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Il consenso senza buonsenso

Che cos’è il buonsenso? Giudicare secondo rettitudine, suggerisce l’opinione corrente. Rettitudine quindi, poi logica, giustizia, moderazione, cautela, e ricerca della verità sono i tanti ingredienti del buonsenso. E tutti noi dovremmo impegnarci a farli nostri e lasciare che il buonsenso guidi le nostre scelte e le nostre azioni, di qualunque cosa si tratti.
Eppure ci sono periodi della storia umana in cui il buonsenso è stato spesso e volentieri messo da parte per appoggiare e promuovere posizioni estreme, grossolane, disumane. La galleria degli orrori è vasta e desolante, e tutti più o meno possono dire d’aver conosciuto, osservando il passato, le tragiche conseguenze dell’enorme consenso dato a personaggi folli e immorali. Individui assetati di potere, arrivati al potere grazie al consenso di milioni d’altri individui che hanno sposato ideologie senza preventivamente filtrarle col giusto buonsenso.
Ma dopotutto non c’è da stupirsi, perché la convenienza spicciola e partigiana spesso prevale sul buonsenso. La convenienza del momento e l’effimero vantaggio che ne deriva vincono e convincono quasi sempre la maggior parte della gente. E la gente non impara mai che le promesse ricevute vanno giudicate con prudente lungimiranza, non con infantile entusiasmo.
Non abbandoniamo mai il buonsenso di guardare oltre il nostro naso e, soprattutto, non svendiamo il nostro consenso per due soldi!

“È difficile far capire qualcosa ad un uomo se il suo stipendio dipende proprio da questo suo non riuscire a capire.”
Upton Beall Sinclair

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la settimana…

Lo studio dell’altro

Quanto tempo passiamo a studiare l’altro? Sia che si tratti di una persona appena incontrata, sia di qualcuno che frequentiamo da tempo.
Vogliamo comprendere appieno, talvolta giocando d’anticipo, la persona che abbiamo di fronte.
Per farlo, siamo portati a leggerne l’atteggiamento, la postura, la mimica facciale e a valutarne ogni intervento effettuato nella conversazione.
La prima impressione influenza in maniera netta la formazione di tale “identikit” e i pensieri antecedenti, così come le nostre esperienze, apportano gran valore in tale processo. Ciò induce a riflettere su quanto ciò che ne deriva sia relativo, quanto tutto dipenda dalla nostra soggettività, tanto che spesso ci troviamo a rivalutare, in senso positivo, qualcuno o a capire quanto ci fossimo sbagliati idealizzando ciò che non appartiene alla realtà.

Ricciole per lanterne

Cosa ci aspetta in questi prossimi 5 anni?
Io un’idea ovviamente ce l’ho ma non sta certo a me spalmarla qua così come se fosse quella roba là che in tanti mettono sul pane.
Anche perché io quella roba non la uso.
La mia colazione tipica consiste in caffè e sigaretta.
Qualche volta mi concedo però una ricciola, eccellenza che è una vera e propria eccezione su tutto il territorio nazionale e – parafrasando un vecchio spot – “qualità costante, nel tempo”.
Insomma: una garanzia, un’idea di qualità, una sicurezza.
O almeno, questa è la mia idea di tutte quelle cose elencate lì sopra.
Per il resto – annusando l’aria di questi ultimi giorni, mesi e anni – per come la vedo io, con le mie idee che secondo alcuni potrebbero essere “estreme” – una costante (nel tempo) sarà la mia sensazione di avere a che fare ogni giorno, con quelle che un uomo dall’ampio sorriso una volta definì “tigri di carta”.
Quindi cordiali saluti e buona fortuna.

The Villagers (Iggy Pop, 1982)

La verità secondo me

“La verità, secondo me”: su questo ossimoro si basa gran parte della comunicazione scambiata in rete e nella vita quotidiana. Affermiamo un punto di vista, un’opinione, che è per lo più un coacervo di emozioni e di credenze e che non si basa quasi mai su nessuna seria istruttoria degli oggetti di discussione. Tutti ci sentiamo di esprimere il nostro punto di vista su qualunque fatto del mondo, dall’economica alla politica, dagli Ogm al cambiamento climatico, agli effetti delle tecnologie della comunicazione sulla crescita dei bambini.
Questa enfasi sulla legittimità del punto di vista soggettivo trova l’apoteosi nei talk show e, in generale, nella comunicazione mediatica. Ne sono espressione le interviste, le storie di vita, le opinioni chieste a personaggi dello spettacolo su fatti sociali e politici. Quali sono le ragioni della diffusione di questo linguaggio della “soggettività” e quali le implicazioni?
Accenno solo a due punti: il primo è la legittimità assunta dalla soggettività e dal vissuto di ognuno; il secolo del soggetto e dell’inconscio ci ha indotto a ribaltare l’importanza delle percezioni rispetto ai fatti, assolutizzando il valore del vissuto soggettivo e il primato di questo sui fatti stessi che divengono assolutamente secondari.
Il secondo punto è correlato alla forma narrativa assunta dai messaggi. Nelle reti ogni messaggio è rivisitato a valanga e ogni contenuto informativo è filtrato soggettivamente. Il principale obiettivo di chi parla è sollecitare empatia e identificazione. Informazioni e narrazioni erano collocati in passato su piani distinti, attribuendo alle informazioni il compito di documentare fatti e alla narrazione la funzione di fornire orizzonti di identificazione, di partecipare alla ricerca di un senso condiviso con altri. Oggi la narrazione è lo schema di ogni discorso. Ogni storia si svolge secondo uno schema: un protagonista, un antagonista, un alleato, un conflitto, un obiettivo, prove e ostacoli da superare, una rivelazione che consente al protagonista di sconfiggere il nemico. La narrazione non richiede prove documentarie, ma solo esempi, casi e testimonianze in prima persona. Le storie hanno un particolare contenuto di “verità”, in quanto emergono da una domanda che si dispone su un piano diverso da quello dell’informazione.
Lo scenario dei social media assottiglia progressivamente la distinzione tra le due forme di comunicazione, in un processo che, a dire il vero, è iniziato ben prima, con i mezzi di comunicazione di massa e con l’allargamento del pubblico dei lettori e degli ascoltatori. Tutti i messaggi, assumendo una forma narrativa, propongono una diversa idea di verità, fondata sulla testimonianza. Le informazioni scambiate in rete sono filtrate dalla prima persona, ogni fatto diventa un esempio, vale a dire una “dimostrazione” di una tesi.
La testimonianza individuale ha un valore collettivo. Il singolo testimone assume la responsabilità di proporre la sua verità. L’informazione si sottopone ad una interpretazione continua, è valutata e verificata alla luce della esperienza di chi ascolta. Si afferma un linguaggio soggettivo che assume come materiale primario l’esperienza diretta. L’uso massivo di immagini enfatizza il contenuto emozionale del racconto.

Maura Franchi – Laureata in Sociologia e in Scienze dell’Educazione. Vive tra Ferrara e Parma, dove insegna Sociologia dei Consumi, Social Media Marketing, Marketing del prodotto tipico. I principali temi di ricerca riguardano i mutamenti socio-culturali connessi alla rete e ai social network, le scelte e i comportamenti di consumo, le forme di comunicazione del brand.
maura.franchi@gmail.com

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Libertà d’opinione e diritto al dissenso

Dibattito vivace e interessante quello di giovedì sulla crisi, che ha visto protagonisti Marco Cattaneo, Luigi Marattin e Giovanni Zibordi: confronto serrato, con qualche intemperanza verbale – da una parte e dall’altra – regolarmente sedata. Solo il finale è stato spiacevole: durante l’intervento conclusivo Marattin, ripetutamente interrotto (nonostante i richiami) da Zibordi, ha abbandonato la sala. Una decisione lecita la sua. Inevitabile? Sì, secondo il diretto interessato. No, secondo Fornaro che, in un commento su ferraraitalia, interpreta diversamente l’accaduto: pur non sottacendo l’episodio delle interruzione, ritiene che Marattin abbia agito d’impulso assecondando un’indole poco incline al contraddittorio.
Da questa asserzione Marattin si sente “calunniato”. Me lo ha fatto sapere con una telefonata dai contenuti sgradevoli, minacciando querela nei confronti dell’autore e del sottoscritto che, in quanto direttore, è responsabile della pubblicazione.
Io però, anche dopo un attento riesame del testo, continuo a non ravvisare nello scritto di Fornaro elementi diffamatori, ma solo l’affermazione di un soggettivo punto di vista. Stando così le cose non ho motivo per rettificare. Ritengo che le opinioni, anche quelle non condivise, vadano rispettate e non censurate. Se altri la pensano diversamente, in caso di controversia sarà il giudice a pronunciarsi.
La linea di questo giornale è basata sul rispetto della libertà di espressione: prova ne sia che dopo Fornaro è intervenuto un nostro collaboratore, Raffaele Mosca, sostenendo un punto di vista opposto. E’ auspicabile che il confronto prosegua serenamente. Le minacce non ci spaventano. E tutti i pareri, se formulati in termini civili, troveranno sempre spazio e diritto di manifestazione.

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

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