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Rubrica a cura di Carlo Tassi

UN RE RIBELLE

Racconto di Maurizio Olivari

Faceva parte di uno spartito scritto da un giovane compositore dedito alla ricerca di nuove sonorità. Stava stretto nel pentagramma insieme ad altre disgraziate note, messe lì un po’ alla rinfusa, in attesa di una definitiva sistemazione.
Lui che era un Re, abituato a partiture d’élite, romanze d’opera, brani sinfonici, non trovava pace in quell’accozzaglia di colleghi che si muovevano continuamente, sotto il rigo, sopra il rigo, senza una logica linea armonica a lui tanto cara.
Decise di ribellarsi e di abbandonare quello spartito, lasciandosi cadere nella cartella che raccoglieva altri fogli pentagrammati. I colleghi tentarono di trattenerlo, specialmente il Do, suo vicino da sempre, e anche il Mi lo supplicava di non lasciarli soli. Senza un Re cosa avrebbero potuto essere? Una scala senza un piolo.
Re non sentì ragioni e con un perentorio “Chi mi ama mi segua!” si tuffò nel fondo della cartella.
Cominciò l’esplorazione delle composizioni, trovando note tristi e abbandonate insieme ad altri tre o quattro gruppi che si facevano coraggio in attesa d’esser eseguite, con l’effetto che loro già sapevan sarebbe stato disastroso.
Si mise sopra una chiave di violino in capo al rigo e cominciò un discorso da vero leader.
“Colleghe, amiche…” iniziò a gran voce “Noi siamo nate e siamo servite a creare capolavori musicali che tutto il mondo ci invidia. I compositori ci hanno sempre sistemato nel pentagramma, con grazia, qualche volta forzando la mano ma sempre a fin di bene!”
Tutte le note presenti iniziarono ad ascoltare con inusuale attenzione quel Re tanto determinato e coinvolgente, e lui continuò alzando la voce di un mezzo tono “Siamo state in tutte le più grandi opere: l’Aida, la Tosca, la Traviata e tante altre, giusto?”
“Certo!” risposero tutte quante in coro.
“Abbiamo fatto commuovere intere generazioni, giusto?” rincarò il Re.
Sì, sì!” di nuovo risposero all’unisono tutte le note presenti.
“Siamo state anche in romantiche canzoni come Mamma, Tu che m’hai preso il cuor e Signorinella
“Io c’ero!” gridò un La. “Anch’io!” esclamò un Mi bemolle.
Il Re continuò: “Ebbene, ora ci vogliono mettere in brani che non hanno né capo né coda. Con effetti sonori da distruggere i timpani di chi ascolta… Ma ora diciamo basta! Volete voi ribellarvi con me?”
Un coro unanime d’approvazione riempì la cartella.
Il Re ribelle, incoraggiato da tanta partecipazione, iniziò a pensare a un piano che potesse premiare la loro voglia di musica, anche leggera ma non dodecafonica.
Chiamò a sé il suo fido amico Mi bemolle, chiedendogli d’andare ad assoldare più note possibili, tutte disposte a seguirlo nel suo intento.
“Portami alcuni Mi, cinque Sol, qualche La e tutti i Si che trovi…” ordinò “Io chiamerò i miei amici d’accordo in DO e i miei parenti RE.”

Era indeciso se partire con una romanza, un requiem, un coro alpino o una canzonetta.
Sentito il parere di tutti, si decise per una canzone. Un brano di facile ascolto che tutti potessero cantare.
Il fido Mi bemolle arrivò con il gruppo di note ingaggiate e anche con qualche riserva, vecchie note che stavano tutte insieme in alcune scale d’un brano corale.
Il Re ribelle si procurò nella cartella un foglio pentagrammato intonso, quindi cominciò a scritturare tutte quante posizionando il piccolo esercito sul rigo, negli spazi, in quell’ordine particolare. Giusto a formare quel motivo che gli era nato in testa, per la sua piccola rivoluzione.
“Avanti iniziamo! All’attacco! Sistematevi in ordine di chiamata…
MI RE LA
MI RE
RE DO SOL
SOL SI RE DO

DO LA DO SI DO RE DO
DO LA DO SI DO RE DO
LA SI DO LA SI DO
SI SOL LA SI SOL LA SI
SI DO RE SI DO RE
DO SI DO…”

Terminata la stesura tutte le altre note di riserva applaudirono con entusiasmo, cantando in coro il motivetto appena nato. E il Re ribelle fu portato in trionfo.

Il foglio finì fra le mani del giovane compositore che proprio non ricordava d’averlo scritto. Lo lesse e lo trovò interessante. Tanto gradevole e moderno da indurlo a proporre quella canzone al mondo, in quel particolare momento musicale ch’egli giudicava ancorato a melodie ormai melense e stantie.
Così, quella canzone, nata dall’idea d’un Re ribelle, ebbe un successo inaspettato, incredibile… ed eterno.
Il compositore si chiamava Mimmo.

Nel blu dipinto di blu (Domenico Modugno, 1958)

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