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Temi discussi sabato 19 ottobre 2019 durante l’iniziativa “Guardiamoci dentro” presso Factory Grisù

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Da: Circolo Centro Cittadino del Partito Democratico di Ferrara

Dichiarazioni Relatori:

Marcella Zappaterra, consigliera Pd Assemblea Legislativa RER – “La nostra proposta non prevede un euro in più di quanti già oggi ne siano spesi per il nostro territorio dallo Stato centrale. Chiediamo di poter gestire le risorse già ora spese per le competenze richieste, convinti di poterlo fare con maggiore efficacia e rapidità”.
Guglielmo Bernabei, UniFe – “La sfida dell’autonomia comporta un rapporto rafforzato di responsabilità tra cittadini e amministrati per rispondere meglio alle preferenze locali per beni e servizi pubblici e per l’attività di regolazione, tenendo conto delle profonde differenze dal punto di vista socio-economico e territoriale. Una tra le questioni più importanti è legata alle risorse, al fine di risultare coerenti con le disposizioni dell’art. 119 Cost., in modo da essere basate su tributi propri, compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al territorio regionale e trasferimenti perequativi. Vanno prioritariamente definiti i livelli essenziali delle prestazioni in relazione all’istruzione, alla sanità e all’assistenza sociale, garantiti su tutto il territorio nazionale. Ne consegue la definizione di costi e fabbisogni standard corrispondenti alle funzioni trasferite, per consentire uno sviluppo ordinato delle autonomie nel pieno rispetto dei principi costituzionali di eguaglianza, solidarietà e coesione sociale. La proposta della Regione Emilia-Romagna ha posto alla base la valorizzazione delle vocazioni territoriali e delle capacità di governo regionali, senza pregiudicare i capisaldi dell’ordinamento costituzionale, senza aprire, come fa la Regione Veneto, la partita dei residui fiscali, ossia la differenza tra quanto viene raccolto e quanto viene speso dalla Pubblica Amministrazione, nel suo complesso, in ciascuna Regione. Infine, va posta attenzione ai rapporti tra decentramento e crescita economica. Il sistema di relazioni tra il centro e la periferia condiziona il comportamento delle imprese, delle famiglie e degli stessi governi locali influendo sull’andamento economico generale. Il vantaggio in termini di efficienza allocativa del decentramento, intesa come soddisfazione delle esigenze locali, si manifesta anche come efficienza produttiva, stimolando la crescita e riducendo i relativi divari territoriali”.

Cartella stampa:

Approfondire il tema dell’autonomia regionale significa parlare di meccanismi di compensazione, di piani strategici pluriennali, di livelli essenziali delle prestazione e di implicazioni internazionali, che hanno un volto quotidiano e concreto sulle persone ed i territori. L’autonomia regionali ha ricaduta sulla lotta alla povertà ed emarginazione; significa parlare di co-programmazione e sviluppo di infrastrutture fisiche (ferrovie, strade, acqua, adsl, …) e di infrastrutture del sapere (istruzione, formazione, …), di lavoro, di tutela ambientale, per la crescita e la coesione, economica, sociale e territoriale delle città, dell’Emilia-Romagna e dell’Italia.

L’autonomia finanziaria condiziona, per il suo modo di essere, l’autonomia complessiva degli Enti Locali, ma il tutto va posto in un delicato equilibrio di sistema al fine di non pregiudicare i servizi e la tutela dei diritti della persona di territori più svantaggiati. Il tema della perequazione è fondamentale, proprio per ridurre le differenze tra territori con diverse capacità fiscali.

La Regione Emilia-Romagna ha proposto la propria compartecipazione al gettito dei tributi erariali riferibili al suo territorio, da definire in sede di negoziato con il Governo, sulla base del costo delle funzioni che chiede le vengano trasferite. L’autonomia emiliano-romagnola non intende, quindi, aumentare la spesa pubblica complessiva ma mira a massimizzare le opportunità di investimento sul territorio regionale rispetto a risorse già presenti, senza oneri aggiuntivi sul bilancio regionale e riducendo il non utilizzo di risorse destinate agli investimenti stessi. Disporre di maggiore autonomia e di risorse per poterla esercitare avrà ricadute positive sulla crescita, con l’aumento del PIL negli anni futuri ed ulteriori effetti positivi sulla fiscalità generale.

Si è, dunque, affermato che la proposta regionale non punta a far nascere una nuova Regione a Statuto speciale, quanto piuttosto a valorizzare le vocazioni territoriali e la capacità di governo che la Regione e il sistema delle autonomie dell’Emilia-Romagna possono ulteriormente esprimere, fermi restando l’unità giuridico-economica della Nazione e il principio perequativo, insieme ai valori solidaristico-cooperativi sui quali è fondato il meccanismo di finanziamento delle funzioni pubbliche territoriali. Proprio nel contesto nazionale, la Regione Emilia-Romagna può mettere in campo un modello di autonomia rafforzata col quale contribuire alla crescita del Paese, incrementando gli standard di rendimento delle istituzioni, concorrendo alla riorganizzazione concreta delle politiche territoriali e, più in generale, all’ammodernamento dello Stato e alla razionalizzazione della spesa pubblica.

L’autonomia regionale proposta dalla Regione Emilia-Romagna, è frutto di un percorso istituzionale, che ha visto il confronto continuo con lo Stato e la Carta Costituzionale; ed è stata condivisa con la società regionale: enti locali, organizzazioni sindacali, imprese, università, associazioni riunite nel patto per il lavoro.

Con l’autonomia regionale, l’Emilia-Romagna chiede la titolarità a tutelare, valorizzare il proprio patrimonio territoriale, a programmare, con risorse certe, in una filiera di relazioni tra istituzioni – autonomie locali, imprese, territoriali e cittadini. Una proposta in cui diviene centrale il ruolo dei Comuni e dei Sindaci co-responsabili di temi strategici [ambiente, periferie, lavoro, sanità, …] per una autonomia a misura di città solidale.

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