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Maternità surrogata, utero in affitto

Black Friday per l’utero in affitto

 

Arriva il black friday per l’utero in affitto (Qui).
Eh si, già, perché noi donne, per il transumanesimo, ideologia che sorregge un capitalismo malato e perverso, siamo degli uteri in affitto e niente più.
Arriva subito dopo la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il 25 novembre, ed è davvero paradossale. È paradossale vedere che i milioni di parole spese per rendere evidente la smisurata violenza contro le donne nel mondo, parole utilizzate dai politici e dalle politiche progressiste di tutte le democrazie occidentali nelle loro campagne politiche, abbiano prodotto un’accelerazione della mercificazione dei corpi, e dei pezzi di corpi.

Sul mercato oggi non ci sono solo gli uteri, ma embrioni congelati, sperma, ovuli e a seguire. Infinite possibilità di modificare i corpi come se fossero gusci vuoti, dentro e fuori. Corpi sui quali intervenire per modificarli a piacimento e in continuazione

Si parte dai corpi delle donne per arrivare a convincere tutti, che i corpi sono delle macchine difettose, che necessitano continuamente di revisione.

A noi donne ce lo hanno inculcato dalla nascita, siamo buone a procreare ma per il resto dobbiamo solo compiacere il Sistema patriarcale per occupare lo spazio pubblico: siamo invitate a modificare anche il mondo della nascita, della vita e lo hanno chiamato atto di Amore. Ma  tutta questa narrazione è stata strumentale per portare tutti, uomini donne e bambini a vivere i loro corpi come inadeguati, limitanti e limitati.

È inutile ripercorrere tutto il pensiero femminista che ha svelato che “il patriarcato è IL SISTEMA che produce tutte le oppressioni, tutte le discriminazioni e tutte le violenze che vive l’umanità e la natura, ed è costruito storicamente sopra il corpo delle donne!” (Adriana Guzman).

E’ inutile perché oggi, a detta dei nostri governanti, è il Sistema che deve essere salvato. E questa accelerazione spaventosa del mercato dei corpi la vediamo proprio in questo tempo di pandemia. “Abbiamo ripreso ad essere normali; vogliamo conservare questa normalità” parole di Draghi ieri: questo è il mantra. E se per far questo i corpi vanno costantemente monitorati dall’esterno, digitalizzati, modificati, corretti,  allora si farà.

Ma il vero scopo è un altro; assecondare  il mercato dei desideri e farne il business che sorreggerà ancora per un po’ il Sistema.

Mai come oggi mi è chiaro il disegno che sta dietro alla pratica aberrante della maternità surrogata, un disegno perpetuato da decenni, corredato da narrazioni progressiste che esaltano la Scienza, la scienza medica. Una scienza medica che non cura più, ma che ti procura il prodotto finale, ti realizza il desiderio senza bisogno di cure.

Pensateci bene: la PMA, IVF, l’utero in affitto non cura la sterilità o l’infertilità, bypassa il problema, e ti confezione il prodotto. Il vaccino, quello nuovo a MRNA, fa la stessa cosa. Una scienza medica al servizio del business, poco importa che i corpi diventino degli strumenti, l’importante è realizzare i propri sogni costi quel che costi.

Ma a chi giova questa umanità? Questa è la domanda che dovremmo porci, così come noi donne ci siamo poste la domanda a chi giova il nostro essere strumenti del potere patriarcale.
La risposta che mi sono data è che giova ai Cingolani e ai Colao e andando più su nella catena ai Gates (si hanno nomi e cognomi). Quelli che il medicinale ”lo inietteremo da remoto”,. Quelli della salvezza “viene dalla scienza, viene dalla genetica modificata. Giova ai propagandisti delle multinazionali del farmaco che sui corpi e pezzi di corpi immessi sul mercato fanno soldi a palate. Tutti impegnati a mantenere in vita questo capitalismo malato e perverso, condannando l’umanità a perdere il vero senso della vita e della natura.

Pochi mesi prima dell’arrivo della pandemia, ho pubblicato il romanzo Il mio nome è Maria Maddalena, Marlin editore. È  la storia di una giovane ragazza che, per realizzare un suo sogno, si presta come madre surrogata.  Lo scrissi perché convinta che il corpo, tutti i corpi, contengono un sapere ancestrale. I miei protagonisti scoprono la forte interconnessione tra biologia e biografia, tra corpo e natura, proprio grazie a un viaggio nella foresta amazzonica (il ventre primigenio del pianeta), a contatto con le popolazioni indigene ye’kuana.

Sono convinta che un sapere ancestrale è passato per millenni attraverso le viscere delle donne ma verrà cancellato per sempre se ci piegheremo alla volontà di un potere che fa della tecnologia e della medicina tecnoligica, un Dio.
La cancellazione di quel sapere significa la fine della Natura Umana
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La radice culturale del transumanesimo  è l’annientamento della Natura Umana.
Mi chiedo e vi chiedo: ma è quello che davvero vogliamo, noi gente comune? Salvare la  nostra singola vita individuale al prezzo della morte definitiva dalla Natura Umana?

 

Per chi volesse approfondire:
Scienziati coreani creano un’interfaccia neurale in grado di fornire farmaci da remoto al cervello: Qui
Bioetica e gravidanze trans: Qui 
Documento OMS sul vaccino ai bambini senza il consenso dei genitori: Qui

caos, confusione, rumore

Libertà obbligatoria e tradimento della parola

Viviamo tempi estremi. La pandemia lo ha reso evidente ma i tempi estremi erano già presenti nel passato, solo che erano invisibili ai più. Oggi però li vediamo, li tocchiamo con mano e da buoni san Tommaso non possiamo più negarli. Le parole che usiamo per raccontare la realtà che ci circonda hanno assunto significati diversi a seconda di chi le pronuncia.

E’ come se la lingua madre fosse diventata una babele e tra umani non ci comprendessimo più. Scompaginati tutti i recinti non riusciamo più a leggere i confini delle nostre dimore che, per ognuno di noi, rappresentano la sicurezza. A catena questo scatena furia e paura nelle persone.
Le accuse che continuamente ci facciamo reciprocamente, in questo mare di incomprensione, è quella di manipolare la realtà. I dati scientifici diventano il perno su cui si basano le narrazioni, e tutti dico tutti, li tirano per la giacchetta, ognuno per darne la interpretazione che vuole. Anche io faccio parte di quelli che li leggono in un certo modo, che li interpretano (perché i dati si interpretano) con le parole che per me descrivono la realtà che vedo fuori  e che sento  dentro,  una realtà che mi corrisponda nel profondo, che tenga unita la conoscenza del cuore con quella della mente, perché, per me, guardare la realtà, non è un’ osservazione asettica, priva del mio essere dentro questa realtà, ma è partecipazione attiva con tutto il mio essere.
Questa libertà di discernimento che mi concedo, che fino ad oggi era un diritto – chIssà ancora per quanto? – e che condivido con gli altri (siamo esseri comunicanti non possiamo non farlo) oggi è mal tollerata, è vista come pericolosa per la comunità di cui faccio parte. Nonostante viviamo in sistemi democratici è proprio questa libertà di interpretazione che viene messa in discussione; non si fa altro che sentire dire che solo i competenti possono esprimere il loro pensiero, agli altri è concesso pensare – dunque  dubitare – (chissà ancora per quanto?) ma non di esprimersi.
Possiamo tentare di capire chi siamo ma non possiamo dirlo perché se affermiamo il nostro pensiero e il nostro essere, se solo ci poniamo dei dubbi, se ci autodeterminiamo, azione che ha bisogno di essere messa in parole, incorriamo nella accusa di impedire all’altro la sua autodeterminazione e cosa ancora più grave manipoliamo la realtà. 
La definizione di libertà che ha caratterizzato il secolo scorso “la tua libertà finisce dove inizia la mia” mostra chiaramente quanto questo impianto filosofico alla base delle nostre democrazie attui una competizione sfrenata: il più forte vince (Charles Darwin) e ottiene le libertà e gli altri soccombono.
Mi sono chiesta come sia possibile che siamo giunti a questo cortocircuito per il quale parole fondanti le comunità come libertà, amore, dono, bene comune, siano diventate parole divisive al punto da creare una spaccatura così grande.  Curiosamente viviamo in paesi che fanno della loro bandiera il rispetto delle differenze, ma siamo giunti a cancellare le differenze proprio in nome di quel rispetto che dovrebbe renderci liberi. Addirittura oggi la libertà sembra essere diventata un brand acquistabile sul mercato (slogan tipo + vaccinati + liberi ) non fanno altro che confermare questa ipotesi.
Sappiamo bene che il concetto di libertà è continuato a cambiare nell’arco della storia e questo suo cambiare ha contribuito all’evoluzione della umanità, e dunque, in un certo senso, questo suo travaglio fa parte del grande cambiamento che stiamo attraversando, dei tempi estremi in cui siamo immersi. Certamente in nome della libertà si sono fatte grandi guerre, le più spaventose e sanguinose, e oggi siamo in guerra, non contro il virus, ma fra di noi, una guerra carsica che scava solchi profondi; ma io spero arditamente che il risveglio delle coscienze e dell’amore sia già qui, nel nuovo che sta nascendo. Dunque torno alla questione che mi sono posta: come è possibile che le parole abbiano perso un significato unificante e siano diventate armi potentissime legate a immaginari assai lontani che rischiano di deflagrare in una guerra senza confini, in una guerra che entra nelle nostre stesse case causando  grande dolore e sofferenze? Per darmi una risposta  devo andare un po’ indietro nel tempo.
Le parole non cambiano il loro significato semantico così velocemente, di solito è un processo lungo che avviene carsicamente; quando poi emerge può essere assorbito in modo  apparentemente  indolore o invece può causare stravolgimenti come quelli che stiamo vivendo. Ma quale potrebbe essere la radice dello stravolgimento semantico odierno?
Io credo di averlo individuato nella cancellazione delle madri a livello simbolico.  So che non sarà facile seguirmi nel ragionamento e so anche che incorrerò nuovamente nell’accusa di manipolare la realtà ma io voglio semplicemente percorrere la strada interiore che mi ha portato a questo discernimento. La mia non è una verità assoluta ma la verità che mi corrisponde e ognuno sarà libero di trarne le sue conseguenze. Il linguaggio umano è un mezzo molto sofisticato e “la lingua è la caratteristica nucleare che ci rende essere umani” (Noam Chomsky) ma la lingua ovunque nel mondo viene definita come lingua madre perché  ce l’abbiamo da sempre, “perché l’abbiamo ricevuta gratis da quando nasciamo“ (Valeria Gheno) ed è dunque fortemente legata al prelinguaggio ereditato dalla madre, alla lingua del territorio che ci ha visto crescere, alla terra madre, Pachamama. Certo poi quando cresciamo noi scegliamo in autonomia le parole da utilizzare per descrivere la realtà, “trasgrediamo“ la madre (Igor Sibaldi, il concetto di trasgressione[Vedi qui]) per diventare noi stessi, ma quanto conta l’immaginario sul materno nella modifica del valore semantico delle parole?
Quando parliamo di materno o maternità facciamo riferimento a un’ampissima gamma di simbolico, parliamo di concepimento, gestazione, affettività genitoriale, educazione, amore, ma anche di creatività, di maternità di idee e libri arte, maternità-natura e moltissimo altro. Per cercare di darvi un’immagine di cosa intendo con questo ampio ombrello di possibilità, utilizzo la metafora della matrioska.
La maternità è come una grande matrioska che contiene tante piccole matrioske ognuna delle quali portatrici di un sapere specifico, ma tutte connesse tra loro. Oggi, però,  facciamo i conti con una parcellizzazione dei saperi in tantissimi ambiti, da quello della salute, a quello economico a quello sociale e giuridico, culturale, che hanno perso la loro originaria unità.
La grande matrioska che conteneva le più piccole è esplosa e il tema della maternità deflagra assumendo nuovi intendimenti. La maternità negli ultimi cinquant’anni ha cambiato volto, da fatto puramente fisiologico è diventata parte integrante del processo di medicalizzazione che ha invaso la nostra società.
Da fatto naturale fortemente legato anche al mistero della vita,  a fatto programmabile e costruibile a tavolino attraverso le tecnologie riproduttive.
E badate bene quando parliamo di tecnologie riproduttive parliamo già di quell’unitarietà andata in frantumi.
La domanda dunque è legittima.
Quanto questo immaginario simbolico legato alla madre, alla unitarietà della madre che sparisce nella parcellizzazione di diversi processi impatta sul nostro vivere la realtà?
Io sono giunta alla conclusione che la lingua madre è diventata una babele, perché  si è persa la matrioska grande, quella che li contiene tutti e da cui partono le ‘trasgressioni’ che sono la via alla realizzazione di quel sé unico e irripetibile che ci caratterizza e che fa dell’essere umano quel miracolo di amore tra diversi. Il transumanesimo che si fonda sulla violazione della Madre e della sua sacralità, che cancella il pre-linguaggio che unisce l’umanità in una unica famiglia, che fa della intelligenza artificiale il nuovo Dio, (medicinali iniettati da remoto, biobag per fare bambini, identità digitali, medicalizzazione della società per rendere uomini e donne sempre “più perfetti e inattaccabili” (?),  robot sempre più intelligenti e simili agli umani) è la causa  della babele.
Ma i più non sanno cosa sia l’ideologia transumanista che ci ha portato fin qui, non sanno quanto stia correndo avanti (è stato da poco riconosciuto il diritto alla cittadinanza a Sophia , un robot donna il che significa che a breve competeremo con i diritti rivendicati dai robot) perché è un’ideologia che ha agito di nascosto, vendendo alle masse progressi tecnoscientifici come grandi opere di bene, eludendo il dibattito sulle tantissime questioni bioetiche che si celano dietro.
Ma il linguaggio della Grande Madre è più forte, la Donna Selvaggia (Clara Pinkola Estes), emerge dalle coscienze singole (uomini e donne l’hanno dentro, nasciamo tutti da donna – almeno per ora) e come un unico canto ricompatta fratelli e sorelle dispersi nel caos della babele.
Lo vediamo nelle piazze di tutto il mondo, anche se il mainstream  non gli da voce. In piazza, per le strade ci riconosciamo, a volte basta uno sguardo per capire che siamo sulla via dei canti (aborigeni australiani) alla ricerca del recupero della lingua madre. Siamo semplici donne e uomini e famiglie che sentono la voce della grande Madre e a lei rispondono.

LA SCIENTIFICA TRINITA’ DIGITALE E LA VITA NELL’AMBIENTE INTELLIGENTE:
Internet delle Cose, Megadati, Intelligenza Artificiale

Oggi, proprio adesso, ci troviamo tutti coinvolti in un cambiamento radicale; nulla di nuovo per certi versi poiché il cambiamento continuo è stato la cifra della modernità tanto quanto la distruzione creativa resta, oggi più che mai, la specifica cifra del capitalismo. Tutto nuovo invece se osserviamo spassionatamente l’ambiente entro cui conduciamo le nostre vite quotidiane, se lo confrontiamo con quello che potevano esperire in gioventù i nostri genitori e prima di loro i nostri nonni.
Gli sviluppi globali e locali di questo ambiente, sempre più tecnologicamente pervasivo, superano di gran lunga ogni precedente storico e rappresentano una diversità radicale nella misura in cui esso diventa e già ampiamente è un Ambiente Intelligente in grado di interagire con oggetti e persone.
Internet delle Cose, Big Data e Intelligenza Artificiale ne sono i pilastri che, a loro volta, si fondano su una gigantesca infrastruttura fisica indispensabile per rilevare, raccogliere, elaborare e trasmettere l’informazione digitale che contiene in potenza sapere, ricchezza, conoscenza, potere, bellezza e i loro contrari.
Una trinità tecnologico-scientifica che sta diventando ed in parte è già, il terreno (artificiale) e la base indispensabile non solo per il funzionamento della società ma per la vita stessa dei singoli umani sempre più incapaci di vivere al di fuori di essa.

Senza entrare nell’ambito delle applicazioni industriali e militari, l’Internet delle cose (IoT) può essere compreso dal profano (non addetto ai lavori) se solo si pensa alla possibilità (oggi quasi banale) di installare su ogni oggetto della vita quotidiana e su ogni corpo un chip, un sensore elettronico, di fatto un piccolissimo calcolatore, dotato di un indirizzo internet necessario per poter colloquiare con altri calcolatori vicini e lontani. Oggi, ognuno di noi è connesso solamente a pochi di questi dispositivi (uno per tutti: l’irrinunciabile smartphone che accompagna la vita delle persone) ma, nel breve volgere di un decennio, perdurando l’attuale tasso esponenziale di crescita, ognuno potrà (o forse dovrà) essere connesso a centinaia di oggetti intelligenti, a loro volta connessi tra di loro e collegati in una grande rete globale.
In questa prospettiva anche il corpo umano come fonte preziosissima di informazioni e di dati, è destinato ad essere integrato nella rete tramite dispositivi esterni (sensori) ed interni (microchip)  diventando esso stesso oggetto tra gli oggetti, intelligente non per sé e in sé, ma a causa della tecnologia che su di esso è installata e che consente l’interazione automatica con l’ambiente intelligente circostante di cui diventa parte. Le richieste di sicurezza e di salute rendono queste soluzioni molto appetibili ai cittadini a presindere da ogni elucubrazione complottista mentre – per inciso e sinteticamente – il tanto discusso 5G è semplicemente l’infrastruttura che si rende necessaria per trasmettere velocemente  l’enorme flusso di dati indispensabile a far funzionare l’internet delle cose.

L’assoluta centralità dell’informazione quale principale motore della società contemporanea è riconosciuta fin dai primi anni sessanta, quando fu coniata l’espressione Società dell’Informazione; l’avvento dei social e dell’internet delle cose, aumentando esponenzialmente la quantità di dati disponibili, riempie il concetto di un significato più concreto anche agli occhi dei cittadini non addetti ai lavori: essi però colgono solo il lato che riguarda le informazioni codificate in forma linguistica e simbolica, quelle che si possono leggere o guardare attraverso i media e i social, così numerose da aver causato una infodemia che rende quasi impossibile riconoscere la verità dalla finzione o dall’inganno. Esiste però un altro tipo di informazione generata da tutti i sensori installati nell’ambiente intelligente, partendo a titolo d’esempio dalla tastiera del PC, passando attraverso i navigatori dell’auto, per arrivare alle telecamere che ormai popolano ogni territorio.  Questa enorme disponibilità di dati e informazioni digitali in crescita esponenziale rappresenta un patrimonio dal valore incommensurabile quanto sbalorditivo: da esse si può estrarre di tutto. Già oggi sono disponibili raccolte di dati digitali, così estese in termini di quantità e varietà, da richiedere tecnologie e metodi analitici per spremere da questi archivi conoscenza utilizzabile. Questi grandi archivi digitali (Big Data) sono il terreno dove si sviluppa una vera e propria scienza volta ad estrapolare e mettere in relazione grandi quantità di dati eterogenei strutturati o non strutturati, allo scopo di scoprire tendenze, individuare legami causali e correlazioni, svelare scenari e prevedere sviluppi futuri, costruire profili personali sempre più precisi man mano che più informazioni vengono integrate. Al livello della vita quotidiana vediamo già adesso la potenza di questi sistemi nella precisione con cui ci vengono suggerite opzioni di consumo in funzione dei nostri comportamenti rilevati ed elaborati tramite algoritmi; e siamo solo all’inizio! 

Una così grande disponibilità di dati e di connessioni è una spinta potente anche per far fare un salto di qualità  all‘Intelligenza Artificiale disciplina dell’informatica che studia i fondamenti, le metodologie e le tecniche che consentono di progettare hardware e software capaci di garantire al calcolatore elettronico prestazioni che, all’osservatore comune, sembrano di pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana quali, ad esempio, le percezioni visive, spazio-temporali e decisionali.  Non solo dunque macchine dalla straordinaria capacità di calcolo come è stato fino a poco tempo fa, ma anche e soprattutto macchine in grado di apprendere, dotate di abilità per risolvere i problemi in funzione del contesto, capaci di decisione non puramente logiche, capaci insomma di comportamenti intelligenti.
Questa replicazione tecnologica delle attività del cervello e delle forme del pensiero umano intelligente  pone delle sfide davvero drammatiche e – sia detto per inciso –  ha suscitato forti perplessità perfino in soggetti insospettabili come il fisico Stephen Hawking o l’imprenditore Elon Musk icona del progressismo tecnologico ottimista, che in questo tipo di sviluppo vedono pericoli superiori a quelli già gravi delle armi atomiche.

Questo tre ambiti tecno-scientifici in forte crescita, diventano  sempre più integrati e sempre più diffusi generando quello sviluppo inarrestabile sta alla base della costruzione del nuovo Ambiente Intelligente che rende e renderà il mondo esperito dalle persone nella vita quotidiana così originale e così diverso da come lo abbiamo vissuto fino a poco tempo fa.
Se l’evoluzione è questa, e tale sarà a meno di drammatiche catastrofi, viene da chiedersi da un lato se ci saranno esclusi dal “paradiso” tecnologico e, dall’altro se sarà possibile per chi è incluso, uscire dal sistema, ritirasi per così dire in qualche luogo libero dalla connessione. Certo è che ognuno dovrà fare i conti con questa realtà, inventarsi il modo per vivere in questo nuovo ambiente intelligente reso possibile dall’Internet delle cose, dai megadati e dall’intelligenza artificiale. Ma come?

Molte persone convinte che la tecnologia sia dominabile e gestibile ritengono che l’attuale fase di consumo sostanzialmente acritico possa continuare fornendo al consumatore sempre nuove opportunità e occasione per curiose esperienze; lo sviluppo dell’ambiente intelligente guardato con l’occhio del consumatore è semplicemente un progresso, un miglioramento rispetto al passato. Non si colgono in tale visione ottimista i rischi ambientali e sociali, né la cifra del cambiamento antropologico delle generazioni che nascono e crescono in un nuovo ambiente così diverso da quello delle generazioni precedenti.
Questo ottimismo superficiale nasconde appena il timore latente, la paura che dal godimento di queste tecnologie si possa essere esclusi, che vengano a mancare le risorse  economiche e finanziarie per poterne godere i frutti; o al contrario che queste tecnologie possano essere imposte dall’alto e diventare quindi manipolatorie e liberticide.

Altre persone, ancora poche per ora, vedono con estremo favore la possibilità dell’ibridazione cosciente, ovvero la scelta di potenziare corpi e menti attraverso la tecnologia: una strada ampiamente descritta nell’immaginario della fantascienza e riccamente articolata nelle riflessioni dei movimenti transumanisti che, nelle forme più radicali, predicono un’estensione indefinita della vita e ipotizzano perfino la possibilità di scaricare la mente (download) su supporti digitali e conquistare in questo modo una sorta di immortalità tecnologica. Già oggi ognuno di noi è un nodo  connesso alla rete digitale alla quale fornisce informazione e dalla quale informazione riceve tramite i dispositivi che sono per noi delle protesi tecnologiche che ampliano le nostre capacità; entro pochi anni è facile prevedere che dispositivi tecnologici saranno installati direttamente sui o nei corpi delle persone iniziando da innocenti applicazione biomediche peraltro già note. Ibridazione e potenziamento tecnologico possibile, proponendo la realizzazione concreta della mitica figura del cyborg, mezzo uomo e mezzo macchina, come ultimo e sviluppabile anello di un’evoluzione ormai assoggettata alla scienza, propongono la possibilità di un salto evolutivo decisamente sconvolgente che (per fortuna?) non sembra ancora così prossimo; ma già adesso pongono una domanda inquietante: chi potrà godere delle nuove tecnologie e chi ne sarà escluso?

Altre persone ancora, quelli che vedono in questi sviluppi i rischi oltre alle opportunità, quelli che non si sentono semplicemente consumatori passivi e temono l’ibridazione, quelli più attenti a vivere bene il presente piuttosto che attendere un futuro percepito come dubbio, possono guardare all’ambiente tecnologico intelligente come si guarda ad una sfida che rimanda innanzitutto verso l’interiorità, una sfida che può portare verso un’evoluzione spirituale. Evocare il concetto inneffabile di spirito può sembrare fuori luogo in un mondo dominato dalla tecnoscienza e dalla presunta razionalità; ma, a ben vedere è una soluzione non propriamente residuale visto l’attuale grande successo di sette, conventicole, religioni e pseudo religioni, comunità utopiche, discipline e tecniche occulte, misticismo e contattismo, pratiche sciamatiche, esoteriche e new age; risposte sociali attuali che attestano al di la di ogni dubbio la grande domanda di senso e di significato, di relazione e di amore, che sotto sotto agita uomini e donne che vivono in un ambiente sempre più intelligente, certo affascinante, ma incapace di rispondere alle domande ultime generando pace e felicità.
Anche in questo caso i confini tra ricerca seria e moda, tra autenticità e mercificazione sono assai sfumati e non di rado intrecciano antropologia e storia delle religioni, ricerca scientifica e ritualità tradizionale, ascesi ed uso di sostanze stupefacenti come sostenevano i profeti della psichedelia degli anni ’60 e ’70 (Timothy Leary e Aldous Huxley ad esempio) che praticarono l’uso di LSD come un vero e proprio sacramento laico.

Certo è che il nuovo ambiente tecnologico pone una sfida che investe non solo l’organizzazione della società ma anche e soprattutto la soggettività e l’interiorità di ogni persona: non prendere sul serio la sfida ci pone nella brutta situazione della rana che, immersa nella pentola d’acqua riscaldata poco a poco, non si rende conto del cambiamento ambientale in cui è immersa, e finisce con l’essere bollita viva.

BORDO PAGINA
Il libro “Adelphi” transumanista di Marc O’Connell: Essere una macchina

Nota di Angelo Giubileo (giornalista e filosofo)… Esiste comunque una versione forte, anzi fortissima, del transumanismo, che non esclude, diciamo piuttosto crede nella possibilità che si possa oltrepassare la biologia del vivente e per così dire combinare materia e energia secondo una logica diversa da quella “umana”. In effetti, teoricamente ciò non può escludersi, dato anche che non conosciamo la/le logica/e presenti in ciò che chiamiamo “Natura”. Si tratta di un nuovo “orizzonte”, così come già forse solo immaginato e non ancora “pensato” da, a esempio, Giorgio de Santillana e Herta von Dechend nel monumentale saggio “Il mulino di Amleto” (1961).
In quest’ultimo e in corso Festival della Letteratura a Mantova, spicca il gran lancio (domenica 9 settembre, libro in uscita il prossimo 18) del futuro bestseller transumansita dell’irlandese e giornalista Marc O’Connell di ‘Essere una Macchina‘ per Adelphi! Mai nell’editoria italiana piuttosto timida sul movimento culturale futuribile scientifico più in primo piano forse nel mondo negli ultimi anni, qualche transumanista o futurologo approdato a tale vertice editoriale. Lo stesso (e futurologo e informatico…) celebre Raymond Kurzweil, al massimo ha edito in Italia per la specialistica ma minore Apogeo. In seguito si memorizzi poi una – a nostra avviso – curiosità in certo senso proprio conoscitiva editoriale transumanista tutta italiana.
In ogni caso una svolta per la diffusione (e anche sdoganamento in Italia sul piano pubblicistico) del nuovo futurismo più radicale post Internet e del transumanesimo stesso, per la cronaca il prossimo mese nel periodico Convegno in Spagna a Madrid, con molte delle figure storiche e di punta, A. de Grey. Natasha Vita More ecc.
Molto interessante, favorita dal’anteprima del libro in tale format letterario tra i più noti in Italia, anche certa amplificazione mediatica. Dal Corsera Il Giornale a Vanity Fair ecc, pezzi puntuali e brillanti, purtroppo colmi anche di forti imprecisioni, ma si sa il giornalismo è così… media is media comunque.
Una considerazione tuttavia e anche editoriale è necessaria: partiamo proprio dall’autore che nelle interviste già rivela parecchio su pregi o bachi del libro: è però un giornalista e quindi prevedibile per un divulgatore essenzialmente certa ambivalenza tra le potenzialità anche desideranti e certo principio di precauzione politicamente e anche editorialmente corretto (ma visto l’editor, il migliore e fantastico in Italia da decenni per la costante altitudine produttiva, proprio l’autore il responsabile..). Un probabile libro affascinante, di forte impatto probabile divulgativo, ma per gli addetti ai lavori, non propriamente originale e anche – riassumendo prevedibile con anche alcune posizioni previsioni deboli: ammettere la crionica solo tra 500 anni o scarse probabilità per l’annunciata singolarità prevista dallo stesso Kurzweil, beh ci pare limitante, peccato. Ancor più limitante e in questo caso fuorviante (con scarsa informazione a priori, bastava un giro nel web) anche la breve nota di una giornalista di Vanity Fair: nonostante un bel piglio stilistico e qualche considerazione intrigante e per nulla passatista sul transumanesimo, parzialmente anche l’autore per quanto segue ,non capiamo quando si suppone il transumanesimo quasi condizionato da certa misoginia per la presunta assenza di donne e un movimento più di destra che progressista. Bastava nel primo caso linkare le notizie dei più recenti transivision, una certa Marthine Rotblatt, tra i vertici del movimento anche come notissima Ceo, è talmente misogina che è un transgender (a parte la stessa Vita More, mica una valletta del futuro visto che è tra le fondatrici del transumanesimo!) Parlare infine di un movimento eccentrico per le idee radicali diversamente scientiste, beh qua la vera storia della scienza la fanno proprio gli irregolari e visionari, non certo i burocrati e professorini al massimo dotti e colti…
Infine, il miglior libro sul transumanesimo in Italia (a parte alcuni volumi meno esaurienti editi da Armando editore, Il transumanesimo… di G. Vatinno e dalla Boringhieri per R. Marchesini se non erriamo oltre al bel libro di R. Manzocco “Essere digitali” (per Codice), anche i nostro contributo Futurismo e transumanesimo. La Poetica di Internet (per la ferrarese La Carmelina in ebook, 2014) e Futurologia della vita quotidiana (AA. VV, Asino Rosso eBook, 2017 con – tra altri- gli stessi Zoltan Istvan (celebre futurologo americano) e Angelo Giubileo, resta di Riccardo Campa, tra i fondatori del transumanesimo in Italia, sociologo della scienza a Cracovia, con Mutare o Perire, purtroppo edito da une edizione minore e poco divulgativa. Un libro molto più preciso anche sul piano conoscitivo scientifico del pur affascinane futur besteller dell’irlandese O’Connell. Soliti misteri dell’editoria italiana e anche del giornalismo poco informato (Almeno il Corriere ha citato e segnalato l’americano Zoltan Istvan, attualmente forse il vertice di certo transumanesimo futuribile e anche sociale…

links:
Festivaletteratura di Mantova. Tecnica in lotta con la biologia
Ecco i transumanisti che sognano di essere macchine

BORDO PAGINA
Dal 18 al 19 maggio ‘Officine Orbitali’, il Secondo Congresso Space Renaissance

Il 18 e 19 maggio ’18, a cura di Space Renaissance e Adriano Autino (presidente) associazione che promuove l’espansione della civiltà nello spazio è in programma a Bologna, nella sede dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), Via Gobetti 101 il secondo congresso nazionale con protagonisti di primo piano nel panorama aerospaziale italiano.Il congresso ha come tema lo sviluppo delle officine orbitali, come primo livello di espansione nello spazio di attività svolte da organizzazioni civili, che negli ultimi anni hanno sviluppato diversi progetti, tra i quali non si possono ignorare quelli di Elon Musk, Space X o di Virgin Galactic. Tra i protagonisti, sabato 19 alle ore 15. anche prestigiosa azione live performativa del futurista ferrarese Roby Guerra Life on the Sun? Poesie Spaziali per David Bowie, tratto dal suo libro Romantronica del 2016. Tra i relatori: Gaetano Bergami, Presidente del Cluster Aerospaziale della Regione Emilia Romagna; le professoresse Anna Masutti e Francesca De Crescenzio dell’Università di Bologna; Luigina Feretti dell’INAF IRA; Alessandro Cardi dell’ENAC; Stefano Ferretti dell’ESPI di Vienna; Marco Ferrazzani, capo del Dipartimento Giuridico dell’ESA; Andrea Vena, ESA strategy department; Alfredo Roma, già responsabile per l’Italia del progetto Galileo; Carlo Golda dell’Università di Genova; Giancarlo Genta del Politecnico di Torino;Tiziana Venturi, direttore dell’INAF IRA; Marco Lombardi, assessore alle Attiità Produttive del Comune di Bologna;Giovanni Caprara, giornalista scientifico del Corriere della Sera.
Elena Cecconi, musicista e art director di Space Renaissance, lo stesso Autino, autore di diversi libri (tra essi “Un mondo più grande è possibile!”).

La presentazione di Roby Guerra:
Se esiste una estetica futuribile o futurologica, specificatamente spaziale, la pop star David Bowie, scomparso nel 2016, è probabilmente sua icona privilegiata. Da Space Oddity a Ziggy Stardust a Life on Mars alla famosa stessa trilogia berlinese con lo stesso Brian Eno (Heroes e altri album) fino all’ultimo Black Star, nelle canzoni e nei video, lo Spazio e il Futuro caratterizzano strutturalmente la produzione artistica e musicale bowiana. Il film capolavoro stesso “L’Uomo che cadde sulla Terra” con David Bowie protagonista alieno assoluto è inoltre emblematico. In senso futuribile, la fantascienza ma anche certa musica elettronica (Cosmic Music, dagli stessi Pink Floyd fino a The Dark Side o f the Moon, con lo stesso Syd Barrett a Tangerine Dream, Klaus Schulze, Kraftwerk) e appunto in primis David Bowie confermano le analisi storiche di futurologi come Robert Jungk o lo stesso Isaac Asimov, quando accanto alla cosiddetta futurologia scientifica, immaginavano e si auspicavano una sorta di futurologia utopica e visionaria, artistica e letteraria complementare. Menu performance (Poesie) 12’ Amore su Marte? – Tempi Virtuali – Figli di Icaro – Baby Plastica –Pupille TransistorRomantica Nova –Bambini Missili – Pupazzo di Neve –Bimbo di Neve –Tempi Virtuali – Fiori della Scienza Bonus Videopoesia, book trailer: Romantronica 2’ Roby o Roberto Guerra è tra i promotori del futurismo contemporaneo e del transumanesimo italiano, scrittore e futurologo. Tra le sue pubblicazioni Marinetti 2000 (in Divenire 3 Futurismo a c. di R. Campa, Rivista Divenire) Futurismo per la nuova umanità. Dopo Marinetti.. , Gramsci 2017, Marinetti 70 sintesi della critica futurista (cocuratore con A. Saccoccio) per Armando editore (2012, 2014 e 2915). E tra i promotori del gruppo transumanista italiano The Italia Transhumanist-Futurologie.

Info:
https://sritac.spacerenaissance.space/programma-degli-interventi-e-degli-eventi-del-congresso/
https://sritac.spacerenaissance.space/wp-content/uploads/2018/03/2.3_Abstract_Roby_Guerra.pdf

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Le avanguardie virtuose di “Futurist Renaissance”

Con Riccardo Campa, Roberto Paura, Adriano Autino, Sandro Battisti, Antonio Saccoccio, Vitaldo Conte, Davide Foschi, Pierfranco Bruni, Zoltan Istvan e altri
E’ appena uscito, edizioni Hyperion (Principato di Monaco, a cura di Ivan Bruno e Sol) Futurist Renaissance. le avanguardie virtuose a cura del futurologo Roby Guerra e di Pierfranco Bruni, scrittore e consulente del Ministero dei Beni Culturali – Mibact). Il libro include diversi noti futuribili italiani: ad esempio Riccardo Campa, Stefano Vaj, Emmanuele J. Pilia, Ada Cattaneo dell’AIT di Milano (Associazione Italiana Transumanisti); Roberto Paura e Gennaro Russo dell’IIF (Italian Institute for the Future di Napoli), Adriano Autino di Space Renaissance, Sandro Battisti (Connettivista), Antonio Saccoccio e Vitaldo Conte di Netfuturismo (Roma).
Completano il quadro degli interventi saggistici, oltre ai curatori e agli editori-scrittori di fantascienza, i vari Stefano Balice (Musicista elettronico), Tonino Casula (Video Artista), Pierluigi Casalino (Geopolitico), Ada Cattaneo (Sociologa , Davide Foschi (Artista), Bruno V. Turra (Sociologo), Cristiano Rocchio (Filosofo); e non ultimo anche i ferraresi, Maurizio Ganzaroli (Scrittore), Marco e Vitaliano Teti (Semiotico e Video Artista), Giovanni Tuzet (Scrittore), Lorenzo Barbieri (Geopolitico) e Sergio Gessi (Giornalista)
Infine da segnalare la presenza degli americani Zoltan Istvan (celebre transumanista) e Sean Clancy (giovane filosofo postumanista).
Il libro cartaceo e in edizione strettamente futuribile è una edizione riveduta e selezionata di un precedente eBook più letterario edito da D- Editore nel 2016.
Futurist Renaissance. Le avanguardie virtuose è stato presentato lo scorso 17 marzo a Trento, nell’ambito del terzo Festival del Nuovo Rinascimento a cura dello stesso Foschi, dalla scrittrice Stefania Romito, nei reading letterari dell’evento, che ha (estratti) affermato:
…Un ritorno in generale delle avanguardie sociali, filosofiche e scientifiche. In quest’opera, ventisei ricercatori futuribili espongono altrettante visioni sul nostro presente, lanciato in corsa verso il futuro… Futurist Renaissance segnala, l’essenza della futurologia scientifica, disciplina eclettica tra scienza e arte, e una visione del transumanesimo radicale in chiave di umanesimo scientifico anche neorinascimentale… Il Libro a cura dell’ L’Associazione Culturale Hyperion (sede Principato di Monaco) è ispirato alla futurologia dello stesso Zoltan Istvan, celebre transumanista americano, già candidato con un Partito della Scienza (Transhumanist Party) in Usa nel 2016 e oggi in California come Governatore.

Info
https://www.amazon.it/dp/1981141480/ref=cm_sw_r_fa_dp_U_xE0DAbN4P3FNK

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Intervista al filosofo e giornalista Angelo Giubileo

Scienza e Filosofia: Parmenide 2.0

Libro digitale (eBook Asino Rosso) per Angelo Giubileo, dedicato a uno dei padri fondatori dell’attuale filosofia scientifica o della Teoria della Conoscenza. Ovvero Parmenide, dalla lontana stagione presocratica. L’autore in un breve ma assai articolato saggio esplora l’influenza del filosofo nella storia del pensiero occidentale Nostra intervista all’autore:

Parmenide, Heidegger e Godel

Giubileo, Parmenide filosofo ma anche epistemologo ante litteram.. forzatura alla miglior Eco o davvero opera aperta?
Il linguaggio è sempre rappresentazione e quindi non è mai il “già dato” al quale in qualche modo pur pretende di fare riferimento. Ed è pur sempre una pretesa vana. Viceversa, l’Essere di Parmenide è tale che non può assumere per sé alcun “predicato”, neanche quello dell’“esistenza”. Il pensiero iniziale di Parmenide è capace così di com-prendere “ciò che accade”; alla stessa stregua, direi, di quanto il pensiero del matematico, logico e filosofo della prima metà del ‘900 Kurt Godel comprende riguardo all’aritmetica. In ordine alla dimostrazione di un sistema formale e assiomatico quale l’aritmetica, Godel per un verso non escluse una dimostrazione “finitistica assoluta di coerenza del sistema” – in proposito, sottolineo la seguente scansione del termine: co/er/enza -, per altro verso tuttavia egli mostrò anche che non è possibile che una siffatta “prova” sia rappresentabile nell’“ambito” dell’aritmetica. Dall’aritmetica alla filosofia, il termine “ambito” potrebbe essere sostituito con il termine, caro a Heidegger, di “dimora”, e quindi dimora dell’essenziale. Pertanto, l’opera di Parmenide non è affatto un’“opera aperta”; salvo che non si voglia intendere con tale espressione “l’Essere, che: “è” esattamente così come (la “natura” del)le cose che accadono. Ma, questa, è un’indagine che giammai appartiene alla letteratura.

Giubileo, Parmenide ci lascia solo in certo senso un Poema della Natura “a pezzi”, secondo te perchè in ogni caso ha catturato la storia e dribblato il tempo?
Ottima domanda, che segue il discorso intrapreso con la precedente. Parmenide pensa lo spazio “matematico” e non “geometrico” dell’Essere. Lo spazio di Parmenide è quello originario di Esiodo, lo spazio-aperto del Caos o il vortice del Big-Bang dal quale ha inizio e solo probabilmente avrà fine ogni cosa. La “misura” di Parmenide, con la quale la dea di verità che nel Poema è Dike misura tutte le cose, oltrepassa non solo ogni termine “chiuso” del linguaggio, come abbiamo già inteso, ma quindi anche ogni narrazione storica. Come per Esiodo e la sua Teogonia, Caos precede, dà le misure e precederà sempre Kronos fintantoché Kronos esista.

Giubileo, nella bibliografia (oltre che nel testo in particolare che attraversa centralmente anche le analisi su Parmenide di Hedegger e Severino) molti riferimenti più che “classici” a sociologi e psicologi ecc squisitamente “moderni” se non postmoderni”: un neoparmenidismo relativo è possibile nell’era digitale?
Per me, il discorso di Parmenide resta imprescindibile; ma fintantoché la logica del discorso permane, per così dire, “umana”. Altro sarebbe discutere in ordine a ciò che, in qualche modo, non potremmo più definire “umano”. Tanto premesso, l’intero discorso di Parmenide è aperto, come in parte abbiamo già detto, e dunque proiettato verso un continuo (continuum) oltrepassare che è l’oltrepassare stesso o il “divenire” (nominalistico) delle cose. In tal senso, il pensiero di Parmenide apre ed è aperto da sempre anche a un’era futuribile che noi oggi già chiamiamo con il termine postumano. Inoltre, e in maniera più approfondita, occorre dire che, messo a confronto con la logica algoritmica, che risolve un problema mediante un numero finito di passi elementari, non c’è per me dubbio alcuno che il pensiero di Parmenide attraversi perfino una distesa senza limiti di passi. In pratica, al fine di risolvere il paradosso del mentitore e far sì che Achille raggiunga la tartaruga, per i matematici è stato necessario ricorrere ai numeri “immaginari”. Ma, Parmenide e il suo allievo Zenone conoscevano già dai tempi “antichissimi”, come li definisce Aristotele, la soluzione.

Angelo Giubileo Filosofo e giornalista. Esperto di previdenza obbligatoria e complementare. Già cultore della materia presso le cattedre di Filosofia del diritto, Teoria dell’interpretazione e Logica giuridica presso l’Università degli Studi di Salerno. Socio fondatore dell’Associazione Nazionale per la Rosa nel Pugno e collaboratore per il gruppo parlamentare della Rosa nel Pugno. Tra le sue pubblicazioni: Etica della conoscenza (1999), Sulla natura delle cose (2016), Scritti politico-liberali (2016), Il grande Pan è vivo (2017). Attualmente, collabora con diversi siti e testate giornalistiche on line; e in particolare con: Futurologie (gruppo futurologico, transumanista e futurista dedicato alla futurologia italiana e internazionale) e Pensalibero (notiziario indipendente d’informazione politico-culturale).

https://www.amazon.it/Parmenide-2-0-Libri-Asino-Rosso-ebook/dp/B079C7MRP8

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The Italian Transhumanist-Futurologie, il primo eBook con Zoltan Istvan

A cura dell’ Associazione culturale Hyperion , sede Principato di Monaco è on line “Futurologia della vita quotidiana. Transhumanist Age“, il primo ebook collettivo del nuovo gruppo transumanista e futurista italiano (The Italian Transhumanist-Futurologie), fondato nei mesi scorsi dagli stessi Guerra, scrittore e futurologo ferrarese e l’associazione italo francese curata da Ivan Bruno e Sol, scrittori di fantascienza.
In questo ebook scritti di diversi e noti scrittori futuribili italiani e non solo, oltre ai curatori e gli stessi ferraresi Davide Grandi e Raimondo Galante, scrittore di science fcition e filosofo neosituazionista. In questo eBook, focus è una visione del transumanesimo essenzialmente storico culturale e pop divulgativo, con ‘importante presenza “special guest” del Transumanista libertario attualmente e probabilmente più noto ai media anche europei, ovvero l’americano Zoltan Istvan a cui il nuovo gruppo s’ispira. Oltre a nomi di spicco o noti a livello nazionale quali P. Bruni del Mibact, V. Conte dell’Accademia Belle Arti di Roma, D. Foschi promotore del Nuovo Rinascimento postfuturista, A. Autino di Space Renaissance, lo stesso tecnoerotico F. Ulivieri, i noti blogger e scrittori sperimenti M. Nigro e M. Blindflowers (operativa in Inghilterra), l’esperto geopolitico Casalino, non ultimo il giornalista e filosofo culturale A. Giubileo. il musicista scrittore pop C. Zannetti (padovano ma originario sempre Ferrara) e il filosofo C. Rocchio (collaboratore con Univ. di Tubinga in Germania).
Più nello specifico gli autori segnalano le proprie interfaccia personali con le nuove tecnologie, a volte in senso diretto a volte con modulazioni più astratte, in ogni caso con particolare attinenza agli effetti globali e culturali del computer mondo sul presente.
Ecco alcuni estratti esempi:
Zoltan Istvan “…Tutti abbiamo sentito parlare di collaudi di auto senza conducente sulle strade e di come i medici in Francia stanno sostituendo i cuori delle persone con cuori robot “permanenti”, ma lo sapevate che esiste già un mercato multimiliardario per le cuffie da lettura ad onde cerebrali? Utilizzando sensori elettroencefalografici (EEG) che catturano e monitorano l’attività cerebrale, MindWave di NeuroSky può collegarsi a Google Glass e consentire di scattare una foto e postarla su Facebook e Twitter semplicemente riflettendo su di essa. Altre cuffie ti consentono di giocare ai videogiochi sul tuo iPhone anche con i tuoi pensieri. Infatti, ben più di un anno fa, si è svolta la prima comunicazione mente-a-mente. Un ricercatore in India ha proiettato un pensiero su un collega in Francia e, usando le cuffie, si sono capiti. La telepatia è passata dalla fantascienza alla realtà”……
Roby Guerra “nessun problema a confessarlo: ormai vivo meglio nel ciberspazio che nella vita cosiddetta reale, ma in certo senso neppure degno di spiegazioni o decifrazioni: mica noi internauti siamo eremiti o folli visionari banali, anzi fin troppo vera Normale (e sana) la nostra vita off line, amori e amicizie incluse! Semplicemente Internet è anche, per chi sa captare veramente il nostro tempo e intravedere l’avvenire (in ogni caso qualunque sia il destino sociale e anche personale) è un laboratorio scientifico ad personam, a costi irrisori, poi gli esperimenti confermano o meno le teorie cosiddette reali, ma altra questione. Firmato Robytron
Ivan Bruno “Nel 1950, la Zenith Radio Corporation creò il lazy-bone, una scatola con dei grossi tasti collegata alla televisione con un cavo. L’idea era tanto rivoluzionaria quanto scomoda. Provate a immaginare il tipico marito americano e patriarca, seduto sulla sua poltrona, vedersi volar via il telecomando dalle mani perché il figlio, correndo, è appena inciampato nel filo. Oggi potrà farvi ridere pensare a un sistema di controllo così obsoleto, ma non bisogna dimenticare che, ancora negli anni ‘80, molti di noi hanno guidato macchinine elettriche attaccate, con un filo, al telecomando. E non parliamo di quanto tempo abbiamo dovuto aspettare per giocare a una consolle con il wireless”….

Info
https://www.amazon.it/Futurologia-della-Vita-Quotidiana-Transhumanist-ebook/dp/B078FBPT7N/ref=sr_1_2?s=books&ie=UTF8&qid=1513430626&sr=1-2&keywords=Futurologia
MeteoWeb recensione
http://www.meteoweb.eu/2017/12/transumanesimo/1017943/

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Debord e il cibermondo, intervista a Raimondo Galante

Recentemente il filosofo ferrarese Raimondo Galante (originario di Venezia) ha edito in eBook “Debord 2.0 e la Internet Society”, Asino Rosso edizioni, Ferrara. Una rilettura del celebre guru intellettuale fondatore del Situazionismo nel secondo novecento. Ecco un’intervista di approfondimento all’autore.

Raimondo, il tuo Debord aggiornato all’era informatica e del web, esatto?
Assolutamente, è così… E’ il web in sé con la sua vocazione a trasformare tutto in immagini che si intrecciano e si mescolano in un fantastico carosello caleidoiscopico e che potrebbero essere montate e trasformate in molteplici film potenzialmente infiniti la cui pellicola non è altro che la grande rete telematica globale (World Wide Web), ovvero la dimensione cyberspaziale e iperterstuale della “Noosfera Internet”, è appunto molto debordiano.

Raimondo, nel saggio originario, ora anche in estratti mirati, scritto nel 2000 circa, grande attenzione all’influenza delle avanguardie storiche sull’inventore della psicogeografia: oggi le avanguardie sembrano silenti o comunque laterali, perchè?
Molto semplice le Avanguardie storiche novecentesche, in primis il Futurismo, hanno anticipato tutto ciò che a livello artistico, tecnologico, socioeconomico e politico stiamo vivendo ora. Pertanto, soprattutto con l’avvento dell’universo virtuale del Web la dimensione intera della cultura è l’Avanguardia e tutto ciò di avanzato, innovativo e ipertecnologico che si trova in Internet è pura e semplice avanguardia… Ergo le Avanguardie come fenomeno storico artistico e serie di eventi episodici e isolati tra di loro hanno esaurito la loro funzione storica lasciando e cedendo il passo all’avanguardia algoritmica totale che ingloba in sé come un gigantesco buco nero, interamente fagocitandole e assimilandole tutte le forme artistiche e culturali che vengono trasportate in una dimensione totalmente nuova ed orizzontale dove i limiti ed i concetti di tempo e spazio come li intendiamo noi in maniera tradizionale sembrano veramente aver perso di significato e non avere più senso.

Raimondo, nella tua ultima revisione, sembri proporre un Debord meno politicizzato e persino più umanistico, o meglio postumano?
Assolutamente sì per me Debord assolutamente non solo precursore del Web ma anche del Transumanesimo, inteso nella forma più ampia possibile come superamento dei limiti e dei confini umani fisici, metafisici e culturali immersi nell’universo liquido della comunicazione spettacolare assoluta, che per me va ben oltre il concetto pur avanzato di “Spettacolare Integrato”, inteso come la più antica e arcaica ma anche più avanzata e moderna oserei dire ipermoderna specializzazione del potere, ma si estende in una dimensione virtuale olografica onnicompresiva, pervasiva e totalizzante magistralmente descritta nella splendida e fortunata saga cinematografica ideata e realizzata dai Fratelli Wachoswki, ovvero Matrix.

Raimondo, la Politica ha fatto male a Debord?
Sì assolutamente a distanza di tanti anni ormai quasi un ventennio che lo studio e non avendo più paura di trasgredire le regole della cultura politicamente corretta del pensiero unico dominante che ancor oggi governa e fa da padrone nel mondo delle cattedre universitarie che assomiglia sempre di più a una serie di muraglie cinesi, che a mio avviso, Debord assolutamente in primis geniale artista e regista e soprattutto Arrabbiato (nel sessantotto è stato uno dei massimi leader di uno dei movimenti politici studenteschi più radicali, indipendenti ed anarchici, appunto “gli Arrabbiati”, in aperto conflitto polemico e talvolta violento con il Pcf, il Partito Comunista Francese), avrebbe voluto volentieri abbattere dimostrandosi vero demone distruttore iconoclasta, sicuramente inizialmente spinto da un autentico furore marxista (ma stiamo parlando di un marxismo violento, radicale estremista ed artistico che potenzialmente è assolutamente distruttivo e non fa prigionieri) , ma ben diverso e altro dalla falsa ed artificiosa immagine del melenso e buonista santo laico, che certa stampa di regime e certi commentatori ben introdotti nelle testate giornalistiche italiane ed europee vorrebbero proporre ed imporre quando ci si riferisce alla sua persona ed alla sua opera.

Raimondo, Debord contro la strumentalizzazione veteromarxista, concordi?
Assolutamente sì… Anzi credo che questo sia stato e sia tutt’ora il contributo più importante che ho dato perchè ho privilegiato la originale geniale elaborazione artistica debordiana e situazionista, portandola in certi casi anche alle estreme conseguenze e ho proposto con forza e determinazione un marxismo debordiano originale, radicale, violento e distruttivo impregnato dello spirito appunto innovatore, iconoclasta e destrutturante e disgregante come una cannone antimateria o ancor più come il leggendario potentissimo “raggio della morte ” concepito e progettato (non si sa ancora se mai realizzato) da Nikola Tesla.

Raimondo, in generale, il situazionismo, attualmente anche elettronico, resta una critica oggi del turbocapitalismo e magari dell’Ombra di Internet stessa?
Sì assolutamente e desidero qui ricordare che proprio per questo aspetto il sottoscritto è stato ricordato all’interno del saggio di Carlo Mazzuchelli “80 Identikit digitali”, edito da Google Books (http://delos.digital/9788867756414/80-identikit-digitali); e qui è stato definito come uno dei più importanti, ed influenti tecnosituazionisti insieme a nomi importanti e prestigiosi come quello dell’ex direttore di Rai Due Carlo Freccero.

Raimondo, il fu Gianroberto Casaleggio, situazionista elettronico?
Assolutamente sì come compare nel mio nuovo saggio, la summa della mia opera filosofica omnia su Debord.

Info eBook
https://www.amazon.it/Debord-2-0-Internet-Society-libri-ebook/dp/B0757ZGDWH
Info Raimondo Galante
http://www.nonquotidiano.it/author/raimondo-galante/

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Futurologia: eBook sul Transumanesimo Italiano

*Roby Guerra, “Il transumanesimo italiano. Una nuova scienza sociale del XXI secolo (Asino Rosso edizioni- Network Street Lib, 2017).

E’ on line nelle principali librerie store, una nostra raccolta di articoli sul transumanesimo futuribile. Articoli editi on line negli ultimi dieci anni, su Controcultura/SuperEva, Meteo Web, Blasting News Ferrara Italia e il blog Scienza e Futuro ecc. Con questo nostro lavoro, integriamo altri contributi su certo futurismo sociale contemporaneo già nei nostri libri più importanti editi da Armando Editore di Roma: ovvero Futurismo per nuova umanità… (2012), Gramsci 2017 (2014) e (co-curatore) Marinetti 70. Sintesi della critica futurista (2015), oltre ai saggi presentati in alcune pubblicazioni della rivista italiana del movimento “Divenire” a cura di Riccardo Campa. In questo eBook, ampio focus sul transumanesimo italiano (e area strettamente affine) con capitoli recensioni e note sui vari R. Campa, Estropico, R. Manzocco, S.Vaj, A. Autino, R. Paura, S. Battisti, U.Spezza, C. Rocchio, G. Vatinno, G. Casaleggio. P. Bruni del Mibact, A. Saccoccio, lateralmente gli stessi P. Angela, Davide Foschi e altri. Una sorta di cronache postumaniste integrate da una sezione similare sul transumanesimo internazionale che evidenzia: (il compianto) Marvin Minsky. A. de Grey, L. Page e R. Kurzweil, Z. Istvan, Natasha Vita More, R. J. Sawyer, K. Suntzu e altri. L’ebook è poi completato con una sezione prototransumanista dedicata a alcuni precursori: da Marinetti e i futuristi a I. Asimov e la fantascienza, al futurologo A. Toffler, alla cibernetica o semiotica sociale di Y. Lotman, a Fedorov e al cosmismo russo, ecc.; e da nostri articoli più personali sul futuro delle stampanti 3D, sull’Intelligenza Artificiale, sull’icona pop David Bowie e l’Alcor crionica di M. More, su un partito della scienza futuro e altro, sulla scia anche dell’ultima new wave statunitense del movimento, ovvero il famoso futurologo Zoltan Istvan del Transhumanist Party, noto anche in Europa e i media italiani per la sua candidatura nel 2016 alle ultime elezioni presidenziali Usa (collaboratore anche di Huffington Post). Una scansione relativamente inedita in Italia con cifra ciberletteraria, non strettamente tecnica, in una ottica privilegiata di transumanesimo e futurismo sociale come umanesimo scientifico radicale e avanguardia scientifica stessa.
Dall’ebook un estratto: Divenire 4. Superare l’Umanismo, AA.VV. (Sestante Edizioni) a cura di Riccardo Campa, è sorta di libro manifesto della neonata condizione netmoderna. ‘Oggi, più bordi della conoscenza culturale e scientifica, segnalano certo superamento del postmoderno verso nuovi orizzonti netmoderni: da certo nichilismo debole elettronico a nuovi progetti mobili e volanti, relativamente forti. L’etica e l’immaginazione della tecnoscienza, in breve, non più solo come narrazione orizzontale , ma ipotesi a 360° sociale e futuribile. L’equipe futuristica, transumanistica italiana (sonda di spicco del movimento internazionale) con gli esperimenti letterari e ciberculturali di Divenire è uno di tali bordi: Divenire 4. Superare l’Umanismo, AA.VV. (Sestante Edizioni) a cura di Riccardo Campa è sorta di libro manifesto della neonata condizione netmoderna. Gli autori: Riccardo Campa, Gianni Vattimo, Max More, Aldo Schiavone, Luciano Pellicani, Salvatore Rampone, Roberto Marchesini, Ugo Spezza, Remi Sussan, Mario Pireddu, Francesco Boco, Emmanuele Pilia, Roberto Guerra (chi scrive), Stefano Vaj
In pillole… contro certa necrofilia e resistenza culturali tecnofobe presentiste, un libro già raro software elettronico; con le parole del futurologo Giulio Prisco: “Il transumanismo, quello vero, è rivoluzionario. È sovversivo e politicamente scorretto. Visionario, anti-establishment, futurista.

Info
https://www.amazon.com/Transumanesimo-italiano-scienza-sociale-secolo-ebook/dp/B074W3Y2PG
http://futurguerra.blogspot.com
http://www.divenire.org/
http://estropico.blogspot.com

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Futurologia e Postpolitica nell’Italia del futuro

Per un partito della scienza
Dell’anno 2017: crisi economica internazionale che continua senza vere ricette politico-economiche interessanti all’orizzonte: degrado e/o sfida multietnica in Europa soprattutto senza ricette decenti a breve-medio-lungo termine. Europa in crisi e classi politiche e dirigenti ovunque (in Italia in particolare) distanti anni luce da qualsivoglia coscienza scientifica del nostro tempo in un mondo, piaccia o meno, dominato e dipendente dalla tecnoscienza. Infiniti dibattiti sterili se non mistificanti.
Con una battuta (e in Italia in particolare) le scimmie politiche governano il presente dell’Italia, fu sinistra al potere arcaica e fu destra al’opposizione con ricette debolissime alternative, entrambe essenzialmente ostili alla scienza e la tecnologia: la prima gira e rigira regredita a visioni del futuro a decrescita infelice o sostenibile estrema, la seconda o ancora liberista selvaggia o speculare sulla decrescita antiscientifica alla fu sinistra. In realtà anche per risolvere sul serio a medio lungo termine (ma non nel futuro remoto) la bomba anche demografica costante e alimentare in Africa (ovviamente collegata con il futuro stesso dell’Occidente evoluto) non solo in Italia ormai è necessario nel mondo un vero e proprio Partito della Scienza. Solo gli scienziati o intellettuali o semplici parlamentari in qualche modo, strettamente o culturalmente di formazione scientifica, possono risolvere le gravi problematiche contemporanee: ridando meritocrazie e basi conoscitive sia ai governi nazionali, sia all’Unione Europea che all’Onu, quest’ultimo nei fatti una ormai quasi entità metafisica.
Con veri scienziati al potere e una visione del futuro presente, prossimo, remoto, basata in ogni campo sulla conoscenza essenzialmente scientifica, la società aperta ma scientifica a livello strutturale di un Popper ad esempio, non sarà una utopia, ma la soluzione e innesterà finalmente un circuito virtuoso ed esponenziale per superare a medio termine la crisi economica e anche culturale in Occidente e quella endemica anche biopolitica nel terzo o quarto mondo. Il ruolo nella società aperta scientifica che si pone chiaramente come obiettivo chiaro, preciso e urgente, di artisti e filosofi e eventualmente religiosi sarà un altro, non strutturale pragmatico, come poi persino un ossimoro, vista la natura essenzialmente immaginaria di tali tipologie e forme di conoscenza, ma – appunto – altrettanto importante anche se decentrato e sottomenu in certo senso.
Come educazione scientifica al futuro attraverso certo potenziale linguaggio peculiare del loro immaginario (quello in certo senso archetipico) più orientato in certo modo verso il futuro/futuribile, sul piano sociale; simultaneamente come libera creatività ricerca “artistica”, sorta sia di antivirus dialettico e di scienze immaginarie di frontiera – eventualmente e potenzialmente suscettibili di eresie scientifiche ma a volte destinate ad allargare i confini stessi della scienza ufficiale.
Ma le macchine pragmatiche fu politiche, fu economiche, per pensare e fare siano finalmente essenzialmente scientifiche e conoscitive, riassumendo in tal senso.
Più o meno le ricette scientifiche, di numerosi scienziati sociali, puntualmente emerse da una amplissima pubblicistica editoriale, tra libri, convegni, Internet, strutturalmente sono simili: per una postpolitica di parlamentari scientifici, per una tecnoeconomia di nuovo sviluppo possibile con attenzione anche all’ecologia come antivirus del divenire tecnoscientitfco produttivo; ottimizzazione dell’AI (Intelligenza Artificiale), Robotica, Automazione, Telelavoro, Genetica alimentare e cosi via, ottimizzando al massimo ogni risorsa tecnoscientifica possibile, in divenire e futura: controllo pubblico e gratuito come obiettivo dei fondamentali bisogni primari, abolizione semivirtuale del lavoro, redditi o meglio bioredditi di esistenza e civiltà sempre come obiettivi. Libera ricerca scientifica e libera espressione estrema. Insomma una visione etica (ed estetica) scientifica essenzialmente libertaria, con il relativismo di ogni religione circoscritte alla sfera esclusivamente astratta e immaginaria, senza alcuna interferenza vera laica, come sarà la futura società democratica e scientifica.
La macchina per pensare e fare (post)politica
Prima o poi, al di là della struttura organizzativa attuale in Italia cosiddetta transumanista o altri futuribili in ambito futurologico contemporaneo, per forza di cose essenzialmente culturale, una certa svolta operativa metapolitica diventerà inevitabile. Vuoi per il probabile ulteriore degrado generale psicosociale ed economico, vuoi per la sempre maggiore divulgazione dei memi trasumanisti e o futuribili nel dibattito intellettuale e mediatico. Facile prevedere, più si evolvono sopratutto i temi radicali, longevità potenziale, mind up loading, ingegneria genetica, crionica le ricerche scientifiche radicali, senza cambiamenti più evoluti e scientifici generali in politica e nella stessa opinione pubblica, in primo piano purtroppo amplificazioni bioetiche fondamentaliste ulteriori rispetto già a certi segnali concreti in tal senso, dall’eutanasia, all’AI (Intelligenza Artificiale), Automazione e Robotica stesse. Certa desiderabile macchina per pensare e fare quindi strettamente politica domanderà la discesa in campo della comunità scientifica nazionale con le avanguardie futurologiche transumaniste promotrici in tal senso con programmi, come accennato, strettamente scientifici e con la Società Aperta dello stesso Popper e altri come obiettivo.
Poco importa se magari gli stessi attuali popperiani o simili scienziati e ricercatori italiani esitano eventualmente scettici sulle visioni radicali futorologiche e transumaniste. Una forte apertura della comunità futuribi transumanista italiana alla Comunità scientifica nazionale è passaggio inevitabile per favorire i memi transumanisti stessi e all’interno della comunità scientifica nazionale sono già presenti anche ricercatori dialettici e aperti se non anche favorevoli anche ai temi più radicali e d’avanguardia. Va da sè: il possibile Partito della Scienza dovrà – per essere credibile e robusto a priori – coinvolgere i principali scienziati italiani e le principali dinamiche ufficiali scientifiche e organizzate italiane. Ovvero le Università, il Cnr, il Centro Majorana di Erice, il Cicap, l’Asi, la Fondazione Veronesi e cosi via, fino come contributi laterali e sinergici il gruppo Transumanista e altri gruppi o associazioni scientifiche operative in Italia, come ltalian Institute for the Future, Space Renaissance e nuovamente così via.
Per la cronaca, come noto anche ai grandi media europei, questa potenziale amplificazione metapolitica transumanista e futurologica, non sarebbe una novità assoluta, dopo il noto Transhumanist Party del futurologo americano Zoltan Istvan (già candidato quantomeno virtuale alle ultime presidenziali Usa e autore del bestseller Transhumanist Wager). Il suo è già un Partito della Scienza aurorale: per l’Italia almeno da relativizzare e potenziare con la fondamentale interfaccia prioritaria della Comunità Scientifica nazionale…

Info
hPlus Magazine 2015
Intervista a Z. Istvan
Meteo Web
Futurismo e Transumanesimo recensione
Divenire 4 Superare l’umanismo
CICAP

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Intervista a Maurizio Ganzaroli, scrittore di fantascienza

Stasera, 23 giugno, presso il bar Pinguino chiosco di Via Ticchioni, dalle 20 circa presentazione dell’ ultimo libro di Maurizio Ganzaroli ‘Mondi Diversi’ (eBook Asino Rosso,a cura del futurista ferrarese R. Guerra). Libro elettronico di fantascienza e fantahorror, ‘classica’ ed ‘elettronica’, ispirata da Lovecraft e la saga degli zombies, cinematografica dei vari Romero e Carpenter.

Un libro elettronico degno di Urania. Fantascienza doc o futurismo gotico, tra racconti lunghi e brevi, tra science fiction e fantasy, senza confini di genere… Un approfondimento?
Sono mondi alternativi, mondi malati e mondi che forse coesistono nelle persone e attorno a loro. Mondi che dalla tranquillità passano al caos e al terrore, oppure trovano altre soluzioni per vivere dietro uno specchio. Proprio come Alice, il lettore avrà la sensazione di passare attraverso uno specchio o un varco intradimensionale da cui verrà assorbito e scagliato in un tempo alternativo senza fine e senza via di fuga. Aurore viola, zombie e persone che da buone diventano malefiche, desideri che non si dovrebbero esprimere e ragazze che si sdoppiano, sono soltanto alcuni degli elementi che formano questo libro.

Sei un personaggio conclamato a Ferrara, quasi un destino vista l’infanzia passata a giocare nei giardini di Palazzo Diamanti?
Non so se essere stato bambino dentro al Palazzo dei Diamanti – ci sono quasi nato dentro, avevo solo pochi mesi di vita quando ci siamo trasferiti là – abbia influito su possibili e faticosi successi, ma sicuramente ha influito sulla mia preparazione e declinazione all’arte in tutte le sue prospettive. Basti solo pensare a quando mio padre, stanco di dover imbiancare continuamente i muri disegnati da me, quando compì sei anni mi comprò degli acquerelli e due pennelli come regalo di compleanno, e dopo aver dipinto il tramonto che avevo ammirato la sera prima sul fondo di cartone della torta che avevo conservato, Giorgio De Chirico, che passeggiava per il porticato del palazzo, lo volle acquistare a tutti i costi (non era abituato ai rifiuti). Per i 15 giorni in cui rimase a Ferrara, ogni giorno venne a chiamarmi perché lo seguissi all’interno della galleria ad ammirare i suoi quadri, che mi spiegava con dovizia di particolari, mentre che spaventava i visitatori apparendo loro alle spalle senza preavviso.

Ferrara città d’arte o mito? Di scrittori … convenzionali o creativi?
Ferrara è stata una città d’arte e continua sopravvivere su quel mito ancora oggi.
Forse perché i tempi sono cambiati o perché sono cambiate le necessità e le persone, quella che un tempo era la terza città dove esporre per poter dire che si era ‘arrivati’ era Ferrara, e il palazzo dei Diamanti era famoso come il Metropolitan di New York, oggi siamo diventati un po’ sbiaditi. Ferrara ha sempre sfornato creativi e artisti di ogni genere e in altre epoche c’è stato modo di essere riconosciuti dentro alla città per quello che si era e si valeva, invece di dover uscire e rientrare poi dalla porta di servizio.

La fantascienza ‘classica’ e un poco dark alla Lovercraft attraversa la tua scrittura, ma anche l’Immagine – la tua pittura – e l’arte elettronica, la tua Net Art, esatto?
Sicuramente tutti i miei racconti sono visivi poiché le scene, le emozioni che descrivo sono sempre viste da me come dei quadri, in parte per il fatto che sono pittore e in parte perché essendo anche videomaker, queste scene le vedo scorrere davanti a me e descrivo ciò che vedo e non come dovrebbe essere. Lascio molto spazio alla fantasia della persona che deve spaziare nel leggere e non descrivo in maniera barbosa o troppo precisa. Credo che il racconto debba essere scritto proprio come se lo si raccontasse a qualcuno come una favola, buona o cattiva non importa, e che quindi ci debba essere l’interessamento della fantasia, affinché ognuno ci metta le sue paure, le sue fobie ed ossessioni nelle cose che va ad ascoltare, così da avere un carattere del tutto unico per ogni lettore. Spesso succede poi che il racconto non rimane soltanto qualcosa di scritto, ma diventi qualcosa d’altro come nel caso di Bianca e Lucente, che è diventato un quadro in mostra in questo momento a Roma, oppure come Electric Girls chè è diventato un progetto multiartistico.

Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi?
Facile. Tutti! Sono una persona che si getta subito a capofitto nelle sfide specie se sono cose mai provate prima, anche se comunque ho esperienze in diversi campi dell’arte, dalla sceneggiatura, alla recitazione, dalla performance alla pittura, dalla installazione light art alla poesia ecc. scrivo articoli sui misteri, musica e cinema.

Info:
bn italia
future shock
ebook

BORDO PAGINA
La crionica non è fantascienza…

Copernico si è laureato a Ferrara, ma qua l’evoluzione scientifica mentale, a quanto pare è sempre quella, premoderna, a parte ovvio eccellenze Unife e figure straordinarie come Zamboni. In questi giorni spicca in tutto il mondo la notizia rivoluzionaria e clamorosa di una giovanissima ragazzina inglese (14 anni) autorizzata da un Giudice inglese (per la prima volta in Europa se non erro) a ibernarsi come unica prospettiva di non morire definitivamente, viste le condizioni terminali e senza scampo per una malattia incurabile. Incurabile allo stato attuale della medicina scientica. Ebbene, anziché gioire, in questo mondo in semidefault generale, per certi orizzonti relativamente imminenti ma possibili e desiderabili della scienza d’avanguardia, sulla stampa nazionale, tranne piu neutre e-o eccezioni, sembrava il Bollettino di Frankenstein. Nello specifico local o dintornisu La Nuova Ferrara e anche il Resto del Carlino nazionale, usciti piccoli dossier, proprio piccoli e disinformati in quanto colmi di imprecisioni e poco aggiornati. Pure bastava un giro nel web. Tale disinformazione riguarda sulle testate in questione , un noto scrittore ovvero Roberto Pazzi ma anche presunti esperti e scienziati, medici abbastanz anonimi nel dibattito internazionale, che – pur anche possibilisti- quantomeno potevano evidenziare (senno sembra solo science fiction…) le fonti ufficiali scientifiche, leggi Medici e Filosofi anche collegati alla Crionica, le ricerche sulla Longevità parallele e attinenti, persino una scienza sociale, ovvero il Transumanesimo cosiddetto. Parliamo di medici, ricercatori, sociologi ecc. accademici, che lavorano in Università accademiche o Istituti in sé autorevoli, non di New Age o mera fantascienza. Figure come Max More o Aubrey de Grey, di cas quasi alla CNN o la BBC o le principali testate mediatiche anglosassoni e non solo. Abbiamo letto, a parte le riflessioni letterarie di Pazzi rispettabili ma molto opinabili di tecniche mediche quasi da stregoni e al massimo forse fattibili tra due o tre secoli, di mero Business e costi proibitivi! Ma la Crionica o Life Extension e la Longevità stesse non sono mera fantascienza. Dal punto di vista scientifico dei veri esperti, si parla anche di pochi decenni, massimo meno di un secolo. La crionica ecc., è una Medicina sperimentale semmai, allo stato attuale, una alternativa possibile e i costi variabili a seconda delle diverse Cliniche oggi esistenti, in Usa e Russia, tra non molto anche in Spagna, GB e forse Italia, costi sempre più sostenibili, di questo passo appena superiori – se la ricerca continua cosi- delle Pompe Funebri e dei Funerali classici, questi si dai costi già sproprozionati…
Max More è lo stesso fondatore della più importante Clinica Crionica cosiddetta in Usa: il Transumanesimo stesso ha coinvolto e coinvolge figure inoltre come lo stesso Marvin Minsky, padre dell’Intelligenza Artificiale scomparso ancora recentemente, la stessa Marthin Rotthblatt, ricercatrice olandese e imprenditrice celebre per le sue ricerche mediche laterali già molto concrete (originate proprio dalla grave malattia della sua bambina), scrittori celebri come Bruce Sterling e persino Dan Brown. Va da sé, la critica più risibile, a parte ancora Pazzi che è un letterato e di scienza ne sa come Tolomeo, che pur ammettendo l’eccezionalità del caso, ha scomodato l’archetipo di Lazzaro et similia (leggendoli solo letteralmente, ma il simbolo ambivelente e il desiderio ben noto dell’artista di essere immortale persino con le proprie opere?) per contestare la Crionica o l’Animazione Sospesa (più tecnicamente parlando) come pericolosa e inquietante— è la questione del Business! Come se vaccini e farmaci e protesi magari bioniche o robotica chirurgica siano frutto solo di qualche alambicco alla Dottor Jackill! (come sembra leggendo in merito il solito Foglio notoriamente antitransumanista).
Noi stessi, per la cronaca nel 2010, come futuristi abbiamo partecipato a un convegno internazionale con presenti anche proprio gli stessi Rothblatt, De Grey e More (e diversi altri internazionali) oltre agli italiani Campa e Prisco ecc. (curatori dell’AIT di Milano, una delle due sezioni italiane, l’altra è il Netowrk+Transumanisti, dell’americana Humanity+ fondata con altri dallo stesso More! In Italia un “cronico” noto è lo stesso ancor giovane Bruno Lenzi, anche noto ai media, Resto del Carlino incluso). Qualcuno persino da noi intervistato.
Riassumendo, la stampa – e non solo – semplicemente si aggiorni, poi legittimamente pro o contro (altra questione dopo la trasparente perà dialettica conoscitiva, così è solo disinformazione o il solito passatismo antiscientifico oggi dominante).

Per info consultare i seguenti link:

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-11-18/quattordicenne-inglese-muore-cancro-si-giudici-all-ibernazione-124419.shtml?uuid=ADCXNdxB

http://www.quotidiano.net/cronaca/ibernazione-umana-1.2689662

http://www.ilfoglio.it/scienza/2016/11/18/news/ibernazione-criogenesi-ragazza-inglese-107165/

https://en.wikipedia.org/wiki/Max_More

https://it.wikipedia.org/wiki/Aubrey_de_Grey

https://en.wikipedia.org/wiki/Martine_Rothblatt

http://estropico.blogspot.com

http://www.transumanisti.it

http:/transvision2010.wordpress.com

http://us.blastingnews.com/opinion/2016/11/life-extension-from-history-to-futurism-in-the-twentieth-century-001239421.html

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