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CI SIAMO ANCHE NOI …
Save The Park, dove migliaia di uccelli hanno la loro casa

 

È tollerabile il concerto di Bruce Springsteen all’interno del Parco Urbano?

Il Parco Urbano “Bassani” di Ferrara è stato creato per il godimento dei cittadini, sia per la sua funzione di ‘polmone verde’ che per agli aspetti ricreativi. Non bisogna dimenticare, però, che rappresenta un importantissimo serbatoio di biodiversità poiché racchiude importanti habitat costituiti da siepi, boschetti, prati e un bacino d’acqua di discreta portata.

Le specie di uccelli che transitano nel parco sono circa 130, mentre quelle nidificanti sono, con quasi assoluta certezza, almeno una quarantina.

Nelle siepi
, per esempio, costruisce il nido l’usignolo e la capinera, mentre nei boschetti nidificano il picchio verde, il picchio rosso, la cinciallegra, la cinciarella e probabilmente l’upupa, visto che è abbastanza usuale vederla raccogliere insetti nelle distese erbose.
Nel laghetto è ospite fisso il martin pescatore, anche se probabilmente non nidifica in luogo poiché le rive non sono adatte ad ospitare il suo nido, però viene regolarmente a pescare invitato dall’abbondanza di piccole prede.

Nidificanti di sicuro lungo le rive a canneto, invece, sono la cannaiola, il cannareccione e il tarabusino. Di quest’ultimo ho visto personalmente nella prima settimana di luglio un pullo (animale giovane, n.d.r.).che si arrampicava agevolmente sulle canne. Le specie descritte, come ho già accennato, sono una minima parte di quelle che realmente allevano i loro pulcini nell’ambito del parco urbano. Anche la galleria di foto che illustrano questo breve testo è solo una piccola rappresentanza degli uccelli che frequentano questa zona.

Non ci vuole tanto a capire che il Parco Bassani è una vera oasi e che la sua fragilità dovrebbe essere tutelata. Ovviamente Il concerto di Bruce Springsteen. che si terrà il 18 maggio 2023 (quindi in pieno periodo riproduttivo per molte specie), con la presenza di 50.000 persone, arrecherà un danno irreparabile al Parco, almeno per quello che riguarda l’aspetto faunistico, per via dell’enorme disturbo causato da migliaia di presenze umane e dai migliaia di decibel di un concerto.

Non bisogna privare Ferrara di un avvenimento musicale così importante, ma occorre trovare una soluzione alternativa alla location da riservare al concerto del Boss. Tantissimi ferraresi si sono mobilitati, ed è stata già proposta un’altra area più idonea. Fino ad oggi l’Amministrazione Comunale ha minimizzato le conseguenze derivanti da una scelta inspiegabile e sbagliata.  Ma il Comune ha ancora dieci mesi a disposizione… per cambiare idea. Che il buon senso prevalga!

Specie di uccelli sicuramente osservabili nel Parco Urbano

Airone cenerino (Ardea cinerea)

Cinciarella (Parus caeruleus)
Cinciallegra (Parus major)
Capinera (Sylvia atricapilla)
Codibugnolo (Aegithalos caudatus)
Folaga (Fulica atra)

 

Fagiano (Phasianus colchicus)

Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus)

 

Gazza (Pica pica)
Ghiandaia (Garrulus glandarius)
Gufo comune (Asio otus)
Luì piccolo (Phylloscopus collybita)
Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major)

 

 

 

 

 

Picchio verde (Picus viridis)

 

 

Pigliamosche (Muscicapa striata)

 

 

Tordo bottaccio (Turdus philomelos)
Usignolo (Luscinia megarhynchos)
Verdone (Carduelis chloris)
Passera mattugia (Passer montanus)

Le ilustrazioni: Tutte le foto che corredano il testo, come quella in copertina (Cannareccione, Acrocephalus arundinaceus) sono state realizzate da Maurizio Bonora e sono soggette a copyright.  Periscopio ringrazia l’autore per aver concesso gratuitamente il consenso alla pubblicazione sul nostro quotidiano.

Se non l’hai ancora fatto, leggi la petizione popolare SAVE THE PARK che ha già superato le 24.300 adesioni [firma qui la petizione]

DIARIO IN PUBBLICO
Il ‘Paglio’ e le corse

 

Certamente! Ho visto una parte del ‘Paglio’ (dizione ferrarese) e sono rimasto affascinato dalla corsa delle asine – salvando il genere fluido, in quanto non ho capito se fossero solo femmine o anche maschietti – e sicuramente non otterrò perdono dai fans della manifestazione per il mio totale dissenso all’uso che degli animali viene fatto.

Guardo con curiosità il servizio proposto da Telestense e dal bravo commentatore Nicola Franceschini. Nella corsa delle asine il primo personaggio che si nota è il lunghissimo fantino Tremendo – così si fa chiamare – le cui gambe, a guisa di fenicottero, penzolavano a lato della bestiola che affannata correva, correva, inseguita da altri assatanati in groppa a dolcissimi animali spronati da robuste pacche sul sedere.

Potrei accettare il Palio se fosse danza, corsa, sventolio di drappi e non puntasse principalmente su corse di quel genere. Certo la vista dei nobili cavalli trattenuti e giranti su sé stessi per oltre un’ora di false partenze poteva procurare ansia, ma poi prevaleva la fierezza e la nobiltà dell’animale.

Quindi ricordandomi con un brivido di rifiuto le volte che assieme all’amico Andrea Emiliani [Qui] fummo giudici di un Palio a Siena e ad Assisi, o anche di quello ferrarese ripropongo, sicuramente attirandomi la furia dei contradaioli, che va bene il ‘Paglio’, ma senza queste corse degli animali.

Li si facciano sfilare nella loro bellezza e si applauda a cortei, corse di putti e putte, si introducano canti e danze, ma attenzione a non sfruttare le doti indotte di questi animali.

Questa manifestazione, il Palio, come altre italiane, risale a origini relativamente recenti, che ripropongono il revival dell’antico in gran voga all’inizio del secolo scorso.

Sicuramente il Palio s’innesta nella grande categoria culturale dei ‘falsi’ d’epoca, che vanno dal rinnovamento delle città in stile neorinascimentale o neogotico, nel costume, perfino nel cibo che trova nelle bibbie culinarie del Rinascimento la perfezione.

Allora si sfili solennemente addobbati con improbabili e sontuosi mantelli d’epoca, si danzi, si ricrei un mondo e un tempo, ma gli animali non siano costretti a correre in quel modo. Bum! Così mi mangerò il credito dei miei 25 lettori.

D’altronde il tempo passa e la Ferrara del Palio si adorna di nuove luci e nuovi colori. Mi si racconta – ancora non l’ho vista – della nuova illuminazione del Castello, ottenuta attraverso l’uso di una sofisticata tecnica.

Ovviamente la Ferrara dei social si spacca in pro e in contro e autorevolissime voci si alzano per indignarsi o lodare. Ecco allora che nel film della vita salgono alla memoria ovviamente proustiana, naturalmente involontaria, i momenti scanditi dall’illuminazione del Castello, dal tempo in cui si era appena conclusa la Seconda guerra mondiale e dal buio ad incerte luci si intravvedevano le torri e il rosso del cotto.

Poi i violenti bagliori degli incendi, da me sempre deprecati nella stagione ‘napoletana’ dei botti e dei filamenti di lucei nel livido cielo padano, infine ora, le tecniche gelide del cambio di luce, mentre la costruzione rimane lì, indifferente e bellissima ai trucchi e alle mode.

Non mi si creda un laudator temporis acti e mi scuso di tradurre ‘un lodatore del tempo passato’, ma l’ossessione dei luoghi diventa per deformazione personale quella del tempo. Altre volte rievocando una mia mitologia personale ricordavo quanto alcuni luoghi evocano, termine non più in uso, stati d’animo e anche azioni: perfino l’amore o l’ostilità.

Città o luoghi appena visti o contemplati si rifanno all’unica vera realtà: quella dell’immaginazione e dell’arte.

Per leggere tutti gli altri interventi di Gianni Venturi nella sua rubrica Diario in pubblico clicca  [Qui]

Fido, ti amo, ti estinguo

La battaglia contro i menù delle feste è sempre ancora in corso: carnivori contro vegetariani, il polpettone di nonna contro le ricette a base di soia e germogli. Ma se nel sentire comune alla convinzione che l’uomo sia onnivoro, e che di conseguenza la carne animale faccia naturalmente parte della sua dieta, si oppongono coloro che hanno scelto di essere vegetariano o vegano-abolizionista, abolendo parzialmente o totalmente il consumo di prodotti di origine animale, c’è chi è andato oltre.

“Non possiamo giustificare l’uso dei non umani come risorse più di quanto non possiamo giustificare la schiavitù ” afferma Gary Francione nel suo libro “The abolitionist approach” nel quale afferma che pur avendo il compito morale di occuparci dei nostri animali domestici finché sono in vita, dobbiamo fare in modo che l’ addomesticamento non esista più perché “moralmente inaccettabile”.
Qui la discussione si sposta dalla semplice tutela degli animali e coinvolge anche coloro che si dedicano a curare, nutrire e vezzeggiare i propri animali domestici: “Io amo i miei cani, ma questo non è il loro posto” sostiene Francione.

Gary Lawrence Francione è un attivista, accademico e filosofo statunitense e uno dei principali esponenti del movimento dei diritti animali, conosciuto in particolare per le sue idee abolizioniste e le sue critiche al protezionismo animalista. Insieme alla collega e compagna Anna E. Charlton ha tenuto il primo corso sui diritti animali in una università di giurisprudenza nel quale ha diffuso quella che per lui é una verità incontestabile: gli animali sono esseri senzienti, “soggetti di una vita” come dice il filosofo Tom Regan: esseri coscienti titolari di una coscienza e di una vita emotiva e come tali titolari di pari dignità rispetto agli uomini.
In quest’ottica l’addomesticamento degli animali da parte dell’ uomo è una prevaricazione immorale tra pari esattamente come la schiavitù, e non importa se l’animale sia trattato nel miglior modo possibile: il rapporto uomo – animale non sarà mai paritario e quindi non “naturale” e “sano” .

Afferma Gary Francione: “L’addomesticamento solleva seri problemi morali indipendentemente da come vengono trattati gli animali non-umani coinvolti. Questo perché gli animali domestici sono completamente dipendenti dagli esseri umani in ogni aspetto della loro vita”. L’immoralità per Francione é proprio questa: aver voluto creare degli esseri innaturali in tutto assoggettati al volere dell’uomo “siamo noi decidere se e quando gli animali addomesticato addomesticati devono mangiare, bere, urinarie, dormire, muoversi. Restano sempre nel limbo della vulnerabilità (…) li abbiamo allevati perché siano obbedienti e servili o perché abbiano caratteristiche dannose per loro”, afferma il filosofo trinceandosi dietro le proprie convinzioni alle tante critiche che gli vengono mosse.
A chi gli fa notare che il concetto di dipendenza è intrinseco anche nei rapporti umani e che ci sono degli oggettivi aspetti positivi dell’ addomesticamento (basti pensare alle tante attività di soccorso e aiuto in cui sono impiegati i cani) Francione ribatte che la dipendenza presuppone una scelta, cosa che è negata agli animali addomesticati che “non fanno parte né del mondo non umano né completamente di quello umano”.

Indubbiamente la posizione di Francione è di quelle che fa discutere, e sono in tanti i suoi detrattori, ma catalogare le sue affermazioni come quelle di un filosofo un po’ eccentrico sarebbe riduttivo.
Di sicuro c’è il fatto che l’addomesticamento animale, dal punto di vista ambientale è una catastrofe: secondo i dati diramato dalla Fao i pascoli occupano il 26% della superficie terrestre libera dai ghiacci e la produzione dei mangimi occupa il 33% della produzione agricola. Inoltre il 36% della produzione mondiale di cereali viene impiegato per nutrire gli animali da carne e da latte: se si considera che solo negli Stati Uniti, ogni anno, 3 milioni di capre e 90 milioni di mucche l’idea dell’ impatto che tutto questo ha sull’ambiente diventa più chiaro.

In un mondo giusto per Francione “non ci sarebbero animali domestici, non campi pieni di maiali, mucche o galline ovaiole. Non ci sarebbero zoo o acquari”. Rimarrebbe fermo il nostro dovere morale di accudire, nel miglior modo possibile, i nostri animali domestici ma adottando tutte le precauzioni affinché il loro addomesticamento abbia fine con la loro graduale estinzione.
Il problema dello sfruttamento ambientale incombe su di noi e sulle generazioni future ma quanti siamo pronti a sacrificare i nostri ” animali-non umani” domestici per questo?

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