Tag: vicesindaco di ferrara

Castello estense recintato

La favola di Re Cinzione e del suo Can Cello

 

C’era una volta, nel Paese della Nebbia, un Re di nome Cinzione.
In realtà, lui era il vice di un Re chiamato Fettorio ma in quel posto, nonostante la nebbia confondesse la gente, tutti avevano capito che chi aveva il potere era Re Cinzione  e non Re Fettorio.

Molti sudditi amavano così tanto Re Cinzione che, per loro, era come avere un Re Dentore.
Altri invece lo detestavano talmente che lo avrebbero visto bene con il nome di Re Bibbia.

Re Cinzione aveva due passioni: la prima erano i cani.
Ne aveva davvero tanti: dei boxer, dei pastori, tanti bovari e diversi mastini neri. Gli unici cani che teneva lontani perché non gli piacevano erano i barboni. Il suo cane preferito era un alan che lui aveva chiamato Can Cello.

Lo aveva fatto in onore della sua seconda passione: le cancellate.
Infatti a Re Cinzione piaceva mettere cancelli, cancellate, recinzioni e barriere ovunque poteva: nei parchi, nei giardini,  nelle piazze, nelle vie, nelle strade e anche nelle valli vicino al mare.

Lui voleva che, nei posti dove ci andavano tutti, ci andassero solo quei pochi che erano nati nel Paese della Nebbia. Ma soprattutto non voleva che ci andassero i forestieri che venivano dal Paese del Sole perché diceva che loro erano tutti brutti e cattivi e facevano delle cose brutte e cattive.

Una parte dei suoi sudditi era contenta che tutti quei posti fossero recintati perché era convinta che Re Cinzione, in quel modo, avrebbe sconfitto la cattiveria. Per questo loro, quando parlavano, dicevano: “Se vuoi che il parco sia più bello mettigli un cancello”.
Un’altra parte dei sudditi invece non era contenta perché era sicura che soltanto la possibilità, da parte di tutti, di andare nei parchi e nei giardini, senza sentirsi in gabbia, avrebbe fatto star bene la gente e andar meglio le cose. Per questo loro, quando parlavano, dicevano: “Se vuoi che la gente sia ospitata cancella la cancellata”.

I menestrelli di corte raccontavano che Re Cinzione non si preoccupasse molto dei sudditi ribelli e che anzi, dentro gli stessi parchi che aveva recintato, stesse già iniziando a recintare ogni panchina, ogni fontana, ogni lampione, ogni altalena, ogni scivolo, ogni albero, ogni singola margherita e anche ognuna delle tante cacche che i suoi cani facevano in quei parchi.

Se, ad esempio, un bambino voleva andare su un’altalena, prima doveva superare una barriera, quindi andare in un recinto, poi entrare in uno successivo infine infilarsi dentro un ennesima recinzione e finalmente godersi l’altalena, dondolando dentro tutte quelle gabbie.

In effetti, il sogno di Re Cinzione era proprio quello di avere uno spazio recintato con dentro tantissimi altri spazi recintati: una specie di matrioska che lui avrebbe chiamato sicuramente “recintoska”.

Questa cosa per lui era come un gioco… quasi come il mio mentre scrivo questa favola che può continuare in molti modi e ognuno potrà certamente inventare il suo.

Qualcuno potrebbe terminarla scrivendo: “E vissero tutti felici e… recintati” ma a me piace immaginare che, prima o poi, a causa della smania di chiudere tutto con cancelli – cancellini – cancelletti e cancellate, Re Cinzione recintò anche i suoi cani Can Cello e Can Didato, la sua capra Sgarbata, le sue galline di razza Feisbuc, la sua ape Apecar, il suo cavallo Ruspa e, ormai in preda al delirio, addirittura il cavallo dei suoi pantaloni.
A quel punto, non potendo più muoversi, Re Cinzione rimase chiuso dentro la cancellata che aveva costruito attorno alla sua vasca da bagno.

E vissero tutti felici… dopo aver cancellato le cancellate.

P.S. Ogni riferimento a persone esistenti o a scelte dell’amministrazione comunale di Ferrara è puramente non casuale.

salvacondotto-Ivan-Harsanyi giorgio perlasca

Stefano Gargioni, Giorgio Perlasca e il silenzio del Comune di Ferrara

 

Il post antisemita e neofascista di Stefano Gargioni – dirigente scolastico dell’Istituto Giorgio Perlasca, Giusto fra le Nazioni – ha prodotto, a Ferrara e in Italia, molte reazioni di sdegno e condanna. Stiamo aspettando la decisione del Ministero retto dal ferrarese Patrizio Bianchi –  e sarebbe bene che la sospensione fosse perpetua, tanto da impedire a una persona del genere di metter più piede in una scuola della Repubblica.

Oggi, però, la notizia più inquietante è un’altra. A più di  48 ore dall’uscita delirante di Gargioni, non registriamo nessuna reazione (stupore? presa di distanza? condanna?) da parte del Sindaco e Vicesindaco di Ferrara. Sappiamo che entrambi amano parlare tramite social, ma le loro seguitissime pagine Facebook si gingillano ancora riportando la ‘buona stampa’ sul governo cittadino e non spendono una parola sul preside fascista. 
(Francesco Monini)

Non intendo scrivere sulla vicenda del dirigente scolastico fascista Stefano Gargioni che paragona il Green Pass all’Olocausto, non perché non abbia pensieri al proposito ma perché credo che la vicenda, nella sua macroscopica gravità, non dovrebbe aver bisogno di parole ma di vere e proprie manifestazione civili di indignazione (che durino molto di più del tempo che serve per scrivere un commento sui social) da parte dei genitori, del personale scolastico, dei altri Dirigenti Scolastici, degli amministratori, dei cittadini.
Bene hanno fatto i dirigenti scolastici di Ferrara e Provincia ad inviare ai giornali una lettera di presa di distanza dell’accaduto. Bene hanno fatto le organizzazioni sindacali e le RSU/RSL dell’istituto Perlasca a comunicare pubblicamente il loro pensiero critico verso l’operato del preside.
Come in tutti i casi in cui una goccia, seppur grande, fa traboccare il vaso mi chiedo come mai siano state sottovalutate tutte le altre gocce che quel vaso hanno riempito: le messe in orario scolastico, i giudizi pesanti sul Presidente della Repubblica, gli organi collegiali convocati in presenza nonostante le disposizioni ministeriali, i protocolli di sicurezza non rispettati, i rapporti sindacali resi difficoltosi, il mancato controllo del green pass, eccetera.
Mi chiedo anche perché il sindaco non sindachi, il vicesindaco non vicesindachi, l’assessore non assideri ma soprattutto perché i consiglieri di destra di Ferrara non consiglino?
A volte il loro silenzio è davvero assordante. Speriamo almeno che il Ministro dell’Istruzione: Bianchi, provocato da simili comportamenti indecenti, provi almeno un po’ a “sbiancare” il troppo “nero” che sta dilagando a scuola oltre i limiti del civile confronto democratico.
In copertina: Salvacondotto collettivo Famiglia Harsanyi. Documento rilasciato dal finto console spagnolo Giorgio Perlasca che attestava la cittadinanza spagnola e il diritto all’ospitalità in case protette affittate dall’Ambasciata spagnola che godevano dell’extraterritorialità.  – Tratto dal sito della Fondazione Perlasca: www.giorgioperlasca.it

RUSPE E DIRITTI UMANI:
come far passare un violento sgombero come “buona pratica”

Noi di Ferraraitalia eravamo presenti allo sgombero violento del Campo Nomadi di via delle Bonifiche, abbiamo visto il Vicesindaco Lodi troneggiare su una ruspa ad uso foto-ricordo, abbiamo sentito le dichiarazioni deliranti dei nuovi padroni di Ferrara e della fedelissima claque leghista. 

Oggi, anche noi rimaniamo allibiti dalla totale falsificazione, dal travisamento dei fatti da parte di questa fantomatica Associazione 21 luglio. Che nessuno conosce, che non ha mai messo piede a Ferrara, ma che ha evidentemente sponsor (politici) potenti ed entrature importanti, tanto da venire ascoltata da una Commissione del Senato della Repubblica. Ugualmente siamo stupiti e dispiaciuti che un quotidiano come Avvenire, un giornale e un corpo redazionale che abbiamo sempre stimato, si sia ‘bevuto’ la notizia falsa e pilotata politicamente, senza neppure alzare il telefono per fare le dovute verifiche.
Sotto riportiamo la risposta arrabbiata e dolente della
Associazione Cittadini del Mondo. La condividiamo parola per parola.
(Redazione di Ferraraitalia)

A Roma qualche giorno fa, alla Camera dei Deputati – apprendiamo da Avvenire.it del 13/9/21 –  l’Associazione “21 luglio”  ha presentato il libro “Oltre il campo : superamento dei campi rom in Italia”.  Il presidente dell’associazione Carlo Stasolla ha messo in evidenza le pratiche virtuose di 8 città, tra le quali Ferrara, che hanno superato i campi “integrando le persone e rispettandone la dignità”, insomma esempi virtuosi da indicare nelle linee guida.
Questo fatto sorprendente di citare il metodo ‘positivo’ ferrarese con le ruspe si è  ripetuto più volte nonostante varie smentite delle organizzazioni locali.

Già nel febbraio 2020 il Comune di Ferrara, su indicazione di Stasolla, era stato invitato, tra le Amministrazioni virtuose, alla Commissione per i diritti umani del Senato. In quell’occasione abbiamo scritto ai giornali e alla stessa Associazione 21 luglio portando anche testimonianze fotografiche del violento sgombero del campo.

Naomo Lodi con Ruspa
L’attuale vicesindaco fi Ferrara Nicola Naomo Lodi in posa sulla ruspa

Una storia alla rovescia che ha visto in successione: manifestazioni xenofobe sfociate nell’intervento immediato dopo-elezioni con il vicesindaco leghista – già noto in campagna elettorale per la sua maglietta “+ rum – Rom” – in bella posa su una ruspa; consiglieri comunali che invitavano ad usare mezzi ‘trincia-rom’; sostenitori  della Lega che si facevano fotografare con lanciafiamme contro i rom.

Ora anche la beffa: ci viene detto durante la stessa presentazione che Ferrara avrebbe “speso solo 12mila euro per superare l’area di via delle Bonifiche abitata da decenni da 44 sinti italiani”. Informazione chiaramente a scopo elettorale, di per se numericamente ridicola, forse questa è stata la spesa delle ruspe!

Corteo Lega contro campo nomadiNella realtà cittadina, abbiamo assistito ad una esplosione di fanatismo che ha coinvolto 44 persone, italiane, che hanno perso buona parte dei loro averi e sono state sparpagliate, sistemate provvisoriamente nella lontana periferia della città, in appartamenti comunali ripristinati per l’occasione e che hanno dovuto essere riforniti di tutto poiché quasi niente si è salvato del precedente insediamento dopo l’intervento delle ruspe (sempre presumibilmente con i 12mila euro di cui sopra).

Il diritto ad una casa dignitosa è fondamentale per tutti, per questo ci siamo sempre opposti a questo sgombero propagandistico che non ha mai prospettato una soluzione abitativa stabile, né inserimenti lavorativi, né miglioramenti di nessun genere.

Alcune organizzazioni di volontariato si sono preoccupate di tamponare gli effetti dello sgomberogarantire la scuola ai bambini e di mantenere, se non l’unità del gruppo, almeno l’unità di alcune famiglie. Questo intervento umanitario ha fatto comodo anche all’Amministrazione comunale che, con l’impegno degli altri, può vantarsi di non avere avuto gli sfollati per strada.

In questo quadro risulta incomprensibile il reiterato elogio dell’Associazione di Stasolla a queste pratiche violente, un tentativo di normalizzare una politica che ha poco in comune con l’integrazione e la dignità umana.

CITTADINI DEL MONDO
Ferrara, 16/09/2021 

Cover: L’attuale sindaco Alan Fabbri e il Vicesindaco Nicola Lodi (detto Naomo) guidano il corteo di sostenitori e simpatizzanti leghisti, per dare avvio allo sgombero. 

                                                                

SCHEI
Senza infamia niente Lodi

Secondo me c’è ancora qualcuno che pensa che sbattere in prima pagina il curriculum degli illeciti del Vicesindaco di Ferrara possa far cambiare opinione a chi l’ha votato. Come se cercare di fottere schei al Fisco e non pagare l’avvocato fosse incompatibile con un incarico istituzionale.

Ma scusate. Un individuo diventato una specie di affettuosa macchietta dell’italiano di successo, al punto da essere chiamato solo col suo nome proprio (Silvio) sia dai sostenitori che dai detrattori, ha iniziato la sua carriera da imprenditore con fondi e garanzie della banca Rasini, dichiarata dagli stessi mafiosi come la banca che riciclava il denaro sporco (ci ha lavorato il padre, di Silvio); attraverso un suo plenipotenziario siciliano, collezionista di libri antichi e frequentatore di uomini della Cupola, ha stipulato un patto di reciproca protezione con la mafia corleonese, facendosi proteggere personalmente da un certo Mangano, ospitato come stalliere a casa sua ad Arcore e definito da Paolo Borsellino come una delle teste di ponte della mafia siciliana verso il Nord Italia; ha occupato abusivamente frequenze televisive, facendosele sanare ex lege; è uscito indenne da quasi tutti i processi a suo carico (tranne uno, per frode fiscale, per cui è stato condannato) perchè prescritto, amnistiato o perchè il reato è stato depenalizzato in Parlamento dall’opera delle sue squadre di avvocati/parlamentari; ha utilizzato le prestazioni sessuali di ragazze anche minorenni (non lo dico io, lo dice la sua ex moglie) allestendo le sue festicciole, pare, anche in sedi istituzionali; è stato uno dei primi tesserati alla loggia P2 di Licio Gelli, mandante della strage di Bologna. A guardare le accuse a cui è sfuggito – nel senso che non ha scontato la pena – altro che persecuzione giudiziaria delle toghe rosse, viene da dire che ha avuto dalla sua buona parte della magistratura giudicante. Costui è stato Presidente del Consiglio per complessivi dieci anni, superando Andreotti e superato per durata solo da Giolitti e Mussolini. Con il suo impero editoriale costruito su un colossale conflitto di interessi (a un certo punto agito direttamente, da capo del governo), costui è il personaggio che ha modificato in maniera più profonda, capillare e duratura il costume e la cultura di massa dell’italiano, con una notevole sagacia, oltre che con una inarrivabile disinvoltura. Il partito da lui fondato è stato sbeffeggiato dall’intellighenzia anzitutto per il nome scelto (Forza Italia, simile ad un coro da stadio), dopodichè è arrivato a prendere più del trenta per cento dei voti degli italiani, che sono andati direttamente a lui, perchè Forza Italia non esiste senza di lui.

L’Italia è il paese che, per una volta (di solito accade il contrario), ha anticipato gli Stati Uniti d’America, lanciando la moda del tycoon al potere. Anche negli USA molti lo ritenevano impossibile, eppure sono stati capaci di eleggere Presidente uno i cui hotel e casinò sono finiti per sei volte in bancarotta tra il 1991 e il 2009, in gran parte a causa dell’incapacità di saldare i debiti contratti o di rinegoziare i debiti con le banche, i proprietari e i piccoli creditori. Uno che al settimanale Newsweek nel 2011 dichiarò: “Ho sempre giocato con le leggi sulla bancarotta – vanno molto bene per me”. Uno che disse a tal proposito: “Ho utilizzato le leggi di questo paese per pagare i miei debiti… Be’, abbiamo una compagnia. Metteremo tutto a bilancio. Negozieremo con le banche. Faremo un grande affare. Sapete, è come al The Apprentice. Non è un fatto personale. Sono solo affari”.

Troppa gente continua ad ignorare la saggezza di Ennio Flaiano, che affermò: “nel nostro paese la forma più comune di imprudenza è quella di ridere, ritenendole assurde, delle cose che poi avverranno”. In un panorama simile, continuo a stupirmi del fatto che ci sia molta gente che non capisce come un sedicente disabile che corre dietro a disabili veri, che festeggia per piazza stile “è arrivato l’arrotino” in pieno lockdown, che parcheggia l’auto regolarmente sotto il Comune, che filma la Jacuzzi che si è fatto montare nella casa popolare che continua ad abitare, nonostante si attribuisca un lauto indennizzo come amministratore – pignorato dall’ Agenzia delle Entrate  – possa continuare a fare il Vicesindaco della città. Ma signori, quello è il suo posto. Avesse osato di più, a quest’ora sarebbe presidente di Regione, un Formigoni, un Galan. E’ questione di proporzioni.

Purtroppo stiamo tutti contribuendo a forzarle, queste proporzioni, attribuendo a questo individuo la forza che non ha. Noi gliela diamo, questa forza – ed io contribuisco con questo pezzo una tantum, promettendo a me stesso che non lo farò più. Lodi avrebbe preso tante preferenze: no, ha preso un migliaio di preferenze su centomila aventi diritto, circa un ferrarese su cento. Certo, è quello che ne ha avute di più, ma perchè tutti gli altri candidati ne hanno prese di meno. Un ferrarese su cento ha espresso la sua preferenza per il piccolo guitto da sagra paesana, e allora? Quando un signore di questa statura, dall’alto delle sue mille preferenze, si guadagna, di rimbalzo, articoli di giornale sulla stampa francese e inglese, monologhi pseudosatirici dei neopolemisti italiani alla moda (tendo a diffidare di chi costruisce la sua carriera esclusivamente sullo sputtanamento altrui), servizi di prima pagina sui magazine di approfondimento in prima serata, vuol dire che è proprio il mondo dell’informazione a fornire a questo soggetto il propulsore per lanciare i suoi “messaggi” più lontano di quanto potrebbe fare con le sue sole mani. E’ l’informazione malata e ridicola a conferirgli quei superpoteri da supereroe dei bar, e la cosa più grave è che uno dei megafoni più efficaci della sua “attività” glielo fornisce l’informazione “progressista”, amplificando le sue gesta a dismisura, come se questo potesse spostare minimamente l’opinione di qualcuno che gli ha espresso la sua preferenza. Nessuno che venga sfiorato dal sospetto che chi gli ha espresso la sua preferenza lo abbia fatto esattamente perchè costui è fatto così. Che senso ha, mi chiedo, dirsi tanto popolari quando si consegna, ingenuamente, nelle mani dell’avversario una delle armi mediatiche più basiche della pop art? Andy Warhol diceva che non devi leggere la stampa che ti riguarda, devi pesarla. In questa città ci sono almeno due personaggi che non hanno lo stesso spessore culturale, ma che accomuno per la capacità di volgere a proprio favore gli strali dei nemici, nutrendosi dell’ossessiva e scandalizzata attenzione altrui. Credo che chi si sente da un’altra parte dovrebbe dichiarare quali sono le sue ragioni e proposte alternative, per il presente e il futuro. Credo che chi è stato dall’altra parte, e ha perso, dovrebbe chiedersi se far saltare in aria ventunomila risparmiatori senza muovere un dito (e non parlo del sindaco Tagliani), anzi talora rivendicando la bontà dell’operazione, non sia stato il perfetto brodo di coltura del Masaniello della Bassa.

UOMINI CHE SE LA PRENDONO CON LE DONNE
Ferrara: ora il bullismo della Maggioranza viaggia anche online

di Ilaria Baraldi

Gentile Direttore,
desidero condividere alcune considerazioni in merito al Consiglio Comunale di ieri.
Mentre replicava all’Assessore Gulinelli, la consigliera del Gruppo Misto Anna Ferraresi è stata vittima dell’attacco sprezzante di due consiglieri della maggioranza e del vicesindaco Lodi, che l’hanno interrotta e sbeffeggiata, in una parola: bullizzata.
La consigliera Ferraresi ha più volte dimostrato di essere una donna coraggiosa e di non lasciarsi intimidire dalle provocazioni e dalle minacce dei componenti del suo ex partito – e durante un consiglio comunale in presenza fisica una scena come quella di ieri avrebbe avuto un esito differente. Purtroppo la videochiamata ci lascia anche questa solitudine: se tutti aprono il microfono e cominciano a parlare il putiferio è assicurato e anziché risolvere il problema di norma lo si acutizza.

Abbiamo pertanto assistito, attonite e attoniti (dai video della minoranza), ad una scena di bullismo da manuale, senza che chi è deputato al controllo e ad evitare che episodi del genere accadano facesse nulla: un Presidente del Consiglio sornione, certamente incapace di svolgere il suo ruolo di garante a tutela del corretto svolgimento dei lavori nel rispetto delle istituzioni e quindi anche della minoranza oltre che della dignità delle persone.
A giocarsela, la dignità, sono stati certamente i consiglieri e il Vicesindaco, attori dello squallido teatrino, ma pure gli altri componenti della Giunta presenti e le altre consigliere e consiglieri di maggioranza, che se la ridevano, davanti alle telecamere accese, ad assistere all’ennesimo show imbastito dal solito Naomo e dai suoi sodali.

La dignità istituzionale dovrebbe suggerire che un Consiglio Comunale è un luogo nel quale occorre comportarsi diversamente – ci si dovrebbe comportare educatamente, rispettosamente. Punto. Non sorprende particolarmente che scene del genere abbiano per protagonisti uomini che se la prendono con donne.
Non è altro che lo specchio fedele di quel che si vede e sente fuori dal consiglio comunale: una realtà che nelle occasioni ufficiali tutte e tutti dichiariamo di condannare e voler combattere. Per questo, anche per questo, esiste una commissione Pari Opportunità. Almeno questa – tra le altre – era la ratio della sua istituzione. Oggi la delega di quell’Assessorato fa capo a Dorota Kusiak, la quale, pochi minuti dopo l’episodio di bullismo consiliare, fieramente rivendica il diritto di farsi chiamare Assessore (al maschile) “perché è la forma adeguata e corretta rispettosa del ruolo che ricopro”.

Quindi, senza scomodare l’Accademia della Crusca, la declinazione femminile del sostantivo “assessore”, presente nella lingua italiana, non sarebbe rispettosa del ruolo che ricopre la Sig.ra Kusiak, dalla quale, avendo lei la delega alle Pari Opportunità, ci si aspetterebbe non dico solidarietà femminile ma almeno un minimo di attenzione, di sensibilità al tema.
I due episodi stanno insieme, si tengono, fanno parte della stessa mentalità. Non è un caso che episodi come quello accaduto ieri alla consigliera Ferraresi siano una novità assoluta per il Consiglio Comunale di Ferrara. Anche nei momenti di più aspra lotta politica mai in precedenza si è assistito a scene imbarazzanti come quella di ieri e sono certa che l’aver democraticamente vinto le elezioni non dia il diritto a nessuna e nessuno di mancare di rispetto alle persone e alle istituzioni che si rappresentano. La cultura maschile e maschilista di cui si veste l’Assessore Kusiak, che nega la desinenza femminile al suo ruolo, è la stessa che permette al vicesindaco e ai consiglieri di maggioranza di bullizzare una consigliera e al presidente del consiglio di non vedere quello che accade sotto i suoi occhi.

A tutte e tutti coloro che giudicano le questioni di genere, compreso il linguaggio di genere, come cosucce di poca importanza sulle quali non dovremmo perdere tempo, chiedo di riflettere sulla quasi simultaneità dei due episodi, sul nesso causale tra difesa a oltranza di una forma maschile di un ruolo che al contrario dovrebbe garantire la pari opportunità per la forma femminile e la mancanza di rispetto, tutta sostanziale, del ruolo e della persona di una consigliera. Accade tutti i giorni fuori, purtroppo, senza che le istituzioni preposte riescano a fare abbastanza, nella società, nelle scuole, sui luoghi di lavoro, per contrastare tutti quei piccoli atti di discriminazione quotidiana che spesso sfociano in bullismo e a volte, mai casualmente, in violenza.
Che l’attenzione venga meno proprio nel luogo da cui dovrebbero partire pensiero e azione è una novità. Questa si, preoccupante.

Ilaria Baraldi, Consigliera comunale PD, Vicepresidente Commissione Pari Opportunità

Noio vulevòn savuàr
Le domande inevase di un cittadino obbediente ma insistente

Il 4 maggio scorso – inaugurazione della fase due delle misure attinenti la pandemia – il signor Lodi, in arte Naomo, Vicesindaco di Ferrara, ha attuato l’iniziativa già annunciata per il Primo Maggio e vietata dal Prefetto. Il divieto aveva profondamente contrariato il proponente. Aveva annunciato – apprendo dalla stampa – di non più partecipare alla riunioni istituzionali sull’ordine pubblico presso la Prefettura. Una tale misura avrebbe avuto conseguenze devastanti per la sicurezza dei cittadini e possiamo pensare sia rientrata, visto che ha fatto quanto si era prefisso, sia pure tre giorni dopo.

E cosa ha fatto? Non ho visto e sentito nulla ma, sempre dalla stampa, apprendo di quattro ore di spettacolo, girando per la città: partenza dalla zona stazione, con un furgone e una coppia di cantanti, soste in altre zone della città, arrivo in piazza Trento Trieste. La conclusione è nella serata a San Martino con vino e salame. Non conosco il repertorio, ma debbo ammettere che il concerto itinerante mi ha sconcertato.

Io cerco “di essere a conoscenza delle misure di contenimento del contagio vigenti alla data odierna ed adottate ai sensi degli artt. 1 e 2 del decreto legge 25 marzo 2020, n.19, concernenti le limitazioni alle possibilità di spostamento delle persone fisiche all’interno di tutto il territorio nazionale” e pure “delle ulteriori limitazioni disposte con provvedimenti del Presidente delle Regione” e anche del mio Comune. Non mi è sempre agevole. Spesso non ne comprendo le ragioni, ma mi adeguo.
Per gli spostamenti
avevo compreso dover essere determinati – modulo di autodichiarazione – da “comprovate esigenze lavorative; assoluta urgenza; situazione di necessità; motivi di salute”. Nei motivi di salute vedo si fanno rientrare attività sportive e motorie e sono pure previsti, non nel modulo – è una fattispecie che ha richiamato molta attenzione – incontri con i “congiunti”.

Rilevo che l’attività del 4 maggio inizia con la rumorosa riunione in luogo pubblico del signor Lodi con due persone, mai indicate come congiunti. Prosegue con spostamenti, che non sembrano motivati da alcuna delle “comprovate esigenze” sopra ricordate, con promozione di ulteriori riunioni pubbliche in diversi luoghi della città e del Comune.

Il giorno successivo, giunto a conoscenza di quanto avvenuto, espongo la mia perplessità a chi ritengo sia in primo luogo chiamato a garantire il rispetto della normativa ricordata e cioè Prefetto e Questore, e Presidente della Regione, informandone pure Sindaco, Direttori Azienda Usl e Azienda Ospedaliera Universitaria di Ferrara, Ministero della Salute. Scrivo “mi è parso giusto richiamare l’attenzione di chi ha responsabilità in materia di salute in ambito locale, al di là di quelle affidate al sindaco, nel quadro di linee nazionalmente fissate. Forse non ce n’era bisogno giacché il sig. Lodi ama documentare e diffondere le sue iniziative”. Mi ricordo delle “sanzioni previste dall’art. 4 del decreto legge 25 marzo 2020, n. 19” ed estendo poi l’informazione alla Procura del Tribunale di Ferrara.

A una settimana di distanza non ho notizia di alcuna reazione. Trovo la cosa comprensibile. Uffici e servizi molto impegnati, soprattutto in questo momento, non hanno tempo per quesiti alla cui risposta non siano strettamente tenuti. Restano però un paio di domande di interesse non solo personale che, credo, debbano avere una risposta. Scrivo perciò alla Segretaria generale del Comune di Ferrara per sapere se vi sia un qualche atto dell’amministrazione che promuova e motivi l’iniziativa, accompagnata da Vigili Urbani, non avendone trovato traccia nell’Albo comunale on line. Sapere se quanto avvenuto sia attribuibile a una amministrazione pubblica, ovvero a semplici cittadini uniti da intento comune, mi sembra cosa rilevante. Scrivo pure al Questore: “Immagino che, nell’attuale fase, siano venuti meno i motivi di sicurezza e incolumità pubblica che hanno portato a vietare la riunione in luogo pubblico il Primo maggio. Vorrei sapere, ad evitare malintesi, a quale ufficio da Lei retto, e con quali modalità, debba rivolgermi nel caso volessi promuovere una riunione, naturalmente pacifica, in luogo pubblico”.

Sento la mancanza di riunioni. In luogo privato e tra pochi, ne facevamo di frequente. Le abbiamo dette al ‘Confino’, forse perché abbiamo cominciato con una lettura del manifesto di Ventotene. Voglio riprenderle. Avevo in programma una serie di presentazioni, in luogo aperto al pubblico preferibilmente in libreria, dei numeri di Azione nonviolenta. Vicende varie ne hanno provocato il differimento. Poi siamo stati veramente confinati in casa. Vedremo come possibile effettuarle. Meno mi pesa l’assenza di adunate, marce e cortei. Salvo particolari circostanze non mi hanno molto appassionato. Però con altri – a un tempo amici e compagni – ho sentito, in passato soprattutto, l’esigenza di manifestare in pubblico il mio pensiero, soprattutto se questo era contrastato e osteggiato dal potere. Penso agli anni del GAN, il Gruppo di Azione Nonviolenta, quando abbiamo cercato di portare nelle piazze il tema dell’obiezione di coscienza e, perciò solo, le nostre manifestazioni erano vietate in evidente spregio della nostra Carta fondamentale. Non avevamo altro mezzo per esercitare un diritto che è di tutti: Costituzione, articolo 21, “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Ai divieti ignorati seguivano processi, regolarmente vinti. Forse anche di questi incontri pubblici c’è bisogno.

Chiaro l’articolo 21, e chiaro pure l’articolo 17 della Costituzione: “I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica”. Il testo approvato dall’Assemblea inizia con Tutti, sostituito con I cittadini in sede di coordinamento. Da ciò, c’è chi ha tratto la conclusione, a mio avviso errata, che la cittadinanza sia requisito necessario per goderne. Comunque l’art. 2 L. 06/03/98, n° 40 ha almeno precisato che lo straniero, con soggiorno regolare, ha gli stessi diritti civili del cittadino italiano. Bello è il diritto alla riunione: un diritto di libertà individuale che, per potersi esplicare, richiede la compresenza di più persone, almeno un’altra. Sono lieto se, con le necessarie cautele, le persone che condividono un interesse possono di nuovo riunirsi in pubblico, in luogo aperto al pubblico, e in privato. Perciò ho scritto al Questore che “pur non essendo dalla Costituzione tenuto, darei comunque preavviso nel caso promuovessi un incontro in luogo privato o aperto al pubblico, assicurando il rispetto delle norme sanitarie in vigore”. E ho chiesto a chi e come fare la comunicazione. E poiché penso che la cosa non interessi solo me, rendo pubbliche le mie considerazioni e le mie richieste.

Insomma: per andare dove dobbiamo andare, dove dobbiamo andare? È una semplice domanda.

DI BASSA LEGA
l’incredibile (ma vera) ultima (per ora) smargiassata di un Vicesindaco fuori controllo

Lunedì 4 maggio si è svolta una kermesse pietosa, volgare e grottesca, andata in onda su Facebook, che pare essere luogo più concreto e abitato delle desolate e desolanti vie ferraresi, in cui è passato il carretto del vice-sindaco Nicola Lodi, ambulante abusivo, che non gridava “gelati” ma “è qui la festa”.

Innanzitutto: ma quale festa, Vicesindaco? Il ballo del Titanic? Mentre ancora migliaia di persone sono ricoverate in ospedale, con ancora tante che stanno morendo, con i vivi che si stanno arrabattando per la ripresa, con la gente che deve tornare al lavoro nonostante tutto e la gente che il lavoro l’ha perso? Dobbiamo sculettare e cantare sguaiatamente, davvero?
Il Vicesindaco dice di aver agito da privato cittadino e di aver pagato di tasca sua. Da giugno 2019 le sue tasche sono anche le nostre tuttavia, che lo voglia ammettere o no, e questo è un fatto. Un privato cittadino non avrebbe mai potuto richiedere i permessi per poter svolgere un tale evento ed ottenerli in spregio e in sfregio del DPCM del 26 aprile 2020 che regolamenta la fase 2, incominciata proprio il 4 maggio. Un privato cittadino non avrebbe avuto la scorta della polizia municipale. La polizia municipale avrebbe dovuto fermare e multare quel privato cittadino; la questura non avrebbe dovuto concedere il permesso.

Un po’ di commi violati, dal DPCM 26/04/20, articolo 1:
comma 1a: sono consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute;
comma 1d: è vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici e privati;
comma 1f: non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto;
comma 1i: sono sospese le manifestazioni organizzate, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura con la presenza di pubblico, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo, religioso e fieristico, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, quali, a titolo d’esempio, feste pubbliche e private

Dunque, ricapitolando:
Spostamenti solo per comprovate esigenze, e non mi sembra proprio che la sfilata fosse una cosa necessaria.
Nessun assembramento: se si organizza uno spettacolo itinerante, la gente inevitabilmente si ferma a guardare. Vorrei capire perché se mi fermo a parlare con un/a amico/a per strada posso venire redarguita e forse multata, ma posso fermarmi ad assistere al circo. Se faccio un pic-nic nel giardino condominiale con i vicini, a debita distanza, può arrivare l’elicottero, però posso andare a S. Martino a bere in piazza con Naomo.
No alle attività ludiche e ricreative all’aperto: beh, non mi sembra che questa fosse una commemorazione o una cerimonia ufficiale.
Ma basterebbe gia il comma 1i, più chiaro di così: nessuna manifestazione, nessun evento, nessuno spettacolo, nessuna festa.

Non ci sono dubbi interpretativi. Abbiamo un Vicesindaco e Assessore alla Sicurezza che ha violato la legge, dopo che lui stesso si era auto-proclamato sceriffo controllore e giustiziere della notte e del giorno. Dopo che per due mesi ci è stato ossessivamente ripetuto di stare in casa. Dopo che il governo ha ribadito prudenza, responsabilità e gradualità nella riapertura.
Allora non diciamo che è stata una bravata, una ragazzata, una spacconata, una smargiassata, una cosa kitsch, di cattivo gusto, una baracconata, una pagliacciata ecc. ecc. E’ stata una prova di forza, voluta e pianificata. Un fatto per me gravissimo, su cui non c’è niente da ridere. Una prova di forza vendicativa per dichiararsi al di sopra di ogni legge, nazionale e locale, contro quel governo che il suo partito osteggia, contro quel prefetto che gli aveva tolto il giochino del 1° maggio. Per dimostrare che lui, in questa città, comanda, fa e disfa. Per dimostrare che è intoccabile. Per piegare le istituzioni a suo piacimento, come ha dimostrato in molte occasioni già dalla campagna elettorale in poi. Per utilizzare nel pubblico le sue modalità private, il ‘metodo Naomo’ che, ricordiamo, è rappresentato dal motto ‘a calci in culo’ e dall’indimenticabile icona conseguente. Una prova di forza voluta e pianificata in un giorno simbolico, il 4 maggio, la fine della quarantena più stringente e l’inizio della fase della responsabilità individuale e collettiva nella ripresa.

Non è un caso. Così come non è un caso che gruppi di estrema destra, nei giorni scorsi, abbiano cercato di forzare il lockdown e andare in piazza e nelle chiese (nelle chiese?!), chiamando la disobbedienza al governo. E non è un caso che esponenti dello stesso partito di Sindaco e Vicesindaco abbiano tentato un’occupazione del Parlamento (occupazione, nell’altro senso del termine, molto esotica per loro, invero). Si chiamavano forze eversive, un tempo, quando si davano ancora le parole ed il peso giusti alle azioni politiche. Ora tutto è ammantato dall’idea di ragazzata e di ‘scherzo’, del ‘tutto è permesso’, perché ‘siamo in democrazia’, anche quando a rivendicare questi ‘diritti’ sono proprio coloro che costantemente violano e calpestano i nostri principi democratici e costituzionali. Del resto il nostro sindaco, qualche giorno fa, ha manifestato l’intenzione di non rispettare una sentenza del Tribunale.

I locali rappresentanti delle istituzioni confliggono con le istituzioni stesse.
In quale modo è ancora possibile considerarli ‘rappresentanti‘?
Di certo non rappresentano tutti quei cittadini giustamente indignati, a cui il vice-sindaco ha risposto prendendoli in giro e chiamandoli infantilmente ‘rosiconi’, come se fosse il gioco del marameo.
Per il ruolo che ricopre e per gli intenti dimostrati, suggerirei al vice-sindaco di utilizzare un linguaggio più evocativo: chi, precedentemente, aveva voluto trasformare le istituzioni “in un bivacco di manipoli”, aveva espresso un concetto un po’ più definito degli avversari:
“Lascio ai melanconici zelatori del supercostituzionalismo, il compito di dissertare più o meno lamentosamente su ciò.”
I fondamentali, Vicesindaco.

In copertina: elaborazione grafica di Carlo Tassi

E GLI ULTIMI SARANNO GLI ULTIMI
Emergenza Alimentare: Il vergognoso Ordine di Priorità della Giunta ferrarese

“Beati gli ultimi saranno i primi”, la frase – evangelica per antonomasia – valeva per la ‘scandalosa’ parabola degli Operai della vigna (sono andato a cercare il passo: Matteo 20,1-16). Il loro capo Salvini si fa fotografare con in mano il rosario e la madonnina, ma noi non pretendiamo che Sindaco e Vicesindaco e Giunta di Ferrara si comportino come Don Bosco o Teresa di Calcutta. Pretendiamo solo – è il minimo – che si comportino da persone serie e responsabili. Da rappresentanti eletti dei cittadini. Da servitori della Costituzione e delle leggi dello Stato. Che non facciano a Ferrara il contrario di quanto Governo e Parlamento decidono a Roma.

Invece no. La decisione della Giunta, l’ordine di precedenza per la distribuzione dei buoni alimentari, è di una gravità inaudita. Secondo chi governa Ferrara, i soldi messi subito a disposizione dal Governo per far fronte alla Emergenza Alimentare – al nostro Comune sono arrivati quasi 700.000 Euro – devono essere distribuiti “prima agli italiani”, prima ai ferraresi con il pedigree in regola .

Credo che chiunque, una persona normale, leggendo dell’Ordine di Priorità deciso, davanti a una assurdità, a una bestialità, a una cattiveria del genere, faccia davvero fatica a crederci. Pensa a un pesce d’aprile. Spera si tratti di una “svista”: leggo nel comunicato di condanna dei sindacati ferraresi. E’ come vedere uno sulla spiaggia, che continua tranquillo a fare il suo castello di sabbia, mentre sta per essere travolto da un’onda di tsunami alta venti metri: “Ma che fa? E’ scemo?”.

Ferrara (il cuore e il cervello dei ferraresi) sta insorgendo contro questo insulto all’umanità. “Restiamo Umani”, questo è il messaggio chiaro, preciso, anche arrabbiato, che oggi percorre come un tam-tam tutta la città. E sotto l’appello che chiede al Sindaco di revocare immediatamente questa scellerata decisione, si allunga la lista delle firme: decine e decine di associazioni, sindacati, gruppi, parrocchie, cooperative, imprese sociali, sezioni di partito, circoli, centri sociali e culturali.

A me però – sarà che non sono arrabbiato, sono Molto Arrabbiato – non basta la revoca dell’ “Ordine di Priorità”. Non si puo’ continuare a governare una città, dentro il diluvio della tragedia del Coronavirus, come se niente fosse. Non si può continuare ad agitare gli slogan sovranisti, populisti, egoisti, quando tutta Italia sta dando incredibili prove di vicinanza, attenzione, solidarietà. Non si può continuare imperterriti con le vecchie campagne anti-immigrati, anti-nomadi, anti-povera gente.

L’ultima decisione del Sindaco, Vicesindaco & company, come del resto tante altre esternazioni e campagne di Nicola Naomo Lodi, sembrano rivolte solo ai 1.197 elettori dello stesso (le sue preferenze). Ma a Ferrara vivono (con o senza residenza, con o senza permesso di soggiorno) circa 140.000 persone. Sono loro Ferrara. Siamo noi Ferrara: donne, uomini, bambini, anziani, disabili, immigrati, poveri, senza fissa dimora.

E visto che non sapete cosa significa ‘spezzare il pane’ quando il pane per tanti non ce n’è. Visto che questo governo cittadino – regolarmente eletto, ma incompetente, dedito alla propaganda e ai favori, palesemente inadeguato – non si  ricorda che Ferrara è tutto questo, che siamo tutti noi, a cominciare dai più deboli, è bene (urgente) che se ne vada a casa. Meglio un commissario di governo che assistere ogni giorno a una nuova vergogna. Date le dimissioni. Applicate a voi stessi il fatidico ‘Metodo Naomo’: datevi da soli un calcio nel culo e togliete il disturbo.

Segue appello

L’ORDINE DI PRIORITA’ AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Succede a Ferrara.
Sono finalmente arrivati dallo Stato 697.283 € per “misure urgenti di solidarietà alimentare (buoni spesa)” per soddisfare le necessità più urgenti dei nuclei familiari in difficoltà.
Il sindaco Alan Fabbri, dopo aver dichiarato “chi non ha mai chiesto aiuto non si vergogni a farlo” elenca i requisiti per poter avere questi buoni spesa.
Al primo punto, in ordine di priorità, non ci sono le difficoltà economiche, né le particolari situazioni famigliari o lo stato di necessità determinato dalle nuove tragiche situazioni, ma “avere la cittadinanza italiana”. A seguire, sempre in ordine di priorità, avere cittadinanza europea, permessi di soggiorno di lungo periodo, e via discriminando.
Il nostro Paese è travolto da una pandemia mondiale e sta facendo uno sforzo umano enorme, sforzo sostenuto innanzitutto degli operatori sanitari, per salvare vite umane e per mantenere la coesione sociale proteggendo le persone più esposte alla crisi, perché non si muore solo di covid-19.
La nostra Amministrazione Comunale non dà la priorità ai bisogni delle persone ma alle carte che possono esibire e non affronta le vistose disuguaglianze, ora ancora più evidenti ed odiose.
Stiamo parlando di buoni alimentari, stiamo parlando di cibo, stiamo parlando di fame, stiamo parlando di sopravvivenza.

La Giunta Comunale di Ferrara, vista l’emergenza, può dare un segnale positivo da subito per esempio, utilizzando i 400.000 € previsti per la recinzione parchi (per non parlare della spesa di un eventuale portavoce del vicesindaco) e convertirli in buoni pasto o in spesa farmaceutica o in vere mascherine sanitarie …. in beni di prima necessità.
Cerchiamo di avvisare i nostri amministratori: il virus non guarda i documenti e neanche la povertà guarda in faccia a nessuno.
Ci salveremo solo insieme.

CITTADINI DEL MONDO Nel mio Paese nessuno è straniero

Per firmare la petizione andate a questo link: 

[ APPELLO-PETIZIONE POPOLARE ]

:

Che si nasconde dietro il Caso Solaroli?
Alan Fabbri e la grande ombra di Naomo

“La S.V. è invitata a partecipare alle sedute del Consiglio Comunale indette in 1^ convocazione…”. Tutto è cominciato oggi pomeriggio (3 febbraio) ma i lavori continueranno anche domani (4 febbraio): una seduta fiume, tante cose da discutere a cui corrisponde un ordine del giorno sterminato [leggi il testo completo della convocazione]. Un elenco che prevede 17 punti, e dove, solo all’ultimo posto, si può leggere l’ordine del giorno URGENTE presentato dai tre gruppi di opposizione presenti in Consiglio “sull’inchiesta giornalistica relativa al tentativo di indebita pressione nei confronti della Consigliera Anna Ferraresi e richiesta di dimissioni del Consigliere Vicecapogruppo Lega Stefano Solaroli.”.

Sulla grave e spinosissima vicenda i ferraresi risultano già informati sui fatti, basterà quindi riferire il nocciolo di quella ‘incredibile’ telefonata (ma invece credibilissima, anzi vera tout court, dato che la telefonata è stata registrata) in cui Solaroli offre uno scambio alla compagna di partito dissidente Ferraresi: un lavoro in cambio delle dimissioni. Ma già il solo fatto di aver relegato in fondo alla lista delle cose di cui parlare il caso Solaroli, significa che tra maggioranza e opposizione sarà ancora muro contro muro.

Già a gennaio, nella scorsa seduta del Consiglio Comunale, la minoranza di Centrosinistra aveva chiesto di mettere al primo posto dell’ordine del giorno il ‘caso Solaroli’, come logica e a gravità del fatto suggerivano. La maggioranza di Centrodestra (che in Consiglio è appunto maggioranza) aveva opposto un rifiuto. Allora la minoranza aveva lasciato l’Aula per protesta, mentre la maggioranza aveva deciso di interrompere e rimandare la seduta.

Uno a Uno, anzi, Zero a Zero e Palla al Centro.  E da subito aspettiamoci altre scintille. Alla rinnovata richiesta dell’opposizione di parlare subito del vergognoso affaire Solaroli e delle necessarie dimissioni del Consigliere Stefano Solaroli, la maggioranza ha risposto con un nuovo rifiuto; come a gennaio, trattando la questione come una estrema e trascurabile ‘varie ed eventuali’. Non si tratta, è evidente, di una semplice questione procedurale. Siamo di fronte ad uno scontro senza esclusione di colpi, a una spaccatura verticale, profonda, insanabile all’interno del Consiglio. A Ferrara non era mai successo. Del resto, non è forse lo specchio di quanto sta succedendo in città? Ferrara stessa, i suoi abitanti, sembrano  sempre più dividersi in due poli opposti. Non so se già oggi esistono due Ferrara distinte, ma il processo di radicalizzazione è del tutto evidente.

Vedremo come si svolgeranno questi due pomeriggi di Consiglio Comunale, se avremo o no un altro Aventino o se lo scontro assumerà altre forme e altri contenuti. E vedremo come questo processo di polarizzazione, in Consiglio e nella Città Reale, sopra e sotto lo Scalone, si evolverà.  Qui vorrei svolgere un altro tema, una suggestione che però mi arriva dallo stesso caso Solaroli, o più precisamente, dalle reazioni di Sindaco e Vicesindaco davanti al montare mediatico del caso.

Anche su ciò i ferraresi sono abbastanza informati. Le parole – le difese – di Alan Fabbri e di Naomo Lodi le abbiamo lette o ascoltate sui giornali locali e nazionali, su tutti i social possibili e immaginabili, nelle interviste e nelle ospitate televisive. A farla breve: Il Vicesindaco ha difeso in toto il comportamento di Stefano Solaroli (sostenendo la  tesi insostenibile che ‘il fatto non sussiste’), d’altro canto Il Sindaco Fabbri – pur pressato dalle richieste di una sua decisa presa di distanze – si è limitato a dire che sì, il Consigliere Solaroli aveva sbagliato, ma accettava di fatto le sue scuse: quindi  nessun suo allontanamento dalla carica di Vicecapogruppo in Consiglio, niente espulsione dalla Lega, nessuna richiesta di dimissioni dal Consiglio Comunale. Dalla montagna un misero topolino: l’autosospensione.

Il Vicesindaco ormai abbiamo imparato tutti a conoscerlo. E’ un uomo sempre e comunque all’attacco. Che, come vuole la storia italica, ‘se ne frega’ delle critiche: al suo patentino invalidi o alla sua abitazione a mini-canone popolare. Un uomo che se qualcuno gli intralcia il passaggio… lo denuncia e lo porta dritto in tribunale (fra qualche giorno si celebra l’udienza contro i quattro cittadini denunciati da Naomo). Insomma, la difesa – la totale assoluzione – dell’indifendibile Solaroli da parte di Naomo Lodi era del tutto prevedibile. Avremmo potuto raccontarla con un giorno di anticipo, prima ancora che il Vicesindaco aprisse bocca. Solaroli è un uomo di Naomo, e Naomo non abbandona i suoi uomini.

Stupiscono invece, almeno in apparenza, le parole – pochissime – pronunciate dal Sindaco Alan Fabbri. Il quale Fabbri non si smarca in nessun maniera dal suo viceE tantomeno scarica Solaroli. Usa un altro tono rispetto a Naomo Lodi – i due hanno stili affatto diversi – ma si accoda diligentemente alla linea di difesa ad oltranza tracciata dal suo Vicesindaco. Questa volta, e non è la prima volta, tra le posizioni dei due leader della Lega non si intravvede neppure un granello di differenza.

La figura, il ruolo, il potere del Sindaco sono cresciuti moltissimo in questi ultimi quindici vent’anni. La legge ha investito la carica di Sindaco di poteri sempre più ampi. Per fare un solo esempio: se il Presidente del Consiglio non va più d’accordo con un suo Ministro, non può mandarlo a casa, al massimo può chiedergli gentilmente di farsi da parte. Un Sindaco invece è Dominus, e può dimissionare a suo piacere un suo Assessore. E’ quello che ha fatto Tiziano Tagliani con  l’Assessore  Annalisa Felletti, estromessa  dalla Giunta il 22 maggio 2017 per il suo passaggio dal Partito Democratico ad Articolo Uno-MDP.

Quel che è vero per i sindaci in generale, è ancor più vero per il Sindaco di Ferrara. Perché nella nostra città – a partire almeno dal lungo regno di Roberto Soffritti, non a caso soprannominato ‘Il Duca’ – il sindaco ha sempre goduto di un potere eccezionale. Quel che il Sindaco decideva era legge, in Giunta e nel Consiglio, come dentro il suo Partito.

Concludendo. Forse non è vero che il Sindaco attuale di Ferrara ha in mano la sua squadra di governo e il suo partito. Forse non e nemmeno vero che ci sono 2 figure, Alan Fabbri e Naomo Lodi, che si dividono i ruoli (poliziotto buono e poliziotto cattivo) e condividono la guida del governo locale e della Lega, partito di maggioranza relativa. Forse a decidere, a dare la linea, è solo uno. E non è il sindaco.

Dietro alla miserrima vicenda Solaroli – mentre continuiamo a sperare che la magistratura lo persegua per la sue azioni – si staglia la grande ombra di Naomo Lodi. Il Vicesindaco sembra detenere il vero potere, nella Lega di Ferrara quindi nel governo della città. E il Sindaco, che non è autoctono e non ha in mano il partito cittadino, deve accodarsi.

Quindi Naomo decide su tutto e su tutti? Forse no, ma almeno su due cose sì, assolutamente: sulle politiche della Sicurezza e sulle cariche di partito. Come a dire: caro Alan tieni pure un profilo morbido, prometti pure la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, ma non azzardarti a entrare nel mio recinto. Non metter bocca sulla sicurezza. E non toccare i miei uomini. Solaroli compreso.

Potete prendere queste mie note come semplici e opinabili supposizioni. I prossimi mesi ci diranno meglio cosa succede a Ferrara, davanti ai nostri occhi e dietro le nostre spalle. Quello che su cui non è più lecito indulgere è quell’aria di superiorità intellettuale (tipicissima di una certa Sinistra), quegli sfottò all’indirizzo di questo curioso personaggio. Perchè Naomo non appartiene alla Commedia dell’Arte. Non è una macchietta. E’ sarebbe ora di prenderlo sul serio.

 

metodo naomo post fb

DOPOELEZIONI
La vocazione populista per il sedere e l’autogol di Naomo

Jean Paul Sartre sosteneva che l’universo intero gira intorno ad un paio di chiappe, senza sospettare che un giorno il fondo schiena sarebbe assurto agli onori della politica, nel qual caso forse anche lui ne avrebbe avuto ‘nausea’.

Dall’enfasi di Beppe Grillo in piazza Maggiore a Bologna ormai diversi anni fa, alle ultime minacciose esternazioni parapolitiche del Naomo de noantri, il ‘culo’ è assurto agli onori delle dirette televisive, dei social e dell’informazione in generale. Pare che il turpiloquio degli italiani si sia aggravato e a trionfare sul sedere sia l’organo sessuale maschile, dall’etimo incerto, che per pudore sui giornali continua a essere scritto “c.zzo”, come se una ‘a’ facesse la differenza. Ma è dalla loro accoppiata che parte il più minaccioso degli strumenti di persuasione ora usato con generosità di eloquio anche dal nostro vicesindaco.

Non siamo più all’evocazione del sedere per mandare a quel paese un’intera classe politica, propria del grillismo della prima ora, adesso si promettono asfaltamenti di elettori del centrosinistra con esecuzioni di massa a carico dei loro posteriori da parte di intere legioni di leghisti, disposti a sospendere per una simile evenienza anche la loro risaputa omofobia. Minaccia preoccupante dai tempi del ‘celodurismo’ del loro fondatore, che sta a significare come l’organo maschile, con annessi e connessi, costituisca una tara genetica del leghismo.

Così Ferrara, tra i siti patrimonio dell’umanità, Ferrara città del Rinascimento che si candida ad essere capitale europea della cultura, viene umiliata facendo il giro delle reti televisive e della stampa nazionale attraverso l’immagine burina e volgare del suo vicesindaco.

Qui bisogna decidere se è il signor Nicola Lodi, detto Naomo, ad essere incompatibile con la nostra città o se è la città ad essere incompatibile con questo vicesindaco. Non ho sentito scandalo in giro. Il rischio, nel migliore dei casi, è che si accetti per indifferenza di  vivere come i personaggi di una commedia dell’assurdo all’Achille Campanile tra il grottesco e il paradosso. Personalmente credo che ci sia una dignità della cittadinanza, dell’essere cittadini, dello stare insieme, dell’abitare lo stesso territorio che non può ammettere di erigere mura da cui sparare le proprie bordate nei confronti dell’altro che non nutre le nostre stesse idee. La diversità, anche quando le distanze sembrano agli antipodi, è una ricchezza che va rispettata,  ascoltata, mai minacciata, semmai sfidata, sfidata al meglio senza umiliare e calpestare chi sta dall’altra parte.

Non vorrei che con il cambio della guardia alla guida della città avessimo perduto un patrimonio importante che è quello di saper stare insieme, rispettandosi anziché covando la tentazione di annullare l’altro. Avrei voluto una città che reagisse in massa alle parole di Lodi e alla pistola di Solaroli, che non archiviasse questi fatti come episodi di costume, della normale dialettica politica. Il vulnus creato al nostro tessuto sociale dalle parole del vicesindaco avrebbe dovuto indurre tutti coloro che credono in una cittadinanza amichevole, anche se diversi, a chiedere le immediate dimissioni del vicesindaco. Lo stesso sindaco Fabbri ha il dovere di tutelare la città dissociandosi dal suo vice, ricordando di essere il sindaco di tutti e, dunque, anche di quella parte della città che si è sentita ferita dalle parole e dal comportamento di Lodi.

Ritengo gravissimo tollerarne la condotta, derubricarla a macchietta, perché potrebbe essere molto vicino il giorno in cui in tanti non ci riconosceremo più come cittadini di questa città e il suo tessuto umano e culturale, che è costato la fatica di tanti anni di storia, potrebbe essere lacerato per sempre.

In conclusione, sebbene senza speranza, inviterei Naomo e anche il sindaco Fabbri a consultare il dizionario della lingua italiana del Battaglia, ammesso che ne conoscano l’esistenza, potrebbero chiarirsi le idee, e Naomo scoprirebbe che a esprimersi sui social e sulle reti televisivi con un certo linguaggio può rivelarsi un autentico autogol. Perché, scrive il Battaglia, “Fare il culo a qualcuno” significa ingannarlo, imbrogliare, primeggiare su di lui con mezzi sleali. A questo punto, è lo stesso Naomo  ad averlo ammesso pubblicamente.

Per i miei concittadini ferraresi citerò invece il Tommaseo – Rigutini: “Perdoni il lettore l’enumerazione… ‘Natica’…’Chiappa’…’Culo’ è voce bassa che non dovrebbe mai comparir né negli scritti né risonar sul labbro delle persone”. Specie, aggiungo io, se persone chiamate ad amministrare la cosa pubblica.

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi