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Tito Vespasiano Strozzi alla casa d’Este: tra ambizione e impopolarità

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TITO VESPASIANO STROZZI
(a 590 anni dalla nascita)

Tito Vespasiano Strozzi (1424-1505) è considerato insieme al Boiardo il più notevole poeta ferrarese del periodo umanistico, compose in latino egloghe, sermoni (che anticiparono le Satire dell’Ariosto), epigrammi e il poema epico Borsiade, dedicato alle imprese di Borso d’Este. Ma è anche e soprattutto ricordato per l’Eroticon, una raccolta di elegie del 1443, più tardi ampliata con l’aggiunta di quattro libri di Aelosticha (poesie varie). Molto interessante, nella sua produzione lirica, è il tentativo di risolvere nelle formule della poesia latina, in specie quella di Tibullo, le tematiche creative petrarchesche.

Nei testi dello Strozzi si rispecchiano non solo le proprie vicende personali, come ad esempio il suo amore per Anzia, una fanciulla che poi lo tradì alla stregua delle epiche donne cantate dai diletti poeti elegiaci latini, bensì anche le vicende e i protagonisti della splendida corte ferrarese. I suoi versi sono insomma un crogiolo di avvenimenti familiari e cittadini, tuttavia «il sentimento che in lui ha calore – scrive lo storico Antonio Piromalli – è quello della borghesia che costruisce torri, case, palazzi e si accresce nel dominio insieme alla nobiltà recente sotto la protezione della dinastia estense della cui vita esso vive. Può anche tale immagine essere nella sua poesia non priva di retorica ma si tratta, in ogni modo, di una retorica non priva di senso e motivata perché lo Strozzi ha radici ben piantate nel terreno borghese-cortigiano».

In effetti, Tito Strozzi ebbe dalla casa d’Este, della quale scrisse pure un trattato sulle origini, Origo estensium principum, larga messe di benefici. Venne incaricato quale accompagnatore di Eleonora da Napoli a Ferrara, fu nominato governatore del Polesine da Ercole I, combatté per difendere Argenta dai veneziani, governò la cittadina di Lugo. Nel 1497 divenne giudice dei XII Savi, distinguendosi in tale veste, secondo la concorde testimonianza degli storici, per gli spietati metodi applicati verso i sudditi nell’esigere le tasse e i tributi. Ricco, borghese, intelligente e ambizioso, pare che lo Strozzi sia stato uno degli uomini più odiati dal popolo ferrarese.

Il figlio Ercole Strozzi, nato nel 1473, fu anch’egli ottimo poeta in lingua latina mentre, per buona parte della sua vita, avversò l’umanesimo volgare. Affiancatosi al padre nella magistratura e ostentando il medesimo spirito conservatore e aristocratico, divenne anch’esso assai impopolare in città. Lo testimonia una lettera scritta nel febbraio del 1505, anno della morte di Tito Vespasiano, da Benedetto Capilupi (un cortigiano-diplomatico) a Isabella d’Este: «M. Hercule Strozzo è in gran travaglio perché l’à tutto il popolo contra, ma si crede che ’l resterà per questo anno in ’l officio et fictanze […]. Se ’l resta serrà cum mala satisfactione dil popolo». Tre anni più tardi, Ercole venne assassinato.

Tratto dal libro di Riccardo Roversi, 50 Letterati Ferraresi, Este Edition, 2013

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