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Scopriamo il Target 2 e il surplus commerciale.
Le pretese di Draghi e l’opinione dell’economista Giovanni Zibordi

Il sistema Target 2 è quel sistema che registra i pagamenti tra le banche commerciali e le rispettive banche centrali dei vari paesi dell’eurozona, pagamenti garantiti dalla Banca Centrale Europea che supervisiona. Sostituisce il vecchio Target dal 2007. Quindi immaginiamo una piramide alla cui base ci sono le banche commerciali, poi le banche centrali dei vari paesi aderenti ed infine la Bce. Le banche centrali operano attraverso le riserve, cioè i conti corrente delle banche commerciali accreditati presso di loro. Ogni banca ha un conto corrente presso una Banca Centrale, come i cittadini ne hanno uno presso la loro banca. La differenza è che i conti corrente delle banche presso le Banche Centrali si chiamano riserve. Le riserve possono essere manipolate dalle Banche Centrali, cioè aumentate o diminuite per determinati motivi. Nel 2008 la Fed aumentò le riserve dell’Aig di 130 miliardi, schiacciando un tasto e senza toccare i soldi dei contribuenti, per salvarla dal default.
Altro concetto importante è che le Banche Centrali non possono finire i soldi (su questo rimando alle dichiarazioni di Draghi in un mio precedente articolo: leggi).

In sintesi il Target 2 funziona così: se acquistiamo un paio di scarpe prodotte in Germania il corrispettivo passa da una banca italiana a una banca tedesca. L’operazione viene registrata ai sensi appunto del Target 2, di conseguenza la registrazione certifica una fuoruscita di soldi dall’Italia verso la Germania e le riserve delle Banche Centrali dei due Paesi vengono diminuite o aumentate.
Ma cosa succede se l’Italia compra troppe scarpe dalla Germania e nessuno compra, invece, i calzini che noi produciamo? Che cominciamo ad avere problemi di liquidità e per continuare a comprare scarpe in Germania, ma anche prodotti in altre parti del mondo, una Banca Centrale ci deve mettere a disposizione della liquidità oppure, nel nostro sistema monetario, bisogna trovarla sui mercati ai prezzi correnti.
Fino al 2008 la liquidità veniva trovata attraverso la vendita dei btp, poi la crisi del 2008 ha cambiato un po’ le percezioni degli investitori e fino al 2011 si sono fermati gli acquisti, per cui questa liquidità ha cominciato a essere automaticamente fornita dai paesi in surplus, come la Germania e l’Olanda, senza che questi potessero rifiutarsi. A quella data questi paesi vantavano crediti Target 2 per circa 1.000 miliardi di euro.
Il Target 2 prevede l’intervento automatico della Banca Centrale del Paese in surplus commerciale, nel nostro caso la Bundesbank, e quindi che la Germania finanzi gli altrui deficit, cioè fornisca liquidità per poter continuare a comprare eventualmente le loro stesse scarpe, ma anche le macchine giapponesi e le noccioline americane.

Teniamo sempre presente che l’economia reale, mentre le Banche Centrali sviluppano questi conti e aumentano o diminuiscono riserve, continua a vivere indipendentemente: chi deve ricevere, riceve i suoi crediti e chi deve pagare, paga i suoi debiti. Quindi il Target 2 procede sulla sua strada e l’economia monetaria gira, o piuttosto si è bloccata proprio quella dei Paesi a cui è stata imposta l’austerità (espansiva) per rimettere a posto queste benedette riserve.
È importante comprendere quindi che la liquidità agli utenti viene fornita e l’azienda che ha effettivamente venduto incassa il suo credito nella sua banca, mentre chi ha comprato effettivamente si vede scalare quella cifra dal suo conto. Questo perché le Banche Centrali hanno fornito la credibilità necessaria all’operazione attraverso aumento e diminuzione delle riserve detenute.
Del resto, mi chiedo, come potrebbe essere diversamente? Se si uniscono Paesi con differenti capacità produttive, competitive, tecnologiche e quant’altro, bisognerebbe accettare anche di compensare gli squilibri esistenti. Non si può fare un’unione monetaria con il Burkina Faso e pretendere che produca quanto produciamo noi, sia competitivo e presente sul mercato mondiale, senza che nemmeno abbia le infrastrutture o il Know how per poterlo fare. Se facciamo questa unione la portiamo a termine accettando dall’inizio di dover sacrificare qualcosa a meno che non lo facciamo solo per sfruttare lo sfruttabile e poi buttare il resto a mare.
Rifiutarsi di fornire liquidità ai Paesi aderenti che ne hanno necessità, dopo che questi hanno rinunciato alla possibilità di creare liquidità sul mercato dei cambi o attraverso le operazioni della propria Banca Centrale, avrebbe significato far saltare l’euro con largo anticipo rispetto a quando salterà sul serio. Il fatto che si creino squilibri, come spiegato sopra, è del tutto naturale e non è attribuibile a nessuno, tantomeno ai paesi più deboli della catena. È uno squilibrio insito nelle differenze esistenti fra paesi diversi e risolvibile solo con una unione politica in cui sia ovvio che ognuno aiuti l’altro, insomma un sistema cooperativo e collaborativo, federale, tipo tra gli stati degli Stati Uniti, per capirsi.

Invece gli Stati ‘forti’ dell’eurozona hanno imposto dal 2011 l’austerità con tutte le conseguenze del caso agli stati ‘deboli’, altro che condivisione. Il senso è stato: non vogliamo rischiare di perdere crediti. Questo dimostra anche che, oltre alla diffidenza che male si addice a una eventuale idea di unione politica, il problema è sempre più del creditore che del debitore, in particolare quando le cifre sono consistenti.

Vediamo cosa ne pensa Giovanni Zibordi, economista e sicuramente uno dei migliori conoscitori del funzionamento di mercati finanziari e contabilità bancarie che abbiamo in Italia.

zibordi
Giovanni Zibordi

Questi crediti da una parte e debiti dall’altra sono soldi veri e vanno compensati come dice Draghi?
In realtà non si tratta di soldi come molti di noi sono abituati a pensare, si tratta di riserve presso la Banca Centrale Europea e presso le Banche Centrali dei vari Paesi. E le riserve gestite dalle banche centrali funzionano in maniera diversa rispetto alle transazioni che avvengono tra banche commerciali. Il Target 2 è una convenzione contabile, si registrano delle transazioni, ma non producono crediti esigibili, sono ‘soldi’ che vengono spostati da una Banca Centrale all’altra e tra Banche Centrali ci si fida. In più non esiste un termine per l’eventuale saldo, è come ricevere un mutuo senza scadenza e senza garanzia. Sono operazioni che servono per far funzionare il sistema soprattutto in virtù del fatto che non esiste più il mercato dei cambi e non abbiamo più le monete nazionali né una banca centrale che può fare in autonomo determinate operazioni.
Inoltre, le Banche Centrali sono degli Istituti che possono operare in negativo e letteralmente creano il denaro che viene usato poi nell’economia e quindi possono aumentare o diminuire le riserve delle banche commerciali. Una perdita di 356 miliardi di euro non rappresenta un problema per loro perché è solo una questione contabile e nessuna azienda o ditta tedesca fallirà per questo. Il buco è solo ed eventualmente a livello banca centrale.
Certo il discorso non piace ai tedeschi che vorrebbero moneta sonante, a loro piace pensare di avere dei crediti che qualcuno deve pagare, ma questo è un problema loro. Pensano di avere una perdita, ma in questo caso se una perdita esiste, la perdita è della Germania e non c’è nessun obbligo di ripagare quella perdita. Perché si è creata nell’ambito di accordi specifici presi quando il gioco è iniziato e nessuna persona sana di mente pretenderebbe una cosa del genere.
Draghi dice due cose sbagliate: la prima è che si tratta di una perdita reale e la seconda che ricade sull’Italia. In realtà dice ciò che probabilmente e politicamente piace alla Germania, cioè che quei debiti andrebbero ripagati, ma ha dimenticato di aggiungere “anche se nessuno può obbligarli a farlo”.
Del resto parliamo di una persona che ha affondato Monte dei Paschi spingendola a comprare Antonveneta a 13 miliardi quando ne valeva 3, ha spinto l’Italia a fare dei derivati sui tassi di interesse 12 o 13 anni fa per i quali ogni anno si pagano 4 o 5 miliardi di interessi.

Una annotazione per finire è d’obbligo: fanno parte del Target 2 anche sei Paesi che non sono nell’eurozona (Danimarca, Bulgaria, Polonia, Lituania e Romania). Se noi prima di uscire dobbiamo rimettere a posto le riserve della Bundesbank, questi che limiti temporali di pagamento hanno? E con quale valuta?

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