Tag: rose

PER CERTI VERSI
Prima declinazione: Le rose. La Rosa

PRIMA DECLINAZIONE:
LE ROSE. LA ROSA

Ma se tutte le rose
Si riprendessero
Il loro profumo
Quasi estinto
Dai troppi trapianti
Sarebbe ridare
Anima
Alle persone
A noi tutti
Un po’ cose
Un po’ merci
Senza profumo

C’è una Rosa
Che accende
La madonnina
In fondo alla via

È la tua luce
Senza più nessuno

Ogni domenica Ferraraitalia ospita ‘Per certi versi’, angolo di poesia che presenta le liriche del professor Roberto Dall’Olio.
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La bellezza dell’autunno…

Guardo le rose nella veranda di casa e ne vedo contemporaneamente di mature, di appassite e dei boccioli. Così mi viene in mente il celebre quadro Le tre età della donna di Gustav Klimt. Il particolare dell’abbraccio fra la donna e la bambina ha sempre colpito per la sua profondissima tenerezza diventando uno dei simboli artistici del rapporto mamma-figlio. Tuttavia l’anziana conferisce una sensazione cupa: smunta dai parti e dal lavoro, si copre il volto aspettando la morte. É un corpo ormai consumato. L’immagine della piccola e della donna adulta è piena di vita e serenità, è chiaramente positiva. E mi domando, non si potrebbe rappresentare anche la vecchia attraverso un’immagine positiva? Al di là delle fragilità e difficoltà tipiche di ciascuna età, e al di là della sola apparenza, perché non mostrare la dignità di tutte? Mostrare anche la bellezza di chi ha raggiunto l’autunno della vita?

rose-settembre

Fascinose imperfezioni
delle rose di settembre

A settembre anche le rose moderne, quelle grandi, un po’ spigolose sui loro gambi dritti, assumono un’aria di particolare dolcezza. Sarà il peso dell’estate che le ha sfinite per il troppo sole o per la troppa pioggia, sarà perché alla fine della stagione vegetativa emergono i caratteri genetici più nascosti, e così anche le rose moderne mettono allo scoperto qualcosa delle parenti più antiche, un po’ come quando invecchi e ti accorgi di assomigliare alla tua bisnonna. Le ultime fioriture dell’anno hanno qualcosa di imperfetto, un languore polveroso che fa pensare ai quadri del pittore francese Henry Fantin-Latour.
Fantin-Latour visse in Francia nei decenni di passaggio tra ‘800 e ‘900. Come tutti gli artisti vissuti in quel periodo contribuì a cambiare il linguaggio delle arti figurative, ma lo fece in modo poco appariscente scegliendo, come firma personale, di dipingere quasi esclusivamente nature morte con vasi di fiori. Da secoli le accademie avevano stilato una lista dei cinque soggetti appropriati alle arti figurative, e in cima alla graduatoria c’erano i soggetti storici e mitologici, molto adatti a simboleggiare i valori civili più alti come la gloria della nazione o la giustizia. La natura morta con fiori e frutti era l’ultima voce in lista perché non poteva essere associata a nessun valore. Le rose dipinte da Fantin-Latour erano un semplice piacere per gli occhi, arte per l’arte senza pretese educative, questo fatto lo rendeva artista al di fuori dei giri accademici e gli garantì comunque una vita agiata, grazie al mercato anglosassone che apprezzava il suo lavoro.
Fantin-Latour stimava e conosceva gli Impressionisti, suoi amici e coetanei, ma preferì dipingere con le tecniche e i colori dei maestri del XVIII secolo, in particolare di Jean-Baptiste Chardin, ripetendo per decenni e in modo quasi ossessivo quadri in cui ritraeva vasi di fiori. Le sue opere sono dei veri e propri ritratti floreali, soprattutto nel caso in cui le rose vengono specificate per la loro varietà. Già da un secolo, in Francia, la coltivazione delle rose era al centro del mercato florovivaistico, un mercato fiorente e all’avanguardia che muoveva soldi a palate, favorito da un delirio che aveva portato le poche centinaia di varietà esistenti, raccolte e collezionate da Giuseppina Bonaparte nel parco della Malmaison, alle migliaia create dai vivaisti francesi e presenti sul mercato europeo alla fine del XIX secolo. Rose, dunque, già protagoniste dei giardini, e poi rappresentate da Fantin-Latour in modo assolutamente classico. In questo modo il soggetto è il solo protagonista della tela, assume qui la solennità di un vero ritratto e il soggetto non viene sopraffatto dalla ricerca di nuovi stili o tecniche pittoriche, come avveniva in quegli anni di grandissime sperimentazioni artistiche. Cosa significa? lo capiamo confrontando un vaso di rose dipinto da Fantin-Latour con uno, per esempio di Monet, o Van Gogh: per loro era più importante dipingere la luce vibrante sui petali, era prioritario il modo di dipingere il fiore rispetto al fiore stesso.
Se i disegni di Pierre-Joseph Redouté avevano fatto conoscere la bellezza della rosa descrivendo le precise differenze tra le forme delle varietà antiche, Fantin-Latour consacra la rosa come fiore protagonista del suo tempo, fiore della modernità, come i treni a vapore, i teatri, le larghe strade urbane, immortalate dagli impressionisti. Rosa ripetuta come soggetto, cambiando solo i dettagli delle composizioni, attraverso un lavoro che possiamo paragonare ad una specie di minimalismo musicale riportato sulla tela.
Fiori morbidi e aperti, colti nel momento perfetto della rosa matura ma non ancora sfatta. Rose dai colori forti, ma sempre smorzati da un velo di polvere di cipria, come fossero sempre illuminati da un luce velata di nuvole, da una luce di settembre.

rosa-pidocchio

Madama Rosa e Messer Pidocchio

Una delle domande più frequenti che mi rivolgono riguardo al mio giardino è questa: “Come fai ad avere tante rose e così pochi pidocchi?” La domanda contiene la risposta: “Ho tante rose”. Se avessi un’invasione di afidi proporzionata al numero di fiori che a maggio riempiono il mio giardino, non avrei altra scelta che il lanciafiamme. Quasi tutte le mie rose sono grandi arbusti maritati ad alberi, siepi e altre piante, quindi gli afidi, di fronte a tanta scelta, si distribuiscono o si attaccano a qualche ramo, quasi sempre dei succhioni, così mi basta eliminare i rami più infestati per contenere questi ospiti. Gli altri insetti fanno il resto. A questa domanda segue quasi sempre l’osservazione: “… per te è facile, hai un giardino grande!”. Queste parole mi irritano tantissimo perché le dimensioni di un giardino o di un balcone, non sono assolutamente un ostacolo per creare un insieme ricco di forme e di biodiversità. Nella prima casa in cui ho abitato da sposata, avevo un balcone di 1 metro per 5, coperto ed esposto a nord-est; in pochi anni sono riuscita ad accumulare una settantina di vasi in cui coltivavo di tutto, non avevo criterio e sono riuscita ad allevare anche un fico, un paio di rosai e altre varietà che si erano adattate ad una vita-bonsai, con poca luce e niente pioggia. Nonostante le dimensioni e la pessima esposizione, quel balcone era un microcosmo in salute, frequentato da insetti e farfalle e, nel suo piccolo, era un vero intruso nel prospetto uniforme del condominio, le cui uniche presenze vegetali erano le batterie di gerani e/o petunie nei mesi estivi. Quelle piante, castigate in gioventù, sono state premiate e adesso vivono in tutto il loro splendore nella terra del mio giardino. Potrei citare tantissimi esempi in cui piccolo è diventato sinonimo di vario, esagerato, bio-diverso, grazie alla volontà e al desiderio dei giardinieri che lo hanno coltivato, scegliendo l’ordine o il disordine, lo stile e le piante. Chi preferisce averne poche o di un solo tipo, deve averne molta cura, trattarle con attenzione, difenderle, non può mai distrarsi. Le rose sono piante molto robuste, ma hanno bisogno di terra grassa, sole, aria, compagnia e libertà di movimento. Se vogliamo coltivarle in vaso, dobbiamo cercare di rendergli la vita accettabile, altrimenti si indeboliscono, si stressano e di conseguenza si ammalano e subiscono più facilmente gli attacchi dei parassiti. Se proprio non si resiste all’acquisto di un ammiccante rosaio mignon, tra uno yogurt e un pacchetto di biscotti sui bancali della coop, è bene trattarlo come un onesto centro tavola da cucina e, quando si affloscia, lo si getta nel bidone. Non è cinismo, ma un’onesta valutazione dello scopo per cui sono stati creati e selezionati questi vegetali.
Un buon rimedio naturale contro gli attacchi dei pidocchi delle rose, è il macerato d’ortica (costa meno di quello fatto con gli scarti delle sigarette). Si prepara con le foglie dell’ortica comune, raccolta in qualsiasi momento, tranne quando la pianta va a seme. Il macerato elimina gli afidi e nutre le piante con calcio, potassio e azoto, immediatamente assimilabili dalle foglie.

Ricetta: un chilogrammo di pianta fresca (oppure 200 grammi di pianta essiccata) per ogni litro di acqua, fredda e possibilmente piovana, piogge acide permettendo. Sarebbe preferibile un contenitore di coccio o di legno, altrimenti si usa una pentola smaltata o una catinella di plastica, ma non di metallo. Il macerato va mescolato una volta al giorno e quando si mescola puzza. Per facilitare l’operazione di filtraggio, si può immergere della tela di iuta nella catinella. Il macerato prima di essere usato e distribuito con un erogatore a pompa o con uno spruzzino, deve essere filtrato per bene. L’efficacia del macerato dipende dalla concentrazione e dal tempo di macerazione. Il macerato di 12 ore, si usa concentrato e si spruzza direttamente sulle piante infestate dagli afidi. Il macerato di 4 giorni, si usa diluito in acqua: una parte di acqua, mezza di macerato, per concimare e combattere gli afidi; con l’aggiunta di un decotto di equiseto è ottimo anche per combattere in modo naturale gli attacchi di ragnetto rosso. Si può fare anche il macerato maturo di 15 giorni, ma diventa piuttosto impegnativo da gestire per chi ha un terrazzo o un piccolo giardino da trattare.

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