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Da: Mario Zamorani

TEST ANTIDROGA? NO GRAZIE

Alla maggioranza l’ormai mitica maglietta “+rum – rom” e per l’opposizione si potrebbe pensare a una con la scritta “+demagogia – democrazia”.

Di cosa parlo? Parlo di droga: un argomento che, da radicale, conosco bene.

A proposito di sostanze vietate è netta la divisione fra proibizionismo (che ha fallito ovunque nel mondo e ha arricchito a dismisura le narcomafie) e antiproibizionismo, dove mi colloco. I probizionisti tendono a criminalizzare i consumatori di sostanze vietate, vogliono solo la repressione; gli antiproibizionisti tendono a informare, prevenire, valutare senza moralismi, ridurre i danni da assunzione di sostanze pericolose, legalizzare la cannabis.

I test antidroga per gli amministratori, obbligatori o volontari, sono stati più volte proposti da Meloni, Salvini, Giovanardi (e Trump per Biden) e in genere della destra giustizialista e forcaiola. Oggi a Ferrara questo viene proposto dall’opposizione (una parte) in una farsesca inversione di ruoli.

Hai usato sostanze vietate? Noi ti puntiamo l’indice accusatorio e ti condanniamo! Certo c’è il segno di un’opposizione spuntata e disperante, che non sa costruire un progetto, ma è anche presente una cultura che tende a condannare anziché cercare di comprendere, studiare un fenomeno, sforzarsi di intervenire per la riduzione del danno.

In questa logica autoritaria e moralistica consiglierei anche di produrre un’autocertificazione (volontaria, s’intende!) di non avere “commesso atti impuri” nell’ultimo mese. Non dubito che molti ritengano che commettere atti impuri renda un amministratore inadatto a un così elevato ruolo. Ma si potrebbe andare oltre, elencando decine di controlli o autocertificazioni (sempre volontari, s’intende!).

Da laico, da liberale, non giudico mai le intenzioni, più sommessamente mi limito a valutare i fatti: e qui vedo la forma mentis di chi tratta il presunto diverso come un perverso, da mettere all’indice. A quanto pare il metodo Naomo fa proseliti; “dividere, dividere, dividere” sembra l’imperativo trionfante; invece di cercare di ricomporre una comunità lacerata a partire dal dato di “prendersi cura” dell’altro, chiunque egli sia. Un disastro.

Per molti il fine giustifica i mezzi; noi invece crediamo che i mezzi prefigurino i fini.

Cordiali saluti.

Mario Zamorani

+Europa – Ferrara

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