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‘Trame quotidiane’ di ‘Banchieri’ ‘Quasiblues’: le poesie Gigi Guerrini

Tempo di lettura: 2 minuti

Poesie di Pier Luigi ‘Gigi’ Guerrini
Argentano di nascita, ferrarese d’adozione, Pier Luigi Guerrini è attivo come operatore culturale del Comune di Ferrara

 

QUASIBLUES

Come sarà possibile
cantare la notte in periferia

come sarà possibile
ritrovare il seme, il richiamo
d’un’andata gioventù

come sarà possibile
ripresentarsi all’uscio del futuro?

come sarà possibile
raccontare storie diventate finzione
da palcoscenico

come sarà possibile
sfogliare petali di tempo

c’hanno cangiato colore,
c’hanno scoperto il bianco
dell’ore?

come sarà possibile
riprendere il cammino
senza gli errori di ieri,
di sempre, comunque sinceri?

 

I BANCHIERI

I banchieri della miseria
riempiono caveau di bile.
pile, file di bile

i banchieri della solitudine
frequentano la folla
per ascoltare la morte
per indovinarne la sorte

i banchieri della disperazione
completano le cambiali della mente
stordiscono le idee in un niente

i banchieri del monte pietoso
se ne fottono d’ogni sguardo rispettoso
i lamenti sono crepe di sangue
ammuffito, senso di colpa svanito,

i banchieri scansaprossimo
càmpano bene con il tuo cottimo

i bank ieri,
oggi ti succhiano il futuro,
te lo sbattono contro il muro.
se ne sbattono di sicuro.

I banchieri, fedeli servitori
creditori
della religiosa transazione,
banconota transgenica d’occasione.

 

(Senza titolo)

Vaga, urla sgraziata
la poiana sentinella della notte
nel cielo muto a mezz’asta.

Sembra smarrita,
smagrita dal freddo
mentre un sole febbraio
pugnala, colpisce
i rinculi del tempo dubbioso.

 

TRAME QUOTIDIANE

il giorno s’apre col vento in poppa
il giorno avanza i desideri della notte
il giorno incontra volti assonnati
il giorno deterge il segreto dei progetti
tra vuoti nidi di merlo,
tra muri scrosciati di pioggia.
tra visi radi, di fretta
trascorre il tempo nemico,
incalza inzuppa inciampa
incolpa il cielo
ma rimbalza,
l’avaro destino,
naufragando speranze vane.

 

I RIPIEGHI DEL TEMPO

Una mensa sconosciuta
senza pane né pietanza.

Agglutinati
nella media dei media
invasori dell’eterna tedia.

Gli spazi bianchi
tra un verso, un verbo
e un’intenzion di nerbo.

L’accoglienza del destino
è per porti in riserva sparata.

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