Tag: musica pop

Emozioni

Forse perché l’arte rende tutto troppo struggente, troppo straziante, troppo entusiasmante, e non è la tua vita. Innamorarsi perdutamente di un libro, di un’opera, di una canzone fino ad esserne ossessionati è anche un modo di vivere fino in fondo la vita degli altri, ma non è detto che aiuti a vivere fino in fondo la propria. Ti fornisce l’alibi per essere incontentabile, e finisci per scappare.

“Sembra quasi che se metti la musica (e i libri, probabilmente, e i film, e il teatro, e qualsiasi cosa che procuri emozioni) al primo posto, non riuscirai mai a chiarire la tua vita amorosa, e non arriverai mai a considerarla come un prodotto finito. Ci troverai sempre qualcosa da ridire, starai sempre in subbuglio, e continuerai a criticare e a cercare di dipanare la matassa finché non va tutto a rotoli e devi ricominciare daccapo. Forse noi viviamo troppo protesi verso un apice, dico noi che assorbiamo emozioni da mattina a sera, e di conseguenza non riusciamo mai a sentirci semplicemente contenti: noi dobbiamo essere o disperati, o al settimo cielo, e questi sono stati d’animo difficili da raggiungere in una relazione stabile e solida.”
Nick Hornby

Una pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la settimana…

La mia soffitta

La mia casa ha tre piani e la cantina. Al  primo piano c’è la zona giorno, al secondo la zona notte e al terzo la soffitta. La soffitta è mansardata, centralmente ci sta in piedi una persona alta, ai lati potrebbe starci solo un nano. Sono quattro stanze una inanellata all’altra, senza corridoio. Ognuna ha un abbaino che guarda direttamente sul tetto e permette alla luce e all’aria di entrare. E’ una soffitta vecchia maniera, senza aria condizionata, senza pavimenti (solo la gettata di cemento), piena zeppa di cose inutili, che nessuno sa più da dove siano arrivate. La polvere imperversa e gli sporadici tentativi di Rosa di aspirarla, sono quasi inutili.

Rosa parla con la polvere: “vattene maledetta, cosa ci fai qui, sei peggio dei ragni e degli scarafaggi, puzzona”. E’ una soffitta autentica, a me piace così. Là dentro il tempo è fermo. Non ci sono segnali chiari che siamo nel 2020, fatto salvo che per i libri dello scorso anno di mia nipote Valeria che fa la seconda media. Guardando la data in cui sono stati stampati si capisce che siamo all’incirca nel doppio venti.

Il tempo fermo è sorprendente, insegna.  Nell’ultima delle quattro stanze c’è una vecchia libreria e scatoloni di cose inutili. Ne apro uno. Esce un lampadario. Tanti riccioli di ottone e dei porta lampadine vuoti. Sull’ottone si è appiccicata la polvere e il colore del lampadario è quasi nero. Prendo un giornale, lo appoggio sull’ottone, strofino. Ritorna color oro scuro, brilla di nuovo. Azzarderei a dire che è degli anni ’70. Mi siedo in terra, sopra un vecchio giornale di ricami all’uncinetto e cerco di fare mente locale su cosa è successo negli anni ’70.  Guardo dall’abbaino, vola un aereo nel cielo, si vede la scia bianca che diventa prima panna montata, poi nebbia chiara, infine scompare.

Negli anni ’70 ci sono state grandi novità in ambito musicale, si sono affermati cantanti che hanno fatto la storia, un pezzo di vita. Per i generi derivanti dal rock: Bruce Springsteen, Elton John, James Taylor, John Denver, Eagles, America, Paul McCartney. Per l’heavy metal: Deep Purple e Led Zeppeling. Per il rhythm and blues: Stevie Wonder e i The Jakson Five. Sempre negli anni ’70 è nata anche la disco music: Bee Gees, Abba, Village People. Quell’appariscente incantatore di Elvis Presley raggiunge l’apice del successo.
Un fermento musicale incredibile. Provo a battere con un bastoncino sul lampadario d’ottone, fa un rumore attutito ma piacevole. Dan, dan, din, diiin. Anche questa è musica. Tanti grandi artisti hanno iniziato suonando in soffitta, con strumenti artigianali, guadagnandosi l’ira dei vicini di casa e delle colf.

Nella mia soffitta dove oggi il tempo si è fermato agli anni ’70, si possono anche rivedere vecchi film. Sul riflesso d’ottone del lampadario che ho in mano si accendono insegne luminose, la luce fa un capriola e ridà forma a immagini di vecchie riprese. Il lampadario d’ottone fa da schermo, si riflettono i colori del tempo che fu.
Lo Squalo, Guerre stellari, La Febbre del sabato sera, Il Padrino. Dei veri blockbuster!. Guardo le luci della Febbre del sabato sera. Brillano di gioventù, di amicizia, di serate in discoteca. Un Jonh Travolta giovanissimo e danzante che sa di trasgressione e scoperta. La colonna sonora è fatta dai Bee Gees: “Stayin Alive, Stayn Alive u u u u Stayn Aleiiiiiiv”.
Ripensando alla trama del film, la trovo attuale: l’emigrazione, l’uso di sostanze stupefacenti, il razzismo, la violenza sessuale e la violenza tra bande. C’è tutto, da rivedere, lo farò. Intanto sul riflesso del lampadario d’ottone c’è un’astronave in avvicinamento. Una forma quasi sferica e bianca, che attraversa il nero dell’iperspazio. Uno strano mezzo di trasporto che si avvicina a velocità supersonica. Guardo meglio, metto a fuoco, è proprio lui: Guerre stellari! Star Wars!.  Questo è un film di fantascienza che ha davvero iniziato un’epoca. Ambientato in una galassia e in un tempo immaginario, rappresenta l’eterna lotta tra il Bene e il Male. Jedi (buoni) e Sith (cattivi) sono impegnati in una guerra all’interno di un campo di energia che si chiama ‘Forza’. L’ho visto molte volte, come milioni di altre persone e lo ritrovo adesso in soffitta.
La colonna sonora del film è stata composta da Johm Williams, il quale ha ancorato il suo lavoro all’uso di leitmotiv che ricorrono per accompagnare i personaggi e i temi della saga. Tra i più famosi il Main Theme, che apre il film e il The Imperial March che sottolinea le apparizioni di Dart Fener. Una storia da vedere più volte. Un viaggio in avanti, indietro, su se stessi, in fondo. Guardo sull’ottone del lampadario e l’astronave si allontana, velocissima come è arrivata. Viaggia verso nuove avventure, in uno spazio che è infinito. Corre incontro a una rinnovata fascinazione e possibilità e, contemporaneamente, ci permette di riscoprire ciò che di più antico e consolidato sappiamo. La genesi dell’universo, della terra, l’uomo. La lotta tra il bene e il male che dura da allora. Guardo l’astronave sul lampadario d’ottone. E’ diventata un puntino lontano, sempre più piccolo, molto piccolo, piccolissimo, non si vede più. Ora riguardo e vedo che una mosca ha lasciato il segno del suo passaggio. Mitici anni ’70, ci hanno regalato molto, c’è molto da riscoprire, da rimparare.

Ripongo il lampadario, cerco di chiudere la scatola. Mia madre dice che prima o poi a qualcuno quel lampadario servirà. Può sempre succedere una carestia mondiale, una glaciazione, una nuova peste (quella per la verità c’è già, ma non credo che possano essere utili dei lampadari).
Mi rimetto in piedi, raccolgo il giornale con i lavori all’uncinetto. Devo ricordare di dire a mia sorella che è lì. A lei piacciono i vecchi ricami e le vecchie carte.

La mia soffitta è sempre piena di polvere, la polvere è come una coperta leggera che ovatta tutto e lo invecchia, un po’ lo protegge con la sua opacità. Basta passare uno strofinaccio e tutti i ricordi contenuti in quella soffitta rinascono per qualche ora. Là si trovano storie che prendono vita, forma, consistenza, spessore. Come tante parole e immagini che si animano se qualcuno lo desidera, come tanti maghi che escono dalla lampada di Aladino, come tanti tesori che escono dagli scrigni incantati, come tanti specchi rivelatori che ti dicono come sarà il tuo futuro, dove andremo, dove torneremo, chi sarà il più bello del reame.
La polvere fa starnutire, nella mia soffitta si avverte sempre un po’ di fastidio al naso e dopo un po’ anche un po’ di prurito sulla pelle. Credo che un allergico alla polvere potrebbe morire.
Ma sotto la polvere c’è la storia della mia famiglia e di tanti di noi. E noi siamo anche la nostra storia. Nessuno di noi saprebbe chi è senza di essa.

Un’estate per sempre

Era il 1982 quando uscì questa canzone, la prima delle dieci canzoni di uno degli album pop in assoluto più belli di tutti i tempi: Avalon dei Roxy Music, la band di quel figaccione dandy di Bryan Ferry!
E se ci ripenso, l’estate di quell’anno fu una delle più memorabili della mia vita, sicuramente la più spensierata. Ricordo la vigilia di Ferragosto nella spiaggia di Gabicce, era ormai buio ed eravamo tutti intorno a un falò in attesa che partissero i fuochi dai barconi al largo. Freschi campioni del mondo da poco più di un mese, la baldoria ci aveva accompagnato anche in vacanza.
Io ero con Adina (in realtà il nome era un altro, simile ma assai difficile da pronunciare), era tedesca e aveva vent’anni, era bionda, alta e… si sarebbe sposata in settembre con un suo coetaneo di Colonia, la città dove abitava. No, non è il caso di mettersi a disquisire sul suo concetto di fedeltà, in fondo il momento era magico per tutti noi e di certo sono pronto a giurare che era una gran brava ragazza. Dopotutto sarebbe stato un delitto rinunciare a vivere quei giorni, gli ultimi rimasti per entrambi.
Lei non spiaccicava una parola di italiano e io altrettanto di tedesco, però i gesti e gli sguardi erano più che sufficienti, così ce ne stavamo abbracciati a baciarci, a fare smorfie, a ridere e a scrutare il buio dell’orizzonte aspettando i botti, proprio come due innamorati. Il giorno dopo poi sarebbe ripartita per Colonia e naturalmente non l’avrei più rivista.
Guardavo lei, guardavo la sua amica che sospettavo essere lesbica perché non si depilava le gambe e aveva rifiutato la corte di tutti i ragazzi del gruppo, e guardavo i miei amici spalmati sulla sabbia come me, e come me rallegrati da una buona dose di birra che, a parte il far girar la testa, ci costringeva a ripetute missioni tra i cespugli tutt’intorno per svuotare vesciche sempre piene.
Fissavo il fuoco e desideravo che quella notte d’estate durasse per sempre.

More Than This (Roxy Music, 1982)

INSOLITE NOTE
“A quiet life”, le sonorità britpop dei Sir Rick Bowman

Il gruppo dei Sir Rick Bowman, formatosi nel 2008, ha pubblicato “A quiet life”, il nuovo album legato alle sonorità del Britpop, il genere musicale britannico nato negli anni ottanta basato sulle melodie degli anni sessanta e settanta. Questo stile, proveniente dalla scena underground inglese, sviluppa tematiche tipicamente derivate da new wave e dance music, fino a dare vita a un suo suono e a un modo di prodursi definito indierock.
Il gruppo è composto da Riccardo Caliandro (voce e chitarre), Francesco Battaglia (basso, cori), Andrea Fabio Fattori (chitarre), Giacomo DI Filippo (piano, synth) e Emanuele Pagliai alle percussioni.

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Figura 1: La copertina del CD

“A quiet life” non è un disco monocorde, gli 11 brani sviluppano questioni legate al punto d’equilibrio tra gioventù e maturità. Il punto di partenza è il raggiungimento dei 30 anni, l’età da assaporare sino all’ultimo giorno, liberi dalle angosce della post adolescenza e lontani dal declino, una zona di transito verso scelte di vita comuni a tante persone oppure in direzioni diverse, qualcuna da incubo. Humor, autoironia e consapevolezza si trasformano in canzone per sviluppare le diverse essenze di questo lavoro.

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Figura 2: Sir Rick Bowman

Gli Oasis sono un importante punto di riferimento per i Sir Rick Bowman, come anche Radiohead, Pink Floyd e Led Zeppelin. La loro ricerca non è la pura somma dei gruppi figli della vecchia Albione, risulta evidente la volontà di un proprio sound, con flussi armonici vicini alla cultura mediterranea, come in “The A. of Spencer Dwight” e in parte in “Dear Mr. Time”.
“Black Horizon” chiude l’album ponendosi su un livello diverso, puntando sul ritmo lento e ossessivo di chitarre, tastiere e voce, uno sviluppo made in British che, nelle due parti in cui il brano è diviso, accarezza nebbie londinesi di estrazione ambient e post-rock, “strisciando verso l’uscita “con un suggestivo assolo al piano: “And crawl… your way out”.

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Figura 3: Sir Rick Bowman

In bilico tra nostalgia, leap forward, facile ascolto e profondità, “A quiet life” è un passaggio obbligato per la ricerca della propria arte, con l’ago della bussola in direzione della Gran Bretagna e il sestante per cercare le necessarie contaminazioni.

“A quiet life” – Video Ufficiale

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