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Chi lo dice sa di esserlo

“Chi lo dice sa di esserlo” è una delle frasi che da bambini usavamo per contrastare con la dialettica un’accusa o un’offesa rivoltaci da un amico, o da uno stronzo. Si chiama anche “specchio riflesso”, e di recente Putin l’ha usata contro Biden, che aveva confermato ad un giornalista di ritenere che Putin stesso fosse un assassino (era all’inizio della sua presidenza: adesso già si abbracciano, il che denota progressi nella padronanza del ruolo).

Il nostro presidente di Ferrara Arte, nonchè assessore di fatto alla politica culturale del Comune, di recente mi ha fatto venire in mente questa frase. La prima volta è stata quando ha accusato in Parlamento un professore universitario di avere apostrofato con epiteti insultanti Giorgia Meloni. Lui, che ha praticamente creato il turpiloquio televisivo come genere sottoculturale. La seconda è stata quando si è scandalizzato per la pubblicità di una marca di caramelle perchè mostrava due ragazze che limonavano, definendo lo spot “immorale per i bambini”. Lui, che è stato praticamente costretto a riconoscere un figlio dopo anni di battaglie legali nelle quali si rifiutava di sottoporsi al test del DNA. Infine ha definito il Governo un manipolo di falsari, perchè durante il lockdown tenevano chiusi i musei e aprivano le tabaccherie. Lui, che è accusato di avere taroccato con la sua firma l’autenticità di quadri falsi di un celebre pittore (ma sarà sicuramente scagionato dall’accusa, la più infamante per un critico d’arte).

“Abbiamo due tipi di morale fianco a fianco: una che predichiamo, ma non pratichiamo, e un’altra che pratichiamo, ma di rado predichiamo.”
Bertrand Russell

Il geometra e l’architetto… Alan Fabbri presenta la sua Giunta

Sindaco, vicesindaco e otto assessori. La squadra di governo di Alan Fabbri ha preso corpo oggi alle 13, in una delle conferenze stampa più brevi della nostra storia municipale, poco più di una decina di minuti. Sala degli Arazzi piena ma pochi sorrisi, contrariamente a quanto ci si sarebbe aspettato dai rappresentanti di coloro che hanno appena vinto le elezioni, con uno storico cambio della guardia alla guida del Comune: volti tesi e sguardi accigliati, che si sono sciolti solo nel finale, per la foto di rito. Evidentemente le schermaglie per la composizione della squadra hanno lasciato qualche ematoma, ben visibile persino nelle espressioni dei designati, oltre che – naturalmente – dei trombati, rimasti fuori dalla porta non solo in senso metaforico: parecchi degli aspiranti, delusi, sono infatti mestamente confluiti nell’attiguo salone d’onore, per l’occasione ridotto ad anticamera dello scorno.

Dunque, i nomi.

Il sindaco Alan Fabbri (Lega) ha riservato a se stesso le deleghe alla Sanità, all’Agricoltura, agli Affari generali, alle Relazioni istituzionali e alla Comunicazione: “Competenze cruciali”, commenterà poi, a margine.

Vicesindaco è Nicola Lodi (Lega), il famigerato Naomo dai vivaci trascorsi, spesso alla ribalta delle cronache per le sue gesta. A lui sono state attribuite deleghe pesanti (Sicurezza e Mobilità), un incarico politicamente redditizio (Frazioni) e un cotillons (Protezione Civile).

Quel ruolo (da vice) era stato in qualche modo promesso (e atteso) dal felpato Andrea Maggi (Ferrara cambia), artefice, con la sua lista, del traghettamento di quasi seimila voti moderati sulla sponda leghista: un capolavoro politico, poiché la civica nata dal nulla è risultata terza – dopo Lega e Pd – nelle preferenze dei ferraresi ed è stata determinante per l’esito elettorale, poiché se il voto di quegli elettori (perlopiù centristi, espressione del ceto medio-alto) fosse andato a Modonesi gli averebbe permesso di pareggiare il conto…
All’assessore Maggi vanno Lavori Pubblici, Urbanistica, Edilizia, Rigenerazione Urbana e Sport (forse in omaggio alla sua passione per il golf!): di estrazione accademica (per anni e sino al recente pensionamento è stato addetto alla comunicazione della nostra università), dovrà ora misurarsi con quel saper fare pratico che odora di bitume più che di antichi manoscritti o di moderni computer.

Al contrario, il geometra Marco Gulinelli (lista Forza Italia – Rinascimento), che di quegli ambienti – in quanto tecnico – ha pratica diretta, come ampiamente preannunciato ha ottenuto le deleghe a Cultura, Musei, Unesco, Monumenti Storici e Civiltà Ferrarese. Ma non avrà necessità di cercasi un insegnante per il doposcuola, poiché può confidare su un potente nume protettore: su di lui infatti si staglia l’ombra benevola di Vittorio Sgarbi, che in campagna elettorale gli ha tirato la volata e che ora potrà abilmente architettare e ispirare le strategie culturali di Ferrara. D’altronde il geometra se la cava brillantemente anche fra le righe e per questo ha conquistato pure i favori di Elisabetta, sorella di Vittorio e direttrice editoriale della lanciatissima ‘Nave di Teseo’, che a Gulinelli ha pubblicato “Il trapezista”, romanzo che narra vicenda e rimpianti di un brillante chirurgo e del suo sogno svanito di far vita circense. Vedremo, ora che per Gulinelli invece il sogno s’è fatto realtà, come il nostro geometra saprà destreggiarsi nei suoi voli pindarici.

Da ‘Bunden’, dove fino a ieri è stata assessore alle politiche sociali e abitative, arriva Cristina Coletti (Forza Italia – Rinascimento), consulente legale ed ex impiegata di Equitalia, fedelissima del sindaco Fabbri. A ‘Frara’ (prepariamoci, la toponomastica vernacolare al nuovo sindaco piace) avrà le medesime deleghe con contorno di Servizi Demografici e Stato Civile.

Dorota Kusiak (Lega), giovane pugile di origine polacca, insegnate in un nido per l’infanzia con laurea a Unife, che fra le sue passioni nella pagina Facebook indica “moda, cucina, salute e benessere”, avrà cura di Pubblica istruzione, Formazione e Pari opportunità.

Al giovane virgulto di casa Balboni (lui è Alessandro, esponente di Fratelli d’Italia e presidente di Azione universitaria; mentre il padre è l’avvocato Alberto, che fu senatore del Movimento sociale italiano), vanno Ambiente, Rapporti Unife, Progetti Europei, Tutela degli animali.

Il coordinatore provinciale di Forza Italia, Matteo Fornasini – anch’egli sovente accanto al Vittorio di Ro ferrarese – è stato nominato assessore a Bilancio, Partecipazioni, Commercio e Turismo, una delega che viene sganciata dalla cultura e (almeno apparentemente) ricondotta nell’alveo delle attività mercantili: può essere un indizio significativo della direzione di marcia…

Ad Angela Travagli (Ferrara cambia), commercialista e moglie del suo omologo Riccardo Bizzari (ora sindaco di Masi Torello), va la supervisione di Personale e Lavoro (ambiti dei quali ha certo competenza, almeno sul piano tecnico), nonché Attività Produttive, Patrimonio, Fiere e Mercati. Si tratta di vedere se alla conoscenza saprà coniugare la visione che dovrebbe essere propria del politico e del pubblico amministratore.

Infine, Micol Guerrini (Ferrara civica) che, per dirla ‘alla Cevoli’, ha ottenuto la delega ‘alle varie ed eventuali’, avrà cura di Politiche giovanili, Cooperazione internazionale, Palio e Servizi informatici. Battute a parte, per favorire l’inserimento lavorativo dei giovani bisognerà seriamente ragionare in termini originali e lungimiranti. E lo sviluppo delle tecnologie informatiche è un presupposto al miglioramento della qualità dei servizi. Scopriremo se la Micol dei nostri giorni avrà la necessaria tenacia.

Fuori lista, non presente ma già designato per un ruolo fondamentale, direttore generale sarà Sandro Mazzatorta, avvocato, eletto senatore per la Lega nel 2008, sindaco di Chiavari dal 2004 al 2014 e ora consulente a Unife.

Sgarbi e insulti: appello per un confronto politico senza volgarità, 145 le firme

Ancora una volta il critico d’arte e deputato Vittorio Sgarbi ha passato il segno. L’accusatorio intervento contro il Sindaco assomma un accumulo di offese che colpiscono la massima figura istituzionale della città. Non è in discussione la normale e legittima dialettica tra posizioni diverse sulla vita di una comunità, ma il rispetto per le persone che ricoprono cariche pubbliche. Per troppo tempo si è accettato e permesso che Vittorio Sgarbi usasse un linguaggio violento, offensivo, aggressivo, intollerante, intimidatorio, volgare. E’ accettabile che un uomo di cultura che scrive libri e fa discorsi sulla ‘bellezza’, sia nello stesso tempo uno dei principali responsabili del degrado etico-linguistico della nostra vita pubblica? La democrazia, il pluralismo, il confronto, la libertà richiedono una particolare responsabilità nell’uso della parola. Quale messaggio di consapevolezza della cultura e di corretta pratica della buona politica potrà arrivare ai giovani da testimonianze come quelle rappresentate dall’on. Sgarbi? E’ vero, come ha confermato l’ultimo rapporto del Censis, che la società si è incattivita. E’ vero che un diffuso sentimento di inimicizia sta compromettendo e logorando il ‘legame sociale’. Ma è anche vero che una parte di opinione pubblica è stanca di risse. Mentre esprimiamo la nostra piena solidarietà al Sindaco Tiziano Tagliani, intendiamo manifestare all’intera città e a tutte le forze politiche il nostro disagio e indisponibilità a subire come un destino ineluttabile il declino di una civiltà democratica fondata sul dialogo, sul rispetto per le persone, sulla pluralità delle idee, sulla bellezza dell’arte e della cultura, sull’autonomia e libertà di ciascuna persona. La cultura è ricerca della bellezza come decisivo segno di realtà e induce alla riflessione sul significato della verità. Il linguaggio smodato e offensivo con cui il critico formula le sue accuse conduce all’esito opposto, ovvero alla falsità del discorso e all’irrilevanza di un confronto fecondo.

1) Abruzzese Sandro insegnante e scrittore
2) Alessandrini Nicola insegnante
3) Alvisi Angela
4) Balestra Enrico
5) Baraldi Ilaria segretaria del Comitato Comunale di Ferrara del Pd
6) Baratelli Fiorenzo direttore Istituto Gramsci Ferrara
7) Barbujani Guido docente universitario e scrittore
8) Belcastro Salvatore primario chirurgo a riposo e scrittore
9) Benasciutti Nadia dirigente pubblica amministrazione a riposo
10) Bertaso Maria Grazia insegnante a riposo
11) Bertoni Laura
12) Bertozzi Marco direttore dell’Istituto di Studi Rinascimentali Ferrara
13) Bigoni Ilaria
14) Bolzoni Lina docente universitaria a riposo della Scuola Normale di Pisa
15) Bonazzi Fiorenza direttivo del “Comitato Ferrara per la Costituzione”
16) Bondi Loredana dirigente delle scuole dell’Infanzia del Comune a riposo
17) Bonini Lidia
18) Bonora Lola
19) Bordini Maria
20) Bottoni Giorgio
21) Bottoni Silvia dipendente comunale
22) Bregola Irene insegnante
23) Buratti Marcella
24) Calabrese Maria direttivo del “Comitato Ferrara per la Costituzione”
25) Cambi Ivana
26) Cambioli Sara
27) Cappellari Marco
28) Cappagli Daniela direttivo Istituto Gramsci
29) Carantoni Cinzia
30) Carli Ballola Sandra insegnante
31) Carrara Diego
32) Casazza Agnese direttivo del “Comitato Ferrara per la Costituzione”
33) Cassoli Roberto direttivo Istituto Gramsci
34) Castagnotto Paola presidente Centro Donna Giustizia
35) Castelluzzo Mario
36) Cavalieri Gabriella
37) Cesari Tino dirigente Lega coop
38) Chendi Maria
39) Chiappini Alessandra dirigente Biblioteca Ariostea a riposo
40) Cirelli Andrea dirigente d’azienda a riposo
41) Civolani Daniele
42) Coghi Marco
43) Colaiacovo Francesco
44) Cristofori Tommaso capo gruppo Pd in Consiglio Comunale Ferrara
45) Cuoghi Tito
46) De Bernardi Ultimo
47) Dell’uomo Biagio Antonio
48) Dolfi Anna docente universitaria e critica letteraria
49) Dolfi Laura docente universitaria a riposo
50) Domanico Rosa dirigente pubblica amministrazione a riposo
51) Ericani Giuliana vicepresidente Edizione Nazionale delle opere di Antonio Canova
52) Falciano Annabella
53) Ferrari Annalisa
54) Fioravanti Giovanni dirigente scolastico a riposo
55) Fiorentini Leonardo consigliere comunale
56) Folletti Marcello
57) Folletti Nicola
58) Fornaro Giuseppe giornalista
59) Franchi Maura docente universitaria
60) Franesi Pietro
61) Gallo Rossana
62) Gardenghi Marco giornalista
63) Gareffi Andrea docente universitario
64) Genta Maria Luisa docente universitaria
65) Gessi Sergio giornalista
66) Ghetti Roberto
67) Giorgi Dario
68) Giubelli Paolo Niccolò radicali Ferrara
69) Grandi Enrico docente universitario a riposo
70) Grossi Alessandro ingegnere professionista
71) Guagliata Cristiano direttivo del “Comitato Ferrara per la Costituzione”
72) Guelfi Nadia direttivo del “Comitato Ferrara per la Costituzione”
73) Guerra Guerrino
74) Guerrini Pier Luigi
75) Gullini Sergio professore di Gastroenterologia Università Ferrara
76) Iacono Maria Rosaria dirigente nazionale Italia Nostra e membro Premio Bassani
77) Lavezzi Francesco giornalista
78) Lugli Daniele Movimento nonviolento
79) Mambriani Anna Paola direttivo del “Comitato Ferrara per la Costituzione”
80) Mangolini Fabio operatore culturale
81) Mantovani Ida segretaria generale SLC-CGIL
82) Manzoli Silvia
83) Marchetti Lucia
84) Marcolini Paolo
85) Martino Antonio
86) Marzola Roberto
87) Mazza Luana giornalista
88) Mazzoni Paolo dirigente della Lega coop a riposo
89) Mezzetti Corinna archivista
90) Mosca Gil
91) Mosca Raffaele
92) Moschi Antonio insegnante
93) Mottola Molfino Alessandra direttivo nazionale Italia Nostra
94) Nanni Davide insegnante
95) Nerieri Piero dirigente pubblico a riposo
96) Pagliaro Roberta
97) Pagnoni Carla direttivo del “Comitato Ferrara per la Costituzione”
98) Palara Francesca
99) Paparella Daniele
100) Pasquesi Gloria direttivo del “Comitato Ferrara per la Costituzione”
101) Pasti Ilaria
102) Pavanelli Lina direttivo Istituto Gramsci
103) Pavani Elisabetta Centro Giustizia Donne
104) Pavoni Mario
105) Pavoni Sandra
106) Peverin Paola
107) Piazzi Rita
108) Potena Alfredo pneumologo, Università Ferrara
109) Raimondi Paolo
110) Ravenna Marcella docente universitario
111) Rigon Fernando Centro studi Palladiani di Vicenza
112) Rodia Giuseppe sindacalista
113) Romagnoli Cinzia
114) Roncagli Laura
115) Roncagli Maria Grazia
116) Roncagli Maria Lodovica
117) Rossi Daniele ex direttore della Biblioteca Bassani di Codigoro
118) Rossi Francesco
119) Saccomandi Antonella
120) Sani Paolo
121) Sansonetti Giuliano docente universitario a riposo
122) Scandiani Riccardo
123) Siconolfi Paolo presidente del “Comitato Ferrara per la Costituzione”
124) Simeone Rosanna
125) Stabellini Gianna
126) Stefani Franco giornalista
127) Stefani Piero direttivo Istituto Gramsci e saggista
128) Talassi Renata ex parlamentare
129) Testa Enrico giornalista
130) Trondoli Adriana dirigente del circolo culturale Il Doro
131) Tuffanelli Alessandra Articolo 1-MDP Ferrara
132) Turchi Marco
133) Vasilotta Gabriella
134) Venturi Gianni curatore del Centro Studi bassaniani
135) Venturi Ivana insegnante a riposo e dirigente del circolo culturale Il Doro
136) Veronesi Claudio
137) Vinci Antonio
138) Vinci Francesco coordinatore provinciale Articolo 1-MDP di Ferrara
139) Vitellio Luigi segretario provinciale Pd
140) Zagagnoni Gianfranco ex assessore nel Comune di Ferrara
141) Zamorani Mario gruppo “+ Europa”
142) Zanotti Carlo
143) Zucchi Luca dirigente amministrativo
144) Farnetti Monica
145) Vullo Giulia

Incredibile Sgarbi

Vittorio Sgarbi si candida a sindaco di Ferrara. Ovviamente, niente da eccepire: è nel suo diritto. Leggo la sua dichiarazione riportata tra virgolette dai quotidiani locali: “Una pseudosinistra opportunista ha rimosso tutti i ferraresi illustri per non riconoscerne la superiorità morale e culturale. Così, oltre a non aver nessun dipinto metafisico di de Chirico, Ferrara ha respinto e umiliato Italo Balbo, Giorgio Bassani ecc.”. Rileggo perché non credo ai miei occhi vedere affiancati nel riconoscimento morale un gerarca fascista tra i più violenti negli anni dell’affermazione del Fascismo, a capo di imprese squadriste con seguito di morti nelle campagne ferraresi, Ravenna, Parma ecc., oltre che essere stato il mandante dell’assassinio di don Giovanni Minzoni e l’autore del racconto “Una notte del ‘43”. No, neanche la tradizionale ‘esuberanza’ del critico o il continuo sconto che si fa alla sua maniera ‘colorita’ di esprimersi può consentire di passare sotto silenzio una tale scandalosa e vergognosa dichiarazione. Per non essere frainteso voglio essere chiaro su un punto fondamentale. Non è accettabile che si superi il confine che separa la libera ricerca storica su tutto ciò che ha riguardato il dramma della dittatura fascista e una strisciante e ‘normale’ riabilitazione di uno tra i capi più importanti e responsabili della dittatura fascista.

*Fiorenzo Baratelli è presidente dell’Istituto Gramsci di Ferrara

BORDO PAGINA
Ferrara e il mito della cultura

Premessa, a scanso di equivoci: ovviamente storia (Rinascimento, Medioevo… fino al contemporaneo) di Ferrara e il suo archetipo o significante (e molteplici) di città d’arte non c’entrano – in certo senso – nulla e non in discussione. Nel nostro tempo attuale, tuttavia, a quanto pare spesso si ragiona alla rovescia, causa ed effetto, rimuovendo le vere macchine mentali e conoscitive-comunitarie per ottimizzare davvero le peculiarità della città: in questo senso il mito e questa nostra breve analisi della cultura, con certo andazzo, e nonostante le vanterie effimere degli addetti istituzionali, da smascherare nella sua, al contrario, nei fatti (Città d’arte sempre incompiuta e Ferrara sempre Cenerentola dello sviluppo globale) impotenza a medio lungo termine: non si va oltre la ben nota teoria presentista delle Percezioni (para Gestalt o Cognitive per inciso, un poco più complesse).

Se la cavano politik ma anche protagonisti della società civile con al massimo intuizioni propulsive riduzionistiche, parziali senza quelle visioni di Rete invece necessarie che – e questo il problema – vengono prima di qualsiasi software strettamente culturale o artistico.

Dalle cronache di questi giorni un ennesimo esempio di tale andazzo. Puntualmente in estate o periodicamente qualche solerte giornalista della sempre moderata e provinciale stampa local cartacea si inventa dibattiti culturali, ma praticamente preconfezionati e a priori come certi test superati di psicologia o certe statistiche numerologiche fuorvianti.

Sul Carlino locale ad esempio dibattito in corso con i soliti noti: A. Amaducci, F. Pennini, F. Bettini e uno dello staff di M.L. Brunelli, oltre al solito assessore alla cultura e vice sindaco M. Maisto. Sia ben chiaro anche qua, nei fatti, protagonisti oggettivi e chi più chi meno di ampiezza nazionale della cultura contemporanea ferrarese (come spesso pur segnaliamo da anni sulla stampa local web e anche italiana). E anche tutti quanti nel dibattito segnalano e affermano alcuni punti inediti o comunque da rievidenziare azzeccati in sé:
Chi come Amaducci una superiore coordinazione tra gli eventi e più spazio alle News anche generazionali e giovani sperimentali, chi come la Pennini una interessante analisi etnica local rispetto a Venezia ad esempio (dove gli eventi sono percepiti in senso condiviso e collettivo dalla comunità veneziana a differenza di Ferrara); chi come il collaboratore della Brunelli che invita a una maggiore selezione delle proposte associative. Mentre il ben noto art director di Ferrara Jazz Club focalizza con rara perizia (e i risultati sono stranoti) la sua esperienza costantemente di successo.

Non ultimo ecco Maisto che nonostante anche – noi siamo oggettivi – una gestione politico culturale globalmente positiva almeno in alcuni campi di sua provata e storica meritocrazia (Musica e Cinema ad esempio) più di tutti rimuove appunto l’hardware del discorso, sopravvalutando anche dati recenti effimeri di sviluppo turistico ed economico: soprattutto esorcizzando la filosofia prevalente che appunto contestiamo, prima la Cultura come entità astratta di chiara nostalgia pre moderna e neoestense per dire, poi le necessarie sinergie 2.0 (anche mentali!) e di marketing web, pubblico privato, apertura alla società civile non allineata; in particolare Maisto non capta in certo senso riassumendo, proprio Ferrara in quanto tale come registro di sistema principale da brandizzare come logo in sé ma in senso contemporaneo (e non vacuo nostalgico e velleitario).

Qua a Ferrara prevale l’opposto, pensano che turisti ecc. sbarchino in città in primis per la mostra di turno al Palazzo dei Diamanti, anche vero ma una città d’arte è tale proprio come Link quando invece turisti vengono a Ferrara attratti dalla Ferrara Immaginale in quanto tale! In certo senso, nello specifico, prima il Palazzo dei Diamanti in sé e poi le mostre.

Ecco comunque – tra diverse altre possibili (optional entro certi limiti praticamente soggettivo…) alcune inedite e vere futuristiche macchine mentali per tale obiettivo anche a breve termine, che paradossalmente e apparentemente hanno poco a che fare con la cultura umanistica storica e attuale di Ferrara, nel senso che si tratterebbe anche di rimodulare alcune eccellenze, pure sorta di energia poi esponenziale proprio per ottimizzarle e lanciare come vero Mito collettivo fuori mura la città con una sua identità peculiare (oggi effimera) , simile alla grandi città d’arte non però competitive, ma città d’arte diversa quindi Unica:
1. Forte selezione di alcuni grandi eventi mirati e eccellenze consolidate e delle associazioni stesse artistico culturali propositive ma di nicchia e non quindi utili allo sviluppo produttivo della città, non ultimo un forte ridimensionamento di fondazioni varie e del personale stesso in esubero , in ottiche di sviluppo. Coordinazione di tali grandi eventi o piccoli grandi eventi di matrice local: ad esempio Ferrara sotto le Stelle biennale coordinata nell’anno “sabbatico” con una sua versione solo local di band ferraresi. E così via. Festival del Rinascimento/Medioevo come grande evento in cui anche inserire e sempre con scadenza biennale il Buskers Festival e idem solo Local nell’anno sabbatico (non ultimo un sottomenu nel Festival – gastronomico).
Per l’avanguardia strutturalmente “giovane “Algoritmic e il recupero di High Foundation e il video festival The Scientist in un unico Format, idem solo local nel solito anno sabbatico.
Per l’arte contemporanea, grandi mostre, resta la scadenza annuale, ma magari primavera estate, autunno inverno (e sempre al Palazzo dei Diamanti) idem di matrice local collettive nell’anno sabbatico.
Per la letteratura, dall’Ariosto a Bassani a M. Simoni, finalmente un festival biennale e idem nell’anno sabbatico con scrittori local, dall’avanguardia letteraria al dialetto.
Infine coordinamento delle Gallerie d’Arte o Associazioni meritocratiche private, come poi a volte già avviene, nei palinsesti dei grandi eventi o eventi istituzionali di cui prima.
Oltre a alcune mostre musei permanenti: non solo e non solo per Antonioni ma anche altri protagonisti del grande cinema di matrice ferrarese, inoltre un museo Italo Balbo ad esempio e la famosa permanente (ma poi anche dinamica) Collezione di un certo Sgarbi e anche sulla Spal!

L’obiettivo veramente di Ferrara come città d’arte originale e peculiare, riconoscibile nella sua unicità ci pare visibile: sincronia in tal senso global local, grandi eventi per il presente di ranking nazionale ed internazionale, simultaneamente creazione di una rete sistema sottomenu squisitamente local per a medio lungo termine una vera Officina Ferrarese del XXI secolo e di rilievo nazionale.
2. Investimenti nel vero futuro produttivo a breve termine di Ferrara…. sembra astratto e scompartimento astratto nelle attuali ottiche prevalenti riduzionistiche solo artistiche strettamente culturali, invece ottimizzare l’eccellenza Unife a Ferrara non solo per la ricerca ma anche con strategie di pragmatiche lavorative a Ferrara avvierebbe un effetto farfalla a medio lungo termine assai concreto ed innovativo: Dinamica da promuovere e già operativa anche per l’indotto local economico, con un Festival della Scienza e del Futuro. Incredibilmente mancante nella “terra” di Biagio Rossetti, Copernico e di alcune eccellenze Unife, Medicina, Fisica, Archeologia, Genetica, Comunicazione, contemporanee.
3. Stretta interdipendenza stessa, sinergia punto 3 – istituzionale proprio con la Facoltà di Scienze della Comunicazione, per coinvolgere studenti blogger a costi quasi zero, e giovani laureandi in piani di web marketing culturali e turistici per tutte le iniziative in programma
4. Detassazione concreta alle aziende private ferraresi (e anche fuori mura) come sponsor sinergici pubblico-privato
5. E contrariamente a una fase effimera di qualche turista in più europeo per via degli attentati in Europa, non secondario quest’ultimo e delicato punto, certo trend di degrado e insicurezza multietnica in città dovrà finire in qualche modo… Un città sicura attrae turisti evoluti altrimenti con certi visitors…

Questo rovesciamento di paradigma presuppone, riassumendo, visioni di Rete e ecosistema culturale persino della Città e conoscitive evolute futuribili, possibili solo quando sia a livello istituzionale che tra gli operatori artistici saranno per così dire obsoleti sia certo nodo ideologico (ancora strutturale a Ferrara) sia certo nodo autoreferenziale artistico, poco incline a sguardi appunto di Rete, culturale sociale e, visto che siamo nel 2017, 2.0 o ciberculturale.

Ebbene i protagonisti puntualmente coinvolti in certi dibattiti, ripetiamo al di là del loro eventuale valore oggettivo nei loro specifici giochi d’arte linguistici e piaccia o meno, il pur positivo Maisto tutti riflettono tali bachi: notoriamente e da anni anche sempre prossimi alle istituzioni! E tutti quanti sottovalutano certo trend reale del degrado e del’insicurezza che prima o poi sarà percepito anche dai turisti (visto anche il top proprio nell’area Stazione centrale!).

Non a caso altri protagonisti cittadini (si veda anche proprio questa testata) – noti o meno noti in città ma tutti noti fuori Ferrara… dove spesso operano di più – periodicamente e soprattutto sulla più libera ed evoluta stampa web, denunciano – e persino noto in città, omertà o meno – certo baco poco democratico local mediatico e anche istituzionale. La famosa critica pure diffusa… degli amici degli amici e delle solite piccole medie grandi caste culturali local.

Non a caso, tali dibattiti esitano sempre con il non coinvolgimento di tali voci eretiche pur autorevoli, poco prossime o persino contro ma costruttivamente al Palazzo e anche certa stampa local, per ideologie superate condivise, o moderatismi anche tattici di audience lettori, sempre prevedibile e mai fuori dal coro. Alla fine nulla di nuovo sotto il Sole. Basta consultare certa stampa e osservare i fatti nel divenire storico degli ultimi 20 anni, sempre quasi copia e incolla. I cambiamenti strutturali sempre utopia…

E magari anche grandi eventi possibili, come abbiamo evidenziato nel “brainstorming” di cui prima, noti in tutta Italia, come mostre permanenti o dinamiche a cura di un certo Vittorio Sgarbi o su un certo Italo Balbo trasvolatore che farebbero audience internazionale invidiabile (persino sulla Spal) restano tabù.

E Ferrara al massimo, anche pur con tante risorse, anche istituzionali o prossime (noi siano oggettivi), resta una città d’arte minore, che non decolla mai sul serio… con sempre un ‘altra nebbia nell’aria: panem et circenses e circuito chiuso rispetto al mondo fuori mura (non brecce effimere come al massimo attualmente e da un pezzo).

Info ulteriori vedi link
http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cultura/amaducci-ferrara-giovani-performer-1.3252256
http://www.ferraraitalia.it/personaggi-ostinato-e-contrario-lo-strano-caso-di-roby-guerra-poeta-futurista-127917.html
http://www.ferraraitalia.it/bordo-pagina-intervista-shock-a-riccardo-roversi-119147.html
http://www.ferraraitalia.it/un-sogno-allincontrario-quale-cultura-per-la-ferrara-di-domani-130726.html
http://www.ferraraitalia.it/il-sogno-di-astolfo-tagliani-e-i-prosaici-oltraggi-degli-ingrati-130574.html

La Costituzione e la bellezza:tra aneddoti e opere d’arte di un Italia in cammino verso l’identità repubblicana

E’ tempo di riforme, è tempo di votazioni ed è tempo, si dice, di cambiamenti. Senza voler esprimere un giudizio rispetto la votazione alla quale gli italiani dovranno partecipare che riguarderà appunto la riforma costituzionale, sarebbe utile per tutti leggere il libro edito da La Nave di Teseo, scritto dal critico d’arte ferrarese Vittorio Sgarbi e dal giurista e costituzionalista siciliano Michele Ainis dal titolo: “La Costituzione e la bellezza”. L’opera è ricca di aneddoti e curiosità che mettono in comunicazione due mondi, apparentemente così distanti come quello della giurisprudenza e quello dell’arte e della cultura, ma che si rivelano all’interno della nostra carta costituzionale essere vicini e inscindibili, uniti da un’alchimia di bellezza, ma non tanto estetica quanto profonda e vera. All’interno del volume sono citati numerosi articoli della costituzione Italiana, ma senza dubbio quello che è più importante a livello di “bellezza” è l’articolo 9 che così recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Sarebbe opportuno riflettere su ogni singolo concetto espresso in questo crogiolo di valori e di stupendi propositi che i padri costituenti hanno voluto inserire all’interno della costituzione. Senza dubbio tanto si è già detto e tanto ancora si dirà sulla carta costituzionale del nostro paese, ma il valore aggiunto del libro “La Costituzione e la Bellezza” è che si parla non solo, come purtroppo molto spesso accade, di bellezza formale, ma bellezza sostanziale. La bellezza di cui Sgarbi e Ainis parlano è una bellezza universale, la bellezza della democrazia, dell’essere tutti uguali davanti alla legge, dell’essere tutti cittadini con pari dignità, di essere cittadini liberi. Il bello è un concetto da sempre dibattuto nel corso della storia, e della storia dell’arte, ma solo chi non ha cuore e non ha una sensibilità rimarrebbe freddo e impassibile dinnanzi ad un’ opera di Tiziano, di Piero della Francesca, di un Donatello, di un Caravaggio, e così via. Ciò che è fondamentale recepire dalla lettura di questo interessantissimo volume è che ci sono, o meglio che ci dovrebbero essere valori e insegnamenti che sarebbe opportuno facessero parte del bagaglio culturale di ogni italiano, di ogni cittadino che si rende artefice giorno per giorno del futuro della sua Nazione perché crede fermamente in questi valori Repubblicani e democratici che con tanto sforzo nel corso della storia sono stati conquistati. Quindi prima di “toccare” la nostra carta costituzionale, si deve considerare che ciò che è scritto al suo interno è frutto di un impegno e di uno sforzo di una Nazione intera, che aveva voglia di rinascere a seguito del disastroso conflitto mondiale. Ma ancora più importante è questo: per evitare scontri, guerre e diatribe, molto spesso causate da una grande ignoranza di fondo si dovrebbero guardare più musei, frequentare mostre, e quindi educarsi alla bellezza, per evitare disastri. Direi che la summa di questo libro potrebbe essere una frase di Fedor Dostoevskij: “L’umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe vivere”.

Immotus Nec Iners

Oggi, 1° maggio, ci tocca tornare a parlare del caro vecchio Vittorio Sgarbi.

Brano: “Sarabanda dalla Suite n. 4 in re minore, HWV 437” di Georg Friedrich Händel (National Philharmonic Orchestra)
Brano: “Sarabanda dalla Suite n. 4 in re minore, HWV 437” di Georg Friedrich Händel (National Philharmonic Orchestra)

Ne ha fatta un’altra delle sue.
4000 “mi piace” su Facebook grazie a una foto che si porta dietro quel tipico “odore indefinibile”.
O almeno, io ho sentito della puzza.
Me lo sono anche ritrovato in bacheca e l’ho anche dovuta arieggiare per un bel po’.
Ho lasciato Facebook aperto tutta la notte e per fortuna nessuno è entrato a scrivere quelle frasi da seconda media.
Adesso è tornato tutto normale, il solito odore di custodia d’organo di Ray Manzarek + briciole di ricciola.
Però Vittorio è ancora là, sotto le macerie ma sempre sul divano.
Nudo come un verme ma soprattutto “IMMOTUS NEC INERS”, come dice lui.
E allora via col pezzo a tema puzza.

Ogni giorno un brano intonato alla cronaca selezionato e commentato dalla redazione di Radio Strike.

 

Selezione e commento di Andrea Pavanello, ex DoAs TheBirds, musicista, dj, pasticcione, capo della Seitan! Records e autore di “Carta Bianca” in onda su Radio Strike a orari reperibili in giorni reperibili SOLO consultando il calendario patafisico. xoxo <3

Radio Strike è un progetto per una radio web libera, aperta ed autogestita che dia voce a chi ne ha meno. La web radio, nel nostro mondo sempre più mediatizzato, diventa uno strumento di grande potenza espressiva, raggiungendo immediatamente chiunque abbia una connessione internet.
Un ulteriore punto di forza, forse meno evidente ma non meno importante, è la capacità di far convergere e partecipare ad un progetto le eterogenee singolarità che compongono il tessuto cittadino di Ferrara: lavoratori e precari, studenti universitari e medi, migranti, potranno trovare nella radio uno spazio vivo dove portare le proprie istanze e farsi contaminare da quelle degli altri. Non un contenitore da riempire, ma uno spazio sociale che prende vita a partire dalle energie che si autorganizzano.

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DIARIO IN PUBBLICO
Cose e parole dell’altro mondo

Mia nonna, temporibus illis, con la saggezza dell’illetterata commentava: “l’è quei d’altar mond”, che per i non ferraresi sta a significare “sono cose dell’altro mondo-2.
Qui si tratta non solo di cose, ma di parole d’un altro mondo.

Il sindaco leghista di Padova Massimo Bitonci toglie l’incarico dell’organizzazione del prestigioso “Festival delle Parole” a Bruna Coscia e azzera la manifestazione affidando al critico d’arte Vittorio Sgarbi la riorganizzazione dell’evento, che dovrà essere elaborato secondo un progetto che implichi la presenza di una solida rappresentanza di intellettuali di destra.
E fin qui non sono cose dell’altro mondo.
Lo diventano quando il sindaco pubblica la lista nera di proscrizione – pardon rossa politicamente parlando – che include un valente scrittore, Paolo Di Paolo, autore di “Portami tanta vita”, un appassionato racconto sulla morte di Piero Gobetti che, tutti ricordano, è una figura di estrema sinistra (!): ‘comunista!’ direbbe il sindaco, sibilando l’insulto. Un uomo che ha avuto, lui il grande intellettuale di “La rivoluzione liberale”, l’onore di morire sotto i colpi delle squadracce mussoliniane che lo hanno colpito a morte. Eh sì: questi son proprio autori da cacciare. Certo sarebbe stato più consigliabile che il compito di riorganizzare un “Festival delle Parole” fosse stato affidato alla sorella del critico, Elisabetta Sgarbi, che di scrittori se ne intende. Peccato che nella sua scuderia primeggi un vero campione della cultura leghista (!!!), Umberto Eco, e quindi per non provocare imbarazzo… Il critico d’arte molto lealmente confida alla stampa: “Beh, io faccio il mio lavoro e vado dove mi chiamano. Cosa farò? Un po’ di idee le ho dette a Bitonci. Intanto cambiamo nome e logo. Pensavo di fare una mostra della civiltà del Seicento veneziano, ma non so se lo faremo quest’anno o il prossimo”. In tal modo il “Festival delle Parole” vira verso un Festival dell’Arte, ma soprattutto Bitonci è pronto, secondo quello che riferisce il critico alla stampa, a chiamare per concludere la manifestazione Roberto Vecchioni: “Roberto – rivela Sgarbi – era il professore di latino e greco nel liceo dove era preside mio zio Bruno Cavallini da cui prende il nome, insieme a quello degli Sgarbi, la mia fondazione con la sua collezione d’arte. Fondazione che il sindaco Bitonci è disposto a ospitare in pianta stabile a Padova”.
E allora le parole non sono più dell’altro mondo. Diventano realtà.
Ovviamente tutta la nostra solidarietà per le cause sopraddette se si rivelasse vero il furto subìto dal critico nella sua casa di Ro di pregiati pezzi della sua collezione.

Inscatolamento dei nudi d’arte.
E’ ormai paranoia pura, a cui mi associo, continuare a parlare dell’inscatolamento delle statue del Museo Palatino e della necessità sempre più stringente a livello politico di trovarne il colpevole o, per essere misericordiosi, l’incauto personaggio che ha proposto e attuato quell’escamotage che ci ha resi ridicoli e degni di una menzione di vergogna agli occhi di tutto il mondo. A dire dello stesso Ministro dei Beni Culturali, a cui compete in primis la responsabilità del nostro patrimonio, né lui né il Presidente del Consiglio erano stati messi al corrente della decisione.
Ammettiamo come veritiera la dichiarazione, che suona tuttavia estremamente stonata e ambigua. Se si vuol ricevere un personaggio come l’iraniano Ruhani, sapendone le convinzioni religiose, lo si ospiti of course in luoghi dove la sua sensibilità non viene in qualche modo offesa. Che so: le Terme di Diocleziano, la Domus Aurea, i sotterranei del Colosseo. Luoghi spogli che non farebbero sentire, come diceva un mio parente per giustificare nuove nozze dopo la perdita della prima moglie, ‘il morso della carne’. Oppure sarebbe bastato ricoprire le statue con un leggerissimo burka di velo bianco che lasciasse intravvedere, ma non scoprire, nudità eccessive. Mai però il Quirinale! Una soluzione che avrebbe richiesto la copertura degli attributi dei Dioscuri, che li esibiscono nel bel mezzo della meravigliosa piazza e che forse più che il politico iraniano avrebbero colpito la di lui consorte.
Fuor di scherzo, l’insipienza e la goffaggine della soluzione presa è stata veramente notevole. E ora alla ricerca del/della colpevole. E che abbia una pronta rimozione!!! Come il guardiano in mutande che strisciava la sua tessera e poi tornava a dormire. Sembra che le prime convulse indagini abbiano individuata nel capo del cerimoniale Ilva Sapora la funzionaria che ha ‘inventato’ la soluzione. Ma è credibile che una funzionaria in questa delicatissima fase non abbia riferito ai suoi superiori un così drastico provvedimento? E a quale superiore va riferita la sua dipendenza: Alfano? Franceschini? Renzi?
Ecco ciò che rimane in sospeso nel pasticciaccio brutto del Museo Capitolino.
Silvia Ronchey, illustre storica scrive giustamente che la responsabilità della gestione di un museo è quella del Direttore. Se questi dichiara di domandare al Governo, scaricando su quest’ultimo la responsabilità dell’impresa, non è che la sua diminuisca, secondo le giustissime affermazioni che ribadisce un’intervista a Rai Tre l’ex direttrice storica della Galleria dell’Accademia di Firenze, Franca Falletti.
Coprire la nudità dell’arte è molto simile all’iconoclastia e piegarsi alle esigenze del premier Ruhani, umiliando il giusto e necessario orgoglio della propria immensa tradizione culturale, è in fondo dare ragione al Califfato Nero. Rende inutile il sacrificio del direttore del Museo di Palmira e le orrende mutilazioni inferte al corpo della cultura mondiale. Credo e voglio credere che la sensibilità dimostrata in tante occasioni dal ministro del Mibact lo preservi dal grottesco delle statue inscatolate. Se no che senso avrebbe dichiararsi immediatamente fuori?
Quel che resta di tutta la vicenda è che la bellezza, prima consapevolezza dell’arte, è stata violata e con lei la forma più alta di realtà. E le parole diventano pietre.

Non ultima cosa dell’altro mondo, le dolorose dimissioni di Tomaso Montanari dal Direttivo Nazionale di Italia Nostra. Le ragioni nella lettera di dimissioni, che m’inducono a prendere la parola in una vicenda che rischia di compromettere la forza e la credibilità di un’Associazione così importante ed essenziale per la difesa del nostro patrimonio ambientale e culturale, stanno nel fatto che Tomaso Montanari è stato una delle liete scoperte nate dal Premio Bassani, indetto dalla sezione ferrarese di Italia Nostra in collaborazione con quella nazionale. Montanari si è impegnato in modo straordinario nella difesa di quei valori che hanno indotto personalità di primo piano a coalizzarsi per la difesa del nostro patrimonio. Bastano due nomi tra quelli fondativi: Giorgio Bassani ed Elena Croce. La giustificazione del dimissionario si appella a questa affermazione: ‘Ho sempre pensato che il faro dell’Associazione dovesse essere una celebre frase del suo presidente Giorgio Bassani per cui Italia Nostra opera perché un giorno non ci sia più bisogno di Italia Nostra”. Ebbene si rimane sconcertati quando si legge la risposta dai toni inflessibili che il Presidente e il direttivo hanno usato per accettarne le dimissioni. Che poi un’ala di minoranza – ma che minoranza! – abbia appoggiato la protesta di Montanari mi sembra altrettanto importante. Ognuno si esprime come sa e come è uso portare aventi le proprie battaglie. Quelle di Montanari sono state straordinariamente importanti e questo, solo questo, avrebbe dovuto contare. A cominciare del progetto di Bagnoli.
Rimane l’amarezza che nell’anno del centenario della nascita di Bassani, quando Ferrara diverrà il fulcro del suo insegnamento e della sua dedizione a quei valori civili le cui testimonianze saranno raccolte in quella Casa Minerbi – luogo privilegiato anche per la storia di Italia Nostra – si debba ancora una volta ricorrere all’esclamazione della nonna: “Quei d’altar mond”.

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