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LA DENUNCIA
Avanti e indietro da Cona
con i campioni delle analisi

E se provassimo a darci una mossa, a sentire il dovere ognuno di fare la propria parte?
Perché questo paese seduto non inizia ad alzarsi in piedi? A darsi una scossa, a destarsi?
A noi non serve una spending review, a noi servirebbe una ‘rousing review’. In poche parole la sveglia! Destarsi! Muoversi!
Non passa giorno che non ci si debba stupire per le cose che non vanno e per le quali sarebbe sufficiente un pizzico di buona volontà per migliorarle. Ma nessuno si fa carico, neppure di denunciarle, tanto non è problema suo, e così tutto si trascina nel tempo, diventa consuetudine fino a divenire norma, non scritta, ma ‘norma’.
E siccome telefonando a uffici tipo ‘relazioni con il pubblico’ o chiedendo spiegazioni di persona è come sbattere contro un muro di gomma, non resta che condividere con il maggior numero di persone possibile cosa ti accade, con la speranza che qualcuno si accorga che forse, guarda caso, si potrebbe anche cambiare.
Conoscete il contrassegno per auto che facilità la mobilità dei portatori di handicap? Ebbene che non vi capiti di smarrirlo o che addirittura ve lo rubino, perché c’è anche chi fa questo.
Nella sfortunata ipotesi che tutto ciò vi accada e siate costretti a chiederne un duplicato, non è che ve lo consegnano subito, avendo già tutti i dati necessari alla pratica, visto che almeno una volta ve lo hanno rilasciato. No, dovrete attendere almeno un mese. E nel frattempo? Peggio per voi, non potrete usare l’auto, come se in quel mese la vostra condizione di disabile fosse sospesa. Incredibile. Quando basterebbe che vi rilasciassero un permesso provvisorio. No. Pare impossibile da fare. Cosa lo impedisca devo confessare che non riesco ancora a comprenderlo. E questo succede a casa nostra, in questa nostra città.
Se poi avete bisogno del laboratorio di Anatomia Patologica per una citologia urinaria su tre campioni, siete costretti a farvi Ferrara-Cona avanti e indietro per ben quattro volte. Perché?
Perché ognuno dei tre campioni va consegnato singolarmente al laboratorio ogni giorno e in fine l’ultima volta per ritirare il referto delle analisi.
Eppure una soluzione molto semplice ci sarebbe. Basterebbe consegnare il tutto all’Asl di via Cassoli, la quale provvederebbe a farli pervenire al laboratorio di Cona. Lo stesso referto delle analisi potrebbe essere ritirato in via Cassoli, facendo risparmiare almeno un viaggio a Cona per questa specifica necessità.
A Padova, che non è all’estero, l’azienda universitaria ospedaliera, né più né meno come la nostra, fornisce appositi contenitori che consentono di consegnare i campioni delle urine una volta sola e tutti insieme.
E siccome tutti ormai abbiamo il fascicolo elettronico, che dovrebbe far risparmiare carta e tempo, il referto delle tue analisi potrebbero caricartelo lì, come la logica vorrebbe. No, nel tuo fascicolo elettronico personale non ce n’è neppure l’ombra, se lo vuoi devi andartelo a prendere a Cona.
Aggiungete a questo che la vostra patologia vi esenta dal pagare il ticket, la prescrizione del vostro medico riporta il vostro codice esenzione. Sarebbe sufficiente presentarlo allo sportello del laboratorio perché tutto sia risolto. No. Troppo logico e normale. Il laboratorio vuole il foglio rilasciato da una delle casse dell’Asl. Così siccome in mano avete solo la prescrizione del medico, siete costretti a farvi la fila per non pagare e per sentirvi dire che al laboratorio dovrebbe essere sufficiente la sola prescrizione medica. Ma evidentemente tra amministrazione e operatori non corre una buona comunicazione, infatti tutte le volte è la stessa storia.
Perché tutto questo? Insipienza? Indolenza? Tram tram? Incompetenza?
Noi siamo il paese dove l’uso dei ‘digital device’ è per molti ancora un arcano, dove l’uso della carta si moltiplica insieme alla burocrazia. Dove spesso e volentieri è l’utente al servizio dell’azienda pubblica e non viceversa, dove lavoro e tempo si sprecano nelle attese estenuanti di appuntamenti ad orario regolarmente elastico, dove lo spirito di coda si stempera nell’aritmetica del tagliando con il numero del tuo turno. Forse mettere mano a queste tante piccole cose quotidiane, varrebbe più di qualunque spending review, di qualunque taglio alla spesa pubblica.
Molto probabilmente da tagliare c’è tanta nostra disorganizzazione, tanto nostro lasciar correre le cose così come sono, all’italiana, ma anche alla ferrarese.

bus-ferrara

Il ‘titolo di viaggio’,
questo sconosciuto

Esistono i biglietti? So per certo che ancora resistono nella nicchia delle sale cinematografiche. I “ticket”, dall’inglese, sono quelli che paghiamo al nostro sistema sanitario nazionale.
Ma sugli autobus? Notate: auto-bus. Non come i bus americani che sono solo bus. Come se il “bus”, che collega le persone ai luoghi, (in informatica indica la comunicazione tra periferiche e componenti del sistema), non fosse di per sé “auto”.
Confesso di non essere un assiduo utilizzatore dei nostri autobus, per cui è solo per mia mancanza lo stupore che mi ha colto quando mi sono messo ad osservare, un po’ come fanno i bambini attratti dalla bellezza delle macchine, un autobus in sosta alla sua fermata e ho scoperto che per prenderlo, come comunemente si dice, occorre, c’è scritto a grandi lettere, “munirsi del titolo di viaggio”.
A parte l’inutile spreco di parole altisonanti dal sapore acidamente burocratico, “biglietto”, “munirsi del biglietto”, non era più semplice, più facile, più di diretta comunicazione?
Io so di avere delle deformazioni professionali, del resto ce le abbiamo un po’ tutti. O no?
Comunque mi sono corsi nella mente i dati che l’Ocse e l’Europa danno sul nostro paese, il 70% della nostra popolazione adulta fatica a decodificare un messaggio, figuriamoci: “Titolo di viaggio”!
Cos’è il titolo di viaggio?
In soldoni, un titolo si attribuisce alle persone, dottore, ingegnere, signora, signore, ai libri, alle opere d’arte, ai film, alla borsa, le quotazioni dei titoli.
E poi, se proprio proprio devo “munire” di un titolo il mio viaggio, sia pure breve per la città, sarà la sua destinazione. Che so: Stazione, Largo castello, Ospedale, Prospettiva, Ponte… O cosa mi propongo di fare una volta giunto a destinazione.
È questo che devo comunicare prima di salire sull’autobus? Non certo all’autista o al bigliettaio, tanto meno alla macchinetta obliteratrice, perché a quel punto sarei già salito. Insomma a chi devo andare a comunicare il titolo che ho scelto per il mio viaggio?
Non voglio pensare che quel “munirsi” con i tempi che corrono stia a significare che prima di affrontare il mio viaggio mi devo procurare “le munizioni”. E poi non è che a seconda del titolo che scelgo o delle munizioni che decido di portarmi appresso mi fanno pagare di più?
Penso agli stranieri, che ormai sono tanti. Per fortuna che c’è google traduttore. Allora digito dall’italiano all’inglese “munirsi del titolo di viaggio” e mi dà per risposta un sano, sintetico “obtain the ticket” quasi, quasi, in tempi di anglicismi correnti, di più facile comprensione dell’espressione italiana.
Se scrivo “munirsi del biglietto”: “bring your ticket”, con un tocco di personalizzazione per quel “your”.
Lo spagnolo non è da meno: “traiga su boleto”.
Ho giocato. Ma lo sconcerto mi resta. Perché “il titolo di viaggio” ha nulla a che fare sul piano direi quasi “dell’affettività sociale”, della buona relazione con il “customer”, il cliente, l’utente. È un perentorio ammonimento che se non paghi “l’imposta” non puoi usufruire del servizio di trasporto pubblico, come se di imposte non ne pagassimo abbastanza. Allora perché nascondere dietro “il titolo di viaggio” che devi pagare la tassa se vuoi prendere il tram?
Per fortuna l’abitudine e la buona educazione civica soccorrono senza la necessità di ulteriori ammonimenti, per i portoghesi si sa che è dal XVIII secolo che entrano senza invito, google comunque traduce anche per loro: «trazer o seu bilhete».

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