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Pandemia e geopolitica:
l’Italia sceglie i vaccini privati USA (meno efficaci di quello russo e cubano)

 

Il 26 gennaio in Gran Bretagna la pandemia “finisce”, nel senso che il Governo ha deciso di togliere tutte le restrizioni, incluse le mascherine al chiuso e nelle scuole (sono solo raccomandate nei luoghi chiusi se affollati), in quanto la variante Omicron è ormai considerata una “influenza”.
Nei Paesi nordici le misure sono da mesi molto modeste, mentre in Italia, e ora anche in Austria, si introducono maggiori restrizioni come l’obbligo vaccinale per gli over 18 dal 4 febbraio.
Anche la Francia introduce il pass vaccinal per over 16 anni per accedere a cinema, teatro, musei, bar, ristoranti, treni ed eventi sportivi e per quei lavoratori che operano in questi settori. Viene però tolta la mascherina all’aperto e lo smart working è facoltativo, inoltre dal 7 marzo saranno alleggeriti i protocolli nelle scuole a differenza dell’Italia dove, inspiegabilmente, uno studente in classe di un positivo deve stare a casa 10 giorni anche se è asintomatico, mentre un adulto no anche se a contatto col pubblico.

L’Italia è quindi ancora il Paese con le maggiori restrizioni in Europa, nonostante i suoi decessi siano negli ultimi 50 giorni sotto la media europea.
Nel frattempo continua il silenzioso (nel senso che nessuno ne parla) successo di Svezia, Cuba e Giappone che registrano (e di gran lunga) la minore mortalità per Covid negli ultimi mesi.

La Svezia aveva scelto la via delle minori restrizioni ed anche nel confronto con i cugini nordici (Danimarca, Norvegia e Finlandia) ha meno morti sia nel 2021 che negli ultimi mesi.

Per quanto riguarda i vaccini, ha fatto scalpore il fatto che il vaccino russo (Sputnik) mostri una copertura maggiore di quello Pfizer e di Moderna (studio Spallanzani e Gamaleya: 70% di copertura dopo 3-6 mesi, mentre Pfizer scende a circa il 40% dopo 3 mesi).

Ricorderete come i nostri media come abbiano sempre deriso e sminuito il valore di Sputnik, così come un blackout informativo c’è stato su Soberana, l’altro vaccino di Stato (quello Cubano) che ha invece anch’esso ottime performance, al punto che negli ultimi 3 mesi Cuba registra una delle minori mortalità al mondo.

In Italia e in Europa questi 2 vaccini di Stato, frutto di una ricerca pubblica sono fuori legge  San Marino che lo aveva acquistato, dal gennaio 2022 deve fare la 3^ dose con Pfizer, se i suoi cittadini vogliono circolare come vaccinati in Italia ed Europa.

Se a questi indizi si aggiunge l’accordo bilaterale che il nostro Ministero della Salute ha fatto il 12 ottobre 2020 (e riconfermato il 3.9.2021) con gli Stati Uniti [Vedi qui] in cui l’Italia si impegna ad acquistare con priorità terapie relative alla salute provenienti dagli Usa anche in relazione a Covid-19, compresi vaccini e trattamenti (anche se nel testo in italiano non c’è la dizione “vaccini”, presente invece nell’accordo originale in inglese “surveillance, control, and research on infection diseases, and related vaccines and treatments”), è difficile resistere all’idea che ci sia più politica che scienza nel contrasto alla Covid-19.

E’ del tutto evidente che, sotto la copertura della “scienza”, delle “evidenze scientifiche” e della “salute pubblica”, ci sono rilevanti interessi di geopolitica che condizionano le scelte dei singoli Paesi e, in questo caso, non solo dell’Italia, ma anche dell’Europa. L’Italia si conferma ancora una volta, il paese più disponibile (tra gli europei) a seguire le strategie americane.

In passato le questioni di geopolitica (e di modello di sviluppo), pur evidenti, erano rimaste ai margini degli interessi degli italiani, in ben altre faccende affaccendati, ma dal prossimo marzo, quando arriveranno le bollette di gas e luce, forse crescerà l’interesse per come l’”effetto farfalla” (che colpisce tutti) della globalizzazione, che si è trasformato in “effetto elefante” con la pandemia, riguardi tutti.

L’ha spiegato molto bene l’attore Marco Paolini e il filosofo della scienza Telmo Pievani nella trasmissione di Rai 3 La fabbrica del mondo, uno dei rari esempi di informazione pubblica degli ultimi 2 anni, in cui si spiega che ambiente, deforestazione, pipistrelli, allevamenti intensivi, alimentazione, disuguaglianze e, naturalmente salti di specie e pandemia, sono tra loro connessi
E’ di questo che si dovrebbe discutere davvero: guardando alla luna anziché al dito.

Cover: Immagine tratta da:https://www.aibi.it/ita/

felicità parchi

Perché togliere il bosco ai lupetti?
No al lockdown dei boschi della Liguria

 

Sono Genovese, ho quattro figli e tutti hanno fatto il percorso scout. La mia ultima è una lupetta. Ieri al mattino presto abbiamo ricevuto dai Capi Branco le indicazioni per la caccia di domenica 16 gennaio. Tutto programmato: i lupetti avrebbero fatto una gran bella gita sui nostri splendidi monti.
Dopo poco giunge un nuovo messaggio dai capi: “perdonateci siamo stati presi in contropiede dalla recente ordinanza che vieta di frequentare i boschi, pertanto gli avvisi appena inviati non sono più validi. Ci scusiamo e vi faremo avere il prima possibile notizie su cosa faremo domenica”.

La mia testa ha cominciato a macinare le parole “Vietato frequentare i boschi”. Sono rimasta li a ripetermele e ho sentito crescere dentro di me l’indignazione per questa ennesima decisione di un governo che tratta ormai da tempo le persone come fossero animali da allevamento. Non mi stupisce, nel piccolo e nel grande, lo sguardo antropologico va in questa direzione da molti anni nella inconsapevolezza dei più. Come madre di quattro figli il mio impegno è stato in particolare quello di lavorare per una città a misura di bambino, per la restituzioni di autonomie fondamentali ai più piccoli che le politiche, in nome della sicurezza (sine cura), hanno ridotto sempre di più impedendo ai nostri figli di fare quelle esperienze fondamentali per crescere e imparare a muoversi nell’ambiente che li circonda [leggi Qui] 

Alcuni anni or sono mi sono trovata a lottare contro un’ordinanza del nostro municipio che recintava, nei parchi, la zona giochi dei bambini per “difenderli dalle cacche dei cani”. Risultato: i bambini venivano recintati negli spazi con i giochi di plastica rigorosamente montati su pavimenti asfaltati, mentre ai cani e ai loro proprietari era permesso correre tra gli alberi e sui prati.

Non avrebbe dunque dovuto stupirmi che, in nome del bene supremo economico, da oggi noi tutti verremo recintati nelle nostre città. Non dovrebbe stupirmi che dopo due anni di pandemia, in cui gli umani sono stati catalogati in diverse specie di animali, ai quali, a seconda della loro buona condotta, valutata dai governanti come ne fossero i proprietari, cancellando di fatto i diritti naturali, è dato accesso a certi luoghi.

Non è accettabile impedire la fruizione degli spazi naturali dei boschi, spazio vitale per attività all’aria aperta a 360°. Tanto più che tale ordinanza non ha come scopo tutelare la nostra salute – la peste suina africana infatti non è trasmissibile all’uomo e come scritto nell’ordinanza “la peste suina africana può avere gravi ripercussioni sulla salute della popolazione animale interessata e sulla redditività del settore zootecnico suinicolo, incidendo in modo significativo sulla produttività del settore agricolo a causa di perdite sia dirette che indirette con possibili gravi ripercussioni economiche in relazione al blocco delle movimentazioni delle partite di suini vivi e dei prodotti derivati all’interno dell’Unione e nell’export;” [Qui].Queste le parole del nostro presidente della Regione Toti: “se si diffondesse danni incommensurabili rispetto a una mancata passeggiata nei boschi”.

La  buona salute è prioritaria e le istituzioni hanno il dovere e la responsabilità di salvaguardarla. Ma la credibilità delle istituzioni è ormai nulla. La vita a contatto con la natura è una medicina gratuita necessaria a tutte e tutti. A maggior ragione in questo periodo pandemico. A questo punto noi sappiamo bene quali sono gli stili di vita sani che vogliamo condurre. È necessario riconoscere che l’Occidente è affetto da una malattia ben più grave del Covid19, una malattia che uccide il senso stesso di essere umano e che questa malattia sta affettando i nostri piccoli, rendendoli dei piccoli robot ai quali dare ordini.

Ma c’è una speranza. Quella di non aspettare la risposta dall’alto, quella di saper fare scelte alternative, quella di avere il coraggio di disobbedire quando, quanto ci viene imposto, va contro la nostra ‘natura’. Forse oggi sempre più persone riescono a vedere e a metterlo in parole. E ciò che viene nominato esiste e cambia la realtà. Ognuno di noi ha un grande potere, ed è legato alla nostra capacità di fare delle scelte libere che ci corrispondono. Basta solo esercitarla questa libertà, costi quel che costi!

Qui sotto il testo di una mail che è stata inviata da moltissimi genovesi al Sindaco Bucci, al presidente Toti, al ministro Speranza e al Ministro Patuanelli pubblicata in questa pagina Facebook [Qui] 

NO AL LOCKDOWN DEI BOSCHI LIGURI

Come Cittadina/o ligure italiana/o voglio esprimere tutta la mia indignazione per le decisioni prese e calate dall’alto in materia di contenimento della peste suina che impongono di fatto un LOCKDOWN sui boschi dell’entroterra ligure. .

“Limitare il lavoro e il tempo libero di tutti cittadini italiani (poiché i nostri boschi rappresentano un territorio non frequentato solo dai liguri) e mettere in pericolo l’economia di interi comuni allo scopo di difendere gli allevamenti intensivi è una misura inaccettabile, senza alcuna logica e totalmente fallimentare.” (Paolo Rossi, fotografo di fauna selvatica, documentarista, collaboratore di guide ambientali) 

Infatti, siamo al corrente che cinghiali potenzialmente infetti sono già dispersi su tutto il territorio regionale e oltre, proprio a causa della caccia in battuta o braccata, attualmente in corso, che è la prima causa di rapida diffusione della peste. 

Sono norme che non garantiscono alcuna certezza se non quella di limitare il diritto al lavoro e al tempo libero di migliaia di persone.  

Se la preoccupazione è quella di tutelare gli allevamenti, i provvedimenti vanno presi nella direzione di messa in sicurezza degli stessi e non nella limitazione della fruizione degli spazi naturali dei boschi, spazio vitale per la  salute e il lavoro di tutte e tutti, che le istituzioni hanno il dovere e la responsabilità di salvaguardare, a maggior ragione in questo momento storico. 

Non si capisce di che cosa dovremmo avere paura, considerato che siamo costrette e costretti, da anni, a coabitare in città  con i cinghiali. Tutto questo  a causa della totale assenza  decennale di provvedimenti e azioni che favoriscano il rientro dei cinghiali nell’habitat naturale a vantaggio del loro e nostro equilibrio. 

Evidenzio inoltre che Piemonte e Liguria hanno due ordinanze diverse. In Liguria chiusura totale per 6 mesi, mentre in Piemonte  è vietata solo attività di  pesca, venatoria e addestramento.

Queste ordinanze inaccettabili nascono a supporto di stili di vita mortiferi voluti ormai  solo da poteri economici sostenuti dai governi. 

Dopo due anni di fallimentare gestione pandemica, noi sappiamo bene quali sono gli stili di vita sani che vogliamo condurre. 

Che non si pensi che questa volta staremo chiuse e chiusi in casa ad aspettare la fine dell’ordinanza.

 

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