Tag: teatro comunale di ferrara

smanioso-goldoni

Smanioso Goldoni

STANDING OVATION: I PIU’ ACCLAMATI SPETTACOLI TEATRALI DEL XXI SECOLO
“Le smanie per la villeggiatura” diretto e interpretato da Elena Bucci, Stefano Randisi, Marco Sgrosso ed Enzo Vetrano, Teatro Comunale di Ferrara, dal 9 all’11 aprile 2005

E siamo giunti all’ultimo spettacolo in programmazione. Si conclude stasera, con il goldoniano “Le smanie per la villeggiatura”, la stagione di prosa 2004-05 del Teatro Comunale. L’autore, Carlo Goldoni (1707-1793), si dedicò dopo una giovinezza abbastanza turbolenta e scapestrata all’attività di commediografo a partire dal 1747. Ma già in precedenza aveva composto alcuni dei suoi capolavori, quali: “Momolo cortesan” (1738), “La donna di garbo” (1743), “Arlecchino servo di due padroni” (1745). In seguito maturò la cosiddetta ‘riforma goldoniana’, sostituendo con commedie provviste di un vero e proprio copione quelle ‘a soggetto’ (munite semplicemente di un canovaccio), e scrisse fra le tante opere le celeberrime: “La locandiera” (1752), “Il campiello” (1756), “Le baruffe chiozzotte” (1761), la “Trilogia della villeggiatura” (1761); per poi trasferirsi alla corte di Versailles a Parigi, città in cui compose negli ultimi anni di vita i poco conosciuti “Mémoires” (1784-87).
“Le smanie per la villeggiatura”, commedia originariamente in tre atti, venne rappresentata la prima volta nell’ottobre 1761 al Teatro San Luca di Venezia. La vicenda è sinteticamente la seguente. Come ogni anno, la buona società livornese è indaffarata nei consueti preparativi per le vacanze a Montenero: una sorta di obbligo sociale a cui nessuno può sottrarsi, nemmeno quando non può permetterselo, com’è il caso del protagonista Leonardo; il quale, innamorato di Giacinta e a lei promesso, conduce un’esistenza molto al di sopra dei propri mezzi. E infatti Leonardo, constatata la ferma decisione presa da Giacinta di partire per Montenero, per di più in compagnia di Guglielmo, di cui egli è gelosissimo, afferma per ripicca di rimanere a casa guadagnandosi così i rimproveri di Giacinta, offesa dall’ingiustificata gelosia: chiaro indizio della mancanza di stima di lui nei suoi confronti. Da qui si innescano intricati espedienti e ambigui raggiri allo scopo di tutelare la propria reputazione e immagine pubblica, fino all’epilogo acquietato dalla saggezza di Giacinta.
L’allestimento di stasera, frutto della collaborazione tra Compagnia le belle bandiere – Diablogues – Teatro degli incamminati, è diretto e interpretato da Elena Bucci, Stefano Randisi, Marco Sgrosso ed Enzo Vetrano; le luci sono di Maurizio Viani, i costumi di Andrea Svanisci.

Foto di Tommaso Le Pera

novecento-baricco

Leggendario Arnoldo Foà nel ‘Novecento’ di Baricco

STANDING OVATION: I PIU’ ACCLAMATI SPETTACOLI TEATRALI DEL XXI SECOLO
“Novecento” di Alessandro Baricco, con Arnoldo Foà, Teatro Comunale di Ferrara, dal 12 al 14 novembre 2004

Monologo di enorme successo, “Novecento” di Alessandro Baricco, interpretato dal nostro celebre e illustre concittadino Arnoldo Foà. Com’è noto, grazie anche all’adattamento per il grande schermo, dal titolo “La leggenda del pianista sull’oceano” ricavatone da Giuseppe Tornatore nel 1998, la vicenda narra di un suggestivo personaggio, che ha nome appunto Novecento, vissuto senza mai scendere a terra sul piroscafo Virginian, suonando il pianoforte e guadagnandosi la leggendaria fama di più grande pianista del mondo. Il protagonista ripercorre la sua straordinaria vita e ne affronta l’epilogo con stoica determinazione e soprattutto con incrollabile fedeltà e coerenza.
L’autore, il quarantacinquenne torinese Alessandro Baricco, scrittore affermatissimo ed esperto musicologo, ha scritto vari romanzi di largo successo, fra cui “Castelli di rabbia”, “Oceano mare” e “Seta”. Ma è con “Novecento” che ha colto il successo internazionale: tradotto in tutta Europa nonché in Giappone, Brasile, Israele, il testo ha fatto breccia nella sensibilità di innumerevoli registi e attori di teatro e di cinema, i quali lo hanno via via adattato per la radio, per il cinema e messo in scena, oltre che in Italia, in Francia, Spagna, Belgio, Svezia, Russia, Canada, Brasile, Giappone, Argentina, Inghilterra e negli Stati Uniti.
L’interprete, Arnoldo Foà, nato a Ferrara da famiglia di origine ebraica, è una delle voci più importanti del teatro italiano. Ha lavorato con “mostri sacri” come Cervi, Pagnani, Stoppa, Ninchi, Orson Welles, è stato diretto fra gli altri da Majano, Visconti, Strelher, Montaldo, si è cimentato anche nella regia di opere teatrali e liriche. Il suo nome è legato a famosi sceneggiati televisivi: “La freccia nera”, “Giamburrasca”, “David Copperfield”, ecc. Foà è inoltre scrittore, pittore, scultore, giornalista.

album-storie-paolini

Album di storie, le ‘biografie collettive’ di Marco Paolini

STANDING OVATION: I PIU’ ACCLAMATI SPETTACOLI TEATRALI DEL XXI SECOLO
Due spettacoli di Marco Paolini, Teatro Comunale di Ferrara, dal 26 al 29 ottobre 2003

E inizia la stagione di prosa 2003-04 del Teatro Comunale. Una stagione inaugurata anche quest’anno, come per la scorsa edizione, da due spettacoli del seguitissimo Marco Paolini: “Stazioni di transito” e “Aprile ’74 e 5”, che andranno in scena alternandosi l’uno all’altro per cinque sere consecutive. Entrambi gli allestimenti sono tratti dagli “Album di storie” di Paolini: lavori composti fra il 1987 e il 1999 e in merito ai quali lo stesso autore dichiara: «Sono storie brevi per imparare a raccontare storie. Lo stesso gruppo di personaggi passa da un “album” all’altro in una sorta di iniziazione, tuttavia ogni storia (ogni spettacolo) sta per sé e può essere visto separatamente dagli altri. A ciascuno hanno collaborato per la scrittura e per la realizzazione persone diverse con i propri racconti e ricordi, gli “album” non hanno quindi un unico autore e non sono autobiografia, ma biografia collettiva».
Ed è proprio tale struttura di “biografia collettiva” che distingue gli “album”, e dunque i due spettacoli che Paolini porta a Ferrara, dai celebri “Canto per Ustica” e “Storie di plastica”, è tale impostazione storico-esistenziale che li differenzia connotandoli alla stregua di storie di tutti: nel senso di cittadini non solo soggetti pubblici vittime di drammatiche ingiustizie ma anche e soprattutto individui privati sociali.
E infatti “Stazioni di transito” si colloca fra il miglior “teatro” in senso stretto di Paolini, con le sue storie generazionali, con la sua piccola antologia composta da un numero variabile di racconti collegati da frammenti poetici, ambientati da Parigi a Treviso, dalla Jugoslavia agli Stati Uniti. Tanti luoghi dove i personaggi e i fatti della recente storia italiana si intersecano, lasciando memorabili e indelebili tracce. “Aprile ’74 e 5”, a sua volta, è un racconto articolato che condensa varie storie individuali intrecciate fra di loro. Al riguardo, lo stesso Paolini spiega: «Questa storia è inventata, ma dentro ci sono molte “cose vere”, mescolate e combinate. C’è il rugby, che mi è stato insegnato con passione da chi lo gioca, perché io non ho mai giocato. C’è la registrazione di Brescia, dell’attentato. E ci sono tante storie vere di sport, di bar, di piazza, che mi sono state regalate da amici generosi che riescono a tener acceso in testa il circuito della memoria. Io che ho la memoria corta e devo a loro la mia voglia di raccontare ancora».

claudio-abbado-direttore-orchestra-teatro-ferrara-marco-caselli-nirmal

IMMAGINARIO
Abbado giardiniere.
La foto di oggi…

“Un giardiniere prestato alle note”. E’ il titolo del primo incontro di un ciclo che la città di Ferrara dedica a Claudio Abbado nel primo anniversario della scomparsa. Il direttore d’orchestra è morto un anno fa, il 20 gennaio 2014. E proprio oggi Ferrara gli dedica un incontro, che prende spunto da un’immagine con cui Abbado amava descriversi: quella di giardiniere di sinfonie, coltivatore di orchestre e giovani talenti musicali. Tra questi “giardini” c’era senz’altro la Mahler Chamber Orchestra , l’orchestra composta da musicisti di tutt’Europa che ogni anno ha trascorso a Ferrara lunghi periodi di studio e attività concertistica. Appuntamento oggi alle 17 nel Ridotto del teatro, corso Martiri della libertà 5. A cura di Garden club Ferrara e Fai regionale con Comune di Ferrara, Fondazione teatro comunale di Ferrara e Ferrara Musica.

OGGI – IMMAGINARIO MUSICA

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic su una foto per ingrandirla e vedere tutta la gallery]

coscienza-zeno

Zeno, ovvero la consapevole inettititudine di primo Novecento

STANDING OVATION: I PIU’ ACCLAMATI SPETTACOLI TEATRALI DEL XXI SECOLO
“La coscienza di Zeno” di Italo Svevo, regia di Tullio Kezich, Teatro Comunale di Ferrara, dal 22 al 26 gennaio 2003

Giro di boa per la stagione di prosa 2002/03, stasera al Teatro Comunale, con un capolavoro: “La coscienza di Zeno”, di Tullio Kezich dal celeberrimo romanzo di Svevo. Ettore Schmitz, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Italo Svevo (1861-1928), è ricordato soprattutto per i suoi tre romanzi: “Una vita” (1892), “Senilità” (1898) e appunto “La coscienza di Zeno” (1923). La sua opera è forse, con il teatro di Pirandello, l’espressione più incisiva della crisi del realismo ottocentesco in Italia, disgregatosi nell’introspezione psicologica dell’individuo. E “La coscienza di Zeno” è l’amara, umoristica e paradossale storia di una “malattia”, una sorta di confessione psicanalitica a scopo terapeutico raccontata, nel romanzo, con l’afflato joyciano del cosiddetto “monologo interiore”. Dove l’antieroico protagonista, Zeno Cosini, alla fine conclude che la realtà della vita non è che un gioco assurdo, una brutta commedia in cui ciascuno è chiamato a recitare una parte.
La versione teatralizzata che andrà in scena questa sera risale al 1965 ed è di Tullio Kezich: autore certamente non nuovo a riduzioni drammaturgiche di tal genere, in specie per ciò che riguarda Svevo, ma senza dimenticare anche altri suoi adattamenti, uno fra tutti: “Il fu Mattia Pascal”, di Pirandello. Dopo la prima messa in scena, giudicata subito un evento, con la regia di Luigi Squarzina e l’interpretazione del compianto Alberto Lionello, “La coscienza di Zeno” si è guadagnato nel tempo l’attribuzione di “classico”: impegnativo banco di prova per i grandi attori. Il più recente passaggio al Comunale di quest’opera risale alla stagione di prosa 1987/88, con un allestimento a cura della Compagnia Giulio Bosetti. Lo spettacolo vede Massimo Dapporto nel ruolo del protagonista e porta la regia di Piero Maccarinelli.
Se è vero che il più celebre dei tre romanzi di Italo Svevo, “La coscienza di Zeno”, compie giusto ottant’anni, è altrettanto vero che l’omonimo adattamento teatrale di Tullio Kezich ne ha ormai quasi quaranta. In entrambi i casi, portati piuttosto bene. Sarà perché l’opera, con una buona dose di preveggenza, ha messo in ridicolo il più colossale bluff del secolo scorso: la psicanalisi, oppure perché il tema dell’“inetto” è oggigiorno più che mai attuale, o ancora perché la “consapevole inettitudine” di primo Novecento appare quasi “eroica” alle nostra inconsapevole e mediocre epoca. Fatto sta che “La coscienza di Zeno” sembra davvero inossidabile al tempo.

arthur-miller-certe-azioni

Critica al capitalismo americano, Arthur Miller: ‘Non ci si può separare da certe azioni’

STANDING OVATION: I PIU’ ACCLAMATI SPETTACOLI TEATRALI DEL XXI SECOLO
“Erano tutti figli miei” di Arthur Miller, regia di Cesare Lievi, Teatro Comunale di Ferrara, dall’8 al 12 gennaio 2003

La stagione teatrale 2002/03 del Comunale tocca forse il suo apice, almeno per quanto attiene la prosa vera e propria, con un dramma “giovanile” del grande Arthur Miller: “Erano tutti miei figli” (1947), anteriore addirittura a “Morte di un commesso viaggiatore” (1949) e a “Uno sguardo dal ponte” (1955). Arthur Miller è autore di opere drammaturgiche animate da una viva coscienza etica e da finalità polemiche nei confronti della società americana, dei suoi falsi miti e delle sue tare ereditarie. Fra i suoi lavori si ricordino, fra i tanti, anche “Il crogiuolo” (1953, ridotto alcuni anni fa per il cinema da Nicholas Hytner), “Gli spostati” (1961), “Dopo la caduta” (1964).
“Erano tutti miei figli” racconta una storia di ordinaria corruzione: nell’ambito di un nucleo familiare si scopre, dopo diversi anni, che il padre si era arricchito vendendo ricambi d’aereo difettosi all’aviazione americana. Ma ben più profondo è il tema della incomunicabilità e dello scontro fra due generazioni. Lo stesso Miller ebbe a commentare al riguardo: «La fortezza cui “Erano tutti miei figli” cinge d’assedio è quella della mancanza di rapporto. È l’asserzione non tanto d’una morale in termini di bene e di male, ma di un mondo morale che è tale perché gli uomini non possono separarsi da certe loro azioni». Ambientato nel secondo dopoguerra, “Erano tutti miei figli” è un atto d’accusa nei confronti del capitalismo americano, della sua ipocrita e già corrotta utopia dell’“american dream” ma incarna pure, non va dimenticato, la sincera e patriottica ansia di redenzione di un popolo.
Come una tempesta. Preceduta da una calma innaturale e vagamente annunciata, in un inquietante sereno, da lontani bagliori e soffocati brusii, che prima addensa poche nubi ancora chiare e poi sconvolge l’atmosfera ovattata con qualche fulmine e raffiche di vento, quindi si scatena terribile e devastante tanto da non saper più dove ripararsi, da non poter fare altro che rassegnarsi alla furia degli elementi; il testo di Miller è di una potenza tale da far vibrare per l’emozione, laddove in una sorta di catarsi novecentesca la sofferenza dei personaggi e la volontaria espiazione del protagonista universalizzano e rendono atemporale. Infatti, questo capolavoro giovanile di Arthur Miller contiene già ‘in nuce’ i temi etici che il drammaturgo svilupperà in seguito: il diffuso lassismo, il demone del profitto, le tensioni familiari, la ribellione all’“american way of life”. L’allestimento vede protagonisti due ‘mostri sacri’ come Umberto Orsini e Giulia Lazzarini. La regia è di Cesare Lievi, la traduzione di Masolino D’Amico.

concerto-teatro-comunale-ferrara-caselli-nirmal

IMMAGINARIO
Sinfonia di corde.
La foto di oggi…

Un’orchestra a plettro quella che eseguirà il concerto di Capodanno oggi al Teatro comunale di Ferrara. Un’orchestra, cioé, formata da mandolini, mandole, mandoloncelli, bassi a plettro: tutti strumenti a corde, che si suonano con quel piccolo oggetto di forma triangolare che serve a sollecitare o pizzicare le corde. Alle 15 la vendita degli eventuali biglietti rimasti dopo la prevendita. Alle 16 il concerto dell’Orchestra Gino Neri di Ferrara diretta da Giorgio Fabbri.

OGGI – IMMAGINARIO MUSICA

concerto-teatro-comunale-ferrara-caselli-nirmal
Concerto al Teatro comunale di Ferrara (foto di Marco Caselli Nirmal)
orchestra-plettro-gino-neri-ferrara-teatro-comunale
Orchestra a plettro Gino Neri (foto di Rosa Luna Codecà 2013)

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

variazioni-enigmatiche

‘Variazioni enigmatiche’, una pièce spensieratamente autarchica

STANDING OVATION: I PIU’ ACCLAMATI SPETTACOLI TEATRALI DEL XXI SECOLO
“Variazioni enigmatiche” di Éric-Emmanuel Schmitt, regia di Glauco Mauri, Teatro Comunale di Ferrara, dal 31 gennaio 2001 al 3 febbraio 2002

La stagione di prosa 2001/2002 del Teatro Comunale si avvicina al suo giro di boa con “Variazioni enigmatiche”, del drammaturgo francese Éric-Emmanuel Schmitt (Lione, 1960), una commedia nella quale un celebre scrittore e uno sconosciuto giornalista sono alle prese con un’intervista che ben presto degenera in un duello senza esclusione di colpi. È un gradito ritorno a Ferrara quello di Glauco Mauri (Pesaro, 1930): ottimo regista e grande attore, teatrale e cinematografico, interprete di Sofocle, Shakespeare, Cechov, Brecht, per non parlare di sue magistrali performances beckettiane come ad esempio ne “L’ultimo nastro di Krapp” (1961).
Un abbozzo di trama di “Variazioni enigmatiche” è il seguente: il personaggio protagonista, Abel Znorko, premio Nobel per la letteratura, incontra nella sua casa, dalla cui terrazza si scorge la luce di un tramonto che annuncia di lì a pochi giorni la lunga notte boreale, un giornalista venuto per intervistarlo, Erik Larsen. Lo scrittore, che si è rifugiato su una piccola isola della Norvegia settentrionale e non ha quasi più rapporti con il resto del mondo, discute con l’ospite del suo nuovo recente romanzo. Circa l’ambiguo e inquietante finale, che non sveleremo, ha commentato lo stesso autore: «Ho ricevuto centinaia di lettere che ponevano tutte l’identica domanda: cosa succede dopo l’ultima battuta? La mia risposta è stata sempre la stessa: 1) non lo so, altrimenti avrei continuato la storia; 2) ho scritto questa storia proprio perché mi venga posta questa domanda, e io possa non rispondere».
È dai tempi di “Crepino gli artisti” di Kantor, o di “Glenngarry Glenn Ross” di Mamet, che non si assiste al Comunale ad una commedia di tale caratura. Il copione di Schmitt: arguto e colto, divertente e disperato, intelligente e spietato, non solo fa tesoro della lezione dei maggiori drammaturghi contemporanei, da Ibsen a Miller, da O’Neill a Beckett, ma addirittura richiama, ad esempio in passaggi come: «La carezza è un malinteso fra due solitudini», il magistero di
Shakespeare. Il tutto assemblato con un’originalità ed un’urgenza espressiva completamente autonome, spensieratamente autarchiche. “Variazioni enigmatiche”, tradotto e diretto da Glauco Mauri, per l’interpretazione dello stesso Mauri e Roberto Sturno e con le scene e i costumi di Alessandro Camera, è stata interpretata in Europa da attori del calibro di Alain Delon (in Francia), Donald Sutherland (in Inghilterra), Klaus Maria Brandauer (in Germania).

terramara-tavolini

L’INTERVISTA
Caterina Tavolini: “La mia danza, una denuncia della cieca logica del profitto”

Michele Abbondanza e Antonella Bertoni rappresentano ancora oggi il “duo della danza italiana” e “Terramara” il loro primo, originale e irripetibile “pas de deux”. La loro esperienza nasce nei fecondi anni Ottanta, avviati dalla presenza di Carolyn Carlson a Venezia, che segnano la nascita del teatrodanza italiano e della variante mediterranea della danza contemporanea, con la costituzione della Compagnia Sosta Palmizi. Negli stessi anni la coreografa e danzatrice ferrarese Caterina Tavolini è alla ricerca di una danza che le corrisponda. Vede “Underwood” di Carolyn Carlson nel 1982 e “Il cortile” della Compagnia Sosta Palmizi nel 1985 ed è la folgorazione: da allora segue i seminari della compagnia in giro per l’Italia e studia con Michele Abbondanza a Bologna per due anni, inserendosi a pieno titolo nel panorama delle avanguardie del periodo.

Abbiamo intervistato Caterina Tavolini in occasione del riallestimento del duo “Terramara”, andato in scena ieri sera al Teatro Comunale Abbado di Ferrara, che nello stesso luogo vide anche la coreografia originale danzata da Michele Abbondanza e Antonella Bertoni nel lontano 1991 [vedi].

terramara-tavolini
Michele e Antonella, 1991

Quali i ricordi, le emozioni e le sensazioni di rivedere lo spettacolo qui, al Teatro comunale, ventidue anni dopo, danzato da una nuova coppia di ballerini?
Innanzitutto il grande piacere di poterlo rivedere in scena. E’ una coreografia geniale, di grande intensità, semplice e raffinata al tempo stesso. Riproporla è stata un’operazione sicuramente positiva. Certo, mettere in scena l’inizio della storia d’amore vera vissuta dalla coppia Abb/Bert credo sia stato molto difficile e coraggioso da parte dei nuovi protagonisti, che sono riusciti a dare molto dal punto di vista virtuosistico ed ironico, ma l’emozione che ho provato e la poetica che ne è emersa quando ho visto l’originale, non ha e non può avere confronti. Michele e Antonella si muovevano come pantere sul palcoscenico, istintivi, con un ardore e una sensualità da far venire i brividi.

La mediterraneità, la solarità, il lavoro della terra sono gli elementi principali che connotano questo spettacolo e che, all’epoca, furono di grande innovazione e originalità. Hai ritrovato la stessa tonalità anche nella nuovo riallestimento?
Non sono riuscita a cogliere le differenze fra la prima volta che ho visto Terramara e quella attuale, coreograficamente e scenograficamente mi sono sembrate altrettanto convincenti: l’alternarsi delle giornate, luce e penombra, che scandiscono il lavoro e la vita di un uomo e di una donna che sia amano, che si toccano, si cercano, si prendono e si lasciano per prendersi ancora, e poi danzano e giocano come fossero su un’aia, utilizzando poeticamente ogni spunto simbolico, come l’arancia, il dolce, succoso e profumato frutto della terra, che in scena rappresenta anche il sole e la luna, un cuscino su cui riposare, semi e bambini che vengono mondo.

Ma passiamo a te, quando hai conosciuto Michele Abbondanza e quanto ha influito nel tuo percorso di danzatrice?
Erano i primi anni Ottanta e io ero alla ricerca di una danza che mi coinvolgesse integralmente. Premetto che ho iniziato a danzare da grande, a ventitre anni. Provenivo dalla ginnastica ritmica a livello agonistico ed ho studiato Scienze motorie all’Isef di Urbino. Ho sempre amato la danza ed ho sempre ballato di tutto, fin da piccola, ma fino ad allora non avevo ancora trovato ciò che rispecchiasse la mia idea della danza. Quando ho iniziato ad insegnare educazione fisica nella scuola pubblica, metà del mio stipendio andava per pagarmi i corsi e gli stage in giro per l’Italia e all’estero. Ho vinto anche qualche borsa di studio che mi ha permesso di approfondire la ricerca coreografica. Inizialmente ho provato ad affrontare varie tecniche, dalla modern jazz dance alla moderna alla classica all’hip hop, ma ogni tecnica lasciava una parte di me inespressa.

terramara-tavolini
Master class con Carolyn Carlson a Reggio Emilia, 1991

Dopo aver visto Underwood di Carolyn Carlson a Venezia nel 1982 [vedi], ho capito che avrei voluto danzare così, con quello spirito. La danza di Carolyn era la semplicità, la forma poetica del movimento, l’ironia, la leggerezza, con un profondo legame con la natura che apprezzavo e che apparteneva alla mia sensibilità artistica.
Successivamente ho cominciato a seguire i suoi danzatori che avevano formato la Compagnia Sosta Palmizi, tra i quali c’era anche un giovane Michele Abbondanza.

terramara-tavolini
Agrio, coreografia di Caterina Tavolini

Per due anni ho studiato con lui a Bologna e quelli sono stati gli anni fondamentali della mia formazione. Lui è stato il mio primo vero maestro, nonostante fossimo coetanei. In seguito ho frequentato i seminari estivi dei Sosta Palmizi con Raffaella Giordano, Giorgio Rossi e Roberto Castello. Le loro lezioni erano continue fonti di stimoli, la loro creazione più importante “Il Cortile” del 1985 mi ha incantata, lo considero un vero quadro poetico sulla civiltà contadina del teatro danza italiano [vedi]

In quegli anni i Sosta Palmizi rappresentavano l’avanguardia: la danza contemporanea in Germania si chiamava Pina Bausch, negli Stati Uniti Carolyn Carlson, in Italia Sosta Palmizi e poi Abbondanza Bertoni. Era la danza contemporanea in chiave mediterranea. In quale delle tre modalità espressive ti sei più ritrovata?

terramara-tavolini
Il respiro della terra, coreografia di caterina Tavolini

Per quanto ci siano grandi affinità, ho sempre prediletto la leggerezza, l’ironia e la poesia della Carlson e di Abbondanza. La ricchezza che deriva dal contatto con la natura, presente in tutti e tre i coreografi, è stata un filo conduttore nei miei lavori, fino a creare nel 2009 il duo “Il respiro della terra” dedicato interamente a questo tema. Coreografia che vorrei riproporre e magari approfondire a breve, perché sento l’esigenza di denunciare, anche attraverso il linguaggio della danza, la distruzione dell’ambiente perpetrata da un essere umano sostanzialmente cieco e irresponsabile, legato solo alla logica del profitto.

Che tipo di legame si era instaurato tra te e Abbondanza?
Negli anni si era costruito un bel rapporto di stima e di amicizia, eravamo coetanei e dunque non si trattava del tipico rapporto maestro-allieva. Nei primi anni in cui ho iniziato ad insegnare danza contemporanea, l’ho invitato diverse volte a Ferrara per tenere delle lezioni ai miei allievi.

Abbondanza è stato definito dalla critica “una delle tre presenze più importanti del teatrodanza italiano per qualità espressiva, intelligenza estetica, energia spettacolare, originalità creativa” (Valeria Ottolenghi, La Gazzetta di Parma, agosto 1995)*.
Che lavoro proponeva Abbondanza ai ballerini?

terramara-tavolini
Spirito libero, coreografia di Tavolini

Lui lavorava molto sull’improvvisazione, sull’essere scenico, sull’aspetto teatrale e laboratoriale della danza, con un attenzione al dettaglio, al movimento di qualità che nasce da un’intenzione, da un’immagine, da un contenuto o da un’intuizione. Credo di aver ereditato da lui la capacità di cogliere intuitivamente l’efficacia di un gesto spontaneo per renderlo unico e insostituibile, al servizio della creazione coreografica. E di questo gliene sono grata.

* in Valeria Morselli, “L’essere scenico. Lo zen nella poetica e nella pedagogia della Compagnia Abbondanza/ Bertoni”, Ephemeria ed., 2007

 

 

terramara-tavoliniterramara-tavoliniterramara-tavolini
I disegni della coreografia “Terramara”, tratti dall’archivio personale di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni e pubblicati per gentile concessione in Valeria Morselli, “L’essere scenico. Lo zen nella poetica e nella pedagogia della Compagnia Abbondanza/Bertoni”, Ephemeria ed., 2007.

Per saperne di più sul riallestimento di Terramara, visita il sito [vedi] e leggi l’articolo di lancio dell’evento con intervista ai due nuovi ballerini pubblicato su questa testata [vedi]

tradimenti-pinter

‘Tradimenti’ e inganni, minuscolo prezioso gioiello di Harold Pinter

STANDING OVATION: I PIU’ ACCLAMATI SPETTACOLI TEATRALI DEL XXI SECOLO
“Tradimenti” di Harold Pinter, regia di Valerio Binasco, Teatro Comunale di Ferrara, 11 e 12 dicembre 2001

Impennata della stagione di prosa 2001/2002 del Teatro Comunale con “Tradimenti”, del drammaturgo inglese Harold Pinter. Maggior esponente britannico del “teatro dell’assurdo” (Beckett, il maggiore in assoluto, era irlandese di nascita e francese d’adozione), Pinter è il geniale autore di capolavori come “Il guardiano” (1961), “Il compleanno” (1958), “Il calapranzi” (1960), “Terra di nessuno” (1975). Le sue opere sono sature di inquietante simbolismo e pervase dal senso misterioso di minaccia incombente, del grottesco, dell’antipsicologismo. Pinter è anche autore di numerose sceneggiature per il cinema, fra le quali ad esempio “La donna del tenente francese” (1981).
Se nell’ambito del teatro dell’assurdo Beckett può essere considerato come il genio naturale, Ionesco come il maestro consapevole e Genet come il poeta maledetto, Pinter ne rappresenta di certo il teorico più lucido, il drammaturgo che ne ha amplificato le potenzialità connettendolo agli altri generi teatrali. E con “Tradimenti” egli riesce ad ingannare gli spettatori e i lettori (e talvolta i critici) due volte: la prima proponendo una commedia all’incontrario, capovolta, e la seconda destabilizzando la tradizionale convenzione dell’intreccio nascondendo la trama. Ma il fatto è che la trama consiste proprio in tale occultamento, altrimenti come potrebbe l’autore camuffare un discorso sulla memoria con un adulterio? Poiché “Tradimenti” (1978) racconta all’apparenza la storia di un adulterio, rappresentata a ritroso, dal suo epilogo al momento in cui è iniziata. Ma in realtà si tratta di una sorta di “dramma della memoria”, riguardo al quale ebbe a dire lo stesso autore in una rara intervista rilasciata diversi anni fa a New York: «È solo il trucco della memoria. La memoria è così. Comincia tutto dall’ultimo istante, si riavvolge all’indietro. Mettendo tutto alla rovescia, in “Tradimenti”, io ho preso la memoria alla lettera, la memoria senza la logica, che è una macchina stupida, come tutte le macchine».
È come assistere all’esposizione delle molteplici sfaccettature di un minuscolo ma prezioso gioiello, allo scaricarsi di un perfetto meccanismo a orologeria che, come appunto nel dramma-commedia di Pinter, si riavvolge dalla tensione finale allo stato di quiete iniziale. E dove il percorso si rivela sovente sarcastico e talvolta cinico, dove la “tragedia” è sempre latente, sfogandosi appena nei silenzi, nelle sfumature, negli atteggiamenti ambigui, nei dialoghi asciutti e telegrafici che nulla concedono al rischio del patetismo. La regia è di Valerio Binasco, per l’interpretazione dello stesso Binasco con Iaia Forte e Tommaso Ragno.

Foto di Gianluca Ghinolfi

berretto-sonagli

Vibra in scena ‘Il berretto a sonagli’ di Pirandello

STANDING OVATION: I PIU’ ACCLAMATI SPETTACOLI TEATRALI DEL XXI SECOLO
Il berretto a sonagli, regia di Giulio Bosetti, Teatro Comunale di Ferrara, dal 15 al 18 febbraio 2001

E finalmente ritorna uno dei capolavori di Luigi Pirandello: “Il berretto a sonagli”. Del resto questa straordinaria opera del grande drammaturgo agrigentino è quasi di casa a Ferrara, infatti è già stata rappresentata al Teatro Comunale nelle stagioni 1972/73 (con Turi Ferro e Ida Carrara), 1988/89 (con Tino Schirinzi e Maddalena Crippa) e 1993/94 (con Giustino Durano e Paola Borboni). Il nuovo allestimento è prodotto da Teatro Carcano di Milano – Teatro Biondo Stabile di Palermo, porta la regia di Giulio Bosetti e vede lo stesso Bosetti nel ruolo del protagonista.
La trama è notissima. Ciampa, scrivano “povero e vecchio”, sospetta il tradimento della propria giovane e bella consorte con il padrone, la gelosia della moglie di quest’ultimo fa scoppiare lo scandalo e Ciampa non esita a porre come risolutrice questa alternativa: o uccidere l’adultera e il suo amante oppure far credere pazza la padrona. Ed è proprio la (forse temporanea) pazzia, che insorge improvvisa nell’animo dell’accusatrice, a condurre verso il paradossale ma non per questo meno alienante epilogo della commedia. Solo se dichiarata pazza di fronte alla collettività, la donna potrà gridare a tutti, ovviamente non creduta, la presunta verità.
Composto da Pirandello (prima in siciliano e poi in lingua italiana) fra il 1916 e il 1918 e rappresentata per la prima volta al Teatro Nazionale di Roma, nel testo in dialetto siculo interpretato da Angelo Musco, “Il berretto a sonagli” è il logico porto d’approdo dell’odissea artistica di Giulio Bosetti, regista e attore, dopo anni di assidua frequentazione dell’universo pirandelliano. Poiché “Il berretto a sonagli” rappresenta in qualche modo l’equilibrio, per quanto precario e vacillante, tra la marmorea identità della persona e la labilità del ruolo attribuitole dal contesto, in ultima analisi fra la vita e la sua forma. La rilettura di Bosetti, fedelissima ai canoni e alla poetica dell’autore, stringe saldamente nelle mani le redini di quella sorta di cavallo ombroso che attraversa come impazzito tutte le “storie” pirandelliane sconvolgendone il conformistico e precario equilibrio e lasciando, quasi sempre, che questo si ripristini mentre finalmente cala ormai quieta la polvere della concitazione e il galoppo si allontana.

focus-japan-teatro-comunale-ferrara

IMMAGINARIO
Focus Japan.
La foto di oggi…

Cerimonia del tè giapponese questa mattina a Ferrara. Nella terra del Sol Levante questo rito si chiama “Cha no you” e si basa sul modo in cui si dispongono le braci per scaldare l’acqua, sulla sistemazione dei fiori a suggerire la presenza del giardino, sull’attenzione che si dà agli invitati. Un assaggio, del liquido ambrato e dello spirito di questa cerimonia, viene offerto all’interno del programma di iniziative “Focus Japan”, organizzate dal Teatro comunale di Ferrara. Tè e gocce di Giappone oggi alle 10.30 – su prenotazione – alla sala da tè You & Tea, via de’ Romei 36/a.

OGGI – IMMAGINARIO EVENTI

focus-japan-teatro-comunale-ferrara
Campi di tè per la rassegna “Focus Japan” 2014 del Teatro comunale di Ferrara

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

giornata-contro-violenza-donne-teatro-comunale-ferrara-posto-occupato

IMMAGINARIO
Luce nel buio.
La foto di oggi…

Una luce nel buio. Oggi illumina un po’ la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. A Ferrara sono tante le iniziative, così tante che durano un mese intero. Fra queste c’è – appunto – il “posto occupato”: una poltrona nella platea del teatro, illuminata e vuota durante ogni rappresentazione, dal 21 novembre al 21 dicembre. Sul velluto della sedia un drappo rosso e i riflettori accesi nell’oscurità. Una luce sul vuoto di un posto, che poteva essere occupato prima che mariti, ex, amanti o sconosciuti decidessero di porre fine a quell’esistenza. E’ il contributo di Fondazione Teatro comunale di Ferrara e associazione Ferrara Musica alla campagna anti-violenza.

OGGI – IMMAGINARIO RICORRENZE

giornata-contro-violenza-donne-teatro-comunale-ferrara-posto-occupato
Il “posto occupato” al Teatro comunale di Ferrara (foto di STEFANO PAVANI)
giornata-contro-violenza-donne-teatro-comunale-ferrara-posto-occupato
Il “posto occupato” al Teatro comunale di Ferrara (foto di STEFANO PAVANI)

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

Claudio-Abbado-50-anni-teatro-comunale-ferrara-concerti-brandeburghesi-marco-caselli-nirmal

IMMAGINARIO
50 anni di teatro.
La foto di oggi…

Il Teatro comunale di Ferrara festeggia 50 anni. Proprio nell’autunno del 1964, infatti, riapre al pubblico la sala restaurata, di recente intitolata al direttore d’orchestra Claudio Abbado. Per festeggiare la ricorrenza un’installazione con dodici, suggestive immagini di Marco Caselli Nirmal, autore della maggior parte delle fotografie del fondo della Biblioteca archivio del Teatro comunale. La mostra è visibile da tutti nello spazio aperto della Rotonda Foschini, corso Martiri della libertà 5, fino al 30 novembre.

OGGI – IMMAGINARIO RICORRENZE

Claudio-Abbado-50-anni-teatro-comunale-ferrara-marco-caselli-nirmal
Il maestro Claudio Abbado in un’immagine della mostra per celebrare i 50 anni di riapertura del Teatro comunale di Ferrara a lui intitolato (foto di MARCO CASELLI NIRMAL)

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

Il “premio Irina”, un’occasione per far conoscere talentuosi compositori

da: Elena Muzzani

Spettabile redazione,
desideravo informarvi dell’iniziativa tenutesi il 14 di febbraio presso il Ridotto del teatro comunale di Ferrara, in occasione della consegna del premio “amici di Irina”, sezione di composizione del 2013.
Un premio sotto forma di borsa di studio dedicato e finanziato dalla famiglia di Irina, musicista prematuramente scomparsa, con il patrocinio dell’ANT, che tutti gli anni vede partecipare l’eccellenza del conservatorio di Ferrara.
Si sono tenute diverse edizioni, come ricordava Filippo Scabbia, dedicata a strumentisti under e over 18 anni, ma quest’anno si è tenuta la sezione dedicata alla composizione.
Classe che molto difficilmente trova spazio nelle sede ufficiali e non, per esibirsi e sperimentare nuovi temi e tecniche, preferendo offrire il poco spazio a esibizioni, pur ad altissimo valore in qualità di pianisti o strumentisti, che anche se non ancora del tutto affermati sono bravissimi, ma che presentono programmi coltissimi ma sicuramente classici non intendendo per classici il genere musicale ma diremmo opere collaudate.
Al contrario venerdì pomeriggio con l’aiuto dei ragazzi della classe di canto e quella di musica applicata alle immagini, all’interno di questa cornice speciale, si è un compiuto un piccolo miracolo: scoprire che all’interno della nostra splendida Ferrara ci siano giovani, alcuni molto giovani e altri un po’ meno che dedicano tempo e passione alla musica, attraverso lo studio e la sperimentazione, e che, possano con l’opportunità di esibirsi, ricevere un riscontro effettivo dal pubblico sia composto sia intenditori sia di semplici appassionati e curiosi, consentire loro di verificare e di sprigionare la vera e sana adrenalina.
Il premio lo ha vinto un ragazzo Matteo Forlani studente sia di piano (V anno), sia di composizione, musicista da sempre, che oltre ai suoi pezzi ha suonato brani di altri giovani studenti compositori, suoi compagni di corso e allievi del Maestro Mariani.
Come si intuisce non è tanto la vincita della somma di denaro che ha lusingato a partecipare a questo concorso, ma la possibilità di dare visibilità alle composizioni e di condividere un mondo con altri.
Questi giovani artisti, poi con un po’ di “fortuna” potrebbero contribuire a costruire la colonna sonora della nostra quotidianità.
Ringrazio dell’attenzione
Elena Muzzani

  • 1
  • 2
L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi