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DIARIO IN PUBBLICO
La Bontà

 

Nell’epoca dei social è ancora possibile parlare di ‘Bontà’? Non quella che reclamizza la chiesa (cattolica o no), ma quella che sul campo agisce per aiutare il prossimo.

Conosco un gruppo di donne. Sono sorelle e non solo metaforicamente ma fisicamente, ognuna con il proprio lavoro e i propri interessi. Di una di esse – sono cinque – mi reputo amico fraterno. Tutte, con una parola che appare scontata, svolgono la loro attività in modo serio e responsabile.

Ma quelle donne, quelle amiche, nel momento del bisogno sono sempre presenti sia per portare medicine, che per confortare, che per aiutare con gioia e con leggerezza in situazioni pesanti. Molti le conoscono: taccio il nome perché probabilmente non vorrebbero che venisse divulgato, ma a loro da parte mia e della mia famiglia va un sentito grazie!

Non sono un bacchettone, ma certo la vicenda di Morisi mi ha lasciato a dir poco perplesso. Allora è vero che La Bestia agiva confondendo casi privati e pubblici? Vedo quel viso palliduccio che, con un sorriso imbarazzato, o almeno pare, sembra seguire la furia da lui provocata del suo ‘Capitano’, i cui gusti sessuali sono totalmente diversi da quelli del suo ex guru.

La noia ti afferra alla gola. Ecco Sarkozy, ecco lo zio di Salman, ecco i femminicidi, ecco gli incidenti sul lavoro. Perfino Greta ha perso smalto. Che resta allora? Ritrovare nella cosiddetta ‘cultura’ il senso profondo di una speranza che non tutto è e sarà perduto.

sukkahL’avvenimento, che più mi ha coinvolto nella settimana passata, è stato La festa del libro ebraico che si è svolto sul tema della casa dal 23 al 26 settembre. Una serie d’incontri quasi tutti svolti sotto la sukkah [Qui], la mitica tenda che ospitò gli ebrei in fuga.

Gli incontri e i relatori sono stati di primaria importanza: da Luciano Canfora [Qui], che ha parlato da par suo del suo ultimo libro, Il tesoro degli ebrei. Roma e Gerusalemme Laterza 2021, alla presentazione del libro Il merito dei padri Storia de La Petrolifera Italo Rumena 1920-2020, che racconta la storia di una famiglia, gli Ottolenghi e di una impresa. Guido Ottolenghi ha dialogato con Romano Prodi moderati dall’eccellente futuro rettore di Unife la professoressa Laura Ramaciotti.

La mia attenzione però si era naturalmente diretta alla presentazione del libro della carissima amica Edith Bruck [Qui], Il pane perduto, La nave di Teseo, 2021 vincitore del premio Viareggio e dello Strega giovani. Rivederla seppure in streaming mi ha commosso profondamente e per qualche minuto abbiamo parlato di un tempo irripetibile, gli anni Ottanta del secolo scorso, quando orgogliosamente portavo a pranzo o a cena le due donne più affascinanti di quel momento: Elsa Morante e Edith Bruck.  

Le giornate si sono concluse con la presentazione del volume di Eshkol Nevo [Qui], Tre piani, da cui è stato tratto il film di Nanni Moretti sicuramente non eccelso. Come al solito si è discusso sulla liceità o possibilità di tradurre in film un’opera letteraria con esempi famosissimi, di cui rimane nella memoria solo quella che a mio parere ha raggiunto la qualità del libro: Morte a Venezia di Thomas Mann ridotto in film da Luchino Visconti.

L’incontro con Nevo, presentato dal collega e amico Alessandro Piperno e moderato dalla straordinaria direttrice del Circolo dei lettori di Torino, Elena Loewenthal, mi ha permesso di ricordare il tema della predestinazione con il mancato incontro in quella Israele che ancora mi aspetta, proprio con Nevo, a casa di Massimo Acanfora e Simonetta della Seta. Una vicenda che ha a che fare con il mistero, che ancora non voglio svelare, se la mia ascendenza è siglata da un nonno naturale ebreo.

Del folto pubblico intelligentemente guidato dal presidente Dario Disegni e dal direttore del MEIS Amedeo Spagnoletto era perlomeno curiosa l’assenza di gran parte delle Associazioni culturali ferraresi, salvo la costante presenza della Direttrice dell’Istituto di Storia Contemporanea Anna Quarzi. 

Per leggere tutti gli altri interventi di Gianni Venturi nella sua rubrica Diario in pubblico clicca  [Qui]

A Ferrara dal 23 al 26 settembre 2021
TORNA LA FESTA DEL LIBRO EBRAICO

 

Torna per la XII edizione, la Festa del Libro Ebraico, uno dei principali eventi culturali ideato e organizzato dal Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah-MEIS di Ferrara. Attraverso presentazioni di libri, incontri, performance live, proiezioni e concerti, il festival letterario ha permesso a migliaia di persone di entrare in contatto con la ricchezza culturale dell’Ebraismo e si è confermato un appuntamento fisso per la città estense.

Dal 23 al 26 settembre il giardino del Museo ospiterà sotto la sukkah, la tradizionale capanna costruita in occasione della festa ebraica di Sukkot, decine di ospiti prestigiosi: dallo scrittore israeliano Eshkol Nevo, al Professore emerito Luciano Canfora, dal politico ed economista Romano Prodi, agli scrittori Igiaba Scego ed Alessandro Piperno.

Il tema conduttore sul quale si interrogheranno e rifletteranno i protagonisti della XII edizione della Festa del Libro Ebraico è la CASA. Forse la parola più pronunciata in questi ultimi mesi, “Casa” è un luogo ma anche uno stato d’animo, un rifugio o una trappola; può significare famiglia, stabilità, sicurezza, ma alle volte anche oppressione e insofferenza. Per l’Ebraismo, la casa è sempre stato uno strumento di elezione per la trasmissione dell’identità e dei valori; una risorsa che ha permesso la sopravvivenza di un popolo in diaspora. Il vocabolo in ebraico usato per indicarla è Bayit, la cui lettera iniziale – Bet – è la prima consonante dell’alfabeto e ha una forma chiusa su tre lati, simbolo di protezione ma anche di permeabilità culturale.

L’iniziativa ha il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Ferrara, dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e della Comunità Ebraica di Ferrara. È realizzata inoltre con la collaborazione dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara e la sponsorizzazione di Coferasta.

“La Festa del Libro Ebraico – spiega il Presidente del MEIS Dario Disegni – è da più di un decennio uno degli eventi cardine che rappresenta il cuore e la missione del Museo. Negli anni abbiamo avuto l’onore di ospitare a Ferrara autori italiani e internazionali tra i più rappresentativi della letteratura contemporanea. Per il secondo anno consecutivo, nonostante le difficoltà e i limiti imposti dalla pandemia, non abbiamo voluto rinunciare a un festival che porta con sé il valore inestimabile della cultura. Questi tre giorni saranno una vera e propria Festa di nome e di fatto, che celebra il libro, l’identità ebraica e il dialogo”.

“La capanna con il tetto di frasche nella quale, secondo la Torah, gli ebrei devono risiedere per sette giorni – aggiunge il Direttore Amedeo Spagnoletto – rappresenta la precarietà sulla quale deve riflettere l’umanità nel contesto più intimo della dimora. Ma è anche il simbolo di uno spazio aperto all’ospitalità, un luogo accogliente, proprio perché semplice ed essenziale, dove tutti possono riconoscersi e dialogare. Ambientare la Festa del Libro Ebraico in questa cornice così speciale significa, in fondo, riconoscere al testo scritto queste peculiarità. La lettura crea una relazione unica in ognuno e contemporaneamente ci apre a mondi nuovi con i quali instauriamo un contatto eterno”.

IL CALENDARIO
Si inizia il 23 settembre alle 17.00 con l’inaugurazione (evento su invito). Intervengono Dario Disegni, Presidente del MEIS; Daniele Ravenna, Ministero della Cultura; Mauro Felicori, Assessore alla cultura e paesaggio della Regione Emilia-Romagna; Alan Fabbri, Sindaco di Ferrara e Noemi Di Segni, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Alle 18.00 si apre al pubblico con un tuffo nel passato: una conversazione a più voci dedicata alla vita a Pompei, Gerusalemme e Roma nel cruciale decennio 70/80 del I secolo. Il Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli ne discute con il Professore emerito di Filologia classica all’Università di Bari Luciano Canfora (autore de “Il tesoro degli ebrei. Roma e Gerusalemme”, Laterza 2021) e Samuele Rocca (autore di “Mai più Masada cadrà”, Salerno, 2021). Modera l’archeologa e Digital Media Curator Astrid D’Eredità.

Venerdì 24 settembre, la mattinata (9.30-11) è dedicata alle scuole con “A cosa serve una casa?”, un laboratorio di filosofia per bambini a cura della filosofa, educatrice e scrittrice Sara Gomel.
Alle 12.00 si presenta il libro “Il merito dei padri. Storia de La Petrolifera Italo Rumena 1920-2020” (ed. Il Mulino, 2020) di Tito Menzani, Emilio Ottolenghi e Guido Ottolenghi: la storia di un’impresa e una famiglia, tra gli ostacoli della guerra e le leggi razziali, cadute e risalite. Guido Ottolenghi conversa con Romano Prodi (Presidente Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli) moderati dal neo Rettore dell’Università degli Studi di Ferrara Laura Ramaciotti.

Alle 16.00 il Direttore del MEIS Amedeo Spagnoletto e il Presidente dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara Anna Quarzi presentano il libro di Edith Bruck “Il pane perduto” (La nave di Teseo, 2021), vincitore del Premio Strega Giovani e del Premio Viareggio-Rèpaci, in collegamento con l’autrice.

Sabato 25 settembre si conclude con “Il violinista sul tetto” la seconda edizione dell’ARENAMEIS “Una risata ci salverà”, il cinema all’aperto ospitato nel giardino del Museo. A precedere la proiezione del celebre musical che ha fatto la storia del cinema, una imperdibile sorpresa riservata al pubblico. Per l’occasione si potrà inoltre visitare dalle 19.30 la mostra “Ebrei, una storia italiana”, mentre l’evento e la proiezione inizieranno alle 20.30.

La festa si chiude domenica 26 con una intera giornata dedicata ai libri: alle 10.00, un laboratorio per i bambini dai 7 ai 10 anni a cura del MEIS. Alle 10.15 il Direttore del CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) Gadi Luzzatto Voghera presenta il libro di Raniero Fontana “André Neher. Apertura di spirito, coraggio della fede” (Pazzini, 2020), dedicato al filosofo e teologo francese naturalizzato israeliano André Neher, grande conoscitore della Kabbalah, la mistica ebraica.

Alle 11.30 viene presentato in anteprima I-Tal-Ya Books, il progetto internazionale di censimento digitale di circa 35.000 libri ebraici, frutto della collaborazione tra l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, la National Library of Israel. Dopo i saluti di Noemi Di Segni, Presidente Unione delle Comunità Ebraiche Italiane; Oren Weinberg, Direttore National Library of Israel; Sally Berkovic, Amministratore Delegato Rothschild Foundation Hanadiv Europe; intervengono: Yoel Finkelman, Curator Judaica collection della National Library of Israel, Francesca Bregoli, Professore Associato di Storia (Queens College, NY), Andrea De Pasquale, Direttore dell’Archivio Centrale dello Stato, e Chiara Camarda, Catalogatrice dell’I-Tal-Ya Books Project. Modera Gloria Arbib (Steering Committee I-TAL-YA Books Project e membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione MEIS). Segue la TECA Digitale: dimostrazione e ricerca del Catalogo unico dei libri ebraici. Le traduzioni sono a cura dei tirocinanti della SSLMIT Università di Trieste – Pagine Ebraiche.

Alle 16.30 Shaul Bassi racconta il volume da lui curato “Il cortile del mondo. Nuove storie dal Ghetto di Venezia” (ed. Giuntina, 2021) assieme alla scrittrice Igiaba Scego, autrice di uno dei contributi contenuti nel libro. Modera la curatrice del MEIS Sharon Reichel.

Appuntamento conclusivo alle 18.00 con “Io sono la mia casa”, l’incontro che vede come protagonisti lo scrittore israeliano Eshkol Nevo, dal cui libro “Tre piani” (Neri Pozza, 2015) il regista Nanni Moretti ha tratto il suo ultimo film presentato al Festival di Cannes, e lo scrittore Premio Strega Alessandro Piperno, tornato in libreria proprio in questi giorni con il romanzo “Di chi è la colpa” (Mondadori, 2021), moderati dalla Direttrice del Circolo dei Lettori di Torino e scrittrice Elena Loewenthal.

INFO E PRENOTAZIONI
Tutti gli eventi tranne l’ARENAMEIS sono gratuiti. È consigliata la prenotazione. L’ingresso dei prenotati è consentito fino a 10 minuti prima dell’inizio dell’evento, dopo tale orario l’ingresso sarà possibile anche per i non prenotati nei limiti della capienza consentita dalla normativa Covid. Per accedere, sarà necessario esibire il Green pass. Per informazioni e prenotazioni: tel. 0532 1912039 e 342 5476621 (attivi martedì-domenica 10.00-18.00), email a meis@coopculture.it. In caso di pioggia gli eventi si terranno negli spazi interni del museo. L’ingresso all’ARENAMEIS ha il costo di 4 euro e comprende la visita alla mostra “Ebrei, una storia italiana”.

Alcuni eventi potranno essere seguiti in diretta sulla pagina Facebook del MEIS @MEISmuseum: scopri di più su meis.museum/fle2021/

LA FESTA DEL LIBRO EBRAICO IN PILLOLE
Giunta alla sua XII edizione, la Festa del Libro Ebraico è uno dei principali eventi culturali ideato e organizzato dal MEIS. Attraverso presentazioni di libri, incontri, performance live, proiezioni e concerti, il festival letterario ha permesso a migliaia di persone di entrare in contatto con la ricchezza culturale dell’ebraismo e si è confermato un appuntamento fisso per la città di Ferrara. Sono stati protagonisti delle passate edizioni ospiti internazionali del calibro di Abraham B. Yehoshua, David Grossman, Eike Schmidt e Christian Greco.
La Festa si terrà dal 23 al 26 settembre 2021 e avrà come tema conduttore il concetto di Casa. L’argomento scelto si sposa armonicamente con lo spazio nel giardino del museo che ospiterà la festa: la sukkah, la capanna costruita in occasione della festa ebraica di Sukkot, che ricorda la precarietà della vita e il valore dell’accoglienza.

IL MUSEO NAZIONALE DELL’EBRAISMO ITALIANO E DELLA SHOAH
Il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah nasce a Ferrara con la missione di raccontare oltre duemila anni di storia degli ebrei in Italia.
Da Sud a Nord, per secoli gli ebrei italiani hanno contribuito e partecipato all’evoluzione del Paese, attraversando periodi difficili, segnati dalla persecuzione e dall’isolamento e fasi di integrazione e scambio. Ciò che emerge è un’esperienza comune, che riguarda tutti. Al MEIS ognuno può riscoprire un pezzo della sua storia.

Ufficio Stampa
Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah – MEIS
Rachel Silvera
+39 0532 769137
ufficio.stampa@meisweb.it

La caduta del Prodi bis, dieci anni dopo una ferita ancora aperta

Sono passati esattamente 10 anni, ma in qualche misura è una ferita ancora aperta.
Il 24 gennaio 2008 il Senato della Repubblica negava la fiducia al secondo Governo Prodi, che di conseguenza rassegnava le proprie dimissioni nelle mani del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Era in carica da meno di due anni, dal maggio 2006.
Si compiva così uno dei passaggi più bui, ma forse anche più significativi della storia politica italiana degli ultimi decenni. Curiosamente anche uno dei momenti più frettolosamente rimossi nel dibattito pubblico.
La maggioranza di governo veniva meno al Senato a seguito della scelta di alcuni senatori di ritirare il sostegno al Governo che in precedenza avevano dato. Si trattava di due dei tre senatori dell’Udeur, una formazione di centro frutto della diaspora democristiana e costruita attorno alla figura dell’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella; di Lamberto Dini, già Presidente del Consiglio a metà degli anni ’90, eletto con la Margherita, ma fuoriuscito pochi mesi prima per fondare un nuovo partito, Liberal Democratici, che poi aderirà al Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi; di Domenico Fisichella, anch’egli eletto con la Margherita dopo avere militato per anni in Alleanza Nazionale; di Franco Turigliatto, eletto con Rifondazione Comunista, ma uscito da quel partito con un gruppo denominato “Sinistra Critica”; e infine di Sergio De Gregorio, eletto nelle liste dell’Italia dei Valori, che confessò anni dopo di aver ricevuto da Berlusconi un lauto compenso “in nero” per ringraziarlo di questo voto di sfiducia.

Né il dibattito pubblico, svolto sulla stampa e sugli altri media, né il dibattito consumato nella sede istituzionale del Senato e fortemente voluto da Prodi, riuscirono a fare molta luce sulle motivazioni per le quali questa pattuglia di Senatori decise di ritirare la fiducia in precedenza espressa al Governo. Mastella accusò il resto della compagine governativa di non averlo sufficientemente difeso di fronte al procedimento avviato nei suoi confronti dalla Procura di Catanzaro per abuso d’ufficio. Ma soprattutto pesò fortemente la scelta del PD di sostenere i referendum abrogativi sulla legge elettorale che, se approvati, avrebbero avuto come effetto la quasi certa cancellazione dei partiti minori dall’attribuzione di seggi parlamentari: la veltroniana teoria della “vocazione maggioritaria” cominciava allora a muovere i primi passi. Giova ricordare che quei referendum poi effettivamente si svolsero nel giugno 2009, ma rimasero molto lontani dalla soglia di partecipazione necessaria a dar loro validità.
Era stato un Governo molto litigioso al suo interno, una litigiosità forse anche volutamente amplificata dagli organi di informazione, ma che pure aveva ottenuto risultati interessanti su alcuni versanti decisivi dell’economia: risanamento dei conti pubblici e riduzione dell’evasione fiscale prima di tutto. La grande crisi era ormai alle porte, ma, anche grazie al buon andamento dell’economia mondiale, l’Italia toccò proprio in quegli anni l’apice storico rispetto ad alcuni decisivi indicatori, come il prodotto interno lordo e il numero di occupati; il tasso di disoccupazione in particolare scese alla quota di 6,1%, la più bassa in Italia degli ultimi 40 anni.
Era stato in sintesi, come scrisse efficacemente Ezio Mauro nel suo editoriale uscito in quei giorni, “un governo che ha rovesciato il proverbio, razzolando bene mentre continuava a predicare male”.
Con quel Governo finiva anche, molto più di quanto in quel momento si immaginasse, una fase della politica italiana.
Chi già allora pensava che la strada per uscire da una lunga stagione di instabilità ed incertezze stesse nella costruzione di un nuovo assetto politico-istituzionale fondato non tanto su un generico bipolarismo quanto piuttosto sulla semplificazione indotta da un marcato neo-bipartitismo, ha continuato a perseguire con determinazione questa soluzione, nonostante i suoi altissimi costi sociali e le evidenti sconfitte registrate negli anni.

Chi viceversa riteneva necessario, per governare una crescente complessità sociale, porsi il tema della costruzione di un articolato blocco socio-politico capace di affermare anche una nuova egemonia culturale, non è riuscito sinora a dare concretezza e credibilità a questa scelta, ad evitare che si traduca nei fatti in alleanze litigiose e un po’ sconclusionate, com’è accaduto tante volte nella storia del centrosinistra italiano.
E’ una discussione che non si fece né dieci anni fa, dopo la caduta di quel governo, né successivamente, se non in modo molto superficiale o frammentario. E’ chiaro ad esempio che il tema dei cosiddetti “corpi intermedi” e del ruolo che possono avere o non avere dentro una strategia di governo, si colloca esattamente nell’ambito di queste scelte.
Non se ne discusse e non se ne discute. Eppure credo che stia ancora oggi lì uno dei nodi fondamentali attorno ai quali si gioca il futuro della sinistra e persino degli assetti democratici non solo nel nostro Paese.
Lo stesso nodo attorno al quale si misurò e infine rapidamente si consumò, dieci anni fa, l’esperienza del secondo Governo Prodi.

Aspettando il Nuovo Anno

Mestamente faccio su gli stracci e m’organizzo per passare Capodanno nell’altra patria ingrata, Firenze; almeno per qualche giorno niente incendi, niente botti, niente Orlando, niente Bassani.
Si tira un sospiro di sollievo e si ricomincia perché guai mollare (scusate l’espressione vagamente in odor di tempi non sospetti).
Ma ancora una volta, alla notizia di una perdita, ritorna ancor più incattivito il segnale di cui Ferrara sembra essere maestra: la dimenticanza.
E’ morto Paolo Prodi. Il suo ruolo è stato significativo per la cultura, la società, la politica non solo emiliana ma nazionale e transnazionale, Così il suo profilo estratto da Wikipedia:
“Si è laureato in Scienze Politiche presso l’Università Cattolica di Milano, dopo aver vinto una borsa di studio presso il Collegio Augustinianum, per poi perfezionare gli studi presso l’Università di Bonn. Ha insegnato Storia moderna presso l’Università di Trento (di cui è stato rettore dal 1972 al 1977, nonché preside della Facoltà di Lettere dal 1985 al 1988), l’Università di Roma e l’Università di Bologna (della cui Facoltà di Magistero è stato preside dal 1969 al 1972). È Presidente della Giunta Storica Nazionale (già Giunta Centrale per gli Studi Storici), membro dell’Accademia Austriaca delle Scienze e dell’Accademia Nazionale dei Lincei.
È stato tra i fondatori dell’Associazione di cultura e politica “Il Mulino” (fondata nel 1965). Nel 1973 ha fondato, insieme a Hubert Jedin (di cui è stato allievo), l’Istituto storico italo-germanico di Trento, istituto che ha diretto per oltre un ventennio. Nel 2007 è stato insignito del Premio Alexander von Humboldt.
Era fratello del politico ed economista Romano Prodi, del professore e politico Vittorio Prodi, del fisico Franco Prodi, dell’oncologo Giorgio Prodi e del matematico Giovanni Prodi.
Basterebbero queste scarne notizie a rilevare la caratura straordinaria del personaggio; ma quello che avrebbe dovuto sollecitare il ricordo dei ferraresi è che Paolo Prodi è stato per anni Presidente e Direttore dell’Istituto di Studi Rinascimentali di Ferrara con il quale aveva instaurato un altissimo rapporto di collaborazione scientifica condivisa a questo punto con coloro che operarono all’interno dell’Istituto. Basterebbe citare studiosi eminentissimi quali Ezio Raimondi, Adriano Prosperi, Gian Paolo Brizzi, Gigliola Fragnito nel campo della storia e della storia moderna specie di quel momento fondamentale che fu il rapido diffondersi anche a Ferrara dei movimenti ereticali e di quella che Prodi chiamava non la Controriforma ma la Riforma cattolica. Un lavoro di altissima qualità scientifica affidata a molte pubblicazioni gloria e vanto dell’ISR.
Furono tempi fondamentali per la cultura a Ferrara e di Ferrara di cui non resta neanche il ricordo. Ho chiesto un segno pubblico di riconoscenza ma non è possibile nemmeno un ‘santino’ sul giornale !Per mancanza di fondi, dicono. Ecco allora che per ricordare l’amico e il compagno di tante ed esaltanti avventure mi permetto di scrivere queste poche righe.
Un ricordo vivissimo a casa di Ezio Raimondi mentre aspettavamo la conclusione dell’elezione del fratello di Paolo, Romano. Un gruppetto di amici tra cui Andrea Emiliani e alcuni giovani allievi di Prodi e di Raimondi instaurarono una fitta rete di rimandi che dimostrava, se ce ne fosse stato bisogno, la straordinaria capacità dello storico e dei suoi amici di trasmettere cultura e ancora di tener vivo e vitale il principio della Storia. Oggi sulle pagine de ‘La Repubblica’ dove si parlava dei funerali di Paolo, Adriano Prosperi commentava: “ed esorta a istituire seminari permanenti sui temi da lui studiati.” Non sarebbe stata l’occasione che qualcuno si ricordasse di coloro, tra i grandi studiosi, che resero indimenticabile un momento della nostra storia ferrarese?
Ma come si sa la nebbia è di casa dalle nostre parti.
Alla fine del lungo, quasi interminabile percorso del centenario ariostesco m’invitano a parlare dell’Orlando furioso alla scuola media de Pisis. Quattro terze e due seconde. Accetto volentieri in quanto so la qualità degli insegnanti e con quale amore quella scuola si è resa accogliente ai nuovi italiani. Ragazzine e ragazzini cinesi, arabi, nigeriani e di tante altre nazioni che la risacca dei migranti ha depositato qui nella nostra città e nella nostra provincia. Racconto la storia del grande poeta, cerco di far capire loro con la metafora del terzo occhio che i poeti e gli artisti in genere posseggono un occhio interno che trasforma la cronaca della loro vita in verità superiore e che questo è la realtà, il senso di essere umani. Poi alla fine tra gli inevitabili sghignazzi a vedere Lucrezia Borgia nelle vesti di Flora col seno nudo ma con un quasi evidente sospiro allorché faccio vedere la ciocca di capelli biondi conservati all’Ambrosiana pegno dell’amore tra la bella Lucrezia e il cardinal Bembo comincio un gioco. Ho portato l’edizione dell’Orlando del 1603 con le tavole che lo adornano e il commento del Ruscelli. Chiamo 10 ragazzi a sfogliare il libro con i guanti di filo bianco, come fanno gli studiosi, ma voglio che almeno metà siano i nuovi italiani che debbono prendere coscienza dei grandi personaggi della loro nuova patria. Sono emozionatissimi e orgogliosi di questo compito tra gli applausi dei compagni. Alla fine una ragazzina cinese mi chiede di poter anche lei indossare i guanti e sfogliare il libro. Ha un sorriso così luminoso che le permetto di toccare con un dito senza guanto la prima pagina. Naturalmente mi commuovo ma non lo dimostro.
Potere della poesia che ci rende simili agli dèi.

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