Home > ACCORDI - il brano della settimana > Un fulmine a ciel sereno
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Come un fulmine a ciel sereno, la notizia arrivò improvvisa, inaspettata.
«Non è giusto.» fu la prima cosa che mi uscì fuori.
Guardai oltre la finestra: c’era sereno. Il sole era tramontato e sulle strade ancora le pozze che la pioggia aveva sparso ovunque per quasi due giorni.
Ma piovve ancora dentro la mia testa. Mi bruciavano gli occhi e non riuscii a fermare le lacrime. Gocce incandescenti che scendevano come la rabbia che saliva. Scottava la mia faccia e il mio cuore bolliva.

Era stato Davide a dirmelo. Era passato davanti a casa mia e si era fermato.
Cinque secondi. Tre parole e il tempo di elaborarle.
«Chiara è morta.» aveva detto, la voce tremava e a stento tratteneva il pianto.
Non lo avevo mai visto così. Del resto era la prima volta per tutti noi.
Fino ad allora non avevamo mai fatto i conti con la morte, con la perdita di una persona cara.
Eravamo ragazzi, i più vecchi di noi avevano appena sedici anni. La morte non l’avevamo proprio messa in conto.
Chiara si era sentita male la sera prima al cinema. Dicono che stava ridendo di gusto per una scenetta comica, che di punto in bianco s’era fatta seria, che poi aveva perso i sensi senza fare in tempo a dire una parola.
E che non si svegliò più.
Emorragia cerebrale, così la vita di Chiara si spense per sempre.
Chiara, occhi azzurri come cielo sereno, capelli come grano maturo e pelle come latte alla fragola, lentiggini e sorriso disarmanti.
«Non è giusto.» ripetevo, mentre Davide si copriva il viso.

Era un giorno d’autunno del 1981 e per la prima volta io e i miei amici ci scoprimmo mortali.
Dopo quarant’anni mi chiedo chi si sia salvato di noi… Nessuno in verità. Ora siamo tutti qualcos’altro, resi irriconoscibili dallo scorrere della vita. Tutti eccetto Chiara, solo lei è rimasta la stessa.
Ora come allora rivedo Chiara, sento la sua voce di eterna quattordicenne, amica di una volta…
Ora e per sempre.

Summer Lightning (Camel, 1978)

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