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Tresigallo, “Autunno da sfogliare” ed. 2021
Le biblioteche incontrano gli scrittori

“Autunno da sfogliare 2021” Riparte la rassegna dedicata agli incontri con gli scrittori nelle biblioteche di Tresigallo e Formignana, ospiti quest’anno non solo scrittori di romanzi ma anche autori di saggi sul benessere, sul turismo industriale e sull’infanzia.
Primo appuntamento venerdì 22 ottobre ore 18,00 alla Casa della Cultura di Tresigallo con Roberto Manfredini.
Roberto Manfredini è professore ordinario di Medicina Interna presso l’Università degli Studi di Ferrara e direttore dell’unità operativa complessa di Clinica Medica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Anna di Ferrara, è uno dei massimi esperti italiani di cronobiologia.
Il libro che presenta:  “Un tempo per ogni cosa. Vivere in sintonia con il proprio orologio biologico”, Piemme 2019. Dialoga con l’autore Anita Arlotti, bibliotecaria e responsabile della Casa della Cultura.

Durante l’incontro sarà possibile acquistare l’opera dello scrittore.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti,  obbligatori green pass e mascherina

Su una panchina rossa, in bilico fra amore e violenza

di Lorenza Cenacchi

La Panchina rossa, il concept musical contro la violenza alle donne della Compagnia Sole Luna di Andrea Bregoli, è andato in scena la scorsa settimana al Teatro 900 di Tresigallo. Sul palcoscenico in primo piano due panchine, una bianca e una rossa, richiamo al progetto, avviato nel novembre 2017 in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, che consiste nel dipingere di rosso alcune panchine dislocate in luoghi pubblici, in ricordo delle donne vittime di femminicidio. Lì sopra, seduti, si alternano donne e uomini, in dialoghi che svelano tutta la fragilità dei pregiudizi e degli stereotipi, su cui si fondano le discriminazioni di genere. Dialoghi tra donne di generazioni diverse: le lotte per il femminismo, che hanno modificato il ruolo della donna nella famiglia, nel lavoro, nella società, ma che lasciano ancora qualcosa di incompiuto… la libertà della donna di essere se stessa.
Poi il dialogo tra uomo e donna su un caso di femminicidio nei confronti di un’amica comune: l’amore che diventa ricatto, violenza, possesso, gelosia da un lato e paura, sottomissione dall’altro, che “diventa un groviglio stretto, dove non passa l’aria”. L’amore come forma di riappropriazione dell’altra, che cerca di fuggire per ritrovarsi, per essere libera e che porta, in nome dell’amor, a gesti estremi, quegli stessi di cui parlano ogni giorno i giornali. Il mostro, l’assassino, il violento, è l’uomo che non ha compreso il significato di amare, che si nutre della paura. E’vittima o carnefice? Le donne subiscono ingiustizie anche nel lessico…? Perché le parole declinate al femminile hanno un significato diverso? E se le parole fossero l’affermazione dei pensieri? Le canzoni che fanno da cornice allo spettacolo cercano di attenuare la tensione emotiva che coinvolge lo spettatore, che non ottiene risposta alle numerose sollecitazioni ricevute, bensì un invito al dialogo tra donne giovani e adulte (la creazione di reti di solidarietà e aiuto) e tra donna e uomo, alla scoperta della comune radice di esseri umani.

LA RECENSIONE
‘Dall’Alto della Pianura’, l’ultimo libro di Stefano Muroni,
per riscattare le storie della nostra terra dalla violenza del tempo

Il nuovo libro Stefano Muroni, ‘Dall’Alto della Pianura’, Storie perdute di amore e di
follia’, è stato presentato lo scorso 12 aprile alla Casa della Cultura di Tresigallo 

“Ho sempre avuto un problema con le cose che finiscono. (…)
Ho sempre avuto difficoltà a staccarmi dalle cose, dalle persone, dalle storie. Vorrei, in cuor mio, che niente terminasse, che le esperienze belle durassero per sempre. Invece, tutto cambia, tutto viene abbandonato, tutto rischia di essere a poco a poco dimenticato.
Per questo ho iniziato a trascrivere queste testimonianze: per non farle morire col tempo”.

Così scrive Stefano Muroni nelle ‘Note dell’Autore’ del suo nuovo libro, ‘Dall’Alto della Pianura’, Storie perdute di amore e di follia, prefazione di Diego Marani, fresco di stampa per Pendragon (marzo 2017). Non solo una raccolta, ma un “romanzo di racconti”. Otto narrazioni, a ricordarci che siamo nel territorio del ‘per sempre’: otto è il simbolo dell’infinito.

Spegnete il rumore del mondo. Provate a leggere l’ ‘Oriele’ con voce sussurrata, in una sera che non va di fretta. Magari in una notte di luna piena. “In cielo, la luna era così tonda che illuminava come se fosse giorno, e tutte le risaie erano d’argento e il grano d’oro splendeva di blu”. Riattraversate le lande del tempo per tornare a un “punto preciso della campagna di Gherardi dove non cresce più il grano”. Perché lì – lo sentirete ripetere, ripetere ancora e infine echeggiare dentro – “il grano non ci cresce più”.

Meritano un silenzio raccolto quelle frasi che ritornano: parole come un rosario da sgranare. Immaginatevi allora in un luogo remoto, senza orologio – il calore animale di una stalla, sospiri e sguardi, il tremolìo di un lume – dove fole, leggende e storie “vere” camminano, di bocca in bocca, di padre in figlio.
“Il ricordo fonda la catena della tradizione che tramanda l’accaduto di generazione in generazione”, afferma Walter Benjamin nel famoso saggio Il narratore.
In racconti come l’Oriele – uno dei punti più alti di questa raccolta, insieme a Spighe di grano o Favola di Natale – respira l’anima di una Terra. Di un paese e della sua gente.. Il secondo libro di Muroni è ancora un atto d’amore per la sua Terra: la presentazione in anteprima, non a caso, sarà alla Casa della Cultura di Tresigallo il prossimo 12 aprile alle ore 21.

“C’è di tutto in questo almanacco campestre, il quale vuole favoleggiare, attraverso gli occhi di poveri cristiani intrappolati in un paese di una sperduta provincia italiana del nord Italia – probabilmente scordata perfino dal Padre Eterno – le vicende più disparate e drammatiche, gli avvenimenti più felici e antichi. Io non ho fantasticato niente, questo è sicuro – osserva Stefano Muroni -. Tutto mi è stato spifferato di sana pianta e da voce viva dai protagonisti diretti o dagli interlocutori interessati”.
Storie non più perdute, ma ritrovate da chi ha saputo ascoltarle e trascriverle sulla carta.

Incanto e disincanto di bambino e uomo, dolore e risarcimento dell’esistenza. Sentimento accorato – cresciuto insieme a lui, sulla pelle – che altro non è che amore per la Vita stessa.

Tutto, nella mente del giovane scrittore – ispirato da una profonda capacità di ascolto – serve a ricostruire la ‘realtà’: le favole a cui nessuno dice di credere, l’incertezza di sentirsi sospesi, in un limbo tra “il materiale e l’immaginario”. Un dubbio che ad un certo punto non sussiste, perché ‘realtà’ e immaginazione si palesano come le facce della stessa medaglia: è la fantasia che fa vedere le cose nella loro interezza, che aiuta a dare loro un senso.

Ambientati tra Tresigallo, Gherardi e Jolanda di Savoia, i racconti descrivono anni di “miseria e felicità”, narrano vicende di “terribili santi” e “onesti diavoli”:

…quelle persone scordate da tutti. Dei fantasmi sembravano, dei morti, degli spaventapasseri che il tempo aveva addomesticato con cura, andando a smussare tutto ciò che di cattivo potesse scorrere nel sangue di quelle vene. Alla fine dei giochi, il don era attorniato da fedeli per lo più per bene, gente onesta e miserabile fino al midollo. Cristiani che obbedivano all’ululo dei cani e alle visioni notturne (…)

“Insomma, erano tutti dei terribili santi e tutti degli onesti diavoli”.

L’autore riesce in questo libro a restituire dignità alle persone. Dietro il carnefice, ci fa vedere la vittima, l’anima che combatte con se stessa: “Tutti questi disgraziati di pianura che tentano, fino all’ultimo, di lasciare una traccia indelebile del proprio passaggio sulla terra”. Uomini e donne devianti, esclusi, etichettati come ‘diversi’, additati in rituali feroci come ‘la tamplàra’. Gente attanagliata dalla sofferenza ma comunque ostinata, più forte dell’avvilimento, in una terra in cui sovente le persone vengono marchiate d’infamia: “Sento troppa vergogna addosso”. Eppure in questi racconti si afferma una giustizia più forte di quella umana, più forte delle voci, del giudizio, della colpa. E affiora una parola meravigliosa, “perdono”.

Riscatto è la tenerezza con cui l’autore descrive Oriele, creatura fragile, che si muove gattoni e lavora accucciata; raggomitolata col “musetto” che spunta dalle “coperte pesanti”. La sua minuscola, misera vita lascia un segno incancellabile: “È rimasto solo il grano, da queste parti. E questo punto preciso della campagna. Niente più. Solo un punto vuoto dell’universo nel grano della campagna”.
La spiga di grano, posata sulla lapide di un cimitero, è il tocco di poesia che sublima la ferocia di un pestaggio a sangue, respiro lieve al termine di una storia di violenza subita e di omertà.
Nota di delicata preghiera.
Il grano, nella mitologia antica, è simbolo – così esplicito nell’Oriele – di fecondità, di rinascita. Le messi sono emblema del ciclo vita-morte.
Ed è proprio la “circolarità” il tratto che accomuna i racconti: la fine che combacia con l’inizio. Tutto si compie.

…la cascina dove avevano vissuto non c’era più. Distrutti i muri delle stanze dove per anni avevano mangiato, distrutto il muro della cucina dove facevano il pane, distrutta la stanza dove la Tina aveva partorito i suoi tre figli, demolita la stanza dove Vanna guardava la sua campagna e cancellata la stanza dove avevano passato quell’ultimo Natale.

“Tutto abbattuto. Desolazione”.
La storia – universale e personale – è fatta di dolore. Di crolli. Bisogna avere il coraggio di guardare le macerie, i segni del tempo, le cicatrici. Immaginare di nuovo la cascina che è stata demolita, ricollocare le pietre al proprio posto e ridisegnare la memoria, ritrovare le radici. Le parole servono a questo: a rielaborare un lutto, a ricreare – nel ricordo – una cornice d’eternità.
Anche gli oggetti descritti nei racconti sembrano dotati di un’anima, lasciano avvertire una sofferenza; si pensi alla “culla di legno grezzo” di Oriele, o alla personificazione di una vecchia cascina: “l’Isnarda si è piegata al tempo e alla stanchezza. ‘Ahimè’, ha sussurrato, piangendo, intanto che cedeva la parte sinistra del tetto, mentre pensava che non avrebbe più rivisto il Teo e il Beppe. Patapunfete, ha fatto, il tetto, quando è crollato. E basta. Finito. Tutto qui”.

E invece non finisce.
“Le cicale e la loro gneca”. Spruzzi di fiocchi di neve. Spighe di grano. L’ultima frase di ogni racconto è uno spiraglio, una musica.
Un frammento, dolce o struggente, d’infinito.

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Venghino siori venghino, questa sera inizia il Fest!

Con questo invito accattivante e accorato l’ideatore e direttore artistico, il regista e attore ferrarese Massimo Malucelli, invita tutti voi lettori di Ferraraitalia al grande debutto del Fest – Festival delle scuole di teatro, in programma per questa sera alle ore 21 al Teatro comunaleNovecento” di Tresigallo.

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Serata conclusiva del Fest 2015 al Teatro Comunale Abbado di Ferrara

Durante lo spettacolo concorso, si sfideranno a colpi di scena “Natibrutti” di Venezia, La Bazzarra di Torre del Greco e il Centro Preformazione attoriale di Ferrara. Ogni scuola presenterà un estratto di 25 minuti del proprio spettacolo e il pubblico alla fine voterà i propri beniamini. La scuola vincitrice accederà alla finale dell’11 giugno al Teatro comunale Claudio Abbado di Ferrara, dove verrà anche aggiudicato il premio della critica per il miglior spettacolo.

Sempre questa sera nel foyer del teatro, dalle 18.30 alle 19.15, si terrà una lezione aperta e gratuita del regista Di Luca, della scuola “La Bazzarra” di “Torre del Greco” dal “La parola Terra”… per chi vuol curiosare nei diversi modi del fare teatro.

locandina-festVenghino siori venghino, più gente entra e più bestie si vedono!

Per maggiori informazioni visita il sito di Fonè Teatro di Ferrara.

Per aggiornamenti sul Fest – Festival delle scuole di teatro visita la pagina Facebook.

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mmagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

 

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Ferrara dechirichiana: la città si mostra in chiave metafisica

Ma com’è dechirichiana questa città! Guardi il castello estense e subito ti viene in mente il quadro delle “Muse inquietanti”. Quel dipinto così famoso, che Giorgio De Chirico ha fatto qui e che qui ora è esposto per la mostra in corso a Palazzo dei Diamanti, con i lavori fatti a Ferrara.

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“Le muse inquietanti”, olio su tela di Giorgio De Chirico nel 1918, in mostra a Palazzo dei Diamanti (foto Studio Esseci)
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Il castello estense visto dall’hotel che si affaccia sulla piazzetta, a Ferrara (foto Giorgia Mazzotti)

Vai a prenderti un caffè vicino al castello e trovi i biscotti rettangolari, rotondi o a forma di squadra che sono riprodotti nei quadri che lui dipingeva qui, durante la prima guerra mondiale, nella sua cameretta di Villa Seminario. Se poi da piazzetta Castello (quella con il cannone sui ciottoli) entri nell’atrio dell’albergo che ci si affaccia, ritrovi lo spirito metafisico ripreso nei paesaggi fotografati da Gianni Guizzardi. In mostra alle pareti dell’hotel che guarda sulle torri estensi, da sabato scorso ci sono le immagini di manichini in posa sotto al porticato di una perfetta e reale piazza metafisica. La piazza esiste davvero – in mattoni e intonaco ­– ed è a Tresigallo, il paese a una ventina di chilometri da Ferrara, che negli anni Trenta del ’900 viene trasformato secondo i canoni dell’architettura razionalista con tutti gli edifici squadrati ed essenziali che fanno poi da sfondo alla maggior parte di paesaggi, ritratti e nature morte del padre della metafisica. “La mostra fotografica – spiega l’autore degli scatti Guizzardi – nasce dall’idea della gallerista Maria Livia Brunelli di dar forma ai soggetti di quei quadri mettendo insieme talenti, energie, spazi”. Ecco allora che l’amico disegnatore e collezionista di manichini Claudio Gualandi presta il modello da sartoria, poi via fino a Tresigallo, fuori la macchina fotografica, occhio alla luce e attesa dell’ora del tardo pomeriggio in cui le ombre cadono proprio come nei quadri.

“Unborn man”, fotografia di ispirazione metafisica scattata a Tresigallo da Gianni Guizzardi
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Manichini della collezione Gualandi-Mazzoni ora in mostra alla palazzina Marfisa (foto Luca Pasqualini)

Poi – clic, clic – vengono immortalati i profili squadrati delle colonne, i colori saturi e contrastanti degli intonaci, il manichino d’epoca. Una serie di scatti in bianco e nero è dedicata alle ombre un po’ inquietanti che mostrano una di fianco all’altro le sagome del manichino e della gallerista in un’ulteriore citazione pittorica, che rimanda alla tela di “Ettore e Andromaca”. Come se non bastasse, nella sinergia ci si mette anche lo spazio Poltrona Frau, che in corso Porta Po (vicino a piazza Ariostea) ospita ulteriori scatti, stavolta a colori, fatti a Tresigallo sempre da Guizzardi e sempre con manichino. Il padrone di casa è un negozio che vende anche oggetti d’arredo e tavoli di calcio-balilla in versione design, che con quei busti essenziali di calciatori tutti bianchi o grigi fa riecheggiare l’immagine dell’uomo ridotto a manichino, come le pedine di una guerra che l’artista non capiva e non condivideva.

Lo scatto di Gianni Guizzardi ispirato al quadro “Ettore e Andromaca” di De Chirico
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“Ettore e Andromaca”, olio su tela di Giorgio De Chirico del 1917 in mostra ai Diamanti di Ferrara

Chi vuole rimanere in tema durante la sua visita a Ferrara ha diverse altre possibilità di spaziare tra arte e luoghi cittadini declinati in chiave metafisica. Una collezione incredibile di manichini e bambole, busti d’ogni epoca e materia è stata pazientemente raccolta, schedata e catalogata dalla coppia di artisti, grafici e progettisti Claudio Gualandi e Linda Mazzoni e per l’occasione esposta negli spazi della palazzina Marfisa, in corso Giovecca. Al Museo di storia naturale ci sono le fotografie di Mustafa Sabbagh, che dalla sua esperienza nel mondo dell’alta moda matura una visione rigorosa e inquietante della figura umana, abbinata qui a quella animale, con gli uccelli impagliati e altri esemplari esposti nelle teche di studio di fauna e flora.

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Opera di Silvia Camporesi alla Mlb home gallery di Ferrara
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“Composizione metafisica”, olio su tela di Giorgio De Chirico del 1916 in mostra a Ferrara (foto Studio Esseci)

Lungo la strada che riporta in centro da palazzo dei Diamanti, in corso Ercole d’Este, c’è la home gallery di Maria Livia Brunelli. Chi entra trova le fotografie di colonnati, archi a tutto sesto, torri ricreati in forma di modellini da Silvia Camporesi per la mostra parallela a quella istituzionale e intitolata “Le città del pensiero”. Non resta poi che passeggiare nelle strade del ghetto, tra via Mazzini, via Vittoria e via Vignatagliata, alla ricerca delle suggestioni che hanno ispirato De Chirico durante il suo soggiorno a Ferrara, ma anche altri artisti che hanno condiviso quegli anni con lui, come Filippo De Pisis, Giorgio Morandi e Carlo Carrà. Dopodiché meglio riempirsi un po’ lo stomaco e sgranocchiarsi una di quelle coppie di pane a forma di croce. Eppure anche queste – reduci dalla mostra a Palazzo dei Diamanti – si guarderanno con occhi nuovi. Durante la visita alle sale dedicate a “De Chirico a Ferrara”, la guida racconta che quel pezzo di pane con i crostini incrociati evoca la x di Nietzsche, il simbolo dell’incognita rivelata dagli studi della filosofia nichilista che è alla base della rappresentazione artistica di De Chirico. Così il pane dipinto sulla tela dà forma al “noumeno” che la metafisica mette in scena nella banalità di ogni oggetto, mostrando l’aspetto reale delle cose spogliate della valenza soprannaturale in un mondo dove Dio ha smesso di esistere. Però! Buono a sapersi (e a mangiarsi): anche il pezzo di pane ferrarese diventa esperienza metafisica.

 

Ecco programma e luoghi di molte iniziative legate alla mostra dell’opera ferrarese di Giorgio De Chirico:

“De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie”, Palazzo dei Diamanti, corso Ercole I d’Este 21, ore 9-19 fino al 28 febbraio 2016;

“Unborn man” di Gianni Guizzardi a cura di Francesca Occhi, Hotel Annunziata in piazza Repubblica 5 e Spazio Frau in corso Porta Mare 8/a, fino al 3 aprile 2016;

“Il manichino e i suoi paesaggi” di Claudio Gualandi e Linda Mazzoni, Palazzina Marfisa d’Este, corso Giovecca 170, da martedì a domenica ore 9,30-13-15-18 fino al 13 marzo 2016;

“Ens rationis” di Mustafa Sabbagh a cura di Maria Livia Brunelli e Stefano Mazzotti, Museo civico di storia naturale in via Filippo De Pisis 24, da martedì a domenica ore 9-18;

“Le città del pensiero. Un’indagine metafisica” di Silvia Camporesi, Mlb home gallery, corso Ercole I d’Este 3, ogni sabato e domenica ore 15-19 fino al 28 febbraio 2016;

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“Dialoghi con la metafisica” di Bruno Vidoni in mostra ad Argenta di Ferrara

“La gran nave rossa” foto e testi di Marco Caselli Myotis, salone d’onore di Palazzo Municipale, piazza del Municipio 2, ore 9-18 fino al 22 gennaio 2016;

“Bruno Vidoni, dialoghi con la metafisica” a cura di Greta Gadda, Emiliano Rinaldi e Roberto Roda, Centro culturale mercato, piazza Marconi, Argenta (Fe) dal martedì alla domenica fino al 28 febbraio 2016;

Biscotti frollini dechirichiani in vendita al Caffè Penazzi in piazza della Repubblica a Ferrara; alla Torrefazione Artlife Caffé Penazzi 1926 in via Bongiovanni 32 a Ferrara; alla Pasticceria del Borgo in via Ladino 3014 a Borgo Scoline di Ferrara (vicino a Porotto, a 9 chilometri dal centro di Ferrara);

Coppia di pane e dolce pampapato Igp in vendita nei panifici di Ferrara e provincia.

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Cent’anni metafisici.
La foto di oggi…

Nasce a Volo, in Grecia, il 10 luglio 1888 Giorgio De Chirico, pittore metafisico. Ma è Ferrara che incanta e dà forma alla sua arte con la visione delle sue piazze e delle sue architetture. Caso o destino quello che porta qui Giorgio con il fratello Alberto Savinio, arruolati nel 1915 nel reggimento di fanteria per la 1° guerra mondiale. Sono passati cent’anni e, ancora, Ferrara e le sue piazze, i suoi silenzi e i suoi scorci assolati sono più che mai dechirichiani.

OGGI – IMMAGINARIO RICORRENZE

"Le Muse inquietanti" di Giorgio De Chirico, 1916
Piazza casetllo, a Ferrara, nel famoso dipinto “Le Muse inquietanti” di Giorgio De Chirico
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Archiettura metafisico-razionalista a Tresigallo nella mostra di Fotoclub Ferrara, biblioteca Bassani

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IMMAGINARIO
Sagra del maiale.
La foto di oggi

Festa del maiale in piazza a Tresigallo. “A zzuèn al maial” il nome della sagra, dove si può assistere alla preparazione degli insaccati, mangiare sul posto e fare acquisti di cibo. Sotto le mani dei maestri norcini la carne si trasforma in salame, cotechino, salsiccia, coppa e salamina da sugo. Dalle 10 alle 19 con stand gastronomico per pranzo e cena. (Giorgia Mazzotti)

OGGI – IMMAGINARIO EVENTI

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Sagra “A zzuèn al maial” a Tresigallo (foto di ROBERTO DEL VECCHIO)
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Norcini al lavoro (foto di ROBERTO DEL VECCHIO)
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Il momento di insaccare (foto di ROBERTO DEL VECCHIO)
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Chiusura finale (foto di ROBERTO DEL VECCHIO)
Ultimi tocchi (foto di ROBERTO DEL VECCHIO)
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Romafilmcorto, Muroni a un passo dal successo: “Portare al cinema i temi sociali e uscire dall’anestesia”

Ha vinto due premi su tre Tommaso, il film diretto da Vincenzo Mascolo in concorso a Romafilmcorto interpetrato da Monica Guerritore, Giulio Brogi e Stefano Muroni, iperattivo attore di Tresigallo, selezionato a concorrere come migliore attore al festival romano, uno tra i più accreditati dai critici cinematografici. “Anche se non ce l’ho fatta, la soddisfazione è stata grandissima, partecipare da candidato significa essere stati apprezzati per il lavoro svolto a fianco di attori di consolidata esperienza”, racconta rientrando a Tresigallo, dove oggi pomeriggio alle 17.15 è in scena al teatro cittadino insieme agli studenti del Centro preformazione attoriale con Siamo nati proprio adesso! (1943 – 1945: un piccolo paese nella grande pianura della memoria. La guerra, la lotta, la vita), omaggio alle 23 vittime uccise 70 anni fa esatti nel bombardamento piovuto sulla città. “Tommaso si è aggiudicato il Colosseo D’Argento e Monica Guerritore il premio come migliore attrice – spiega – Credo sia un ottimo inizio per un corto legato a un tema di grande attualità come l’eutanasia, trattato finora solo da Marco Bellocchio ne La bella addormentata”. Ancora una volta richiama l’attenzione sui temi sociali del nostro tempo sui quali il cinema dovrebbe aprire nuove e importanti riflessioni. “Temi come l’eutanasia, la precarietà e la sicurezza sul lavoro, trattati da Terremotati il film appena girato a Mirabello, dovrebbero essere un marchio di fabbrica – continua –

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Stefano Muroni sulla sinistra

La nostra generazione deve parlare dei problemi che la riguardano se vuole lasciare un segno del proprio passaggio e lo deve fare dando alle proprie opere una visibilità intelligente”. Le sue dichiarazioni suonano come un invito ai giovani artisti a difendere il proprio ruolo di protagonisti strappandolo all’anestesia patinata di storie vuote da “telefoni bianchi del XXI secolo” come ama ripetere Stefano, che recitando in “Tommaso”, nato da una sua idea poi messa a punto e sceneggiata da Carla Gravina (nella foto), ha provato emozioni davvero forti. “Lavorare fianco a fianco con Monica Guerritore e Giulio Brogi è stato come realizzare un sogno – racconta – Il sogno di un ragazzino partito da Tresigallo per fare l’attore”. Così è, perché la stoffa dell’attore c’è eccome. E c’è anche la voglia di migliorare, di mettersi alla prova, di vivere la sua professione con determinazione e impegno. “Quest’esperienza mi ha dato tantissimo – conclude – Ho imparato molto, da come si trucca un viso, ai tempi da usare per dare maggior efficacia a una battuta. I consigli di Monica sono stati fondamentali”. E il sogno continua.

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IMMAGINARIO
La città metafisica
La foto di oggi…

Un intero paese costruito come un quadro metafisico: è Tresigallo, una ventina di chilometri da Ferrara. A celebrare la bellezza e il sogno di un insieme di architetture ed edifici costruiti apposta per creare un’armonia urbana tutta nuova – su impulso di Edmondo Rossoni negli anni ’30 – è la mostra “Fotografie di armonie”. Oggi alle 18 all’Urban center Sogni, in via del Lavoro, la presentazione degli scatti dei soci del Fotoclub Ferrara. Fino a domenica 5 ottobre. (Giorgia Mazzotti)

OGGI – IMMAGINARIO BELLEZZA

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Tresigallo come esempio architettonico omogeneo del sogno di una città nuova nella mostra del Fotoclub (foto di ANNA MARIA MANTOVANI)

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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LA NOVITA’
Adolescenti in scena,
a Ferrara prima scuola
per chi sogna
di diventare attore

E’ al 71 di via Borgoleoni che dal 18 ottobre gli aspiranti attori possono trovare risposta ai loro desideri, imparare e capire se il loro futuro può essere plasmato sulla scena. La prima scuola di recitazione per adolescenti, il Cpa (Centro preformazione attoriale), patrocinata dal Giffoni Film Festival, dal Centro Sperimentale di Cinematografia e per il momento finanziata dal Comune, rappresenta una novità assoluta in tutta Italia.
Due anni di corso, 20 ore di lezione al mese, un saggio finale e al termine del biennio un corto da proiettare al Giffoni festival. Senza contare la possibilità di collaborare con altre realtà europee grazie alle materie insegnate che vanno da dizione, recitazione, danza, canto, improvvisazione a storia del teatro all'”incontro” con la macchina da presa davanti alla quale sono in molti a restare paralizzati se dietro non c’è, appunto, il lavoro d’attore. “Il progetto è nato da un’idea condivisa con un mio ex allievo, l’attore Stefano Muroni che ne sarà il direttore artistico”, racconta Massimo Malucelli dell’Associazione FonèScuoladiTeatro, da oltre 20 anni sulla piazza ferrarese, dove ha formato attori e compagnie con un impegno sfociato in quattro classi di differenti livelli, la prima delle quali comincia il 30 settembre.
“L’obiettivo del Cpa è preparare i ragazzi ai provini delle grandi scuole, dove spesso arrivano senza disporre di una reale grammatica espressiva, ma solo dell’entusiasmo e della fantasia che ne anima i sogni”. Senza neppure rendersene conto, Ferrara si ritaglia ancora una volta un primato da catalogare alla voce cultura sostenuta essenzialmente da chi ha fatto di un’arte e delle sue tante declinazioni il proprio mestiere. “La nostra idea è quella di creare una compagnia che possa uscire dalla scuola e trovare nuovi spazi– spiega – E’ un po’ quello che sta accadendo con gli allievi dell’anno passato con cui saremo al Teatro 900 di Tresigallo, dove inauguriamo la stagione con un mio spettacolo sulla seconda guerra mondiale e i bombardamenti intitolato Siamo nati proprio adesso“. C’è entusiasmo nella sua voce quando parla delle prove, dell’emozione, della forza di un giovanissimo cast alle prese con una prima importante destinata, nella peggiore delle ipotesi, a restare una pietra miliare nel vissuto di ciascun aspirante attore. Chi ha calcato la scena almeno una volta nella vita, lo sa e a distanza di anni sorride nel ricordare quei momenti. Recitare è un’esperienza forte, impone una disciplina, dà piacere, scava nell’anima, costringe a fare i conti con i propri limiti e porta a galla un’inaspettata ricchezza interiore. Recitare è scommettere sulla magia. E, a quanto pare, la nostra silenziosa città non disdegna di puntare sulla creatività, le esperienze teatrali, come ricorda Malucelli, negli anni si sono moltiplicate. E’ un fatto. Ed è accaduto nonostante l’assottigliarsi dei budget dedicati alla cultura e alla sua didattica.

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

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