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E così, finalmente, anche da noi è arrivato il taser.
L’ennesima stronzata made in Usa, proprio nell’anno in cui – anche qui da noi – aprirà Starbucks.
So che può sembrare di cattivo gusto ma non riesco a non vedere un certo filo marrone che lega le due cose.
Mi limiterò dunque a evocare quella peste che – come disse una signora molto più qualificata di me – è stata rovesciata sul mondo così, con la nonchalance che può usare un cretino mentre prende a calci la pattumiera di casa propria, proprio da quel paese lì: quello che ha il diritto alla felicità nella costituzione, quello che ha 50 e passa stati e due tipi di formaggio in croce, quello che qualcuno una volta ha chiamato “the land of the flea and the home of the grave”.
La chiudo dunque qui, cercando di non bestemmiare.
Cordiali saluti e via col pezzo della settimana.

Euroman (Jean Jacques Burnel, 1979)

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