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CONTRO VERSO
Filastrocca di un assassino

Ci sarebbe stato da ridere, se non fosse stato un dramma. Lui, omicida, nell’udienza in carcere per parlare dei figli che aveva reso orfani poche settimane prima, ha esaltato il valore della buona educazione. Che supponga consista nel sedersi composti, masticare a bocca chiusa, non dire parolacce e ammazzare la moglie il minimo indispensabile.

Filastrocca di un assassino

Io l’importante l’ho individuato,
è che mio figlio sia un bimbo educato.
La mamma è morta, sì, nell’incidente.
Io l’ho ammazzata, vabbè; è rilevante?
Poi fatta a pezzi e nascosta sotto al letto
per non volerla lasciare, dopotutto.
Perciò il divorzio non l’ho mai contemplato:
nel mio paese sarei disonorato.

Il signor giudice allora mi ha risposto:
“E un assassino ha l’onore tutto intero?”
L’ho accoltellata, sì, lo riconosco.
Ma poi è morta? È morta per davvero?

Si può immaginare la rabbia, lo sconcerto che provoca parlare con un uomo che ha ucciso la moglie e sembra non esserne minimamente consapevole. Eppure, ripensandoci, è plausibile che anche la sua memoria fosse inceppata come pure il suo rapporto con la realtà. Una morte violenta è un trauma grave, si vede, per chi la piange e anche per chi l’ha provocata.

CONTRO VERSO, la rubrica di Elena Buccoliero con le filastrocche all’incontrario, le rime bambine destinate agli adulti, torna su Ferraraitalia  il venerdì.
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L’ossimoro di Noa

L’ossimoro è la figura retorica che consistente nell’accostare parole che esprimono concetti contrari.
Come la storia di Noa Pothoven, la ragazza olandese di 17 anni, che ha scelto di smettere di vivere.
Noa soffriva di depressione, anoressia e stress post traumatico per aver subito delle violenze da bambina. Non sopportava più il dolore che il tempo non era riuscito minimamente ad alleviare.
E dopo aver salutato con un post le persone che avevano seguito la sua storia, si è spenta a casa sua circondata dalla famiglia.
Non sono di sicuro queste poche righe il luogo opportuno anche solo per accennare se sia giusto ricevere aiuto per morire, così come aveva chiesto lei. Pare infatti che, non essendoci le condizioni nel suo caso per poter accedere al suicidio assistito, si sia lasciata morire smettendo di mangiare e di bere, aiutata solo per evitare le sofferenze che questo comporta.
Un gesto che fa riflettere sulla profondità della sofferenza psicologica patita da Noa.
A pensare ad una ragazza di 17 anni che desidera morire, quando invece dovrebbe essere l’emblema della gioia di vivere, non riesco a trovare un’immagine diversa per descriverla.
Un ossimoro, sono due concetti opposti, che mai dovrebbero coesistere.
Due calamite potenti che dovrebbero solo respingersi.

L’INTERVISTA
Il centro Perez, un rifugio sull’orlo dell’abisso: “Qui si impara
ad affrontare la propria sorte”

“Questo è un luogo di esercizio quotidiano, di resilienza: un carattere del quale oggi si parla molto e che ben descrive l’atteggiamento mentale richiesto a una persona che ha subito un trauma grave e cerca di ricominciare a vivere”. A dirlo è Anna Perale, coordinatrice del centro Perez della Città del ragazzo di Ferrara. “E’ come parlare di amore sull’orlo di un abisso. L’abisso per queste persone c’è sempre, accompagna la loro esistenza. La consapevolezza che ciascuno ha della propria condizione e la sostanziale capacità di affrontare la realtà non prescinde da momenti di disperazione e dolore. Il senso di perdita è sempre in agguato. Ci si fa forza reciprocamente, si vive profondamente il senso di solidarietà. Qui si è senza maschere, affrontare la propria disabilità con serenità non è semplice: la serenità va continuamente sostenuta e sorretta”.
Per riuscirci, Anna, i suoi collaboratori Conrad Binder e Maria Grazie Aretusi, il tirocinante Marco Borgatti, la decina di volontari che dedicano una parte del loro tempo e delle loro energie al centro Perez, cercano di offrire ai 28 ospiti della struttura giornate piene e ricche di stimoli. La mattina dalle 8,30 alle 12,15 si lavora: attività di corniceria, tipografia, stampe digitali, assemblaggi manuali di varia natura su commissioni esterne, cioè lavori richiesti e pagati. Poi mansioni di orto-giardinaggio nello spazio esterno al centro, che occupa la palazzina fra l’edificio principale e la palestra della Città del ragazzo.

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Anna Perale, coordinatrice del centro Perez

“Il pomeriggio – riprende Anna, laurea in Farmacia e qualifica di educatrice professionale – alterniamo il laboratorio teatrale all’attività motoria, al ballo, ai canti corali”. Al corso di ballo può partecipare anche chi è in carrozzina o ha problemi di mobilità. Gli educatori della cooperativa Indaco sperimentano per la prima volta in Emilia Romagna tecniche di coinvolgimento che non escludono nessuno. I canti corali sono diretti da una giovane psicologa diplomata al conservatorio musicale: non hanno solo valore ludico, ma anche riabilitativo per chi soffre di afasia o disartria, cioè problemi nell’emissione e nella deglutizione causati, per esempio, dall’intubamento post coma.

Gli ospiti attuali sono tutti in età adulta, come Gianluca Melloni che ha raccontato su ferraraitalia la sua storia [leggi]. Il centro è intitolato a Francesco Perez, nobile veronese che nell’Ottocento cedette tutti i suoi beni e si mise al servizio dell’Opera fondata da don Giovanni Calabria, di cui la Città del ragazzo è parte. E’ sorto nel 1999 per fornire sostegno a persone con disabilità conseguenti a trami di varia natura: incidenti, ictus, trombosi, emorragie, ischemie…
“Nel tempo la vocazione della nostra struttura è mutata – racconta Anna Perale, in servizio dal 2006 -. All’inizio forniva essenzialmente un servizio mirato alla valutazione e al reinserimento socio-lavorativo dei traumatizzati. Poi si è progressivamente orientata alla formazione e alla riabilitazione. Comuni, Asl, Azienda ospedaliera, Opera Don Calabria sostengono questo progetto. Le leggi sull’inserimento lavorativo di persone con disabilità sono bellissime – afferma la coordinatrice – ma le aziende fanno fatica ad accettare persone con gravi inabilità. La maggiore collaborazione c’è da parte di enti pubblici, cooperative e imprese del terzo settore. Poi va fatta una considerazione: in un incidente stradale può essere coinvolto chiunque, ma i problemi vascolari normalmente colpiscono persone in età matura, dai 50 anni in su. E persone di questa età incontrano più ostacoli delle altre nel reinserimento”.
Il risultato è che il Perez si è progressivamente trasformato in un centro diurno specializzato, a sostegno di uomini e donne alle prese con una situazione della quale hanno consapevolezza. “A differenza di chi ha disabilità congenite, i nostri ospiti hanno lucida coscienza di un ‘prima’ e di un ‘dopo’ “. Il demone è l’evento che ha cambiato le loro vite. “Il lutto della perdita affiora di continuo. Per chi si trova in questa condizione l’accettazione del proprio stato è faticosissima”. Lo è anche per le famiglie: alcune resistono altre si disintegrano. “I genitori restano sempre accanto ai figli, mogli o mariti non sempre ce la fanno a sostenere i congiunti”.
E nel dolore emergono le sfumature caratteriali di ciascuno. “In generale chi si sente responsabile della propria sorte, per un’imprudenza o un eccesso compiuto, si pacifica con se stesso prima degli altri. Ma chi si reputa vittima non riesce a farsi una ragione di quel che gli è capitato. Non ci si rassegna. Non si perdona. Le domanda ‘perché io’, perché proprio a me’ ricorrono quotidianamente”. Insomma, con la disabilità si convive, con l’evento che ha sconvolto la vita è più difficile. “Ogni giorno si riapre il dialogo su questo. Canto e teatro costituiscono forme espressive che ci aiutano a dare sfogo a queste angosce e a rappresentare tutti i vissuti. La cosa che più conforta è percepire che qui non si è giudicati ma sempre accolti”.
Ogni tanto ci sono momenti di tensione. “Per stemperarli un giorno, anziché incartarci nelle rimostranze, ciascuno ha scritto le cose che lo fanno stare bene. Le abbiamo raccolte in un elenco”. Fra le tante si legge: “Mi fa stare bene sentirmi nel cuore e nei pensieri degli altri”.

Osteopatia: rimettere a posto le ossa per ristabilire salute e armonia

L’osteopatia è una scienza terapeutica manuale che si fonda su una filosofia ed un ragionamento causa-effetto. Interviene sulle strutture umane e il suo scopo è quello di ristabilirne l’armonia funzionale, perché possano nuovamente espletare il loro ruolo nelle migliori condizioni. Una disarmonia funzionale risale a condizioni precise che ne favoriscono la manifestazione, e lesioni che turbano la mobilità ed i normali rapporti delle strutture del corpo. La lesione osteopatica, chiamata anche “disfunzione somatica” (somatico significa relativo al corpo), è una restrizione della mobilità naturale di una struttura. Tutte le strutture sono mobili, in relazione le une con le altre.
L’osteopatia oggi va molto di moda, ma non è la terapia “ultimo grido”. L’osteopatia non ha inventato niente, è solo un modo diverso di considerare alcuni aspetti che ci concernono. Il procedimento osteopatico non consiste in una serie di ricette utilizzate, piuttosto di altre, in tale o talaltra affezione, ma mira a normalizzare ed armonizzare le strutture (fasciali, viscerali, ecc.) che hanno perso una parte della loro dinamica naturale e che, per questo, sono poste in una situazione difficile, che non può più loro assicurare un funzionamento normale. L’interesse della persona nella sua globalità resta prioritario.

In osteopatia è particolarmente importante il concetto cranico, ossia l’applicazione alla sfera cranica dei principi dell’osteopatia, introdotto da parte del suo fondatore il dr. Sutherland. Osservò in particolare che tutte le ossa del cranio si articolavano attraverso forme precise che erano in grado di permettere ad ogni singolo osso un ben determinato movimento. L’intricata architettura delle ossa craniche lo indusse a chiedersi se questa strutturazione favoriva il movimento. Cosa muove le porzioni ossee craniche? Tale movimento fu messo in evidenza dal dr. Sutherland attraverso il tatto. Lui comprese il funzionamento di questo speciale meccanismo a cui diede il nome di Meccanismo respiratorio primario. Con meccanismo respiratorio primario si intende la respirazione dei tessuti che prende origine a livello cellulare, con costanti scambi di metaboliti e cataboliti, attraverso un mezzo liquido e attraverso le membrane cellulari. In sostanza, l’encefalo è l’organo che necessita di più ossigeno di qualsiasi altro; a riposo il metabolismo cerebrale corrisponde a circa il 15% di quello complessivo dell’organismo, pur essendo la sua massa solo il 2% dell’intero essere.
Il metabolismo cerebrale in condizioni di riposo è sette volte e mezzo il metabolismo medio del resto del corpo, ed è principalmente legato al funzionamento delle pompe ioniche a livello delle membrane cellulari dei neuroni. Ecco che un improvvisa carenza di sangue o di ossigeno in esso provoca uno stato di incoscienza entro i 5-10 secondi.
Sutherland per descrivere il Meccanismo respiratorio primario, lo paragona al cosiddetto movimento a ruote dentate, indicando un sistema attraverso il quale il movimento di un osso cranico si trasmette a tutti gli altri, proprio come un sistema ad ingranaggi, determinando un movimento complessivo della struttura. Questa mobilità è apprezzabile con la palpazione e si manifesta ritmicamente 8-13 volte al minuto.
Sappiamo che anche solo un insulto, sia fisico sia emotivo, può generare modificazioni permanenti della nostra struttura. Ogni insulto, ogni trauma non dissipato, ovvero non seguito da un ritorno all’omeostasi, genera una modificazione nella direzione della restrizione, che implica ispessimento o densificazione del tessuto connettivo.
L’osteopata, con il suo bagaglio di conoscenze anatomiche, embriologiche, neurofisiologiche e biomeccaniche, rimodula e riarmonizza la disfunzione ed elimina il dolore.

Su quali disturbi agisce l’osteopatia, le più comuni indicazioni:

• “mal di schiena”, dovuto a problemi articolari, ernie e sciatalgie
• dolori cervicodorsali
• dolori sacrolombari
• altri disturbi del rachide cervicale (es. postumi di “colpo di frusta”, parestesie, nevralgie cervico brachialgie)
• cefalee, emicranie, dolori e nevralgie facciali
• vertigini
• dolori articolari quali sindrome di spalla, dolori al gomito, disfunzioni al ginocchio o alla caviglia-piede (ad esempio esiti traumatici)
• dolori da tensione muscolare
• disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare
• disturbi “posturali”
• disordini funzionali delle vie digestive (ernie iatali, ecc.)

La pratica osteopatica risulta efficace anche per:

• problemi cranici, otiti, rinofaringiti, sinusiti
• problemi stomatognatici
• problemi legati al parto (soprattutto distocico e cesareo)
• problemi circolatori
• problemi viscerali a livello cardiorespiratorio o uro-ginecologico
• problemi neurologici

Ma, attenzione, l’osteopatia non ha alcuna efficacia in caso di lesioni anatomiche gravi od urgenze mediche dove l’azione chirurgica diventa insostituibile.

nascita

Trauma e nascita

Almeno l’80% dei bambini con alterazioni dello sviluppo, che comprendono anche deficit di concentrazione e autismo, ha alle spalle una storia di parto traumatico.
Il cervello è contenuto nella scatola cranica, una struttura adatta a sopportare la temporanea compressione all’interno del canale del parto e una conseguente grossa espansione durante il primo pianto del neonato.
La parte terminale del sistema nervoso è posizionato all’interno dell’osso sacro (l’osso largo che
forma la parte posteriore del nostro bacino). Anche quest’ultimo osso è strutturato per assorbire le
forze di compressione dovute alle contrazioni uterine, e in seguito a riequilibrarsi grazie ai movimenti corporei che avvengono subito dopo la nascita.
nascitaLa colonna vertebrale protegge il midollo spinale connettendo la testa al bacino.
I problemi che possono essere presenti durante il travaglio e il parto possono compromettere queste
aree strutturali, e, di conseguenza, alterare il sistema nervoso al loro interno, interferendo quindi con il suo sviluppo fisiologico.
Le disfunzioni strutturali dovute ad un trauma da parto possono essere corrette precocemente, in modo da permettere fin da subito un buon sviluppo neurologico. I problemi legati all’apprendimento, al comportamento e allo sviluppo possono essere affrontati ridando al bambino una corretta integrità anatomo-fisiologica.
In molti paesi è ormai prassi comune far seguire il bambino appena nato da un osteopata, in modo da prevenire possibili future disfunzioni del sistema muscolo scheletrico, nervoso, viscerale e comportamentale. La collaborazione poi con altre figure (medici specialistici, omeopati, psicomotricisti, fisioterapisti) è sempre la soluzione migliore per il soggetto preso in cura.

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