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4 Giugno 2016

Una vita per il sindacato

Tempo di lettura: 2 minuti


4 giugno 1944: per mano delle Ss muore vicino Roma Bruno Buozzi. Era nato a Pontelagoscuro nel gennaio 1881.
Diventa operaio metallurgico nell’allora unica area a profilo industriale del ferrarese, Bondeno. Nel 1911 assume la carica di segretario generale della Fiom e nel 1919 conquista le otto ore della giornata lavorativa. Dopo l’omicidio Matteotti si avvicina a Filippo Turati e al socialismo restando però fermamente convinto dell’autonomia dell’organizzazione sindacale. Nel novembre 1925 diventa segretario generale della Ggdl e l’anno seguente è costretto a emigrare in Francia, dove continua il suo impegno sindacale e antifascista. Nel 1942 viene catturato dai tedeschi e consegnato all’Italia: viene condannato al confino a Montefalco.
Liberato dopo il 25 luglio 1943, lavora con Giuseppe Di Vittorio e Achille Grandi per la rinascita del sindacato, ma purtroppo non può vedere la nuova Cgil. Entrato in clandestinità, viene arrestato dalle Ss il 13 aprile 1944 e condotto in via Tasso.

Nella notte del 3 giugno 1944, mentre gli alleati stanno per entrare a Roma, i tedeschi in fuga lo caricano su un autocarro insieme ad altri prigionieri per deportarli. Al momento della partenza il camion è sovraccarico e Buozzi viene invitato a scendere ma preferisce cedere il posto a un altro prigioniero. All’alba del 4 giugno Buozzi e gli altri vengono portati in aperta campagna e rinchiusi in una rimessa, nel pomeriggio vengono tutti uccisi con un colpo di pistola alla testa.
Ecco perchè la sua firma non compare sul Patto di Roma che fa nascere la Cgil: il Patto è stato sottoscritto il 9 giugno 1944, ma per onorare la memoria di Buozzi e ricordare il suo impegno nelle trattative che resero possibile l’accordo, nel testo viene apposta la data del suo ultimo giorno di vita: 4 giugno 1944.

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Papa Francesco

Non devono esserci poveri e non c’è peggiore povertà di quella che non ci permette di guadagnarci il pane,che ci priva della dignità del lavoro. (Papa Francesco)

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

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Federica Pezzoli


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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