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LA CITTA’ DELLA CONOSCENZA
Una rete civica di idee e saperi per un progresso diffuso

Mai come nel passato abbiamo migliorato le basi del progresso umano: salute, benessere, istruzione. La generazione di adulti in arrivo è la prima della storia a essere quasi universalmente alfabetizzata.
Che viviamo meglio di ieri dovrebbe essere noto a tutti, dalle conquiste della scienza all’aspettativa di vita. Sono quelle cose ovvie, talmente ovvie da sfuggire al nostro sguardo.
Lo spiegano bene nel loro libro, “Nuova età dell’oro”, Ian Goldin e Chris Kutarna della Oxford Martin School.
Dunque, non possiamo permetterci di stare seduti ad attendere tempi migliori. Il nostro Rinascimento è qui e ora.
E, ovviamente, dipende da noi. È questo “da noi” l’interessante. Le opportunità di oggi non si sono mai verificate prima nel passato. E questa è una responsabilità che ci coinvolge tutti come individui.
Scriveva Marco Tullio Cicerone, cent’anni prima della venuta di Cristo: «Non siamo nati soltanto per noi, e del nascer nostro una parte ne vuole la patria, un’altra i genitori e un’altra gli amici». È necessario che ognuno di noi si renda conto di questa parte.
Preoccupati di difendere i nostri orti e poderi, spesso armati gli uni contro gli altri, occupati a costruire muri e paure, neppure ci passa per il cervello che potrebbe esser più utile, a noi e agli altri, darsi da fare per cercare di migliorare noi stessi, per crescere come persone, perché quello di cui oggi ha più bisogno il mondo è di persone migliori, solo così si progredisce e si può vivere una vita sempre più desiderabile. Un pensiero banale, ma che tra le banalità di cui siamo campioni neppure ci sfiora. Un futuro migliore è possibile se a iniziare da ora ciascuno di noi saprà essere migliore.
L’indifferenza non ci è permessa. Riguarda tutti. Non ci è concesso di stare alla finestra, bisogna fare ciò che tutti dovremmo saper fare: rimboccarci le maniche. Soprattutto ora di fronte alle sfide che mettono a rischio il pianeta e la nostra esistenza su di esso.
Cosa sia la virtù dobbiamo averlo dimenticato nella notte dei tempi, non appartiene più al nostro lessico che ha ceduto il passo alla serendipità e alla resilienza, ma, come ci ha insegnato Aristotele, la virtù è una qualità del carattere che permette di agire come si dovrebbe.
“Agire come si dovrebbe” è la prima sfida. Una sorta di ontologia della cittadinanza, di scienza della cittadinanza. La responsabilità dei propri comportamenti nei confronti dell’altro e nei confronti della natura. E qui si gioca il compito dei nostri sistemi scolastici, per come oggi descrivono il mondo e formano i comportamenti sociali.
Invece di attivare le pance abbiamo necessità di attivare i cervelli. Chi si scalmana per le pance evidentemente teme cosa potrebbe accadere se si mobilitassero i cervelli.
Ma non saranno solo i comportamenti virtuosi a salvarci, dobbiamo andare più lontano di quanto pensiamo, cambiare la nostra mappa mentale del mondo, le nostre mappe mentali devono evolversi.
Qui viene il difficile. Da soli non ce la possiamo fare. Il modo migliore per superare i limiti del nostro modo di pensare consiste nell’incontrarsi con l’altro, con gli altri, con le persone che pensano in maniera differente da noi. Abbiamo bisogno di condividere le intelligenze, di creatività e di genialità collettive. Le strade delle nostre città, centro di incontro delle culture, possono essere gli hub di questa rinascita di idee e di pensieri, Ma bisogna uscire dalle città baraccone che vendono le loro attrazioni, per divenire città capaci di attirare intelligenze, creatività e conoscenze, di comporre nuovi saperi. Abbiamo necessità di produrre e diffondere idee, di rendere pubblici i saperi e di farli circolare. La rinascita del sapere è il grande traguardo, attingerlo e condividerlo in tanti, con sempre maggiore forza. L’istruzione disseminata, fuori dai canoni classici, perché chiunque possiede la chiave narrativa scriverà la storia di questa epoca. La grande sfida è mobilitare le persone per una società più compiutamente umana.

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