Home > IL DOSSIER SETTIMANALE > ALTRE STORIE - n.5 del 3/7/17 > Terra Matrigna: il caporalato nelle campagne italiane

È entrata in vigore ieri, 4 novembre, la nuova legge sul contrasto al lavoro nero e allo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura, meglio nota nel dibattito pubblico come ‘legge sul caporalato’, approvata dalla Camera dei Deputati a fine ottobre. Il testo affronta il fenomeno criminale del caporalato aggiornandone la definizione, inasprendo le pene per gli sfruttatori e prevedendo nuove misure, come la confisca dei beni e l’adozione di misure che preservano l’operatività dell’azienda e, di conseguenza, l’occupazione dei lavoratori, oppure ancora il reinserimento per le vittime.
La legge riconosce finalmente un fenomeno di dimensioni troppo estese per poter essere ignorato. In particolare, come spiega sulle pagine di Internazionale Enzo Ciconte – uno dei massimi esperti italiani di associazioni mafiose – modifica “in maniera sostanziale l’articolo 603 bis del codice penale (intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro)”, riformula così il reato di caporalato, in particolare allargando “le maglie della responsabilità al datore di lavoro che “sottopone i lavoratori a condizioni di sfruttamento e approfittando del loro stato di bisogno”. Come a dire che non deve esserci per forza un “caporale” o un’organizzazione criminale perché un bracciante sia sfruttato”.

Un momento della presentazione di The Harvest alla Sala Boldini

Un momento della presentazione di The Harvest alla Sala Boldini

Mercoledì sera alla Sala Boldini, nell’ambito della Festa della legalità e della responsabilità 2016, un incontro ha messo insieme proprio il tema del caporalato con un altro di scottante attualità: quello dell’immigrazione. Durante la serata, infatti, è stato presentato il progetto cinematografico “The Harvest”, il raccolto, sullo sfruttamento della comunità Sikh – originaria della regione indiana del Punjab – nelle campagne dell’Agro Pontino, in particolare nei lavori di semina e raccolta che si svolgono sotto le serre. Il regista, Andrea Paco Mariani, ha parlato di “un sistema ben strutturato e scientifico di sfruttamento”, un fenomeno tanto più inquietante perché si svolge “alla luce del sole” e insinuandosi fra legalità e illegalità.
La comunità Sikh nella provincia di Latina è numerosa, 25-30 mila persone circa, ed è presente ormai da diversi anni, tanto che ormai si parla già di seconde generazioni. Quasi tutti i componenti risiedono in Italia con regolari documenti e lavorano nei campi e nelle serre con regolari contratti: il problema è che se su questi ultimi compaiono “otto giorni mensili”, i braccianti ne lavorano “ventinove e mezzo, perché non ci sono nemmeno le domeniche”, ha spiegato Mariani. Lo sfruttamento riguarda anche il salario e le condizioni di lavoro: le paghe vanno dai due ai massimo quattro euro l’ora, ben al di sotto del minimo contrattuale, si pratica il cottimo, e le giornate lavorative sono di dodici ore, senza rispettare un ciclo stagionale, perché si lavora anche in serra. Per mantenere questi ritmi, ha detto Paco Mariani, “i lavoratori assumono anfetamine, oppiacei e antispastici”, “di nascosto”, perché la comunità stigmatizza fortemente questi comportamenti. Proprio dal consumo di droghe nel febbraio 2015 sono partiti Paco Mariani e collettivo Smk Videofactory, ma quando sono scesi a Latina fra aprile e giugno di quest’anno, si sono resi conto che “era solo la punta di un iceberg”. “Spesso i caporali stessi sono indiani ed esistono addirittura agenzie in India che convincono gli agricoltori a vendere i loro pochi averi per racimolare il denaro necessario a comprare il loro pacchetto completo: viaggio, lavoro, vitto e alloggio”, naturalmente in Italia non li attende “niente di tutto ciò” e quindi si può parlare di una vera e propria truffa se non di “una tratta”, come l’ha definita il regista.

Un momento della presentazione di The Harvest alla Sala Boldini

Un momento della presentazione di The Harvest alla Sala Boldini

Per parlare di questi temi Mariani e Smk Videofactory hanno scelto di percorrere una strada due volte originale: per il mix di linguaggi utilizzati nel film e per il metodo di finanziamento.
Per ri-narrare le testimonianze raccolte, “The Harvest” utilizza tre linguaggi diversi: il reportage; il racconto di una giornata vissuta da tre personaggi, un ragazzo Sikh in Italia da otto anni, che ha perso il lavoro diverse volte “perché ha provato ad alzare la testa”, una ragazza della seconda generazione e un giornalista, arrivato sul luogo per fare un’inchiesta sui lavoratori sikh della zona; infine il musical. Questa scelta, ha spiegato Paco Mariani, nasce non solo “dalla nostra volontà di sperimentare linguaggi nuovi, oltre quello del reportage che sentiamo più nostro”, ma anche dalla necessità di “tutelare chi si è fidato di noi e ci ha raccontato la sua storia” e recuperare parte della cultura Sikh all’interno del lavoro, in modo da far diventare queste persone non solo oggetti, ma soggetti della narrazione: “ci interessava contaminarci con la cultura del Punjab e volevamo uscire dal racconto pietistico del povero ragazzo sfruttato”.
Per quanto riguarda il finanziamento del progetto, invece, è stata avviata una campagna di crowdfunding, che è tuttora in corso. La “coproduzione popolare”, come la chiamano i ragazzi del collettivo bolognese, è una scelta sia pratica sia etica: è “la sintesi fra accessibilità e diffusione delle opere e loro nuove forme di sostenibilità”, inoltre permette al progetto di acquisire una “maggiore legittimità”, perché la comunità investe perché vuole che si parli di quel tema.

Ed è importante che se ne parli perché, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, il caporalato in agricoltura non è un fenomeno solo delle terre del Sud e del Centro Italia, ma riguarda anche le campagne del Nord. Sul “Il Venerdì di Repubblica” del 28 ottobre un articolo di Daniele Castellani Pirelli basato sull’ultimo rapporto “Agromafie e Caporalato” dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai-Cgil, parla di 430 mila lavoratoriitaliani e stranieri – vittime del caporalato, tra i 30 e i 50 mila in più rispetto a quelli riscontrati nel rapporto precedente (2014). Lavoratori che, come si legge ancora nell’articolo, possiamo trovare per esempio a raccogliere i meloni nella vicina Sermide, oppure qui a Ferrara nelle campagne di Gallo, come è emerso da una testimonianza di un ragazzo durante la stessa serata di mercoledì: “Quello che voi fate vedere in questo documentario, io l’ho vissuto anche a Ferrara per tre anni, insieme ad altri ragazzi pakistani e africani”.

Per partecipare e sostenere il progetto “The Harvest” visita il sito: www.theharvest.it.
Pagina fb: www.facebook.com/theharvestdocumentary

Guarda i trailer
Lo spiegone

L’assemblea dei braccianti

Il blitz

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