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STANDING OVATION: I PIU’ ACCLAMATI SPETTACOLI TEATRALI DEL XXI SECOLO
La Tempesta, regia di Giorgio Barberio Corsetti, Teatro Comunale di Ferrara, dal 21 al 26 marzo 2000

Se si esclude l’Enrico VIII, del 1613, composto probabilmente con la collaborazione di John Fletcher, “La Tempesta” (1611) è da considerarsi l’ultimo dramma scritto da William Shakespeare. Si tratta di una sorta di “summa” idealmente autobiografica dell’autore, trasposta nella fiaba e tutta incentrata sul protagonista: Prospero. Il quale, dopo avere subito l’usurpazione dal trono del ducato di Milano da parte del fratello, approda con la figlia Miranda su un’isola deserta o, meglio, abitata unicamente dal malvagio Calibano. Prospero diviene mago, domina l’essere malefico e libera fate ed elfi benigni, tra cui il tenero folletto Ariel. Alla fine, con un prodigio, Prospero scatena una tempesta e fa naufragare sull’isola una nave con a bordo i suoi nemici, compreso il fratello usurpatore. Ma la sospirata vendetta sarà sostituita dall’amore, dal perdono, dal pentimento e dalla felice riparazione dei torti subiti.
«Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni», dice Prospero nel suo monologo della scena prima nell’atto quarto dell’opera. Tuttavia, in questo passo, il grande poeta e drammaturgo di Stratford-on-Avon non intendeva noi esseri umani ma (anticipando Pirandello di tre secoli) noi personaggi, la nostra vaga trasfigurazione sul palcoscenico. Ha avuto dunque ragione il regista Giorgio Barberio Corsetti ad attribuire all’opera shakespeariana una valenza meta-teatrale, sia per ciò che riguarda i contenuti e sia per quanto attiene al codice tecnico-formale adottato nell’allestimento.
Emblematica e funzionale è la scenografia, creata dallo stesso regista con l’assistenza di Cristian Taraborrelli, proposta come una sorta di straordinaria macchina delle illusioni generatrice di fantasmiche apparizioni. Fiori rossi sbocciati nello spazio chiaro, due torri metalliche a tre piani con scalette, un’ampia piattaforma mobile al centro a rivelare e occultare l’antro di Calibano, il tutto stagliato su uno sfondo plumbeo al contempo ideale supporto per le proiezioni video ideate e realizzate da Fabio Iaquone. In questa atmosfera un po’ dechirichiana e un po’ magrittiana, Prospero e il folletto Ariel, entrambi agghindati in completo grigio con panama bianco in testa e bastone coloniale in mano, tramano il gran sortilegio che conduce il primo alla riappropriazione della sua identità e dignità di uomo e il secondo alla libertà di tornare a fondersi e confondersi con gli elementi della natura.
I personaggi principali del dramma: Prospero, Ariel e Calibano, sono interpretati rispettivamente da Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy e Silvio Orlando, coadiuvati dalla compagnia del “Teatro stabile dell’Umbria”.

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