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DIARIO IN PUBBLICO
L’indolenza: effetto collaterale del Covid

Mi trascino di stanza in stanza, mettendo a frutto i consigli dell’amico medico di camminare almeno per 15 minuti, dopo mangiato, nell’appartamento e su e giù per le scale. Alla fine mi abbatto sulla poltrona e sono preso dall’accidia (che bello ogni tanto ricorrere a termini desueti e colti!). Avendo già letto i tre giornali quotidiani e avendo sufficientemente espresso in ululi avvelenati la mia compartecipazione al disastro politico annunciato, riguardo le immagini di qualche telegiornale, che si soffermano sulla giornaliera performance del Matteo Renzi in furore. Ed ecco una voce stupita accanto a me dice: “sembra un panzerotto”. Mai descrizione appare più efficacie: dalla gota piena e dalla ‘gorgia’, fino alla protuberanza posteriore delle natiche, il nostro appare davvero metafora del dolce, anche senza possederne virtù e bontà.

A capodanno ascolto rapito i due concerti da Venezia e da Vienna, poi degusto il cd che mi sono appena regalato di Cecilia Bartoli Queen of Baroque, in attesa dello spettacolo di Roberto Bolle che si rivela disastroso, pretenzioso e sconnesso. Ma ormai rinuncio, preso dall’indolenza, a definire anche i due concerti del nostro teatro Comunale tra Baricco e Cristicchi helas! Chissà cosa ci aspetta nel futuro.

Per un poco rifletto sulla totale differenza di metro e di giudizio della nostra generazione con quelle successive. Mi misuro con i concorrenti dell’Eredità, ormai l’unico programma televisivo che mi scuota dall’apatia, e mi trovo inesorabilmente eliminato dalle prime battute, causa la mia completa ignoranza di qualsiasi sport o di musica cosiddetta leggera. Spinto dalla curiosità tra un biscotto e l’altro mi sorbello Chiara Lubich. L’amore vince tutto di cui tacere è bello. Un’amica molto colta e rigorosa mi domanda perché mi voglio punire in questo modo. La risposta debole e indolente è che in realtà è necessario conoscere ciò che piace ai milioni di telespettatori chiusi nei loro gusci causa pandemia.

Certo che è una risposta deboluccia; ma a risollevare le sorti ecco un libro delizioso e totalmente folle che mi spedisce l’autrice Brina Maurer, Lord Glenn l’anima di Byron nel cuore d’un cane, Biblioteca dei Leoni, 2014. Non c’è male ad affrontare un simile soggetto! Così tra le quasi 800 pagine dell’Odissea di Kazantzakis e le 180 di Lord Glenn trascino la mia indolenza nel cominciare a prepararmi ad impegni importanti, quali il convegno pariniano che si terrà all’Accademia di Brera a metà aprile se… ( lascio a voi la fine del discorso.)

Mi distraggo dai temi ferraresi, sempre per indolente rinuncia che mi pone ad un bivio: lasciare tutto, non lottare per la difesa di un certo tipo di cultura che è stata ed è la ragione prima del mio contributo, piccolo o grande che sia stato alla vita dell’odioso-amata città. Con stupore o meglio con malcelato risentimento constato che bene o male tutte le biblioteche ferraresi aprono secondo moduli ben precisi. Del nostro Centro Studi Bassaniani silenzio e ancor silenzio punteggiano la sua riapertura. Nulla conta l’aver domandato spiegazioni a sindaco e assessore che non rispondono o non si fanno trovare. La mia non certo esaustiva pazienza sta per cedere, se non fosse che sarebbe uno scacco per la città se, avvenisse che, non rispettando i parametri con cui la professoressa Portia Prebys ha donato reperti preziosissimi della vita e dell’opera di Giorgio Bassani alla città, si dovesse constatare che essi non sono rispettati, per cui si decida di trasferire altrove questa fondamentale donazione. Sarebbe una vera sconfitta non per noi ma per la città.
Così l’indolenza ancora mi costringe a non esternare la mia soddisfazione per le importanti vicende canoviane che si concretizzano a Bassano e che coinvolgono l’edizione nazionale delle opere di Canova che presiedo da anni.

Indolentemente sento che scrivere ancora qualcosa mi produce fatica e quindi non mi resta che terminare e attendere fiducioso, scuotendomi dall’apatia l’arrivo da me invocato del vaccino che, come scrive il poeta, potrebbe essere rimedio unico ai mali di questo incredibile anno.

E finisco con il documentario di Barbero su Dante: brrrr….

Per leggere gli altri interventi di Gianni Venturi nella sua rubrica Diario in pubblico clicca  [Qui]

DIARIO IN PUBBLICO
Ma se domani… E sottolineo se

Quando questo diario in pubblico sarà edito, forse sapremo già la nostra sorte politica cittadina e quella dell’Europa. Per motivi contingenti ho dovuto trascorrere gli ultimi quindici giorni in casa, salvo qualche brevissima uscita istituzionale improrogabile e di grandissima soddisfazione, quale quella che mi ha permesso di donare il volume ‘Vivere è scrivere. Biografia visiva di Giorgio Bassani’ a cura di Portia Prebys e Gianni Venturi (Edisai Ferrara 2019) al grande scrittore israeliano David Grossman. Oppure per collaborare alla realizzazione della festa che ha concluso l’assegnazione del Premio Città di Ferrara Ippogrifo d’oro a Portia Prebys da parte dell’amministrazione comunale e consegnato dal sindaco Tiziano Tagliani, per la generosità che la curatrice onoraria del Centro ha avuto nel donare alla città di Ferrara oggetti, opere, libri, quadri, e suppellettili  del grande scrittore ferrarese e che ha permesso di istituire il magnifico Centro Studi Bassaniani nella casa Minerbi di Via Gioco del Pallone .

Nelle ore interminabili passate in un lento dormiveglia e dopo avere espletato il mio lavoro intellettuale, mi sono abbattuto in poltrona a guardare i programmi più popolari e più seguiti della tv cosiddetta generalista, ricavandone un senso di nausea e di orrore che sembra essere senza tergiversazioni lo stato mentale e ‘normale’  di milioni di ‘itagliani’. Si comincia col più scandaloso: un certo ‘Forum’ dove veri giudici sotto lo sguardo impassibile della Palombelli analizzano i casi mostruosi presentati da gente senza pudore, senno o capacità mentale sufficiente. Scusate il termine: da vomito. Ma possibile che esseri umani si dilettino a mettere in piazza simili atrocità disgustose? Ma possibile che per questioni esplicitamente mercantili veri giudici si pieghino a risolvere casi che sarebbe meglio fossero discussi a porte chiuse? Provocando l’eccitazione – anche sessuale – di quella miserabile umanità? E mentre in Rai tenta si susseguono i tentativi di togliere un programma della qualità di ‘Che tempo che fa’ di Fazio dalla sede di Rai1, per affidarlo ad altri, magari più accetti al potere odierno di cui il tacere è bello, assisto sbalordito a ‘Ballando sotto le stelle’ tra le urla scomposte della conduttrice e l’incredibile fauna di coloro che sono chiamati ‘giudici’. Guardo così le  evoluzioni aeree di una suora e gli altrettanto imbarazzanti passetti di una dignitosa signora che fu l’indimenticabile consorte nei film di Fantozzi di Paolo Villaggio tra le urla – ormai il tono di voce più amato – di spettatori probabilmente pagati che passano il loro tempo ad applaudire o a muggire.

Domanda rituale: perché ti infliggi questa penitenza? Proprio per la ragione che ha portato al distacco della sinistra dalle esigenze, scelte, indirizzi che il cosiddetto popolo stava imboccando e che ora stiamo pagando con un rifiuto, tanto più fragoroso, di quello stesso popolo che purtroppo, anche se in parte ancora minoritaria, applaude apertamente alle performances dell’ala più nera della destra a cui un potente ministro in carica sembra – e sottolineo sembra per le tortuose riflessioni del personaggio politico qui volutamente non nominato – abbandonarsi.

Comunque  ritorno alle mie riflessioni linguistiche. Entro frettolosamente a cambiar qualche euro con il  bancomat e trovo due bambini che come da sempre giocano a scivolare sul pavimento. La madre con voce trattenuta e impostata scandisce: “Volete cortesemente alzarvi e smetterla di lisciare il pavimento?” Ma quando mai? Da sempre in qualsiasi classe sociale si diceva o un trattenuto “alzatevi subito” oppure “se non la smettete vi do due slepe o scupazun…” Ma il ‘cortesemente’ puzza; puzza di linguaggio falso, assorbito dai social o dalle ultime leve politiche di tutto l’arco costituzionale e anche di quello incostituzionale.

Le parole-chiave durano lo spazio di un giorno. Resistono ‘le tasche degli italiani’ e le immobili flat tax, reddito di cittadinanza e via elencando. Forse fino a quando sapremo il nostro destino politico.

Un dubbio poi m’assale. Che sia una mia eccessiva e ironica immaginazione oppure tutta la sinistra sta eseguendo il rito del taglio della barba per distinguersi dai salviniani. Perfino Massimo Giannini che la esibisce in tutti i suoi siti se l’è tagliata. E’ vero che Feltri il giornalista non ce l’ha, ma forse è un mio giochetto per passare il tempo e far passare il tempo che ci/ mi rimane in un’attesa della sempre più gravosa e implacabile ‘resultanza’ dei giochi politici.

P.S. Ho 34 coltelli piantati nel cuore…

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