Tag: ritardi

Scuola: partenza rimandata, vergogna assicurata

In questi giorni, nel nostro Paese, inizierà un nuovo anno scolastico.
Non sarà un avvio normale ma una partenza rimandata; infatti, a causa di ritardi nello svolgimento di una serie di operazioni di assegnazione dei docenti alle scuole, molti insegnanti non sono stati ancora nominati e, nella migliore delle ipotesi, saranno in cattedra solo la seconda settimana di scuola.
Questi ritardi non sono da imputare ai dirigenti scolastici o ai funzionari degli uffici provinciali bensì ad una perversa logica ministeriale che non riesce ad organizzare i tempi di alcune operazioni in modo tale da garantire alle famiglie e al personale scolastico un inizio regolare.
Credo che questo, fra i diversi paradossi che riguardano la scuola italiana, sia probabilmente il più significativo perché quando non si riesce a garantire il normale funzionamento di un “organo costituzionale” vuol dire che il Paese ha un problema molto serio; quando poi questo problema non lo si riconosce come tale vuol dire che la situazione è davvero tragica.
In moltissimi istituti italiani questi ritardi provocheranno disagi importanti alle famiglie, come ad esempio la riduzione dell’orario della prima settimana di scuola.
Gli insegnanti e i dirigenti scolastici ci stanno mettendo la faccia, nelle riunioni con i genitori, per spiegare un disastro di cui non sono responsabili.
Viene da chiedersi come la scuola possa pretendere fiducia dalle famiglie quando non riesce a trasmetterla nelle piccole cose fondamentali, come si possa condividere un patto di corresponsabilità educativa tra scuola e famiglia se non si riesce a garantire un puntuale inizio d’anno scolastico, come si possa essere credibili se, nei fatti, ci si dimostra incredibili.
Lo sforzo di chi vive la scuola tutti i giorni sta proprio in questa sfida educativa difficilissima: riuscire a dimostrare la credibilità dell’istituzione a partire soprattutto dalla passione, dalla coerenza, dalla preparazione e dall’impegno con cui la maggior parte del personale scolastico si rapporta con gli studenti e con le famiglie.
Al Ministero dell’Istruzione il problema dei ritardi è conosciuto da tempo, come sono conosciuti anche i disagi che si arrecano alle famiglie e le disorganizzazioni che si creano a scuola: l’unica cosa purtroppo ancora sconosciuta da quelle parti è la vergogna.
Sarebbe opportuno che chi rappresenta il cosiddetto “governo del cambiamento” dedicasse qualche spiegazione ai cittadini ma, ahimè, non credo che chi è abituato a parlare alle pance sia interessato a fare uno sforzo di onestà e a rivolgersi alle teste delle persone.
Come maestro elementare sono diventato insofferente a quei politici che, con i loro paroloni, promettono di rivoluzionare la scuola ma, con i loro atti, non riescono a garantirne la normalità.
Come genitore sono indignato verso chi sta operando per attaccare e svilire la scuola della Costituzione proponendo una scuola che insegni a “crepare” di precarietà e non a “creare” un futuro migliore.
Come cittadino prendo atto della dichiarazione del Ministro Bussetti al Meeting di Comunione e Liberazione (“Vogliamo che tutte le operazioni avvengano in regola contemporaneamente. Qualche problema come sempre ci sarà ma noi siamo pronti a intervenire per risolverli”) ma, proprio per questa sua incapacità ad intervenire per risolvere il problema, mi sento di chiedere che il Ministro chieda scusa alle famiglie per l’orribile inizio di anno scolastico che stanno vivendo e che vivranno.
Ricomincerò ad ascoltare con più attenzione le parole di un Ministro quando smetterà di promettere interventi straordinari ed inizierà ad occuparsi di garantire il funzionamento ordinario cioè quando lo sentirò impegnarsi non su grandi cose eccezionali ma su una piccola cosa normale come l’avvio regolare dell’anno scolastico fin dal primo giorno di scuola, per tutti gli alunni, in ogni parte d’Italia, con tutto il personale necessario.

inferi

LA NOTA
Descensus ad Inferos: un normale viaggio tra le stazioni italiane

Si parte un po’ tesi ma baldanzosi per la due giorni torinese ad inaugurare i tesori canoviani esposti alla Biblioteca Reale di Torino. Aria di tempesta imminente. L’autista che ci conduce al Freccia Rossa a Bologna con voce chioccia qual novello Cerbero mi spiega i vantaggi di approdare con il piccio legno (in realtà spaziosa auto sbrilluccicante) alla bocca degli Inferi: il Kiss & Ride. Perplesso non so coniugare il bacio con una cavalcata o giostra ma son rassicurato dalle ampie spiegazioni sulla nuova struttura che permetterà di scendere a 7 metri di profondità, di scaricare le anime dei dannati indi questi ultimi purificati dal viaggio al ritorno potranno riveder le stelle. Ma attenzione! Seguir i comandi e le istruzioni e non fare come lo sventato Orfeo che si volse indietro. Seguir le Leggi. E più non dimandare.
Silenziosamente s’approda in un lungo tunnel che vede davanti i taxi e dietro le auto a noleggio. Mai sbagliare postazione se no si rischia di essere inesorabilmente lasciati nel luogo d’attesa e di scarico.
Buio d’inferno ci accoglie entro immani pareti grigie che centuplicano lo scalpitare ritmato dei passi di chi s’avvia verso lunghissime scale mobili che inesorabilmente ci conducono al girone assegnato: binario 16!
E s’arriva al terzo girone/livello.
Qui stridor di freni e annunci di tormenti atroci (minuti o ore d’attesa) beffardamente sono commentati “Ci scusiamo per il disagio”. Come sulla ripa del fiume infernale la banchina che costeggia il binario non dà possibilità di sosta. Proibita qualsiasi tipo di seduta. E non importa se vecchi, bambini, umanità dolente stracarica di bagagli chiede, invoca un riposo, inesorabilmente si è ricacciati al secondo livello appena lasciato. E “più non dimandare”.
Sottili ondate d’angoscia si propagano tra il mio ansiolitico procedere e quello esitante della mia fedele compagna. Stremati allora decidiamo di andare a lavarci le mani. Misericordiosi cartelli in blu-speranza indicano le note icone di lui e di lei accompagnate da frecce misteriose in su e in giù che non portano ad alcun conforto di luoghi noti e frequentati. Infine, una porta indica senza ombra di dubbio che dietro di essa starà l’agognato camerino che pur non d’alabastro come quello che Alfonso I d’Este si fece costruire a Ferrara per custodire i suoi tesori artistici, ma di solido e grigio cemento ci conforterà e ci premierà della ricerca. Apriamo dunque e di fronte a noi si presenta un muro… del pianto. Certi d’avere infranto le leggi d’Averno smarriti e attorcigliandosi sull’orlo del pianto ci rivolgiamo a un guardiano dal volto amicale che con uno stanco segno del dito ci indica una picciola rientranza dove baciata da un’intensa luce s’apre la porta aurea immediatamente contesa da una piccola folla di angeli pulitori che corrono a chiudere l’agognato varco ma noi, con balzo felino, riusciamo a conquistarci il “loco [non] di delizie pieno” e raggiungere così la mèta delle mani lavate. Passano frattanto i tristi tempi dell’attesa e imbocchiamo il terzo livello. Ma qui commettiamo un errore fatale. Sventatamente sicuri che le postazioni delle carrozze siano sempre le stesse, attendiamo con fiducia presso la carrozza 8 di Italo adorno di strisce confortanti: “Smart” “Extra smart”, “De luxe” quasi fossimo al New Cataract di Luxor al tempo di Agatha Christie. Mal ce ne incolse. Arriva la nostra Freccia rossa e ovviamente la carrozza 8 è esattamente postata all’altro capo della banchina. Pazientemente saliamo e ci accasciamo sulle rigide poltroncine mentre una selva di qualsiasi tipo di smart (phone et similia) freneticamente digita, fotografa, immortala l’ultimo istante prima dell’uscita dall’infero loco. Una tempesta d’acqua ci accoglie minacciando ancora la nostra stremata resistenza poi a Rho un timido raggio di sole ci accoglie nelle terre promesse dell’Expo. Sfilano padiglioni e torri invasi dai turisti che senza soluzione di continuità scendono dal treno e imboccano i viali elisii della felicità raggiunta intonando i sacri versi di Montale:

“Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.”

Ancora un balzo poi si approda dolcemente al terminal torinese di Porta Nuova. Baldanzoso m’avvio alla ricerca dei taxi che secondo le indicazioni sarebbero dovuti essere fuori dalla stazione. Invano. Ancora dopo 11 anni di lavori (parola di taxista) la fila è ancora di fronte alla stazione. E quindi via verso l’albergo più antico della città dove soggiornò Mozart e dove avremmo fruito del riposo dei giusti. Un cortese adepto ci avverte che la stanza “purtroppo” non sarebbe stata pronta che alle 15 mentre la carta indicava le 14.

Non ci resta che tuffarci nel cibo piemontese consci che sarebbe stato un errore fatale abbuffarci di cibo. Ma “più che il dolor potè il digiuno”. Così dopo la nostra esperienza infernale s’apre la fiorita strada delle meraviglie canoviane. Potenza dell’arte che tutto placa e, secondo l’augurio del poeta Montale ad Esterina che compie vent’anni, il miracolo sia per tutti noi viaggiatori e lettori questo:

“ecco per te [per noi] rintocca
un presagio nell’elisie sfere.
Un suono non ti renda
qual d’incrinata brocca percossa!;
io prego sia
per te [per noi]concerto ineffabile
di sonagliere.”

santa-maria-vado

L’INTERVISTA
Malacarne su Santa Maria in Vado: “Il terremoto ha ridotto i beni culturali a cenerentole”

La chiesa e il convento di Santa Maria in Vado è tra i complessi ecclesiastici più belli e meglio conservati di Ferrara, carico di valore storico testimoniale. Purtroppo però, a causa dei gravi danni riportati con il terremoto e dei ritardi negli interventi post-sisma, lo stato del bene sta peggiorando di giorno in giorno e i danni, con il parziale disuso, rischiano di aggravarsi in modo esponenziale.

Subito dopo le scosse del maggio 2012 l’architetto Paola Rossi e l’ingegner Giuliano Mezzadri vengono incaricati dalla diocesi di occuparsi del progetto di restauro: in pochi mesi sono resi agibili, con fondi per opere provvisionali urgenti, chiesa e chiostro adiacente e redatto un progetto preliminare molto dettagliato, quasi operativo, per cercare di abbreviare i tempi tecnici che precedono i lavori di recupero. Il progetto viene presentato in Regione a inizio ottobre 2014 ma solo in questi giorni, dopo quattro mesi dalla richiesta e due anni e mezzo dal sisma, è arrivato il primo parere “parzialmente favorevole”.
Della necessità di accelerare i finanziamenti da parte della Regione Emilia Romagna e di partire con una seria riflessione sul tema “terremoto e beni culturali” abbiamo parlato con l’architetto Andrea Malacarne, consulente al progetto. Per renderci conto delle reali condizioni di degrado di Santa Maria in Vado, abbiamo visitato il complesso con l’architetto Paola Rossi, titolare del progetto, che ci ha anche reso note una serie di importanti scoperte fatte durante i rilievi e le campagne di sondaggi.

Siete preoccupati, i tempi si stanno facendo molto lunghi, l’intervento di recupero non parte e il degrado aumenta. Cosa fare?

santa-maria-vado-malacarne
Il chiostro della parrocchia di Santa Maria in Vado
santa-maria-vado-malacarne
Lo scalone monumentale in stato di degrado

Malacarne: Sarebbe necessario fare una riflessione su “terremoto e beni culturali” perché questi ultimi rischiano di diventare la cenerentola di questo terremoto, nel senso che sono in coda a tutto il resto e la Regione cerca di limitare i finanziamenti alla semplice riparazione dei danni. Ma come si fa a metter mano su edifici di questa importanza senza considerare tutta una serie di aspetti storici e architettonici complessivi e senza una riflessione anche di prospettiva? E’ insensato tamponare soltanto, senza procedere con interventi più consistenti, non solo per un discorso di messa in sicurezza (perché il sisma purtroppo potrebbe verificarsi di nuovo, e anche più forte), ma anche perché si tratta di edifici delicati e complessi, che quasi sempre ospitano attività con grande affluenza di pubblico. E poi da sempre i terremoti, pur nella loro drammaticità, sono stati l’occasione per importanti operazioni di recupero e miglioramento del comportamento antisismico degli edifici monumentali presenti in tutto il territorio del nostro paese, che non ci possiamo permettere di perdere. Nell’incertezza dell’entità dei finanziamenti si rischia di far partire tanti cantieri che resteranno tali per chissà quanti anni. Questo Ferrara non se lo può permettere.

A quando risale il vostro progetto e a che punto siamo?

santa-maria-vado-malacarne
Il primo chiostro con l’accesso alla sagrestia e alle palestre

Rossi: Il progetto preliminare è stato presentato ai primi di ottobre 2014 alla Regione Emilia Romagna e solo la settimana scorsa, dopo quattro mesi, abbiamo ricevuto la conferma che il progetto è passato, seppure con molte osservazioni e limitazioni. Ora comincia la fase dell’elaborazione e della consegna dei progetti esecutivi e solo con la loro approvazione definitiva si capirà quanti fondi saranno effettivamente assegnati. Il problema è che nel frattempo il degrado procede e i danni rischiano di aumentare. E’ una questione grave che riguarda non solo Santa Maria in Vado, ma anche tanti altri edifici e chiese importanti della città che hanno subito danni con le scosse del maggio 2012.

Sono ormai 17 mesi che la parrocchia e la contrada di Santa Maria in Vado sono inagibili, con un grande disagio per la comunità e un preoccupante degrado della struttura. C’è qualche possibilità che i restauri procedano?

santa-maria-vado-malacarne
Veduta di chiesa e primo chiostro dal campanile

Noi stiamo lavorando per rimettere in moto la vita della comunità: assieme all’ingegnere strutturista ci siamo adoperati nel primo anno per riaprire, con poche opere di messa in sicurezza, prima buona parte della chiesa, poi il chiostro con alcuni locali, ossia gli ambienti essenziali per riprendere le attività parrocchiali. In seguito, per mesi, si è rimasti in attesa che la Direzione regionale del Ministero dei beni culturali fosse in grado di valutare con proprie schede i danni e lavori da eseguire nei singoli edifici, con i relativi costi; poi la Regione ha emesso le ordinanze con l’indicazione delle priorità degli interventi sui beni culturali danneggiati. Solo allora è stato possibile cominciare a lavorare ai progetti. Va tenuto presente che a Santa Maria in Vado ci sono tanti danni diffusi da terremoto ma anche situazioni di degrado pregresso delle quali non si può non tener conto.

Dopo i primi lavori per rendere agibili la chiesa e il chiostro, siete riusciti a fare qualche altro intervento?
Praticamente nulla. Solo sondaggi ed indagini preliminari. Finché non si è certi dell’approvazione dei progetti (il preliminare, il definitivo e l’esecutivo) e di quanto stanzierà la Regione non è possibile aprire il cantiere.

Cosa comporta il vostro progetto?

santa-maria-vado-malacarne
Veduta aerea dell’intero complesso

Si tratta di un progetto di recupero dell’intero complesso che ha comportato campagne di sondaggi diretti e approfondimenti storici e d’archivio. E’ stato inoltre eseguito un rilievo completo dell’edificio monastico che non era mai stato fatto prima (esisteva solo un buon rilievo della chiesa commissionato anni or sono dalla Soprintendenza). Un lavoro quindi lungo e approfondito, attraverso il quale è stato possibile conoscere l’edificio nella sua evoluzione storica, farne riemergere l’impianto originario, scoprire anche l’esistenza di decorazioni e affreschi prima sconosciuti.

Di che scoperte si tratta?

santa-maria-vado-malacarne
Una delle palestre: tracce di affreschi sulla parete e il soffitto abbassato
santa-maria-vado-malacarne
Dettaglio degli affreschi rinvenuti durante i sondaggi

Nella parte dell’edificio che era stata adibita a palestre (anche per ricavare reddito per sostenere le attività della parrocchia) abbiamo fatto le scoperte più belle. Le due palestre erano in origine un unico grande ambiente: l’antico refettorio del monastero. Nel progetto vorremmo ripristinare lo spazio originario, ma conservandone l’uso per attività di vario tipo, quindi mantenendo negli ambienti limitrofi i servizi necessari. Dai sondaggi è poi emerso che tutti i soffitti cinquecenteschi di quel corpo di fabbrica erano decorati e che la parete di fondo del refettorio era affrescata (forse tra il Seicento e il Settecento). Si tratta quindi di un complesso di ambienti di grande qualità e bellezza.

Come avete capito che le palestre erano l’antico refettorio dei monaci?

santa-maria-vado-malacarne
Prospetto est (dal campetto), con segni di capichiavi
santa-maria-vado-malacarne
Le travi originali che componevano il soffitto della mensa

Da una serie indizi: le quote dell’attuale soffitto non funzionano rispetto alla dimensione degli ambienti, sono troppo basse; nella facciata orientale, quella che prospetta sul campetto sportivo, compaiono segni di capichiave ai quali non corrisponde attualmente alcun solaio interno; nel sottotetto sono collocate magnifiche travi composte in posizione anomala, utilizzate oggi solo per sostenere controsoffitti in arellato; poi documenti e mappe antiche ci dicono che i muri che separano le palestre sono relativamente recenti, quindi posticci. Sulla base di tutte queste osservazioni abbiamo eseguito un sondaggio al primo piano, nel muro che attualmente divide gli ambienti, ritrovando all’interno, intatta, una trave rimasta nella posizione originaria. Tutte le altre travi del solaio principale sono quelle oggi impropriamente collocate nel sottotetto. I solai attuali, più bassi, sono sorretti da travi in ferro, ma tutta l’orditura secondaria e l’assito sono stati recuperati dai soffitti originari. Quindi il soffitto dell’antico refettorio, ligneo e completamente decorato, era collocato circa due metri sopra le quote attuali ed esistono in loco tutti gli elementi per rimontarlo completo nella posizione originaria. C’è però il rischio che questa operazione, volta a ricomporre l’antico assetto strutturale dell’edificio, non venga finanziata perché non direttamente collegata ai danni da sisma. E’ pensabile, in casi come questo, limitarsi a consolidare la situazione esistente anche se palesemente deturpante ed incongrua? Sarebbe uno spreco di denaro inutile e assurdo.

In che periodo sarebbe stato fatto lo smembramento e l’abbassamento del solaio?
Pensiamo nel primo dopoguerra, o forse tra le due guerre, ma è al momento difficile indicarne la data precisa.

Sono visibili le travi rinvenute nel sottotetto?

santa-maria-vado-malacarne
Trave originaria rinvenuta durante i sondaggi
santa-maria-vado-malacarne
Quota originaria rinvenuta al primo piano

Certo, e anche la trave rimasta dentro al muro al primo piano. Poi nel sottotetto, che la contrada di Santa Maria in Vado ha utilizzato fino al terremoto del 2012 come deposito, ci sono altre scoperte interessanti. Il disegno del pavimento in cotto definisce l’antica scansione di ambienti che altro non erano che le celle dei monaci. Il volume di una cella rimane visibile, attraverso un pertugio, sul lato verso il chiostro. Alle pareti affiorano, anche a questo livello, tracce di decorazioni e di affreschi.

Avete fatto scoperte davvero sensazionali…

santa-maria-vado-malacarne
Sottotetto, arco decorato che dava accesso alle celle
santa-maria-vado-malacarne
Segni che evidenziano la ripartizione delle celle

Non sensazionali, ma sicuramente di grande interesse, sia storico che artistico. Quando si mette mano seriamente ad edifici di questa importanza non è raro trovarsi di fronte a belle sorprese. Nel progetto di fatto riproponiamo la scansione degli ambienti principali e l’assetto strutturale dell’antico monastero ed il recupero dell’apparato decorativo. Tutto questo lasciando inalterato l’uso consolidato negli ultimi decenni, anzi potenziandolo perché di fatto renderemmo totalmente agibile il sottotetto che ad oggi e utilizzabile solo in parte. Recuperare in modo organico il convento è anche l’occasione per riorganizzare gli spazi e gestirli al meglio, sia quelli parrocchiali, che quelli della contrada e quelli destinati alle attività sportive-ricreative.

Sarebbe bellissimo…
Sì, ma se i finanziamenti non corrisponderanno a quanto previsto nelle schede della Direzione regionale, e tutto oggi lascia temere che sarà proprio così, non si potrà fare un intervento complessivo per riportare a vita piena questo gioiello. Una riflessione complessiva sul futuro dei nostri edifici monumentali dopo il terremoto è quindi più che mai necessaria.

Le foto sono di Paola Rossi (tranne la veduta aerea del quartiere che è scaricata da Google), cliccaci sopra per ingrandirle.

santa-maria-vado-malacarne
La planimetria del progetto preliminare
santa-maria-vado-malacarne
Veduta aerea con delimitazione dei corpi di fabbrica interessati

Si ringraziano gli architetti Andrea Malacarne e Paola Rossi dello Studio Malacarne per averci accompagnato nella visita al complesso, per la concessione del materiale fotografico, per averci messo a disposizione la Relazione storico e archivistica e, infine, per l’accurata revisione dell’articolo per quanto riguarda gli aspetti tecnici e specialistici.

DOCUMENTAZIONE
La struttura, così come si presenta oggi nel complesso, risale alla metà del XV secolo (1494 la data probabile di inizio lavori) e venne commissionata dal duca Ercole I d’Este a Biagio Rossetti (ingegnere ducale), Bartolomeo Tristano e Ercole de’ Roberti. Ercole I volle contestualizzarla e inserirla nel piano di rinnovamento che investiva a quei tempi tutta la città [vedi estratto della Relazione storico e archivistica a cura dell’arch. Paola Rossi e del dott. Giuseppe Lipani].

Foto arch. Paola Rossi

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi