Tag: renè magritte

Mio, suo, nostro

 

Ma gli omìni con bombetta di Magritte [Qui] piovono, salgono o sostano sospesi nell’aria di un cielo terso senza ora? In realtà sembra che si siano fermati giusto per un’ istantanea, ma poi riprenderanno a camminare.

Osservare la realtà con gli occhi della mente. Sembriamo tutti fermi come le sagome nere di Magritte, ma riprenderemo a camminare. È come affacciarsi dalle finestre di Magritte, la realtà non sai più se è quella della tua mente o quella che vedono gli occhi.

La pandemia ha mischiato i piani della percezione, il rapporto figura sfondo, immagine o illusione. Ognuno è sceso nella camera oscura a sfogliare un album di negativi che non è più possibile sviluppare.

È bianco o nero; se la complessità ci spaventava, ora l’aggressione del virus ha ricondotto tutto al linguaggio binario: zero, uno. I colori con cui si combatte la diffusione della malattia non sono tinte, sono barriere, allarmi o preallarmi.

Inevitabile essere soli, come le sagome umane di Magritte, sospese nel vuoto di un giorno e di un luogo qualunque, in attesa di riprendere a camminare. Ma è la sospensione che agita, che crea ansia, che dispiega l’estensione dell’incertezza, se salirai, o se tornerai a posare i piedi sulla terra.

Dovrebbe coglierci un pensiero: quegli omini sospesi nel cielo di Magritte, come segmenti di pioggia, sono tratti di tante esistenze.

Ecco, due anni ormai di pandemia sono una lezione sulle nostre esistenze. “Come vivi?” è la domanda che Edgar Morin [Qui] rivolge al lettore in apertura del suo Cambiamo strada. Le 15 lezioni del Corona Virus.

Pare che le emozioni abbiano preso il sopravvento sulla vita, che la comunità sociale si sia fatta in disparte. Prevalgono le urgenze individuali, atti e manifestazioni del proprio sé, fino alle esasperazioni, alle patologie. La convinzione delle proprie ragioni non risparmia lo scontro, la deriva, l’autodistruzione.

Ciò che stiamo vivendo in questa stagione di malattia malata è il crescente affermarsi delle singole individualità, una maggiore competitività e una minore disponibilità alla solidarietà.

Gli ambienti universitari, che dovrebbero essere i luoghi in grado di indirizzare e supportare la battaglia per sconfiggere il virus, in realtà denunciano un’alterità intellettuale, che confligge con la necessità di reggere insieme all’urto sociale dell’eccezionalità pandemica.

Tutti segnali di una lenta disintegrazione della comunità sociale in un momento in cui le pressioni economiche e sociali richiederebbero piuttosto un aumento della cooperazione e dell’attenzione verso gli altri e non certo una riduzione di tale disponibilità.

Insieme a questa atmosfera di incipiente crisi sociale, ci sono anche i segni di un crescente malessere emozionale, soprattutto fra i bambini e i giovani. Ciò che colpisce in modo particolare è l’impennata di violenza tra gli adolescenti, il che significa che alcuni minorenni italiani stanno avviandosi all’età adulta con gravi carenze relative all’autocontrollo, alla capacità di gestire la propria collera.

Contribuisce a completare un quadro drammatico il generale aumento di atti violenti, omicidi soprattutto di donne e bambini, tanto che l’Italia risulta essere seconda solo agli Stati Uniti per la frequenza di omicidi.

Se a tutto questo si somma anche l’aumentato uso di droghe e di morti legate alla tossicodipendenza, si ottiene un quadro che mostra il nostro paese pervaso da problemi laceranti, in preda a un crescente malessere.

Un amico mi ha scritto di essere rimasto colpito da una scena vissuta al bar. Una giovane ragazza ventenne alle 14.00 entra e ordina con fare carbonaro, a voce bassa, uno spritz al Campari, mostrando una spanna, dal pollice al mignolo tesi, per far comprendere di che grandezza lo vuole.

La barista riempie un bicchiere: ghiaccio, abbondante dose di Campari più un quarto di Aperol, fetta d’arancia, cannuccia per mescolare e sorbirlo. La ragazza si allontana per sedersi su un alto sgabello e comincia a sorseggiare a occhi chiusi.

“Uno spritz così a quest’ora è un problema..” sussurra il mio amico alla barista, la quale risponde “non è un ‘mio’ problema”. Il mio amico, uscendo dal locale, pensa: “Certo è un ‘suo’ della ragazza, ma potrebbe diventare presto anche un ‘nostro’ problema”.

La risposta della barista al mio amico: “non è un ‘mio’ problema”, significa non sono io responsabile delle scelte di questa ragazza, non mi riguardano.

Gli omini di Magritte, con bombetta e valigetta, come appena usciti dalla City, così estranei a un’idea di società e ai suoi ingredienti, potrebbero essere le controfigure che non vogliamo vedere del ‘come viviamo’, su cui ci interroga Edgar Morin.

La responsabilità. È più facile essere una comunità solidale che una comunità responsabile. Una società in cui ognuno si sente responsabile dei propri atti e di quelli degli altri, questa è la solidarietà più difficile: la responsabilità condivisa.

Il fatto che la pandemia ci abbia posto di fronte alla reciprocità delle nostre scelte, rispetto alla nostra salute e a quella dell’altro, ha disegnato uno scenario nuovo, quello della responsabilità sociale: il ‘nostro problema’ del mio amico. Il suo problema è anche mio. Mio e suo, i problemi sono sempre nostri. Non c’è posto per l’indifferenza. È la lezione di questo Corona Virus.

Responsabilità è la consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni, di prevederne gli effetti, di modificarle, di correggerle.

Eugenio Borgna [Qui] pone ‘responsabilità’ tra le parole che ci salvano. Cita il teologo Romano Guardini, il quale sostiene che essere uomini significa essere responsabili dell’esistenza, essere chiamati al bene, ed è questo che conferisce senso alla vita.

Ma responsabilità è una parola di radicale significazione umana: essa ci dice che, quando mi viene richiesto qualcosa, non posso non rispondere: io sono responsabile.

Borgna ci ricorda che responsabilità significa «rispondere del proprio operato, delle proprie azioni», «farsi carico, prendersi a cuore, prendere sopra di sé, farsi avanti, fare la propria parte, non tirarsi indietro», «ammettere, riconoscere le proprie responsabilità».

E poi gli sconfinamenti tematici di responsabilità: assunzione di responsabilità, coscienza, senso del dovere, senso di responsabilità, ma anche irresponsabilità, fuga dalla realtà, leggerezza, superficialità, palleggiamento di responsabilità.

Le ombre nere degli uomini di Magritte, che non salgono e che non scendono, siamo noi indifferenti al mio, al suo, al nostro, incapaci di assumerci le nostre responsabilità.

Per leggere gli altri articoli di Giovanni Fioravanti della sua rubrica La città della conoscenza clicca [Qui]

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi