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Le merlettaie di Vologda

Un giorno dopo San Valentino, e uno prima della domenica dove solitamente si va al ballo, eccoci qua parlare di femminilità, di cipria e merletti, di ago e filo, capaci di ricamare sogni.
Sì perché, fra le tante cose belle che ci circondando, in attesa di vedere magari un bel balletto classico dedicato a Cinderella in qualche teatro moscovita (programma ancora da esplorare, magari c’è già in cartellone), ne abbiamo scoperta una davvero interessante. I merletti.

Siamo abituati a mettere in relazione il pizzo alla donna femminile ed elegante, leziosa e un po’ civettuola; talora vi vediamo sensualità, talaltra favole armoniose, sentimenti e sensibilità di principesse e damigelle chiuse nei loro castelli a ricamare alla luce di un raggio di sole che si insinua da finestre dalla forma oblunga, al ritmo di una candela che fiocamente illumina i telai.

Mani delicate accarezzano tele candide che, piano piano, prendono forma, al tocco leggero di agili dita che sfiorano cotoni e fili bianchi, per dare forma a farfalle, rami fioriti, petali.

Merletto deriva dal termine “merlo”, inteso proprio nel senso di elemento terminale a serie intervallate, a coda di rondine o a parallelepipedo, che orna la cima di un castello maestoso, come quello poc’anzi immaginato, che svetta su una rupe dalla quale si domina tutta la vallata coperta di rugiada. Cinto da merlate e maestose mura e da alte torri… qui delicate mani creavano, impazienti.

Intravediamo lontani scialli e veli che terminano in deliziosi pizzi, dame che quando volevano attirare l’attenzione di un uomo lasciavano cadere a terra il loro prezioso fazzolettino con un bellissimo bordo merlettato e, come di consueto, il cavaliere lo raccoglieva donandolo nuovamente alla bella dama sorridente, alla quale era per errore e per caso caduto di mano…

Da questi animi leggeri, sognatori e romantici, prendono vita ricami di ogni tipo, a partire dalla fine del XVI secolo, quando in Francia si producevano i pizzi Valenciennes o Chantilly. Attenzione però, il lino arrivava dalla Russia, dove abili tessitrici iniziarono presto a porre in crisi il primato francese, dando vita a creazioni sublimi che sarebbero state ribattezzate Valenciennes russi.

La tradizione della tessitura dei merletti nella Russia settentrionale risale al XVII secolo, quando numerose artigiane già producevano questi eterei tessuti con fili d’oro e d’argento. Le città di Vologda, Yelets, Ryazan’, Toržok e Novgorod divennero presto il centro di quest’arte.

La creatività stava nelle peculiarità delle figure, nell’utilizzo di tessuti colorati, nei nuovi tipi di nodi, sempre più originali. Con i merletti si decoravano poi gli interni, la biancheria da tavola, da bagno, da letto. Quanti corredi venivano preparati a mano e con cura, in vista di una futura e duratura unione che fosse benedetta da tanto candore e amore. E quanti asciugamani ricamati con iniziali orlate attentamente, rigorosamente a mano, e bordati di pizzi cadenti come salici.

Grazia, eleganza ed eterea delicatezza. Tutte racchiuse in Vologda, città della Russia occidentale, situata sul fiume omonimo, sovrastata dalla Cattedrale a cinque cupole di Santa Sofia, conosciuta come “la città dove si trova la resnoj palisad”, dalle parole di una nota canzone, ossia una palizzata in legno, che si trova davanti e ai due lati delle case, realizzata utilizzando la lavorazione dell’intaglio. Gli artigiani di Vologda erano famosi in tutto il Paese perché usavano il legno per costruire e decorare le case. Mezzanini, colonne, portici con decorazioni frontali intagliate a mano e balconcini ornati sembrano anch’essi pizzi delicati. Forse anche ad essi si erano ispirate le ricamatrici divenute famose. “La merlettaia di Vologda”, un marchio nazionale di fama mondiale, riscosse grande successo all’esibizione internazionale di Filadelfia del 1876 e a quella di Chicago del 1893. Alla fiera di Parigi del 1925 e a quella di Bruxelles del 1958, il marchio fu premiato con medaglie d’oro.

La maestria di queste artiste lascia davvero stupiti: i loro merletti sono intrecciati a mano su appositi cuscinetti di forma cilindrica, con l’aiuto dei koklyushka, piccoli fusi di legno sui quali sono avvolti i fili delicati. Il disegno del pizzo da riprodurre viene riportato su un apposito schema, e sviluppato individualmente da ogni artigiana. Figure geometriche, fiori, pesci, uccelli, cerbiatti, leoni. Ma anche creature fantastiche, sirene e unicorni, insieme a fenomeni naturali come l’aurora boreale. Sono questi i motivi decorativi più ricorrenti. Oltre a dame, cavalieri, contadini e contadine rappresentati nei caratteristici abiti e nelle kokoshniks (pettinatura tradizionale femminile russa portata con il sarafan, un abito semplice, dritto, senza maniche), i merletti riproducono anche immagini architettoniche, come chiese, ponti e palazzi.

Agli inizi del XX secolo, la produzione di merletti nella Russia settentrionale era affidata a circa quarantamila artigiane, che apprendevano la loro arte in un’apposita scuola o tramite un addestramento che le preparava alla lavorazione del merletto sin da bambine. A Vologda, l’8 marzo 1928, è stata fondata una scuola professionale del merletto. La fama delle ricamatrici cresceva. Esse divennero talmente rinomate da essere inserite, nel 2011, nel Libro dei record nazionali per la produzione più massiccia di merletti.  Numeri e qualità, abilità e competenza, cura e attenzione, fantasia ed estro, passione e dedizione. E tanto altro ancora.

Merletti, arte di vita e della vita. Saper ricamare una storia deve essere davvero meraviglioso.

La vita è come una stoffa ricamata della quale ciascuno nella propria metà dell’esistenza può osservare il diritto, nella seconda invece il rovescio: quest’ultimo non è così bello, ma più istruttivo, perché ci fa vedere l’intreccio dei fili. (Arthur Schopenhauer)

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