Tag: volano

A Ferrara in bici o… col vaporetto: prende forma il sogno della città ‘idropolitana’

 

“La Ferrara del futuro sarà un grande centro storico che avrà come quartiere ovest Cento e ad est Comacchio. Un grande terminal dove si scende dalla bicicletta o dal vaporetto e si prende il treno o si prosegue a piedi per le vie cittadine”. E le parole di Sergio Fortini, architetto urbanista e docente nella Facoltà di Architettura di Ferrara, sono talmente ispirate che sembra realmente di averla davanti agli occhi la Ferrara del futuro: una città ‘idropolitana’, come lui stesso ama definirla, che della sua idrovia è riuscita a farne un punto di forza e la cui mobilità sostenibile la mette al pari con le altre città nord-europee.

“Ferrara è una città di piccole dimensioni ma ha un territorio provinciale tra i più estesi in Italia – continua Fortini – e reimpostando il traffico, a livello cittadino e territoriale, si avrebbero tutti i presupposti per avere una ‘metropoli di paesaggio’. Ferrara quindi manterrebbe tutto il buono che una città può offrire a livello di servizi erogabili e di scambi, non solo commerciali ma anche umani, ma implementerebbe la qualità di vita dei suoi abitanti, liberi di svegliarsi in mezzo alla campagna e, grazie ad un servizio di trasporto misto terra-fiume, in 20 minuti essere in piazza del Duomo”. L’architetto Fortini è convinto che questa Ferrara esista già, come una filigrana di cui bisogna solo rimarcare i contorni. “Uno dei principali problemi delle vie d’acqua di Ferrara è che sono sempre state inutilizzate e considerate un dettaglio di serie B nel contesto urbanistico cittadino. Usate quindi come ‘water back’, per usare un termine tecnico e non ‘water front’. Basti pensare alle case di via Mulinetto: rivolte verso il Volano sono solo il retro delle case o depositi e ripostigli. Il tutto contribuisce a creare un paesaggio degradato, così come le sponde cementificate o peggio usate come discariche. Le sponde invece sono uno dei temi centrali per quanto riguarda l’idrovia cittadina: sono i bordi attivi della città sul fiume e hanno bisogno di un recupero estetico e funzionale”.

L’isergio-fortinidrovia di cui piace ragionare a Sergio Fortini non è quella oggetto di discussione e polemiche avente finalità commerciali e per la quale la provincia di Ferrara ha già vinto un bando europeo per la sua realizzazione, ma una idrovia che, nel più ampio discorso della mobilità sostenibile, possa fornire ai cittadini ferraresi un ‘circuito a mobilità lento, alternativo e sostenibile che da Pontelagoscuro, attraversato il Boicelli e il Volano, risalga la Darsena e costeggi le mura cittadine fino al Parco Urbano e Terraviva, per poi ricollegarsi col fiume in una sorta di ‘tangenziale di paesaggio’’ “Idrovia a Ferrara – spiega Fortini – nasce da un’idea commerciale. Le chiatte dovrebbero trasportare dei container e i detrattori del progetto evidenziano il reale problema del risezionamento dei ponti e la reale esigenza di un traffico commerciale fluviale in un territorio che non possiede grandi comparti industriali. Dal mio punto di vista, invece, guardare all’idrovia come ad una risorsa rivolta alla cittadinanza e ai tanti turisti che soggiornano a Ferrara consentirebbe di aggirare l’aut aut o fini commerciali o niente, fornendo un servizio di mobilità misto, secondo gli standard europei, comprendente vaporetti, bus elettrici, biciclette e metro di superficie. Penso ad imbarcazioni agili, capaci di trasportare anche le biciclette e con un sistema a chiamata, tipo Uber. Solo in un secondo momento, dopo aver osservato l’impatto di un progetto simile sulla cittadinanza, si potrebbero definire delle tabelle con degli orari fissi”.

Per far sì che l’idrovia così concepita possa diventare una realtà, Ferrara ha partecipato ad un bando europeo – Interreg Central Europe – il cui esito si saprà a marzo e chissà che non si possa poi concretizzare anche un altro progetto che all’architetto Fortini sta molto a cuore “Dopo anni di mancate condivisioni, Ferrara, Cento e Comacchio possono unire le proprie forze per la costruzione di una rete di trasporto intermodale. Una riunione di strategie comuni consentirebbe di centrare l’obiettivo che ci si è prefissati: una provincia unita da un sistema di mobilità efficace e a basso impatto ambientale. Certo, nella nostra città rimangono dei buchi neri da risolvere: penso alla Darsena city o al Grattacielo, un posto ricco di suggestioni architettoniche per il suo sviluppo verticale”. Le ferite cittadine non sono solo architettoniche ma anche umane e parlando del quartiere della Darsena-ex Mof, posto a ridosso del Gad, non si può pensare ad un recupero urbanistico prescindendo dalla nuova realtà di Ferrara come città multirazziale

“Il conflitto razziale può diventare una nuova identità e il Gad acquisire una nuova centralità culturale. Bisogna che tutti gli abitanti di Ferrara, ferraresi e non, amino la propria città e ci sia un vincolo di affezione con essa sentendola come un bene comune di cui avere rispetto e di cui preservare il decoro urbano” dice Fortini.

La città del futuro è idropolitana e cosmopolita: una Ferrara futuribile aperta alla contemporaneità

ferrara

L’INTERVISTA
Il centro, i parchi, le periferie. L’assessore Fusari: “Ecco come cambierà Ferrara”

roberta-fusari

La valorizzazione dell’area monumentale, la Ztl, il futuro dei grattacieli e il riordino del quartiere Giardino, il nuovo stadio, il Meis… A ruota libera, Roberta Fusari, architetto e assessore all’Urbanistica del Comune di Ferrara, esprime il suo parere sulle più dibattute questioni relative al riassetto della città e anticipa le linee di intervento definite dalla giunta.

Si è parlato molto in queste settimane dell’asse Cavour-Giovecca e della possibile creazione di un senso unico…
Non mi convince. Non risolveremmo alcun problema e forse ne creeremmo di nuovi. Sono del parere invece che dopo la positiva sperimentazione, nel tratto compreso fra via Santo Stefano e via Palestro il sabato e la domenica andrebbe vietata la circolazione automobilistica e riservato il transito ai pedoni. Daremmo unitarietà al centro storico saldando, almeno nel week end, la città medievale a quella rinascimentale.

Raccolgo l’assist: favorevole alla pedonalizzazione del centro e a un irrigidimento della disciplina nella Ztl?
Io sì, in linea di principio sarei per un nucleo pedonale inviolabile e una rigida Ztl.

Il sindaco e la giunta che ne pensano?
Sui termini generali siamo sostanzialmente d’accordo. Però non è semplice l’attuazione, ci sono tante esigenze e bisogni dei quali si deve tenere conto, basti pensare al problema dei disabili, dei pass, delle attività commerciali, dei residenti e dei parcheggi. Un accettabile compromesso consiste nel restringere al massimo le fasce orarie di accesso e ridurre drasticamente le autorizzazioni. E poi vigilare con rigore sul rispetto delle normative. L’obiettivo deve essere preservare l’area monumentale e impedire o limitare al minimo il passaggio dei veicoli motorizzati.

E i taxi?
Via da piazza Savonarola. Potrebbero traslocare in piazza Castello, ugualmente centrale ma con un effetto meno impattante.

Il mercato?
Ne vedo tanti in altre città in cui i furgoni non ci sono. Possibile che solo a Ferrara siano indispensabili? Già eliminarli sarebbe un passo avanti. E comunque non ci sono solo il listone e corso Martiri. Se si vuole mantenerlo in centro, ci sono molti vuoti da riempire, utilizzando strade e piazze laterali senza oscurare i monumenti. Noto inoltre che il decentramento di mercatini e fiere, nella zona acquedotto e al montagnone, stanno incontrando il gradimento dei cittadini e offrono buoni riscontri ai commercianti. Teniamone conto.

C’è un altro aspetto di decoro per il centro, l’asfalto: non si può eliminare attorno ai monumenti? In largo Castello, per esempio, ancora c’è…
Giusto. Il tipo di pavimentazione conferisce pregio e sottolinea la qualità del contesto. Sarebbe il caso di completare il perimetro del castello sostituendo all’asfalto il porfido, come è già sul fronte est. Non solo: aggiungo che anche per quanto riguarda corso Ercole d’Este si dovrebbe marcare l’attraversamento di corso Biagio Rossetti dando continuità alla pavimentazione in ciottoli per sottolineare la preminenza di questa che è considerata una fra le strade più belle d’Europa.

Piazza Repubblica e piazza Castello, un grande contenitore con un’identità indefinita?
Uno spazio da valorizzare maggiormente. Merita grande apprezzamento la sensibilità degli operatori economici che hanno contribuito a rivitalizzarla. Ora si deve proseguire in questa direzione.

Il Giardino delle Duchesse resterà lo sterrato attuale?
No. In campo ci sono due ipotesi: una minimalista l’altra più ambiziosa. Io sono per la seconda. Non c’è la possibilità di eseguire un restauro filologico poiché non c’è una forma ‘finita’ di questo spazio di corte. Il duca lo ha concepito come giardino dello svago e delle meraviglie e lo ha fantasiosamente adattato di continuo alle differenti esigenze, connesse a feste e svaghi, trasformandolo ogni volta secondo capriccio. Credo che questo debba restare lo spirito: uno spazio di godimento vivace, promiscuo, imprevedibile; non un austero giardinetto a croce centrale…
Nei prossimi mesi saranno effettuati i lavori post sisma di consolidamento delle strutture che si affacciano sul giardino. Per l’estate 2016 confidiamo comunque di poterne riservare almeno una porzione al pubblico utilizzo. Poi si provvederà alla sua sistemazione.

Le stanze dell’ex drogheria Bazzi, accanto allo Scalone municipale sono chiuse da anni. E le magnifiche sale al piano superiore, di recente scoperta, restano inaccessibili al pubblico. Perché?
La stanza blu e la stanza dorata del palazzo ducale sono chiuse a causa del sisma. Ci sono problema strutturali che saranno risolti con gli interventi che si completeranno nei prossimi mesi. Da un punto di vista artistico e turistico saranno un prezioso arricchimento. Per Bazzi non si è trovato un investitore disposto ad assumere l’onere dei lavori necessari a rendere agibile quegli spazi. Così il Comune ha deciso di farsene carico direttamente, interverremo già nel 2016 e poi faremo il bando per la gestione del locale.

Mercato coperto e piazza Cortevecchia, da anni è tutto fermo…
L’ipotesi di trasformare il mercato coperto in un parcheggio multipiano per fortuna è definitivamente tramontata. Lì è prevista, attraverso un bando che finanzia progetti di riqualificazione urbana, la creazione di un contenitore che valorizzi simultaneamente la filiera del prodotto locale e introduca elementi di promozione culturale; un’operazione che in parte è già stata avviata in forma sperimentale, per esempio con MeMe, il festival dei ‘makers’.

Spostiamoci idealmente nel vicino cortile che c’è dietro l’abside della chiesa di San Paolo. Ora è un brullo ricovero per quattro Panda del Comune. Perché non sistemarlo e aprilo al pubblico?
Va fatto. Oltretutto è uno spazio interessante dal quale si gode la visione dei volumi dell’abside della chiesa e della torre dei Leuti. Aprire il cancello che si affaccia su via delle Volte consentirebbe di creare un varco di transito pedonale che attraverso i chiostri condurrebbe in piazzetta Schiatti e di lì in via Boccaleone e nella piazza del Municipio: un alternativo ingresso medievale nel cuore della città. E’ in corso un intervento di consolidamento. Credo sussistano tutte le condizioni per procedere. Oltretutto abbiamo anche in programma l’apertura della sala al pianterreno (posizionata sotto quella della Musica) che si affaccia proprio sul quel cortile, è sensato e doveroso procedere in questa direzione.

Via delle Volte?
Potrebbe essere animata con iniziative ed eventi connessi alla sua peculiarità di via medievale sede di laboratori e attività artigianali. Di certo va inclusa nel percorso di accesso dal Meis al centro storico che si svilupperà attraverso le strade del ghetto.

Il Meis aprirà davvero nel 2019 come annunciato?
Credo proprio di sì, i soldi arrivano e vanno spesi se no ce li tolgono! Si lavora sulla struttura, l’ingresso principale già dal 2017 sarà da Rampari San Paolo. In parallelo si procede per lotti con la qualificazione dell’area: lo spazio dell’ex Mof verrà trasformato secondo le linee definite dal progetto di Politiecnica e Behnisch, monitorato dalla nostra Stu. Il parcheggio non andrà perso, diventerà sotterraneo, la nuova area residenziale si riconnetterà alla darsena, sulla sponda del Volano.

A proposito di corsi d’acqua: anche lei favorevole alla creazione di percorsi ciclopedonali sul lungofiume fra il ponte della Pace e quello di San Giorgio?
Assolutamente sì e credo che utilizzando parte dei finanziamenti dell’idrovia destinati alla riqualificazione si possano realizzare.

E’ una buona notizia, ma prima di tutto però bisognerà convincere i ferraresi. Ha mai fatto caso che non chiamano fiume il Volano, ma canale? La maggioranza di noi odia l’acqua, persino quella delle fontane!
Davvero? – esclama divertita – Effettivamente non avevo colto questo aspetto. Forse è percepita come un pericolo, una minaccia. In effetti anche il Padimetro che abbiamo proprio sotto il palazzo municipale costituisce una sorta di monito contro il rischio derivante dall’acqua… Però nei giorni scorsi grazie al consorzio Wunderkammer abbiamo fatto un’iniziativa molto partecipata sulla sponda del fiume, c’era grande entusiasmo e tante idee. Credo sia uno spazio di rivitalizzare e riscoprire, una risorsa in più.
Adesso che mi fa notare la cosa delle fontane, mi vien da pensare che forse ha ragione. A parte quella di piazza Repubblica – sempre inagibile – quei magnifici zampilli d’acqua che rallegrano piazzetta Sant’Anna sono spesso inattivi. Gli operatori spiegano che sono complicati da gestire, ma evidentemente nelle altre città ci riescono perché ci sono ovunque e funzionano…

E il Panfilio invece? Per ora resta interrato?
Per ora sì! Però è giusto offrire anche queste suggestioni, allargare gli orizzonti. Oggi non siamo in grado di farlo un intervento del genere, ma intanto, guardando a quella meta, traiamo impulso per compiere altre significative trasformazioni. E, un passo alla volta, ci si può avvicinare. Non è il traguardo di oggi, magari sarà quello del 2030… Intanto, sistemiamo il Volano e il Boicelli!

Parliamo dell’addizione verde, si profila un anello ecologico nel futuro prossimo della città, giusto?
E’ così: abbiamo di recente recuperato ben 13 ettari di terreni nel perimetro del sottomura, grazie a operazione di perequazione edilizia: le aree sono quelli di viale Volano e via Gramicia e quella contigua di via Pannonius. Stiamo così realizzando il completamente del percorso circolare attorno all’antica fortificazione della città.
Poi c’è il parco Sud. Attraverso permute con il Demanio stiamo acquisendo l’area dell’aeroporto nella zona di via Bologna, parliamo di 100 ettari, un polmone che darà ossigeno a una porzione di città densamente popolata e altamente cementificata. E c’è, nel medesimo quadrante, un’altra area di compensazione inutilizzata: mi riferisco al rettangolo compreso fra l’attuale circonvallazione ovest, la ferrovia, il centro artigianale e la sponda del Volano di fronte al Darsena city. Anche questa sarà recuperata e diventerà una zona vivibile di ricreazione. Inoltre c’è la volontà di trasformare in parco l’area verde che costeggia via Padova, sarà intitolata a Claudio Abbado che del verde aveva grande cura e rispetto. Stiamo iniziando la piantumazione di nuovi alberi, l’aspetto che assumerà sarà di tipo boschivo.
Infine, ma solo perché è già una realtà, c’è il parco urbano “Bassani”. Il progetto elaborato anni fa da Joao Nunes è suggestivo ma complesso da realizzare. Intanto sarebbe importante promuovere la conoscenza e l’uso di quell’area campestre già fruibile ma poco frequentata che porta sino all’argine del Po. Eventi, iniziative, visite guidate potrebbero favorirne la riscoperta e la riappropriazione da parte della città.

E i grattacieli che fine faranno?
Il ragionamento va fatto su tutta l’area, la destinazione dei grattacieli è una conseguenza. Il problema per le torri è l’adeguamento e la messa a norma dell’impiantistica, bisognerà capire se conviene ristrutturare o se costa meno demolire. Ma il problema vero, ripeto, è quello di ridare un’identità a tutto il quartiere che un tempo era uno dei luoghi raffinati della città.

Ferrara avrà un nuovo stadio?
E chi lo fa? Magari! Se si trova qualcuno disposto a metterci i soldi… Il posto giusto per me potrebbe essere dietro la stazione, nell’area di via del Lavoro.

Leggi anche:
Le proposte di Ferraraitalia per la riqualificazione della città

fiume-volano

EVENTI
Ferrara e il fiume, un legame da riscoprire

Vista dal fiume, Ferrara e un’altra cosa. Si scopre la sua antica dimensione, quella di città nata sull’acqua. Una genesi rimossa, cancellata come un fastidio, al punto da celarne l’essenza nel tessuto urbano. Financo fontane e fontanelle scarseggiano in città e di quelle che esistono, talune, rinsecchite, sono trasformate in fioriere o in impropri depositi per rifiuti…

Eppure l’acqua è vita, ancestrale il richiamo che esercita. La sua forza si sprigiona già nella polimorfa vegetazione che ricopre le sponde del Po di Volano. E’ sufficiente percorre in battello il tratto che dalla darsena porta a San Giorgio e osservare gli argini: è uno spettacolo. Gli arbusti celano la vista di strade e case che si affacciano appena pochi metri più sopra, lungo la via Putinati, ed offrono un paesaggio inconsueto, rurale, che ottunde i tratti dell’urbanizzazione.

Ridare vita al fiume che, ignorato, attraversa il centro cittadino; riscoprirne il fascino e indulgere alla suggestione dell’acqua: questa la missione di “Smart dock”, progetto scaturito da una pluralità di associazioni e gruppi cittadini impegnati a proporre “tattiche di riuso intelligente della darsena di Ferrara”. L’intento è promuovere una “rigenerazione urbana dal basso” e favorire la “riappropriazione del fiume”.

Coerente e intelligente l’idea di ospitare sulla Nina, il vaporetto del Po ferrarese, la conferenza stampa di presentazione delle iniziative: così oltre a enunciare si può mostrare. Gli eventi, immaginati per catalizzare l’attenzione sul fiume dimenticato, sono concentrati fra il 18 settembre e il 30 ottobre. Si svolgeranno a palazzo Savonuzzi, che ospita il vivace consorzio Wunderkammer, e negli spazi antistanti.

Da elemento di cesura fra il centro antico e la città nuova si vorrebbe tradurre il Volano in alveo di connessione: le sponde come ventri accoglienti, i ponti come braccia che uniscono e propiziano l’incontro.

Leonardo Delmonte, coordinatore del progetto, illustra con passione lo spirito delle iniziative messe in calendario in questo frangente d’autunno. “Ferrara è riconosciuta dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità anche per il suo Delta” – sottolinea – richiamando l’acqua come elemento che qualifica l’eccellenza del territorio. “C’è tanto da fare”, afferma. Lo slancio è sorretto da robusti cardini valoriali e ottime intenzioni: consapevolezza, potenzialità, tutela, valorizzazione, confronto, collaborazione, sono le parole chiave che ricorrono nei vari interventi.

Massimo Maisto, vicesindaco, nonché assessore alla cultura e al turismo, sempre attento ai fermenti del territorio, sprona gli attori in forza della sua triplice veste istituzionale e della convinta adesione al disegno. Sagace, l’architetto Moreno Po, in rappresentanza della Provincia, stigmatizza l’allergia dei ferraresi per l’acqua, implicitamente invitandoli a riconsiderarne la forza vitale.
Un altro architetto, Romeo Farinella dell’Università di Ferrara, parla di acqua come patrimonio e dell’esigenza di una rigenerazione urbana.
Meritevoli tutti di citazione i soggetti che contribuiscono all’organizzazione: Basso profilo, Fiumana, Encanto, Associazione musicisti di Ferrara, Wunderkammer, Canoa Club Ferrara, Citer (di Unife) con la collaborazione di Nena, Altrosguardo, Centro per le famiglie, Andos e il patrocinio di Comune e Provincia di Ferrara.

Con il festival Risonanze, venerdì, si accendono idealmente i riflettori. Mostre, balli, concerti, pic-nic e aperitivi, compongono il caleidoscopico spettacolo che avrà teatro sulle rive del fiume. Imprescindibili gli ambiti di confronto e di riflessione, previsti nelle modalità tradizionali e in quelle più informali: al “world caffé” del 10 ottobre, per esempio, si ragionerà a piccoli gruppi di soluzioni per il fronte fluviale, proprio come in una qualsiasi caffetteria. A chiudere, il 30 ottobre, un insolito concerto con i suoni del fiume, performace sperimentale dell’artista Dominique Vaccaro.

Per impedire che a conclusione degli eventi sul Volano calino di nuovo le tenebre e tutto torni come prima, le intelligenze dovranno continuare a correre “come corre quest’acqua di fiume – ce lo ricorda il canto di De Gregori – che sembra che è ferma, ma hai voglia se va…”.

I brani intonati [clicca per ascoltare]:
Fiorella Mannoia, Il fiume e la nebbia
De Gregori, Mimì sarà

Leggi anche
La proposta – Un percorso ciclopedonale lungo il Volano fra San Giorgio e la Darsena

darsena-ferrara

LA PROPOSTA
Un percorso ciclopedonale lungo il Volano fra San Giorgio e la Darsena

I ferraresi hanno un cattivo rapporto con l’acqua: poche fontane artistiche, persino poche fontanelle per abbeverarsi, un fiume che attraversa la città – il Volano – dimenticato, denigrato e sprezzantemente chiamato canale.
Sarà forse perché i ferraresi contro l’acqua hanno dovuto lottare per secoli, perché sono figli delle bonifiche e hanno sempre percepito l’acqua come nemica, che sottraeva terra all’agricoltura, che dalle sponde del Grande Fiume minacciava la città e la campagna. Fatto sta che i ferraresi odiano l’acqua… A riprova, la fontana di piazza Repubblica è inagibile da anni e ogni volta che qualcuno alza un dito per segnalarlo viene zittito con le più disparate giustificazioni. Quella di parco Massari vien fatta funzionare quando capita, il meno possibile; i gradevoli zampilli all’interno del fossato del castello (che hanno anche la benefica funzione di ossigenare l’acqua) furono accolti da infinite polemiche, benché effettivamente riducessero le alghe, e ora vengono fatti funzionare a singhiozzo. Quelli decorativi voluti dall’ex sindaco Sateriale nella rinnovata piazzetta Sant’Anna sono stati chiusi e annientati da tempo.

volano-ferrara
Il Volano invaso dalle alghe

E proprio all’ex sindaco, ferrarese atipico, si deve l’ultimo tentativo di valorizzare il corso d’acqua che attraversa il centro urbano, riqualificarne le sponde, bonificare e rilanciare il porticciolo turistico della darsena. Il progetto era ambizioso e accattivante, con l’idea di fare un piacevole lungofiume per passeggiate e percorsi ciclabili, come si usa in tutte le città civili. Ma a Ferrara la proposta è stata accolta con fastidio, dibattuta con superficialità, dimenticata immediatamente dopo la conclusione del mandato di Sateriale.
Così è rimasto aperto il problema di un’area centrale, quella che collega viale IV novembre all’antico borgo di San Giorgio che potrebbe fungere da parco fluviale all’ingresso sud della città e che invece viene lasciata nella condizione in cui è sempre stata: un inutile fetido retrobottega di cui vergognarsi, atto solo al passaggio delle bettoline (un tempo, ora non passano più nemmeno quelle) e al transito delle pantegane… Crediamo che il cittadino del ventunesimo secolo, superati i fantasmi del passato e cancellati gli atavici timori dell’acqua fonte di insicurezza, possa guardare con fiducia al proprio futuro cominciando a progettare un presente che contempli un diverso, più costruttivo e sereno rapporto con il fiume, a cominciare magari proprio dalla riprogettazione del percorso fluviale lungo il Volano.

volano

IMMAGINARIO
Il fiume dimenticato.
La foto di oggi

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

fiume-po
Il Volano, fiume dimenticato

C’è un fiume a Ferrara e non si direbbe. Nessuno se ne cura, della darsena del Po di Volano. Scorre lento, striscia la sua acqua sporca fatta di poca corrente. Che bello sarebbe un fiume a Ferrara, gli argini curati, le passeggiate.

[clic sulla foto per ingrandirla]

Commenta

idrovia-mappa

L’INCHIESTA
Idrovia, per il bypass di Ferrara
servirebbero 40 milioni di euro

SEGUE – Il fatto che l’idrovia possa restare una bella incompiuta com’è nell’auspicio di molti, può andare bene sino a che l’Europa non chiederà conto delle inadempienze, ossia del fatto di avere riqualificato l’asta del Po rendendola navigabile senza però garantire la possibilità di transito ai natanti addetti al trasporto merce di classe quinta.
Per capire meglio il tema, vediamo un po’ di dati sull’opera, valutando quel che era previsto, quel che è stato fatto e i prossimi passi da compiere.

La vicenda dell’idrovia nasce nel ’99 quando le quattro regioni lambite dal Po (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) decidono di farne una via d’acqua e siglano un patto per dar corpo all’ipotesi caldeggiata dall’allora ministro Bersani. Ci sono voluti nove anni prima che gli intenti diventassero progetti esecutivi.
Il tratto ferrarese è costituito da un percorso di 70 chilometri compresi fra la conca di Pontelagoscuro e Porto Garibaldi. Per quanto riguarda la città, il disegno originario prevedeva un canale circondariale da scavare attorno al nucleo abitato, per consentire alle imbarcazioni di immettersi nel Po di Volano senza transitare per il centro storico. Ma la Provincia, capofila del progetto, ha deciso di agire diversamente, senza in realtà trovare alcuna opposizione da parte degli altri soggetti coinvolti. Neppure di coloro che oggi polemizzano, senza però all’epoca avere mai alzato un dito per opporsi, pur avendo avuto i titoli per farlo.

Il nuovo canale, lungo circa 7,5 chilometri, si sarebbe staccato dal Po all’altezza di Sabbioni per raggiungere da qui il Volano. Il costo stimato per l’opera sfiorava i 39 milioni di euro. Ma il bypass non è stato realizzato e attualmente il collegamento avviene tramite il canale Boicelli che attraversa la zona industriale lambendo il petrolchimico sino all’immissione del canale Burana, il quale poco più a valle assume la denominazione di Po di Volano.
Le ragioni che hanno fatto propendere per il riadattamento dell’idrovia esistente (Boicelli-Burana), al di là dei costi ingenti per realizzare gli oltre 7 chilometri della nuova tratta, come ha ricordato a ferraraitalia l’ex presidente della Provincia Pier Giorgio Dall’Acqua, sono il forte impatto paesaggistico dell’opera e i rischi connessi ad eventuali fenomeni alluvionali connessi al Po.

Il problema è che l’attuale passante non consente il transito delle imbarcazione di quinta classe europea come previsto da progetto. Un impedimento virtuale se nessuno ne chiederà conto; e ‘virtuoso’ nel senso che preserva la navigazione a scopo turistico da una commistione con mezzi commerciali che sarebbe di disturbo…
La realizzazione comunque si avvia al completamento, previsto per la fine del prossimo anno. Stefano Capatti, ricercatore del Centro documentazioni e studi di Ferrara, proiettando lo sguardo in avanti, nel febbraio scorso ha sostenuto, proprio su questo giornale, che “la sostenibilità di un’opera così imponente richiede una gestione efficiente ed efficace nel connettere l’asta navigabile a porti, ferrovie, strade. I criteri di scelta del porto da scalare per una nave sono molti e, a loro volta, i soggetti che a diverso titolo ne determinano le priorità, sono una moltitudine, non solo armatori o personale di bordo. Nell’ottica auspicata dall’Unione europea (partecipazione dei privati) – ha aggiunto il ricercatore del Cds – si può ipotizzare il coinvolgimento anche finanziario di una società logistica (o di un gruppo di privati) che offra un ‘global service’, compresa la gestione dell’idrovia per quanto concernono i trasporti interni (e i rapporti con le altre idrovie) e la localizzazione e gestione dei nodi integrati (fiume-ferrovia-aereo-mare), per rilanciare il trasporto locale via mare. Si tratterebbe del primo e più moderno servizio presente in Italia, dove semplificazione e fluidità garantirebbero alle nostre imprese un servizio innovativo”.

2. CONTINUA

Leggi la prima parte

Guarda il video-promo dell’idrovia realizzato da Regione Emilia Romagna e Provincia di Ferrara

bonifiche-fenomeno-proto-industrializzazione

Le bonifiche come fenomeno di proto-industrializzazione

STORIA DELL’INDUSTRIALIZZAZIONE FERRARESE (PRIMA PARTE)

L’inizio della grande stagione delle bonifiche e delle trasformazioni fondiarie del territorio ferrarese ha coinciso con l’Unità d’Italia, allorché quasi tutte le maggiori bonifiche di epoca rinascimentale erano ormai ricadute in balia di valli e paludi. Dopo alcuni sfortunati tentativi, prima da parte dell’ingegner Cesare de Lotto per conto del Consorzio del 1° Circondario scoli di Ferrara e, poco più tardi, da parte del conte Francesco Aventi sulle sue valli Gualenga e Burina in località Tresigallo e Formignana, il momento cruciale della bonifica giunse nel 1871, quando fu costituita a Londra la Ferrarese land reclamation company limited, finanziata da uomini d’affari inglesi e da banchieri italiani.
«Partì così la nuova Grande Bonificazione Ferrarese, dopo che la nuova società concessionaria, la Società Bonifica Terreni Ferraresi, aveva acquistato in proprietà ben 15.182 ettari di valli. Sul piano tecnico d’impresa consistette nel convogliare fino a Codigoro tutte le acque di scolo del comprensorio, tanto quelle “alte” quanto quelle “basse”, che affluirono unite al gigantesco impianto di sollevamento a vapore sorto in riva al Volano ed entrato subito in funzione nel 1874. […] Agli inizi del Novecento il territorio della Grande Bonificazione era ormai una delle aree cerealicole più produttive del Paese. Le grandi aziende di bonifica che cominciarono ad operare nella parte orientale della provincia di Ferrara tra Po e Volano erano destinate a segnare in profondità la storia economica e sociale dell’intera provincia»*.

__________
*F. Cazzola, La bonifica, in F. Bocchi (a cura di), La Storia di Ferrara, Poligrafici Editoriale, Bologna 1995.

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi