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Orlando 500 anni dopo

“Orlando furioso” di Ludovico Ariosto compie 500 anni e la biblioteca Ariostea ferrarese tira fuori una serie di opere inaspettate, dedicate all’antico cavaliere che era pazzo d’amore per Angelica. La mostra si intitola “Orlando, le guerriere e il cavaliere inesistente” ed è composta di disegni, incisioni e fotografie di Bruno Vidoni, artista centese (1930-2001) riscoperto e valorizzato da un po’ di tempo con passione e cura da Roberto Roda, ricercatore, fotografo e responsabile del Centro etnografico del Comune di Ferrara.

Un omaggio particolarissimo al poeta che nel 1516 racconta in modo nuovo il mondo cortese e cavalleresco infilandoci dentro una sorta di ironia. Cosa può esserci, allora, di più in linea dell’opera del poliedrico e dissacrante Vidoni? L’artista che si caratterizza per le sue contaminazioni tra cinema, fumetto e pittura per l’occasione fa entrare nei panni metallici del cavaliere l’amico Giorgio Celli – etologo, artista e divulgatore televisivo – e lo affianca ad altre figure di principesse, guerriere e incantatrici. In mostra fino a lunedì prossimo proprio nella bella sala della biblioteca dove si trova la tomba del grande poeta di corte estense.

 “Orlando, le guerriere e il cavaliere inesistente” a cura di Roberto Roda insieme con Greta Gadda ed Emiliano Rinaldi in sala Ariosto della Biblioteca Ariostea, via Scienze 17, Ferrara. Fino a lunedì 11 aprile 2016, lunedì-venerdì ore 9-19 e sabato ore 9-13. Ingresso libero.

OGGI – IMMAGINARIO RICORRENZE

Locandina della mostra dedicata a Orlando nell'immaginario di Bruno Vidoni
Locandina della mostra dedicata a Orlando nell’immaginario di Bruno Vidoni

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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L’APPUNTAMENTO.
Quando lo spot mette in scena l’anima. Oggi in biblioteca

Poveri, ma belli. O forse soprattutto belli, in contesti fascinosamente poveri. Come succede con lei – giovane, sexy, elegante – davanti a un banco di frutta al mercato. Oppure un’altra fanciulla carina e flessuosa, in abito nero accanto a una donna siciliana in abiti scuri tradizionali. O ancora un’altra donna, bella e intensa, che passa davanti a un gruppo di uomini con le catenine del rosario al collo come ciondoli.

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Marpessa in un’immagine di moda di fine anni ’80 fatta da Scianna per Dolce e Gabbana
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Marpessa in un’altra immagine scattata da Scianna a Modica per gli stilisti Dolce e Gabbana

Basta vedere una di queste immagini evocative, immortalate nella luce pietrosa della Sicilia, per pensare subito alla moda di Dolce e Gabbana. Scene che rappresentano un’anima di autenticità forse un po’ rubata al diavolo, ma con quel respiro esclusivo che solo una foto d’autore come quella di Ferdinando Scianna può dare. O quella di altri professionisti di scatti e pubblicità, come Oliviero Toscani per Benetton e Tony Richardson per Tom Ford. Le modelle meravigliosamente siciliane di Scianna, negli anni, si sono via via succedute, accomunate comunque da un’equivalente bellezza corvina e mediterranea all’ombra di carretti colorati e fichi d’india: Marpessa (che, però, è olandese), Maria Grazia Cucinotta (messinese doc), Monica Bellucci (perugina), Bianca Balti (lombarda). Alla fine sono arrivati attori come Giuseppe Fiorello e Francesco Scianna, che in Sicilia ci sono nati. Con set che potrebbero essere la ricostruzione di film di Giuseppe Tornatore, in posa glamour dietro all’obiettivo di Giampaolo Sgura. Ritratti, foto di gruppo, scene di famiglia che tutte le volte comunque ti incantano. Le guardi e ti ipnotizza quell’idea di bellezza d’insieme che emana e pensi che una volta ti piacerebbe avere una foto così, mettere in posa in quel modo i tuoi amici, la tua famiglia, magari anche cani, gatti e colombe (che neanche hai, ma vorresti).

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Monica Bellucci e Bianca Balti in posa per Giampaolo Sgura nella campagna Dolce e Gabbana 2012-2013
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Ancora ambientazione siciliana per la pubblicità di moda firmata Giampaolo Sgura della stagione 2012-2013

Un amico appassionato di fotografia di recente ha citato una frase di Richard Avedon, che in questo senso è illuminante. Il grande fotografo di moda rivela: “Da piccolo, la mia famiglia dedicava molta cura alle nostre foto. Le pianificavamo nei minimi dettagli. Creavamo vere composizioni. Indossavamo i vestiti della festa. Ci mettevamo in posa davanti ad automobili costose che non erano nostre, a case che non erano nostre. Ci facevamo prestare dei cani. In quasi tutte le foto di famiglia di quand’ero giovane compare un cane diverso. Mostrare che gli Avedon avessero dei cani, sembrava una finzione necessaria. Quando, di recente, ho riguardato queste foto, ho contato undici cani diversi in un solo anno. Eravamo lì, perennemente sorridenti, davanti a gazebo e automobili Packard con cani presi in prestito. Tutte le foto del nostro album di famiglia sono state costruite su una qualche menzogna riguardo a chi eravamo, e rivelavano la verità su chi volevamo essere“, (“Borrowed Dogs: Portraiture as performance”, 1986)

Di questo tipo di foto pubblicitarie qua e di altre del genere parlerà oggi, in biblioteca, Roberto Roda, studioso di usi e costumi e di antropologia culturale del Centro etnografico ferrarese.

L’appuntamento fa parte delle conversazioni del ciclo ‘Il presente remoto’ e vuole riflettere sul ruolo della fotografia pubblicitaria. In passato immagine ideata per rappresentare un prodotto da vendere, ma da circa trent’anni qualcosa di un po’ più complesso. “Oggi la pubblicità – si legge nella scheda di presentazione – può evitare di concentrarsi sulla raffigurazione del prodotto e attuare forme comunicative in cui il marchio produttore celebra se stesso. Lo stile di un fotografo può essere così importante da diventare il simbolo del brand, la sua anima. Oliviero Toscani per Benetton, Ferdinando Scianna per Dolce e Gabbana, Tony Richardson per Tom Ford e Sisley sono solo alcuni degli esempi più eclatanti che verranno analizzati durante la conversazione”.

“Fotografia, pubblicità, comunicazione. Quando lo stile del fotografo diventa lo stile del brand” è il titolo dell’incontro in programma oggi, venerdì 16 ottobre, alle 17 nella sala Agnelli della biblioteca Ariostea, via Scienze 17, a Ferrara. Ingresso libero.

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IMMAGINARIO
Scatti in viaggio.
La foto di oggi…

Ferrara protagonista in Francia con i suoi paesaggi e i suoi scorci cittadini. Le fotografie di due autori ferraresi, Emiliano Rinaldi e Roberto Roda, sono quelle selezionate per l’Italia negli spazi del Museo Boudou di Sainte Eulalie d’Olt. Gli scatti di Rinaldi e Roda portano tre mostre estensi nello scenario di un grande festival della cultura fotografica. “Scatti fugaci”, che propone in parete appunti fotografici e impressioni visive sul paesaggio, realizzati da Roberto Roda fra 2006 e 2015 per l’Osservatorio nazionale sulla fotografia. “Piccola geografia della Memoria” è il viaggio verbo-visivo che Emiliano Rinaldi (fotografie) e Antonella Iaschi (testi poetici) hanno realizzato all’indomani delle scosse nei territori ferraresi e modenesi, colpiti dal sisma nel maggio 2012. E “Un giorno come un altro a Ferrara” è un affresco della città estense composto da Emiliano Rinaldi con la liricità di un bianco e nero rigoroso.

Fino al 29 agosto 2015, Museo Boudou di Sainte Eulalie d’Olt, nei Midi-Pirenei francesi, per l’8a edizione dei Rencontres Photographiques della Valle d’Olt a cura di Myriam Angilella-Scot e Joseph Auquier.

OGGI – IMMAGINARIO FOTOGRAFIA

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Foto di Emiliano Rinaldi Museo Boudou, in Francia
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“Scatti fugaci” di Roberto Roda a Sainte Eulalie

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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