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Uno sguardo letterario sul cinema: a ricordo di Guido Fink

Ferraraitalia pubblica in anteprima il testo che il professore emerito Gianni Venturi leggerà domani (5 settembre) alla Sinagoga di Firenze

Un ricordo per l’amico scomparso Guido Fink

“Dopo il saluto del rabbino capo della Comunità di Firenze Josef Levi, ha preso la parola il figlio Enrico che ha sottolineato come il padre sia stato un uomo fortunato perché ha vissuto cosi come voleva, con l’amore di una madre, amante della poesia, della moglie e del figlio. «Ha voluto insegnarmi ad amare l’ebraismo – ha aggiunto – ed io sono stato molto fortunato di averlo come padre»”

Questa è la dichiarazione pronunciata da Enrico Fink nella Sinagoga del Cimitero ebraico di Ferrara durante la cerimonia di addio per il padre Guido, come riferisce la cronaca locale del “Resto del Carlino”. E mentre parlava mi si svolgeva davanti, come un film, la lunga storia dell’amicizia che ci legò – Guido la sua famiglia e la mia – per più di settant’anni ritrovandoci in occasioni le più disparate. Alcune di queste le ho già ricordate e, non ultima, quella che ho scritto nel capitolo a lui dedicato nel volume curato da Portia Prebys e da me, “Vivere è scrivere. Una biografia visiva di Giorgio Bassani”, Ferrara, Edisai, 2018.

Guido Fink era nato a Gorizia nel 1935, figlio d’un ebreo russo, Itzak (Isacco) scomparso ad Auschwitz. La madre Laura, donna di grande intelligenza e cultura, il cui cognome Bassani poteva ricordare una parentela con lo scrittore, che tuttavia non esisteva, bensì un grande amicizia, durante la guerra iniziò una attività singolare: la confezione di paralumi raffinatissimi che proseguì per diversi decenni fino alla sua scomparsa. Nel 1938 in seguito alle leggi razziali, con la madre, Guido si trasferisce a Ferrara presso i nonni, mentre il padre si reca a Roma. La situazione precipita quando, in seguito all’uccisione del ‘ras’ ferrarese, il federale Igino Ghisellini nel 1943 venne organizzata una rappresaglia che portò all’uccisione di 11 persone sugli spalti del Castello. Tra costoro, rappresentanti importanti della comunità israelitica ferrarese: come il dottor Umberto Ravenna, ottantenne, l’avvocato Giuseppe Bassani, l’ingegnere Silvio Finzi, il professore Mario Magrini, Vittorio e Mario Hanau, padre e figlio, l’uno di 65 e l’altro di 41, entrambi commercianti di pellami. L’episodio è stato raccontato da Giorgio Bassani ne “Le cinque storie ferraresi” e dal regista ferrarese Florestano Vancini nel film “La lunga notte del ’43”.

Guido Fink nell’immediato dopoguerra è ormai inserito nella sua reale passione, la storia del cinema; tuttavia non sarà questa l’attività del suo lavoro accademico bensì l’insegnamento della letteratura anglo-americana prima a Bologna poi a Firenze. Nodo centrale della sua vita e delle sue scelte culturali sarà in primis Ferrara. Dopo le leggi razziali gli ebrei vengono allontanati dalle scuole, dalle università, dalle istituzioni pubbliche. Giorgio Bassani laureando, raduna attorno a sé nella Sinagoga di via Vignatagliata gli ebrei allontanati dalle scuole pubbliche e tra gli allievi più giovani avrà Guido che si legherà a lui con un’amicizia fraterna. Nel ’46, alle medie, mio fratello sarà per un anno compagno di banco di Fink e attraverso questo contatto comincerà la mia amicizia con lui. Prestissimo la sua passione per il cinema esplode e si nutre del rapporto con registi, sceneggiatori, uomini del cinema: da Aristarco ad Antonioni, da Zavattini al gruppo di ‘Cinema Nuovo’. Nei tardi anni ’50 si laurea all’Università di Bologna, dove consegue la Laurea in Lingua e Letteratura Inglese con una tesi su Henry Fielding. Nello stesso anno inizia la collaborazione con la rivista Cinema Nuovo, per la quale scrive, nell’arco di un quindicennio, numerosi saggi, articoli e recensioni di film. Da poco ho scoperto una straordinaria storia parallela che si svolge tra Ferrara e Firenze sotto il segno dei paralumi.

A Firenze, in via degli Alfani, di fronte al Conservatorio c’è una straordinaria bottega artigianale oggi gestita da Leonardo Becucci che tramanda l’antica e raffinata arte dei paralumi: “L’esercizio venne avviato dal nonno di Leonardo, Livio, nel 1940; inizialmente lavorava alla Galleria dell’Accademia poi si mise in proprio ma già prima di iniziare l’attività sagomava fusti per altre botteghe che erano già presenti nel quartiere. Nel 1946 si aggiunse il babbo Franco che qui è rimasto fino a due anni fa. Leonardo Becucci è entrato a bottega per aiutare il padre subito dopo il servizio di leva, nel ’94 e da circa un anno e mezzo è rimasto da solo a tirare avanti: “Mio padre è stato qui fino all’ultimo perché il vero artigiano sta in bottega fino a che può”. In questa bottega il nonno di Leonardo nascose dopo le leggi razziali e l’invasione tedesca alcuni ebrei, nel soppalco e tra questi alcuni membri della famiglia Rimini. Così mi raccontò il signor Franco quando gli commissionavo alcuni paralumi; per cui la mia casa porta l’impronta testimoniata dai paralumi confezionati dalla signora Laura Bassani Fink e dal Beccucci.
Guido sposa Daniela Mantovani figlia di Marisa, celebre diva dei telefoni bianchi e da questo felicissimo matrimonio, saldissimo nel tempo, nasce Enrico che sceglie la carriera di musicista: Così nella sua biografia:

“Enrico è nato a Firenze il 4 Settembre 1969. Ha sempre vissuto e studiato a Firenze, tranne che per due brevi periodi di circa un anno ciascuno passati negli Stati Uniti con la famiglia, a New York e a Berkeley. Da bambino era certo di voler fare l’astronomo, e ha seguito questa idea per buona parte della sua vita, giocando a fare lo studente modello (e suonando, certo, ma da dilettante) e ottenendo a pieni voti prima la maturità classica e poi la laurea in Fisica. Dopo una pausa per il servizio civile (svolto presso l’Arci di Firenze, a cui collabora tuttora come responsabile delle attività culturali), nel 1996 ha dovuto scegliere fra una borsa di studio ottenuta per studiare presso l’Università di Cornell, a Ithaca, NY (Usa) e la possibilità di incidere con l’Orchestra Regionale Toscana e il quartetto “Klezmer Klowns” con cui all’epoca si esibiva, il suo primo disco di materiale ebraico; tra l’incertezza di un futuro nell’astrofisica e l’insicurezza di un futuro nello spettacolo, ha scelto la strada che quantomeno gli garantiva di divertirsi un po’ di più, e ha detto addio all’astronomia.”.
Memorabile a ricordarlo quando Enrico nel quarantennale della pubblicazione de “Il giardino dei Finzi-Contini”, cantò la tiritera del “capret d’al nostar Sgnior mentre la sorella di Giorgio Bassani, Jenny Liscia, commentava i ‘bocconi’ del pranzo raccontato nel romanzo.

Guido compie una straordinaria carriera come anglo-americanista. Ricopre la cattedra di questa materia all’Università di Bologna e poi di Firenze che diventa, dopo Ferrara, la sua patria. Qui, destino o caso, i ferraresi sono di casa alle Facoltà di Magistero e di Lettere dove insegnano due maestri quali Claudio Varese, sardo ma cittadino onorario di Ferrara e Lanfranco Caretti di origini ferraresi che teneva però corte in altro ambiente e con altri studiosi.

Per anni, al martedì o al mercoledì sera, i ‘ferraresi’non necessariamente d’origine ma di cultura si riunivano in Viale Volta nella casa di Claudio e Fiammetta Varese. Gli allievi e collaboratori, Giorgio Cerboni Baiardi, Gianni Venturi e più tardi Anna Dolfi e Marco Ariani. Qui s’incontrava il poeta Rinaldi compagno di Lina Baraldi un tempo moglie del romanziere Dessì, il critico d’arte Alessandro Parronchi e naturalmente i Fink che abitavano a poche centinaia di metri, in via della Piazzola.

La passione di Guido per il cinema non si estingue nel tempo.Si lega di solida amicizia con Sandro Bernardi che ricoprirà la cattedra di Storia del Cinema dopo il pensionamento di Edoardo Bruno che deteneva quella cattedra . Sono per me anni importanti che mi riporteranno a Firenze dopo un ‘esilio’ urbinate di cinque anni a ricoprire quella cattedra di Letteratura italiana che fu del mio Maestro Claudio Varese.

I rapporti con Guido s’infittiscono in quanto lui docente allo Smith College di Firenze ottiene per me una borsa di studio per un insegnamento annuale a quel College prestigiosissimo in Massachusetts negli anni ’80 del secolo scorso.
Viene nominato dal Ministero degli Esteri direttore del Centro di Cultura Italiana a Los Angeles (luglio 1999 – giugno 2003) e nel 2004 riceve un premio dall’AACUPI (Association of American College and University Programs in Italy).
In quegli anni, grazie anche al suo rapporto di lavoro e di amicizia con Roberto Benigni, all’attore e regista italiano verrà assegnato un Oscar per La vita è bella, madrina d’eccezione, Sofia Loren. Un capitolo a sé meriterebbe l’elenco delle sue numerosissime incursioni nell’ambito della storia del cinema, i suoi lavori su grandissimi autori tra cui of course quelli su Michelangelo Antonioni che ribadisce il complesso e affascinante percorso della ferraresità ormai mondiale: Giorgio Bassani e Michelangelo Antonioni. Rimando a un suo libro che mi è particolarmente caro, Nel segno di Proteo (2015) il cui sottotitolo rimanda al maestro che gli fu caro: Da Shakespeare a Bassani. Dalla lingua del Bardo che insegnò per una vita a quella dello scrittore ferrarese siglate in ben quattro capitoli: “Le tre Notti del 1943”; Prefazione a “Cinque storie ferraresi”; “La scuola ebraica di Via Vignatagliata”; “In fondo a Via delle Vigne”.

L’università di Firenze decise di festeggiare sia Guido che me quando lasciammo il lavoro. Andai a prendere Guido a casa con il taxi; ma giunto davanti al Rettorato Guido mi disse che non si sentiva di affrontare quell’incontro. Nonostante fossimo vicini di casa a Firenze fu l’ultima volta che lo incontrai di persona.

Ciao Guido.

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