Tag: restyling

What is this shit?

In questi giorni di bordello peso, giorni in cui il nostro povero Marchionne è nell’occhio del ciclone, la Volkswagen se ne esce con una di quelle piazzate che mi fanno pensare al celebre, proverbiale, senso dell’umorismo teutonico.
Ma vediamo con calma.
Forse non c’ho capito molto ma pare che la FCA/Fiat-Chrysler a.k.a. Marchionne abbia fatto un gran casino con i dati delle emissioni inquinanti di qualche SUV.
L’accusa è partita dagli americani – hahahahahaha – quelli che girano con delle macchine da 100.000 di cilindrata.
Ma va benissimo.
Se il nostro marpionne ha fatto del casino con i dati delle emissioni di qualche SUV io ci posso anche credere.
Magari questa volta lo asportano.
Multa o non multa da 4,6 miliardi di non so cosa.
Il nostro eroe si è premurato di far sapere al mondo che quest’eventualità “lo disturba molto”.
E nel frattempo c’è già chi parla di giochetti fra l’amministrazione Obama in uscita e l’amministrazione Trump in entrata.
Boh.
Marchionne fa sapere che Fiat-Chrysler comunque “non è come Volkswagen”.
Io non lo so.
E di sicuro non crederò mai a Marchionne e/o alla Volkswagen.
L’unica cosa certa – per ora – è che la Volkswagen ha presentato al salone di Detroit un nuovo modello del caro vecchio pulmino hippie.
Questo coso sarà completamente elettrico, avrà quel dispositivo per la guida automatica ma soprattutto: uscirà nel 2020.
Quindi come dice il proverbio: it’s a long way to the top.
L’altra cosa certa è che quel coso non sembra neanche lontanamente il bellissimo pulmino hippie.
Sembra la Renault Espace da corsa di vent’anni fa.
Insomma, se posso dire la mia fa schifo.
Sembra fatto di Lego Technic.
Mi chiedo perché non si sono limitati a rifarlo identico esteriormente ma con tutte queste migliorie interne.
Sarò un sempliciotto io ma ci sono delle cose talmente – scusate l’aggettivo orrendo – “iconiche” che non necessitano di – scusate quest’altro obbrobrio – restyling.
Ci sono degli oggetti che sono oggettivamente eterni, almeno a livello di design.
Penso ad esempio alla bottiglia della Coca-Cola, alle All Star, alla Fender Stratocaster, alle Polo del sig. Fred Perry, alle Desert Boot della Clarks e appunto, al minivan da hippie marzone della VW.
Insomma, quelle cose di cui si dice “è un classico”.
Di nuovo, da sempliciotto, mi chiedo se una riedizione-copia-pari-pari-identica del vecchio VW da hippie possa vendere anche di più di questo coso qua nuovo, vista questa febbre del vintage che non cala mai.
Queste cose proprio non le capisco.
Sarò anche estremo io che mi ostino a suonare la Fender Jaguar, il più grande progetto ma anche il più grande fallimento della Fender di sempre, la chitarra più ingestibile della storia.
Ha almeno 3 tipi di suoni puliti, ha i puliti più belli del mondo ma fischia come una pazza quando vuole lei e appena la compri devi farle fare almeno 3 modifiche per tentare di arginare tutto ‘sto bordello.
Poi ok, la Fender aveva anche smesso di farla ma quando l’ha fatta tornare in produzione è tornata in produzione identica.
Quindi mi va anche bene se passo per una specie di pazzo estremista luddista del design.
Ma qualcuno è più pazzo di me.
Ho solo 30 anni e non ho mai visto un’epoca che sputa con così tanta convinzione sul concetto di classicità.
Sembra che ci si diverta solo se una roba fa schifo da subito, una rinuncia totale al concetto di classico.
Forse è tutto legato a quest’uso criminoso dell’aggettivo “vecchio”, non si lascia più a niente il tempo di invecchiare più o meno con decoro tranne forse al vino.
Ma vabbè, adesso ho già paura di svegliarmi domattina e scoprire che qualcuno si è inventato ‘sta cosa che sì, forse il vino è meglio se non invecchia.

video: Groovin’ (The Young Rascals, 1967)

Internazionale cambia faccia sul web e sceglie le notizie divergenti

C’erano tutti ieri mattina alla Sala Estense di Ferrara, il direttore Giovanni De Mauro, la redazione al completo, amministratori e soci della rivista, per presentare ai loro lettori e al pubblico del festival la loro ultima novità editoriale: il nuovo sito di Internazionale sarà on-line tra qualche giorno ed è stato il frutto di un lungo lavoro che coinvolge un team di una decina di persone. Per la realizzazione del nuovo formato web, si sono rivolti al mitico Mark Porter, grafico britannico che nel 2009 aveva già curato magistralmente il restyling del settimanale, e che è intervenuto in videoconferenza da Londra. “Con questo nuovo sito abbiamo fatto una doppia scommessa, – dice De Mauro – vogliamo entrare nel mondo delle news, senza fare concorrenza all’Ansa o a Repubblica, ma facendo qualcosa di radicalmente diverso dagli altri: le notizie che saranno presenti dovranno essere talmente diverse e divergenti che, comparandole con quelle degli altri quotidiani, il lettore dovrà chiedersi dove sta l’inganno. L’altra sfida è cercare di rompere la barriera di specie tra quotidiani e riviste.”

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La redazione, gli amministratori e soci della rivista presenti all’incontro

Giovanni De Mauro e Martina Recchiuti, girano in piedi sul palco del teatro divertiti e disinvolti, passando da una slide all’altra nel ripercorrere le tappe della storia dei loro siti: dal primo tentativo che risale al 1997 (Internazionale fu uno dei primi giornali on-line insieme all’Unione sarda) in cui comparivano solo alcuni contenuti di testo, al format del 2001 in cui cominciano a comparire alcune foto, poi piccoli aggiustamenti fino ad arrivare al 2009, anno in cui chiedono a Information Architects di ridisegnare il sito. Ma Giovanni De Mauro è sincero, e ci racconta che, qualche anno fa, chiedendo ad un amico e collega esperto di web, cosa ne pensasse del sito, questo rispose: “Questo sembra il sito di un giornale in cui si capisce che la redazione sta facendo altro.” E’ stato da lì che hanno cominciato a prendere seriamente a mano il sito, ma con il privilegio di poter lavorare con calma, perché il settimanale andava benissimo, una curva sempre in crescita, e anche i lettori on-line erano tanti, anche se con i suoi 663.270 ‘mi piace’ la pagina Facebook batteva e batte ancora il sito. Tra le motivazioni che portano alla scelta di fare un sito all’avanguardia, c’è infatti la necessità di rendersi meno dipendenti da Google: “Con Google non possiamo competere, circa il 60 – 65 % dei lettori on-line proviene da Fb, e questo significa che siamo molto dipendenti da questo flusso di traffico. Questo non ci dispiace, ma vogliamo aumentare e diversificare i flussi di traffico, perché nel momento in cui Fb dovesse decidere di limitare i suoi flussi, saremmo nei pasticci”. E finalmente, ecco la nuova testata… e gli applausi dei fan risuonano nel teatro:

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Il nuovo sito in anteprima

• scompare la curva (sul web non funziona, si è scelto di sostituirle anche nel cartaceo) • la font è Lion (si legge come si scrive, non come leone), la stessa del cartaceo • il titolo è in stencil (maschera normografica) • in alto una serie di 3 foto • la colonna di sinistra è uno stream di notizie, un rullo di materiali informativi aggiornati (notizie, portfoli, tweet, opinioni) che scorre semplicemente in ordine cronologico • la colonna di destra è di approfondimento, la redazione riprende il controllo sulle notizie, raccogliendo le notizie che ritiene più significative in senso giornalistico e le collega a tutto ciò che ruota loro attorno, materiale pubblicato negli ultimi minuti, giorni, tempi, cercando di ripercorrere la storia della notizia.

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Pagina dei temi

• alcuni temi che dichiarano la “faziosità” della redazione • le foto sono grandi, ad alta risoluzione (come nel cartaceo), senza skin o banner pubblicitari che le coprono (alle pubblicità è dedicato uno spazio diverso) • ci sarà una sezione video (brevi video di grandi testate straniere), l’idea è quella di autoprodurne di propri su temi italiani, col tempo anche una sezione reportage • scompaiono gli spazi per i commenti • scompaiono i contatori dei ‘mi piace’ di Twitter e Fb (condizinano il lettore) • solo due tag in fondo ad ogni articolo (altre saranno invisibili).

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Mark Porter

E come ciliegina sulla torta, compare sullo schermo Mark Porter, capello brizzolato e occhialino nero, easy ma puntuale e incisivo come sempre: “Non ho voluto fare un sito qualunque. Stiamo parlando di un contesto giornalistico, quindi ho voluto fare un ‘sito tipografico on-line’, dove l’imperativo è la leggibilità. Un sito che avesse un’armonia tipografica con la rivista, ma con elementi fruibili sul web. E’ anni che pensiamo a come trasporre il cartaceo sul web, ora ci siamo riusciti ma, devo essere sincero, non tutto il merito nostro, è grazie alle nuove possibilità del web: poter utilizzare lo stesso carattere, poter tenere presente almeno i tre formati mobile, tablet, desktop, fino a due anni fa non ci saremmo riusciti.”

Dallo scarto al riciclo creativo

“Se tutti noi facessimo le cose che siamo realmente capaci di fare, stupiremo completamente noi stessi”. Con questa frase dell’inventore Thomas Edison, Alessandra Bosca, artigiana del restauro e della creatività come ama definirsi, ci regala una sorta di magico biglietto da visita.
E’ lei la protagonista di questa intervista e l’autrice del blog “Il riciclo di Alessandra” [leggi] dove ci guida alla scoperta di riciclo creativo, restyling dei mobili e restauro. Il suo pane quotidiano, insomma, masticato con la forza delle mani, la tenacia dell’intelligenza e i battiti del cuore.

Alessandra, sul tuo blog ti definisci un’artigiana del restauro e della creatività. Da dove è iniziata l’avventura?
Io nasco professionalmente come restauratrice. Già al liceo avevo questo pallino e, così, ho iniziato a frequentare un corso di restauro dei mobili e poi, puntando all’eccellenza, ho deciso di fare il concorso per entrare nell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro di Roma. Ho vinto il concorso e per venti anni ho svolto questo mestiere, avendo la fortuna di lavorare al restauro di opere di grandi autori come il Guercino o il Pinturicchio. Nel tempo però ho cominciato a notare che la professione del restauratore si stava impoverendo, spesso mi capitava di dover svolgere lavori meno stimolanti e più faticosi. Non nascondo che ho attraversato un momento di crisi, sono entrata in una specie di tunnel, non sapevo più chi fossi e cosa volessi fare realmente. Poi, essendo una persona molto pratica, ho deciso di fare tesoro di quanto avevo appreso alla scuola di alta formazione e quasi per curare me stessa, per uscire dallo sconforto, ho iniziato a lavorare con materiali diversi, a costruire oggetti e a raccogliere tutto quello che avevo realizzato in venti anni di lavoro. Piano piano, sono riuscita anche a costruire il mio blog da sola, ho scoperto di riuscire ad esprimere le mie emozioni e contemporaneamente a fare dei lavori, nello stesso tempo affetti e oggetti riprendevano vita sotto le mie mani.

 

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Alessandra Bosca

Come è nato il tuo interesse per il restyling e il recupero dei mobili?
Il gusto per il restyling è nato da una passione che ho sempre avuto: trasformare gli oggetti per farli diventare belli. Ho cominciato a lavorare con mobili anonimi di legno, abbandonati e senza vita, e ho scoperto che, divertendomi con pennelli, colori e altri ferri del mestiere, potevano cambiare aspetto e rivivere. Il mobile fa parte della storia di ognuno di noi, ha un legame affettivo con noi, e anche se non ti piace puoi trasformarlo, rinnovarlo e farlo diventare bello. Poi, ovviamente, ho frequentato corsi di marketing e di imprenditoria e ho, quindi, cercato una via per differenziarmi sul mercato.

E la passione per il riciclo creativo da dove arriva?
Il riciclo creativo mi ha conquistato perché è troppo curioso e divertente. L’aspetto che ho trovato più affascinante e stimolante è che con il riciclo creativo si cambia il punto di vista delle cose e delle situazioni. L’incontro con questa nuova attività ha coinciso con un momento particolare della mia vita, è come se proprio quando mi stavo trasformando in un’altra persona, quando stavo cambiando la mia vita, professionale e privata, avessi trovato una concretizzazione pratica della mia trasformazione. Mi trasformavo io, così come un vecchio lampadario si trasformava in un vaso portafiori a sospensione, o la testiera del letto in un dondolo. E questo mi ha incoraggiato nel percorso. Poi è diventata una passione, da cui non posso più liberarmi.

Che materiali usi?
Uso quello che mi capita, quello che trovo al momento o in base all’ispirazione. Cestelli di lavatrice da trasformare in contenitori luminosi, ad esempio, e tante altre risorse che ho imparato a selezionare per non rischiare di diventare una sorta di discarica… Ultimamente, mi sono fatta conquistare dalla plastica, dalle bottiglie di plastica in particolare, perché è un materiale economico che ti offre tantissime possibilità di lavorazione ed è facile reperirlo. Trasformare la plastica mi dà anche una soddisfazione ecologica, è bello vedere che le persone sono felici di darmi bottiglie che, altrimenti, andrebbero perse, contribuendo ad inquinare l’ambiente. Con questo materiale realizzo soprattutto collane, gioielli e lampadari, scateno la mia creatività e quella del committente. E’ questo trovo sia il quid in più del riciclo creativo, rispetto al lavoro di mera esecuzione del restauratore.

Che senso ha oggi per te “costruire bellezza”?
Per me far rivivere un oggetto, renderlo bello, è come dare una visione positiva delle situazioni della vita. E’ come ricordare che non bisogna mai scoraggiarsi, che il cambiamento è importante ed è anche una bella sfida da affrontare. Una sfida che a me sembra di cogliere ogni volta che trasformo un mobile in disuso, che può apparire inutile, brutto, in un’opera unica, che rinasce e rivive. Il riciclo creativo è questo: creare qualcosa di unico, irripetibile, che, in qualche modo, esprime la tua essenza. Meglio se tutto questo contribuisce anche al rispetto dell’ambiente, anche se io, più che una paladina, in questo mi sento solo una delle tante persone che piano piano hanno iniziato un percorso verso una maggiore coscienza.

Alessandra sta per aprire il suo laboratorio, dove tutto sarà realizzato solo con materiale riciclato, in un quartiere storico di Roma, il Pigneto.

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