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mercante-di luce
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Il suo nemico è Ulisse Ruiz, astuto, imbroglione seriale pronto a tutto. Lui di cognome fa Quondam che, in latino, significa un tempo indefinito. Stefano Quondam si trova a fare i conti con il suo tempo a disposizione destinato a finire troppo in fretta perché suo figlio Marco, adolescente, è affetto da progeria, una malattia che il tempo lo divora. Marco invecchia fisicamente di otto anni ogni anno. Una velocità contro natura e fin troppo misurabile, un tempo che ti si schiaccia addosso con tutta la sua pesantezza e non vola più leggero come dovrebbe essere a quell’età.
Che senso hanno avuto le corse e i traguardi di Quondam di fronte a un destino che mostra la fine poco più in là?
Il tempo per Marco si sta riducendo al lumicino, Quondam deve provare a espandere questa luce e farla diventare fiamma, bellezza e risposta alla paura di tutti e due. Quondam è un docente di letteratura greca e cerca questa risposta, assieme a Marco, in quel mondo, nei poeti lirici, in Omero e negli autori tragici che hanno saputo mettere l’uomo al centro di tutto: sentimenti umani, dolori, fughe, morte, paura, compassione. L’uomo di allora trovava se stesso in quelle liriche e vedeva se stesso rappresentato su quelle scene. Quondam sa che è ancora così, la natura umana è sempre la stessa, si vive ancora di umanità e ipocrisia, vendetta e disperazione, dolcezza e passione. Vuole lasciare un dono a Marco, “l’orgoglio di essere uomini e di vivere in questa rivelazione; perché non importa quanto si vive, ma con quanta luce dentro, senza rimpiangere e senza piangere”. Quondam legge al figlio Saffo, Alceo, Archiloco, Euripide e Omero e gli parla di Aiace, l’eroe che con coraggio percorse la sua strada di valore e con libertà si uccise.
Ma Marco chiede vita, non letteratura, chiede di non finire così presto. Quondam risponde che non può dargli cose, può solo insegnargli “la bellezza di vedere e di amare”, l’attenzione alla luce percependo il tempo attraverso le emozioni che lo possono dilatare e non nell’angoscia di uno scorrere troppo lento o troppo veloce che sia.
Dopo la morte di Marco, Quondam Aiace perderà la sua battaglia professionale con il collega Ulisse a cui è affidato un ruolo prestigioso, e come Aiace compirà la sua follia, il suo atto di coraggio e di rabbia contro tutti, preda di fantasmi, scambiando sogno e realtà.
E come è stato per Marco che, prima di morire, non ha avuto più paura, per Quondam arriva il momento di non avere più paura di vivere.

“Il mercante di luce”, Roberto Vecchioni, Einaudi, 2014

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