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Un’estate rovente e non solo per le temperature: i roghi dolosi o spontanei, la crisi che non permette le vacanze nonostante si continui a raccontare che la recessione è più lontana, i battibecchi e gli scontri parlamentari di un governo che muove i primi passi abbandonando esitazioni e cautele, le imbarcazioni respinte di un’immigrazione additata come emergenza, nonostante i flussi in calo, il bilancio dei femminicidi che registra che nell’ultimo anno una nuova impennata, le disgrazie in mare e sulle montagne, le vittime di impressionanti incidenti della strada. E un viadotto che crolla tra polemiche accese, pesanti accuse e recriminazioni, e soprattutto quei poveri corpi estratti dalle macerie di cemento. Un resoconto pesante, un impietoso bollettino di “guerra quotidiana” che siamo costretti a interiorizzare malgrado la voglia di leggerezza tipica dell’estate.
L’estate non ferma gli eventi, anche se nell’immaginario collettivo tutto dovrebbe rallentare, se non fermarsi, per riprendere fiato, ossigenare malanimi, disinfestare pensieri intossicati, togliere pesantezze e blocchi soggettivi e sociali accumulati durante l’anno per poi rientrare in un altro ciclo di quotidianità. La stagione dell’estate è però anche un luogo letterario che fa da sfondo a narrazioni di ogni tipologia, accompagnando personaggi e fatti nelle storie più disparate, diventando in alcuni tratti essa stessa protagonista indiscussa. Nel romanzo Il grande Gatsby’ (1925), di Francis Scott Fitzgerald, nella calda interminabile estate di New York e Long Island, seguiamo le vicende dell’adolescente James Gatz, figlio di poveri contadini, che diventa ricco faccendiere in età adulta. Una calda stagione estiva che accompagna le feste sfarzose nella magnificente villa dell’uomo, tra auto di lusso, jazz, potere e ricchezza. Un’estate segnata dal desiderio di riconquista dell’amore perduto, condannata dalla sete di vendetta e sfumata nell’epilogo tragico.

‘Luce d’agosto’ (1932) di William Faulkner, è ambientato nel Mississippi alla fine degli anni ’20. I personaggi, le azioni e i tratti rimangono sospesi proprio in quella particolare luce del Sud, che grava come un riflettore sulle vicende caratterizzate da pulsioni contrastanti, isteria razziale, sceriffi, taglialegna, predicatori e donne dal volto di pietra. Nei riverberi di quella luce implacabile si consumano le eterne storie di uomini e donne: “…nella mia terra c’è luce fulgida, nitida, come se venisse non dall’oggi ma dall’età classica…”.

La stagione più calda dell’anno è lo scenario che Vladimir Nabokov sceglie nel suo Lolita’ (1955), il romanzo che all’epoca ha vissuto una lunga storia di censura per i contenuti scabrosi e senza sottintesi. Si parla della passione malsana e maniacale di un uomo maturo, il professor Hubert, per Dolores, la figlia dodicenne di colei che diventerà sua moglie. Un’ossessione nata e sedimentata dopo la morte del suo primo amore, che lo rende irrimediabilmente attratto dalla giovanissima Lolita, come avvezzo a chiamare quella bambina maliziosa, annoiata, triste e vanagloriosa. E’ estate quando l’uomo si scopre perso in quella relazione ed era estate quando morì la sua prima fidanzata. “…In verità non ci sarebbe stata forse nessuna Lolita se un’estate, in un principato sul mare, io non avessi amato una certa iniziale fanciulla. Oh, quando? Tanti anni prima della nascita di Lolita, quanti erano quelli che avevo io quell’estate?…”.

‘In Rimini’ (1985) di Pier Vittorio Tondelli, un giornalista viene mandato in città a dirigere il giornale locale. Sarà una lunga estate focosa, con intrighi politici, attrazione per una collaboratrice, l’ostilità di alcuni giornalisti della testata locale. Una storia che si intreccia con quella di una tedesca alla ricerca della sorella scomparsa e quella dei proprietari di una piccola pensione, in una località della riviera adriatica che durante l’estate diventa metropoli. Un’estate torrida, quella descritta in Io non ho paura’ (2001), di Niccolò Ammaniti, quando i campi di grano ormai alto sembrano celare segreti da scoprire e il calore entra nelle pietre, la terra si sbriciola e il respiro è faticoso. Siamo nel piccolo paese di Acqua Traverse e Michele Amitrano, 9 anni, scopre non solo la cavità nel terreno di una casa abbandonata che cela un rapimento, ma anche la durezza della vita, la disillusione e contemporaneamente il senso di giustizia. Un’estate che rappresenta una coscienza nuova. Nella realtà e nella letteratura l’estate non sospende o attenua le criticità e le difficoltà, eppure, come sosteneva Ennio Flaiano, “Non c’è che una stagione: l’estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L’autunno la ricorda, l’inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla.”

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