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Proprio nel momento in cui la striscia di Gaza è nuovamente insanguinata e terribilmente sofferente, troviamo questo film del 2011 (ma appena uscito al cinema in Italia) che, con un vero e proprio tono di commedia farsesca, ci mostra, ancora una volta, quanto siano assurde e inutili le divisioni fra il popolo palestinese e israeliano.

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la locandina

Eccoci allora a sorridere di fronte a un insolito e segreto business che un pescatore palestinese, Jafaar, avvia a Gaza con coloni israeliani. Grottesco ma forte e intenso.
Jafaar (il bravissimo attore Sasson Gabai di La Banda del 2007, che abbiamo già recensito, leggi) pesca sardine e naviga davvero in cattive acque. Oltre a pescare pochissimo (anche perché, per le limitazioni dei palestinesi, i pescatori di Gaza non possono allontanarsi più di 4 miglia dalla costa) è perseguitato dai creditori e vive in una casa mal ridotta, polverosa e fatiscente, diventata la base di alcuni soldati dell’esercito israeliano che da lì sorvegliano la città.
Un bel giorno la sua malasorte pare perseguitarlo: durante una battuta di pesca, nella sua rete, che spesso si trovava piena di scarpe, cianfrusaglie e spazzature, resta impigliato un maialino vietnamita grigio scuro (e bruttino). Il maiale è un animale impuro sia per gli ebrei che per gli arabi e nessuno deve sapere che lo ha pescato. Cerca di ucciderlo ma non ci riesce. Poi cerca di venderlo, invano, a un funzionario tedesco delle Nazioni unite. Poco dopo, viene a sapere che i nemici di sempre, gli ebrei israeliani che abitano in una colonia vicino a Gaza, li allevano, nonostante l’impurità dell’animale. La moglie gli dice che gli israeliani allevano maiali perché capaci di trovare gli esplosivi… Storie, invenzioni, fantasie si succedono in un crescendo di situazioni paradossali ed esilaranti anche nel drammatico.

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una scena del film

Jafaar decide quindi di approfittare della situazione e, con l’aiuto di una ragazza ebrea russa, avvia un business che lo arricchisce, lanciandosi in un’ingegnosa e rocambolesca iniziativa. Ma i veri guai, per lui, devono ancora iniziare.
Non manca anche un accenno al terrorismo, tra kamikaze, check-point, soldati e coloni: Jafaar per i suoi affari con gli israeliani viene considerato un traditore e, per sdebitarsi, dovrà fare un attentato kamikaze nella colonia ebraica, insieme al suo maiale, anch’esso imbottito di esplosivo.
Vi sono poi tante scene surreali come quella dei militari israeliani e di un gruppo di palestinesi che, insieme, danno la caccia al maiale che è scappato o quella della moglie di Jafaar che guarda insieme a un soldato una telenovela brasiliana. Tutti elementi che ci calano bene nella realtà martoriata della Terra Santa.
La morale della storia è un grido di speranza a una risoluzione imminente, quanto impossibile per ora, alla delicata questione israelo-palestinese, che il regista “risolve” con l’arrivo del maiale, animale impuro che per l’occasione diventa una specie di colomba della pace, in grado di mettere d’accordo due popoli sulla Striscia di Gaza.
Il film, spesso esilarante ma intenso, merita davvero di essere visto, anche se il finale è un po’ troppo sbrigativo e frettoloso.

di Sylvain Estibal, con Sasson Gabay, Baya Belal, Myriam Tekaïa, Gassan Abbas, Khalifa Natour, Francia/Germania/Belgio 2011, 98′

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Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Giornalista pubblicista dal 2016, ha conseguito il Master di Giornalismo presso l’Ecole Supérieure de Journalisme de Paris, frequentato il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di Cinema Immagina di Firenze, curato da Giovanni Bogani, e il corso di sceneggiatura cinematografica della Scuola Holden di Torino, curato da Sara Benedetti. Ha collaborato con le riviste “BioEcoGeo”, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, “Mosca Oggi” e con i siti eniday.com/eni.com; ha tradotto dal francese, per Curcio Editore, La “Bella e la Bestia”, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Appassionata di cinema e letteratura per l’infanzia, collabora anche con “Meer”. Ha fatto parte della giuria professionale e popolare di vari festival italiani di cortometraggi (Sedicicorto International Film Festival, Ferrara Film Corto Festival, Roma Film Corto Festival). Coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Belgio, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma.

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