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SALUTE E BENESSERE
Artrosi all’anca: cosa può fare l’osteopatia

L’osteopatia si ispira alla medicina olistica, che ritiene che gli individui ‘funzionino’ come un’entità unica, che non può essere divisa in più parti. L’osteopatia, quindi, non considera la malattia come una manifestazione patologica a sé stante, ma come uno squilibrio delle funzioni dell’intero organismo. L’osteopata, attraverso tecniche manuali, può rimuovere gli ostacoli al normale funzionamento di un organo o di un apparato per ripristinare proprio quell’equilibrio funzionale che si era alterato, con localizzazioni solitamente a carico delle articolazioni.
Chi può trovare un alleato nell’osteopatia è per esempio chi soffre di artrosi dell’anca, malattia degenerativa che interessa tra il 15% e il 22% della popolazione. Il trattamento osteopatico delle disfunzioni articolari e muscolari, contigue o meno alla lesione dell’anca, infatti, può permettere un recupero della mobilità articolare, una riduzione del dolore e un miglioramento nella deambulazione.

In genere le prime avvisaglie di un’artrosi dell’anca (coxartrosi) si manifestano all’età di 60-65 anni. A volte si rivelano già a 35-40 anni, ma vi deve essere una predisposizione. L’eziologia, ossia la causa scatenante, può essere primaria o secondaria a malformazioni congenite non riconosciute nei primi mesi di vita (displasia dell’anca), patologie dell’adolescenza, traumi articolari da incidente, sovrappeso e turbe posturali, che alterano il carico sul bacino e sulle anche. Il dolore al fianco o all’inguine coinvolge coscia e ginocchio, aumenta quando si cammina e spesso costringe il soggetto a fermarsi, ma può insorgere anche la notte.

L’anca può esser colpita, oltre che da degenerazione della cartilagine, ossia artrosi, da un’infiammazione delle borse sinoviali, che sono ad essa adiacenti, o da contratture permanenti di alcuni muscoli stabilizzatori del bacino e della postura, come il piriforme e il grande psoas. Queste situazioni possono simulare un dolore da coxartrosi. Tutte queste patologie potranno manifestarsi con dei segni e dei sintomi che andranno esaminati e decifrati.
La persona potrà lamentare un dolore simile a delle fitte all’inguine o nell’area della natica, oppure un dolore anteriore alla coscia o isolato al ginocchio che può esser confuso e curato come fosse un problema locale. Il dolore può aumentare la notte, in particolare se si dorme sul fianco, o aumentare durante la deambulazione o la corsa, costringendo la persona a fermarsi per qualche minuto e creando una zoppia. Spesso la diagnosi arriva dopo aver fatto una radiografia del bacino e delle anche, in alcuni casi però è necessario eseguire una risonanza magnetica che esamini anche i tessuti molli.

È da sottolineare che questi esami strumentali vanno prescritti sulla base di sintomi clinici precisi, poiché sono inutili se si è di fronte ad una persona con contratture dei muscoli posturali e dei legamenti del bacino valutabili semplicemente con la visita posturologica e osteopatica. L’osteopata affianca alla valutazione posturale anche test clinici palpatori in cui percepire tensioni e rigidità muscolo-tendinee e articolari anomale.
Le articolazioni esaminate dovranno essere non solo quelle del bacino e dell’anca. Spesso la causa predisponente della patologia dolorosa è da ricercare in una caviglia poco mobile da anni (per esempio per una distorsione mal curata) o per una condizione di rachide lombare e dorsale che ha perso dinamicità e flessibilità articolare che condiziona le attività di vita quotidiana e crea adattamenti anomali. Nei casi di grave coxartrosi l’unica soluzione è la protesi artificiale, con il trattamento osteopatico però si possono prevenire tali situazioni o comunque ritardare nel tempo l’intervento chirurgico.

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L’osteopatia e la medicina tradizionale: chi cerca la causa e chi cura l’effetto

La ricerca della causa e l’intervento sulla malattia differenziano l’osteopatia dalla medicina tradizionale allopatica, che spesso ha come unico scopo la cura del sintomo. Le implicazioni e le cause di un dolore possono avere motivazioni diverse: per esempio un rallentamento di movimento di una o più vertebre può portare a una lombalgia, ma questa può anche avere una relazione con uno degli organi viscerali come l’intestino, il rene o lo stomaco, con particolare riferimento perfino all’alimentazione.
Con i medici tradizionali gli osteopati hanno in comune lo studio dell’anatomia e della fisiologia e come loro usano metodi di indagine clinica. Ma, invece di considerare solo la parte finale del problema, cioè la patologia, e trattare i sintomi con farmaci o bisturi, indagano e intervengono per ripristinare l’intero equilibrio della persona.
I loro unici strumenti sono le mani. Nel corso della prima seduta l’osteopata è in grado di valutare se il caso è di sua competenza o se indirizzare il paziente verso un altro percorso terapeutico. In alcuni casi un approccio multidisciplinare insieme ad altre “figure” mediche (oculista, dentista, ortopedico,  neurologo, chirurgo) può avere reale efficacia per la risoluzione del problema. Per questo è importante vedere l’osteopatia non come concorrente della medicina tradizionale, ma come aiuto e ausilio per la risoluzione di alcune patologie.
L’osteopatia è una scienza e una filosofia, il suo punto di partenza è l’idea che ogni individuo è un’entità composta da corpo, visceri e psiche e che il movimento è la vita. L’atteggiamento del corpo e il movimento che ne consegue, sono anche espressione dell’interiorità dell’individuo. L’alterazione di uno di questi fattori può, di conseguenza, ripercuotersi sugli altri creando uno squilibrio di tutto il sistema. Ecco perché, secondo queste metodiche, la ricerca delle cause va fatta guardando l’uomo nella sua globalità e non soltanto in maniera meccanicistica, esaminando un solo distretto o un solo segmento motorio.
In osteopatia non ci si accontenta di rilevare il sintomo, ma lo si considera il riflesso di una disfunzione più profonda, lungo una fascia muscolare o in un organo alterato che può trovarsi anche in una posizione opposta a dove si sente il dolore. Il nostro lavoro principale è risalire alla causa che l’ha originato e intervenire per ridare equilibrio all’organismo, che a quel punto è in grado di iniziare il suo individuale percorso di guarigione.
Per fare un esempio concreto, proviamo a risalire a ritroso l’effetto a cascata di una distorsione alla caviglia: il trauma scatena lo spasmo riflesso di alcuni muscoli della gamba, generando la disfunzione all’anca e un conseguente squilibrio alla muscolatura del tronco. Chi ne risente è la colonna vertebrale, la cui sofferenza potrà ripercuotersi sulle radici nervose che emergono tra le vertebre dando diversi disturbi che saranno il presupposto per lombalgie e cervicalgie. Queste ultime potrebbero manifestarsi anche molto tempo dopo la distorsione. Reazioni a catena simili possono essere all’origine di dolori allo stomaco, o viceversa un dolore alla schiena può avere all’origine un’otturazione dei denti sbagliata, che innesca la concatenazione di squilibri che, in un verso o nell’altro, passano sempre dalla colonna.
L’osteopatia, quale scienza “olistica”, ha un campo di applicazione vastissimo. Oggi è utilizzata soprattutto per la cura delle affezioni dolorose della colonna vertebrale e delle articolazioni periferiche, ma si rivela efficace anche nella maggior parte dei casi di cefalee, disturbi dell’equilibrio, nelle affezioni congestizie come le otiti, le rinofaringiti, le sinusiti, i disturbi circolatori, digestivi, ginecologici, pediatrici e nelle insonnie che non abbiano all’origine turbe virali, tumorali, infettive, che minino l’integrità della struttura. L’osteopata che ha seguito un corso adeguato è inoltre in grado di valutare le controindicazioni ad alcune tecniche a seconda del tipo di paziente e dei suoi problemi.

IL MECCANISMO CRANIO-SACRALE
Siamo portati a pensare che le ossa del cranio, morbide al momento della nascita, si induriscano poi e si fissino l’una con l’altra, per diventare una scatola solida e rigida a protezione del cervello. In realtà le ossa del cranio non sono immobili e saldate tra loro, bensì animate da minimi ma percettibili movimenti di espansione e contrazione regolari, che formano una specie di respirazione ritmica: il “Meccanismo Respiratorio Primario”, la cui regolarità, ampiezza, qualità e frequenza sono indicatori preziosi del nostro stato di benessere. Qualsiasi evento traumatico a livello del cranio o del sacro può influenzare negativamente questo meccanismo nel suo ritmo o nella sua ampiezza determinando effetti di vario tipo, sia a livello del sistema nervoso centrale e vegetativo, sia a livello circolatorio. Per ristabilire, ove necessario, un equilibrio perturbato l’osteopata può esaminare il movimento delle ossa craniche. Egli agisce con leggerissime pressioni manuali e con delicati movimenti.
La terapia cranio-sacrale è indicata per il trattamento di cefalee ed emicranie, esiti di traumi cranici, tensioni oculari, sinusiti, faringiti, laringiti, dolori vertebrali, sciatiche, malocclusioni dentali; non presenta controindicazioni e può essere praticata su persone di ogni età. In particolare, si rileva molto utile sui neonati, specie dopo un parto difficile, allorché il cranio subisce compressioni eccessive che con il tempo potrebbero facilitare l’insorgere di diversi disturbi. In questi casi l’osteopata esegue specifici test craniali e interviene con tecniche correttive, delicatissime ma efficaci.

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Il reflusso gastroesofageo: conoscerlo per curarlo

La sindrome da reflusso gastroesofageo (Gerd) è una condizione clinica caratterizzata da reflusso del contenuto gastro duodenale nell’esofago, di entità e frequenza rilevante tale da causare lesioni della mucosa esofagea.
I sintomi considerati tipici (85%, 90%) sono rappresentati dalla pirosi retro sternale (sensazione di bruciore al petto) e dal rigurgito (percezione di liquido amaro o acido nella cavità orale).
Sintomi frequenti ma meno specifici sono l’odinofagia, la disfagia, le eruttazioni, l’ipersalivazione, il dolore epigastrico, il gonfiore, la difficoltà digestiva.
Persone con reflusso gastroesofageo possono presentare manifestazioni atipiche o extraesofagee quali dolore toracico non cardiaco, asma bronchiale, tosse cronica, raucedine, globo faringeo, faringodinia, faringite, laringite, perdita di smalto dentario.
Inoltre, abitudini dietetico comportamentali (pasti abbondanti, cibi ricchi di grassi, caffeina, clinostatismo), farmaci, gravidanza e obesità possono esacerbare la sindrome da reflusso gastroesofageo. Essa risulta essere spesso associata a ernia iatale (circa 50% dei pazienti con Gerd) e la continua esposizione esofagea al contenuto gastroduodenale può causare danno alla mucosa (esofagite) o complicanze come ulcere, sanguinamento, stenosi.
Lo scopo del trattamento osteopatico consiste nel rinforzare e rilassare la giunzione gastro-esofagea, attraverso l’induzione concentrata in questa zona e di aprire qualsiasi fissazione fibromuscolare della giunzione e delle strutture circostanti.

Per ottenere una maggiore efficacia le tecniche vanno eseguite in una sequenza specifica:
– ascoltare l’addome
– liberare le zone di inserzioni del fegato
– liberare il piloro e lo stomaco
– liberare la giunzione gastro-esofagea
– manipolare le fissazioni scheletriche importanti che persistono (ad esempio le articolazioni costo-condrali)
– normalizzare le fissazioni craniche e sacrali.

Stando allo studio “Efficacia del trattamento manipolativo osteopatico in pazienti affetti dalla sindrome di reflusso gastroesofageo” [leggi], il reflusso gastroesofageo è una condizione piuttosto frequente nella popolazione generale che riduce notevolmente la qualità della vita a causa di una serie di sintomi tipici (ad esempio il bruciore al petto) e atipici (ad esempio la raucedine) che ne conseguono.
Alla osservazione palpatoria, la maggior parte delle persone possono manifestarsi sintomi somatici quali: cervicalgia, dorsalgia, dolori al petto e cefalea.

I consigli dell’osteopata:
– non andare a letto subito dopo il pasto
– non indossare cinture o indumenti stretti
– dormire su un cuscino alto
– evitare la posizione decliva
– non tenere le braccia in alto e la testa inclinata indietro per lungo tempo
– evitare l’assunzione di alcuni cibi che possono irritare il tratto esofageo come cioccolato, caffè, tè, alcol, arance.

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L’osteopatia: una solida realtà in America ma ancora un’incognita in Europa

Se si potesse considerare la scienza osteopatica una realtà pienamente integrata al sistema sanitario si potrebbero forse sensibilmente ridurre farmaci e degenze. Ma la verità è un’altra. E chissà per quanto tempo ancora… L’osteopatia oggi riflette in tutto e per tutto le mirabili intuizioni e gli studi intrapresi da Andrew Taylor Still, al punto che potremmo dire tranquillamente (e senza sminuire l’importanza della disciplina e di tutti i suoi più illustri rappresentanti contemporanei), che tutto quello che si doveva scoprire fu scoperto dal suo fondatore. Il resto, fino ai giorni nostri, rappresenta un lavoro di paziente affinamento delle tecniche, e di approfondimento dell’approccio al trattamento, intrapreso da tutti coloro che hanno sposato l’osteopatia non solo come medicina ma soprattutto come filosofia di vita.
Il grande merito di chi ha creduto e crede nell’osteopatia, sta probabilmente nell’aver dimostrato che essa può essere una componente importante nella ricerca e soprattutto nel mantenimento della salute psico-fisica degli individui, senza mai proporsi come antagonista della medicina che definiamo tradizionale, bensì, come suo complemento fondamentale nella continua ricerca di una migliore qualità della vita.

Oggi l’osteopatia si propone come una realtà, emergente in varie parti del globo, e già consolidata in altre. Basti pensare che chi vuole intraprendere la carriera medica negli Stati Uniti, può optare per due differenti percorsi di studi che sfociano in altrettante differenti qualifiche professionali: M.D. (Medicine Doctor – il medico come noi lo intendiamo tradizionalmente -) o D.O. (Doctor of Osteopathy – l’Osteopata) a dimostrazione di una dimensione della cultura della salute, decisamente progredita e dalla quale il nostro Paese ancora risulta essere molto distante. L’osteopatia non si propone come rimedio assoluto e ‘first best’ rispetto alla medicina tradizionale; nella sua filosofia, l’osteopatia ricerca le cause che generano i disturbi degli individui in un approccio integrale psico-fisico, proponendosi come fine ultimo, la rimozione di queste cause, ed utilizzando per tale fine, le capacità di auto guarigione dell’individuo (o dell’organismo) attraverso procedimenti fluidici capaci di ristabilire l’equilibrio generale dell’individuo. Se si comincia a considerare l’osteopatia in questi termini, ci si rende allora conto che essa, ove può operare, fa si che si eviti di coprire in maniera farmacologica, patologie che sono invece risolvibili in maniera radicale. Va sottolineato come:
– il fiorire continuo di strutture osteopatiche ove si insegna e si pratica questa medicina;
– il prestigio internazionale di cui diverse di esse possono fregiarsi;
– la forte selettività dell’iter formativo;
– la moltitudine di studi, ricerche e documentazioni avallanti la validità del trattamento stesso;
– la continua crescita dei pazienti trattati e l’elevato rapporto guariti/trattati
non possano che essere lo specchio di una scienza seria, che fonda le proprie basi su realtà concrete e che si propone tra gli altri, un obiettivo ambizioso tanto quanto semplice, nella sua costante crescita (in Europa): guarire la diffidenza e il preconcetto.

 

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Mai più mal di schiena con la prevenzione

Dolori di stagione, vita sedentaria e fitte alle vertebre: la paura di rimanere bloccati a letto assale migliaia di persone.

Il mal di schiena: che catastrofe. Un dolore atroce che ci mette nell’impossibilità di muoverci e svolgere le più elementari azioni quotidiane. Prevenire. Sembra essere questo l’imperativo categorico ripetuto fino alla noia da medici e specialisti. Il punto è: come prevenirlo?

Ecco il sentiero da seguire: è possibile prevenire tramite l’uso corretto della colonna vertebrale e una corretta educazione posturale.

Le vertebre andrebbero per così dire educate e stimolate sin dalla giovane età, diciamo dai dieci ai quattordici anni. Tra le patologie più frequenti, infatti, va annoverata la scoliosi, accompagnata molto spesso da dolore lungo tutta la colonna vertebrale e postura non corretta. Mediamente, verso i 25- 30 anni compaiono i primi sintomi, legati in buona parte alla professione esercitata. Andrebbe poi tenuto maggiormente in conto il ruolo della componente psichica: il fatto di avere molte responsabilità in chiave lavorativa può determinare oppure accentuare il mal di schiena.

Da una parte gli errori di postura connessi alla vita sedentaria, alle ore passate al volante, al pc oppure davanti alla televisione, dall’altra attività sportive svolte in malo modo, come golf, windsurf, sci e sollevamento pesi. Queste ultime possono condurre a lombalgie, dorsalgie e cervicalgie.  Nel caso in cui avvertiamo sintomi come dolore nella parte lombare, mal di testa oppure fitta dolorosa al collo, la prima cosa da fare è rivolgersi al proprio medico e anche al vostro osteopata di fiducia.

Il proverbiale colpo della strega oppure il blocco del collo e della schiena, richiedono riposo e attenzione particolare agli sforzi. L’intervento terapeutico osteopatico partirà dal controllare e riallineare tutte le articolazioni del piede, per passare alla gamba (perone e tibia), al ginocchio, all’articolazione femore- bacino, all’articolazione del bacino con il sacro per arrivare a controllare e trattare infine la colonna lombare. Si possono inoltre effettuare test di mobilità osso per osso e, scoperta la causa, si rimette in asse il bacino, il sacro e la colonna.

Esiste infine un altro tipo di mal di schiena che non dipende dalla colonna ed è di origine viscerale. Spesso, infatti, l’infiammazione di organi interni quali soprattutto il colon, gli organi genitali femminili, le vie urinarie, possono infiammare i muscoli o i fasci nervosi limitrofi dando un dolore lombare riflesso. Questo tipo di patologia viene trattata con ottimi risultati sia dall’omeopatia che dall’agopuntura.

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Bebè, serenità che parte dalla testa

La terapia craniosacrale è un metodo non invasivo di lavorare sul corpo, iniziato dall’osteopata americano William Garner Sutherland all’inizio del ’900. Il terapeuta ha scoperto l’esistenza di un movimento spontaneo delle ossa craniali e ha osservato un sottile impulso ritmico che è palpabile in tutto il corpo. E’ un sistema fisiologico che è fondamentale nel mantenere la salute e la vitalità del sistema mente-corpo. Si chiama ‘Meccanismo respiratorio primario’ (MRP). A livello anatomico, coinvolge il sistema muscolo-scheletrico, il fluido cerebrospinale, le membrane dure, i tessuti connettivi, il sistema nervoso autonomo e i fluidi.

Il neurocranio è la “scatola” che contiene meningi, fluidi, cervello, cervelletto etc. La formazione del cervello nasce come un “tubo” pieno di liquido che si allarga, si inspessisce e crea da dentro il suo contenitore osseo. Ogni malformazione ossea è il riflesso di un’eventuale disfunzione che ha a che vedere con il sistema nervoso. In più, il neuro-cranio non è una noce di cocco bella compatta, ma è costituito da diverse ossa “incastrate “ tra loro. La domanda è: perché la natura ha fatto ciò? Questo punto interrogativo è il fulcro da cui partì il fondatore dell’idea di un Sistema respiratorio primario, basato sul meccanismo craniosacrale. Osservate l’osso temporale, quello che contiene l’orecchio interno ed esterno, proprio sopra la parte superiore dell’orecchio, si “articola” con l’osso parietale (se vi toccate delicatamente sopra le orecchie sentite una sporgenza) come una squama di un pesce.

La tecnica craniosacrale per i bebè subito dopo la nascita è imperiale e ne traggono un beneficio incredibile. Tutti i bebè possono trarre beneficio da qualche sessione di craniosacrale. Il processo del parto è lavoro duro per la mamma e il bambino, e anche stressante. Questo può portare come risultati a coliche, irrequietezza, e problemi di sonno. Il corpicino è estremamente flessibile, e le diverse ossa del cranio sono come delle piccole isole che si muovono molto facilmente. Insomma, siamo come una busta piena d’acqua, con qualche osso qui e là. Quando il bebè è pronto per passare per il canale vaginale, la forte compressione e le forze di decompressione possono muovere uno sopra l’altro le piccole ossa durante il parto. Se rimangono incastrate, i nervi o le vene possono bloccarsi. Il punto più vulnerabile è la base del cranio, visto che i nervi e le vene passano dentro e fuori dal cranio per quel punto — soprattutto il nervo vago, che regola le funzioni di quasi tutti gli organi — e in più la respirazione, la digestione e il rilassamento del cuore. Usando un tocco delicato alla base craniale, le forze di compressione si rilasciano e lavorando con la zona del petto, il piccolo respira meglio e le tensioni sono rilasciate.

Rilanciare il sistema nervoso ha un effetto incredibile sul benessere del bebè (e dei genitori!). Quello che cerco quando lavoro con i bebè sono dei segni molto sottili nel comportamento e riposte al trattamento, che indicano quali aree hanno bisogno di attenzione o cosa c’è bisogno di fare. Segnali come il linguaggio corporeo del bimbo, i riflessi, la sensibilità al tocco mi danno informazioni importanti. E’ molto chiaro quando un bebè non vuole essere toccato in un area specifica — lui o lei si volterà dall’altra parte o spingerà con le braccia o le gambe — e questo va rispettato. Niente viene fatto senza il permesso dei genitori e dei bebè. Come in tutto il nostro lavoro, è la persona che determina la velocità e il processo di lavoro, non il terapista.”

La terapia craniosacrale è particolarmente importante per i bambini nati con il taglio cesareo. Perché? Ci sono due tipi di parti cesarei: elettivo (quando il bebè non scende nel canale vaginale) e d’emergenza (quando il bimbo è sceso nel canale vaginale e il parto è già avviato). Nel primo caso, c’è un rapido cambio di pressione nel sistema nervoso autonomo, e lo shock parasimpatico è comune. Questi sono i bebè che dormono molto; i cosiddetti ‘bebè buoni’. Più in la nella vita, queste persone possono ritrovarsi con poca energia, fatica cronica e poca motivazione. In questo caso, cerco di orientare delicatamente il bebè alla possibilità di movimento e spinta, per poter mobilizzare una risposta nervosa più simpatica — usando contatto leggero e una pressione verso l’alto sulla pianta dei piedi. Uso anche una voce rassicurante e incoraggiante.

Altro è il caso di un parto d’emergenza. In quel caso, il sistema nervoso parasimpatico è ingaggiato, quindi le forze e i temi di un parto naturale sono presenti. Un cambiamento improvviso può causare uno schema craniale inusuale causato dalle forze che non sono quelle che il sistema è naturalmente predisposto a incontrare. Questo può risultare in un cattivo orientamento e senso dei confini nel bebè. Quando cominciamo a lavorare con questi bimbi, aiutandoli a tranquillizzarsi, mi connetto con l’osso sacro per ri-bilanciare il sistema nervoso. Siccome il processo del parto è stato interrotto, c’è stata una specie di ciclo adrenalinico e quindi questo tipo di bebè a volte esprime rabbia scalciando o spingendosi via. Con bambini di questo genere, prendo molto tempo per l’approccio, applico le mani solo per brevi periodi.

Bisogna creare e diffondere questa cultura..essenziale per i bebè e i bambini, ma che agisce anche per tutti gli stati di ansia e depressione degli adulti. Consigliato rivolgetersi sempre a osteopata regolarmente professionista e membro del R.O.I.

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Quando la testa gira

I giramenti di testa sono il sintomo più frequente dopo la febbre e la cefalea, ma spesso non vengono interpretati in maniera corretta. Innanzitutto, occorre specificare che ce ne sono di vari tipi: il capogiro che dà una sensazione di confusione, di testa piena, di testa vuota; la vertigine, la sensazione visiva di rotazione dell’ambiente in cui ci si trova; l’instabilità, ossia la sensazione di oscillare quando si sta in piedi; il disequilibrio che è la difficoltà nel procedere quando si cammina, con paura di cadere. La vertigine può essere l’espressione di un danno del labirinto mentre il capogiro, l’instabilità ed il disequilibrio sono spesso sintomi che la accompagnano o restrizioni fascio-vascolari. Sgombriamo però l’idea che il giramento di testa sia provocato solo dall’artrosi cervicale, questa diagnosi ha portato stuoli di pazienti a sottoporsi a visite ortopediche, radiografie e risonanze magnetiche del tutto superflue. Per venire a capo della questione basterebbero invece poche, semplici domande: quanto durano i giramenti di testa? Compaiono dopo che si sono fatti movimenti particolari? Vi si associano disturbi dell’udito? Il paziente ha dei ponti in bocca, un’ernia iatale, problematiche cardiache, ecc. Sicuramente un paziente con questo tipo di sindrome vertiginosa avrà una maggiore tensione della muscolatura del collo, ma ciò non significa che il disturbo provenga necessariamente da quel distretto. In effetti varie possono essere le cause che possono provocare la crisi vertiginosa e l’interpretazione di ciò dipende, molto spesso, dalla specialistica a cui ci si rivolge. L’equilibrio Molti sono i fattori che lo determinano ed un’alterazione di uno di questi fattori può creare seri scompensi in tutto il sistema posturale. Infatti l’equilibrio è un bene fondamentale per l’uomo: può persino essere considerato il suo sesto senso nella condizione in cui sono garantiti: – una posizione corretta del corpo nello spazio; – un orientamento dello sguardo che consenta di tenere adeguatamente sotto controllo cosa avviene nell’ambiente circostante; – un ritmo del battito cardiaco e del respiro adatto alla situazione; – una consapevolezza della propria posizione nello spazio; – il benessere psicologico in ogni condizione ambientale. Vari organi (in particolare i sensori posti nell’orecchio interno, nella retina oculare, nei muscoli, nelle articolazioni e sulla pelle) e centri nervosi garantiscono questa funzione. I disturbi dell’equilibrio sono molto numerosi e diversi tra loro, e altrettanto numerose le cause da cui derivano (di varia natura e gravità), per cui la diagnosi e la terapia di un disturbo dell’equilibrio sono spesso difficili e possono richiedere la collaborazione di diversi specialisti, tra cui la figura dell’osteopata, in grado di fare un primo bilancio attraverso specifici test di tipo meccanico ed ergonomico. Sappiamo che l’orecchio risulta essere uno dei più importanti apparati che condizionano la postura; tant’è vero che coloro i quali non sentono bene con un orecchio cercano di compensare tale deficit ruotando il capo dal lato opposto alla lesione; ciò comporterà, sicuramente, un’errata posizione del corpo potendo generare disturbi di vario genere quali: scoliosi, cervicalgie, ecc. Per le vertigini il problema risulta essere molto più complesso. Fortunatamente il nostro organismo possiede una notevole capacità di adattamento alle patologie dell’apparato vestibolare. Recenti studi hanno dimostrato che il miglioramento spontaneo è tanto più rapido quanto più sollecitamente la persona affetta recupera l’abituale attività motoria e quanto meno vengono utilizzati farmaci capaci di ridurre questa spontanea attività di adattamento. La terapia osteopatica riequilibratrice del paziente vertiginoso – una rieducazione osteo-cinetica vestibolare con difficoltà di compenso spontaneo; – una rieducazione tesa a neuro-riprogrammare la funzione dell’equilibrio; – una riprogrammazione posturale successiva all’aggiustamento vestibolare. L’osteopata, quindi, interviene in una fase valutativa iniziale e in una fase terapeutica successiva quando si escludono patologie valutate dallo specialista, garantendo così una risposta più efficace alla domanda che il paziente rivolge.

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SALUTE & BENESSERE
Il trauma del parto
dalla parte del neonato

Ritorno su un argomento a cui, come osteopata, tengo tantissimo: la nascita. La nascita è l’evento più stressante della nostra vita in quanto, venendo spinto contro le pareti del canale vaginale, il neonato viene sottoposto ad enormi forze. Il neonato deve ruotarsi e torcersi, mentre viene compresso tra le ossa della pelvi nel suo viaggio breve ma altamente stressante, verso il mondo esterno.
Il cranio del neonato ha la capacità notevole di assorbire questi stress durante un parto naturale; per ridurre le dimensioni della testa, le morbide ossa si sovrappongono, piegano e “deformano” mentre il neonato discende. Le disfunzioni osteopatiche nel neonato sono abbastanza frequenti: possono instaurarsi sin dalla vita intrauterina (utero patologico e asimmetrie del bacino materno, gravidanze gemellari, contrazioni premature, impegno precoce). Schemi di deformazione all’interno delle parti evolutive di occipite, sfenoide e temporali, appaiono significative nella produzione di svariati sintomi, in relazione alle strutture vitali ad esse strettamente collegate. Di seguito un elenco delle principali disfunzioni osteopatiche e relative cause:

Esito da parto traumatico, parto cesareo, parto con ventosa, nascite premature: al momento della nascita l’ossificazione delle ossa craniali non è completa; nel neonato la scatola cranica è particolarmente morbida e da un lato questo permetterà alla struttura del cranio del nascituro una maggiore adattabilità durante il travaglio, mentre dall’altro lo renderà più vulnerabile alle compressioni meccaniche che in questa fase si possono produrre. Nel parto cesareo, ad esempio, vi è una notevole pressione all’interno della pancia ed una pressione pressoché nulla nell’ambiente esterno, pertanto, il feto, durante il passaggio diretto dall’ambiente fetale al mondo esterno, è sottoposto ad una forza come di trazione del cranio in senso trasversale ed una successiva difficoltà di adattamento alle nuove pressioni.

Torcicollo congenito: a causa di sofferenze fetali o cordone ombelicale attorcigliato.

Deformazioni del cranio e del viso: a causa di un difficile travaglio capita che molti neonati abbiano un cranio allungato, il naso più schiacciato, un occhio più chiuso, un orecchio a sventola. Tuttavia, le deformazioni prodotte sul cranio durante l’espulsione nel tempo vengono riassorbite completamente. Tale processo però non si verifica in maniera completa se la nascita è stata difficoltosa, causando alterazioni della mobilità di alcune ossa craniche che porteranno allo sviluppo di disfunzioni a carico del sistema visivo ed occlusale).

Difficoltà di suzione, deglutizione, stitichezza, reflusso gastroesofageo, rigurgito, coliche, vomito: l’occipite è l’osso che più spesso viene compromesso durante la nascita e dove è frequente riscontrare lesioni intraossee: la presenza di questo tipo didisturbi è legata a tensioni o compressioni delle suture o dei tessuti membranosi intracranici che tendono a creare un’irritazione delle strutture nervose alla base del crani, in particolare del nervo vago. Questo non significa che la compressione a livello delle ossa della base del cranio del neonato rappresenti l’unico fattore eziologico responsabile di questi sintomi, un esame osteopatico precoce potrebbe essere un valido aiuto per il neonato e per i suoi genitori.

Disturbi del sonno, irrequietezza, pianto incontrollabile: sintomi nervosi come l’ipertonia ovvero bambini che faticano a dormire per interessamento del midollo allungato.

Difficoltà di apprendimento cognitivo e motorio, deficit di concentrazione, dislessie e disfonie: la presenza di ritardi nello sviluppo psicomotorio, intellettuale e dell’apprendimento, agitazione ed irritabilità legata a traumi da parto ovvero tensioni o compressioni suturali o membranose intracraniche che tendono a creare un’irritazione di strutture nervose alla base del cranio come ad esempio il nervo vago.

Disfunzioni posturali: squilibri che si manifestano già nelle prime settimane di vita possono condurre a lesioni osteopatiche del bambino (come ad esempio il piattismo della volta plantare o il valgismo delle ginocchia), dell’adolescente (vizi posturali e scoliosi), e dell’adulto. Le alterazioni a carico della colonna e del sacro possono dare luogo a manifestazioni posturali che si evidenzieranno durante la crescita come scoliosi, dismetrie e dimorfismi degli arti inferiori, come il ginocchio varo o valgo o le alterazioni dell’arco plantare).

Alcuni neonati fanno fronte con serenità ed in maniera eccellente a dure e fissate modellature e compressioni del loro cranio. Per altri il percorso è diverso e manifestano svariati problemi, che l’osteopatia in ambito craniale è in grado di individuare e risolvere, riportando alla giusta mobilità e funzione d’alcune parti osteoarticolari del corpo che tra l’altro spesso possono portare ad una serie di problemi:

– posturali: es. scoliosi e le sue conseguenze;
– respiratori: es. asma;
– all’encefalo: es. paralisi cerebrale, spasticità;
– di sviluppo: es. ritardo nello sviluppo fisico e intellettuale,
– comportamentali: es. difficoltà nell’apprendimento;
– infettivi: es. otiti e riniti e faringiti ricorrenti;
– urinari: es. enuresi notturna.

L’approccio osteopatico verso i neonati è particolarmente indicato ed efficace. Si tratta infatti di un trattamento non invasivo e privo di effetti collaterali. E’ particolarmente delicato e ben accettato dai bambini, dai quali si ottengono ottimi risultati. Viene applicato anche sugli adolescenti.
Nei bambini lo stress meccanico del corpo può essere, insieme ad altri, un fattore importante del ritardato sviluppo del bambino. Ritardo nella parola, difficoltà nell’educazione e nell’apprendimento, problemi nella coordinazione e nello sviluppo psichico che non avrebbero nessuna ragione di esistere, possono molto spesso avere origine da cattivi movimenti e da cattive posture del corpo. Molti di questi casi sono stati risolti mediante il ricorso al trattamento osteopatico. L’obiettivo dell’osteopata infatti è riequilibrare la sfera cranica, strutturale e addominale del neonato e del bambino affinché esse possano lavorare secondo la fisiologia, eliminando le disfunzioni ed evitando che queste si possano manifestare in futuro.
Durante lo sviluppo, nell’adolescenza, il corpo viene sottoposto a numerosi cambiamenti. In questo caso l’osteopata, con il suo sviluppato senso tattile, può aiutare il corpo ad assumere la giusta posizione richiesta dalla sviluppo. Spesso, trascurare questi piccoli problemi può condurre a serie problematiche nel corso della vita adulta; l’osteopata può contribuire alla buona salute e alla forma fisica del ragazzo. Le cure osteopatiche possono, inoltre, aiutare a prevenire i rischi i e i traumi correlati all’attività sportiva.

Instaurare un rapporto di collaborazione fra la figura professionale dell’osteopata e le altre – quella dell’ortopedico, fisiatra, ginecologo, pediatra, ostetrica, odontoiatra, oftalmologo, otorinolaringoiatra, neuropsichiatra infantile, logopedista e psicologo – sarebbe particolarmente proficuo al fine di poter intervenire in maniera preventiva, arrestando per tempo l’insorgere di determinate disfunzioni nei neonati, nei bambini e negli adolescenti.


Nuccio Russo è osteopata, esercita a Trapani e a Ferrara

nucciorusso@hotmail.com

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SALUTE & BENESSERE
La sacro iliaca, un chiodo che punge

Uno dei più comuni mal di schiena è dovuto alla disfunzione sacro-iliaca. Capire se si tratta veramente di una disfunzione sacro-iliaca posteriore può essere difficile a causa della somiglianza dei sintomi con altre condizioni di dolore simili, come per esempio l’ernia del disco e la radicolopatia, ossia il dolore del nervo sciatico, dolore che si estende lungo la gamba. E’ quindi necessario un esame clinico abbastanza approfondito per identificare la natura del problema. Per evitare diagnosi errate, occorre procedere con due tipi di visite, un esame obiettivo da parte di un medico e un esame palpatorio da parte di un osteopata, il quale può anche indicare i trattamenti più adeguati per migliorare la sofferenza.

Premessa
Il bacino è formato dal sacro, osso triangolare a base superiore, su cui poggia la colonna vertebrale; quest’ultima esercita una spinta verso il basso che tende a lussare le due ossa iliache poste ai lati. Per natura l’articolazione sacro iliaca compie dei piccoli movimenti di 1 cm circa, questi spostamenti sono molto frequenti durante la gravidanza, per esempio, ma esistono anche situazioni patologiche per le quali il bacino può subire dei disallineamenti o livellamenti dai quali deriva uno squilibrio che si ripercuote sia verso l’alto sulla colonna vertebrale (scoliosi), che verso il basso, sugli arti inferiori. Inoltre, il troppo movimento (iper-mobilità) o il troppo poco movimento (ipo-mobilità) possono causare problemi biomeccanici all’articolazione. I cambiamenti ormonali, poi, (questi si riferiscono per lo più ai cambiamenti ormonali durante la gravidanza) possono produrre lassità nei legamenti del bacino e, insieme all’aumento di peso, comportare uno sforzo maggiore e dolore. Poi ci sono molti disturbi che colpiscono le articolazioni del corpo e che possono causare l’infiammazione delle articolazioni, come per esempio la gotta, l’artrite reumatoide, la psoriasi, la pondilite anchilosante.

Le cause
evento traumatico diretto su un fianco destro o sinistro (per esempio in seguito a caduta accidentale);
– sforzi in flessione/torsione del tronco;
– cattivo riallineamento del bacino dopo il parto;
– manovre forzose eseguite per necessità operatorie durante interventi chirurgici;
– posture scorrette prolungate.

I sintomi
Il dolore nella zona sacro iliaca viene definito come “un chiodo” che punge e il dolore si espande nell’inguine e lateralmente lungo la coscia, generalmente non oltrepassando il ginocchio. ll dolore associato con la disfunzione dell’articolazione sacro-iliaca si presenta più comunemente nelle natiche e nella parte bassa della schiena, ma può anche interessare le gambe, l’inguine e persino i piedi. Il dolore può essere aggravato dallo stare in piedi per lungo tempo, dal sostenere il peso corporeo più su una gamba che rispetto all’altra, salire le scale, correre, avere posture scorrette A seconda della gravità del dolore, la disfunzione sacro-iliaca può rendere difficile rigirarsi nel letto, mettere le scarpe e le calze, mettere le gambe dentro e fuori dalla macchina, è probabile che si avverta dolore a un lato della parte bassa della schiena durante la guida su lunghe distanze. Inoltre, si avverte rigidità nella parte bassa della schiena nel momento di alzarsi dopo essere stati seduti per lunghi periodi e la mattina quando ci si alza dal letto.

Diagnosi e cura
Come anticipato, affinché la diagnosi sia approfondita, occorre fare due tipi di esame: un esame obbiettivo che permette di identificare il tipo di lesione, valutando anche la presenza di eventuali dismetrie degli arti inferiori, e un esame palpatorio che mette in evidenza la presenza delle zone di infiammazione, fondamentale per stabilire l’effettiva presenza del disallineamento e la reale esistenza di una dismetria agli arti inferiori. Solo in questo modo si evitano conseguenze a carico dell’integrità futura dei dischi intervertebrali e delle articolazioni sottostanti al bacino. Un trattamento mirato pone rimedio riallineando o normalizzando gli emi bacini, con annullamento della scogliosi del rachide ed eliminazione del dolore acuto. Il dolore residuo scomparirà già dopo il primo trattamento nell’arco di due giorni.

 

SALUTE & BENESSERE
L’incubo lombalgia con l’osteopata vola via

I dolori alla colonna vertebrale sono un disturbo abbastanza frequente. Il più noto dei mal di schiena è il famoso “colpo della strega” che arriva intenso ed improvviso nella parte inferiore mentre si sta spostando un peso. Poiché il peso del corpo si è scaricato soprattutto sulla zona lombare, lo stato di sofferenza e i dolori che ne derivano vengono definiti “lombalgia”, un’entità clinica largamente benigna che migliora spontaneamente in poche settimane, riservando i maggiori problemi (mal di schiena cronico) ad un ristretto numero di soggetti.
In inglese, il dolore è definito in modo più appropriato “low back pain” (dolore alla parte bassa della colonna). Il dolore è “a sbarra“, cioè trasversale nella parte lombare con possibile irradiazione al nervo sciatico (lombosciatalgia). Quando la lombalgia è cronicizzata può essere riacutizzata da determinate posture (ad esempio stare troppo tempo in piedi nella stessa posizione o seduti durante la guida in auto per lunghi percorsi).
Questa patologia interessa l’80% della popolazione almeno una volta nella vita. A soffrirne maggiormente sono le persone con un’età compresa tra i 30 e i 50 anni, ma non mancano casi di ragazzi che hanno meno di 20 anni. Le condizioni che possono determinarne la causa ed il persistere della lombalgia sono numerose, a volte anche non localizzate nella colonna vertebrale. Le cause che generano questa malattia producono fenomeni di degenerazione discale, cioè l’invecchiamento più o meno precoce dei dischi intervertebrali. La lombalgia è una delle cause più frequenti di inabilità temporanea al lavoro.

La colonna vertebrale
La colonna vertebrale è costituita da 34 vertebre e dai dischi intervertebrali. Le vertebre si suddividono in 7 vertebre cervicali, 12 vertebre toraciche, 5 vertebre lombari, 5 vertebre coccigee. Le vertebre sacrali sono fuse nell’osso sacro, le coccigee nell’osso coccigeo. La colonna vertebrale sostiene tutto il carico del corpo umano, è il centro dell’equilibrio, del collegamento del cervello con i 5 organi di senso, i quattro arti, i legamenti, le ossa e i muscoli. Grazie all’azione dei muscoli, dei legamenti e delle capsule articolari, siamo in grado di stare in piedi e muoverci in tutte le direzioni. L’eleganza e la bellezza del movimento dipendono fondamentalmente dalla cooperazione tra vertebre, articolazioni, legamenti e muscoli. In particolare la colonna vertebrale ha la funzione di contenere il midollo, dare solidità e permettere qualunque movimento, svolgendo anche un’azione di protezione del sistema nervoso e del midollo spinale.
Purtroppo però la colonna è anche il luogo privilegiato dove si imprimono i nostri blocchi, le paure, il rifiuto di evolvere e dove si scaricano tutte le nostre tensioni. La colonna vertebrale infatti non è un asse diritto, ma è composto da una serie di curve che danno notevole solidità e flessibilità al corpo, grazie alla presenza di cerniere di rotazione. Occorre quindi mantenere questa flessibilità per il benessere generale della persona.

Diverse le cause della lombalgia, di seguito le più comuni
1 disturbi legamentosi;
2 disturbi delle articolazioni posteriori;
3 problemi discali-protrusioni;
4 infiammazioni radicolari;
5 disturbi viscerali;
6 alterazioni degenerative;
7 malattie metaboliche;
8 squilibri energetici;
9 contratture muscolari;
10 forme tumorali.

I Disturbi legamentosi sono quei dolori correlati ai piccoli o lunghi legamenti che limitano la mobilità della colonna. Difatti i legamenti situati dietro la colonna quando vengono stirati, si infiammano determinando dolore. Tutto ciò può essere causa di una lombalgia da carico, da stress, da scorretta posizione o da strappo e movimento brusco.
Problemi discali o “protrusioni” sono problemi inerenti il disco che si schiaccia, e sono dovuti a vari motivi, dal sovrappeso a motivi fisici e posturali. Quando succede questo, il disco tende a scivolare in dietro o avanti. In presenza quindi di una protrusione il legamento che è estremamente innervato risulta molto sensibile alla minima pressione. Nella protrusione discale che ha 3 livelli di gravità, il legamento cedendo crea dolore sempre più forte perché il disco spinge il legamento fino al canale vertebrale e quando il disco arriva a toccare la “dura madre” si crea il classico “colpo della strega” [leggi un precedente articolo sul tema].
Le infiammazioni radicolari sono le ernie del disco, l’Herpes Zoster, la neurite e l’artrite reumatoide. Nell’ernia del disco si può determinare una compressione della radice nervosa che può dar luogo a dolore lungo la gamba, al polpaccio con formicolio e perdita della sensibilità.
I disturbi viscerali possono essere dovuti a problemi intestinali, digestivi o ginecologici. Le sciatiche della parte sinistra del corpo spesso sono dovute a problemi legati ad un mal funzionamento dell’intestino, mentre sciatiche nella parte destra sono legati a 9 problemi meccanici discali. Molto spesso nel 90% dei casi i problemi dell’intestino, in particolare la stipsi determina dolori del tratto lombare. Anche un mal funzionamento della valvola ileocecale, può dare sindromi a livello del disco intervertebrale. Il gonfiore del disco può essere causa del dolore alla zona lombare o lungo il nervo sciatico. Anche nel periodo dell’ovulazione e durante la fase mestruale possono comparire dolori nel tratto lombare.

La diagnosi osteopatica
L’obiettivo della diagnosi osteopatica è quello di stabilire con successo le diverse cause (tra cui impianti di risalita) che inducono allo sviluppo e al mantenimento del dolore nel paziente.
Ecco un elenco parziale delle cause più comuni del mal di schiena che emergono dalla diagnosi osteopatica:
1 blocco della mobilità vertebraleblocco del bacino (sacro-iliaco, sinfisi pubica);
2 attaccamento di un nervo (sciatica, femorale);
3 disfunzione articolare dell’anca, ginocchio, caviglia/piede;
4 disfunzioni delle curve vertebrali (iperlordosi e ipercifosi, atteggiamento scoliotico o verticalizzazione della colonna);
5 attaccamento viscerale (spasmi del colon sigmoideo, fissazione del rene, congestione pelvica);
6 aderenze cicatriziali (taglio cesareo, appendicectomia);
7 stile di vita del paziente (lavoro, postura, alimentazione, stress, ecc.).

Il trattamento osteopatico
La scelta del tipo di manipolazioni e del numero di sedute dipendono dalla formazione specifica dell’osteopata e dal tipo di disturbo da trattare, ma soprattutto dalla risposta della persona al trattamento. In linea di massima, un disturbo acuto come un dolore provocato da un trauma richiede da due a quattro sedute (ma se il trauma è serio o molto esteso, per esempio dopo un incidente stradale, bisogna aspettare almeno due settimane prima di intervenire).
Un problema cronico, che dura da tempo, come il mal di schiena costante di chi sta a lungo in piedi, dopo un trattamento di tre-cinque sedute ravvicinate (una alla settimana), spesso dà risultati abbastanza immediati ma che devono essere mantenuti con incorni più distanziati (una volta al mese).
L’osteopata decide quale percorso proporre basandosi sulle proprie qualità palpatorie, di osservazione, di diagnosi osteopatica e posturale, nonché ergonomica; non sottovalutando, comunque, ove necessario, il ricorso a più approfondite valutazioni (Rmn o Tac) o indirizzandovi a colleghi professionisti (neurologi, ortopedici, etc.).
Il trattamento osteopatico è spesso il più efficace intervento per provare a correggere questo genere di problemi. La maggior parte delle persone pensa che il dolore alla schiena sia il risultato di un trauma, in realtà ci sono molte malattie che si manifestano con i sintomi del mal di schiena o con problemi pelvici, tra queste dolori addominali, stati di ansia, artrite, spondilosi cervicale o lombare, dermatiti, patologie renali, reumatismi e tumori.
Il trattamento osteopatico è comunque utile per far diminuire il dolore o lo stress che queste patologie comportano, includendo tecniche manuali con manovre delicatissime per decomprimere il disco e la radice compressi, e tecniche sui tessuti molli. Compito dell’osteopata non è solo quello di somministrare il trattamento, ma anche quello di dare consigli su come mantenere i risultati ottenuti, tramite, ad esempio, la ginnastica osteopatica.

* Nuccio Russo è osteopata, esercita a Trapani e a Ferrara
nucciorusso@hotmail.com

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SALUTE & BENESSERE
I tic, nervosi ma spesso passeggeri

Emettere dei colpetti di tosse, ripetere le stesse parole, chiudere gli occhi o strizzarli, toccarsi i baffi o le orecchie, e ancora mordersi le guance, fare smorfie, ecc. milioni di persone convivono con questi piccoli tic.
Un movimento o una parola involontaria, spesso ripetuti e ossessivi possono essere sintomo di stress o tensioni Ma questa problematica può essere sintomo di un vero e proprio malessere patologico. I tic possono interferire nelle attività quotidiane, rendendo difficile lo svolgimento normale di attività che richiedono molta concentrazione come parlare, scrivere, osservare e anche dormire. I problemi maggiori causati dai tic, comunque, sono di natura sociale e relazionale.

Cosa sono i tic
Si tratta di parole o gesti involontari, rapidi e ricorrenti, che non hanno scopo. L’origine fisiologica dei tic non è chiara. A livello neurologico possono dipendere da un’alterazione nei circuiti del sistema nervoso centrale. A livello psicologico sono senz’altro la conseguenza di uno stato di stress a livello cosciente o inconscio. La “funzione” del tic sarebbe quella di abbassare una condizione di ansia attraverso un rituale ripetitivo.

Quali tipi di tic esistono
In base al modo in cui il tic si manifesta, si possono distinguere 4 tipi di tic:
1. tic motori semplici: sono piccoli e brevi gesti dei muscoli del viso e del corpo, come ammiccamenti, alzate di spalle, movimenti dei piedi;
2. tic motori complessi: sono azioni di maggiore durata e maggiormente articolate, come strapparsi i capelli o pulirsi ossessivamente gli occhiali;
3. tic vocali semplici: è la ripetizione di suoni inarticolati, come fischi e colpi di tosse;
4. tic vocali complessi: prevedono la ripetizione di parole o frasi, che a volte possono anche essere scurrili o ingiuriose (cazzo, merda, ecc.).

Le cause
Attenzione, c’è un disagio, un malessere o un particolare stato d’animo dietro ad ogni tic. Alcuni gesti rispecchiano un desiderio di protezione e consolazione (come quello di arrotolarsi i capelli intorno alle dita o di cullarsi con movimenti ripetuti del busto); altri tic molto comuni, come il mangiarsi le unghie o mordicchiare la penna, sono indice di aggressività inespressa; anche i tic linguistici, come la ripetizione continua di un intercalare all’interno del discorso (“cioè” o “diciamo che”) hanno un significato: esprimono insicurezza e frustrazione. A volte però i tic possono essere anche la conseguenza di condizioni patologiche come encefaliti, ictus, intossicazioni da monossido di carbonio, traumi cranici e da assunzione di alcuni farmaci eccitanti. Ci sono anche rari disturbi, come la cosiddetta sindrome di Gilles De La Tourette, che si manifestano proprio con una serie di tic: nel caso riportato in esempio, la persona affetta da questa patologia è soggetta a continui tic vocali e motori, che si ripetono in sequenza, compromettendo la vita quotidiana e creando, in alcuni casi, una quasi totale disabilità.

Quali i rischi
1) Rosicchiare le unghie: abitudine che, a lungo andare, provoca sia il danneggiamento dell’unghia stessa.
2) Tirarsi i capelli o attorcigliarsi una ciocca di capelli attorno alle dita: la ripetizione continua del gesto rischia seriamente di rovinare i capelli perché la continua stimolazione in questo senso, rovina anche la radice del capello.
3) Far scrocchiare il collo: la mossa, seppure dia sollievo sul momento, porta all’indebolimento dei legamenti e provoca l’usura delle articolazioni provocando artrite e anche il rischio di ictus.
4) Schiacciare, grattare o toccare in continuazione i brufoli: il sanguinamento di un brufolo può anche provocare la formazione di cicatrici permanenti.
5) Digrignare in continuazione i denti (bruxismo) può provocare la rottura dei canali dentali, oltre a danni alla mandibola o usura dei denti.
6) Succhiare caramelle dure è dannoso perché, se troppo zuccherate, possono provocare carie.
7) Leccarsi o mordersi le labbra porta le labbra a essere sempre secche e screpolate ed è più facile che così vengano intaccate dai vari enzimi digestivi presenti nella saliva provocando infezioni; mordicchiarle in continuazione può anche arrivare a provocare fibromi, che possono essere rimossi solo chirurgicamente.
8) Mordere l’interno della guancia può provocare gonfiore, infiammazioni croniche e sanguinamento.
9) Masticare di continuo il chewing gum è pericoloso perché va a stimolare in continuazione i muscoli della mascella; inoltre, l’eccessivo consumo di gomme da masticare può anche portare a problemi di tipo digestivo e di gas.
10) Mordicchiare penne e matite: si può incorrere in infezioni e patologie varie causate dai germi che entrano in contatto con le gengive.

I tic generalmente non sono pericolosi ma se molto frequenti e prolungati nel tempo, possono stancare i muscoli coinvolti, provocare infiammazioni e risultare dolorosi. All’origine dei nostri malesseri, infatti, ci sono disarmonie. Ogni volta che il nostro corpo vive uno stress (e in media ogni persona ne affronta uno importante a settimana), esso reagisce ‘globalizzandone l’impatto’ per renderlo il più tollerabile possibile per la distribuzione di energia (creando, così, un equilibrio di compensazione): ciò comporta, al tempo stesso, un immagazzinare in memoria le tracce degli squilibri compensati.

Consiglio
La miglior cosa è rimediare in modo sano e naturale. L’osteopatia in ambito craniale rappresenta un valido strumento nell’ambito della prevenzione perché ogni processo patologico nel corpo è l’espressione di una disfunzione muscolo-scheletrica più o meno pronunciata che, se non opportunamente trattata, contribuisce al mantenimento di una condizione di malessere psico fisico. La tecnica cranio-sacrale è uno dei metodi per decondizionare gli schemi alterati, aiutando la persona al rilassamento.

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Sconfiggiamo il mal di schiena

Soffrire di mal di schiena è una condizione comune che tende ad acuirsi con l’avanzare dell’età ma è riscontrabile di frequente anche in persone giovani. Il “mal di schiena” è la causa più comune di assenza dal lavoro e di inabilità nella vita quotidiana. Molti mali di schiena sono il risultato di un uso improprio della colonna lombare nell’attività quotidiana (lavoro, lavori in casa, sport amatoriali etc.) che provoca stiramenti e la rende vulnerabile. L’aumento di peso aggrava questa situazione.
Inoltre, tra le cause della lombalgia si possono evidenziare: scorretta deambulazione per cattivo appoggio di un piede (esempio per una distorsione recente o anche passata), una vecchia pubalgia non trattata, problemi alle cervicali, dolori alle spalle, deglutizione atipica, un dente estratto o un dente incluso, malocclusione, un trauma ad un dito della mano, disbiosi (alterazione della flora batterica intestinale), diaframma molto teso per alterata respirazione durante lo sport o per eccessivo stress della vita quotidiana; attività lavorative disagevoli, sedute scorrette, posture viziate, sport violenti inadeguati all’età o alla persona, scarso movimento, cervicalgia, interventi chirurgici, cicatrici, alterazioni posturali, alterazioni della colonna vertebrale, alterazioni della funzione visiva (problemi dell’ occhio) etc.
Tutti questi elementi che generano i sintomi del mal di schiena hanno in comune l’aumento del tono muscolare come difesa e l’irritazione delle radici nervose. Ad ogni stress o problema, il tono muscolare aumenta inevitabilmente ed il perdurare di tale situazione fa sì che il tessuto connettivo fissi le posizioni dei muscoli in tensione, così che questi diventano permanentemente corti, cioè “retratti”. Proprio le retrazioni sono la spiegazione delle patologie articolari. Di fronte a tali fenomeni, l’azione più corretta, più profonda e radicale è rappresentata dal riequilibrio delle tensioni muscolari e dal riequilibrio della postura. Stare molte ore al lavoro seduti davanti al computer può provocare indolenzimento dei muscoli, formicolii alle mani, mal di schiena e, alla lunga, può causare depressione e disturbi dell’umore.

Alcuni consigli per migliorare la postura al lavoro
– Fare spesso esercizi per le spalle e per il collo, anche appoggiandosi al muro, tenendo allineate le orecchie con le spalle: quando si sta seduti, si tende a curvare la schiena in avanti o indietro, ma solo se le orecchie sono allineate con le spalle allora si è nella giusta posizione;
– evitare di tenere le gambe accavallate: per avere una postura corretta la pianta dei piedi deve essere ben piantata a terra;
– mettere le mani conserte dietro la schiena e provare ad alzarle verso le scapole;
– usare un cuscino lombare può essere utile per non incurvare la schiena in avanti;
– alzarsi spesso, fare delle piccole pause, muoversi ogni tanto;
– mentre si è seduti alla scrivania, fare esercizi per rilassarsi.

Alcuni consigli per fare correttamente i sollevamenti
– piegare le ginocchia, non la schiena;
– sollevare i pesi usando le gambe, afferrare gli oggetti e portali vicini al corpo;
– portare gli oggetti non più in alto del petto, usare gli sgabelli se necessario;
– quando il carico è molto pesante, cercare aiuto e non alzarsi di scatto.

Alcuni consigli per fare correttamente i lavori di casa
Anche i lavori di casa possono scatenare dei disturbi alla schiena, infatti sono le casalinghe a soffrire spesso di lombalgia. Di seguito le abitudini da correggere in modo da avere una schiena sana.

Spolverare le mensole
NO Quando si devono spostare oggetti o togliere la polvere su armadi e mensole, non bisogna incurvare la schiena all’indietro, per non caricarla eccessivamente e irrigidire oltre misura i muscoli.
SI’ La soluzione migliore è quella di utilizzare una scala.

Lavare la vasca da bagno o utilizzarla per fare il bucato
NO Lavare la vasca da bagno o utilizzarla per fare il bucato a mano corrisponde spesso ad abbassare la schiena mentre si è in piedi, rischiando di sollecitarla troppo.
SI’ Per evitare qualsiasi tipo di problema, ci si deve inginocchiare davanti alla vasca, alzandosi ogni tanto per non sforzare eccessivamente i muscoli della schiena.

Cucinare
NO Capita, quando si cucina, di ruotare il tronco su un lato, senza muovere le gambe, per prendere un barattolo o un oggetto che si trova di fianco: in questo modo, però, si sforza la schiena.
SI’ E’ necessario girare tutto il corpo (gambe e piedi compresi) verso l’oggetto da prendere.

Stirare
NO L’asse da stiro non deve essere né troppo basso né troppo alto, per evitare di incurvare o di tendere eccessivamente la schiena.
SI’ L’altezza ideale è quella per cui l’asse si trova a livello dei fianchi. Non bisogna mantenere a lungo la stessa posizione, ma si deve cercare di spostarsi ogni tanto, per esempio appoggiando un piede su un rialzo.

Rivolgersi ad un osteopata
Ormai ne sentiamo parlare da qualche tempo. Magari abbiamo sentito qualche amico che ha risolto un brutto mal di schiena o un fastidioso torcicollo rivolgendosi a questa fantomatica figura: l’osteopata. Resta però poca conoscenza di un mondo che, così come in Italia non ha ancora preso piede, in altri Paesi europei ed americani è già una realtà affermata. A dimostrazione di questo, in Italia la professione dell’osteopata non è riconosciuta, ma è tollerata; al contrario è riconosciuta ufficialmente negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, in Nuova Zelanda, in Israele, in Gran Bretagna, in Belgio, in Svizzera ed in Francia.
L’intervento dell’osteopata può rivelarsi molto utile contro il mal di schiena. L’osteopatia è una scienza che si avvale di trattamenti manuali, intervenendo proprio sui dolori muscoloscheletrici, che possono interessare varie zone della schiena (lombare, dorsale, cervicale) oppure spalle, braccia, gambe. Tratta in particolare il tessuto connettivo, quello che avvolge ogni organo, lo collega agli altri e alle varie parti del corpo. L’osteopata prende in esame il movimento: non soltanto quello che si esegue grazie ai muscoli e alle articolazioni, ma anche quello che avviene all’interno, la respirazione e la trasmissione dei messaggi nervosi. È questa visione d’insieme delle cause e degli effetti che permette all’osteopatia di essere preziosa ed efficace contro il mal di schiena.

Il trattamento osteopatico, che utilizza diverse tecniche (l’osteopata le sceglie a seconda della persona che ha di fronte e dei problemi da risolvere), comincia con l’esame di eventuali referti già in possesso della persona (radiografie, ecografie), con una serie di test muscolari posturali e con l’osservazione e valutazione della colonna vertebrale e dell’equilibrio complessivo del corpo. In molti casi, un intervento adeguato può risolvere il mal di schiena anche trattando zone del corpo lontane da quella dove si sente dolore.

Se l’osteopata lo ritiene opportuno, può indirizzare la persona da uno specialista per un consulto. Qualunque sia il problema da risolvere, l’osteopata non consiglia l’assunzione di farmaci né di sostanze di alcun tipo. L’obiettivo fondamentale del trattamento osteopatico è di restituire all’organismo il ritmo e la mobilità che garantiscono il buon funzionamento degli organi e degli apparati. In linea di massima, un disturbo acuto o cronico richiede da tre a cinque sedute.

* Nuccio Russo è osteopata, esercita a Trapani e a Ferrara
nucciorusso@hotmail.com

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Tacchi a spillo o fattori ereditari? Cause e rimedi per l’alluce valgo

Una vera e propria deformazione che interessa l’alluce e che ha riflessi, più o meno dolorosi, su tutto il resto del piede e non solo. A farne le spese, oltre alla qualità di vita delle persone colpite, anche la postura e l’andatura. Diventa difficile scegliere le calzature adatte, trovare le scarpe che consentano di camminare senza troppo dolore e ogni passo può risultare più difficile del previsto. L’alluce valgo non è quindi solo una patologia strutturale, ma causa degli accorciamenti alle catene muscolari inerenti, portando a problematiche posturali di notevole importanza.

Con il termine alluce valgo si intende la deformazione dell’articolazione che sta alla base dell’alluce e che la spinge verso l’esterno, deviando l’asse del dito. Spesso definita con termini popolari assai coloriti “patata” o “cipolla”, si tratta di un’infiammazione caratteristica (borsite) che dà dolore sia per lo sfregamento continuo con la calzatura, che crea arrossamenti e, nei casi più gravi, ulcerazioni, sia per la comparsa di deformità e patologie correlate: dita a martello, dolorose callosità plantari, metatarsalgie ecc. Si parla di alluce valgo quando l’angolo tra il primo e il secondo metatarso, corrispondenti appunto al primo e al secondo dito, è superiore a 8°.

L’alluce valgo è frequentissimo: colpisce più di metà della popolazione femminile oltre i 45 anni ed è spesso ben evidente anche prima, in età giovanile. E’ presente anche negli uomini, ma in percentuali minime rispetto alle donne. Nel determinare questa deformità concorrono sia fattori ereditari (la mamma o la nonna con lo stesso problema), sia fattori ambientali, primo fra tutti l’uso di scarpe con tacco alto e punta stretta.

Con il tempo, può comportare una vera e propria sindrome posturale: tendenza al ginocchio valgo con dolore della faccetta rotulea interna del ginocchio; rigidità delle anche con limitazione della loro rotazione interna; accentuazione della curva lombare con presenza di lombalgia cronica.

Le cause dell’alluce valgo
Le cause dell’alluce valgo sono ancora molto discusse. Prevale generalmente l’idea che si tratti di un disturbo congenito, una patologia che si eredita geneticamente. Ma esistono anche forme acquisite legate a patologie reumatiche, infiammatorie, neuromuscolari o a traumi. Molto discussa è anche la responsabilità delle scarpe nel determinare questo disturbo: quello che è certo è che calzature non idonee alla fisiologia del piede – come quelle con punte strette e tacchi alti, che tanto piacciono alle donne – possono peggiorare la situazione, contribuendo al progresso della deformazione, e sono spesso la causa dell’infiammazione dolorosa.
Sotto accusa anche il piede piatto, spesso associato a questa patologia: la ridotta curvatura della pianta, infatti, porta a un sovraccarico della parte anteriore del piede.

Prevenzione e trattamenti
Per non dover arrivare a soluzioni drastiche, come l’intervento chirurgico, che comporta sempre rischi di complicazioni e dolore nella fase post-traumatica, bisogna lavorare sul fronte della prevenzione. Il trattamento osteopatico lavora sul rilascio della fascia plantare e sul recupero di funzionalità delle articolazioni del piede, sia per alleviare il dolore che per prevenire ulteriori atteggiamenti scorretti di articolazioni e strutture limitrofe. La costanza poi nell’eseguire esercizi specifici, la ginnastica propriocettiva ed eventuali sedute di osteopatia e di antiginnastica possono evitare un peggioramento della patologia, migliorare la sensibilità, correggere l’appoggio a terra e di conseguenza anche l’equilibrio e la stabilità di tutto il corpo.

Esercizi preventivi per la mobilità delle dita dei piedi
1) Afferrare il mignolo e l’alluce e divaricali per alcuni secondi;
2) dopo aver allargato le dita dei piedi, incrociare le dita delle mani con quelle dei piedi;
3) tirare le dita singolarmente come se si volesse svitare dal piede;
4) pensare di raccogliere un fazzoletto di carta con l’idea di appallottolarlo, arricciando le dita dei piedi;
5) camminare sui vari appoggi del piede (talloni, esterno ed interno del piede e con attenzione sulle punte);
6) mettere una pallina da tennis in un calzino e infilando il lembo della calza tra l’alluce e il secondo dito, eseguire delle flesso-estensioni del piede cercando di sostenere il peso senza arricciare le dita (da eseguire seduti su una sedia con il tallone appoggiato sulla stessa, mantenendo la schiena dritta);
7) seduti con una gamba tesa, avvolgere l’alluce con l’elastico tenendolo in mano tipo briglie da cavallo, eseguire quindi delle flesso-estensioni dell’alluce stesso cercando di tenere ferme le altre dita.

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Fertilità e scienza osteopatica

Fertilità è in generale la capacità di riproduzione degli organismi viventi. L’osteopatia può rappresentare un valido aiuto nel caso di difficoltà di concepimento, intervenendo specificamente su condizioni meccaniche che possono impedire l’innesto dell’ovulo o il trasporto dell’ovulo nella camera gestazionale (cause frequenti di infertilità).
Alterazioni vertebrali e tensioni possono compromettere la fluidità del sistema vascolare e nervoso del bacino e, di conseguenza, la funzionalità degli organi genitali. Traumi diretti sulle strutture connesse come sacro, coccige, colpi di frusta possono compromette la meccanica che va trattata e ripristinata. Ciò può essere frequentemente determinato dalla presenza di cicatrici locali uterine o degli organi circostanti, aderenze chirurgiche, esiti di infiammazioni locali, tensioni del pavimento pelvico (fasciali) e tensioni strutturali del bacino (ossa iliache, sacro e coccige). Un trauma al coccige, osso fondamentale per l’equilibrio strutturale e funzionale del bacino, per esempio, viene poco preso in considerazione nell’anamnesi del paziente. Oppure le conseguenze di interventi all’addome, di infiammazioni dell’endometrio, di infezioni da germi come la Clamydia, che possono creare aderenze e ispessimenti dei tessuti. Se le irregolarità si trovano vicino alle tube, il passaggio dell’ovulo può risultare più faticoso. Dal punto di vista anatomico anche disfunzioni degli organi viscerali adiacenti possono influire negativamente come il colon irritabile, cistiti, infezioni alle vie urinarie. Gli organi viscerali, quindi anche utero, tube e ovaie, hanno una motilità (intrinseca propria dell’organo) e una mobilità (dell’organo rispetto alla mobilità del diaframma). Dal punto di vista osteopatico c’è poi un’influenza del movimento cranio sacrale e del movimento della fascia.

Un caso frequente è quello dello spostamento del coccige, cioè l’ultima parte della colonna vertebrale, articolata con l’osso sacro. Il coccige è un osso fondamentale per l’equilibrio del bacino, e spesso traumi, cadute o posture errate possono essere sufficienti per portarlo fuori asse. Questo può influire sull’assetto della colonna, importante per la fertilità. Con l’osteopatia la posizione si può facilmente correggere, migliorando così la fisiologia del bacino. L’osteopatia in questo caso può aiutare con manovre viscerali delicatissime, che “massaggiano” i tessuti, sciolgono le aderenze e migliorano il flusso sanguigno e linfatico spesso congestionato dalla presenza dei “nodi” fibrosi. I risultati sono buoni: nel giro di qualche seduta può succedere che le tube si aprano e che l’ovulazione riprenda con regolarità.

L’osteopatia arriva ad agire anche sull’utero stesso: se è retroverso ne può favorire la rotazione e il ritorno nella corretta posizione, rendendo così più probabile la gravidanza. Questo è possibile perché i nostri organi non sono fissi, ma hanno una propria mobilità sui propri assi, che può essere migliorata con le dolci manipolazioni dell’osteopatia. Così si forma un “terreno” più vitale e accogliente che facilita la gravidanza.
L’osteopata opera per il recupero della mobilità della struttura, per diminuire le tensioni fasciali, cicatriziali e viscerali, e per ridare armonia all’intero sistema; le mani e la percezione palpatoria lo guida nella ricerca verso la disfunzione e la sua liberazione da blocchi e rigidità che compromettono l’efficacia del sistema vascolare e nervoso del bacino, che di conseguenza compromettono il corretto funzionamento degli organi genitali, non irrorati e innervati efficacemente. Gli organi interni possiedono una loro mobilità attorno a propri assi, spesso questa viene compromessa in seguito ad interventi chirurgici, adattamenti posturali, esiti cicatriziali, traumi. Insieme alla mobilità viene persa anche la loro funzionalità e la nuova situazione disfunzionale viene registrata dal sistema nervoso autonomo che ne regola la funzionalità. Nel trattamento della persona in gravidanza, l’osteopata si concentra in particolar modo sulla buona meccanica del bacino e di tutti gli organi e articolazioni, un equilibrio tra tessuti e fluidi corporei per sostenere i processi di autoregolazione e salute della persona in esame.

scienza-osteopatica-sport

La scienza osteopatica al servizio dello sport

“C’è un evidente rapporto tra il movimento e la salute” (A.T.Still)

L’osteopatia è una scienza, una disciplina che si occupa globalmente della salute dell’individuo. Si basa sulla ricerca degli squilibri e delle riduzioni di mobilità delle diverse componenti del corpo umano. Questo approccio correttivo delle alterazioni del sistema muscolo-scheletrico avviene attraverso tecniche manuali specifiche di normalizzazione che vengono portate a compimento dopo un’attenta fase di analisi e studio del caso specifico. L’osteopatia permette di ottimizzare il rendimento della ‘macchina uomo’, liberando l’organismo da tensioni che in vario grado limitano la prestazione. Il miglioramento che si ottiene dal punto di vista posturale riduce il consumo energetico e gli attriti interni, rendendo più fluidi i gesti tecnici.
In questo caso il trattamento osteopatico può intervenire su più livelli; l’osteopata può essere di grande aiuto nei confronti dello sportivo durante i periodi di allenamento molto intensi, ma anche in prossimità di appuntamenti agonistici importanti, infatti tramite un particolare approccio al sistema cranio-sacrale riesce a modulare l’attività del sistema nervoso autonomo migliorando:
– qualità del sonno;
– concentrazione agonistica;
– gestione dello sforzo;
– prevenzione del sovrallenamento.

Il termine osteopatia (dal greco osteon osso e pathos sofferenza), fu introdotto in origine dal dr. Andrew Taylor Still per definire quelle alterazioni organiche, funzionali o strutturali che coinvolgono l’apparato viscero-fascio-muscolo-scheletrico sotto forma di una eccessiva densità tissutale, provocando un alterato squilibrio e disallineamento posturale.

Principali indicazioni dell’osteopatia
L’osteopatia è indicata nella cura dei dolori e delle disfunzioni della colonna vertebrale: sciatiche, sciatalgie, dolori intercostali, mal di schiena nelle svariate forme, dolori cervicali del collo. Ma è possibile risolvere anche problemi agli arti (distorsioni, tendiniti, reumatismi), ai visceri (reni, fegato, intestino, colite), allo stomaco (gastrite). Poi problemi al cranio che generano il mal di testa, problemi alla mascella, nevralgie facciali, sinusiti, ma anche stress e ansia.

L’osteopatia nello sport
Il sostegno dell’osteopatia nella cura e nella prevenzione in ambito sportivo è di fondamentale importanza. Questa figura sta diventando sempre più importante e indispensabile per assicurare che la struttura organica dell’atleta sia tale da ottimizzarne l’attività sportiva e una preparazione fisica completa. Ad oggi, in Italia, circa il 20% delle società sportive vedono la presenza dell’osteopata nel loro staff. Il pensiero che si sta sviluppando è quello di seguire l’atleta, non solo quando gravita ai massimi livelli del professionismo, ma anche prima, durante la sua crescita.
Questo permette di condurlo lungo il percorso sportivo sfruttando pienamente le sue potenzialità e prevenendo alcuni inutili infortuni.
Da studi effettuati su atleti professionisti, si è constatato che un trattamento osteopatico mirato può prevenire traumi (dovuti a disequilibri impercettibili del comportamento strutturale) e, soprattutto, può migliorare la performance dell’atleta in maniera oggettiva ed evidente. Questo avviene attraverso alla possibilità che viene data all’atleta di avere a disposizione una struttura corporea in completo equilibrio, dove l’avvenuta correzione di ogni alterazione muscolo-scheletrica e posturale ne migliora la capacità di muoversi nello spazio e di rendere secondo una perfetta efficienza biomeccanica.

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L’INCHIESTA
Salute a rischio. Allergie e intolleranze alimentari: l’approccio osteopatico

3.SEGUE – Riprende l’indagine di Ferraraitalia sulle nuove patologie e “l’altra medicina”, con una riflessione del nostro esperto, il dottor Nuccio Russo.

L’organismo possiede al suo interno le forze biodinamiche e biocinetiche che gli permettono di mantenere l’equilibrio o di restaurare il benessere. Queste forze si esercitano attraverso i due sistemi neurovegetativo ed endocrino che lavorano in sinergia tra loro.
Attualmente non si parla più semplicemente di sistema immunitario ma di sistema neuro-psico endocrino-immunitario, quindi è inevitabile la relazione tra psiche, sistema immunitario e funzionalità organica.
Come il corpo sa riconoscere le aggressioni esterne, così la mente sa riconoscere quello che ci è proprio da quello che ci è estraneo. I fattori psicologici sono una causa molto frequente delle allergie, sembra infatti che lo stress abbia un ruolo importante perché aumenta la sensibilità individuale. E’ come se si innescasse una sorta di rapporto alterato tra l’individuo e il mondo circostante.

D’altra parte, sappiamo tutti che se si è allergici al polline, agli acari, alla polvere, ecc. ma anche a persone e situazioni sgradite. La reazione che si manifesta sul piano immunitario è paragonabile ad analoghe insofferenze su altri piani.
La nuova scienza della neuro-psico-endocrino-immunologia insegna che il nostro sistema immunitario è paragonato a un organo supplementare di percezione-relazione con il mondo circostante, una sorta di “sesto senso”. L’individuo può rispondere all’ambiente che lo circonda con moti di aggressività che lo coinvolgono simultaneamente sul piano immunitario, nervoso ed endocrino. Sotto questa luce, l’allergico ricerca qualcosa contro cui volgere la propria aggressività repressa o dissimulata e, a questo punto, si perde la corretta percezione dei ruoli, non essendo più chiaro chi sia l’aggredito e chi l’aggressore.

Dunque le malattie allergiche richiamano la nostra attenzione su più fattori:
– predisposizione costituzionale;
– abitudini alimentari;
– capacità di disintossicarsi (a livello fisico e psichico);
– aspetto legato alla psicosomatica;
– ambiente più o meno sano in cui si vive.
Pertanto l’approccio alle allergie deve essere necessariamente olistico, altrimenti occorrerà accontentarsi di soffocare l’ennesima reazione infiammatoria auto-provocata, senza comprendere e quindi guarire alla radice la problematica.
La reazione allergica può essere intesa, come d’altronde tutte le sintomatologie che richiamano ad una lettura corpo-mente, come il campanello d’allarme di un sistema che ha perso i suoi equilibri naturali e che attraverso i sintomi esprime il suo bisogno d’attenzione.

Il primo a ipotizzare una correlazione tra alimenti e malattie fu Ippocrate (460-370 a.C.), il quale comprese che il cibo poteva essere causa di manifestazioni patologiche come l’orticaria e la cefalea. Successivamente se ne occupò Galeno (131-210 d.C.) che pare curasse malati di allergia alimentare.
Il corpo e la mente nella loro unità funzionale, possono ricompattare alleanze chimiche e psichiche in tutte quelle disfunzioni quali stress, frustrazioni, attacchi di panico o di abbandono, che sono l’evidente comunicazione di uno stato di disagio generale che produce poi la reazione allergica.
Per ogni individuo esistono determinate sostanze, talvolta assolutamente insospettabili, che lo intossicano e che quindi sono incompatibili con il proprio sistema immunitario.
Ingerendo tali alimenti si verifica un fenomeno di reazione citotossica che distrugge parte dei globuli bianchi; gli enzimi liberati entrano in circolo, attaccano i tessuti e provocano irritazione in intere aree del corpo con conseguenti reazioni di tipo allergico a catena. Tali reazioni sono dette intolleranze alimentari ritardate o incompatibilità alimentari tipiche del metabolismo ritardato.

Con sintomi diversi da soggetto a soggetto, le incompatibilità alimentari producono disturbi che si manifestano anche a distanza di tempo dall’ingestione dell’alimento responsabile; diverse sono le allergie classiche che, invece, si manifestano immediatamente con l’assunzione del cibo reattivo (reazione mediata). Talvolta allergie ed incompatibilità possono coincidere. A seconda dell’alimento e del relativo grado di sensibilità si possono avere svariati sintomi, spesso talmente abituali che il soggetto, seppur malamente, convive con loro quasi in una sorte di assuefazione, considerandoli normali. I sintomi sono strettamente individuali poiché le tossine, che si formano durante i processi di incompatibilità alimentare, hanno un organo-bersaglio specifico per ognuno.

Di seguito alcuni sintomi legati alle intolleranze alimentari:
Sintomi generali: stanchezza, ritenzione idrica, borse oculari, sonnolenza postprandiale, alitosi, aumento sudorazione.
Sistema nervoso: cefalea, ansia, depressione, irritabilità, scarsa memoria, difficoltà di concentrazione, vertigini, vampate di calore.
Apparato respiratorio: difficoltà di respirazione, asma, tosse, rinite allergica, sinusite.
Apparato cardiocircolatorio: alterazione della pressione arteriosa, palpitazioni, extrasistole, aumento della coagulabilità del sangue.
Apparato gastroenterico: gonfiore, senso di nausea, dolori e crampi addominali, gastrite, colite, disturbi dell’alveo, diarrea, stitichezza, eruttazione, aerofagia, prurito anale, emorroidi.
Apparato urogenitale: cistiti, infiammazioni urogenitali, sindrome premestruale.
Apparato muscolo-scheletrico: crampi, spasmi, tremori muscolari, debolezza muscolare, dolori articolari,
Epidermide: prurito locale e generalizzato, acne, eczema, dermatite, vari
Inestetismi: cellulite, soprappeso, obesità.

Il ruolo dell’osteopata
L’osteopata utilizza la via d’accesso al corpo attraverso la lettura della mappa corporea tracciata dalla psiche sul corpo e dalla ricerca dei traumi fisici e psichici che condizionano il corpo nello svolgimento delle sue funzioni naturali.
Attraverso l’osservazione visiva e manuale interpreta la mappa e individua i punti di restrizione mantenuti nell’organismo che contribuiscono ad alimentare il disagio o il sintomo, come appunto nel caso delle allergie.
Noi sappiamo che le allergie vengono dall’aggressione degli antigeni alle nostre superfici di contatto. Queste non sono solo la pelle, ma anche tutte le parti interne collegate all’esterno attraverso gli orifizi, come l’intestino, gli alveoli polmonari, tutte quelle zone, cioè, rivestite da mucose: dove c’è una mucosa, c’è un tessuto linfoide con dei globuli bianchi e delle immunoglobuline, quindi una prima difesa contro i microbi esterni.
L’intervento dell’osteopata aiuta l’individuo a ritrovare l’equilibrio funzionale, uno dei punti di partenza per la risoluzione del conflitto anche sul piano mentale. L’osteopatia rientra in un percorso di medicina integrata che prevede il contributo di varie specialistiche mediche, psicologiche, di medicina naturale e terapie del benessere che, sia sul piano della diagnosi che della cura, in sinergia tra loro aiutano l’individuo a capire l’origine del sintomo ‘allergia’ e a trovare la propria strada nella ricerca dell’equilibrio naturale perduto.

LEGGI LA PRIMA PARTE DELL’INCHIESTA
Salute a rischio: “Ripristinare l’equilibrio bioenergetico e disintossicarsi”

LEGGI LA SECONDA PARTE DELL’INCHIESTA
(Salute a rischio. Morelli: il benessere è nell’equilibrio delle energie vitali)

 

stomaco-brucia

Aiuto, lo stomaco brucia!

Quando una porzione dello stomaco scivola verso l’alto, in molti casi si tratta di quella che i medici chiamano un’ernia iatale con reflusso gastroesofageo.
L’ernia iatale è un problema piuttosto diffuso, sembra che interessi fino il 60% della popolazione. La patologia è causata dal passaggio di una porzione dello stomaco dall’addome al torace, attraverso un foro del diaframma, chiamato iato diaframmatico esofageo.
Tale sindrome riduce notevolmente la qualità della vita a causa di una serie di sintomi tipici (cervicalgia, dorsalgia, dolori al petto cefalea) e atipici (ad esempio la raucedine) che ne conseguono. Il trattamento manipolativo osteopatico si dimostra essere un metodo efficace per diminuire la sintomatologia di questa patologia. Infatti, in molti casi, l’ernia iatale ha una componente osteopatica importante in quanto, indipendentemente dalla sua tipologia, è quasi sempre l’espressione di un disequilibrio delle fasce a livello gastro-esofageo.

Si distinguono due diversi tipi di ernia iatale:
1) Ernia da scivolamento: è la più frequente (circa il 90% dei casi); si caratterizza per il passaggio di una porzione dello stomaco attraverso lo iato esofageo, provocando reflusso gastro-esofageo.
2) Ernia da rotolamento: condizione più rara e pericolosa della precedente. In questo caso la giunzione tra stomaco ed esofago rimane nella sua sede naturale mentre il fondo dello stomaco passa nel torace.

Le cause
In effetti, la tendenza allo scivolamento verso l’alto di una parte dello stomaco è data da tensioni muscolo-fasciali non fisiologiche che coinvolgono l’intero sistema fasciale.
Una causa importante è l’allentamento dei tessuti connettivi e la perdita di tono basale che si verificano con l’andare degli anni. Ma in queste condizioni si vedono tipicamente anche pazienti fra i 35 e i 50 anni. Una cifosi toracica acquisita si sviluppa con un cambiamento nel rapporto tra la giunzione cardi-esofagea ed il diaframma, con una riduzione dell’efficienza sfinterica. Gli interventi chirurgici possono provocare, invece, tensioni disuguali in tutti i tessuti connessi con le cicatrici. Certe occupazioni lavorative possono contribuire alla destabilizzazione della giunzione gastro-esofagea. I lavori sedentari favoriscono il rilasciamento dei legamenti della giunzione gastro-esofagea. In sostanza, si tratta di cause meccaniche che generano problemi meccanici.
In medicina interna l’ernia iatale o dello iato esofageo può essere dovuta a brevità congenita dell’esofago; erniazione del cardias entro il torace; sacca gastrica posta nello iato lateralmente all’esofago.

I sintomi
I sintomi che più spesso accompagnano il reflusso esofageo, con o senza ernia iatale, sono: pirosi, rigurgito, dolore epigastrico o retrosternale, aggravato da certi movimenti, per esempio flessione in avanti del corpo; dolori di stomaco, vomito acquoso e filamentoso, alito acido, dolore nella parte inferiore del petto, dolore esacerbato da tosse ed espirazione forzata, dolore all’ingestione di cibi solidi, cefalee spesso alleviate dal vomito. L’ernia iatale e il reflusso gastro esofageo non si presentano sempre insieme ma hanno in comune fattori predisponenti simili.

I rimedi

E’ importante sottolineare ancora una volta che la patologia dell’ernia iatale con reflusso gastroesofageo trattata fino ad ora è di esclusiva competenza medica nella diagnosi e come tale va sottoposta ad uno specialista specifico.
Diverso è il discorso relativo ai sintomi accusati dal paziente, sintomi che possono essere affrontati, in seconda battuta e con più o meno possibilità di successo a seconda dei casi, con terapie manuali, laddove una visita osteopatica appropriata ne riscontri la necessità. L’osteopatia, oltre ad avere una grande efficacia per i dolori articolari e muscolari, possiede una serie di tecniche specializzate per il trattamento della zona viscerale, che permettono di ridurre drasticamente l’insorgenza dei vari sintomi.
Esiste una dinamica viscerale precisa che può essere modificata. Quindi, applicando una serie di tecniche specifiche, si permette all’organo di trovare la sua fisiologia naturale ed i disordini legati alla restrizione di mobilità saranno così corretti.
La sintomatologia è spesso legata al reflusso gastroesofageo e alle sue complicazioni. Lo scopo del trattamento osteopatico consiste nel rinforzare e rilassare la giunzione gastro-esofagea, attraverso l’induzione concentrata in questa zona e di aprire qualsiasi fissazione fibro-muscolare della giunzione e delle strutture circostanti.

Per ottenere una maggiore efficacia le tecniche vanno eseguite in una sequenza specifica:
– ascoltare l’addome;
– liberare le zone di inserzioni del fegato;
– liberare il piloro e lo stomaco;
– liberare la giunzione gastro-esofagea;
– manipolare le fissazioni scheletriche importanti che persistono (ad esempio le articolazioni costo-condrali);
– normalizzare le fissazioni craniche e sacrali.

Consigli
– non andare a letto subito dopo il pasto;
– non indossare cinture o indumenti stretti;
– dormire su un cuscino alto;
– evitare la posizione declive;
– non tenere le braccia in alto e la testa inclinata indietro a lungo

Alimentazione
I sintomi collegati all’ernia iatale sono il reflusso gastroesofageo che dà luogo alla patina linguale, e/o a rigurgiti acidi, ad una sensazione di bocca amara e secchezza della bocca.
Per questo motivo è ottimale masticare molto i cibi, ed evitare soprattutto cioccolato, latticini, pomodoro, alcolici, fumo, caffè, agrumi, bevande gasate, e cibi acidi in generale come melanzane, peperoni, aglio e cipolla (specialmente se crudi), menta, eucalipto (quindi attenzione anche ai prodotti come caramelle balsamiche e tisane, eventualmente per problemi da raffreddamento si possono usare prodotti a base di propoli). Come antiacido oltre ai citrati alcalini, è possibile usare il kuzu, una radice giapponese reperibile in erboristeria e nei negozi biologici. Se si ha la bocca amara o acidità in gola, si possono fare risciacqui e gargarismi con acqua tiepida e bicarbonato di sodio
Un trucco che funziona molto bene è di consumare pasti di piccola quantità e più frequenti, limitando al massimo le bevande (possibilmente solo acqua) bevute durante i pasti, altrimenti i succhi digestivi sono diluiti e la digestione peggiora tendendo a far risalire il cibo e ad esalare acidità. Inoltre, occorre agevolare la digestione evitando di consumare frutta e dolci a fine pasto, in modo da uniformare il tipo di cibi da digerire, iniziare a bere acqua calda appena svegliati, prima di coricarsi, e lontano dai pasti.
Per questo sarebbe utile portarsi dietro un termos di acqua calda anche sul posto di lavoro e in vacanza, bevendone un po’ per volta durante tutta la giornata, lontano dai pasti. Sarebbe meglio mangiare cibi cotti e iniziare i pasti con zuppe, minestre con cereali integrali, per tenere così lo stomaco e l’apparato digerente caldi e pronti alla digestione, evitando cibi secchi e freddi.

osteopatia-neonatale

Osteopatia in ambito
neonatale e pediatrico

L’osteopatia in ambito neonatale e pediatrico rappresenta una reale medicina preventiva. In caso di nascita naturale, rappresenta una terapia imperiale ed elettiva che permette al neonato di superare il trauma da parto. Anche in caso di cesareo, l’osteopatia permette il ripristino del meccanismo di respirazione primario, un meccanismo che controlla tutte le fasce del tessuto del neonato e che avviene prima del normale respiro toracico, già intorno alla quarta settimana di vita intrauterina. L’osteopata si prende attenzione del bebè considerandolo come una un’unica unità funzionale di corpo, emozioni, mente e spirito.
In molti Paesi del nord Europa e negli Stati uniti, viene data grande importanza al ruolo dell’osteopata che affianca l’ostetrica in sala parto, assistendo alla dinamica del parto per poi verificare, nell’immediato, se la dilatazione e la contrazione delle ossa del cranio, che sono collegate al sacro attraverso la dura madre (una membrana quasi inestensibile), avviene rispettando i limiti fisiologici.

osteopatia-neonataleDurante il passaggio della testa del feto lungo il canale del parto, si determina un modellamento delle ossa craniche ed uno stimolo meccanico essenziale per uno sviluppo regolare di tutto il corpo. Se questo viene a mancare, come in caso di parto cesareo, l’intervento dell’osteopata può rendersi necessario per favorire una crescita più corretta possibile. La pressione subita dal cranio al momento della nascita può rappresentare un fattore determinante per l’ossificazione delle ossa craniche. Inoltre, la pressione e la compressione che il cranio riceve, nel passaggio dal canale pelvico, può creare irritazioni dei nervi cranici del neonato. In età fetale il bambino possiede una grande malleabilità delle ossa del cranio e, a causa dell’espulsione e delle enormi pressioni cui è sottoposta la testa durante la nascita, questi può subire una deformazione del cranio stesso. Si spiega infatti come, per via di un difficile travaglio, molti neonati abbiano una forma strana del cranio (ad esempio un cranio allungato, naso più schiacciato, occhio più chiuso…). Spesso le deformazioni del cranio durante l’espulsione si riassestano completamente col tempo. Talvolta, però, se la nascita è stata difficoltosa, questo processo non si verifica in maniera completa, con conseguenti alterazioni di mobilità di alcune ossa craniche, non ancora saldate, e la possibilità quindi di sviluppare disfunzioni a carico del sistema visivo e occlusale. I tessuti conservano spesso le asimmetrie delle pressioni e degli stiramenti subiti. Ogni regione del corpo può essere lesa e a causa dell’interdipendenza, ogni disequilibrio si ripercuote a distanza.

osteopatia-neonatale

Nel parto cesareo, a causa del gioco di pressioni, si possono riscontrare problemi. Vi è una notevole pressione all’interno della pancia ed una pressoché nulla nell’ambiente esterno. Il feto, durante il passaggio diretto dall’ambiente fetale al mondo esterno, è sottoposto ad una forza come di trazione del cranio in senso trasversale ed una successiva difficoltà di adattamento alle nuove pressioni. In entrambi i tipi di parto, se l’adattamento fisiologico del cranio non avviene, l’osteopata può intervenire per riequilibrarlo e per permettere una migliore fisiologia, eliminando le disfunzioni ed evitando che queste si possano manifestare in futuro. A seconda della disfunzione cranica presente, nel bambino possono infatti manifestarsi successivamente problematiche specifiche. Difficoltà respiratorie, suzione, irrequietezze, allergie, asma, faringiti, riniti, sinusiti, otiti, adenoidi, possono essere legate ad un’alterazione del movimento delle ossa del cranio o di una scorretta mobilità del diaframma toracico.

Sintomi legati a problemi di disfunzione cranica al momento della nascita:
• la presenza di disturbi del sonno, suzione difficoltosa, rigurgiti, difficoltà a deglutire, agitazione e irritabilità, coliche possono essere legate ad una tensione o compressione delle suture o dei tessuti membranosi intracranici che tendono a creare un’irritazione di strutture nervose alla base del cranio;
• le alterazioni a carico della colonna e del sacro possono dare luogo a manifestazioni posturali che si evidenzieranno durante la crescita come scoliosi, dismetrie e dimorfismi degli arti inferiori (ginocchia vare, valghe, alterazioni dell’arco plantare);
• la presenza di emicranie, cefalee, strabismo, cattive occlusioni possono essere legate a lesioni o tensioni delle membrane intracraniche o cranio-sacrali .

Desidero far comprendere che gli studi sul cranio e sul suo movimento sono ormai una realtà e che, nel mondo culturalmente avanzato, gli osteopati qualificati intervengono già due ore dopo la nascita, in collaborazione con i medici specialisti.
E’ importante dare ai futuri genitori questo tipo di informazioni, i pediatri dovrebbero documentarsi di più e divulgare l’importanza della scienza osteopatica in ambito craniale.

“I tessuti posseggono una loro memoria” (J. Barral) e tutto rimane impresso.
Per questo è importante l’osteopatia nei bambini, perché evita che le disfunzioni si strutturino.

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Gli effetti sul cuore di una cattiva postura

Una buona postura non è vantaggiosa soltanto per la colonna vertebrale, ma anche per il collo, le spalle e per la salute cardiovascolare. La tensione dei muscoli del collo e il rilascio di ormoni dello stress sono associati ad una cattiva postura, e tutto questo può far aumentare la pressione sanguigna. La connessione tra postura e salute del cuore sembra essere correlata sia allo sforzo muscolare sia ad un disallineamento della gabbia toracica e della colonna vertebrale, stato che influenza i polmoni e il cuore stesso.
Una cattiva postura cronica può influenzare la spina dorsale e la gabbia toracica, che a sua volta può avere effetti negativi sui polmoni e sul cuore. Nei miei anni di lavoro in campo osteopatico, ho osservato che se la colonna vertebrale non è in allineamento corretto, questo può ridurre la funzione della gabbia toracica, aumentandone la pressione sul cuore e sui polmoni. Facciamo il nostro lavoro d’ufficio ogni giorno, seduti con una postura sbagliata per nove ore, scadenze incombenti e stress continuo. Inevitabilmente si finisce con i muscoli del collo tesi e, col passare degli anni, lo stress ossidativo provoca una cattiva ossigenazione. Uno studio pubblicato sul “Journal of Neuroscience” suggerisce che la tensione continua dei muscoli del collo può contribuire ad un aumento della pressione sanguigna, perché influenza lo stato neurovegetativo. I ricercatori hanno trovato una connessione tra i muscoli del collo e l’attivazione di alcune aeree del cervello: un’eccessiva pressione sui vasi sanguigni della regione cervico-dorsale può scatenare reazioni riflesse in quelle cellule cerebrali che attivano i recettori (segnalatori) e far aumentare la pressione sanguigna.
Ovviamente ci sono molte altre cause di alta pressione sanguigna, ma questo è un ottimo esempio di come un problema muscolo-scheletrico può contribuire ad un peggioramento della propria salute. Curvarsi continuamente su un computer o comunque passando la propria giornata con una cattiva postura, può limitare il flusso di sangue nella parte posteriore della testa, con conseguente cefalea tensiva. Le restrizioni provengono dall’irritazione del nervo e da spasmi muscolari sul collo e sulla parte superiore della schiena. Se il flusso di sangue al cervello è fortemente limitato, può provocare un’insufficienza vascolare, con conseguenze anche gravi nel tempo.
Per prevenire tutto questo è utile fare prevenzione e dedicare una piccola parte del proprio tempo a se stessi, monitorando la pressione sanguigna senza stress e facendo le cose con calma e lentezza. Se i sintomi persistono, è consigliato affidarsi alle mani esperte dell’osteopata per ripristinare una buona postura con la tecnica del rilassamento muscolo scheletrico.

gambe-gonfie-ritenzione

Gambe gonfie e ritenzione idrica

La ritenzione idrica è un disturbo molto diffuso che colpisce soprattutto le donne. Di per sé la ritenzione idrica non è altro che il trattenimento dei liquidi nel nostro organismo, che si accumulano maggiormente nelle zone della pancia, dei fianchi, delle gambe e nei piedi. Il fenomeno è comunque da non sottovalutare poiché può comportare gravi rischi per la salute.

Facciamo un po’ di chiarezza

Da un punto di vista medico si possono riscontrare diversi tipi di ritenzione:
• c’è un primo tipo di ritenzione idrica, quella circolatoria, che è causata dal malfunzionamento del sistema venoso e linfatico, e che provoca l’accumulamento di liquidi tra una cellula e l’altra, causando tumefazione dei tessuti e conseguente dolore;
• un secondo tipo è la ritenzione idrica dovuta all’abuso di farmaci;
• poi abbiamo una ritenzione idrica di origine alimentare, dovuta ad una alimentazione (eccesso di sodio) e a una condotta di vita scorrette (poca attività fisica e postura sbagliata).
• infine, una ritenzione idrica associata a patologie come insufficienza renale, cardiaca, ipertensione arteriosa, linfedema.

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Gonfiore e dolore, gli effetti della ritenzione idrica sui piedi

Come si manifesta
Quando c’è ritenzione idrica, si nota un gonfiore causato dall’accumulo di liquidi nei tessuti, di fluidi in eccesso. Pancia gonfia, piedi gonfi, caviglie gonfie: ciò comporta anche un aumento di peso e un senso di pesantezza degli arti che può provocare dolore. È bene però sottolineare che non è la ritenzione idrica che porta al sovrappeso, semmai il contrario: il sovrappeso rallenta infatti la diuresi e favorisce la comparsa della ritenzione idrica. Se si preme per alcuni secondi il pollice nella parte anteriore del polpaccio, e rilasciando rimane visibile l’impronta del dito, allora c’è un ristagno e un accumulo di liquidi. Un controllo dal proprio medico è importante per valutare la specificità e la clinica del problema.

Prevenzione
La migliore prevenzione è condurre una vita sana, sommando un insieme di buone abitudini:
• bere molta acqua
• praticare regolarmente dello sport
• seguire una dieta sana e ipocalorica
non fumare
non bere alcolici
• cambiare frequentemente postura e combattere la sedentarietà
• sottoporsi ad un linfodrenaggio delicato e a tecniche fasciali osteopatiche

La natura aiuta

Cibi sani
La natura ci offre molti rimedi naturali per la maggior parte delle malattie e dei disturbi che possiamo contrarre lungo il tempo. L’alimentazione non sempre è sufficiente a risolvere il problema del ristagno dei liquidi, quando si è in presenza di una vera e propria patologia, occorre ricorrere al consulto del medico. Tuttavia, quando il livello della ritenzione idrica non è così avanzato e possiamo gestirla in modo naturale e autonomamente, bisogna rivedere subito il proprio modo di mangiare ed eliminare alcune brutte abitudini. I rimedi contro la ritenzione idrica sono molti ma, se si inizia con l’eliminare il fumo, diminuendo il dosaggio di sale nel cibo e riducendo sostanzialmente e drasticamente l’uso di alcoolici, si avrà già un netto miglioramento agli arti inferiori.
Ci sono alcuni alleati naturali che si possono provare facilmente: è importante consumare molta frutta e verdura, in particolare quella ricca di vitamina C che protegge i vasi capillari, e gli alimenti che facilitano la diuresi, quindi via libera ad agrumi, ananas, kiwi, fragole, ciliegie, meloni.
Durante i pasti utilizziamo con generosità prezzemolo, cetrioli, lattuga, radicchi, spinaci, broccoletti, cavoli, cavolfiori, pomodori, peperoni, patate, ecc. ma tutto nelle giuste dosi, senza esagerare.
Diminuire l’utilizzo di carne, soprattutto se rossa e aumentiamo invece il consumo di pesce. I cibi fritti andrebbero aboliti, come anche lo zucchero bianco e tutti i prodotti di sintesi presenti in commercio. Lo zucchero di canna e il sale integrale vanno bene. Da evitare i succhi di frutta confezionati, ricchi di zuccheri raffinati.

Le erbe
Anche la fitoterapia può aiutare, diverse le tisane efficaci a tale scopo. Le tisane sono utilissime per il nostro organismo in quanto lo purificano, aiutando ad espellere le tossine. Questo consiglio è valido soprattutto per coloro che non bevono molta acqua, grave errore per chi soffre di ristagno linfatico:
centella asiatica: volgarmente conosciuta come “la tigre del prato”, la centella fa parte della famiglia delle Apiaceae e fa parte della tradizione medica indiana. Viene impiegata nei trattamenti che interessano vene, cellulite, crampi ed emorroidi;
mirtillo: i frutti delle piante della famiglia delle Ericacee sono ricchi di sostanze che favoriscono la circolazione sanguigna, in particolare la fragilità capillare;
pungitopo: nome scientifico Ruscus Aculeatus, il pungitopo è un arbusto sempreverde appartenente alla famiglia delle Ruscaceae. Presenta dei frutti simili a bacche rosse ed è usato, in medicina, come un ottimo diuretico, antireumatico e antiinfiammatorio. Presenta caratteristiche simili alla vitamina P che rafforzano le pareti dei capillari sanguigni;
vite: i semi di vite rossa sono molto utili in ambito medico, poiché da essi vengono estratti flavonoli (composti di origine naturale), aventi capacità antiossidanti, antiradicali liberi, vaso protettivi, consigliati per combattere le emorroidi e per ristabilire la funzionalità del circolo sanguigno;
• tisane a base di betulla o tarassaco: utilizzate contro la cellulite per le loro qualità diuretiche, drenante linfatiche, antisettiche delle vie urinarie ed anti-infiammatorie;
fucus: queste alghe, appartenenti alla famiglia delle Phaeophyta, sono utilizzate soprattutto come decotti perché lo iodio in esse contenuto stimolano il metabolismo accelerando lo scioglimento dei depositi di grasso;
pilosella: nota come lingua di gatto, presenta proprietà diuretiche e drenanti, che permettono di trattare gli inestetismi da accumuli adiposi e di liquidi, come cellulite, caviglie gonfie, edemi e, per l’appunto, ritenzione idrica.

La cosa migliore è farsi consigliare dal proprio erborista o nutrizionista, in base al singolo problema. E’ consigliato, inoltre, sottoporsi a trattamenti manuali osteopatici come il massaggio drenante e praticare costantemente attività sportiva.

osteopatia-mettere-posto-ossa

Osteopatia: rimettere a posto le ossa per ristabilire salute e armonia

L’osteopatia è una scienza terapeutica manuale che si fonda su una filosofia ed un ragionamento causa-effetto. Interviene sulle strutture umane e il suo scopo è quello di ristabilirne l’armonia funzionale, perché possano nuovamente espletare il loro ruolo nelle migliori condizioni. Una disarmonia funzionale risale a condizioni precise che ne favoriscono la manifestazione, e lesioni che turbano la mobilità ed i normali rapporti delle strutture del corpo. La lesione osteopatica, chiamata anche “disfunzione somatica” (somatico significa relativo al corpo), è una restrizione della mobilità naturale di una struttura. Tutte le strutture sono mobili, in relazione le une con le altre.
L’osteopatia oggi va molto di moda, ma non è la terapia “ultimo grido”. L’osteopatia non ha inventato niente, è solo un modo diverso di considerare alcuni aspetti che ci concernono. Il procedimento osteopatico non consiste in una serie di ricette utilizzate, piuttosto di altre, in tale o talaltra affezione, ma mira a normalizzare ed armonizzare le strutture (fasciali, viscerali, ecc.) che hanno perso una parte della loro dinamica naturale e che, per questo, sono poste in una situazione difficile, che non può più loro assicurare un funzionamento normale. L’interesse della persona nella sua globalità resta prioritario.

In osteopatia è particolarmente importante il concetto cranico, ossia l’applicazione alla sfera cranica dei principi dell’osteopatia, introdotto da parte del suo fondatore il dr. Sutherland. Osservò in particolare che tutte le ossa del cranio si articolavano attraverso forme precise che erano in grado di permettere ad ogni singolo osso un ben determinato movimento. L’intricata architettura delle ossa craniche lo indusse a chiedersi se questa strutturazione favoriva il movimento. Cosa muove le porzioni ossee craniche? Tale movimento fu messo in evidenza dal dr. Sutherland attraverso il tatto. Lui comprese il funzionamento di questo speciale meccanismo a cui diede il nome di Meccanismo respiratorio primario. Con meccanismo respiratorio primario si intende la respirazione dei tessuti che prende origine a livello cellulare, con costanti scambi di metaboliti e cataboliti, attraverso un mezzo liquido e attraverso le membrane cellulari. In sostanza, l’encefalo è l’organo che necessita di più ossigeno di qualsiasi altro; a riposo il metabolismo cerebrale corrisponde a circa il 15% di quello complessivo dell’organismo, pur essendo la sua massa solo il 2% dell’intero essere.
Il metabolismo cerebrale in condizioni di riposo è sette volte e mezzo il metabolismo medio del resto del corpo, ed è principalmente legato al funzionamento delle pompe ioniche a livello delle membrane cellulari dei neuroni. Ecco che un improvvisa carenza di sangue o di ossigeno in esso provoca uno stato di incoscienza entro i 5-10 secondi.
Sutherland per descrivere il Meccanismo respiratorio primario, lo paragona al cosiddetto movimento a ruote dentate, indicando un sistema attraverso il quale il movimento di un osso cranico si trasmette a tutti gli altri, proprio come un sistema ad ingranaggi, determinando un movimento complessivo della struttura. Questa mobilità è apprezzabile con la palpazione e si manifesta ritmicamente 8-13 volte al minuto.
Sappiamo che anche solo un insulto, sia fisico sia emotivo, può generare modificazioni permanenti della nostra struttura. Ogni insulto, ogni trauma non dissipato, ovvero non seguito da un ritorno all’omeostasi, genera una modificazione nella direzione della restrizione, che implica ispessimento o densificazione del tessuto connettivo.
L’osteopata, con il suo bagaglio di conoscenze anatomiche, embriologiche, neurofisiologiche e biomeccaniche, rimodula e riarmonizza la disfunzione ed elimina il dolore.

Su quali disturbi agisce l’osteopatia, le più comuni indicazioni:

• “mal di schiena”, dovuto a problemi articolari, ernie e sciatalgie
• dolori cervicodorsali
• dolori sacrolombari
• altri disturbi del rachide cervicale (es. postumi di “colpo di frusta”, parestesie, nevralgie cervico brachialgie)
• cefalee, emicranie, dolori e nevralgie facciali
• vertigini
• dolori articolari quali sindrome di spalla, dolori al gomito, disfunzioni al ginocchio o alla caviglia-piede (ad esempio esiti traumatici)
• dolori da tensione muscolare
• disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare
• disturbi “posturali”
• disordini funzionali delle vie digestive (ernie iatali, ecc.)

La pratica osteopatica risulta efficace anche per:

• problemi cranici, otiti, rinofaringiti, sinusiti
• problemi stomatognatici
• problemi legati al parto (soprattutto distocico e cesareo)
• problemi circolatori
• problemi viscerali a livello cardiorespiratorio o uro-ginecologico
• problemi neurologici

Ma, attenzione, l’osteopatia non ha alcuna efficacia in caso di lesioni anatomiche gravi od urgenze mediche dove l’azione chirurgica diventa insostituibile.

La postura, il nostro ‘biglietto da visita’

La postura,
il nostro ‘biglietto da visita’

La macchina della vita, un ingranaggio perfetto se ogni parte è al posto giusto.

“[…] la postura è espressione di un vissuto ereditato, di un vissuto personale, della formazione e deformazione culturale, di memorie dei propri traumi fisici ed emotivi, del tipo di vita e di stress che conduciamo, del tipo di lavoro e di sport a cui ci siamo assoggettati nel tempo; postura è il modo in cui respiriamo, il mondo in cui stiamo in piedi, ci atteggiamo e ci rapportiamo con noi stessi e con gli altri. La nostra postura è espressione della nostra storia.” (D. Raggi, 1998)

Lo studio della postura ci può quindi fornire indicazioni preziose sulla persona in quel determinato momento della sua vita. La disciplina che si occupa dello studio scientifico e clinico della posizione del corpo nello spazio è la posturologia che studia il funzionamento della posizione del corpo statico-dinamico e analizza la relazione tra lo squilibrio del sistema posturale e le patologie dell’apparato locomotore. L’insieme delle strutture neurofisiologiche del nostro organismo, che regolano i rapporti tra il nostro corpo e il mondo che ci circonda, costituisce il sistema tonico posturale: esso riceve informazioni dagli occhi, dalla pelle, dai piedi, dai muscoli, dall’orecchio interno e dalla bocca, dalla lingua, ma soprattutto dalla psiche.
Molto spesso una tensione muscolare, una particolare postura, una mimica rivelano tensioni più profonde che coinvolgono la nostra psiche. Queste tensioni nascondono e proteggono emozioni represse e non vissute, traumi emotivi, conflitti della personalità, ecc. La maggior parte delle posture e delle tensioni muscolari si strutturano fin dall’infanzia, come risposta alle pressioni familiari, sociali e anche a traumi fisici e psichici. Attraverso la fissazione di abitudini e atteggiamenti creiamo un’armatura muscolare e caratteriale che ci accompagna nella nostra vita.
Dall’esame dei diversi fattori che possono alterare l’equilibrio del soggetto fisico nello spazio, risulta come il corpo e la mente siano l’espressione di un unico processo e come nel corpo dell’uomo si concentrino e si manifestino il suo passato, il suo presente, in una parola la sua storia. Spesso le tensioni mimiche facciali sono in relazione a comportamenti posturali errati che provocano, a distanza, sui muscoli e sulle fasce notevoli contratture e spasmi. Questi muscoli tesi come corde di violino inibiscono la funzione dei processi emozionali, in altre parole lo stress psico-emotivo influenza in larga misura il nostro corpo, il sistema muscolo-scheletrico, l’asse del collo, delle spalle, degli altri distretti corporei. Ciascuna postura è l’espressione della nostra vita interiore.
Durante un esame della postura, noi osteopati dobbiamo chiederci come mai la persona o il soggetto che abbiamo davanti assume quella particolare postura e da che cosa può essere causata. Non possiamo limitiamoci a osservare il segmento traumatizzato o solo il segmento che esprime una sofferenza, ma dobbiamo interpretarlo in relazione anche al vissuto psicoaffettivo. Interpretarlo in una visione di globalità è un imperativo.
Vorrei quindi ancora sottolineare, quanto la psiche abbia un ruolo fondamentale nella gestione della postura. Gli aspetti psico-emotivi che si esprimono nella postura del soggetto, condizionando nel suo insieme il sistema tonico posturale. In parole semplici, la psiche influenza in modo significativo il sistema di regolazione della postura. Il sistema psichico può anche essere definito come una sorta di sistema caotico, che interferisce con quello posturale durante le operazioni di controllo della postura. Un numero sempre maggiore di studiosi che si occupano di posturologia e osteopatia, condividono la convinzione della multi-fattorialità delle cause che influenzano la postura di una persona. La postura, per quanto possa essere banale tale affermazione, è il biglietto da visita della salute del nostro corpo, della nostra mente, del nostro spirito.
Quando curi una malattia puoi vincere o perdere. Quando ti prendi cura di una persona vinci sempre.

piede-ingegneria-biologica

Il piede, straordinario modello di ingegneria biologica

I nostri piedi, dimenticati e spesso maltrattati, in realtà rappresentano uno straordinario esempio di ingegneria biologica, ma anche uno degli elementi distintivi della specie umana, alla pari del cervello.
Spesso sottovalutato, il piede ha un ruolo fondamentale nella postura e nella storia dell’evoluzione umana. Dall’appoggio del piede dipendono le strutture sovrastanti come caviglia, ginocchio, e anche tutta la colonna, fino alla base del cranio. La conquista della posizione eretta ha permesso, non solo il progressivo sviluppo del cervello, ma anche l’esigenza di comunicare con gli altri e quindi la conquista del linguaggio. Ciò è stato reso possibile proprio dalle sostanziali modifiche che ha subito il nostro arto inferiore nel corso dell’evoluzione.
Il piede, questo meraviglioso segmento corporeo, contiene numerosissimi recettori (terminazioni nervose) che rappresentano quasi un “sesto senso”. Questa si chiama “propriocettività”. Una qualità indispensabile per praticare lo sport ma anche per la vita giornaliera. Senza, l’uomo non sarebbe neanche in grado di compiere correttamente i movimenti più elementari, come camminare, parlare e afferrare un oggetto.
Se siamo in grado di avvertire una puntura di spillo, una carezza, il caldo e il freddo e di controllare molti movimenti, lo dobbiamo alla “sensibilità propriocettiva”, ossia a una rete nervosa separata da quella del tatto, del dolore e della temperatura, che raccoglie informazioni solo da tendini, muscoli ed articolazioni. Una quantità di dati che permettono di avvertire l’esatta posizione del corpo, lo stato di contrazione dei muscoli e ancora la velocità e la direzione di ogni spostamento degli arti e della testa. La propriocezione plantare (capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio), abbinata alla stimolazione visiva, aumenta di molto l’equilibrio e il benessere.
Il piede dell’uomo ha quale caratteristica distintiva la formazione di una volta plantare con tre punti specifici di appoggio, in corrispondenza del calcagno posteriormente e delle teste del 1° e 5° metatarso anteriormente. La parte mediale è incurvata verso l’alto (arco longitudinale mediale) ed assicura al nostro piede una fondamentale azione ammortizzatrice nell’impatto al suolo. Tale particolare conformazione è deputata a trasformare le spinte verticali provenienti dall’alto che si scaricano sul piede in spinte laterali, per meglio essere distribuite sulla pianta d’appoggio.
E’ straordinario come una massa relativamente ampia come quella dell’uomo riesca a mantenere l’equilibrio in posizione eretta, attraverso una superficie d’appoggio relativamente piccola come quella dei nostri piedi.
I nostri piedi, instancabili lavoratori, sostengono il peso del nostro corpo e le forze che si scaricano su di esso. Permettono il cammino e l’adattamento al terreno, una sorta di “ammortizzatore biologico”. Come un’elica, che si avvolge e si svolge per compiere la sua azione propulsiva statico-dinamica. In più, come si diceva, hanno anche una funzione recettoriale e sensitiva con migliaia di informazioni spaziali che arrivano al cervello, rappresentando uno dei principali “organi” coinvolti nel mantenimento della postura.
Attraverso la mia esperienza di osteopata, ho riscontrato che un dolore alla schiena, il bruxismo, il mal di testa, disturbi della digestione ecc. potrebbero dipendere proprio da un cattivo appoggio plantare.

Consigli pratici
Si possono effettuare semplici esercizi di flesso-estensione e prono-supinazione, da eseguire in maniera lenta e controllata, seduti a terra su un tappetino o su una sedia, per mantenere una buona mobilità delle strutture articolari e muscolari degli arti inferiori.
Nel caso in cui si avvertano dolori legati a qualche trauma, è comunque opportuno far valutare le articolazioni del piede dal vostro osteopata di fiducia, per evitare che atteggiamenti viziati del piede possano ripercuotersi su tutto il vostro corpo, anche a distanza di qualche mese.

nascita-osteopatia

Il delicato processo di nascita e i possibili effetti traumatici: ruolo dell’osteopatia

Il processo di nascita di un bambino è molto ingegnoso ed efficiente, ma si possono verificare effetti traumatici durante l’attraversamento del canale di nascita, in quanto le forze di spinta considerevoli possono modificare l’asse di uscita del bebè. L’osteopatia può delicatamente intervenire entro le due ore, identificare il trauma e correggerlo.

Ma analizziamo il processo nella sua complessità.

Le distorsione incidono in particolare sulla mobilità della struttura della testa. I sintomi che si possono generare sono molto vari, a seconda del grado di trauma e del livello di vitalità del neonato (reazione e resistenza immunitaria): le strutture del soma possono essere poco armoniose e rigide con una scarsa capacità funzionale. Il sistema del bambino può essere compromesso, interessando tutte le componenti e le relazioni fra strutture e funzioni. Se il trauma è modestissimo il corpo ha la capacità di riparare se stesso, se il trauma è moderato o grande il recupero è compromesso: il sistema nervoso manterrà queste distorsioni, nel tentativo di negoziare la regolazione. Se le forze pressorie sono considerevoli, il sistema nervoso non potrà più completamente autoregolarsi e rimodellarsi, mantenendo così gli squilibri estremi nel tempo.

Per fare un esempio, una colica può dipendere da un trauma da parto nella zona posteriore occipitale. L’occipite alla nascita si compone di quattro parti ed i nervi che passano fra queste parti possono essere compressi o trazionati dalle forze della testa nel fuoriuscire dal canale.
Ma ci sono altri nervi e vene importanti che solcano queste zone, e le parti di una zona adiacente come il temporale. Con il cambiamento compressivo delle strutture suddette, la pressione modifica la disposizione spaziale di queste strutture e l’allineamento suturale membranoso corretto.
La struttura domina la funzione e la influenza. Il processo della nascita coinvolge il passaggio della testa del bambino tramite il bacino osseo della madre.

Il bebè deve attraversare nel giusto senso il canale (bregma), muovendosi senza ostacoli nel bacino, con rotazione a destra o a sinistra uscendo dal bregma nel giusto tempo. Le quattro parti dell’occipite sono esposte alle forze multiple e complesse, causando una facile irritazione nervosa in quella zona; se il bambino esce con difficoltà o in modo insolito, nell’utero della madre si potranno generare delle fibrosi, anomale torsioni dell’asse collo-istmo, o problemi strutturali del bacino, del sacro e del coccige.

La maggior parte dei problemi comuni coinvolgono la deglutizione con irritabilità dello stomaco e ancora insonnia, colichette e vomito. Fattori compressivi della sincondrosi-sfeno-basilare (articolazione flessibile per tutta la vita) porteranno a scoliosi.

Nel caso di un cesareo, sembra che queste forze vengono escluse ed eliminate. Tuttavia si possono verificare altre conseguenze per il bambino che derivano dallo stare compresso per molte ore nel bacino della madre, prima del taglio. Le pressioni incidono e si stampano sulle strutture della faccia o della testa membranosa. Anche l’improvviso taglio favorisce uno repentino cambiamento dell’ambiente interno dell’utero, con pressioni negative, a sfavore di una ubiquitarietà liquorale.

Anche per un prematuro le conseguenze possono essere serie in futuro, come la maturazione della sutura pre e postsfenoidale.

Ma attenzione, lo stimolo di una delicata compressione può essere comunque un fattore stimolante per la vita armoniosa del bambino. Se il bambino non ha supportato l’anestesia questo può ripercuotersi sul primo vagito, con ritardo di espansione toracico e relativa difficoltà nel respiro profondo, che non accade mai durante il taglio del cesareo. Avvengono cambiamenti nella circolazione e nella respirazione non più mecomiale, se essi sono veloci e rapidi come la compressione del cordone che ritarderà il primo respiro e un rallentamento d’inizio della circolazione toracica. Più il bambino è prematuro più è facile che ci sia un cambiamento sulla respirazione e circolazione. Comunque ci possono essere dei motivi validi di cesareo che possono sicuramente salvare la vita della mamma e del bimbo. E’ importante che la cervice uterina si dilati facilmente e naturalmente e, se questo non accade, il medico è costretto a rompere le membrane e le grandi forze pressorie, le forti contrazioni uterine, si distribuiranno sulla forma dell’osso membranoso. Se la cervice non assorbe correttamente queste forze, esse si distribuiscono sul corpo e sulla testa del bambino, e se questo dura molto tempo, più di tre ore, il trauma sarà significativo.

L’osteopatia può delicatamente intervenire entro le due ore, identificando il trauma e correggendolo. Entro i primi due mesi di vita poi, quando ancora le suture non sono consolidate, l’osteopatia può correggere ed equilibrare le compressioni, riportando allo stato naturale tutte le funzioni.
Con l’osteopatia non viene applicata nessuna forza ed il trattamento coinvolge il sistema cranio sacrale e anche il sistema muscolo-scheletrico.

Concludendo, sarebbe straordinario fare prevenzione portando i bebè ma anche i bambini più grandi ad un controllo osteopatico, per una giusta e corretta ottimizzazione della vita.

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