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Così lontano, così vicino

In questi giorni, che ormai sono diventati mesi, forse ti sei chiesto “cosa succederà tra un anno” e sei caduto perchè non hai visto cosa stava per succedere oggi. Forse allora avrai guardato poco oltre la punta delle tue scarpe, col risultato di sbattere contro un ostacolo che avevi davanti alla faccia, se solo avessi alzato lo sguardo. A me sono successe entrambe le cose, e allora mi sono rifugiato in queste parole.

 

Guardare troppo lontano è un errore. Se uno guarda lontano, non vede quello che ha davanti ai piedi, e finisce per inciampare. Ma anche concentrarsi troppo sui piccoli dettagli che si hanno sotto il naso non va bene. Se non si guarda un po’ oltre, si va a sbattere contro qualcosa. Perciò è meglio sbrigare le proprie faccende guardando davanti a sé quanto basta, e seguendo l’ordine stabilito passo dopo passo.

Haruki Murakami

I DIALOGHI DELLA VAGINA
Segnali del corpo… dubbi e riflessioni dei lettori

Nel dialogo fra amici, tra le confidenze più strette, capita che il corpo mandi segnali di verità che vanno in altre direzioni rispetto alle parole. Lettrici e lettori raccontano qual è la loro dimensione di confidenza.

Corpi ribelli

Cara Riccarda,
chiedi se il mio corpo parla di me? Tipo che quando sono in scacco di una scelta difficile o sotto la spada di un malessere invadente i miei polmoni si ammalano e mi mettono in sospensione la vita per un mese?
C.

Caro C.,
ho un amico che colleziona polmoniti, è arrivato alla quinta. A me sembra sempre che lui stia per fare qualcosa di importante, inevitabile, sostanziale e dirompente per la sua vita, poi si ammala e tutto si blocca. Ma sta proprio male, lo prende un colorito verdognolo, perde anche la voce e questo gli impedisce di giustificarsi o di promettere qualcosa. Gli mancano, insomma, tutti gli strumenti corporei per dire sì alla vita, come avrebbe voluto prima di autosospendersi. O forse è un modo per andare in autotutela, non so. Quando poi sta bene, riprende in mano quello che voleva fare e aspetta: la polmonite potrebbe coglierlo anche d’estate.
Riccarda

Al di là di un caffè

Cara Riccarda,
mi è capitato di parlare con la signora della lavanderia, con il signore del bar. Sono poi uscita con le amiche e ho finto, o forse ero davvero spontanea, che tutto andasse bene. Non riesco a parlare con le persone amiche, non riesco a tenere un rapporto che vada oltre il caffè anche se riconosco la loro sensibilità e intelligenza. Per quanto riguarda la lavandaia e il barista ancora mi vergogno come una pazza.
Noname

Cara Noname,
il caffè è già un buon punto di partenza, tempo fa non arrivavo neanche a quello. Quando lo provi, poi ti crea dipendenza. Ammetto di essere molto fortunata, i miei caffè, che spesso sono anche aperitivi e cene, giocano su quello che io ancora non so di me e che scopro tra un colpo di tosse e un ginseng.
Riccarda

Chiedere è lecito…

Cara Riccarda,
intervengo sulla parte dell’articolo in cui dici che si dovrebbe imparare a chiedere. Ma io credo che se il focus è la gratuità, chiedere condiziona il dono che quindi smette di essere tale… e poi tante conseguenti riflessioni che starebbero meglio accompagnate da uno spritz che da un cappuccino.
Marco

Caro Marco,
grazie per questo off topic. Non credo che la gratuità e la richiesta sempre si elidano a vicenda: la richiesta è certamente molto rischiosa sia perché potrebbe rimanere inascoltata sia perché dice qualcosa di vero. La gratuità non viene compromessa, forse solo si ridisegna e si allarga quando vede meglio l’altro, oppure finisce quando si sente trasformata in obbligo. In ogni caso, la richiesta potrebbe valere la pena come espediente di verità. Non credi?
Riccarda

Potete scrivere a parliamone.rddv@gmail.com

I DIALOGHI DELLA VAGINA
Colpo di tosse

Umidità come fosse novembre, ma è un pomeriggio di fine maggio. L’enoteca è l’unico ambiente in cui riprendere da dove si erano lasciati. In sospeso c’era il perché di un rapporto finito, la sopravvalutazione che a volte si fa e cosa manca perché una storia sia davvero una storia.
A lei viene la tosse, quella stizzosa, incontrollata, tra la gola e il petto che si muove quando lui, quell’amico che fa le domande difficili, gratta lì dove si aggrappa l’ingorgo delle emozioni.
Ma va già meglio di un tempo, quando lei nemmeno sapeva perché nascesse quella tosse vera, inopportuna e dichiarativa.
Mi fai venire la tosse, gli confessa e ammette che c’è qualcosa di traverso, silente, ma fastidioso e bastano le sue domande a farlo vibrare nella gola. Ma mentre parla, la tosse si calma, le parole sciolgono la debolezza nascosta, con lui la verità viene fuori, lo stato delle cose si vede meglio e il groppo passa, come avesse bevuto un bicchiere d’acqua.
È ora di darsi tempo, le dice, e di imparare un approccio che lei non ha: la capacità di chiedere, rivelare bisogni, magari riparo.
Se butti fuori e chiedi, poi non gratta poi, risponde lui.
Lei pensa che sia vero e soprattutto giusto, immagina già dialoghi liberi, senza neanche un colpo di tosse.

E a voi che segnali manda il vostro corpo quando siete in difficoltà? È mai capitato che il corpo parlasse al posto vostro?

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Saggezza: imparare dai nemici

Iniziamo presto, da bambini. I nostri primi nemici ce li facciamo quando iniziamo a relazionarci con i coetanei a scuola, e, volenti o nolenti, non smettiamo più.
Prima il compagno dispettoso, poi l’amico invidioso o magari il bullo, e man mano che si cresce il collega di lavoro, per i più sfortunati il capo, l’ex fidanzato, il vicino di casa e via dicendo.
Perché la verità è che qualsiasi cosa, anche la più piccola, potrebbe crearci dei nemici, più o meno rancorosi, vendicativi o addirittura pericolosi.
Scontrandoci presto con questo ostacolo della vita, iniziamo presto anche ad affrontare la grande sfida che lo accompagna, quella di non reagire, non cedere alle provocazioni, e non farci risucchiare in un circolo vizioso di cattiverie.
Ma se questa già ci sembra ardua, ve ne è una che lo è ancora di più: imparare dai nostri nemici.
Imparare la pazienza, imparare a riconoscere come non vorremmo mai diventare e rimanere fedeli a noi stessi.
E per assurdo proprio da loro potremmo ricevere la lezione migliore, perché è anche quella che ci richiede uno sforzo maggiore.

“L’uomo saggio impara molte cose dai suoi nemici”
Aristofane

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la settimana…

I DIALOGHI DELLA VAGINA
Illusioni e conquiste sopra il muro dei desideri

Sfide, cadute e panorami mozzafiato. I nostri lettori raccontano come hanno affrontato cime, scalate e ostacoli lungo il cammino.

Muri da evitare

Cara Riccarda,
io quasi in cima sono caduta.
S.

Cara S.,
e se un punto di arrivo, in realtà, non ci fosse mai stato? Hai mai pensato che potesse essere un muro più alto e insormontabile del previsto? E quanto più tu ti arrampicavi, tanto più si alzava? A me è successo di pensare che ci fossero cime a portata di mano, pareti con pioli e appoggi quasi fin troppo facili da salire e poi scoprire che le avevo guardate con una lente deformante.
Quando questi muri sono persone, dovremmo rinegoziare l’altezza e il suo valore a ogni passo e chiederci cosa stiamo facendo e se sia giusto il ruolo dello scalatore perenne, della fatica e della pelle scorticata. Conosco coppie in cui ad arrampicarsi è sempre uno solo, mentre l’altro sta a guardare, distante, dettando il ritmo della marcia e la distanza dalla meta. Per questo ti dico che possiamo anche imbatterci in muri che non finiscono mai e ora che sei caduta, approfittane per riposarti un po’.
Riccarda

Vedere oltre il muro per capirsi meglio

Cara Riccarda,
pochi mesi fa, reduce da un periodo lavorativo critico, mi sono chiesta quali fossero i miei interessi.
Non sono riuscita a darmi una risposta e mi sono resa conto che per molto tempo sono stata trascinata dal turbine degli impegni a tal punto da dimenticare cosa mi piace fare.
Ho iniziato così a scalare la parete delle passioni per cercare qualcosa che avevo dimenticato. All’inizio la scalata è stata scivolosa, non trovavo appoggi né idee e davanti a me vedevo solo nebbia. Ma sono andata avanti. Pian piano ho trovato qualche spiraglio, qualche punto di appoggio che mi ha ricordato i tempi della scuola, quando in estate amavo riassumere i pensieri dei miei filosofi preferiti. Poi si sono affacciati altri ricordi: il fare pace con le amiche d’infanzia scrivendo lettere, il prendere sempre mille appunti riguardo a cose da fare, sentimenti e riflessioni, l’inviare messaggi che gli amici etichettano come “poemi”.
È stato emozionante capire che la mia passione è scrivere. È sempre stata lì, nascosta dietro il muro che mi faceva vedere solo ciò che è utile o doveroso.
Ora che sono in vetta mi godo il panorama.
Non mi chiedo se è utile, perché la vista è mozzafiato e questo mi basta.
Annalisa

Cara Annalisa,
diamo spesso per scontato che le pareti siano fuori di noi e quindi ingovernabili, ma tu dimostri che noi possiamo edificare il nostro muro e tracciare anche il sentiero per scavalcarlo. La tua sfida è partita da te ed è rivolta a te, chi ti può fermare? Infatti ti stai godendo il panorma e allora…scrivi!
Riccarda

Potete scrivere a parliamone.rddv@gmail.com

I DIALOGHI DELLA VAGINA
L’altra parte del muro

Il mio amico G. mi parla di muri, capperi e picconi. “… Ma dimmi tu quale muro non presenta un buco, un punto d’appoggio, qualche semplice increspatura che non consenta di provare quanto meno ad arrampicarsi. E questo perché? Per la curiosità e anzi il bisogno struggente di vedere cosa c’è dall’altra parte, di scoprire il lato nascosto delle cose e tutto ciò che di buono o di bello e perfino di ributtante esso può presentare alla vista”.
Caro G., gli rispondo, su certi muri, a salirici in cima, mi sono venute le vertigini di fronte allo spettacolo del panorama, su altri non ho trovato nessuna crepa in cui potermi infilare e sono rimasta a terra. Però hai ragione, lo struggimento ci spinge ad attrezzarci il più possibile e a sfidare l’altezza e la ruvidità, ma rimango dell’idea che i tentativi di scalata non debbano essere infiniti. Tu mi ricordi che se è vero che perdere le sfide fa male e insinua in noi qualcosa di rinunciatario, una inclinazione a lasciar perdere, ad abbassare le braccia, è vero anche che i capperi, a Roma, fioriscono nel tufo.
Lo so che mi vuoi dire che la sfida, il coraggio, la curiosità sono il motore della vita e dell’approccio agli altri, affermi che il muro va affrontato come uno dei tanti ostacoli che troviamo sulla nostra strada o come un nemico, quindi per distruggerlo.
Tu le mie sfide le conosci bene, ce ne sono state di impossibili, muri respingenti che abbiamo guardato insieme provando a vedere se c’era lo spazio anche solo per una pianta di capperi. Quella volta, mentre stavamo mangiando cicoria in una trattoria di Roma, hai provato a fornirmi tutti gli attrezzi, ma poco più di un gradino non sono riuscita a fare di fronte a quel muro. È per questo che ti rispondo che certo ci provo, ma ora riservo un po’ meno tempo e solo quando sento che possa valere davvero la pena. Non è detto che tutti i muri nascondano orizzonti spledidi, a volte si affacciano sul nulla e lo vediamo nel momento in cui li scavalchiamo o li sgretoliamo.
E poi, caro G., per fortuna ci sono anche i muri solidi a cui possiamo appoggiarci per trovare un po’ di riparo.

Voi come ve la siete cavata con barriere, ostacoli insormontabili, pareti ruvide o scivolose?

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I DIALOGHI DELLA VAGINA
Ostacoli… affrontarli o ignorarli? Le risposte dei lettori

Risolvere o superare i problemi? Aspettare che la bufera passi o immergersi nelle tempeste della vita?
Di seguito le lettere dei nostri lettori.

Problemi? Un’altra volta grazie!

Ciao Riccarda, è certamente difficile dare una risposta al quesito di questo articolo. Cerco di affrontare i problemi, ma naturalmente non tutti sono risolvibili, se non riesco a trovare la soluzione, mio malgrado, sono costretto ad abbandonare e lo lascio a decantare, non dimentico che esiste, ma lo guardo ogni tanto da diverse angolazioni e alla luce di nuove esperienze che forse potrebbero darmi la soluzione, non è proprio una fuga, direi più un temporeggiare in attesa di sviluppi migliori. L’unica certezza che ho, è quella di non farmi assorbire totalmente dal problema in maniera tale da non avere più tempo per dedicarmi ad altre cose belle che possono capitare, direi che alla fine diventa una ‘convivenza forzata’ dalla quale cerco di trarre il maggior vantaggio possibile. Non so se è la maniera giusta, non credo ne esista una, sarà per me interessante leggere altre risposte nella tua rubrica per apprendere idee nuove alle quali magari non ho mai pensato. Buon lavoro.
Gigi

Caro Gigi, la convivenza forzata sotto lo stesso tetto con un problema è democratica: anche i single più convinti ne sanno qualcosa. La tua strategia di temporeggiare e lasciare decantare mi sembra la soluzione migliore, un po’ come quando un uomo dice a una donna ‘vediamo’, che non vuole dire niente, ma intanto passa un po’ di tempo e la donna si è già dedicata a un altro pensiero. Se funziona con noi donne, perché non dovrebbe funzionare con i problemi della vita?
Riccarda

Problemi? Sì ma con distacco!

Cara Riccarda, mi è capitato, nei periodi di maggiore stress, di trovarmi sveglia nel cuore della notte con mille pensieri roteanti e un senso di angoscia per il problema che dovevo affrontare. E poi ripensandoci al mattino, a mente sveglia, le cose erano meno tragiche di come le avevo viste alla notte: questo per lo sguardo diverso, a mente più lucida, distaccata. Non è facile e non sempre ci riesco ma negli anni ho affinato una tecnica: provare a vedere le cose da spettatrice e non da attrice, perché è proprio la voce fuori campo che può aiutare ad aggirare gli ostacoli, non ad eliminarli ma nemmeno ad esserne schiacciati.
M.

Cara M., mi piace la voce fuori campo, una specie di specchio fuori di me che riflette come stanno le cose. E’ vero, da dentro o da troppo vicino è sempre tutto così grande che facciamo fatica a comprenderlo. Tu ti fai spettatrice, diventi pubblico e osservi, ferma, cosa scorre sul palcoscenico della tua vita. Mi permetto di pensare che questa tecnica tu l’abbia affinata dopo anni di prove andate male in cui pensavi che la soluzione fosse stare a pensarci la notte. Anche per te è una questione di sguardo e distacco, di ridimensionamento. E così un po’ lo hai già superato.
Riccarda

Imprevisti, scelte e conseguenze

Ciao Riccarda, tutte le cose hanno il loro corso e tutto si sistema più o meno da solo, perciò credo che, per quanto un problema possa sembrare insormontabile prima o poi o si risolve o si supera, a meno che non si tratti di matematica ovviamente. Quello che fa paura non è l’ostacolo in sè, ma il modo in cui decidiamo di superarlo e le conseguenze che la nostra scelta porterà. Le preoccupazioni arrivano senza chiedere il permesso, travolgono e quando sono presenti sembra che il mondo possa crollare da un momento all’altro, ma fino ad ora mi sembra che il mondo non sia mai crollato, semmai è cambiato. Alcuni cambiamenti sono forzati, altri voluti ma il tempo, si sa fa sempre il suo dovere. E’ un po’ come andare a dormire dopo una brutta giornata, il giorno dopo sicuramente i pensieri saranno più leggeri e i problemi più lontani.
E.

Cara E., è vero, le preoccupazioni arrivano senza farsi annunciare, ma è così anche per le emozioni e le cose belle.
Riccarda

Accettare non è arrendersi

Cara Riccarda, ci sono problemi irrisolvibili perché non tutto dipende da noi. A volte si lotta contro i mulini a vento, inutilmente, per il semplice motivo che si è soli a farlo. Altre volte penso che il problema vada veramente visto “dall’ altra parte della valle”. È veramente un problema o il problema è come ci poniamo noi dinnanzi ad esso. Talvolta si può solo aspettare, lasciare passare la tempesta e sperare che faccia meno danni possibili. Non siamo sempre padroni del nostro destino. Sono tanti i fattori che lo compongono e non possiamo controllarli tutti. Bisogna imparare a distinguere tra ciò che si può cambiare (e farlo) e ciò che bisogna semplicemente accettare.
Silvia

Cara Silvia, la mania del controllo, per carità. Credo che noi siamo padroni del nostro destino molto meno di quanto ci illudiamo. Non so se gli sforzi maggiori ottengano sempre i migliori risultati, almeno per me non è mai stato così. Concordo sul principio dell’accettazione che non è arrendevolezza, ma consapevolezza: accettare, lasciare andare ed essere di nuovo liberi, di nuovo orientati.
Riccarda

Potete mandare le vostre lettere a: parliamone.rddv@gmail.com

I DIALOGHI DELLA VAGINA
Ostacoli insormontabili… guardare oltre si può

“Ciò che a un livello inferiore avrebbe dato adito ai conflitti più selvaggi e a paurose tempeste affettive, appariva ora, considerato dal livello più elevato della personalità, come un temporale nella valle visto dall’alto della cima del monte. I problemi più grandi e importanti della vita sono, in fondo, tutti insolubili; (…). Dunque non potranno mai essere risolti, ma soltanto superati.”
C.G. Jung, Il segreto del fiore d’oro

Mi imbatto in questo frammento e come succede quando le cose ci sfiorano senza lasciarci, mi rimane in testa un pensiero incompleto. I problemi vanno risolti, ci hanno sempre detto, tutto risolto? si domanda a chi ha dovuto affrontare un inghippo. Penso che anch’io, nel tentativo di risolvere, tante volte mi sono trovata in quel livello inferiore di cui parla Jung, quello dei ‘conflitti selvaggi’ e delle ‘paurose tempeste’, della palude limacciosa senza alla fine risolvere niente.
Se risolvere significa sciogliere, come si fa a sciogliere un problema, un’afflizione? È una questione di sguardo, insegna Jung, di distanza e altezza da cui si guarda, di orizzonte, cioè di respiro. E in effetti superando si va oltre, da un’altra parte, senza risoluzione ma con un orientamento diverso. Mi alleggerisce pensare che posso considerare i problemi insolubili ma superabili, irrisolvibili ma ridotti nella dimensione. Superare per lasciare alle spalle, libera di continuare a scorgerli se mi va, ma da un livello più alto e con altri paesaggi davanti agli occhi.

E voi come vi ponete? Provate a risolvere o invece superate i vostri ostacoli?

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Conosci i tuoi limiti?

di Francesca Ambrosecchia

Oggi voglio partire da questa affermazione di Giacomo Leopardi con cui mi trovo solo parzialmente d’accordo. Tutti siamo coscienti di avere dei limiti, o meglio, di porci dei limiti. Tendiamo a limitarci anche nelle situazioni più banali, quando per esempio decidiamo di non intervenire in una discussione affermando il nostro punto di vista.
Crediamo spesso di non essere in grado di fare o conoscere determinate cose e proprio per questo talvolta ci autolimitiamo. In svariate circostanze tendiamo a celare tali difficoltà agli altri per tutelarci e forse in questi casi, il consiglio del noto poeta ottocentesco è da far proprio. In linea generale la tendenza a superare i limiti e gli ostacoli che ci possono mettere in difficoltà è una sfida: può accadere durante il proprio percorso di studi, in ambito lavorativo o nel corso della vita a seguito di episodi spiacevoli. Magari non per nostro volere.
Conoscere i propri limiti e provare a fronteggiarli è sintomo di grande consapevolezza e determinazione: è un esperimento che richiede coraggio e che è spesso necessario.

“L’unico modo per non far conoscere agli altri i propri limiti, è di non oltrepassarli mai”
Giacomo Leopardi

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