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Trivelle e terremoti: relazioni dubbie, previsioni incerte. Ma la prevenzione è possibile e doverosa

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(Pubblicato il 17 aprile 2014)

“Considerando l’attività nei campi di Cavone e Casaglia, le caratteristiche geologico-strutturali e la storia sismica della zona, la commissione ritiene che sia molto improbabile che la sequenza sismica dell’Emilia possa essere stata indotta (cioè provocata completamente dalle attività antropiche)”. E’ uno stralcio del rapporto Ichese, del quale si è fatto un gran parlare in questi giorni.
Però, qualche pagina più avanti, nelle conclusioni, si legge anche: “Lo studio effettuato non ha trovato evidenze che possano associare la sequenze sismica del maggio 2012 in Emilia alle attività operative svolte nei campi di Spilamberto, Recovato, Minerbio e Casaglia, mentre non può essere escluso che le attività effettuate nella concessione di Mirandola abbiano potuto contribuire a innescare la sequenza”. Dunque, nello specifico caso di Mirandola, non si esclude che la trivellazione del sottosuolo abbia potuto concorrere a causare il rovinoso terremoto che due anni fa ha sconvolto l’Emilia. E anche laddove (Cavone e Casaglia) si giudicano “improbabili” le connessioni, la formula utilizzata è di grande cautela: è infatti esplicitato che il termine “indotta” – riferito alla sequenza sismica – deve essere inteso come “provocata completamente”. Perciò nemmeno in quei casi si può escludere l’attività estrattiva come concausa.

Al riguardo sono necessarie alcune puntualizzazione e alcune riflessioni. L’interesse sul fronte politico, ecologista e sociale si è recentemente concentrato sulle cause del terremoto che ha scosso l’Emilia-Romagna nel maggio 2012. Un articolo, pubblicato nella rivista Science l’11 aprile (Edwin Cartlidge, 2014), ha anticipato di qualche giorno la divulgazione del rapporto Ichese (International commission on hydrocarbon exploration and seismicity in the Emilia region). La commissione, istituita alla fine del 2012 su richiesta del commissario per la ricostruzione post-sisma Vasco Errani per verificare le possibili relazioni fra la produzione di idrocarburi e i terremoti avvenuti nel maggio 2012, è costituita da tre scienziati stranieri (il coordinatore Peter Styles, professore di Geofisica applicata alla Keele University, Ernest Huenges, Stanislaw Lasocki), due scienziati italiani (Paolo Gasparini, Paolo Scandone) e da Franco Terlizzese, ingegnere della direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche del ministero dello Sviluppo economico.

La commissione Ichese, sulla base di considerazioni sismo-tettoniche, ha analizzato un’area per un’estensione di circa quattromila chilometri quadrati sulla quale ricadono tre licenze di esplorazione del sottosuolo (Mirandola, Spilamberto, Recovato). Sono state prese in esame anche due aree limitrofe: il “serbatoio di Minerbio” e il campo geotermico di Casaglia nel comune di Ferrara. L’articolo di Science aveva già riportato in anteprima parte delle conclusioni della commissione, ma non presenta dati scientifici né discute quelli pubblicati nel rapporto Ichese. L’articolo è fondamentalmente di divulgazione scientifica. Il rapporto Ichese presenta invece il quadro geologico dell’area esaminata, i dati sismici e la discussione di questi. Le conclusioni dell’analisi scientifica sono presentate a punti e caratterizzate dall’aggettivo “improbabile” (“molto improbabile”, “estremamente improbabile”).

L’improbabilità (ridotta possibilità, scarsa probabilità che qualcosa ha di accadere) è un fattore sempre presente nelle scienze. L’improbabilità ha profondi aspetti epistemologici con il “Principio di indeterminazione” di Heisenberg. Le scienze sono consapevoli dell’impossibilità di pervenire ad una conoscenza della realtà fisica completa, pienamente deterministica. Nessun medico ci potrà mai assicurare che prendendo i farmaci prescritti il tumore scomparirà, per sempre. Nessun economista ci assicura un guadagno del dieci percento acquistando le azioni di quella società. Questa improbabilità è presente anche in filosofia, statistica, economia, finanza, psicologia, sociologia ed ingegneria. Se sappiamo che le scienze sono indeterminate, perché abbiamo la necessità di volere a tutti i costi risposte certe? Come possiamo pretendere di prevedere i terremoti? Perché continuiamo a cercare il probabile nell’improbabile? Perché ci ostiniamo a discutere dati scientifici invece di capire perché molti edifici di nuova realizzazione non hanno resistito alle scosse sismiche?

Ciò che è lecito desiderare e razionale domandare è che le scuole dove vivono i nostri giovani e così gli ospedali dove soggiornano i nostri familiari siano costruiti con tecniche anti-sismiche. Ed è doveroso che la nostra storia incorporata nel patrimonio architettonico ed ambientale venga salvaguardata dalla tecnologia anti-sismica.

Auspico che i politici prendano posizioni forti quali “cancellazione degli abusi edilizi in zone sismiche”, “no agli edifici pubblici costruiti senza seguire le norme sismiche“, “sì alla messa in sicurezza degli edifici storici e monumentali”, “no alla segretezza tecnologica delle attività delle grandi industrie (chimica, metallurgia, energia nucleare)”.

Suggerisco un principio di determinazione: preveniamo i danni alle persone senza farci condizionare dell’impossibile previsione dei terremoti.

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