Tag: musei ferrara

Curiosi e sorprendenti.
Quando a stimolare la ricerca sono i più piccoli

C’era un tempo in cui le cattedre sovrastavano imponenti e imperiose la timida ignoranza di gente comune. Chi non aveva avuto la fortuna di studiare, o era conoscitore di altri saperi, o semplicemente era ancora in fase di scolarizzazione, ben poco avrebbe potuto comprendere entrando in un museo. Finché qualcosa cambiò.

L’attenzione odierna ai pubblici che in un modo o nell’altro incrociano la propria vicenda con quella di un museo, è cosa recente. Fino alla prima metà del secolo scorso, non esporre l’intera collezione in possesso sarebbe stato impensabile. Senza alcunché di esplicativo, oltretutto, poiché risultava scontato che la persona interessata fosse già in grado di ricostruire le situazioni esposte, basandosi sul proprio background. Pareti tappezzate di opere d’arte e vetrine stracolme di oggetti antichi hanno in seguito lasciato spazio a una nuova concezione di museo come servizio pubblico. Se è la cittadinanza tutta a contribuire alla sua stessa esistenza, è giusto che possa essere vissuto dall’intero corpo civico come luogo sociale, senza distinzioni professionali o anagrafiche. Il museo si configura così non solo come spazio deputato alla ricerca e alla conservazione, ma imprescindibilmente anche alla comunicazione. Non è la pochezza di chi vuole piegarsi al “marketing a tutti i costi”, bensì la consegna di informazioni sull’allestimento proposto e sul significato del museo. Il solo modo, questo, per permettere il raggiungimento di una reale messa in comune – comunicazione, ça va sans dire – delle conoscenze attuali in qualsiasi campo. Non rivolgersi alle scuole, momento principe dell’educazione, con una didattica mirata risulterebbe pertanto incomprensibile, certo, ma ciò non toglie che non sia una sfida ancora non del tutto tratteggiata. Senza una sistematica didattica è stato, finora, il nostro Museo Archeologico Nazionale, conosciuto e amato come Museo di Spina, che a ciò ha cercato di sopperire con l’aiuto saltuario del volontariato e di progetti di alternanza scuola-lavoro. E’ grazie a due realtà locali, però, che la mancanza sofferta inizia a trasformarsi in realtà. ‘Al Museo con l’Archeologo, gli Amici dei Musei per Spina’ è l’incontro che sabato 15 febbraio ha visto la presenza dell’associazione Amici dei Musei e Monumenti Ferraresi, la cui attività è diretta alla conoscenza e promozione del patrimonio artistico ferrarese e nazionale, e della cooperativa Le Macchine Celibi, funzionale alla gestione di servizi per gli enti pubblici e di eventi culturali, entrambe protagoniste di un cambiamento in atto. Il progetto consiste nell’offerta, da parte dell’associazione, di visite guidate a dieci classi di dieci istituti superiori ferraresi – almeno per il momento – , gestite dalla cooperativa. Un bell’esempio di interazione tra mondi vicini, che faranno apprezzare alle nuove generazioni la vita quotidiana degli oggetti nel loro contesto e le antiche storie che quei reperti possono raccontare con la loro iconografia.

E poi capita che durante un’attività laboratoriale al museo, quella intelligente bambina dagli occhi vispi e incontenibili prenda la parola e ponga la domanda che da qualche minuto le assilla la mente. Una domanda che spiazza, così innovativa da stimolare un nuovo dubbio, un nuovo percorso di ricerca. E’ il bello della comunicazione: si mette in comune per arricchirsi vicendevolmente.

 

Museo Archeologico Nazionale di Ferrara
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Apre il museo nascosto:
visita guidata nei depositi del Manfe

E’ il dicembre 2013 quando il Centro Studi Confindustria, attento alle tendenze economiche e votato all’elaborazione di proposte politiche, pubblica un discusso rapporto di previsione che avrebbe fatto molto parlare di sé, scatenando caldi dibattiti anche nell’opinione pubblica.

Secondo il documento ‘La difficile ripresa. Cultura motore dello sviluppo’, il sistema Italia nella gestione del patrimonio culturale è sostanzialmente inetto. Soprattutto a causa delle enormi ricchezze artistiche lasciate a marcire nei magazzini. Da qui è partito l’interessante intervento che Anna Maria Visser Travagli ha tenuto venerdì 7 febbraio al Palazzo Costabili, che da quasi un secolo è indissolubilmente legato alla lunga Storia della città etrusca di Spina, costituendo la prestigiosa sede del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, da cui negli anni a venire ha preso forma una rete intrecciata di altre realtà museali in tutto il territorio. Mentre il pubblico si guardava intorno meravigliato, ammirando le pareti decorate del Salone delle Carte Geografiche, la docente dell’Università di Ferrara ha sviluppato il tema della giornata, ‘L’arte nascosta: alla scoperta dei depositi dei musei’, chiarendo innanzitutto l’idea forse troppo bistrattata di deposito. La realtà è sempre più complessa di qualsiasi semplificazione facilmente digeribile, ma che diversi musei italiani versino ancora in una grave situazione di carenze nella conservazione dei propri beni corrisponde purtroppo al vero.

Se oggi si preferisce abbandonare il concetto di ‘magazzino’, immaginato come spazio di fortuna, per abbracciare quello più moderno di ‘deposito’, è perché l’incremento di una cultura della sicurezza e della tutela ha giocato la sua parte. Ma si rischia che il cambiamento sia solo terminologico. La sfida che da più parti in Italia si sta cercando di affrontare, sulla spinta di tendenze internazionali, è quella di sollevare il velo di mistero da questi luoghi finora solo immaginati, rendendo fruibili quei tesori sottratti a una reale valorizzazione. Le soluzioni possono differire fra loro: dai depositi visibili, che consistono nell’inserimento di oggetti – prima non esposti – all’interno dell’allestimento, alle mostre di museo, che permettono di realizzare esposizioni temporanee con il materiale già posseduto; dalle rotazioni programmate, grazie alle quali i musei possono modificarsi di continuo, ai veri e propri depositi aperti, che da luoghi chiusi al pubblico diventano percorsi percorribili anche da chi non è addetto ai lavori. Esattamente come l’esperienza vissuta al termine della conferenza, sulle tracce della collezione sempre in aumento del museo ferrarese. La direttrice Paola Desantis ha accompagnato, con gioia e passione, la curiosa folla a visitare prima la nuova mostra allestita, per poi dirigersi negli stretti corridoi che portano al sottotetto dell’edificio, dove si trovano reperti della necropoli di Spina, e negli spazi riservati alle studiose e agli studiosi, fornendo anticipazioni sui progetti in corso per l’ammodernamento dell’esperienza museale.

E dopo due ore e mezza tra le pareti della costruzione rinascimentale, ecco aprirsi la porta del retro per uscire in esclusiva da una prospettiva ignorata dai più. Il palazzo illuminato nel buio della sera diventa teatro di calorosi e sentiti ringraziamenti, in attesa della prossima emozione da condividere nella casa degli Spineti.

 

Museo Archeologico Nazionale di Ferrara
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Carlo Bononi, pittore seducente di corpi e palpiti

Sono sogni, sì, ma piuttosto terreni quelli di ‘Carlo Bononi – L’ultimo sognatore dell’officina ferrarese’. E il corpo maschile è quello più concretamente sognato, scrutato, mostrato. Nella nuova  rassegna espositiva monografica in corso a Palazzo dei Diamanti di Ferrara è su questo che quasi sempre puntano, letteralmente, i riflettori che illuminano le scene dentro ai dipinti del pittore seicentesco. Sulle tele ci sono la prestanza fisica – in gran parte di santi o personaggi legati all’iconografia religiosa – e poi la luce che illumina i soggetti. Sono questi i protagonisti dei grandi quadri, in un insieme che rende questi personaggi scenografici e teatrali con uno stile che è stato definito caravaggesco ma che ha appunto, sopra ogni altra cosa, un grande senso della scena, come se adorazioni e martìri avvenissero su un palcoscenico, messi in atto per gli spettatori, più recitati che subiti.

Francesca Cappelletti con Dalia Bighinati

Esemplare in questo senso la rappresentazione di ‘San Sebastiano’ – un’icona della bellezza virile che attraversa i secoli e i generi – dove il protagonista se ne sta lì in posa da modello, il viso composto e appena accigliato, il petto bianco-roseo in bella mostra senza un graffio, solo qualche freccetta periferica, la luce tutta su addominali e torace scolpiti, sulle gambe toniche. La stessa curatrice Francesca Cappelletti nella giornata di presentazione ha avuto modo di sottolineare la particolarità di questo “San Sebastiano con un corpo atletico, tornito, dove le frecce sono allontanate dal torace per mostrarlo in tutta la sua prestanza, quasi una esemplificazione di come non bisognerebbe rappresentare i santi, perché all’epoca c’era stato un ampio dibattito su questo tema”.

“Pietà” di Carlo Bononi a Palazzo dei Diamanti

In alto, sulle nubi, ci sono le donne con gli occhi rivolti a lui, come segnali che fanno rimbalzare lì ancora una volta lo sguardo dell’osservatore. Sulla stessa linea è la ‘Pietà’ con il Cristo accasciato ai piedi della croce nella sala d’ingresso di palazzo dei Diamanti, un “corpo spettacolare che – fa notare sempre la Cappelletti – viene spinto in avanti verso l’osservatore, mentre la Vergine piangente nella parte destra del quadro non fa che rimandare verso di lui l’attenzione di chi guarda, indicando col gesto delle mani il figlio che è lì a terra”. Questo, secondo la docente di arte diventata famosa per i suoi studi su Caravaggio, “ci fa parlare di naturalismo, che vuol dire pittura che prende a modello il vero, e di linguaggio proto-barocco”. Il colorito di Cristo è sì terreo, ma la prestanza è totale, il bel viso esangue, la luce che mette in rilievo la muscolatura sulle braccia, sul petto, sulle gambe. Anche il dolore si fa materico e concreto con le lacrime che scorrono liquide e luccicanti sul viso della Madonna.

‘Vergine in trono coi santi Maurelio e Giorgio’ di Bononi (Vienna, Kunsthistorisches Museum)

A sottolineare l’attenzione costante per questi particolari anche i commenti con cui all’inaugurazione mi accompagna il critico d’arte Lucio Scardino, che davanti alla ‘Vergine in trono con i santi Maurelio e Giorgio’, arrivata da Vienna con dentro il modellino della città di Ferrara, mi fa notare la tunica di San Giorgio che si apre a mostrare un pezzetto di ginocchio e di coscia della gamba del santo-guerriero, plasticamente appoggiata sul drago accucciato a terra. Persino malizioso – secondo Scardino – il quadro orizzontale della ‘Sibilla’ prestato dalla Fondazione Sgarbi-Cavallini, dove si vede un giovane di spalle con il corpo appena coperto da una fascia sulle natiche.

‘Sibilla’ di Bononi (Fondazione Cavallini-Sgarbi)

Troneggia sulla tela alta quasi due metri e mezzo l’angelo custode che compare su manifesti e locandine e a osservarlo ammirato c’è Luca Zarattini, giovane artista ferrarese, che quel quadro ha studiato a lungo. “E’ una grande emozione per me – dice Zarattini – vedere in una mostra tutti i quadri che amo fin da adolescente e che per mesi ho osservato nei minimi dettagli sulle riproduzioni a stampa del catalogo di Andrea Emiliani o nella semioscurità della chiesa (Santa Maria in Vado a Ferrara e Chiesa del Rosario a Comacchio, ndr)”.

‘Omaggio a Bononi’ di Luca Zarattini [clicca sull’immagine per ingrandirla]
Locandina della mostra ‘Carlo Bononi’ [clicca sull’immagine per ingrandirla]

Anche gli interventi in catalogo non mancano di rilevare la particolarità concreta, carnale e realistica che contraddistingue il pittore ferrarese seicentesco. Daniele Benati, docente di Storia dell’arte all’Università di Bologna, rievoca il suo primo approccio con la pittura di Bononi attraverso i volumi presenti nella libreria del padre, “che mi piaceva molto sfogliare, quando da ragazzo oziavo nella sua biblioteca”. E spiega che “La monografia su Bononi scritta da Andrea Emiliani nel 1962 era appunto fra questi. Il libro aveva un certo numero di immagini a colori e, tra queste, trovavo particolarmente accattivante il dettaglio della sposa e delle altre ragazze di buona famiglia che, sedute al lungo tavolo delle ‘Nozze di Cana’ della Pinacoteca di Ferrara, guardano distrattamente lo spettatore piluccando delle olive, che portano alla bocca con lunghi stecchini. (…) Ma il bello veniva alla successiva immagine in bianco e nero, col particolare di un cameriere che, col suo cappello piumato e il vassoio sotto il braccio, scende la scala dimenandosi in modo un po’ sguaiato, come una figurina da commedia dell’arte che in quel contesto mi sorprendeva. Non mi sembrava che l’atteggiamento rilassato dei commensali, tipico della fine di un pranzo fin troppo abbondante, postulasse la necessità di un miracolo, che di fatto nessuno pare attendere. Anche altre immagini riprodotte in quel libro mi sembravano poi altrettanto seducenti: quelle sante così garbate, quelle Madonne prive di sussiego, quei santoni”.

“Le nozze di Cana” di Bononi (Pinacoteca di Ferrara)

Il curatore Giovanni Sassu, sempre in catalogo, fa notare come Bononi non fosse sconosciuto, ma piuttosto non uscisse benissimo dalle note in catalogo negli anni Venti. “Era evidente – scrive – la sostanziale incomprensione di una scuola, quella emiliana, ancora da riscoprire, all’interno della quale le scelte espressive compiute da Carlo, tutte votate a un’interpretazione affettiva del reale e sovente all’esaltazione adamitica del corpo maschile, dovettero parere eccessive e prive dell’eleganza innata della sponda classicista della pittura bolognese”. Sala dopo sala, poi, Sassu ha messo in evidenza nella mostra ferrarese la capacità dell’artista di assorbire e riportare il meglio delle scoperte che in quegli anni emergono nei colleghi pittori che lo circondano, Ludovico Carracci fra tutti, ma anche Guido Reni, Guercino.

Giovanni Sassu racconta Bononi ai Diamanti

Carlo Bononi da scoprire in giro per Ferrara.
Oltre alla mostra monografica a Palazzo dei Diamanti con le tele e le pale illuminate in maniera scenografica e così godibile alle pareti delle sale buie, c’è la ‘Ferrara di Bononi’[clicca sul titolo per vedere mappa e scheda dei luoghi]: sue opere da scoprire in Pinacoteca (primo piano dello stesso palazzo dei Diamanti in corso Ercole I d’Este 21 ) e in alcune chiese cittadine, dove però l’accesso non sempre è possibile. Tra le chiese sopra tutte è Santa Maria in Vado (via Borgovado 3, nel centro medievale di Ferrara), con il tondo vivacemente restaurato ben fruibile all’ingresso, mentre altri dipinti di grande impatto – come la spettacolare ‘Trinità adorata dai beati’ – non sono sempre altrettanto facili da apprezzare per la scarsa illuminazione o la collocazione sui soffitti altissimi o su pareti distaccate dal visitatore.

‘Trinità adorata dai beati’ di Bononi [clicca sull’immagine per ingrandirla]
‘I beati’ di Anna Di Prospero [clicca sull’immagine per ingrandirla]

Proprio alle opere di Bononi, poi, a Ferrara hanno dedicato una produzione speciale due artisti di oggi. Il pittore Luca Zarattini – 33enne originario di Codigoro – alla Galleria Mediolanum espone 18 lavori che riprendono le figure di questo pittore calandole nel suo stile corroso e contemporaneo, in un ‘Omaggio al pittore Carlo Bononi’ in mostra in via Saraceno 16, a Ferrara fino al 31 dicembre 2017 (da lunedì al venerdì ore 9-13 e 15-19).

L’artista-fotografa 30enne romana Anna Di Prospero con ‘Cuore Liquefatto’ alla home-gallery MLB di Maria Livia Brunelli ha invece realizzato una serie di fotografie ispirate ad ‘Affinità empatiche con Carlo Bononi’ per la mostra in corso Ercole d’Este 3, a Ferrara fino al 7 gennaio 2018 (aperto il sabato e la domenica ore 15-19 e gli altri giorni su appuntamento, cell. 346 7953757).

‘Carlo Bononi – L’ultimo sognatore dell’Officina ferrarese’ è in mostra a Palazzo dei Diamanti, corso Ercole I d’Este 21 a Ferrara. Visitabile dal 14 ottobre 2017 al 7 gennaio 2018 tutti i giorni ore 9-19.

L’APPUNTAMENTO
Ferrara-New York sulle note di un pianoforte

Termina oggi il programma di Ferrara International Piano Festival, dedicato a uno degli esponenti del tardo romanticismo, il compositore russo Alexander Skriabin, di cui ricorre il centenario della morte.

logo Ferrara Piano Festival
Il logo di Ferrara Piano Festival

Ferrara Piano Festival è l’associazione fondata a New York dal pianista ferrarese Simone Ferraresi con lo scopo di organizzare annualmente il festival e rendere così Ferrara più conosciuta all’estero. Il festival, infatti, organizza masterclass con pianisti di fama mondiale per giovani talenti provenienti da Italia, Polonia, Francia, Malesia, Cina, Stati Uniti e Olanda. In contemporanea offre alla città e al pubblico ferrarese e non solo una serie di appuntamenti imperdibili per tutti gli appassionati di musica classica.

Ecco il programma di oggi:

ore 17.30 presso il Ridotto del teatro Comunale: “Alexander Skriabin, cento anni dopo”, a cura di Luigi Verdi e Roberto Becheri con interventi di Dario Favretti e Simone Ferraresi (ingresso libero).

ore 21.00 presso Palazzo Costabili, sede del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, Firenze Piano Duo.

In occasione del concerto di chiusura dell’International Piano Festival 2015 il Museo Acheologico Nazionale di Ferrara organizza alle ore 19.30 una visita alle raccolta museali, a cura delle archeologhe Griggio e Timossi del Progetto MiBACT “1000 giovani per la cultura”.

Per maggiori info www.ferrarapiano.org oppure cicca qui

Immagini di Ferrara Piano Festival. [Clicca sulle foto per ingrandirle]

Ferrara Piano Festival edizione 2014
Un concerto dell’edizione 2014 a Palazzo Costabili
Ferrara Piano Festival edizione 2014
Un concerto dell’edizione 2014 al Ridotto del Teatro Comunale di Ferrara

IMMAGINARIO
Quadri didattici.
La foto di oggi…

Una collezione di quadri con fini didattici ma pennellate di grandi firme della storia dell’arte, come Carlo Bononi, Bastianino e lo Scarsellino. Sono quelli in mostra a palazzo Bonacossi. A raccontare l’origine e le finalità di queste opere – esposte qui da ottobre e provenienti da vari istituti di assistenza come orfanotrofi e conservatori – oggi c’è Tito Manlio Cerioli. Lo studioso di archivi e curatore del volume dedicato alle raccolte sarà introdotto da Elisabetta Lopresti, conservatrice dei Musei di arte antica. Una caratteristica di questa collezione, formata da quadri incentrati su temi e soggetti sacri, è la finalità didattico-formativa di tutte le immagini. Scene e personaggi hanno sempre uno scopo: ispirare alle giovani ospiti i valori che vengono loro richiesti, come castità e obbedienza. Significativa, per questo, una serie di quadri in cui le ragazze assistono alla scena sacra, proprio per favorire l’identificazione fra spettatore e messaggio del dipinto. Per vedere e capire meglio i contenuti dei quadri, l’appuntamento oggi nel salone d’onore di palazzo Bonacossi, a ingresso libero. Ore 18, via Cisterna del Follo 5 a Ferrara.

OGGI – IMMAGINARIO ARTE

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Particolare della “Pala delle zitelle” di Giuseppe Mazzuoli detto il Bastarolo (Ferrara, 1536–1589) nella “Collezione Orfanotrofi e Conservatori”  a palazzo Bonacossi di Ferrara

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

Angelo Andreotti: “Museoinvita, un tavolo attorno al quale sedersi”

da: Angelo Andreotti *

Colgo l’occasione dell’intervento pubblicato sugli organi di informazione locale del professor Ranieri Varese per chiarire che, nel mio articolo di apertura della neo rivista Museoinvita pubblicata dai Musei di Arte Antica, richiamando la rivista fondata da Varese stesso nel lontano 1971, intendevo omaggiare l’opera meritoria di chi mi ha preceduto, non certo esprimere l’intento di riproporre lo stesso modello. Anche a volerlo sarebbe impossibile sia per contesto sia per forma.

Per quanto riguarda il contesto, e trovando ormai inutile chiamare in causa ancora una volta la crisi economica (e conseguente riduzione di personale), basterebbe elencare quanto da quei tempi è entrato in corpo ai Musei d’Arte Antica facendoli diventare anche Storico Scientifici. L’elenco sarebbe molto lungo e avrebbe un’aria pretenziosa, ma al di là di tutto, questi sono segni dei tempi che non possono non influire anche sul concetto di “museo”, abituando chi come me – formato all’interno dei musei d’arte – deve ora confrontarsi nel concreto con problematiche tipiche, per esempio, di un Museo del Risorgimento e della Resistenza, di un Museo di Storia Naturale, e anche di un Centro Studi Bassaniani, quest’ultimo peraltro all’interno di un edificio (Casa Minerbi) che sarà condiviso dall’Istituto di Studi Rinascimentali, e da affreschi di pertinenza del MIBACT. Aggiungo per completezza anche il mio incarico (gratuito e su mandato dell’Amministrazione) come Segretario dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale Siti UNESCO.

Angelo Andreotti è dirigente del servizio Musei d’arte antica e storico-scientifici
Angelo Andreotti è dirigente del servizio Musei d’arte antica e storico-scientifici

La domanda a questo punto è la seguente: visto il contesto, posso davvero pensare di riproporre un modello di rivista che sia quello pensato nel 1971? Certo che no. L’impressione che lo sia è dovuta, credo, al fatto che il primo numero parla di argomenti che riguardano i Musei d’Arte Antica, e che l’intera rivista è stata progettata esclusivamente dagli stessi Musei. Sorvolo sul fatto che ci sono pure altre riviste che trovano la loro collocazione in un ambito museale preciso, salvo poi collaborare alla pari con altre realtà territoriali, semplicemente “facendosi capofila” di un progetto, e sottolineo invece un’altra condizione del contesto odierno: il dissolversi lento e non del tutto chiaro e definito delle Amministrazioni Provinciali (che tanta ripercussione avrà sul territorio), e il mutamento sostanziale ma ancora in divenire delle Soprintendenze (che verranno separate dalla gestione museale). In queste circostanze cercare di iniziare un percorso comune sarebbe intempestivo, oltretutto non va dimenticato che molti spazi museali attendono ancora lavori di messa a norma antisismica, che coincideranno con una rivisitazione anche globale della loro identità.

Museoinvita è una rivista che abbiamo fatto nascere. Tutto qui per ora, ma è ovvio che andrà implementata attraverso il confronto diretto con le varie espressioni museali del territorio. Occorre tempo, e piuttosto che consumarne nell’attesa di renderla possibile, l’abbiamo resa reale in una modalità fluida, rimandando al dopo il confezionamento di un progetto comune. Come a dire che intanto abbiamo costruito il tavolo, e adesso che esiste possiamo tutti sederci attorno a esso. Faccio inoltre presente che altri tavoli di lavoro, che vanno nella nostra stessa direzione per quanto con altre finalità, sono in corso da tempo, come quello di coordinamento dei musei cittadini gestito in prima persona dal vice Sindaco Massimo Maisto, che peraltro ha già prodotto buoni risultati.

La forma stessa della rivista consente un’agilità che il modello cartaceo non potrebbe avere, e che può senza sforzo alcuno trasformare il tavolo di lavoro a seconda delle necessità. Essere stati noi a progettarla è di poca importanza, poiché la sua struttura ha caratteristiche fluide, non solide. Di più: la modalità online è una forma non soltanto che si adegua ai contenuti, ma anche li costringe a essere dinamici, a rimodularsi secondo realtà, a generare connessioni diversamente impraticabili o addirittura impensabili. Il bello di Museoinvita sarà proprio la sua capacità di trasformarsi nel tempo. Ma a tempo debito, soprattutto facendo sistema senza preordinare un sistema che, in tal modo, rischierebbe di interpretare pregiudizialmente la realtà, e dunque di paralizzare la comprensione del naturale corso degli eventi, in questo particolare periodo decisamente complesso e dai mutamenti spesso repentini.

* Angelo Andreotti è dirigente del Servizio Musei d’Arte Antica e Storico-Scientifici

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