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DI MERCOLEDI’
Gigi Proietti e La mandragola di Machiavelli

E’ da ieri dopo il consueto giretto al mercato del mio paese che mi frullano nella mente dei flash da La Mandragola, la celebre commedia che Machiavelli compose molto probabilmente nel 1518. Devo mettere a fuoco cosa abbia scatenato queste associazioni che continuano anche oggi, brevi ma insistenti, a mettere in collegamento piccoli fatti della vita quotidiana e pagine della nostra letteratura.

Ho conosciuto Sofia, nata tre settimane fa, mentre dormiva beatamente nella sua carrozzina sgargiante. Ci tenevo a incontrarla e proprio ieri è successo, stando prudentemente all’aperto, in una giornata mite e con un po’ di sole; l’incontro è avvenuto vicino alla chiesa piccola, a due passi dalla piazza, vero crogiolo di avventori, regolarmente dotati di mascherina, che fanno acquisti e chiacchiere vicino alle bancarelle.

E’ nata una bambina, è una gioia. E se anziché essere stata concepita dai genitori che conosco fosse la figlia tanto desiderata da Lucrezia e Nicia? Madonna Lucrezia e l’anziano marito messer Nicia Calfucci vivono agiatamente nella Firenze del primo Cinquecento; il loro grande cruccio è che non riescono ad avere figli. Siamo alla situazione iniziale della commedia; per completarla dobbiamo introdurre il terzo vertice del triangolo amoroso che domina lo svolgimento dei cinque atti. Si chiama Callimaco ed è giovane e aitante; soprattutto è innamorato pazzo della bellissima Lucrezia; è venuto appositamente per conoscerla da Parigi a Firenze e dopo che l’ha veduta ammette: “Sommi acceso in tanto desiderio d’esser seco, che io non truovo loco”. Non sa dove stare, lo si dice ancora oggi per indicare il massimo del pathos.

Callimaco vuole a tutti i costi conquistare Lucrezia, per appagare il proprio desiderio e per assecondare il suo temperamento intraprendente: se la ‘Fortuna’ lo ha messo davanti a questa passione totale egli impiega ogni suo risorsa, la sua ‘virtù per conseguire lo scopo. Per esempio sa circondarsi di persone che possono aiutarlo fattivamente, a partire dall’amico Ligurio che conosce bene il marito di Lucrezia e assume la regia della beffa con cui raggirarlo.

Vorrei dire a Sofia: pensa, piccolina, in quali aggrovigliate vicende ti sto trasportando. Per far nascere una bimba come te, o un maschietto, lo sciocco messer Nicia si lascia convincere da Callimaco, nei panni di un luminare della medicina, che la moglie rimarrà incinta se berrà una pozione prodigiosa fatta con l’erba chiamata mandragola. Pozione miracolosa, che presenta il conto però. Il primo uomo che giacerà con Madonna Lucrezia attirerà su di sé il veleno e molto probabilmente ne morirà, e allora bisogna mettere nel letto della signora un “garzonaccio” qualunque che ci lasci la pelle al posto di Nicia.

Cosa non è disposto ad architettare un innamorato! Infatti è Callimaco travestito da povero diavolo a intrufolarsi nel letto, sotto l’attenta supervisione del beffato Nicia nel ruolo di cerimoniere. Ora dobbiamo considerare le donne e Fra’ Timoteo, se vogliamo conoscere per intero il sistema dei personaggi. Le donne sono due: Lucrezia, che è una donna devota e irreprensibile e rimane sconvolta dalla prospettiva di tradire il marito commettendo un peccato mortale; sua madre Sostrata, che al contrario è donna dai costumi assai liberi e ben volentieri si presta a partecipare alla beffa ai danni del genero. Se con Sostrata entra in scena una figura femminile dai tratti licenziosi, il culmine della corruzione si raggiunge con Fra’ Timoteo, che è spinto a entrare nella macchinosa beffa dalla sola sete di denaro.

L’azione si sposta dalla piazza e dalle case dei protagonisti alla chiesa che è poco distante. Qui il frate dice di avere studiato a lungo il caso e qui riceve Lucrezia e la madre. Vediamo il punto in cui con il suo argomentare astuto egli scardina le convinzioni della donna: è un bellissimo esempio di eloquenza, dove la forza delle parole ottiene effetti straordinari. Dal momento che “madonna Lucrezia è savia e buona – pensa il frate – io la giugnerò in sulla bontà” per prenderla in trappola.

E allora la prima argomentazione riguarda la coscienza e un principio generale: “dove è un bene certo ed un male incerto non si debbe mai lasciare quel bene per paura di quel male”. Il bene certo è che la donna, rimanendo gravida, darà una nuova creatura a Dio; il male che ciò procurerà al garzonaccio che ha giaciuto con lei non è certo, alcuni in questi casi si salvano. La seconda motivazione riguarda l’atto peccaminoso, che tale non è – continua il frate – “perché la volontà è quella che pecca, non el corpo”, semmai è peccato dispiacere al marito, ma Lucrezia sta invece procurando una gioia a messer Nicia. Infine l’argomentazione che esce dalla bocca di Fra’ Timoteo ma potrebbe essere pronunciata dal Principe e provenire dalle pagine dell’omonimo trattato, l’opera più conosciuta di Machiavelli, è:  “El fine si ha a riguardare in tutte le cose: el fine vostro si è riempire una sedia in paradiso, e contentare el marito vostro”. Là il bene dello Stato e qui la felicità della famiglia motivano le azioni umane.

Nella bella versione televisiva della commedia uscita alla fine degli anni Settanta per la regia di Roberto Guicciardini, Duilio Del Prete interpreta Fra’ Timoteo e il suo stile è impeccabile, elegante. Totò ha invece vestito i panni del frate nel film girato da Alberto Lattuada nel 1965 e che ha lo stesso titolo della commedia: il suo eloquio è più marcato, i gesti sono ampi e la scena assume un’impronta macchiettistica. Immagino davanti alla figura di Lucrezia un terzo irresistibile Fra’ Timoteo interpretato da Gigi Proietti. Tra le opere teatrali a cui ha lavorato nella sua lunga carriera non ho trovato La mandragola e, anche se la mia indagine richiede un approfondimento, la lascio per lavorare con l’immaginazione: ora che con la sua morte è uscito dal tempo, lo proietto all’indietro e ne faccio un personaggio della nostra commedia. Pochi giorni fa, il 5 novembre, al suo funerale l’attore Edoardo Leo ha omaggiato il maestro con parole lucidissime, ha riconosciuto in lui la capacità straordinaria di coniugare maestria nella recitazione, professionalità e leggerezza. Ho capito che erano le parole giuste per definire Gigi Proietti come artista. Grazie ai servizi televisivi sulla sua carriera, in questi giorni così frequenti da competere con i continui aggiornamenti sulle elezioni americane, mi pare di sentirlo più presente di prima nel nostro immaginario. Me lo vedo già avvicinare Lucrezia con un’aria assorta, lo sento sciorinare le ragioni che alleviano la sua coscienza e la condurranno a scoprire i piaceri dell’amore grazie al giovane e focoso Callimaco. La modulazione della voce è straordinaria e attraversa i toni più diversi, dai più suadenti a quelli perentori; la mimica del volto si piega a rendere evidente il senso di ogni singola parola.

Mi pare meno stupefacente, ora, il finale della commedia. Posso abituarmi al cambiamento repentino di madonna Lucrezia, che dopo la notte trascorsa con l’amante si dichiara pronta a continuare a fare “sempre” con lui “quel che’l mio marito ha voluto per una sera”. Se la Fortuna è donna, come pochi anni prima Machiavelli ha affermato nel Principe, l’intraprendenza e la forza della giovinezza di Callimaco hanno saputo batterla. Lucrezia è sua. D’altra parte anche lei rivela di sapersi adeguare all’evolversi delle situazioni, è disponibile a mutare seguendo il corso della Fortuna. Si riconosce nella sua decisione finale una sana concretezza che viene da lontano, almeno dalla visione laica del Decamerone, affermatasi quasi due secoli prima, dalla logica mercantile che vi ha già trovato il suo trionfo, per cui Lucrezia trova il proprio piacere e il proprio tornaconto nel promettersi a Callimaco. E il beffato Nicia? Non trova di meglio che mostrarsi riconoscente a Ligurio e Callimaco, che come medico ha risolto il suo problema, dando loro “la chiave della camera d’in su la loggia, perché possino tornarsi quivi a loro comodità”. Beffato e felice, viene da concludere.

In realtà lascio concludere la commedia a Fra’ Gigi, che con aria ammiccante saluta gli spettatori, non li trattiene più a lungo, perché la funzione che egli va a dire ora in chiesa alla presenza dei protagonisti è lunga. Ognuno tornerà al proprio posto dopo la messa e il pranzo: lui in chiesa, gli altri a casa. E’ trascorso un giorno da quando Ligurio ha messo in piedi la complicata beffa e una gaia relatività, che, a conoscere meglio il pensiero di Machiavelli, diviene sempre meno gaia e più amara, ci ha fatto conoscere non uomini e donne ideali, ma colti nella loro concretezza, implicati nei casi della vita, immersi  nella “realtà effettuale della cosa”.

Da Ferrara a Roma per inseguire il sogno di diventare attori

Fabio e Pietro al Cpa di Ferrara

Da bambino Fabio voleva fare lo scienziato, il ricercatore oppure il medico, magari “l’inventore rivoluzionario”. Pietro, invece, sognava di diventare paleontologo.
Adesso Pietro Bovi e Fabio Baroni possono liberamente infilarsi nei panni di uno scienziato o di un paleontologo e di uno, nessuno, centomila altri personaggi. Dopo quattro anni di studio al Cpa – Centro preformazione attoriale – di Ferrara, i due giovani ferraresi ora hanno superato il provino alla scuola di recitazione TeatroAzione di Roma.
Pietro e Fabio sono stati scelti per frequentare la scuola privata di recitazione più importante di Roma, dopo il Centro sperimentale di Cinematografia e l’Accademia: aTeatroAzione si sono formati attori italiani come Elio Germano, Nicolas Vaporidis, Carolina Crescentini.
Pietro Bovi ha 19 anni, un diploma al liceo Ariosto e una passione per il montaggio cinematografico, il tennis, la poesia e la letteratura, la storia e la musica. Fabio Baroni ha un anno in più, un diploma al liceo Roiti, ama il calcio, la bicicletta, la musica e la lettura.
Ora vivono a Roma, sono colleghi, ‘compagni di scuola’, ma soprattutto amici per la pelle.
Ve li facciamo conoscere in un’intervista doppia, che racconta due ragazzi sorprendenti per la profondità della motivazione che li spinge, per sensibilità e simpatia. Chi li ha visti sul palcoscenico, poi, non ha potuto non applaudirne il talento.

Fabio Baroni

È Fabio a presentarci Pietro: “un grande amico conosciuto al Cpa e un grande attore da cui posso sempre prendere spunto e con cui riesco a lavorare in modo egregio, grazie alla forte sintonia che si è venuta a creare tra noi nel corso degli anni. Riusciamo a darci energia a vicenda e ci divertiamo molto insieme a scoprire Roma”.
Per Pietro “Fabio è un amico e un collega. Con lui ho condiviso quattro anni della mia formazione, i più importanti, al Cpa. Grazie al lavoro svolto a Ferrara, al legame che si è creato fra noi e alle soddisfazioni ottenute insieme, possiamo dire di essere uno la spalla dell’altro. Ci aiutiamo e collaboriamo in questa nuova avventura intrapresa insieme, proprio perché abbiamo vissuto assieme la nostra crescita come attori e come persone”.
Al Cpa di Ferrara – la scuola fondata dall’attore Stefano Muroni e diretta dal responsabile artistico Massimo Malucelli – Pietro ha incontrato “persone eccezionali, colleghi con cui ho condiviso una vocazione e un percorso indimenticabile; ho avuto l’opportunità di ricevere un’educazione indispensabile da professori preparatissimi, che sono diventati presto mentori e amici. Grazie a questa scuola ho partecipato alla mia prima esperienza lavorativa al Festival dei Quartieri dell’Arte, ho potuto frequentare corsi all’estero e condividere con ragazzi di altre nazionalità la passione che ci lega”. Anche Fabio al Cpa ha trovato “un gruppo fantastico con cui sono stato benissimo: si è venuta a creare un’amicizia forte che sussiste ancora. Ho conosciuto insegnanti bravissimi con i quali si è instaurato un rapporto di fiducia straordinario. E una rete di persone laboriose legate alla scuola che rappresentano per me un modello di impegno”.

Pietro Bovi

Facciamo un passo indietro: Pietro, dunque da piccolo voleva fare il paleontologo…
Quando avevo una mezza dozzina d’anni ricordo che mi piacevano così tanto i dinosauri da voler andare a estrarre i loro fossili dal terreno. Scoprire il mistero e portarlo alla luce. A 10 anni ho subìto la ‘folgorazione’ del palcoscenico. Ma fare l’attore è un po’ come fare il paleontologo…

Fabio e Pietro, quando avete scoperto la vostra passione per la recitazione?
Pietro: Nell’inverno del 2008, per il centenario della scuola materna di Porotto, fu organizzato uno spettacolo commemorativo al Giuseppe Verdi, il teatro del paese. Mi ritrovai sul palco, per una buona mezzora, a recitare la parte di Pinocchio. Mio zio interpretava Geppetto ed era in scena con me. Ricordo la sensazione che provai a stare sotto le luci, davanti alla platea; quella sensazione non mi ha più abbandonato. Lo stesso anno mi iscrissi ai corsi del Cicimbù, al Teatro Comunale.
Fabio: Ho scoperto di voler far l’attore cinque anni fa, in un momento della vita in cui ero insoddisfatto e non avevo idee chiare sul futuro. Seguì un periodo in cui guardavo continuamente film: immaginai di avere sempre una telecamera che mi seguisse per la casa e di essere parte di un set. La mia vita da quel momento cambiò e scoprii cosa avrei voluto fare negli anni a venire.

Che cosa significa essere ‘attore’?
Pietro: L’attore non è un mestiere per tutti, ma il divertimento è la sua cifra fondamentale. Recitare è innanzitutto un gioco, attraverso cui si crea un’occasione taumaturgica per stabilire un contatto con chi ascolta la storia che racconti. Accogliendo ciò che ogni nuovo personaggio ti dona, puoi accedere alla comprensione dell’altro; e al contempo ti avvicini ancor di più alla conoscenza di te stesso. Questo è sia il motivo per cui la gente va a teatro, e per il quale la professione dell’attore sopravvive in questa società dove si tende alla divisione, all’isolamento.
Fabio: Essere attore per me significa la possibilità di essere chiunque in qualsiasi istante ed in qualsiasi luogo; vuol dire avere la possibilità di raccontare cosa provo e comunicare le emozioni che porto dentro di me in diversi modi. Per me è una necessità.

Che cosa è più affascinante in questa professione? Che cosa è più difficile?
Pietro: La possibilità di scoprire, solo grazie all’esperienza e all’uso che fai di te stesso, la verità. Quella che accomuna tutti: la verità delle emozioni, del cuore.
Una simile fortuna è anche una difficile missione, poiché richiede il completo affidamento alla tua ‘incoscienza’, l’abbandono alla consapevolezza che si può diventare qualsiasi cosa, essere qualunque persona, senza dover pensare di avere una propria identità individuale.
Fabio: La libertà di potersi esprimere e dare i propri tagli personali a personaggi immortali come i protagonisti delle grandi opere teatrali e creare una connessione con loro. La cosa più difficile, che è al tempo stesso l’obiettivo, è trasmettere interamente al pubblico ciò che si prova sul palcoscenico.

Quali sono i vostri attori e film preferiti?
Pietro: Marcello Mastroianni è il mio modello storico. Tra i contemporanei, ammiro Ralph Fiennes, Matthew McCounaghey, Ian McKellen. Tra i miei film preferiti del secolo scorso metterei ‘La strada’, ‘8 e mezzo’ di Fellini, ‘Sciuscià’ di De Sica, ‘I mostri’ di Risi. Tra quelli di oggi, invece, ‘Il ritorno del re’ di Jackson, ‘Interstellar’ di Nolan e ‘Youth’ di Sorrentino.
Fabio: Tra i grandi attori del passato darei un posto d’onore a Gian Maria Volontè e Marcello Mastroianni, tra le attrici a Anna Magnani. Tra i contemporanei preferisco Leonardo DiCaprio e Meril Streep. I miei film preferiti del passato sono ‘Faccia a Faccia’ di Sollima, e ‘8 e mezzo’ di Fellini, mentre tra i più recenti scelgo ‘Shutter Island’ di Scorsese.

Con chi vi piacerebbe recitare?
Fabio: Prima di tutto con Leonardo DiCaprio e Pierfrancesco Favino. Ma ovviamente la lista sarebbe molto più lunga.
Pietro: Non ho mai pensato a un attore professionista in particolare, ma senz’altro mi piacerebbe lavorare con un regista del cinema d’autore come Sorrentino.

Raccontateci qualcosa della vostra ‘avventura’ a Roma…
Pietro: Da due mesi siamo nella capitale e non c’è mai stata una battuta d’arresto. Abbiamo passato due settimane a Vitorchiano, in provincia di Viterbo, per andare in scena all’interno del Festival dei Quartieri dell’Arte, diretto da Gian Maria Cervo. Una volta tornati a Roma ci siamo gettati a capofitto nel corso professionale di TeatroAzione; la preparazione prosegue con entusiasmo.
Fabio: Siamo arrivati pieni di energie e non si sono per nulla esaurite, anzi, siamo sempre più carichi. L’impatto con una grande città non è stato così drastico come immaginavamo, nonostante vi sia una differenza immane rispetto allo stile di vita a cui eravamo abituati. Abbiamo avuto due mesi pieni di sfide e stimolanti e procediamo sempre a testa alta.

E ora, quali sono i vostri sogni?
Pietro: Il mio sogno è continuare a seguire questa strada, ovunque essa mi porti. Fare l’attore mi ha portato ad essere ciò che sono, poiché da quando ho memoria è una volontà che porto dentro di me, qualcosa che mi renderà sempre felice.
Fabio: Avere l’umiltà e l’energia necessaria a migliorarsi, per capire che dagli altri c’è sempre da prendere spunto; mi piacerebbe essere fonte di ispirazione anche solo per una singola persona. E ovviamente affermarmi nel mondo dello spettacolo.

Qual è la ‘cosa’ più bella che avete trovato recitando?
Fabio: Le persone, dai colleghi agli insegnanti, dai giornalisti ai professori: molti di loro sono ora amici fedelissimi con cui amo trascorrere il mio tempo. È stato importante inoltre scoprire quello che ero in grado di sentire, di fare, e trovare il coraggio di mettere in pratica tutto, di perseguire ciò che amo fare.
Pietro: Me stesso. Ho trovato sempre più me stesso, giorno dopo giorno, copione dopo copione, prova dopo prova. Ma per farlo ho avuto bisogno di altri attori accanto a me, di condividere questa magica emozione con qualcun altro. Fra attori s’instaura una magica e profonda fratellanza, ed è il regalo più bello che ho ricevuto da questo mondo.

Dal teatro al cinema: un viaggio fra due mondi.

 

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“Dal teatro al cinema: un viaggio fra due mondi” (Scuola di teatro e audiovisivi). Una scuola di racconti teatrali e digitali. Non si tratta di un corso ma di una vera e propria scuola della durata di due anni e con diversi insegnanti, specifici per le diverse materie trattate. La filosofia che ispira il nostro lavoro è quella di tracciare un percorso che fonda nella forza del teatro, capace di raccontare storie nello spazio, quella di raccontarle anche su di uno schermo, che questo sia quello del computer, del video o del cinema. Recitare è “essere veri in una situazione finta”, una definizione bella e semplice, che descrive il processo profondo che sta alla base del lavoro creativo, in teatro e su uno schermo, ovunque vi sia una storia raccontata attraverso gli attori ed i personaggi cui essi danno vita. La regia teatrale è raccontare una storia nello spazio, componendo tutti i linguaggi, da quelli del testo, delle luci e dei suoni, dell’organizzazione visiva e dinamica della scena, fino a quelli degli attori.

Tutto questo costituisce il fondamento della possibilità di raccontare storie sugli schermi Finalità Attraverso l’antica e nobile radice teatrale intendiamo quindi dare una nuova dignità a tante forme di racconto contemporaneo di grande facilità tecnica ma spesso realizzate senza alcuna qualità artistica e con pessimi risultati comunicativi, come il video, il cortometraggio o la web serie, nonché contribuire alla qualità del lavoro cinematografico.

La struttura
I due anni e gli insegnamenti.Primo anno, insegnamenti: “Recitazione I: storie, personaggi, situazioni. La finzione, la presenza fisica e il personaggio”. “Regia I: i mondi possibili del racconto scenico” “Recitazione per lo schermo, davanti all’obiettivo. Acting e micromimica facciale”. “Realizzazione di un cortometraggio” Secondo anno, insegnamenti: “Recitazione II: La finzione, la presenza fisica e il personaggio, a confronto con vari tipi di testualità” “Regia II: storie, personaggi e situazioni da vari testi e sceneggiature: le diverse modalità del racconto spettacolare” “Sceneggiatura” “Realizzazione di un video originale degli allievi” .

“Caratteristica che riteniamo unica della scuola, sarà quella di presentare, come esercitazione di fine anno, una performance teatrale dalla quale trarremo spunto per creare un video su quello stesso soggetto, ma questa volta sceneggiato e montato secondo il linguaggio dell’audiovisivo, e quindi come racconto filmico per lo schermo.” La scuola è rivolta in particolare al mondo dei giovani e degli studenti universitari che abbiano avuto esperienze o abbiano un forte interesse per le arti dello spettacolo, la comunicazione, la recitazione e la fiction, attraverso i media “in presenza”, come quello teatrale, o il mezzo tecnologico, vissuto con una nuova qualità del messaggio e una diversa incisività del racconto sul piano emotivo, comunicativo, significativo. Opportunità create dalla scuola I prodotti, risultato del percorso fatto insieme, potranno partecipare a festival e rassegne, italiane e straniere, e girare su piattaforme web dedicate. Avremo l’opportunità di sottoporre il nostro lavoro al “Giffoni Film festival”, con cui collaboriamo, nonché network televisivi con i quali cooperiamo da tempo. Al termine del secondo anno sarà consegnato un diploma riconosciuto da Fonè e i suoi collaboratori e patrocinatori, come il “Giffoni Film Festival”, l’ARCI provinciale di Ferrara, il Comune di Ferrara

Organizzazione
Direttore artistico: Massimo Malucelli
Prima lezione gratuita: martedì 8 novembre 2016 ore 20,30 – 23 Periodo: novembre – maggio Frequenza: martedì e venerdì ore 20,30 – 23 Sede: associazione “Fonè”, via Arianuova, 128 Costi: 7 mesi per 20h al mese, tot 140h = Euro 665 totali, divisi in rate da 95€ mensili + 60 euro di iscrizione associativa annuale (comprensivi di materiali di consumo e saggio finale). Per gli studenti universitari c’è un forte sconto: 7 mesi per 20h al mese, tot 140h = Euro 455 totali, divisi in rate da 65€ mensili + 60 euro di iscrizione associativa annuale (comprensivi di materiali di consumo e saggio finale).

Pagamento
Alla prima lezione del mese al nostro incaricato.
Per motivi amministrativi questa regola dovrà essere rispettata con rigore.
Il pagamento sarà effettuato mese per mese 
A dicembre però si richiede anche il versamento della quota corrispondente al mese di maggio, a titolo di cauzione ed impegno da parte dello studente. Le lezioni saranno quindi pagate fino ad aprile compreso, in quanto maggio sarà già stato pagato.
Si capirà che l’organizzazione del corso è onerosa e soggetta a spese fisse, inoltre pensiamo che aderire a quest’esperienza debba essere un impegno che va rispettato seriamente, tanto da parte di chi la organizza come da parte di chi la frequenta, per cui, comunque, il pagamento dell’intera quota annuale rateizzata secondo cadenza mensile, è obbligatorio. Numero chiuso: minimo 8 massimo 20 persone.

Contatti
Vedi sito: www.foneteatro.com  Per info: foneteatro@gmail.com     Tel: 347 5997889 Si prega di prenotare la lezione di prova tramite mail

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La fantasia che diventa gesto ed emozione: prove tecniche di teatro per aspiranti attori

“Parlare della minestra è inutile, assaggiarla è meglio”. Con verve tipicamente toscana, Massimo Malucelli non disdegna la battuta neppure quando parla di teatro, infrangendone la sacralità così solennemente proclamata e platealmente praticata in scena da tanti suoi colleghi… “Il teatro è esperienza, l’invito è a fare un assaggino”. L’occasione per sperimentare il menu è offerta, lunedì 5 ottobre, dalla lezione che fa da anteprima al laboratorio teatrale che si dipanerà sino a maggio con incontri a cadenza settimanale.
“Si può presentare chi è curioso, liberamente, senza impegno. Sentirà due chiacchiere sulla filosofia che c’è dietro questo progetto e sulla mia concezione del teatro – spiega Malucelli che alterna al palco la ‘cattedra’ – ma soprattutto avrà la possibilità di mettersi alla prova, sperimentare direttamente, facendo un’esperienza minima ma pratica – non intellettuale – sentendo le parole e le emozioni attraversare il proprio corpo e diventare recita”.
E se la minestra piace?
Se la minestra, dopo l’assaggio, piace c’è possibilità di continuare a degustarla una volta alla settimane sino a maggio
Come è strutturato il corso e a chi è rivolto?
A tutti coloro che desiderano partecipare, senza alcun limite o vincolo. La prima parte è più prettamente pedagogica. Se il giochino diverte poi lo si applica, con una serie di esercitazioni finalizzate ad acquisire le tecniche di recitazione fino a metterle in pratica riunendo fantasia e contenuti in un personaggio.
Il crogiolo di questa esperienza è lo spazio teatrale…
La fantasia diviene concreta nel corpo e il teatro offre una grande opportunità: quando il contenuto transita dalla testa al corpo diventa storia teatrale. Dobbiamo fare diventare veri i fantasmi. Gli allievi si impratichiranno quindi attraverso appropriati esercizi. E applicheranno poi le loro acquisizioni a un personaggio e a una storia, fino a presentarsi in scena per raccogliere il riscontro del pubblico. Così la recita completa il suo itinerario e diviene esperienza comunitaria.

Avviata in battuta, la conversazione in battuta si chiude. Alla nostra richiesta di un giudizio sui suoi colleghi, un grande attore contemporaneo, un modello da indicare ai suoi allievi, Malucelli replica pronto: “Il signor Matteo Renzi! E’ un teatrante nato, riesce come pochi a trasformare con l’intonazione il senso dell’espressione verbale, creando magistralmente l’effetto del sottinteso: il signore in questione avrebbe dovuto fare teatro… Eh si, il teatro andrebbe rivalutato, potrebbe essere una grande potenzialità per il Paese!”.

Per info:
www.foneteatro.it
massimo.malucelli@gmail.com
347 5997889

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LA SEGNALAZIONE
Ciak, adolescenti in scena: corso di recitazione
fra cinema e teatro
sotto la stella del Giffoni

“Corso di preformazione attoriale”. Il nome, promettente e ambizioso, prelude a un a un sogno: quello che alcuni adolescenti ferraresi potranno coltivare, impegnandosi nelle molteplici attività proposte dalla scuola di recitazione, con la speranza un giorno di essere parte del panorama artistico nazionale. Il percorso che li attende si svilupperà nell’arco di un biennio e culminerà con la realizzazione di un’opera audiovisiva, ammessa fuori concorso al prestigioso Giffoni Film Festival.
La presentazione del progetto ha coinciso con l’inaugurazione della sede di Fonè Teatro. E c’è un misto di orgoglio, felicità e soddisfazione nelle dichiarazioni rilasciate dal suo presidente, Massimo Malucelli, quando proclama ufficialmente l’apertura della scuola e della sede dell’associazione in via Arianuova 128. Partecipe di tutto anche il direttore artistico del Giffoni, Claudio Gubitosi, a testimoniare la solidità del sodalizio. L’evento è stato scandito dall’avanscoperta del nuovo “quartier generale”, dove tre piani spaziosi e accoglienti ospiteranno tutti coloro che, appassionati di recitazione, decideranno di sfidare sé stessi nell’attesissimo corso.
“E’ un progetto che ha superato il mio sogno di sempre” ha affermato il direttore artistico del corso ed ex allievo di Fonè Stefano Muroni, il quale, insieme a Malucelli, ha descritto il programma dell’attività ripercorrendo la sua ricca esperienza professionale. Dal triennio trascorso presso il Centro Sperimentale di Cinematografia alla stimolante carriera di conduttore intrapresa al Giffoni Film Festival, il giovane attore di Tresigallo ha ricordato ai presenti che, con l’impegno e la determinazione, ogni desiderio può essere realizzato. E, con un pizzico di fortuna, addirittura superato: “Ho già lavorato con importanti figure del mondo del cinema, come Monica Guerritore e Giorgio Colangeli. Sono state occasioni che hanno oltrpassato le mie aspettative”, ha aggiunto Muroni, ricordando quando, da bambino, gli amici appassionati di calcio non capivano il suo sogno di diventare attore. “Per questo, oggi, ho voluto impegnarmi in questo corso di preformazione, offrendo ai ragazzi un’opportunità per vivere fino in fondo la loro passione” ha concluso rivolgendosi soprattutto ai giovani talenti ferraresi che, presenti all’inaugurazione, si metteranno in gioco nel corso promosso da Fonè.
Un’opportunità accolta con entusiasmo anche dal vicesindaco nonché assessore alla Cultura Massimo Maisto, il quale ha chiarito le ragioni per cui il Comune di Ferrara ha patrocinato questa iniziativa. “C’era l’esigenza di promuovere una cultura diffusa – ha spiegato – scommettendo su un lavoro capillare e quotidiano al fine di stimolare i giovani in età scolastica. La nostra città ha bisogno di attività creative e fantasiose, senza perdere il senso della professionalità”, ha aggiunto il vicesindaco, che non ha negato di aver appoggiato il progetto anche per motivi personali: “Mi ha colpito la sfida lanciata da Stefano, il suo coraggio di rischiare proponendo idee nuove” è stato il commento dell’assessore, seguito dalle dichiarazioni rilasciate da Paolo Govoni. Ribadendo la necessità di finanziare le attività culturali e artistiche per contrastare l’attuale crisi economica, il direttore della Camera di Commercio di Ferrara ha elogiato il progetto teatrale realizzato da Fonè. Un progetto che, riscoprendo le qualità del territorio, “valorizza i giovani e stimola il cambiamento sociale grazie alle eccellenze”.

“Possiamo rilanciare una società pronta a cambiare e a riproporsi” ha aggiunto Malucelli nel corso dell’inaugurazione, caratterizzata anche dall’intervento di Paolo Marcolini. Il presidente Arci ha dichiarato di apprezzare un’idea che “cerca di unire il mondo della recitazione e della cultura all’attività imprenditoriale”. Due realtà diverse e contrastanti, due “iceber alla deriva” che, come affermato da Malucelli, “hanno deciso di intraprendere un percorso nuovo coordinando gli sforzi e l’impegno per realizzare un obiettivo condiviso”. Grazie a un programma che vede Ferrara scintillare tra le stelle della cultura e dell’arte, l’inaugurazione della sede di via Arianuova si è trasformata in un’occasione per riscoprire la ricchezza di un Paese alla deriva. Una ricchezza che è stata elogiata anche da Gubitosi, figura di spicco dell’inaugurazione svoltasi martedì. Spronando i presenti a impegnarsi nella ricostruzione di uno Stato che deve tornare al primo posto nella classifica dei Paesi più visitati al mondo, il direttore artistico di Giffoni si è soffermato sulle potenzialità del cinema e del teatro italiani. “Non dobbiamo delocalizzarci, ma, coscienti della nostra cultura, dobbiamo impegnarci a esportarla. Il festival che ho realizzato a partire dal 1973 punta proprio a questo e abbiamo contatti con molti Paesi esteri, come il Qatar” ha spiegato Gubitosi, complimentandosi con Muroni. “E’ un buon elemento. Mi piacciono la sua arroganza, la sua presunzione e la sua ambizione”, ha scherzato il direttore artistico, il quale, senza nascondere quella verve napoletana che mette in luce le potenzialità di una regione dalle mille sfaccettature, si è rivolto ai ragazzi del corso incentivando il loro lavoro.
Certo, non mancheranno i sacrifici, “fondamentali per ricostruire le briciole”. Ma Gubitosi non ha dubbi e, concludendo l’intervento prima dell’atteso banchetto offerto dal ristorante pizzera catering L’Archibugio, ha ricordato a tutti i presenti la necessità di amare sé stessi: “Solo se vi amate, riuscirete in questo mestiere. Se non lo fate, cambiate lavoro”. Parole incoraggianti. Ma, soprattutto, parole di sfida e di sprone, che condurranno i talenti di domani alla scoperta di un‘esperienza unica, in cui la passione, coniugandosi con l’arte, darà origine a qualcosa per cui varrà la pena essere spettatori.

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L’INTERVISTA
Entrano in scena gli aspiranti attori. Malucelli: “Puntiamo su comicità e commedia dell’arte”

“Dalla commedia dell’arte alla comicità contemporanea”. Il nome dell’iniziativa promossa da Fonè Teatro parla chiaro e, a partire dal prossimo giovedì, accenderà i riflettori sul panorama teatrale ferrarese attraverso un’operazione coordinata e innovativa. Un’operazione che, selezionando gli iscritti attraverso il provino che si terrà il 30 ottobre 2014, si articolerà in un laboratorio dove archetipi rappresentativi della condizione umana e canovacci contemporanei formeranno la compagnia “I Buffoni Divini”, pronta a diventare un organismo indipendente e di rilevanza nazionale. L’iniziativa, che garantirà una borsa di studio per il partecipante più meritevole, punterà alla creazione di uno spettacolo replicato in varie situazioni e, come si evince dal programma, prevede due incontri serali a settimana.
A intrattenere i dodici attori che supereranno il provino saranno alcuni temi fondamentali per la formazione di chi giudica il teatro non un semplice hobby: dalle tecniche di improvvisazione alla drammaturgia di personaggi intramontabili, come Innamorati e Capitano, Fonè Teatro ha stilato un programma ricco e dinamico, il quale, diviso in due parti, approfondirà anche la situazioni drammaturgiche contemporanee e i processi creativi di un teatro che “apre il cuore dello spettatore”. Così ha dichiarato a FerraraItalia Massimo Malucelli, direttore dell’iniziativa, rimarcando la valenza sempre attuale dell’intramontabile commedia dell’arte, un genere destinato a smuovere l’animo del pubblico per condurlo nelle infinite varianti del mondo del teatro e della recitazione…

Diamo uno sguardo alle origini dell’iniziativa promossa da Fonè Teatro. Da dove nasce questa idea? Quali altre attività realizzate dalla scuola l’hanno preceduta?
Fonè Teatro racchiude 25 anni d’esperienza a Ferrara. La commedia dell’arte e altri generi affrontati dalla scuola hanno arricchito il panorama ferrarese nel corso di questi anni e rafforzato i rapporti con i Paesi stranieri, dall’Inghilterra agli Stati Uniti, alla Spagna, Fonè ha avuto modo di affrontare già altre volte la commedia dell’arte attraverso provini, attività e corsi teatrali.

Quali sono gli elementi che rendono la commedia dell’arte ancora attuale?
La commedia dell’arte è il fondamento del teatro occidentale. Grazie a essa, il teatro contemporaneo è in grado di aprirci il cuore con le risate e la capacità di immaginare una comune condizione umana condivisa da tutti, come hanno fatto Stanlio e Ollio. Il carattere attualizzante della commedia sta dunque nella sua universalità e nell’universalità dei suoi archetipi, che ribaltano le coordinate del reale per trasformare la drammaticità in comicità. Prendete un tema difficile come la morte: è affrontato con quella risata e quella fantasia che, in ogni epoca, ci aiutano a sopravvivere.

Ci sono opere che porrà al centro dell’attenzione durante le lezioni del corso?
Più che le opere, mi concentrerò sullo spettacolo. D’altronde, alla commedia non interessa il testo: preferisce basarsi sul canovaccio. Nel corso dell’iniziativa, cercherò di adottare le stesse modalità di lavoro adottate dall’autore inglese, dando io stesso una forma al percorso della compagnia. Sono gli attori a diventare gli autori. Molière si avvicina alla commedia dell’arte, ma la nostra attività procede in modo indipendente dai grandi del passato.

Quanto conterà il percorso storico teorico della Commedia dell’Arte alla comicità contemporanea? Come si svolgeranno le lezioni?
Non bisogna dimenticare che l’attività si incentra sul lavoro di un teatrante, non su quello di un professore. Certo, la teoria è importante e il corso vi dedicherà alcune parti della lezione, ma il teatro, più che studiarlo, lo si deve fare. Senza conoscere il palcoscenico, l’attore è come un medico che non ha mai sezionato un cadavere: un’incompletezza che, oggi, rende imperfetto il teatro occidentale e che limita la preparazione di chi si è iscritto al Dams. Proprio per offrire agli attori l’opportunità di fare teatro, ho previsto 80 ore da dedicare al corso a cui si aggiungeranno le ore incentrate sulla messa in scena. A ciò seguirà il tour nazionale de “I Buffoni Divini”, portati in giro da Fonè Teatro il prossimo anno. La nuova compagnia potrà quindi decidere se proseguire collettivamente oppure se scindersi in percorsi individuali, affrontati dagli attori autonomamente.

Di certo, la partecipazione di Giffoni Film Festival sarà una rampa di lancio da non sottovalutare…
Fonè ha instaurato con Giffoni un fortissimo legame, che offrirà prestigio e pubblicità all’iniziativa. E’ il più grande Festival del cinema giovanile, che si sta espandendo in tutto il mondo. Ma se lo merita: è una multinazionale che lavora sulla qualità. Non è un caso che Truffaut l’abbia descritta come quell’occasione destinata a creare il nuovo pubblico, le “nuove leve” del teatro.

Il programma del corso esalta la contemporaneità. Attraverso quali tecniche verranno adattati personaggi tipici, come Pantalone e Zanni, alle situazioni attuali?
Più di tecniche, che vengono solo applicate, parlerei di processi creativi. Variano continuamente e consentono di sfruttare il materiale sotto una luce diversa. Per farle capire questo processo, le ricordo una scena de “La vita è bella”. Quando Benigni si offre di tradurre gli ordini del militante tedesco e trasforma il suo discorso in un gioco innocente e terribile al tempo stesso, la regia ha applicato la medesima tecnica che attueremo noi nel corso del laboratorio: adatteremo i personaggi alla vita contemporanea attraverso la nostra creatività, esattamente come Benigni ha trasformato il dramma più profondo in poesia e divertimento. La commedia lo faceva 400-500 anni fa, il cinema lo ha fatto con Chaplin, noi ci proviamo nel corso del laboratorio.

Nel programma si legge che il corso è rivolto ad attori, registi e studiosi di teatro. Quanto sarà importante la preparazione ricevuta e l’esperienza nelle attività promosse dal laboratorio?
Ovviamente devono esserci delle potenzialità a livello avanzato.

Archetipi e attori. Quanto conterà l’indole dei partecipanti per l’esercizio di questi ruoli?
Sarà importante, ma le possibilità sono diverse. Ho conosciuto persone estroverse che, pur essendo apparentemente avvantaggiate, si sono mostrate superficiali e inadatte a personificare un certo personaggio. Altre, invece, più timide, hanno evidenziato una creatività del tutto inaspettata. Ma molto dipende dal ruolo con cui si ha a che fare.

Tra le materie trattate durante il corso spiccherà il rapporto con il pubblico. Quali sono i mezzi che sfrutterà per metterlo in pratica? Non ritiene che, in una realtà dove il “filtro” dello schermo divide attore e spettatore, questo legame sia più difficile da realizzare?
Sì, ritengo che sia un grande problema, poiché, oggi, si dà sempre meno importanza al teatro. Ma, allo stesso tempo, penso che la gente continui ad aver bisogno del contatto fisico e, per rivitalizzare questo settore, è necessario capire che il teatro è un’occasione per esserci. Un’occasione che deve conquistare il pubblico senza annoiarlo, come accade in gran parte delle rappresentazioni odierne. Il teatro non deve essere una pizza, ma, riprendendo le parole di Bertolt Brecht, deve divertire. Per farlo, dobbiamo puntare alla comicità, uno dei pochi mezzi che ci permettono di uscire dallo schermo.

L’iniziativa è volta a rilanciare l’esperienza teatrale. Com’è stata accolta? Ha notato interesse fino a oggi?
Assolutamente sì. La pagina Facebook dedicata all’iniziativa gode di grande attenzione. Ma i bilanci si trarranno alla fine, anche se speriamo di mantenere alto l’interesse finora mostrato.

Ma guardiamo al teatro sotto una luce più ampia. Come giudica una città come Ferrara che, in passato, ha lanciato non pochi attori?
Il panorama teatrale ferrarese, negli ultimi 25 anni, si è molto ampliato. Nel 1990, quando cominciai a impegnarmi in queste attività, la città era vuota e solo a Pontelagoscuro si poteva scorgere un po’ di movimento. Oggi, le cose sono cambiate e, grazie a interazioni con l’università e il territorio esterno, Ferrara ha fatto molta strada. Ma continuo a lavorare per creare una culturale “generale”, in grado di conquistare anche l’interesse della Provincia.

Quali altre iniziative sta progettando? Cosa dovremo aspettarci?
Ci sono tante idee in cantiere. Oltre ad arti corsi attivati in città, ricordo l’inaugurazione della stagione teatrale a Tresigallo, dopo che, per molti anni, è stata interrotta. Inoltre, puntiamo alla realizzazione di festival e di iniziative nei territori provinciali più lontani, mantenendo i contatti con i nostri Paesi gemellati, come Spagna e Scozia.
Infine, ricordo l’inaugurazione della nuova sede di Fonè Teatro, programmata per il 25 novembre prossimo. Vi parteciperà anche il Presidente del Giffoni Film Festival e ve lo posso assicurare: sarà un evento che non passerà inosservato. Incrocio le dita e spero di riuscire a coordinare il tutto!

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LA NOVITA’
Adolescenti in scena,
a Ferrara prima scuola
per chi sogna
di diventare attore

E’ al 71 di via Borgoleoni che dal 18 ottobre gli aspiranti attori possono trovare risposta ai loro desideri, imparare e capire se il loro futuro può essere plasmato sulla scena. La prima scuola di recitazione per adolescenti, il Cpa (Centro preformazione attoriale), patrocinata dal Giffoni Film Festival, dal Centro Sperimentale di Cinematografia e per il momento finanziata dal Comune, rappresenta una novità assoluta in tutta Italia.
Due anni di corso, 20 ore di lezione al mese, un saggio finale e al termine del biennio un corto da proiettare al Giffoni festival. Senza contare la possibilità di collaborare con altre realtà europee grazie alle materie insegnate che vanno da dizione, recitazione, danza, canto, improvvisazione a storia del teatro all'”incontro” con la macchina da presa davanti alla quale sono in molti a restare paralizzati se dietro non c’è, appunto, il lavoro d’attore. “Il progetto è nato da un’idea condivisa con un mio ex allievo, l’attore Stefano Muroni che ne sarà il direttore artistico”, racconta Massimo Malucelli dell’Associazione FonèScuoladiTeatro, da oltre 20 anni sulla piazza ferrarese, dove ha formato attori e compagnie con un impegno sfociato in quattro classi di differenti livelli, la prima delle quali comincia il 30 settembre.
“L’obiettivo del Cpa è preparare i ragazzi ai provini delle grandi scuole, dove spesso arrivano senza disporre di una reale grammatica espressiva, ma solo dell’entusiasmo e della fantasia che ne anima i sogni”. Senza neppure rendersene conto, Ferrara si ritaglia ancora una volta un primato da catalogare alla voce cultura sostenuta essenzialmente da chi ha fatto di un’arte e delle sue tante declinazioni il proprio mestiere. “La nostra idea è quella di creare una compagnia che possa uscire dalla scuola e trovare nuovi spazi– spiega – E’ un po’ quello che sta accadendo con gli allievi dell’anno passato con cui saremo al Teatro 900 di Tresigallo, dove inauguriamo la stagione con un mio spettacolo sulla seconda guerra mondiale e i bombardamenti intitolato Siamo nati proprio adesso“. C’è entusiasmo nella sua voce quando parla delle prove, dell’emozione, della forza di un giovanissimo cast alle prese con una prima importante destinata, nella peggiore delle ipotesi, a restare una pietra miliare nel vissuto di ciascun aspirante attore. Chi ha calcato la scena almeno una volta nella vita, lo sa e a distanza di anni sorride nel ricordare quei momenti. Recitare è un’esperienza forte, impone una disciplina, dà piacere, scava nell’anima, costringe a fare i conti con i propri limiti e porta a galla un’inaspettata ricchezza interiore. Recitare è scommettere sulla magia. E, a quanto pare, la nostra silenziosa città non disdegna di puntare sulla creatività, le esperienze teatrali, come ricorda Malucelli, negli anni si sono moltiplicate. E’ un fatto. Ed è accaduto nonostante l’assottigliarsi dei budget dedicati alla cultura e alla sua didattica.

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