovani” per capire insieme alle regioni come si sta spendendo il miliardo e mezzo di euro di fondi europei e statali per aiutare i giovani senza lavoro.

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L’OPINIONE
Cari dirigenti del Pd e della Lega, questa è la vostra colpa

Pensiamo di averle viste tutte, ma poi arriva una nuova inchiesta che scoperchia un vaso di pandora della corruzione ancora più aberrante. Il sistema mafioso e criminale che governava Roma è al di là di ogni immaginazione. Lo schifo e la nausea crescono, ma le reazioni sono le stesse di sempre. C’è un ministro che si giustifica per aver partecipato ad una cena con commensali impresentabili. C’è il segretario del Pd che azzera gli organi dirigenti del partito romano. C’è il commissario designato, Matteo Orfini, che annuncia un repulisti generale e assemblee pubbliche. Ma nessuno risponde ad una domanda che ogni cittadino normale si fa. Come è stato possibile che due personaggi come Salvatore Buzzi e Massimo Carminati diventassero i padroni della politica e degli affari romani? Stiamo parlando di un assassino e di un ex terrorista organico alla famigerata banda della Magliana. Ha ragione Roberto Saviano: “Buzzi e Carminati, in qualsiasi altro Paese condurrebbero la loro vita lavorativa sotto una strettissima sorveglianza, per dimostrare con il loro comportamento che si può uscire diversi dal carcere.” E invece la politica e la Lega delle Cooperative ha concesso loro una fiducia cieca, senza esercitare un doveroso controllo. Questa è la vostra colpa, cari dirigenti della Lega e del Pd. Lo so che la destra è egemone in questa cloaca. Ma mi rivolgo alla mia parte perché è la mia storia che viene infangata, condivisa con milioni di persone oneste e perbene. Accadde anche con lo scandalo della Coop-costruttori più di vent’anni fa: nessuno vedeva, nessuno sapeva, nessuno parlava. E’ sempre più chiaro dove ci ha portato la denigrazione e l’oblio che circondò la denuncia sulla ‘questione morale’ fatta da Enrico Berlinguer nel 1981. E c’è ancora qualcuno che osa offendere con i titoli di giustizialismo e moralismo chi chiede onestà e moralità! Se non c’è uno scatto per cambiare verso. Se l’indignazione non si trasforma in azione politica per spazzare via questo letame, il dato dell’astensione registrato nella nostra regione diventerà nazionale alle prossime elezioni. E allora non varrà dire che è un fatto secondario, perché la tragedia seppellirà con le sue gravi conseguenze queste dichiarazioni sciocche e irresponsabili.

Fiorenzo Baratelli è direttore dell’Istituto Gramsci di Ferrara

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Tutta la modernità di Enrico Berlinguer

Casa per casa, strada per strada. La passione, il coraggio, le idee: è il titolo dell’antologia degli scritti e degli interventi di Enrico Berlinguer curata dal giovane Pierpaolo Farina – studente, blogger e fondatore nel 2009 del sito web enricoberlinguer.it – e presentata venerdì pomeriggio alla biblioteca Ariostea. Ma sono anche le ultime parole pubbliche pronunciate dal leader politico durante quel comizio in piazza dei Frutteti a Padova il 7 giugno 1984: “Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada”.
Azzardo l’ipotesi che Pierpaolo Farina non le abbia scelte a caso e non a caso le abbia accostate ad altri tre vocaboli: passione, coraggio e idee. È racchiusa tutta qui, anche se non è cosa proprio di poco conto, la distanza che separa Enrico Berlinguer dalla classe politica, per non dire dirigente, dell’Italia di oggi.
Ascoltando soprattutto gli interventi dello stesso Pierpaolo e di Federico Varese, entrambi incentrati sulla modernità delle formulazioni e delle tesi del segretario del Pci, ho provato due sensazioni del tutto contrastanti fra loro. Una è la speranza che un’altra politica sia possibile, in antitesi a tutto ciò che la mia generazione ha vissuto e sta vivendo (sono nata proprio in quel 1984), una politica intesa come sacrificio, abnegazione, servizio, fino all’ultimo istante della sua vita, come dimostra il fatto che quell’ultimo comizio lo ha voluto finire. L’altra è lo sconforto per il fatto che, come ha detto Pierpaolo, “volenti o nolenti negli ultimi trent’anni l’unico progetto di società alternativa a quella esistente, in cui fossero presenti tutte le libertà tranne quella dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, è proprio quello di Enrico Berlinguer”. Intendo dire che quest’attualità diventa quasi drammatica perché forse significa che in trent’anni ben poco è cambiato.
“I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti”: sono parole famosissime pronunciate da Berlinguer in un’intervista a Eugenio Scalfari del 1981.

Ma, e qui ritorna la speranza, la modernità di Enrico Berlinguer nasce soprattutto dalla forza e dalla lungimiranza delle sue idee, come per esempio quelle sulle “forme di governo mondiale dell’economia” citate da Varese, che prefiguravano nuove forme di contrasto su scala globale a un capitale anch’esso mondiale. Oppure ancora quelle espresse sul progresso tecnologico nell’intervista Orwell, il computer, il futuro della democrazia a Ferdinando Adornato nel 1983: “io vedo oggi la possibilità di due processi contemporanei: da una parte l’uso della microelettronica per rafforzare il potere dei gruppi economici dominanti […] Dall’altra però vedo una grande diffusione di nuove conoscenze che può portare ad un arricchimento di tutta la civiltà”.

Partecipando all’incontro, da cui è emersa tutta la carica innovatrice di questa figura cardine della politica italiana del secondo dopoguerra, mi è tornato alla mente uno spettacolo cui ho assistito all’inizio del dicembre scorso al teatro Comunale di Occhiobello: ‘Berlinguer. I pensieri lunghi’, di Giorgio Gallione, interpretato da Eugenio Allegri. I pensieri di Berlinguer erano lunghi non solo perché è stato sorprendentemente lungimirante nel prefigurare scenari politici futuri, ma soprattutto perché – come si dice all’inizio dello spettacolo – l’utopia serve “a camminare” e rimane “sempre all’orizzonte”.

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I due pregiudicati

Accadono eventi che funzionano da specchio morale per una società, più di quanto possano fare inchieste o analisi raffinate. Ne cito due accaduti a distanza di tempo. Alcuni anni fa a Cagliari un gruppo di professori propose di intitolare la nuova scuola media ad Antonio Gramsci. La proposta fu presentata al Consiglio di Istituto e fu bocciata. Ne scaturì una vivace polemica pubblica che coinvolse la città e i giornali. A conclusione arrivò, finalmente, la replica del presidente del Consiglio di istituto che motivò così la decisione della scuola: “Ho il dovere di richiamare all’osservanza delle disposizioni ufficiali: c’è una circolare che fa esplicito divieto di intitolare un Istituto a persona con precedenti penali”.

E ora spostiamoci ai nostri giorni. Silvio Berlusconi, condannato in via definitiva per frode fiscale (e in attesa di processi per reati ancor più gravi) viene ricevuto al Quirinale con tanto di solenne saluto e omaggio da parte dei corazzieri, come un normale e onesto leader di partito.
E le reazioni a questi due eventi? Nel tempo in cui accadde il fatto di Cagliari non ci fu un intervento dell’allora Ministro della Pubblica Istruzione, anche se negli anni citazioni di Gramsci tratte dai suoi “Quaderni del carcere” sono state proposte dal Ministero per i temi dell’esame di Stato. Cosa del resto ben giustificata considerato che Gramsci è, oltre che un martire antifascista, uno fra i più grandi intellettuali del novecento europeo.

Anche sulla vicenda “Berlusconi-Quirinale” si è fatto finta di niente. E persino i contrari si sono ben guardati dal protestare per questo scandalo consumato nel più alto luogo simbolico dello Stato di diritto democratico e costituzionale. E’ fatto così il nuovo tempo della politica post-ideologica! Si archivia subito tutto. Si parla d’altro, perché riflettere su ciò che imbarazza potrebbe provocare conseguenze a cascata incontrollabili. E poi, per i politici navigati, c’è sempre una citazione di un poeta o un romanzo ben scritto per sublimare i vuoti di coscienza e nutrire le anime belle con qualche porzione di ‘pappa del cuore’.

Vi è molta miopia e cecità in questo comportamento. Si sottovaluta l’effetto imprevedibile che può provocare il continuo accumularsi di materiale infiammabile. Si preferisce puntare, consapevolmente, da parte delle élite politiche (sempre più meritevoli del titolo di casta: rottamati, rottamatori e riciclati) sull’effetto narcotizzante provocato dall’abitudine a convivere ormai con ogni tipo di schifezza morale. Anche le voci autorevoli si fanno sempre più fievoli e stanche, quasi subissero il condizionamento di chi circonda la loro indignazione di sarcasmi o di pietosa sopportazione.

Almeno ci venisse risparmiata la retorica sui valori, la speranza per un futuro migliore, il trionfo della novità epocale! No, devo anche sciropparmi le prediche sulla nuova spiritualità della politica di Brunello Cucinelli, che parla ispirato e folgorato sulla via… di Renzi. O l’altro grande creativo, Roberto Cavalli, che annuncia che di figure come Renzi, a Firenze, ne nascono una ogni 500 anni. Sono solo due esempi della sobrietà e del pragmatismo della politica post-ideologica. Amen.

Fiorenzo Baratelli è direttore dell’Istituto Gramsci di Ferrara

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