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Il giorno della marmotta

TERZO TEMPO
Il giorno della marmotta

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C’è stato un tempo in cui i 14 Slam vinti da Pete Sampras sembravano inarrivabili, e la narrativa attorno al tennista americano lasciava poco spazio all’immaginazione: i suoi record, fermi al settembre del 2002, erano più che mai al sicuro. Senonché, nel luglio del 2009 il 27enne Roger Federer aveva già conquistato il suo 15° titolo del Grande Slam, compiendo così un ulteriore passo verso la nuova era del tennis maschile, che, di lì a breve, sarebbe diventata l’era dei cosiddetti Big Three (Federer, Nadal e Djokovic). Undici anni più tardi, quei tre giocatori continuano a riscrivere i loro stessi record: basti pensare che, dal 2003 a oggi, hanno vinto 57 dei 67 Slam disputati.

Esiste un’espressione inglese che ben descrive la straordinarietà di ciò che stiamo osservando: “history in the making”, cioè la storia in divenire, il cui messaggio implicito consiste nel cogliere l’importanza dell’evento che sta accadendo davanti ai nostri occhi e che, in un modo o nell’altro, sembra irripetibile. Il fatto è che, perlomeno nel tennis maschile, quell’evento si ripresenta ciclicamente, rendendoci testimoni di un’epoca in cui il passato e il presente sembrano fondersi e ripetersi all’infinito – un po’ come Bill Murray in Groundhog Day, il film sul giorno della marmotta. Tutto ciò va avanti da circa quindici anni, e l’unico giocatore a essersi avvicinato alla costanza psicofisica dei suddetti Big Three è stato Andy Murray, il quale, dopo il 13º successo di Nadal al Roland Garros, ha espresso così il suo, e il nostro, stupore.

“È a una sola vittoria dall’eguagliare lo stesso numero di Grandi Slam conquistati da Sampras, ma in un solo torneo. È incredibile. Credo che sia uno dei migliori record di sempre nello sport, se non addirittura il migliore. Credo che non sarà mai eguagliato, anzi, a dire il vero, penso che nessuno ci si avvicinerà.”

(foto di Beth Wilson)

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