Tag: regina elisabetta

INTERNO VERDE
Dal giardiniere reale al botanico-investigatore, una guida ai parchi ferraresi

È la piacevole sensazione di incontro quella che resta dopo uno o due giorni di tour tra i giardini aperti a Ferrara dalla manifestazione Interno Verde 2022. Dietro a cancelli e porte che si aprono, mi è capitato di trovare parchi immensi così come fazzoletti di terra pieni di piante, fiori e cura. Piccolo o grande che sia, ogni volta ho scoperto un mondo. Può essere espresso da vegetali, oggetti, composizione architettonica. Ma sono la personalità, l’estro, le passioni dei padroni di casa che arrivano al visitatore. Invitata a condividere le visite, un’amica mi ha detto che preferiva non partecipare a questa manifestazione perché le sembrava di ficcare il naso in casa d’altri. E in effetti è proprio questa la chiave, ma da vivere in positivo. Le persone aprono le porte per accogliere visite, mettono in ordine gli spazi esterni, talvolta anche interni, e magari li abbelliscono con nuove essenze. A volte lasciano piccoli omaggi per gli ospiti-spettatori, raccontano qualcosa di loro attraverso opere esposte, libri, piante e, in qualche caso, con la loro stessa testimonianza e accoglienza.

Opere di Sergio Zanni in via XX Settembre a Ferrara (foto GioM)

Tanti gli incontri artistici fatti in questa edizione 2022.

STATUE TOTEMICHE – Nel giardino di casa Tubi, in via XX Settembre, svettano tre sculture storiche in terracotta di Sergio Zanni, ferrarese noto anche all’estero.  Fino a marzo scorso i suoi lavori più recenti, di grandissime dimensioni, erano esposti nella Palazzina d’arte moderna di Ferrara, in corso Porta Mare. Ed è ancora possibile ammirare il suo imponente complesso scultoreo composto da sei figure: sei kamikaze giapponesi, alti tre metri, sono esposti nel salone d’onore del Palazzo comune (piazza Municipio 2, Ferrara), con ingresso libero negli orario di apertura degli uffici pubblici.

VOLTI PLASMATI – In via Carlo Mayr, tra le varie pezzature di verde in cui è stato suddiviso il giardino che era di Villa Carla, c’è l’angolo verde della pittrice e scultrice Pinuccia Boschi, che dissemina di calchi di volti anche le aiuole e che sulle pareti d’ingresso espone numerose tele di talentuosi amici artisti.

L’artista Pinuccia Boschi
Una sua opera in plexigass

STATUE NARRANTI – A seconda delle edizioni, anche spazi verdi già visti possono rivelare aspetti inediti o curiosità che erano sfuggiti. Così il giardino della scultrice Mirella Guidetti Giacomelli quest’anno è apparso in modo nuovo. Non solo perché questa volta l’accesso era dal retro, in via Cantarana anziché in via XX Settembre, conferendogli il fascino di un’entrata segreta.

Il biologo Leonardo Frezza nel giardino di Mirella Guidetti (foto GioM)

Un’altra novità è stata affidata al caso. In questo occasione la contingenza dipendeva dal fatto che a fare da cicerone, con la maglietta rossa dell’organizzazione, ci fosse un neo laureato in biologia, Leonardo Frezza. Era lui a spiegare che le statuette in creta appoggiate al muro di confine sono i primi esperimenti scultorei della padrona di casa, mentre sue opere più mature sono le due figure femminili in terracotta appoggiate sul muretto davanti all’abitazione [vedi foto in apertura e sotto].
Leonardo ha ricordato, inoltre, che Mirella è l’autrice del busto dantesco che si può vedere nel viale laterale d’ingresso di Parco Massari, di un ritratto di Pertini donato al Quirinale e di quello di papa Wojtyla, che le valse un incontro con Giovanni Paolo II in Vaticano.

Vasi decorati da Mirella Guidetti accanto alla fatidica pianta di oleandro (foto GioM)

Quando si è inoltrato nella sua materia per illustrare le piante, il giovane è diventato poi un narratore avvincente dal piglio thriller. Del bell’oleandro dai fiori rossi ha fatto presente che è tossico, al punto che bastano tre sue foglie in un infuso per distruggere un uomo di 85 chili e ha ricordato come dei soldati romani morirono dopo avere mangiato spiedini di carne cotti sopra ai suoi rami. “Le piante sviluppano veleno per difendersi dai predatori – raccontava – e tanti principi inebrianti in realtà sono mortali per animali o organismi più piccoli. Come i frutti del baobab, che hanno un altissimo contenuto alcolico. Gli elefanti li mangiano e si inebriano, mentre altri animali di dimensioni ridotte ci restano secchi”.

Terracotta di Mirella Guidetti e, dietro, l’albero del tabacco (foto GioM)

Un’ebbrezza di risulta, invece, quella che deriverebbe dalle foglie grandi e cuoriformi dell’albero che svetta di fronte all’abitazione e che viene detto del tabacco, perché – dice la guida – venivano seccate e fumate in tempi di guerra per sopperire alla mancanza di fumo.

Il giardiniere professionista Giulio Veronese (foto GioM)

CORTILE REGALE – Un altro incontro super professionale in tema botanico è quello con Giulio Veronese, giovane giardiniere ferrarese rientrato da poco dall’Inghilterra, dove ha lavorato diversi anni anche al servizio della monarchia Windsor. È lui che illustra la disposizione vegetale davanti all’abitazione di via Boccaleone, contraddistinta però soprattutto da alberi e arbusti piantati dalla nonna e dal nonno architetto, che gli hanno evidentemente trasmesso tanta di questa passione per il mestiere.

Giardino di via Boccaleone
via Carlo Mayr
via XX Settembre

Per un anno Giulio ha lavorato a Highgrove House, nel Glouceshire, residenza prediletta dell’attuale re Carlo III. Il figlio ed erede della regina Elisabetta è infatti un appassionato ed esperto di giardinaggio, che lì ha riplasmato il parco adibendolo in parte anche ad azienda agricola produttrice di prodotti biologici, dove Giulio ha messo a punto un’esperienza di staff professionale, che coniuga l’estetica e l’etica degli orti.

Melagrana viola nel giardino di via Mellone (foto GioM 2022)

GUIDA IN ERBA – Passione verde espressa con competenza e divertimento dalla più giovane delle guide incontrate, la piccola Ginevra. Nel giardino di via Mellone la ragazzina ha accompagnato gli ospiti tra i vialetti e gli spiazzi d’erba insieme al più maturo amico giardiniere. Era lei a illustrare le essenze con ammirevole competenza (l’acero giapponese e quello nostrano, le magnolie, le piante di alloro svettanti come alberelli) e a sopperire con fantasia per descrivere i frutti viola-blu di un melograno e il viburno a foglie rugose, da lei ribattezzato ‘il salvione’.
I giardini sono questo: scienza naturale umanizzata, che diventa racconto personale e familiare incastonato dentro una città.

Regno Unito, ne abbiamo abbastanza della monarchia


di Craig Murray*, Manchester UK
Traduzione dall’inglese di Daniela Bezzi (pressenza intermazional press agency)

Non vi è dubbio che milioni di persone abbiano provato un sincero attaccamento per la Regina Elisabetta, come continuerà a essere evidente nei giorni a venire. Ma ciò che appare sempre più evidente è anche la natura anacronistica della monarchia, nelle sue palesi assurdità e con quelle procedure da pantomima, con gli Herald Pursuivants e i Royals piegati sotto il peso delle loro medaglie mai guadagnate.

Nell’annunciare la morte della regina, qualche stenografo della BBC è stato costretto a battere a macchina con espressione compunta frasi del tipo “Il Duca e la Duchessa di Cambridge sono da oggi il Duca e la Duchessa della Cornovaglia oltre che di Cambridge”, che anche cinquant’anni fa sarebbe suonata parecchio assurda come battuta in uno sketch alla Monty Pyton. Ancora più assurdi sono i milioni di reddito feudale che accompagnano quel titolo, tutti soldi veri, sborsati da persone normalissime sotto forma di contributi feudali.

Le misure in vista della morte della regina sono state pianificate decenni fa e si vede. La BBC, ITV e i Canali 4 e persino 5 hanno interrotto qualsiasi programmazione di intrattenimento per dare spazio alla più pre-ordinata espressione di corale cordoglio, come se vivessimo ancora in un mondo in cui alla gente non è permesso cambiare canale per godersi Gordon Ramsay su Blaze – come se non esistessero Netflix, Amazon e l’intera Internet.

Ho seguito per alcuni minuti la BBC la notte della morte della regina, fino a quando un “commentatore specializzato in vicende della corona” ha detto che la gente si stava affollando all’esterno di Buckingham Palace perché la nazione intera sentiva il bisogno di rispondere a quel gran dolore con il benessere fisico di stare insieme. Erano un paio di centinaia in tutto. Le emittenti hanno continuato a concentrarsi su una dozzina di bouquet lasciati sul marciapiede, nel disperato tentativo di convincere la gente a portarne di più.

Non c’è dubbio che tutto questo abbia funzionato e che ci sia stata una discreta folla e tappeti di fiori nei giorni seguenti. Erano in molti a provare una sincera devozione per Elisabetta II, o meglio per quella immagine di lei straordinariamente ripulita che veniva loro presentata.

Io l’ho vista da vicino mentre era impegnata in due visite di Stato che nel mio ruolo di ambasciatore sia in Polonia che in Ghana ho contribuito in modo rilevante a organizzare. Era molto diligente, molto seria, sinceramente ansiosa di fare del suo meglio e preoccupata per questo. Mi ha colpito per la sua personalità gradevole e gentile. A dire il vero, non mi è sembrata particolarmente brillante o acuta. Ero abituato a lavorare con ministri di un certo livello, sia inglesi che esteri e lei non era a quel livello. Ma è in effetti improbabile che qualcuno scelto per puro diritto di nascita possa esserlo.

Come vuole la tradizione, lo staff responsabile nell’organizzazione di una visita di Stato riceve normalmente una privata manifestazione di ringraziamento a livello individuale. Oltre agli onori previsti dalla circostanza. Io ho rifiutato un LVO (Luogotenente del Royal Victorian Order) a Varsavia e un CVO (Comandante dello stesso Royal Victorian Order) ad Accra. Per via di questa singolare circostanza, sono una delle pochissime persone, o forse l’unica persona, che ha mai rifiutato un onore dalla regina e che poi ha avuto un’udienza privata in cui lei stessa me ne ha chiesto il motivo! Sicuramente devo essere l’unica persona che per ben due volte ha vissuto una simile esperienza. (All’inizio della mia carriera mi era stato chiesto se avrei accettato un OBE, che è la massima onorificenza britannica e ho detto di no. Come per la stragrande maggioranza delle persone che hanno rifiutato un onore, dubito fortemente che la regina lo abbia mai saputo.)

In ogni caso, durante la mia audizione, ho detto alla regina che ero non solo repubblicano, ma anche un nazionalista scozzese. Devo dire in tutta onestà che ha avuto una reazione del tutto normale: mi ha risposto con cortesia e sembrava vagamente divertita. Entrambe le volte, invece dell’onorificenza, mi ha dato dei regali personali: un portalettere realizzato dal Visconte Linley e un piatto Armada d’argento. In seguito ho messo all’asta quel portalettere per raccogliere fondi in favore di Julian Assange.

Ho indugiato in questo viaggio a ritroso nella memoria per spiegare che ho trovato la defunta regina una persona piacevole e molto motivata, che faceva ciò che riteneva giusto. Siamo tutti modellati dall’ambiente in cui siamo nati; io sarei stato un monarca ben più orribile di lei se fossi nato nel suo ruolo, sicuramente molto più sibaritico (come sembra essere il resto della sua famiglia).

Per cui non c’è alcuna personale malizia dietro la mia previsione che la festa per la monarchia finirà molto presto. Non solo perché l’istituzione e lo sfarzo appaiono ridicoli nell’epoca attuale, ma per come viene presentata. La BBC si sta comportando come se fossimo ancora negli anni Cinquanta e a quanto pare continuerà a farlo per molti giorni. L’intera nozione di una piattaforma statale di trasmissione è antiquata e credo che un numero crescente di persone se ne accorgerà.

Il 29% della popolazione del Regno Unito vorrebbe abolire la monarchia, senza contare le risposte dei Non So; in Scozia la percentuale sale al 43%. Nel Regno Unito nel suo insieme i giovani tra i 18 e i 24 anni sono per il 62% favorevoli all’abolizione della monarchia, esclusi i Non So e si sentiranno ulteriormente distanti dalla stravaganza degli eventi di questi giorni. Solo i lealisti, i sudditi davvero convinti si sentiranno rafforzati – gran parte della popolazione non potrà fare a meno di ridicolizzare come assurda questa crescente pomposità. Nelle stesse ore in cui la Regina stava morendo, io stesso mi sono trovato a esortare la gente su Twitter a commenti un po’ più gentili.

Consideriamo seriamente questo dato. Il 29% della popolazione vuole abolire la monarchia. Pensiamo a tutta la copertura della monarchia trasmessa dalla BBC nel corso degli ultimi dieci anni. In che percentuale possiamo dire che le opinioni repubblicane siano state in qualche modo rappresentate? Meno dell’1%?

Consideriamo ora la copertura mediatica su tutti i media di trasmissione e stampa. Quante volte i media hanno rispecchiato il punto di vista repubblicano di un terzo della popolazione? Molto, molto meno di un terzo delle volte. Più vicino allo 0% che all’1%. Sì, ci sono alcuni media che non amano Meghan perché è nera, o sono inclini a criticare Andrew. Ma l’istituzione della monarchia stessa?

Non ci può essere esempio più chiaro del potere della monarchia, dell’implacabile propaganda mediatica con cui l’establishment mantiene la sua presa.

Sia i media privati che quelli statali sono unanimi nel più servile sostegno della monarchia. La Thailandia ha leggi molto severe per difendere la sua monarchia. Noi non ne abbiamo bisogno; abbiamo la proprietà dei media statali e aziendali che pensano a farla rispettare. Un’ultima considerazione, che non credo servirà granché, ma solo per il gusto di speculare. Il re Carlo III ha fatto sapere che è sua intenzione provare a esercitare una maggiore influenza sul governo rispetto a sua madre. Sale al trono nello stesso momento in cui si insedia un nuovo governo sotto Liz Truss, che rappresenta un assoluto anatema per le convinzioni politiche di Carlo.

Carlo è un ambientalista liberale di vecchio stampo con una genuina (sebbene superficiale) predilezione per il multiculturalismo. Ha fatto sapere che deplora le deportazioni in Ruanda. Ora si troverà a calarsi nel suo ruolo, mentre in suo nome il governo sta per essere guidato da folli ideologi di destra, che premono per una spinta massiccia per produrre più combustibili fossili. Potrebbe valere la pena fare scorta di popcorn…

Chiedo scusa se faccio notare che la mia capacità di fornire questa copertura dipende interamente dalle vostre gentili iscrizioni volontarie che mi permettono di proseguire in questo blog. Questo post può essere riprodotto o ripubblicato gratuitamente da chiunque, anche in traduzione. Siete comunque benvenuti se continuerete a leggere anche senza abbonarvi. Vi siamo quindi molto grati per ogni iscrizione utile a mantenere attivo questo blog.

* ) Craig Murray è autore, blogger e attivista per i diritti umani. È stato ambasciatore britannico in Uzbekistan da agosto 2002 a ottobre 2004 e Rettore dell’Università di Dundee da 2007 a 2010

Cover: La famiglia reale britannica in una foto del giugno 2012 (Foto di Carfax2, Wikimedia Commons)

Come si diventa lettori

 

Come si diventa lettori? Al posto del punto fermo metto un punto di domanda e giro a voi che leggete il quesito su come avete preso in mano il primo libro e come poi avete continuato…

Come si diventa lettori: con i due punti mi do altresì la possibilità di elencare varie modalità di approccio ai libri, alcune le conosco per averle sperimentate e di altre ho avuto notizia da altre lettrici e lettori.

la sovrana lettriceComincerei da questa seconda opzione e vorrei esporre il caso che lo scrittore inglese Alan Bennett [Qui] ha raccontato nel suo romanzo breve La sovrana lettrice, uscito nel 2007 col titolo The Uncommon Reader e subito tradotto per Adelphi da Monica Pavani.

Ho appena finito di leggerlo e di gustarne l’ironia. La sovrana che diventa lettrice è come immaginate Elisabetta II d’Inghilterra e a condurla ai libri in età già matura è il caso.

O meglio, Bennett riporta che “fu tutta colpa dei cani” della famiglia reale: un bel giorno si misero ad abbaiare furiosamente in uno dei cortili del palazzo di Windsor e lì si fecero trovare dalla regina, esattamente davanti al furgone della “biblioteca circolante del distretto di Westminster” parcheggiato vicino ai bidoni della spazzatura presso le cucine.

Colpa dei cani e in più dello sguattero Norman, un giovane strambo trovato quel giorno sul furgone a richiedere un libro e presto promosso dalla regina a suo cameriere personale. Perché Norman, oltre a consigliarle le letture e a discuterne con lei, ha la dote rara di essere se stesso quando è al suo cospetto, di rimanere spontaneo.

La lettura invade gradatamente le giornate della sovrana, la quale ha sempre e solo letto per senso del dovere e ora comincia a provare piacere per le trame dei libri che legge, per l’umanità che vi trova rappresentata.

Conosce così gli autori classici della letteratura inglese e anche i più moderni, si avvicina alla saggistica e agli autori meno convenzionali che Norman predilige. Prende libri da tutte le biblioteche di sua proprietà e li divora in ogni momento libero.

Nel corso degli incontri con le più alte cariche dello Stato inglese e con i premier di altri paesi si informa sugli scrittori più famosi delle rispettive letterature e cita volumi che, a quanto pare, solo lei ha letto. Spargendo all’intorno anche un certo imbarazzo…

Oltre all’imbarazzo, i suoi collaboratori provano un vero e proprio disagio davanti al suo evidente cambiamento: la regina ha perso la sua proverbiale puntualità! Quante volte arriva agli appuntamenti ufficiali con alcuni minuti di ritardo e con l’aria di chi riemerge da un luogo lontano e misterioso.

In altre circostanze si mostra sognante e commossa, tanto che si sparge in fretta la voce che i suoi cedimenti emotivi siano dovuti a un principio di senilità. Anche le sue mises, pur impeccabili, non sempre sono esclusive, talvolta gli accessori sono abbinati agli abiti senza la cura abituale.

Bennett fa il giro di tutti coloro che frequentano la sovrana, familiari inclusi, fino a chiudere il cerchio del disdoro generale con i cani, da cui tutto era partito: “l’avversione per le letture della regina non era circoscritta al personale di corte;…seppur viziati e bisbetici, i cani non erano stupidi, perciò… se capitava che alla regina cadesse un libro sul tappeto, ecco che arrivava subito un cane ansioso di balzarci sopra, scrollarlo come un topo e portarlo in un remoto angolo del palazzo, dove si potesse felicemente farlo a pezzi”.

Dentro, tuttavia, bisogna chiedersi cosa provasse la sovrana, quali effetti avesse su di lei la lettura. E la risposta è presto detta: la lettura le stava arricchendo la vita. La vita interiore. La metteva in grado di scrutare più a fondo le vite degli altri e di assumerne il punto di vista.

Sdoppiava, anzi moltiplicava le prospettive di giudizio su uomini, stati, congiunture storiche del presente e del passato. Tanto da condurla a sentirsi sdoppiata, a provare un dualismo sempre più pesante da sopportare: “Adesso si sentiva troppo spesso scissa in due. Leggere non era agire, quello era il problema. Anche a ottant’anni, lei era una donna d’azione”.

Come uscirne? Col tempo la sovrana prende la piacevole abitudine di trascrivere le frasi importanti trovate nei libri: “quando scriveva qualcosa, anche se era solo un appunto, era felice come lo era stata leggendo”.

Nel romanzo di formazione in cui sta vigorosamente crescendo, la scrittura può forse diventare una forma di azione e un modo per realizzarsi compiutamente? Pensando che in realtà non arriverà mai a scrivere un intero libro e men che meno a pubblicarlo, persino il primo ministro la incoraggia in tal senso.

Al compimento del suo ottantesimo anno, sua maestà ha comunque preso una decisione. Davanti al Consiglio della Corona riunito per festeggiarla tiene un breve discorso e stupisce tutti comunicando che dopo la sua lunga vita di sovrana, peraltro ricchissima di esperienze, sente di “doverla riscattare con l’analisi e la riflessione”. Diventando sul serio una scrittrice. Ma non basta, c’è un’altra importantissima comunicazione che lascia basiti i presenti. Quale? Bisogna leggere esattamente l’ultima riga del romanzo per saperlo.

Ora vorrei passare a un secondo caso, quello di Chloe e Thomas, i miei nipoti di cinque e tre anni, che si stanno avvicinando alle storie in modo sistematico grazie alla iniziativa della loro scuola materna, La mongolfiera di Porotto.

Ogni lunedì portano a casa il libro della settimana, da riconsegnare il lunedì seguente, così si avvicinano alle storie per immagini di cui è fatta la biblioteca scolastica; ma qualche breve didascalia non manca e le parole scritte nero su bianco cominciano a entrare nel loro raggio d’azione, specie nella curiosità di Chloe, che sa già scrivere in stampatello un certo numero di parole.

La sera prima di dormire ascoltano insieme il papà che legge loro una fiaba, tuttavia leggere i libri della settimana ha una significato speciale: li rende titolari di una attività riconosciuta nella loro comunità scolastica e in più ognuno di loro ha in carico libri propri, non necessariamente di coppia. Che brave le maestre della Mongolfiera!

Avete avuto anche voi una maestra o un insegnante (con apostrofo o senza) che vi ha avviati al mondo della lettura? Cosa rispondereste alla prima domanda: come si diventa lettori?

Nel mio caso dovrei parlare di insegnanti al femminile, riferendomi alla meravigliosa docente di lettere, che alla scuola media mi ha spinta a leggere e a parlare con i libri, e a me stessa che per tutta la carriera ho cercato di condividere con gli studenti la stessa passione.

Rispetto a Elisabetta II ho seguito il percorso lessicale inverso: prima sono diventata una lettrice, poi la sovrana dei libri che ho letto e del regno che mi è cresciuto dentro.

Per leggere gli altri articoli e indizi letterari di Roberta Barbieri nella sua rubrica di Mercoledì, clicca [Qui]

DIARIO IN PUBBLICO
Poltrone e posizioni

 

Una bellissima foto del raduno dei grandi in Cornovaglia per la foto ufficiale [Qui], con in mezzo the Quenn Elizabeth dà la visione plastica dell’importanza dei partecipanti. A lato della sovrana sulla destra del riguardante Johnson e dopo di lui Biden. A sinistra Macron e accanto a lui la Merkel. In piedi tra questi due Ursula von der Leyen e alla sua destra il ministro giapponese Yoshihide Suga. Quasi dietro la regina l’altissimo Justin Trudeau per il Canada quindi Mario Draghi e infine per l’Ue Charles Michel. La regina si è lasciata andare a un bon mot tipico della tradizione inglese “dobbiamo fare finta di divertirci?” che molto ci dice sullo spirito inglese.

Quale è stata la scelta delle posizioni?

Probabilmente si tratta di una sottile strategia che dovrebbe mettere in luce in che modo il vertice si rapporta con i maggiori rappresentanti del raduno. E lo dimostra la posizione di Biden (invitato) che siede all’estrema destra della fila di seggiole. Ancora una volta la vista supporta il discorso non detto e i gesti assumono un carisma che probabilmente viene indotto dalla lettura che ne viene fatta.

Tuttavia non sono quelli i rappresentanti del potere, ma lo sono i fantocci che attraverso una serie conosciuta solo a coloro che frequentano il calcio conoscono e apprezzano gesti, sudori, puzze e strofinamenti oltre naturalmente il gioco con le sue regole. L’uomo e la donna di media levatura giù, giù a scendere, s’identificano con questi ragazzotti, il cui potere mediatico e ideologico ha superato ogni confine di dignità e di consapevolezza.

E che nell’ignobile deturpazione della facciata dell’antica chiesa di San Giacomo in via del Carbone a Ferrara si legga “Maradona vive” ce la dice lunga sulla grandezza italiota. Se è vero – ma la leggenda fa parte della verità – che uno qualsiasi di loro abbia fatto una festa a Skorpios, lasciando 30 mila euro di mancia, ci rendiamo conto dove batte il cuore degli sportivi e non solo.

Così tra gesti scaramantici, ululi, asciugamenti di faccia, abbracci, saltelli tutti insieme appassionatamente, ecco dalle cronache sportive riappare il verbo magico: ‘soffrire’. Non appariva nemmeno nelle cronache dei peggiori momenti della pandemia; ma oggi un giornale nazionale così titola la vittoria «Agli europei soffre, lotta e vince 2-1 con l’Austria nei supplementari. Una lezione per il paese che da domani torna alla normalità». E in grandissimo: «L’Italia che ci piace». Però! Il Corrierone scrive «Cuore e grinta» e ancora «Sofferenza e felicità».

Poi a qualche pagina di distanza una delle confessioni più straordinarie del mio carissimo amico Riccardo Muti, su cui tornerò in un prossimo Diario. Qui basti il titolo: «Muti: “Mi sono stancato della vita. I direttori gesticolano e studiano poco» [Qui]. E alla domanda se crede in Dio, ad Aldo Cazzullo che lo intervista, dà questa strepitosa risposta: «Sento che l’universo è attraversato da raggi sonori che arrivano fino a noi; ed è la ragione per cui abbiamo la musica. I raggi sonori che hanno attraversato Mozart sono infiniti». Altro che inseguire una palla e ‘soffrire’! Sono consapevole che queste note amare diminuiranno la stima dei miei cinque lettori. Ma come diceva un grande “Ad ognuno il suo”. Ed il mio non passa attraverso la sofferenza di una palla.

Notizie stimolanti ci arrivano frattanto dal Palazzo. Le lettere, i fatti, gli intrighi dell’odierno governo ferrarese lasciano un sapore di deja vu. Ascolto con interesse anche le proteste della parte avversa, quella che un tempo consideravo mia. Ma non mi convincono. Vedo anche con tristezza consumarsi il ruolo delle associazioni culturali sempre meno incisivo. E mi domando se quel poco o molto che ho fatto per questa città sia un rimprovero o una dimenticanza.

Per leggere gli altri interventi di Gianni Venturi nella sua rubrica Diario in pubblico clicca  [Qui]

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