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Odissea Sea Watch e Sea Eye, mobilitazione a Ferrara per l’apertura di un porto sicuro

Oggi, 9 gennaio alle 18,30, Presidio in piazza Municipale Il Gad – Gruppo anti discriminazioni – si rivolge alla “città che non si rassegna all’odio” contro questa “disumanità programmata”.

“Aprite i porti, subito, perché lasciare in mare a morire degli esseri umani non ci rende né più sicuri né più ricchi”. L’appello del Gad per chiedere l’apertura immediata di un porto sicuro per le navi di Sea Watch e Sea Eye è già stato accolto da più di trenta organizzazioni della vita politica e civile di Ferrara, pronte a scendere ancora in piazza per “rivendicare la dignità degli uomini e delle donne che attraversano il Mediterraneo affinché possano essere libere di costruirsi un futuro in Europa”.
Un appello che si farà sentire durante il presidio #Apriteiporti, convocato dal gruppo Gad per mercoledì 9 gennaio alle 18.30 in piazza Municipale dopo due settimane e mezzo di odissea in cui vivono 49 migranti, recuperati il 22 dicembre in mare dalle navi delle Ong Sea Eye e Sea Watch.
“Queste 49 persone, tra cui 7 bambini, però non sono ancora salve, perché nessun porto sicuro è stato aperto dagli Stati europei, nessun Governo europeo ha scelto l’umanità e la solidarietà ma l’indifferenza e la barbarie – commentano i promotori del sit-in ferrarese -. Dal 22 dicembre entrambe le imbarcazioni sono costrette a vagare per il Mediterraneo in attesa di un approdo sicuro, di un porto accogliente. Gli equipaggi sono esausti, le persone salvate in mare, dopo essere scappate dall’inferno libico, sono allo stremo. La situazione di stallo è drammatica, le condizioni meteo marine e la situazione medica a bordo delle navi sempre più pericolose”.
“Il Governo Conte continua a dichiarare ‘porti chiusi’, seguendo una retorica securitaria di propaganda fondata sull’odio” denuncia il gruppo Gad che non ‘salva’ il resto dell’Europa: “Tutti i Governi europei si rivelano incapaci di risolvere questa emergenza e dimostrano ancora una volta la loro disumanità ‘programmata’, seguendo la strada di politiche discriminatorie, paradigmi escludenti, criminalizzazione della solidarietà e dei/delle migranti”.
“Sono anche questi gli effetti del Decreto Sicurezza. Lasciare in mare a morire degli esseri umani non ci rende né più sicuri né più ricchi” ribadiscono i promotori della mobilitazione che, per questi motivi, tornano a “chiedere con forza anche ai sindaci della nostra provincia, a partire dal sindaco Tiziano Tagliani, di disobbedire al Decreto Sicurezza in ottemperanza al dettato costituzionale. Uno dei modi per sollevare eccezione di costituzionalità è infatti proprio il conflitto tra poteri dello Stato. È ora il momento di difendere la nostra Costituzione”.

 

Ecco le sigle che aderiscono al presidio, ma le adesioni sono ancora aperte e rivolte alla “Ferrara che non si rassegna all’odio”:

Non Una di Meno – Ferrara
Arcigay Ferrara
Partito della Rifondazione Comunista – Ferrara
Agedo A Ferrara
Cittadini del Mondo
Occhio ai Media
Famiglie Arcobaleno
Arci Ferrara
PortAmico
Fiom
Associazione Viale K
Gruppo Locale Mons. F. Franceschi
MeetingPoint
Arcilesbica Ferrara
Cdlt Cgil Ferrara
Coro delle mondine di Porporana
Anpi Ferrara
Sinistra Italiana Ferrara
Acli Provinciali Ferrara
Azione Cattolica Ferrara-Comacchio
Orto Condiviso Ferrara
Comitato Unicef Ferrara
Gruppo Emergency Ferrara
Rinascita Cristiana
Ferrara Bene Comune
Pci-Federazione di Ferrara
Agesci Ferrara
Masci Ferrara
Amnesty International Ferrara
Comitato Acqua Pubblica – Ferrara
ferraraincomune
Libera Ferrara
Centro Donna Giustizia

La Befana a Ferrara non brucerà: l’aria ringrazia (e anche i fan della ‘vecchia’)

Il giorno della Befana quest’anno a Ferrara la ‘vecchia’ non brucerà nel mezzo di piazza Trento Trieste, a fianco del Duomo. Per una volta niente rogo, ma solo canti, balli e calze piene di caramelle, cioccolata e dolcetti.
La scelta di non fare il falò e di non bruciare la strega che porta doni è stata dettata da motivi ambientali. I ripetuti sforamenti dei valori di polveri sottili nell’aria di Ferrara (come in quella di Cento e di diverse altre città dell’Emilia-Romagna) hanno reso necessario prolungare le misure di emergenza fin dopo l’Epifania. Ciò ha comportato che in questi giorni si siano rese necessarie le limitazioni al traffico per le macchine più inquinanti, la riduzione delle temperature negli edifici e – appunto – anche il divieto di accendere fuochi all’aperto. Nel Ferrarese il provvedimento del sindaco, che prevede queste restrizioni basate sulle indicazioni regionali, è entrato in vigore il 31 dicembre 2018 con validità fino a lunedì 7 gennaio 2019, andando così a scontrarsi con la tradizione di accendere i falò per bruciare la ‘vecchia’.

Befana in volo a Vigarano Mainarda (Ferrara), 3 gennaio 2019 – foto Valerio Pazzi

Per questo, a pochi giorni dall’Epifania, a Ferrara è scattato il dilemma: fare o non fare il rogo, chiedere una deroga o cercare di cambiare qualcosa? Finalmente ieri (venerdì 4 gennaio) è arrivata la decisione. Il presidente della contrada Rione di San Paolo, a cui è affidata l’organizzazione della giornata di festa per i più piccoli, ha deciso in accordo con il Comune di Ferrara che il rogo si poteva evitare. L’idea che ha prevalso è stata quella di festeggiare la Befana e basta, senza bisogno di andare a tirare in ballo fuochi, roghi e falò.

Rogo della Befana a Casumaro (Ferrara)
Il falò documentato dal fotografo Valerio Pazzi

“La decisione – si legge sulla pagina del quotidiano online del Comune di Ferrara Cronacacomune [cliccare sul nome della testata per leggere l’articolo] – è stata presa per dare un segnale di attenzione alle problematiche dell’aria e della salute dei cittadini, rispettando anche i sacrifici già richiesti ai cittadini attraverso i provvedimenti di limitazione messi in campo a livello regionale e recepiti dai Comuni aderenti al protocollo Liberiamolaria”.

L’allestimento di una Befana qualche anno fa a Casumaro (Ferrara) – foto Valerio Pazzi

Le stesse direttive coinvolgono, ad esempio, il territorio di Cento (sempre in provincia di Ferrara) dove invece è stato deciso di mantenere il rogo della Befana, spostandolo però in quel caso fuori dalla zona sottoposta alle misure di tutela della qualità dell’aria. Grazie anche al fatto che il territorio comunale centese è più ridotto, domenica 6 gennaio 2019 la “vecchia” sarà bruciata comunque, ma non nella centralissima piazza della Rocca, bensì nel piazzale del Palasport.

Magari piano piano si potrebbe pensare a rimpiazzare anche altri roghi con le feste. La Befana ha un suo fascino magico e da bambina non ho mai trovato divertente vederla bruciare. È vero che può portare un po’ di carbone, nel caso in cui inevitabilmente non ci si sia comportati proprio bene. Ma è bello pensare di lasciarla svolazzare nell’aria, sperando magari che nel frattempo possa spazzare via anche un po’ di smog.

Le foto a documentazione dei festeggiamenti ferraresi della Befana sono tutte di Valerio Pazzi

LA MOSTRA
Ferrara diventa una tavola grafica nell’opera di Alessio Primavera

Il rosso del cotto ferrarese diventa un carminio scuro, l’intonacatura rosata si tinge di magenta e l’ocra del palazzo municipale si declina in un’intera palette di colori sul tono del giallo intenso e deciso. Il lavoro dell’artista ferrarese Alessio Primavera punta all’estremizzazione di linee e cromie della sua città, ma anche di altri paesaggi e luoghi, per creare tele in cui i monumenti noti si trasformano in composizioni con una connotazione grafica di forte impatto.

Via delle Volte di Ferrara in un’opera di Alessio Primavera (foto Aldo Gessi)

La Ferrara tanto amata si rinnova nelle sue elaborazioni partendo proprio dagli scorci più conosciuti e fotografati per trasformarsi in elementi geometrici contrapposti e farsi quasi astratta nel taglio netto delle forme e nella contrapposizione delle tinte che le delineano. Ecco allora il titolo della mostra ‘Colorando i colori’ di Primavera, che sarà inaugurata sabato 28 aprile 2018 alle 17.30, alla galleria il Rivellino (via Baruffaldi 6, Ferrara).

Piazza Municipio di Ferrara in un’opera di Alessio Primavera (foto Aldo Gessi)

L’artista crea le sue opere servendosi del telefono smartphone catturando le immagini e lavorandole con la tecnica del “touch screen”; le trasferisce quindi sulla tela e le rielabora con colori acrilici o a olio. Le tonalità forti e vivaci da “fauve” moderno diventano strumento per esprimere ambienti e prospettive in una nuova ottica, che strizza l’occhio anche alla pop art con la riproduzione di immagini-simbolo in più versioni, memore dell’esempio celeberrimo di Andy Warhol che alternava i colori svuotando la persona o l’oggetto ritratti della loro valenza realistica per farne un prototipo, quasi un logo. (gio.m)

Via delle Volte di Ferrara in un’opera di Alessio Primavera (foto Aldo Gessi)
Un’altra elaborazione della via ferrarese per Primavera (foto Aldo Gessi)

‘Colorando i colori’ di Alessio Primavera, Galleria il Rivellino,via Baruffaldi 6, Ferrara.
Visitabile da sabato 28 aprile fino a venerdì 11 maggio 2018, aperta tutti i giorni ore 10-12 e 16-19 esclusi il giovedì e la domenica pomeriggio
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Gradini di nobiltà nel cuore di Ferrara

di Francesca Ambrosecchia

Da questa scala, forse la più famosa della nostra città, è possibile ammirare piazza Municipale e, spingendosi fino al gradino più alto, aver accesso alle bellissime sale della Residenza.
Sia lo scalone che la piazza risalgono al Quattrocento e sono opera dello stesso architetto, Pietro Benvenuto degli Ordini.
L’architettura della struttura in foto, unisce due stili: quello rinascimentale delle colonne e della cupola e quello medievale che si ritrova nella balaustra.
Come piazza Municipale, un tempo luogo di rappresentazioni rinascimentali, è oggi luogo di passaggio ma anche contesto intimo e racchiuso per l’esposizione di stand o piccole manifestazioni come conferenze e concerti, anche lo Scalone Monumentale o d’onore diventa, soprattutto nel weekend, luogo di raccolta per i giovani che bevono e chiacchierano sui suoi gradini di marmo bianco.

Inno ai vinti con la Rassegna della canzone d’autore a Ferrara

A me piaceva Tricarico. Dopo un’adolescenza scandita dalla voce vissuta di Vasco Rossi e dal suo inno alla vita spericolata, attorno al 2008 ho scoperto uno che canta: “Io… voglio una vita tranquilla/ perché è da quando sono nato/ che sono spericolato/ Io… voglio una vita serena/ perché è da quando sono nato… che è/ disperata… spericolata…”. Dopo quel brano, ho iniziato ad ascoltare anche altre cose sue, come la rivalsa di “Io sono Francesco” con il racconto di lui davanti al suo quaderno di scuola elementare a dover scrivere un tema sul papà che ha perso a tre anni e di cui non ricorda nulla. Lì dentro c’è un’altra memoria di un autore delle nostre colonne sonore del cuore, il Francesco De Gregori che nel 1989 cantava “Bambini venite parvulos” e che Tricarico – vent’anni dopo e vent’anni in meno – rievoca cantando “brilla brilla la scintilla brilla in fondo al mare/ venite bambini venite bambine e non lasciatela annegare/ prendetele la mano e portatela via lontano/ e datele i baci e datele carezze e datele tutte le energie”.

Tricarico alla sala Estense di Ferrara, 4 novembre 2017 (foto Luca Pasqualini)

Tricarico poi è andato un po’ in ombra. È tornato in luce in questo mese di novembre 2017 grazie al cartellone della ‘Rassegna della storica e della nuova canzone d’autore’, manifestazione organizzata per il sesto anno dall’associazione Aspettando Godot. Due serate a Ferrara con cantautori che hanno scandito un’epoca e che a volte si sono appannati come i ricordi degli anni che passano. Per questo, sabato sera ero lì, in una Sala Estense affollata davanti alla piazza ferrarese del Municipio, intima come un salotto all’aperto sotto le sue luci soffuse.

Marco Iacampo a Ferrara, 4 novembre 2017 (foto Luca Pasqualini)

Prima dell’ironico e struggente Tricarico ha cantato il bravo Marco Iacampo e, dopo, Eugenio Bennato, che è il fratello dell’Edoardo che ha spopolato con ‘Sono solo canzonette’ e ‘Il gatto e la volpe’. Eugenio Bennato comunque nelle orecchie ce l’abbiamo bene: sua è la sigla della trasmissione ‘Linea Blu’ della Rai, quel ritmatissimo “Che il Mediterraneo sia” [clicca per ascoltarla] che ti trasporta al Sud con una miscela di ritmi dominati dalla taranta ma con incursioni di flamenco e melodie arabeggianti.

Sonia, Mohammed ed Eugenio Bennato, Ferrara, 4 novembre 2017 (foto Luca Pasqualini)

A Ferrara, Bennato, ha portato una band strepitosa che – anche senza esserci andati apposta – non può che travolgere con il suo recupero delle radici sonore che diventano un inno al sud del mondo, inno ai perdenti, alla vita che lotta, alla miseria che incombe, al disastro esistenziale riscattato solo dal calore di un’umanità multietnica e unita e da una sonorità fatta di contaminazioni contagiose.

Mohammed Ezzaime (foto Luca Pasqualini)

Ecco allora sul palco, oltre a un grandioso Eugenio Bennato, il sorprendente Mohammed Ezzaime El Alaoui (voce e viola) che viene da Casablanca in Marocco, la suadente e mediterranea Sonia Totaro (voce e danza pizzica e tarantina), Ezio Lambiase alle chitarre, il trentenne calabrese Stefano Mujura alla chitarra e al basso, la tonalità profonda e possente di una giovane anglo-napoletana Francesca Del Duca (voce e percussioni) che mettono insieme una strepitosa “musica di terza classe di chi parte contadino e arriverà terrone” [clicca per ascoltare “Grande Sud”].

Sonia Totaro in sala Estense a Ferrara (foto Luca Pasqualini)

Fuori sullo scalone del Municipio, dopo che il concerto è finito, un gruppo di ventenni con la chitarra intonava impeccabilmente De Andrè ed Eugenio Bennato, le canzoni dei vinti di ieri nelle mani e nelle voci dei ragazzi di oggi, probabilmente studenti universitari. Un trionfo toccante dello struggimento di un’umanità viaggiante, che attraversa il tempo, lo spazio e le anime nostre. E che iniziative come queste aiutano a tenere insieme.

Pubblico alla Rassegna della canzone d’autore (foto Luca Pasqualini)
Tricarico col chitarrista (foto Luca Pasqualini)
Mujura a Ferrara (foto Luca Pasqualini)
Francesca Del Duca (foto Luca Pasqualini)
Sonia, Mohammed e Bennato (foto Luca Pasqualini)
La band di Bennato (foto Luca Pasqualini)

[clicca sulle immagini del foto-reportage di Luca Pasqualini per ingrandirle]

Clicca qui per vedere video del concerto di Iacampo, Tricarico e band di Eugenio Bennato postato su Fb dall’associazione Aspettando Godot.

I concerti della “6a Rassegna della storica e nuova canzone d’autore” sono stati organizzati dall’associazione culturale ligure Aspettando Godot e hanno il patrocinio di Comune di Ferrara, Regione Emilia-Romagna e Ministero dei beni e delle attività culturali.

 

La Mehari in mostra

La Mehari è una macchina aperta, senza protezioni, una carrozzeria leggera e sportelli con l’aria che passa in mezzo. Il modello (Citroën) è quello che aveva e guidava Giancarlo Siani, il giovane giornalista de “Il Mattino” ucciso dalla camorra mentre rientrava a casa sua, ucciso a causa degli articoli che scriveva. E proprio la Mehari di Siani è quella che arriva a Ferrara oggi,  venerdì 27 gennaio, con una giornata dedicata al giornalista assassinato a 26 anni perché raccontava cosa stava succedendo tra i boss della sua città. Si chiama “Il viaggio legale” e fa tappa a Ferrara con la macchina vera di Giancarlo recuperata, riverniciata e usata per fare il film sulla sua storia. Di un colore verde fosforescente come quello che serve a evidenziare le cose che si vogliono tenere a mente, la Mehari è in mostra in piazza del Municipio dalle 10 alle 17.30.

“Il viaggio legale” porta con sé anche un incontro di formazione su “Cittadinanza attiva e informazione” rivolto ai volontari del servizio civile (ore 9, Sala del Consiglio comunale, piazze del Municipio 2, Ferrara) e il pubblico dibattito sul “Testo unico sulla legalità e la sua rilevanza nel contrasto alle economie criminali” (ore 15.30, Sala dei Comuni, Castello estense, largo Castello 1, Ferrara).

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IMMAGINARIO
Piazza per Federico.
La foto di oggi…

Dieci anni dopo. Federico Aldrovandi aveva 18 anni ed era presto, quel mattino del 25 settembre 2005, dieci anni fa. A ricordarlo “Musica, parole e immagini per Federico”. Due giorni di incontri, approfondimento ma – soprattutto – il concerto tutti insieme, oggi, dal tardo pomeriggio a sera. Nella piazza Municipale di Ferrara sul palco le esibizioni di Trinacria Express, Thomas Cheval (pianoforte), Costa!, Gasparazzo, Giorgio Canali e Rossofuoco,  Strike, 99 Posse, Punkreas. L’attore Valerio Mastandrea come speciale padrone di casa dell’iniziativa.

“Musica, parole e immagini per Federico”, dalle 17.45 di oggi, sabato 26 settembre 2015, piazza Municipale, Ferrara. Ingresso a offerta libera.

Sempre oggi, ma alle 11 in sala Estense, piazza Municipale a Ferrara, l’incontro “Reato di tortura, numeri identificativi, democratizzazione. Cosa [non] ha ottenuto il movimento?”, incontro con le associazioni e i movimenti impegnati in queste battaglie. Interventi di Lino Aldrovandi (Associazione Federico Aldrovandi), Checchino Antonini (ACAD), Valentina Calderone (A Buon Diritto), Elia De Caro (Antigone), Antonio Marchesi (Amnesty International). Modera Cinzia Gubbini.

OGGI – IMMAGINARIO MUSICA

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“Musica parole e immagini per Federico”: il manifesto disegnato da Zerocalcare per la due giorni di iniziative per ricordare Aldrovandi oggi a Ferrara

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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L’EVENTO
Dalla poeta alla cheffa: nomi che creano fatti.
Piccolo tour tra le parole di una città

Viaggiare tra le parole. Anche attraverso il vocabolario si può visitare una città, guardarla da un punto di vista inusuale, che è quello dei nomi disseminati tra spazi fisici e di tempo. Lo spunto lo dà oggi il Teatro Ferrara Off. Questa sala con tante seggiole tutte diverse una dall’altra, invita nel pomeriggio a un incontro a ingresso libero che si intitola “Se lo nomini, esiste”. Un’occasione per chi si vuole interrogare su quale linguaggio usare per parlare di stati un po’ fuori dal comune, come sono, in questo caso, le situazioni social-familiari che non rientrano in modelli tradizionali ben precisi. Il confronto-spettacolo fa parte del percorso dedicato a “Nuovi diritti e nuove famiglie”, organizzato dall’assessorato alle pari opportunità del Comune. Ma l’appuntamento in teatro ha caratteristiche poetiche, oltre che giuridiche. Per affrontare questi temi l’autrice, traduttrice nonché presidente del Teatro Off, Monica Pavani, partirà infatti da una poesia di Emily Dickinson, che dà il senso anche al cammino. Scrive la Dickinson: “Muore la parola/ appena è pronunciata:/ così qualcuno dice./ Io invece dico/ che comincia a vivere/ proprio in quel momento”.

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Gli spazi del Teatro Ferrara Off in via Alfonso I d’Este 13

Da questo spazio teatrale, in fondo a viale Alfonso d’Este, chi ha voglia di proseguire alla ricerca di parole significative potrà continuare un piccolo tour linguistico a spasso per Ferrara tra nomi e termini particolari e attenti. Parole che descrivono cose e fatti in maniera significativa e rispettosa: rispetto per la lingua italiana e per persone e cose di cui – appunto – parlano. Ma come si fa a trovarle, le parole? In scena (come al Teatro Off) ma anche su insegne, diciture, menù, nelle persone che le usano, nei luoghi che le definiscono, arrivando fino alla rete, nei collegamenti virtuali che rimandano a tutto questo.

Da qualche anno, ad esempio, si parla e si discute di una grammatica al femminile, che altro non è che la spinta a usare parole che indicano ruoli, mestieri e persone, tenendo conto anche del fatto che appartengono a un certo genere anziché a un altro. Questa esigenza si sente in particolar modo per quelle professioni e attività che, tradizionalmente, sono state praticate da uomini e che, pian piano, si sono aperte anche alle donne. O viceversa. Prima, di solito, avviene il cambiamento, sia quello giuridico che consente di cambiare sia quello reale di chi, il rinnovamento, lo mette in pratica. Dopodiché la lingua registra la novità, si adegua e si modifica inserendo il nuovo termine nel suo vocabolario. Anche la parola “computer”, per dire, mica esisteva, prima; e dopo, visto che l’apparecchio è arrivato dal mondo anglosassone, ha preso anche la definizione in lingua inglese.

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La cheffa Maya, all’anagrafe Maura Ferrari nella cucina di DiCibo

Adesso il cambiamento riguarda il fatto che ci sono persone a fare cose che, normalmente, non facevano. Come donne che diventano ministro, avvocato, chef. Proprio da quest’ultima parola, può riprendere il giro nella città di Ferrara. A colpire è la scritta a gessetto che c’è sulla lavagna del piccolo ristorante di via Carlo Mayr, al numero 4, che si chiama in modo semplice e diretto, DiCibo. Sulla lavagnetta appoggiata all’esterno c’è scritto quello che “oggi la cheffa Maya propone”. “Cheffa”, però! Entri e chiedi al proprietario del locale, che è un uomo, la storia di questa scelta. Matteo Musacci spiega che lui e i suoi collaboratori sono rimasti colpiti dal racconto di una signora che si chiama Roberta Corradin, che ha deciso di mettersi ai fornelli per mestiere e in quel momento si è chiesta cosa sarebbe diventata, visto che si parla sempre di chef evocando immagini maschili col cappellone bianco in testa. Su questo, la Corradin ci ha scritto un libro che si intitola “Le cuoche che volevo diventare”. Partendo da quelle parole scritte, Matteo e i ragazzi del suo staff hanno deciso di andare a trovarla nel ristorante dove lavora, in riva al mare della provincia siciliana di Ragusa. “Siamo rimasti conquistati”, dice il ristoratore 29enne. Conquistati dalle sue parole, dalla sua cucina, dalla sua riflessione. Ecco, quindi, attraverso quale lungo giro di pagine e luoghi ci è arrivata qui – in pieno centro storico – la parola “cheffa”, che serve a definire un’altra signora che fa da mangiare ogni giorno con creatività, sbuzzo, professionalità e attenzione per il benessere di chi sceglie i suoi piatti.

Un giro ancor più lungo – sempre in tema di alimentazione e lingua – l’ha fatto il titolare del ristorante che si chiama, con curiosa analogia, Cibò: riferimento tutto italiano a quello che, per vezzo o moda o chissacché, spesso invece si definisce “food”. Per aprire il locale nel pieno centro cittadino di via Voltapaletto 5 quasi all’angolo con Bersaglieri del Po, c’è lui Amin Ramadan, 30enne di origini libanesi e accento tutto ferrarese. Un mix che è la messa in pratica della buona convivenza tra culture e pensieri diversi e che ritrovi nei sapori. Cibò mette insieme la cucina fatta con parole locali come cappelletti e cappellacci di zucca con piatti vegetariani e vegani e specialità libanesi tradizionali, che si chiamano shawarma, kefta, hommus.

Dal ristorantino esci, ti dirigi a destra lungo via Adelardi e in due passi sei già accanto al Duomo. Vai ancora avanti, sotto al Volto del Cavallo, e c’è il palazzo Municipale, ex sede ducale estense, e sempre e ancora centro di governo cittadino. Qui trovi un’altra parola: assessora. Ce ne sono quattro su nove, qui dentro. Nel senso che il sindaco di Ferrara – rieletto nel maggio 2014 – ha una giunta composta da nove assessori, 5 uomini e 4 donne. Ma, perché valga la pena di una visita in questo tour linguistico, serve più che il fatto, il termine che lo definisce. E le parole ci sono: sono dentro i comunicati e le note dell’Ufficio stampa comunale che, in cima allo scalone, ogni giorno racconta quello che succede a livello di amministrazione. E, quando parla di una donna che ha la delega all’urbanistica, alla sanità, alla pubblica istruzione o all’ambiente, usa la parola “assessora”. A supporto di ciò il quotidiano online del Comune di Ferrara allega anche una documentazione che supporta questa scelta. Nel link ci sono le “Linee guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo” di Cecilia Robustelli, raccolte in collaborazione con l’Accademia della crusca, e il vademecum all’uso di femminile e maschile scritto da Luciana Tufani, editrice, ideatrice e coordinatrice del Centro documentazione donna che è a Ferrara in via Terranuova 12.

Per tornare alle letture liriche da cui parte questo viaggio, è proprio la Tufani che, in quel manualetto, parla di una poeta. Ma come, non poetessa? “Sì – ti spiega Luciana Tufani – il termine poetessa è ormai entrato in uso, però è stato inventato per sottolineare in modo sprezzante la femminilità di chi scriveva versi, che fino ad allora erano composti perlopiù da penne maschili. Ma a voler essere precisi la lingua italiana prevede la definizione di un poeta e una poeta, che significa colui o colei che poeta, cioè che fa poesia”. Quindi è più corretto parlare di una poeta, ma chi dice poetessa può farlo perché, ormai, la parola è entrata nell’uso e ha perso la connotazione negativa. Sempre lei ti spiega, poi, che quando qualcuno ti fa una multa, e la faccia che vedi sopra la divisa è femminile, si tratta di una vigile, non vigilessa. “La parola – dice – deriva dal verbo vigilare, come dirigente deriva da dirigere. La femminilizzazione con finale in ‘essa’ non è filologicamente corretta e, anzi, viene usata proprio per sottolineare qualcosa di anomalo”. O, in caso di multa, diciamo anche per dar voce a un sentimento risentito.

Il riferimento al codice della strada ci fa posare gli occhi su un fuoristrada vistosamente parcheggiato sul marciapiede. Ostentazioni e mancanza di modestia che – per contrasto – vanno a esaltare il nome che si è dato un gruppo di persone che viaggia sottotono, si interessa di narrativa, ideologia e discorsi letterari, ma con parole terra a terra e simpatica autoironia. L’idea ce l’ha avuta già qualche tempo fa Gian Pietro Testa che, per mettere insieme i suoi colleghi e amici romanzieri, pensatori o anche solo amanti di cose interessanti e belle ha creato l’Accademia degli umili. “In diversi, all’inizio – racconta il giornalista-scrittore con l’atteggiamento un po’ disincantato e irridente che lo contraddistingue – mi hanno detto che, insomma, non è che gli piaceva tanto questa cosa”. La definizione può sembrare, in realtà, anche un po’ snob. Ma evviva tutti quelli che si vantano di scegliere una bandiera come quella dell’umiltà!

E magari con curiosa umiltà continuiamo questo cammino, a spasso tra parole che dicono le cose e le fanno esistere. A partire da questo pomeriggio. Dove, prendendo a prestito quello che dice la poetessa (o poeta) contemporanea Chandra Livia Candiani, si riparte da una delle principali missioni della cultura, che è quella di “mantenere viva la parola, fare ancora della parola innanzi tutto una presenza; vibrante, vera, che pulsa e intimorisce”. Perché “forse – nota poeticamente la Candiani –  la cultura ha bisogno di sapere che le culture sono tante e deve lasciarsi mutare, parlare con le altre, fare l’amore e lottare, convivere e trasformarsi, come fa l’aperto, la natura, bestie, rocce e alberi”.

“Se lo nomini, esiste”, oggi – mercoledì 20 maggio 2015 – ore 17, Teatro Ferrara Off, viale Alfonso I d’Este 13.

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IMMAGINARIO
100 sagre in 1.
La foto di oggi…

E’ lui la star del Salone nazionale delle sagre 2015. Simone Finetti, protagonista della quarta edizione di Masterchef, in un video su YouTube fa da testimonial a questa fiera. Una manifestazione che, a Ferrara, mette insieme oltre 100 degli eventi dedicati ai sapori della tradizioni enogastronomiche nazionali. Mega escursione al chiuso tra tutti quegli appuntamenti organizzati da città italiane, paesi o minuscoli borghi per celebrare la cosa che sanno cucinare meglio: dalle lumache alle paste ripiene, salumi tipici, formaggi doc, pani speciali, ricette particolari, nicchie di sapori. All’insegna delle griglie accese e – soprattutto – delle specialità emiliano-romagnole l’appuntamento per imparare da un ragazzo giovane, ma che ama davvero tanto fare da mangiare e che ha imparato già molto da chef come Barbieri, Cracco e Bastianich. Doppio cooking show con Simone oggi, sabato 11 aprile, alle 21 e domani, domenica 12, alle 17. Al Salone delle sagre-Misen, Ferrara Fiere, via della Fiera 11, Ferrara. Ingresso a pagamento.

OGGI – IMMAGINARIO DEL GUSTO

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Acquisto della salama da sugo con Simone Finetti (foto da YouTube)
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Simone Finetti in piazza Municipale a Ferrara (foto da YouTube)
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Da Masterchef torna a Ferrara: Simone Finetti oggi in Fiera (foto da YouTube)

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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IMMAGINARIO
Piazza sperduta.
La foto di oggi…

Una viuzza piccola, poco frequentata, sperduta in pieno centro cittadino. E’ la via dove – nel Cinquecento – abitava Bastianino. Sì, il pittore dei “Lampi sublimi” esposti in Pinacoteca, a Ferrara è cresciuto tra casa e bottega proprio qui, in una delle piazze più affascinanti e imbucate della città: la piazza intitolata ai fratelli Bartolucci, proprietà privata ma transitabile, scorciatoia che porta da via Boccaleone a via del Turco. E’ uno slargo ritagliato tra palazzi tanto maestosi quanto fatiscenti, a meno di cento metri da piazza Municipale. Una mini-Montmartre accanto alla chiesa di San Paolo, adesso inaccessibile, da dove provengono tante delle tele esposte e rivelate di questo pittore di un manierismo tutto padano, nebbioso, crepuscolare. Perché Bastianino, che all’anagrafe fa Sebastiano Filippi, nasce in una famiglia di pittori ed è lavorando alla bottega del padre Camillo, in questo pezzetto di città, che muove i primi passi, affiancato dal fratello Cesare. Fino a diventare il genio artistico “indiligente” ma così anticipatore di incerta modernità e drammatico romanticismo riscoperto dal critico e storico dell’arte Francesco Arcangeli e ora dalla mostra curata e voluta dalla direttrice della Pinacoteca nazionale, Anna Stanzani, prolungata fino al 31 maggio nelle sale interne e meno conosciute di palazzo dei Diamanti.

OGGI – IMMAGINARIO CITTADINO

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Piazzetta dei fratelli Bartolucci a Ferrara (foto Lauro Casoni sul portale Ferrara terra e acqua)
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La locandina della mostra con le opere di Bastianino in Pinacoteca
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Il Giudizio universale dipinto da Bastianino nel catino absidale del Duomo di Ferrara
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Opera di Sebastiano Filippi, detto Bastianino, in mostra a Ferrara

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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IMMAGINARIO
Feste in giostra.
La foto di oggi…

Ogni Natale questa giostra torna in quello che era il cortile del palazzo ducale estense con i suoi cavallini vecchio stile e le luci che girano intorno ai bambini che salgono e scendono. Un grandangolo spettacolare realizzato da Andrea Parisi la immortala nel blog fotografico di Ferrara, Fedetails. Fino al 15 febbraio in piazza Municipale. (Giorgia Mazzotti)

OGGI – IMMAGINARIO FOTOGRAFIA

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La giostra in piazza Municipale (foto di ANDREA PARISI)

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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Il radicamento dei Mercati contadini a Ferrara: il punto di vista di un produttore storico e di chi i mercati li gestisce

Da qualche anno i Mercati contadini a Ferrara stanno avendo un ottimo riscontro. Per diversi produttori che espongono in Porta Paola e in Piazza Municipale i mercati rappresentano il canale più redditizio a livello di vendita diretta. Per saperne di più, abbiamo incontrato un produttore, Ivano Pezzetti dell’azienda agricola IoBio, e Luca Deserti della Strada dei vini e dei sapori (Provincia di Ferrara).

Ivano, tu sei uno dei produttori storici qui a Porta Paola, raccontaci quando avete cominciato e come stanno andando le cose?

Abbiamo iniziato nel 2005. All’inizio non vendevamo granché, con il tempo invece le cose sono cambiate: oggi il giro è notevolmente aumentato, la gente cerca il biologico, apprezza il nostro prodotto e quindi ci siamo fatti i nostri clienti abituali. Attualmente Porta Paola è l’attività che ci rende di più a livello di vendita diretta, anche se abbiamo un buon riscontro anche con il mercato di Piazza Municipale e con i Gas cittadini.

Quanta gente acquista alla vostra bancarella del venerdì a Porta Paola?

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Il banco dell’Az. agricola ‘IoBio’ di Ivano Pezzetti

Diciamo che qui da noi passano all’incirca 400 persone ogni venerdì, è un buon numero e siamo molto contenti. I clienti sono aumentati anche a seguito del “Biopertutti”, manifestazione che si è tenuta a Ferrara il 21 e 22 giugno e che ha avvicinato ulteriormente la gente al biologico. Come accennavo prima, è importante anche la presenza dei gruppi d’acquisto: i gasisti, che ormai conoscono bene il nostro prodotto, ordinano tramite mail e si ritrovano la sportina pronta da ritirare il venerdì mattina in Porta Paola; questo è un buon metodo, perché ci permette di calcolare bene le quantità e soddisfare il cliente.

Possiamo dire quindi che la gestione dei mercati contadini da parte della “Strada dei vini e dei sapori” sta funzionando al meglio…

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Il banco di IoBio in P.zza Municipale a Ferrara

Assolutamente sì, come dicevo c’è un buon giro e le vendite sono molto buone. Questo lo si deve anche al fatto che i nostri prezzi sono concorrenziali, riusciamo a vendere ad un prezzo giusto. E questo è possibile perché noi paghiamo una quota simbolica a giornata per fare il mercato, 6 euro per Porta Paola e 26 per Piazza Municipale, perché lì abbiamo anche l’allacciamento elettrico e il tecnico. In questo modo Comune e Provincia promuovono i prodotti del territorio, sostengono noi produttori e allo stesso tempo vanno incontro alla gente; se dovessimo pagare ogni volta la quota piena di occupazione del suolo pubblico, i prezzi aumenterebbero a discapito di tutti… saremmo costretti a fare prezzi da negozio.

Per quanto riguarda invece i controlli?

L’agrotecnico della “Strada dei vini e dei sapori” passa a controllare i prodotti, soprattutto nelle stagioni più “calde”, in termini di produzione e di afflusso di clienti, ossia in primavera e in autunno. Se hanno qualche dubbio sulla provenienza dei prodotti, passano anche in azienda: il regolamento prevede che si debba vendere almeno il 70% di produzione propria, integrando con prodotti di altri produttori locali per un massimo del 30%. Io, però, ho sempre fatto la scelta di vendere solo ed esclusivamente in mio prodotto, perché solo così posso garantire che si tratta al 100% di un prodotto biologico. Questo modo di lavorare premia, perché i clienti lo sanno e apprezzano; certo, in alcuni periodi dell’anno l’offerta si riduce sensibilmente, in inverno arrivo ad avere solo mele e pere, ma da aprile ad ottobre ho tutto e la gente sa quello che mangia.

Vista la soddisfazione di Ivano Pezzetti, abbiamo contattato Luca Deserti della Strada dei vini e dei sapori, per avere anche il riscontro dei gestori, e capire meglio come vengono organizzati i Mercati contadini, quali le regole che ne stanno alla base.

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Logo della ‘Strada dei vini e dei sapori’ della Provincia di Ferrara

La Strada dei vini e dei sapori ha in gestione il Mercato contadino del Comune di Ferrara dalla fine del 2010. Prima se ne occupavano direttamente le associazioni di categoria, poi per motivi organizzativi vari si è preferito riferirsi ad un soggetto unico.
Il mercato contadino ha lo scopo di dare risalto ai produttori locali privilegiando il km 0, di fornire a produttori e consumatori un’opportunità per accorciare la filiera d’acquisto, riducendone i passaggi intermedi con conseguente riduzione del prezzo finale.
Per partecipare bisogna essere produttore agricolo ed esporre almeno il 70% di produzione propria, il restante 30% deve essere comunque acquistato da aziende agricole locali e rimanere nell’ambito di produzioni tipiche della nostra regione. Non è ammesso in nessun caso l’approvvigionamento presso strutture commerciali (mercati ortofrutticoli o commercianti) e la provenienza di tali prodotti deve essere chiaramente indicata nei cartellini esposti. A volte, si può fare qualche piccola eccezione con l’ospite che viene magari da Imola e che porta un prodotto particolare che viene consentito perché è locale per lui.

Cosa significa “produttore ospite”, ci sono differenze tra produttore e produttore?
Il Mercato contadino di Ferrara accoglie due tipi di produttori, il produttore fisso e l’ospite. Mentre l’azienda del territorio ha la presenza garantita, l’ospite viene invitato se c’è posto. In generale, si parla di uno o due ospiti al massimo a giornata, non di più. L’ospite può provenire dalle provincie/regioni limitrofe, e non da lontano; la scelta di ospitare produttori “vicini” è stata fatta, oltre che per sostenere il territorio, anche per garantire una maggior tutela del prodotto, evitando tutto il discorso dei trasporti lunghi e quindi di un eventuale deterioramento dei prodotti, cose che richiederebbe controlli molto più complessi e delicati.

Voi che tipo di controlli siete tenuti a fare?
Noi siamo tenuti a verificare quanto previsto dal disciplinare [vedi], in particolare che sia rispettata la proporzione del 70/30 e l’effettiva provenienza. A questo proposito, è importante precisare che la percentuale si riferisce al numero di prodotti posti in vendita e non al volume, ossia al numero di categorie merceologiche esposte: per capirci, il produttore può portare 7 tipologie di frutta e verdura provenienti dal suo terreno (asparagi, fragole, susine, cipolle, carote, piselli e pomodori) e 3 tipologie diverse di un altro produttore (patate, aglio, bietola). Lo scopo principale di questa norma è quello di permettere al produttore di avere una maggiore gamma merceologica da offrire alla clientela. Ci sono poi i controlli in azienda.

E se i produttori non rispettano il disciplinare, se verificate che la provenienza è altra rispetto a quanto dichiarato, a che tipo di sanzioni vanno incontro?
Innanzitutto, bisogna premettere che per entrare a far parte dei Mercati bisogna superare un periodo di prova di cinque giornate. Nel caso di scorrettezze, sono previste sanzioni di vario tipo: a volte, soprattutto quando si tratta di problemi di comportamento, i produttori vengono semplicemente richiamati; se scopriamo che spacciano un prodotto per un altro, si passa alla sospensione, da una a tre giornate e per un periodo sempre più lungo; dopo la terza giornata di sospensione, si arriva all’estromissione dal mercato fino a data da destinarsi.

E’ capitato?
E’ capitato.

Quante aziende agricole riesce ad ospitare il Mercato contadino di Ferrara?
A meno che non ci siano particolari problemi numerici, come nel caso di altre manifestazioni realizzate in contemporanea, il Mercato può contare su 24 posti disponibili in Piazza Municipale e 18/19 in Porta Paola.

Chi decide quali aziende agricole ospitare di volta in volta?

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Il Mercato contadino di Piazza Municipale a Ferrara

Le associazioni di categoria ci comunicano, di settimana in settimana, le aziende interessate a partecipare, in sostanza ci fanno da collettore. Noi decidiamo la disposizione e spediamo la piantina via mail o via fax alle aziende. In realtà, l’organizzazione cambia un po’ da mercato a mercato: le postazioni del venerdì in Porta Paola sono praticamente fisse, ci sono piccole variazioni dettate dalla stagionalità, ma essenzialmente i produttori sono gli stessi perché si tratta di un mercato più stanziale; le postazioni di Piazza municipale, invece, cambiano più spesso e sono soggette a rotazione, in modo che i partecipanti possano beneficiare a turno dei posti migliori (i produttori hanno notato, per esempio, che la postazione vicino allo scalone vende di più), del lato ombra in estate, ecc. Noi, come gestori, andiamo tutte le domeniche a controllare la disposizione dei gazebo in Piazza Municipale e per verificare che non ci siano inconvenienti.

Complimenti davvero, devo dire che durante questo colloquio mi ha molto colpito l’attenzione ai dettagli e l’esperienza con cui gestite il tutto; tu poi (diamo del tu perché Luca è molto giovane) dimostri grande dimestichezza, posso chiederti che formazione hai?
Effettivamente ho sempre lavorato nell’ambito di sagre/mercati. Io sono Operatore di turismo culturale. Le mie prime esperienze professionali le feci presso il consorzio di Ostellato “Verde Delta” (ora purtroppo non esiste più) che si occupava dell’organizzazione di sagre ed eventi come la Sagra dell’anguilla, la Festa del riso di Jolanda, la Fiera di Migliarino, ed è stato lì che ho imparato tutto sulla disposizione degli espositori, gli aspetti tecnici e gestionali. Poi è successo che ho mandato il curriculum alla Strada dei vini e dei sapori, proprio nel momento in cui si stavano riorganizzando i Mercati contadini, ed eccomi qui.

Ivano Pezzetti di IoBio ci diceva che i mercati vanno sempre meglio, anche voi riscontrate un miglioramento?
Noi come gestori, possiamo valutare l’andamento dei Mercati in base alle richieste degli espositori a partecipare: Piazza Municipale è sempre andato bene ed è sempre abbastanza costante, nonostante alcuni momenti di calo dovuti a stagionalità e maltempo; per Porta Paola, è vero, la clientela da qualche tempo sta aumentando, si radica sempre più e, proprio per questo, stiamo cercando di introdurre nuove postazioni, anche se gli spazi sono quelli che sono, privilegiando le aziende che portano prodotti nuovi rispetto a quello che c’è già, come per esempio le vongole di Padoan.

Ultima domanda, come vi regolate per la definizione dei prezzi?
Fino a qualche tempo fa, prendevamo i dati dal sito “Sms consumatori” e consigliavamo ai produttori di tenere il prezzo medio della grossa distribuzione del nord-Italia, ribassato del 30%. Ora questo servizio è sospeso e stiamo cercando altre fonti. Le nostre indicazioni sui prezzi però sono di massima e non obbligatorie, perché spesso bisogna considerare anche altri aspetti: per fare un esempio, il prezzo del riso nella grossa distribuzione è minore rispetto a quello dell’azienda agricola, perché può ammortizzare i costi sulle grandi quantità. I produttori hanno anche altri parametri a cui riferirsi, come i prezzi che gli farebbe Coferasta per esempio. In generale, abbiamo sempre riscontato prezzi buoni e la migliore prova è che la clientela non si lamenta, è soddisfatta e ritorna.

Per saperne di più:
Sito della Strada dei vini e dei sapori [vedi]
Statuto della Strada dei vini e dei sapori [vedi]
Pagine dell’Az. agricola IoBio di Ivano Pezzetti nel sito agrizero.it [vedi]

Ferrara, piccolo viaggio
nella geografia del Palio

Il visitatore che in questi giorni attraversa la città di Ferrara trova bandiere di colori diverse appese sui palazzi publici e privati, lungo le vie del centro e in quelle un po’ più periferiche. Sono le bandiere delle contrade del Palio. L’evento – in città molto sentito, ma magari meno celebre di altri analoghi – vanta il primato mondiale storico tra queste antiche gare. La prima corsa di fanti e fantesche, somari e cavalli per le vie della città risale infatti al 1259, mentre quello di Siena ha probabili origini tardo-duecentesche, ma è nel 1656 che viene preso in carico dal Comune senese in maniera sistematica.
Ma perché a Ferrara in piazza del Duomo sventola la bandiera giallo-viola con l’unicorno, mentre nella confinante piazza Municipale è issata la bandiera bianco-nera con l’aquila? Per il Palio, il territorio della città di Ferrara è diviso in otto quadranti: corrispondono ai territori delle contrade e ognuno contiene un pezzettino di storia. I quattro quadranti che si trovano tutti all’interno delle mura della città sono i “rioni”, mentre sono chiamati “borghi” quelli fuori dalla cinta muraria. Ecco la mappa, percorsa da nord ovest in senso orario.

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Mappa delle contrade del Palio di Ferrara

Rione San Benedetto. Colori bianco e azzurro per la contrada che abbraccia il territorio cittadino, che va dai confini nord delle mura cittadine fino alla Porta degli Angeli, chiusa a est da corso Ercole d’Este e a sud dall’asse di viale Cavour. L’impresa è quella del diamante sull’anello episcopale, avvinghiato da due foglie di garofano rosso. Adottato da Ercole I, simboleggia la potenza raggiunta dagli Estensi attraverso la politica matrimoniale e il legame con lo Stato Pontificio.

Rione Santo Spirito. Giallo e verde per la contrada che rientra nel territorio dell’Addizione Erculea con il fulcro della festa nella sua piazza Ariostea, dove vengono corse le gare del Palio di Ferrara. Il confine sud è segnato da corso Giovecca. L’impresa è quella della granata svampante, il proiettile, simbolo guerresco di Alfonso I.

Rione Santa Maria in Vado. Giallo e viola per la contrada che occupa un quarto della città entro le Mura, tra il centro con il Duomo e tutte le vie acciottolate della parte medioevale. L’impresa è quella dell’unicorno, animale mitologico raffigurato nell’atto di purificare le paludose acque ferraresi con il suo corno miracoloso.

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Unicorno della contrada di Santa Maria in Vado

Rione San Paolo. Bianco e nero per il territorio della contrada, che si sviluppa intorno al castello estense. Arriva fino al confine sud del porto fluviale di via Darsena e delle mura di Rampari di San Paolo, dove è il Museo dell’ebraismo e dove si affacciano i parcheggi ex Mof e quello di viale Kennedy. L’impresa è quella estense dell’aquila sulla ruota.

Borgo San Giacomo. Blu e giallo sulle bandiere di questa contrada, che ingloba la parte interna delle mura del vecchio Acquedotto e una vasta zona periferica che va fino all’antico borgo di Mizzana. La sua impresa è un’aquila bianca, stemma originario degli Este.

Borgo San Giovanni. Il rosso e il blu sono i colori della contrada, il cui territorio si estende verso nord est al di fuori delle mura cittadine, spingendosi fino al confine dell’area comunale. L’impresa è quella della lince bendata: l’animale simbolo della vista acuta è emblema del primo vero principe estense, Niccolò III, morto avvelenato; suo figlio Leonello ereditandolo vuole rappresentare l’animale con la benda in omaggio al padre e alle sue idee inascoltate.

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L’idra, impresa della contrada di San Giorgio

Borgo San Giorgio. Rosso e giallo per il territorio fuori dalle mura, che è stato il fulcro iniziale della storia cittadina. Come impresa, la mitologica idra: mostro dalle sette teste draghesche che si contorce nel fuoco.

Borgo San Luca. Rosso e verde per il territorio di uno dei primi nuclei di insediamento sul ramo del Po che attraversava Ferrara. L’impresa è quella dello steccato detto anche “pararuro”: una zucca avvolta e legata a fior d’acqua allo steccato, con la funzione di idrometro per indicare ai guardiani il livello delle acque.

Stemmi e mappa de Palio – che si corre oggi in piazza Ariostea – sono tratti dal sito ufficiale www.paliodiferrara.it

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