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da: ufficio stampa Ente Palio città di Ferrara

Un folto pubblico, composto da numerosi turisti a Ferrara per il ponte di Pasqua, hanno preso parte stamane all’Omaggio al Duca, offerto dalla Contrada di San Paolo nel cortile di Castello Estense.
Il Rione bianco-nero ha omaggiato il Duca e la sua Corte donando un quadro raffigurante lo stesso Borso in segno di devozione, nonché le uova che, nella tradizione medievale, venivano regalate ai bambini ed alla servitù in segno di resurrezione.
La scena si rifà agli avvenimenti del 13 di Marzo 1471, quando Borso, con regale apparato e comitiva, si mosse da Ferrara alla volta di Roma. A Roma egli ricevette accoglienze adeguate ed il giorno di Pasqua, il 14 Aprile, Borso fu condotto dal Papa che lo fece Cavaliere di S. Pietro, dandogli la spada nuda in mano per difesa della Chiesa. Gli furono calzati gli sproni da Napoleone Orsino, generale della S. Chiesa, e da Costanzo, figliolo di Alessandro Sforza, Signore di Pesaro. Di nuovo davanti al Papa fu ammesso al bacio della pace ed egli dipoi abbracciò e baciò tutti i Cardinali. Dopo la sacra Comunione il Papa creò e dichiarò Borso Duca di Ferrara, dandogli l’abito ducale, cioè un manto di broccato d’oro foderato di vaio con bavaro grande, una berretta ducale, una verga d’oro nella destra ed una collana d’oro con pietre preziose al collo ed appresso gli donò la Rosa d’Oro del valore di 500 ducati.
I tanti turisti hanno applaudito alle esibizioni degli sbandieratori e quelle del gruppo Armonie di Danza del Rione, che ha proposto tre diverse danze: Belfiore (ballo per tre, di Domenico da Piacenza), Fortunosa (bassadanza in quattro composta da Messer Domenicho da Ferrara) ed una country dance chiamata Hundson House, che appartiene alla terza edizione dell’English Dancing Master di John Playford.
Grande successo, quindi, per questo appuntamento con la Primavera del Palio, che – nonostante una minaccia di temporale – non ha affatto smentito le brillanti premesse. Un folto pubblico ha poi approfittato della Visita Guidata Speciale in castello, promossa e organizzata da Itinerando in collaborazione con la Corte Ducale e Rione San Paolo.

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ENTE PALIO


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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