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Cattive TERF e buone femministe

 

Nell’articolo di Elena Tebano sul Corriere della sera dal titolo “Chi sono le «Terf», le femministe «critiche del genere» che si oppongono al ddl Zan [Vedi qui] l’acronimo Terf (un termine che sono certa la maggior parte delle donne non conosce) è un’offesa pesante a tutte noi.
Sono una donna e sono una femminista tardiva (radicale lo scopro ora), e questo termine  ho cominciato a sentirlo solo da quando mi sono convinta che il testo del ddl Zan, così come è scritto, cancella le donne e il loro sesso.

Basta dirsi critiche verso quel testo per venire bollate come Terf, ​ e direi che l’articolo di Elena Tebano ne è la dimostrazione. Ma cosa vuole dire? Vuole dire, ce​ lo spiega la giornalista, che siamo “femministe radicali trans escludenti”.  Ma tutte sappiamo bene che Sesso e Genere non sono la stessa cosa. Sappiamo bene che essere incarnate in corpi femminili ha segnato e segna  la nostra esperienza nel mondo e nella storia. Avere le mestruazioni una volta al mese, banalmente, è molto reale e impatta sulla nostra vita anche economicamente. Ed è​ chiarissimo a tutte noi che è sul sesso delle donne che si è costruita l’oppressione millenaria sui corpi delle donne. ​
Ancora oggi 140 milioni di bambine subiscono la​ cliterectomia​ e questo a causa del loro ​sesso biologico.​

Ora, secondo la giornalista e chi usa il termine Terf, volersi dire  donne perché nasciamo con sesso femminile, vorrebbe dire che siamo contro i trans o contro i gay o le lesbiche.
Ma come si può pensare di fare un’associazione di questo tipo? ​ Vorrei informare tutti e tutte che l’acronimo Terf in Inghilterra ormai è considerato un termine dispregiativo bandito persino dalla policy twitter: questo un tweet di Bea Jaspert (@ hogotherforsaken del 5 agosto 2019  “ Twitter’s Uk govt head of Pubplicy Katy minshal agreed at Humanrightctte tha terf, like Bitch and cunt is gendered term and that tweet usin the term, like those cited below, violate twitter’ policies and should be removed.”​

Avrei da entrare poi nel merito di molte questioni affrontate da Elena Tebano, a  partire  dal suo ridurre la biologia e il sesso biologico a un fatto di poco conto,  salvo poi appoggiare quella pratica aberrante che è la maternità surrogata tutta fondata sulla biologia, che fa dei  proprietari dei gameti i veri genitori, a scapito della donna che lo fa crescere nel suo grembo e lo partorisce grazie al suo sesso.
Mi vengono in mente le parole della leader del movimento delle donne mapuchevoi intendete la natura come una forza produttiva (sottinteso – da cui estrarre ogni ricchezza) noi come qualcosa di identitario e spirituale..” più chiaro di così!

Curiosamente i promotori del testo Zan  sono gli stessi che dicono che la maternità surrogata è un atto di amore, che la maternità non è biologia ma cultura, che i nostri corpi sono macchine ai quali cambiare i pezzi per riconoscergli la possibilità di essere quello che “ci sentiamo di essere a prescindere dal dato biologico” includendo nello slogan tutta la bellezza e l’amore di una società che ti accoglie per quello che sei quando invece è una torsione falsissima che prevede un amore della società cosi grande e disinteressato (ironico) da aprirsi in modo sfacciato e senza alcun pensiero critico al mercato delle transizioni e dell’uso di bloccanti della pubertà in età prepuberale, al mercato dei corpi e dei pezzi di corpi, (banche di spermatozoi e ovuli, embrioni etc ) alla medicalizzazione esasperata della società, oggi unico mercato in fortissima crescita.

È bene dunque sapere che chi usa messaggi retorici di amore e inclusione in questo modo, fa riferimento a un’idea di amore e di inclusione basata su questi paradigmi. Oggi la narrazione transumanista, che sono certa la maggior parte  della gente non sa cosa sia, è strisciante e ovunque. Sono quelli  convinti che la chimica infallibile degli algoritmi e dei robot possono tranquillamente sostituire la biologia (limitata e limitante) dei nostri corpi, quelli che perseguono l’immortalità e i corpi perfetti fino a volerci convincere che un corpo di silicone è come l’essere umano. Quelli delle digitalizzazione estrema  che fanno si che un robot oggi risponda al telefono chiedendoti di parlare perché sta imparando a parlare la nostra lingua (provate a telefonare al numero Eni ti risponderà Lucilla!).
Per me invece biografia e biologia sono fortemente interconnesse,  e i nostri corpi sono così intelligenti perché sanno integrare continuamente le informazioni biologiche con quelle biografiche legate al pensiero, ai sentimenti, alle emozioni, all’ambiente che ci circonda e sono giunti ai giorni nostri proprio grazie a questa intrinseca intelligenza emotiva biologica razionale.

Viviamo tempi estremi ma è oggi che siamo chiamati a decidere quale è la visione profonda che anima la nostra idea di mondo e di vivente. Domani sarà troppo tardi.
Io la mia scelta l’ho fatta, sono contro la visione transumanista, perché questa è al servizio del mercato dei corpi e di una falsa idea di libertà e di amore, perché tradisce nel profondo il senso antropoligico di essere umano.
Vi invito ad approfondire e a dire la vostra. Va fatto ora, senza accettare come buoni, falsi e semplificatori slogan, per lo più urlati dalla sinistra, perché in gioco c’è la civiltà futura e il mondo in cui vivranno i nostri figli.

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