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Il manto notturno

Percorrendo spiagge deserte, il luoghi remoti, l’idea che mi assale non è quella romantica dell’occhio che si perde verso l’orizzonte. No. Le mie letture notturne impongono al mio pensiero la nitida immagine dell’immensità degli abissi, dell’imperscrutabilità dei fondali oceanici, delle ataviche bestie che nuotano in anfratti inesplorati. Le rimembranze lovecraftiane si risvegliano percorrendo silenziosi lembi di terra bagnati da onde che portano messaggi remoti, pensando a esseri pre-diluviani che camminavano su queste terre prime dell’avvento dell’Uomo. Nel guardare il mare che cede alla notte diventando un infinito manto oscuro, non c’è nulla di romantico, c’è solo la visione della bestia che dorme in attesa del risveglio.

PER CERTI VERSI
Al crepuscolo

Ogni domenica Ferraraitalia ospita ‘Per certi versi’, angolo di poesia che presenta le liriche del professor Roberto Dall’Olio, all’interno della sezione ‘Sestante: letture e narrazioni per orientarsi’

AL CREPUSCOLO

Nel tempo in cui
Il cielo si arancia
Il sole rientra come un feto nella sua pancia
Mi tolgo dai panni di Amleto
Sono io che passo nel tuo ventre
In quel preciso mentre
Dove il mio equinozio
Tocca il tuo solstizio
Il dolce ozio
Di godersi la luce
Sul precipizio

PER CERTI VERSI
Gocce al tramonto

Ogni domenica Ferraraitalia ospita “Per certi versi”, angolo di poesia che presenta le liriche del professor Roberto Dall’Olio, all’interno della sezione “Sestante: letture e narrazioni per orientarsi”.

NON VORREI TRAMONTARE

Non vorrei tramontare
Questo giorno
È così pieno di NOI
Non vorrei sentire il buio calare sulle mie palpebre
Silenziare i cinguettii che si articolano fra le canne
Vorrei piantare in asso il tempo
È sdraiarmi sui ricordi
Che poltrone
Che attimi prolungati…
Non mi attraggono i consigli della notte
Non i suoi archivi
Non un altro giorno
Vorrei musicare questo che ci siamo donati
…Ma lo farò
Con l’azzurro negli occhi
Il cielo in mano
I giorni se ne vanno
Come altri ne seguiranno

SCIVOLANO LE GOCCE

Scivolano le gocce
Come sussurri di pioggia
Navigano nell’aria e luccicano sulle foglie
Terra e cielo si impastano come NOI
Un passante di gioia attraversa la nostra città
Di piume
Ci sfiora la pioggia
Sugli abbracci
E io corro verso di te
Tu corri verso di me
Siamo lepri del vento
Navi dell’etere
E sottomarini viola
Di bouganville
Nell’acquario dei sensi
Molto di più di quanto non si pensi

La panchina nel parco del tempo

The Gold Bug (The Alan Parsons Project, 1980)

Il vecchio sta seduto sulla panchina quando vede passare il ragazzo…

Il ragazzo è sconvolto: quel pomeriggio, qualche ora prima, la fidanzata l’aveva lasciato e lui non s’era mai sentito così fragile e vulnerabile. Quando Beatrice gli aveva detto che non l’amava più, quando poi gli aveva confessato d’essersi innamorata di un altro, lui non era riuscito a dire una parola. Era rimasto a guardarla in silenzio, immobile, inerme come un fantoccio svuotato di tutto, mentre lei se ne andava via chiudendo la porta dietro di sé e scomparendo dal suo mondo per sempre. Il primo vero fallimento della sua vita.
Fino a quel momento, nonostante i drammi familiari che aveva vissuto, era stato un vincente. Aveva ereditato una fortuna e con essa aveva costruito le basi per un futuro di successo: una laurea con lode, una carriera precoce e brillante, una bella casa, una macchina sportiva e tanta gente che lo ammirava e lo invidiava.
Appena nato fu adottato da una coppia benestante e premurosa che l’aveva educato circondandolo d’affetto e iscrivendolo nelle migliori scuole.
Era ancora adolescente quando i suoi morirono in un incidente d’auto. Dopo qualche tempo, esaminando i documenti del padre per recuperare il testamento, trovò per caso una lettera che parlava della sua adozione. Al dolore lancinante per la perdita traumatica di coloro che l’avevano tanto voluto e amato s’aggiunse la sconcertante consapevolezza che da qualche parte, chissà dove, vivevano due sconosciuti che anni prima l’avevano messo al mondo per poi abbandonarlo. Da quel momento maturò il desiderio d’incontrarli, presto o tardi, e chiedergli perché mai non l’avessero voluto.

È un tarlo che dimora nell’anima ormai da anni e quel giorno, forse per reagire all’ennesimo abbandono, ritorna in superficie pervadendo i suoi pensieri.

Il ragazzo vede il vecchio e si ferma a prender fiato…
“Tutto bene giovanotto?” chiede il vecchio.
Il ragazzo lo guarda un po’ sorpreso. “Oggi non è stata una gran giornata…” risponde.
“Allora, se vuole, si sieda pure e mi racconti!” dice il vecchio indicando la parte non occupata della panchina.
Il ragazzo è indeciso. Vuole proseguire il suo giro in compagnia dei suoi tormenti, ma è anche incuriosito da quello strano tipo che gli ha rivolto la parola senza un motivo apparente. Alla fine sceglie d’accettare l’offerta e si mette a sedere di fianco al vecchio.
I due stanno in silenzio per alcuni minuti a fissare l’orizzonte plumbeo del tramonto che si consuma alle loro spalle. Le nuvole vermiglie creano strani arabeschi simili a gigantesche lingue di fuoco in cui piccoli stormi d’allodole e frosoni, minuscoli puntini neri danzanti nel magma, tracciano le rotte verso l’Africa.

“Il tramonto è il momento più bello della giornata… non trova?” dice il vecchio rompendo per primo il silenzio.
“Non so… credo dipenda anche dall’umore che si ha in quel momento.” risponde il ragazzo continuando a fissare l’orizzonte.
“Certo, può darsi… A me il tramonto fa pensare solo a cose belle…” prosegue il vecchio, “Anche se magari erano brutte, diventano belle. È la magia di questa luce crepuscolare che trasforma il senso delle cose!”
“Mi dispiace ma non sono d’accordo. Una cosa brutta resta brutta!” obietta il ragazzo.
Il vecchio abbassa lo sguardo sul proprio orologio, lo accarezza. “Nel breve tempo di un tramonto ci si può fermare ad osservarlo… il tempo intendo. Occorre mettersi comodi, e tutto si acquieta, si rasserena… come adesso.”
Il ragazzo dà un’occhiata al vecchio, sospetta di trovarsi davanti a un tipo alquanto strano. Tuttavia, senza comprenderne il perché, ne è attratto, incuriosito. “Non capisco. Per lei cos’ha di tanto speciale questo momento?”
“Il tempo… Ripeto, si può osservarlo, parlarci. Qualcosa che in un altro momento sarebbe impossibile!” continua il vecchio.
“Ad esempio?”
“Beh… ad esempio prima stavo con mia moglie e mi raccontava di nostro figlio. Di com’è diventato e di quanto sarei orgoglioso di lui… Sono anni che non lo vedo…” dice il vecchio con un accenno di sorriso.
“Adesso dov’è sua moglie?” chiede il giovane sempre più convinto della stramberia dell’uomo.
“È laggiù…” fa il vecchio indicando un punto oltre il querceto davanti a sé, “Anzi, è arrivato il momento che la raggiunga!”
Così il vecchio si alza e guarda il giovane accanto a lui per l’ultima volta. “Caro ragazzo, è stato un vero piacere conoscerla!” dice con un sorriso affettuoso.
I due si stringono la mano. Il ragazzo rimane seduto sulla panchina ad osservare il vecchio allontanarsi e scomparire dietro il bosco di querce.

In effetti non si sono neanche presentati, non gli ha nemmeno detto come si chiama. Inoltre prova una sensazione strana, come un déjà vu.
Poi s’accorge di una cartellina in cuoio consumato ai piedi della panchina, certamente dimenticata dal vecchio. L’afferra e comincia a correre per raggiungere l’uomo e restituirla. Attraversa il querceto e, arrivato in una vasta radura ormai immersa nella semioscurità della sera, gli appare un piccolo cimitero circondato da un basso muretto di pietre interrotto da un cancelletto ancora aperto. Entra e vede una distesa regolare di lapidi tutte uguali, in marmo bianco e con le iscrizioni dei defunti incise con lo scalpello.
Del vecchio nemmeno l’ombra. Eppure non può essere andato tanto distante, o forse si è allontanato con la macchina che probabilmente aveva parcheggiato fuori dal cimitero, e la moglie lo stava aspettando proprio in auto.
Il ragazzo si convince che sia andata così e fa per andarsene quando intravede un piccolo vaso appoggiato davanti a una lapide doppia e riempito con un mazzo di fiori di campo tutti colorati. Sono gli unici fiori di tutto il cimitero.
Si avvicina incuriosito e si china per guardare le due piccole foto scolorite al centro della lapide. Sono due ragazzi ancor più giovani di lui, deduce che sia una giovane coppia morta prematuramente per qualche tragico motivo. Lo capisce leggendone i nomi e le date: Lorenzo e Giulia scomparsi proprio l’anno in cui nacque lui, appena un paio di mesi dopo. Curiosa coincidenza davvero!

Ormai è buio pesto. Decide che è ora di tornare a casa, di tornare a rimuginare sulla fine della sua storia con Beatrice. Qualcosa però lo trattiene ancora lì in quel cimitero deserto, davanti a quella lapide. Ha ancora tra le mani la borsa del vecchio, la guarda e vicino al manico vede un piccolo marchio impresso a fuoco sul cuoio. Si tratta di una linea curva che s’intreccia formando due cerchi leggermente schiacciati e uniti orizzontalmente, ognuno occupato da una lettera diversa, una elle e una g. In un attimo ne capisce il senso: è il simbolo dell’infinito e quelle lettere sono due iniziali.
Poi un pensiero insolito gli affiora nella testa. Riguarda con attenzione la foto del ragazzo nella lapide, si fa luce con l’accendino per vedere meglio quel volto che gli è parso da subito famigliare.
È impossibile, pensa. Quel ragazzo assomiglia in modo impressionante al vecchio con cui ha parlato poco prima…
Decide di andar via, stavolta sul serio.

Cammina e sorride mentre si asciuga lacrime dolci e leggere. I pensieri corrono e si accavallano come impazziti, eppure resta calmo, stranamente sereno. Ha con sé la borsa del vecchio e quando sarà a casa ne vedrà finalmente il contenuto. Magari troverà qualcosa che lo faccia sentire meno solo.
E non soltanto per quella sera, ma per tutti gli anni a venire.

L’ora delle rondini

di Maria Luigia Giusto

L’ora delle rondini è quella particolare porzione di spazio-tempo che torna ad ogni inizio estate. Prima sparse, poi in gruppi, le più socievoli in stormi, ruotano in circoli nell’aria azzurro pallido del momento speciale che ancora tramonto non è. Si cercano, rincorrono e chiamano con garriti a volte musicali, a volte gutturali e stridenti, quasi spaventate dal non ritrovarsi più. Sfiorano gli ostacoli dei palazzi, dei comignoli e dei fili del bucato, abili pattinatrici dell’aria. Bussano ad ogni pertugio dei sottotetti e delle grondaie finché l’odore unico del proprio nido, terra e piume, le farà sapere di nuovo a casa. Hanno danzato per un’ora, bisogna riposare.

Il fascino del tramonto

di Francesca Ambrosecchia

Il tramonto è forse la parte più affascinante e allo stesso tempo malinconica della giornata. Ci avvisa che quest’ultima sta ormai terminando e ci stupisce con i suoi incredibili colori.
Dopo un pomeriggio passato a girovagare per le vie di Trieste, ti affacci su Piazza Unità d’Italia e poco più avanti decidi di sederti sul bordo del Molo Audace per ammirare lo spettacolo: il cielo è azzurro, a tratti violaceo, le nuvole sono distese e il sole talmente incandescente che non ne puoi distinguere la forma. L’acqua sottostante raccoglie tutti i colori e i riflessi del cielo creando uno spettacolo di luci danzanti sulla sua superficie ondulata.

Il fascino senza tempo di Piazza Ariostea

di Francesca Ambrosecchia

Il sole sta tramontando. Non si sente più la musica provenire da alcuni gruppetti di ragazzi o le urla dei bambini che si rincorrono.
Il sole è sparito, si intravede la sua luce solo oltre i tetti delle case che circondano la piazza e la temperatura inizia ad abbassarsi.
Piazza Ariostea si è praticamente svuotata: è strano, diverso ma anche bello vederla così.
Forse perché è senza dubbio uno dei luoghi di maggior ritrovo della nostra città: pullula di persone di tutte le età, da chi decide di camminare lungo il suo ovale a chi si siede sull’erba o sulla famosa statua dell’Ariosto, a chi vi si trova solamente di passaggio. Lo stesso Biagio Rossetti, suo architetto, l’aveva concepita come punto di incontro dell’Addizione Erculea e questo lo è tutt’ora. Si trattava di un punto molto strategico per i commerci poiché concepito come collegamento tra la città vecchia e quella nuova.
Molto probabilmente, la vita al suo interno tornerà nel post-cena: nella piazza che nel gergo giovanile è conosciuta come “P.Rio”.

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IMMAGINARIO
Crepuscolo di primavera.
La foto di oggi…

Ecco la prima suggestiva foto di Ferrara di Silvia Nagliati, la instagramer che questa settimana gestirà il profilo del Comune (@comunediferrara) nell’ambito del progetto #MyFerrara.

Questo il suo commento.

“Apro la settimana con una passeggiata nella Ferrara romantica.
Un tramonto in pieno centro storico. Uno scorcio di via Colomba.
Attenti all’acciotolato e alle luci soffuse, potreste innamorarvi”.

OGGI – IMMAGINARIO MYFERRARA

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

myferrara
foto di Silvia Nagliati
rosso-sera

LA NOTA
Rosso di sera

Dopo il bianco della neve, la nostra Ferrara ci ha stupito con i colori. Un tramonto così bello non lo vedevo da tempo. Davvero. Rosso, rosa, violetto, azzurro, blu e celeste. Le tinte della serenità, quelle del riposo, della felicità, dell’ozio meritato, del non pensare a nulla, almeno per qualche istante. O dell’immaginare, se la mente non riesce proprio a starsene tranquilla, scenari di calma e di pace.

rosso-seraPerché, mentre concludo il libro di Mauro Corona “Una lacrima color turchese”, seduta comodamente sul mio divano lilla, penso che questo mondo ha perso l’orientamento, che molti valori se ne sono volati via, quasi volatilizzati, andati in fumo; che, spesso, non sappiamo più cogliere il senso delle piccole cose e l’importanza dei veri sentimenti, che perdiamo la sicurezza dell’amicizia e la pazienza con i nostri anziani, perché fermarsi a riposarsi e smettere di correre è considerato un privilegio di pochi, perché sognare e realizzare i propri sogni non è davvero per tutti. Perché il tempo passa ed è sempre più danaro, perché questo non è vero proprio per nulla e lo si dovrebbe comprendere una volta per tutte. Perché il tempo è la sola cosa davvero preziosa e regalarlo è il vero dono che si può fare, perché non ritorna, perché è unico e perché è qualcosa di veramente solo nostro che si offre a chi si ama. A Natale, questo si doveva donare, forse. Solo questo, null’altro. Nessun pacchetto vale lui, il tempo fugace e sfuggente.

rosso-serarosso-seraQuesto cielo ferrarese mi fa guardare lontano, un po’ di malinconia per il passato ma anche tanta fiducia per il futuro. Perché sono ottimista e davanti a questo spettacolo non si può che esserlo.
Questo cielo ferrarese, che scorgo dalle stesse finestre di amici vicini, si offre a me, senza parsimonia, in tutta la sua bellezza e splendore, libero, leggero, spazioso, etereo, aperto, sincero, unico. Sempre fedele, sempre presente, sempre generoso e coraggioso.
Questo cielo mi manca, quando sono lontana. Mi consola solo sapere che tutti i miei cari sono sotto le stesse stelle e che, da luoghi diversi e perduti nel mondo, guardiamo a esse, pensandoci l’un l’altro. Ferrara è generosa, in questo inizio d’anno freddo e rigido. Riscalda mani e cuori con questi colori tenui e caldi. Allora scosto la tenda e ammiro ancora quel lilla prezioso sui tetti.
Mi pare proprio di vedere Campanellino svolazzare qua e là, leggera e piccolina, tra un camino fumante e l’altro…

(Fotografie di Simonetta Sandri)

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Redazione

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Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

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