Tag: rock psichedelico

Tutta la bellezza del mondo…

Non ricordo da quanto tempo vagassi, forse il tempo di un sogno, e in quel caso sarebbe bastato svegliarsi per controllare che ora era. Ma, al contrario, mi sentivo perfettamente sveglio e, sebbene sprovvisto d’orologio, non ero per nulla afflitto dall’ansia del tempo.
Ero però rimasto sbalordito da ciò che avevo appena visto: creature bellissime con livree multicolori erano apparse all’improvviso da dietro una roccia, si erano mosse con grazia e leggerezza ed erano poi scomparse dietro altre rocce. E fu il contrasto evidente con la desolazione che avvolgeva tutta la valle che rese quella visione ancor più strabiliante.

Intuendo il mio stato d’animo, il mio compagno di viaggio mi posò la mano sulla spalla e disse: «Nel mondo terreno la bellezza è qualcosa che ci investe e ci coinvolge, passando, attraverso i nostri sensi, dall’esterno all’interno di noi stessi. Ci amplifica i sensi e ubriaca i nostri sentimenti, sconvolgendoli. Ci attira a sé influenzando positivamente la nostra anima, rendendola migliore… Nel regno della materia che cos’è la bellezza, se non l’implicita attribuzione di un valore funzionale? Da questo momento capirai che, ove la materia non è più regolata da leggi fisiche assolute, ogni sua funzione perde di efficacia e ogni valore ad essa legato si annulla… Quaggiù, la bellezza che vediamo, come tutto il resto, non è altro che il riflesso della nostra anima. Fa parte del nostro bagaglio d’esperienze che abbiamo accumulato nell’arco di tutta la vita. In verità, quaggiù, la bellezza ha perso la sua funzione terrena… è evoluta in un’essenza esclusivamente mistica!»

«Credo di non capire… Vuoi dire che in questo mondo la bellezza non esiste? Che ciò che vedo è solo un riflesso della mia mente? Eppure mi è appena passata davanti, mi è sembrata reale e mi ha scaldato il cuore…» obiettai.

«Al contrario, in questo mondo la bellezza può essere ovunque! Come e più che in quello terreno. Come ho detto, si tratta del riflesso dell’anima, non della mente, cioè il riflesso di ciò che si è vissuto, non percepito… Per questo dico che dipende esclusivamente da quanta bellezza alberga nelle nostre anime… Ciò che resta di essa ne è l’essenza, la parte più pura!» concluse lui.

Allora qualcosa di buono mi era rimasto, pensai.
L’inconsapevole bellezza che aveva scandito le mie tante, troppe giornate distratte: la perfezione naturale di un fiore appena sbocciato, un panorama conquistato dopo ore di faticosa salita, i tramonti sulla spiaggia tiepida, il sonno innocente di un qualunque cucciolo, la corsa selvaggia di un purosangue, i colori intensi e tormentati dei quadri di van Gogh, un sorriso dolce e inaspettato, la musica struggente dei miei vent’anni, le favole della mia infanzia raccontate da mia madre… Tutto questo e molto, moltissimo altro ancora, mi era rimasto addosso.

Tutta la bellezza del mondo era dentro di me, e niente e nessuno me l’avrebbe portata via.

The Great Gig In The Sky (Pink Floyd, 1973)

La tirannia del tempo

Come ogni notte, anche quella notte m’addormentai prima di mezzanotte.
E come tutti sanno, anche voi saprete che dopo mezzanotte può succedere di tutto. Ora lo so anch’io.
Ma voglio raccontarvi, se ancora non lo sapeste, ciò che quella notte capitò. E voglio farlo senza tralasciare nulla, anche se, detto tra noi, vorrei aver dimenticato tutto.

Ero stanco, gli occhi faticavano a reggere le palpebre. La mente, pian piano, calò il sipario su quella stanza in penombra, uscì dal mio corpo esausto e se ne andò a zonzo non so dove. Stette in giro per un po’, magari qualche secondo, oppure ore, non saprei proprio: io non c’ero…
Comunque, iniziamo col dire che dormii proprio bene, per il tempo che ebbi a dormire.
Dormii profondamente, per nulla gravato da sogni tormentosi o pensieri fastidiosi. Dunque, ripeto, dormii veramente bene. Per cui, quando poi mi svegliai, erano circa le tre del mattino, non lo feci da stanco, ma da riposato e fresco. Come se quelle poche ore d’assenza da me stesso avessero contribuito con successo al mio rientro in piena efficienza tra i desti. Ero in gran forma quindi, pronto a ogni evento… tranne a quello che proprio quella notte capitò.

Ebbene, arrivò un tizio, era il solito tizio delle tre di notte, non so se mi capite…
Mi si piazzò di fronte e disse: “Non capisco perché tu sia ancora qui, è strano.”
Nemmeno io capii l’allusione. “Strano cosa? Che vuoi dire?”
“Voglio dire che fuori ti stanno aspettando!”
“Chi mi sta aspettando?”
“Loro… lo sai benissimo!”
Certo che lo sapevo, ma volli metterlo alla prova. “Senti, davvero, non so di chi tu parli… spiegati meglio!”
“Non fare giochini con me… vestiti e seguimi!” Il tizio era tosto e mi convenne ubbidire, mi misi qualcosa addosso e andai con lui.
In effetti loro mi stavano aspettando. Erano tanti, silenziosi, e appena arrivai si misero a fissarmi.
Io restai lì, immobile, ad appena dieci passi da loro. Non potei far nulla se non guardare quelle facce.
Il tizio era scomparso, e loro… non c’era alcuna luce in quegli occhi, solo tenebre…
Poi uno mi venne incontro e disse: “Bentornato amico mio, quanto tempo è passato?”
“Non saprei,” risposi subito “qualche minuto… forse alcuni anni. È un po’ difficile saperlo.”
“Sei stato assente a lungo, credimi. E noi, come promesso, ti abbiamo aspettato… Ora che vuoi fare?”
“Devo pensare…” Sospirai. “Sapeste che strano: ho sognato d’esser vivo! Vivo… capite?”
“Hai avuto paura?”
“Ne ho avuta, certo! Spero che non succeda più… Pensate se mi svegliassi di nuovo e non riuscissi più a tornare indietro…”
“Sarebbe orribile!”
“Già, orribile!”
Andai con loro, il mio posto era tra loro…

La notte prosegue fino all’alba. Le anime vagano libere, incuranti di tutto. Qualcuna resta intrappolata in questa cosa vischiosa chiamata materia, subendo per un po’ la tirannia del tempo.
Per fortuna poi passa.

Shine On You Crazy Diamond (Pink Floyd, 1975)

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